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Apriamo insieme le nostre Bibbie al capitolo 4 di Filippesi. Stiamo per intraprendere un nuovo studio meraviglioso dei primi nove versetti di questo grande capitolo, e il titolo di questo studio che vedremo nelle settimane a venire è "Stabilità spirituale", “Stabilità spirituale". Ci sono molte cose che troveremo in quest'ultimo capitolo di questa ricca epistola che stiamo studiando ormai da diversi mesi, che ci sono già familiari; Ci sono molte parti di questo capitolo particolare che forse avete persino imparato a memoria. Ci sono alcune sezioni molto familiari, e come spesso accade in quei capitoli ed in quelle sezioni della Scrittura con le quali abbiamo familiarità per certi versetti o certe frasi, che a volte perdiamo di vista l’intento complessivo del brano. Vediamo gli alberi, ma non la foresta. Possiamo comprenderne le parti ma non l’insieme; Possiamo essere in grado di afferrare alcuni principi fondamentali ma non il perché.

E voglio che vediamo insieme il grande tema e i suoi componenti mentre guardiamo a questo grande capitolo. E per fare tutto questo, dobbiamo prendere i versetti dall'1 al 9 come un’unità, e il tema di questi versetti è la "stabilità spirituale". Esso ci presenta, credo, un argomento di grande importanza. Sono convinto che sia corretto dire che oggigiorno, la chiesa di Gesù Cristo nel nostro paese sta sperimentando una grande quantità di instabilità. Dalle guide fino ai membri, tende a essere una chiesa instabile. È instabile nel senso che le sue stesse guide non sembrano essere in grado di resistere alle insidie del diavolo: sono instabili. Ho ricevuto una lettera questa mattina, alla mia scrivania, da parte di un noto evangelico che mi ha detto: “Il mio cuore è spezzato perché nell'ultimo anno, sette dei miei più cari amici sono venuti meno nel ministero” e mi supplicava, per così dire, davanti a Dio, di trovare un qualche modo per affrontare questa grande instabilità, questa grande vulnerabilità che si manifesta nella caduta di coloro che si trovano nella leadership spirituale.

È una chiesa instabile. È una chiesa piena di problemi, di ansia e di preoccupazione. È una chiesa che sembra sempre, continuamente, cercare di rimettersi a posto, di aggiustarsi, di risolvere quel numero quasi incalcolabile di problemi. A mio giudizio, la chiesa, in effetti, è instabile, ed è instabile perché non ha fatto i conti con i principi biblici della stabilità. Tende a cercare la stabilità in ambiti dove essa non vive, non risiede, non esiste. Tende a cercare risposte dove non ci sono, soluzioni che, nel migliore dei casi, sono solo a breve termine.

Ora, possiamo pure dare per scontato che la chiesa sarà sotto attacco. Gesù lo ha detto: “Nel mondo avrete” — che cosa? — “tribolazione”, Giovanni 16. Egli disse: “Verranno giorni in cui le persone vi perseguiteranno davvero, vi toglieranno la vita, vi faranno quello che hanno fatto a Me. Vi trascineranno davanti ai loro tribunali, vi getteranno nelle loro prigioni; aspettatevelo”. C’è un mondo ostile, c’è una carne ostile, e c’è un diavolo ostile, e voi sarete in conflitto. Le Scritture ci avvertono che dobbiamo vegliare. Gesù disse: “Vegliate e pregate”. State all’erta, siate vigili: è un tema che risuona nelle parole di Pietro e di Paolo. Il diavolo va attorno come un leone ruggente, cercando chi possa divorare. La carne, per così dire, dà la caccia all’io redento per indebolirlo, per distrarlo. E c’è il mondo, con tutte le sue seduzioni, che si adopera per attirare il credente. Siamo sempre sotto assalto.

Nella nostra vita personale, ci saranno momenti di persecuzione e di prova — prove severe. Persecuzioni sottili nella nostra società, che io penso a volte siano più difficili di quelle che non sono così sottili. Penso che in una società dove essere cristiani vi costa la vita, e dove essere cristiani vi rende prigionieri, e dove essere cristiani vi taglia fuori del tutto dalla società, una volta che vi siete dichiarati cristiani ed è tutto chiaro e definito, forse potrebbe essere più facile mantenere quella testimonianza rispetto alla nostra società, dove siamo accettati dal mondo nella misura in cui desideriamo la sua accettazione, e in qualche modo abbiamo paura di rendere esplicita la nostra fede cristiana, e così, sottilmente, scendiamo a compromessi, perché siamo combattuti tra l’essere diversi e il voler appartenere, mentre in una società dove siete decisamente separati dal sistema, non c’è nulla di sottile. Io penso che le nostre persecuzioni possano essere, per certi versi, più difficili.

Ricordo un pastore russo che mi disse proprio lì, in prima fila, attraverso un interprete — gli dissi: “Com’è guidare una chiesa? È difficile?” Lui disse: “È facile. Sai sempre da che parte sta ciascuno”. Disse: “Quello che non capisco è come sia mai possibile guidare una chiesa in America, dove i compromessi sono così comuni e sottili”.

Abbiamo questa persecuzione. Affrontiamo anche prove e difficoltà personali che ci portano a crollare sul piano della nostra fiducia, che ci rendono nervosi e ansiosi, e ci spingono a preoccuparci, ad agitarci, a irritarci, a reagire, a provare desiderio di vendetta, a portare amarezza e a sopportare dolore. E dove andiamo per essere rimessi a posto? Abbiamo problemi nei nostri matrimoni e nelle nostre famiglie, lotte e dilemmi, e cerchiamo soluzioni e risoluzione. Combattiamo persino nella nostra stessa vita una forte tentazione al peccato, e il mondo è molto abile nelle sue seduzioni, e la carne è molto vulnerabile, e il diavolo è molto aggressivo, ed è davvero una battaglia rimanere stabili.

Ed è proprio questo che Paolo ha nel cuore qui. Non fatevi illusioni riguardo alla chiesa di Filippi. È vero che i Filippesi avevano uno speciale legame d’amore con Paolo. Non c’è alcun dubbio. È vero che loro soli avevano condiviso con lui, come vedremo più avanti nel capitolo 4, nel momento del suo bisogno. È vero che egli aveva per loro un amore che forse superava quello per altri, un legame che era forse unico e che era stato coltivato reciprocamente negli anni. È vero che egli desiderava ardentemente avere comunione con loro. C’era un profondo affetto reciproco tra loro. Ma questo non significa che la chiesa di Filippi fosse sotto ogni aspetto tutto ciò che avrebbe dovuto essere, e non significa che lì non ci fosse instabilità. Anzi, leggendo Filippesi fino al punto a cui siamo già arrivati, ora giungendo all’ultimo capitolo, abbiamo notato indizi molto chiari del fatto che in quella chiesa c’era egoismo, che in quella chiesa c’era interesse personale, che c’erano persone che erano inciampate, cadendo dalla loro stabilità spirituale nella presunzione e nell’orgoglio, ed erano più preoccupate delle cose della propria vita che delle cose degli altri. Non avevano la mente di Cristo.

Sappiamo anche che in quella chiesa c’era qualche conflitto di proporzioni notevoli, che verrà affrontato nei versetti 2 e 3 di questo capitolo. Due donne che, a quanto pare, forse erano in grado di guidare fazioni che avrebbero potuto dividere la chiesa; avevano un disaccordo intenso, e senza dubbio altri erano coinvolti nella disputa. Due donne che non riuscivano ad andare d’accordo non sembra poi un gran problema, se non fosse per il fatto che queste erano due donne di spicco, e a quanto pare la cosa era abbastanza significativa perché Paolo identificasse le donne per nome al versetto 2. Ciò che forse è altrettanto preoccupante è che al versetto 3 egli deve chiedere a qualcuno di sistemare la questione, il che significa, a quanto pare, che la leadership della chiesa non aveva davvero fatto quello che avrebbe dovuto fare nell’affrontare il problema. Anche questo era un fallimento.

Dunque c’era qualche inciampo e qualche instabilità nella leadership, così come nella congregazione. È anche evidente che in quella chiesa c’era una certa depressione, un dolore infondato, una certa durezza di spirito, una certa ansia, una scarsa serietà nella preghiera. C’erano menti turbate. C’erano menti piene di ogni genere di cose sbagliate, che avevano bisogno di pensare alle cose giuste. C’erano persone che non confidavano in Dio. C’erano persone che non erano riconoscenti. In altre parole, era una chiesa, semplicemente una chiesa come tante, proprio come ogni chiesa, e c’erano tutti i livelli di stabilità spirituale, tutti i livelli di forza spirituale.

Paolo è profondamente preoccupato per la stabilità di questa congregazione. Ma non era soltanto Paolo. Voglio dire, questo si riflette in tutto il Nuovo Testamento. Gesù era preoccupato per la stabilità della chiesa. Penso a questo nella restaurazione di Pietro alla fine del vangelo di Giovanni, in quell’ultimo capitolo dove Gesù ristabilisce Pietro nel suo servizio, e mentre Pietro comincia immediatamente a manifestare un’altra debolezza, Egli dice: “Fermati lì e fai quello che ti dico. Seguimi, e questo ti costerà la vita. Sii forte”. Questo è davvero l’intento di ciò che disse, se non proprio le parole esatte. Gesù era preoccupato per la forza dei Suoi discepoli.

In Matteo capitolo 10, Egli indicò loro chiaramente di aspettarsi difficoltà, di aspettarsi prove. Più e più volte mise davanti a loro la debolezza della loro carne, la debolezza della loro fede, volendo in qualche modo istruirli e proteggerli dall’instabilità futura; e così questo diventa un tema piuttosto costante nel Nuovo Testamento, e penso che sia un tema che deve essere affrontato nella chiesa in cui viviamo oggi. Abbiamo una chiesa molto instabile. Una leadership instabile, congregazioni instabili, e tristemente cercano di sorreggersi con tutte le cose sbagliate. Perciò, per diverse settimane, voglio parlarvi della stabilità spirituale.

Io mi colloco, in un certo senso, nella successione degli apostoli. Ricordate Pietro in 2 Pietro 2:14? Scrisse dei falsi insegnanti e degli agenti di Satana che cercavano sempre di — e questa era la sua espressione — “adescare le anime instabili”. Vi rendete conto che questo fa parte del dovere pastorale, cercare in qualche modo di proteggere quelle anime instabili? Perché pensate che Paolo abbia ammonito con lacrime per tre anni durante il suo ministero a Efeso? Perché Pietro ripete le cose e dice: “Vi ho detto queste cose più e più volte per richiamarvele alla memoria, così che quando io non sarò lì, voi possiate rimanere forti”? Perché si preoccupavano della stabilità delle anime instabili.

Pietro disse persino in 2 Pietro 3:16 che le lettere di Paolo, le grandi epistole ispirate di Paolo, venivano prese, dice lui, da persone ignoranti e instabili, e queste distorcevano gli scritti di Paolo a loro propria perdizione. Che affermazione — beh, non sono i soli, cari. Non sono i soli. Ci sono molte persone ignoranti e instabili oggi che distorcono l’insegnamento di Paolo, che distorcono l’insegnamento della Scrittura, che confondono le persone, che travisano e interpretano in modo errato la Parola di Dio.

Giacomo mise in guardia riguardo alla stessa cosa. Giacomo disse che le persone spiritualmente instabili sono quelli dall’animo doppio, persone che vacillano riguardo alle cose. Non sanno che cosa credono, non sanno che cosa è giusto, non riescono a prendere decisioni. Oscillano tra il dubbio e la fede. Sono le persone spiritualmente instabili. Non hanno un animo solo; Non sono saldi nella verità di Dio. Non sono concentrati sul carattere di Dio al punto da comprenderLo, da comprendere la Sua rivelazione, e quindi da avere una mente indivisa.

Ma non è nemmeno una novità del Nuovo Testamento. Sebbene Giacomo se ne sia preoccupato, e Pietro pure, e Paolo pure, e certamente anche Giovanni e Giuda — Giuda, che disse che Dio solo è in grado di rendervi stabili e di preservarvi da ogni caduta — sebbene tutti loro ne abbiano parlato, certamente non sono i soli. Potete tornare indietro fino all’Antico Testamento e trovare questa preoccupazione per l’instabilità. Anzi, potete tornare indietro fino al primo libro della Bibbia, e lasciate che vi ricordi un capitolo davvero meraviglioso in termini di storia biblica, il capitolo 49 di Genesi. Perché in quel capitolo Giacobbe raduna insieme i suoi figli e concede loro l’eredità, e comincia, ricordate, in quel capitolo 49 con il suo figlio maggiore, il cui nome era Ruben, e voglio che ascoltiate ciò che dice a Ruben.

“Ruben, tu sei il mio primogenito, la mia forza e il principio del mio vigore, eccellente in dignità ed eccellente in potenza”. Beh, che affermazione. Ruben, tu sei il mio primogenito, il primo nato, colui che ha diritto all’eredità, “Tu sei la mia forza, il principio del mio vigore, sei eccellente in dignità, sei eccellente in potenza”. Che privilegio, eh? Che opportunità. E poi disse questo: “Instabile come l’acqua, tu non avrai la preminenza”. È triste, non è vero? Che cosa squalificò Ruben? La sua che cosa spirituale? Instabilità. Non è il solo, come ho detto. Non è un problema nuovo; è un problema molto antico. Ruben aveva un privilegio senza pari, un potenziale senza pari, un’opportunità senza pari, e perse tutto quanto perché era instabile come l’acqua. Nello specifico, ciò che fece fu commettere fornicazione nel letto di suo padre, nella casa di suo padre, con la concubina di suo padre — Genesi 35:22. Era un fornicatore, una dimostrazione di instabilità spirituale, e fu squalificato; e suo padre disse: “Tu non avrai preminenza”.

L’instabilità spirituale preclude molte cose. L’instabilità spirituale è una delusione per tutti. A nessuno piace. Nessuno vuole essere instabile, nessuno vuole cadere nella falsa dottrina, nessun vero cristiano. Non vogliamo crollare sotto le prove e venire letteralmente schiacciati e diventare così depressi che la nostra depressione, naturalmente, diventa irrealistica. Non vogliamo cadere nella tentazione. Penso che se ci cogliete nei nostri momenti di lucidità spirituale, affermeremo che vogliamo essere spiritualmente stabili.

Ma la domanda è: come? Come? Beh, questa è una grande questione, non è vero? In un certo senso, potete equiparare la stabilità spirituale alla pietà, alla somiglianza a Cristo, alla santità, alla maturità. Ma resta comunque qualcosa di assolutamente fondamentale per la vita cristiana, e il dolore, davvero, nel cuore di Dio mentre Egli guarda alla chiesa oggi, deve essere per questa tremenda instabilità così evidente. Vacilliamo dappertutto, teologicamente, in mezzo alle prove, nella tentazione, a partire dalle guide e giù fino agli altri. Allora, come possiamo essere stabili? Come possiamo stare saldi? Come possiamo superare gli alti e bassi e trovare un equilibrio stabile? Bene, questo è ciò che impareremo nelle prossime settimane.

Notate il versetto 1? E tutto ciò che faremo questa mattina sarà considerarlo come introduzione. Notate l’espressione nel versetto 1: “State saldi nel Signore”. Potreste cerchiarla. Questo è il verbo dominante e il tema dominante in tutti questi nove versetti. State saldi nel Signore, stabilità spirituale. Egli sapeva ciò che i Filippesi stavano attraversando. Tornando al capitolo 1, aveva detto loro al versetto 28: “Senza lasciarvi per nulla spaventare dagli avversari”. Erano perseguitati. Al versetto 29, dice: “Vi è stato concesso, per amore di Cristo, non soltanto di credere in Lui, ma anche di soffrire per Lui”. Stavano soffrendo. In effetti, era una sofferenza abbastanza severa che al versetto 30 egli dice che stavano sperimentando lo stesso combattimento che avevano visto in lui. Dunque stavano soffrendo una persecuzione molto severa, e quindi, a quel punto, erano vulnerabili all’instabilità.

Il capitolo 2 mi sembra indicare che non tutti avessero lo stesso sentimento. Capitolo 2, versetto 2, egli comanda loro: “Abbiate uno stesso modo di pensare”. Tornando al capitolo 1, versetto 27, dice loro: “Comportatevi in modo degno del vangelo di Cristo, stando saldi in un solo spirito, con una sola mente”. È ovvio che in quella chiesa c’era un vero disaccordo — e dissenso. Quindi stavano cadendo non soltanto sotto la persecuzione, ma anche sotto la tentazione. Erano sotto assalto, per così dire. Il versetto 14 del capitolo 2 indica che c’erano alcune mormorazioni e alcune dispute mentre cercavano di sopravvivere in quella che il versetto 15 chiama una generazione storta e perversa. Facevano fatica a tenere alta con chiarezza la parola della vita in mezzo a una generazione ostile, perversa e storta. Non tutto stava andando come pensavano che dovesse andare, e c’erano mormorazioni e dispute. Avevano bisogno, in un certo senso, di ricaricare le batterie della loro gioia, secondo il capitolo 2, versetto 18, e di cominciare a rallegrarsi invece di agitarsi.

Il capitolo 3, versetto 18, ci dice che stavano incontrando i nemici della croce. Abbiamo imparato che stavano incontrando dei giudaizzanti che venivano chiamati — al versetto 2 — cani, cattivi operai e falsa mutilazione. E stavano incontrando dei libertini che entravano in scena al versetto 19, il cui dio era il ventre, la cui gloria era nella loro vergogna, e che avevano la mente rivolta alle cose della terra; quindi c’erano alcuni che attaccavano la croce. I giudaizzanti dicevano che per essere salvati bisognava aggiungere le opere alla croce, e i libertini dicevano che dopo essere stati salvati non bisognava aggiungere le opere alla croce; e così questi nemici della croce stavano attaccando. Li colpivano da molte direzioni.

Arriviamo al capitolo 4 e avete la disputa tra le due donne, il problema lì. Arrivate al versetto 6 ed è ovvio che alcuni di loro erano preoccupati e ansiosi. Dunque stavano cadendo vittime della tentazione personale, degli attacchi collettivi, della persecuzione, e Paolo comanda loro di stare saldi nel Signore. Come ho detto, non è la prima volta che lo dice. Capitolo 1, versetto 27: “Stando saldi in un solo spirito”. Questa è la seconda volta che li chiama a stare saldi.

Ora, il verbo greco qui è stēkete. È un comando all’imperativo, ed è una parola militare che significa mantenere la propria posizione, restare al proprio posto in mezzo alla battaglia. Questo è ciò che significa. Significa tenere la propria posizione mentre si è sotto attacco. Significa ciò che Paolo disse in Efesini 6: in mezzo alla battaglia, avete la vostra armatura addosso e, dopo aver compiuto ogni cosa, restate saldi. State saldi contro le insidie del diavolo. State saldi, qualunque cosa accada. Non crollate sotto la persecuzione fino a scendere a compromessi. Non crollate sotto la prova fino a mettervi a lamentarvi. Non crollate sotto la tentazione fino a peccare. State saldi, spiritualmente stabili.

Potete capire come qualunque pastore vorrebbe questo, non è vero? Posso permettermi di ricordarvi di nuovo che questo è un comando? E posso ricordarvi che in qualche modo abbiamo ammorbidito la nostra visione di Dio al punto che i comandi non sembrano più comandi? Questo è un comando del Dio vivente, dato mediante il Suo Spirito Santo per mezzo dell’apostolo Paolo. Dio dice: “Io voglio che stiate saldi”. Questo è un comando. Mi addolora il cuore che non prendiamo sul serio i comandi. Credo che mi addolori il cuore il fatto che non prendiamo sul serio Dio. Stavo ascoltando una registrazione di A. W. Tozer che predicava a una conferenza biblica di un paio di decenni fa. In quella registrazione disse: “Sto valutando la chiesa da molto tempo”, e disse: “La mia conclusione, fondamentalmente, è che la chiesa è garbatamente annoiata da Dio”. È una valutazione abbastanza buona della chiesa di oggi — garbatamente annoiata da Dio.

Poi continuò dicendo: “Vi aspettate che io vi intrattenga. Vi aspettate che io faccia qualcosa che attiri la vostra attenzione e stuzzichi le vostre emozioni perché, francamente, se mi limito a parlare di Dio, vi annoierete”. Beh, se uno si annoia di Dio, questo è un atteggiamento blasfemo e probabilmente porta a quel tipo di apatia che renderebbe un comando di Dio qualcosa di più simile a un suggerimento. Possiamo in qualche modo recuperare la consapevolezzache il nostro Dio sovrano ci sta comandando, nell’imperativo del versetto 1, di stare saldi? E nel comando c’è la capacità intrinseca di obbedire al comando, che naturalmente è fornita dallo Spirito di Dio, il quale è in grado di farci stare saldi. Questo è un comando. E tutto ciò che voglio fare questa mattina è imprimere questo comando nella vostra mente. Viene da Dio. Egli lo esige. Viene dal nostro Dio santo, onnipotente, sovrano e glorioso.

Ora, lasciate che vi dia un po’ di contesto. Andiamo al versetto 1, e vedrete un paio di cose mentre introduciamo questo principio fondamentale della stabilità spirituale. Notate che la prima parola è “dunque”, che rimanda sempre a ciò che è stato detto. Presuppone che ciò che ora sta per essere detto si basi o venga costruito su ciò che è appena stato detto. A causa di questo, dunque questo. Il fatto precedente conduce a questo, e qual è in effetti quel fatto? Bene, dobbiamo soltanto tornare indietro al terzo capitolo, e se dovessimo riassumere il terzo capitolo, potremmo riassumerlo così — ve lo ricordate bene. Stiamo perseguendo la somiglianza a Cristo, che è sia lo scopo sia il premio della nostra vita cristiana, e stiamo aspettando quella chiamata celeste di Dio in Cristo Gesù. Stiamo aspettando quel giorno in cui noi, come cittadini del cielo, incontreremo il Signore Gesù Cristo e allora — versetto 21 — saremo trasformati per essere conformi al corpo della Sua gloria.

In altre parole, stiamo perseguendo la somiglianza a Cristo, siamo cittadini del cielo, stiamo aspettando il Salvatore che ci renderà simili a Sé. Poiché, dunque, siamo cittadini del cielo, e poiché lo scopo della nostra vita e il premio della nostra vita è la somiglianza a Cristo, perciò, state saldi.

Cristo stette saldo? Vacillò mai? No, no. Scese mai a compromessi? No. Peccò mai? No. Colui che non conobbe peccato, dice la Bibbia. Egli era senza peccato, il perfetto sommo sacerdote. Gesù Cristo, dunque, è il modello, ed Egli stette saldo contro tutto, e non trasgredì mai la volontà di Dio. Perseguitato? Sì. Cadde? No. Scese a compromessi? No. Tentato? Sì. Cadde? No. Peccò? No. Sottoposto a ogni genere di prove della vita, crollò forse sotto quelle prove, collassò, perse la Sua fiducia in Dio e andò in giro a cercare una soluzione umana? No. Egli stette saldo, e poiché Egli è il premio e lo scopo della nostra vita, e poiché siamo cittadini del cielo, e poiché un giorno saremo come Lui, e questo è il nostro desiderio presente, noi dunque dobbiamo fare ciò che Egli fece: stare saldi. Stare saldi.

La seconda cosa che possiamo notare qui non è soltanto il collegamento con il terzo capitolo, ma la seconda cosa che notate nel versetto 1 è lo spirito pastorale di Paolo. Questo è un comando forte, e ciò che sta per dire è una specie di esortazione a ritmo serrato, perché dà loro comandi brevi e diretti collegati a questo unico comando. Ma nel mezzo di questo linguaggio piuttosto militare, e di questo approccio molto diretto e frontale, vi prego di notare la grazia e lo spirito amorevole che quest’uomo ha verso queste persone. Guardate di nuovo il versetto 1: “Fratelli miei cari e amati, dei quali ho gran desiderio, mia gioia e mia corona”, e poi conclude: “miei cari”. Quasi quasi diventa sdolcinato. Ma non lo è; è reale. Non è costruito, non è manipolatorio, non è disonesto, non è adulazione. È il suo cuore.

Guardatelo, “Fratelli miei cari e amati”, “Fratelli miei cari e amati”. E usa la parola forte per amore, la parola ricca e profonda per amore. Egli li ama davvero in un modo molto speciale e unico, e lo abbiamo notato già al capitolo 1. È così riconoscente per loro. C’è qualcosa in loro che fa sgorgare dal suo cuore un affetto profondo. Al capitolo 1, versetto 8, lo dice. In effetti, al capitolo 1, versetti dal 23 al 25, dice: “Francamente, preferirei andare in cielo, ma voi avete così tanto bisogno di me che resterò”. Questa è una grande concessione d’amore. Paolo li ama profondamente. Ribadisce quell’amore anche al capitolo 2, mostrando quanto sia preoccupato per loro. Al capitolo 4, esprime il legame tremendo che sente perché al versetto 15 dice: “Voi siete quelli che mi avete aiutato. Nessun altro lo ha fatto”. Egli li ama davvero. Li ama profondamente, e lì c’è un legame.

Ora, ascoltatemi. C’è un legame d’amore che non esclude un comando del genere. C’è un legame d’amore che invita quel comando, giusto? Non abbiamo forse detto questo ai nostri figli in numerose occasioni? “Te lo sto dicendo perché ti amo, perché mi importa di te”. E poi aggiunge al versetto 1: “dei quali ho gran desiderio”, o “che desidero”, e la parola esprime il fatto che egli sentiva il dolore profondo della separazione da coloro che amava. Paolo era ovviamente un modello di capacità intellettuale. Era un maestro del pensiero sistematico. Era un logico senza eguali. Era un teologo supremo. Ma era anche un uomo di profonda passione e aveva una capacità di amare le persone, e la combinazione era straordinaria. Qui vedete la passione del suo cuore: “Ho gran desiderio di voi”. Era un uomo che custodiva con cura le relazioni. Alcuni riescono ad andare avanti senza — lui no. Sentiva profondamente il dolore della separazione. Erano il suo amore. Erano il suo amore.

Poi dice: “Non solo voi siete il mio amore” — versetto 1 — “voi siete la mia gioia”. E credo che le due cose vadano insieme. Che cosa intende dire con “voi siete la mia gioia”? “Beh, voi mi date gioia. La gioia del mio cuore è a motivo vostro”. Egli non traeva la sua gioia dalle circostanze. Sarebbe stato difficile farlo, visto che in quel preciso momento era incatenato a un soldato romano, come prigioniero romano, in una casa privata a Roma, mentre scriveva questa epistola. Non traeva la sua gioia personale dalle circostanze. Sarebbe stato molto difficile farlo, non soltanto a motivo della situazione fisica, ma anche a motivo delle cose che accadevano intorno a lui, come persone che lo criticavano senza pietà, di cui parla al capitolo 1, le quali pensavano di aggiungere afflizione alle sue catene. No, aveva circostanze molto difficili. Non ci pensava molto, però trovava la sua gioia nelle persone, e trovava la sua gioia nelle persone che lo amavano e che egli amava. Trovava la sua gioia nel suo gregge: “Voi siete la mia gioia”.

Disse la stessa cosa ai Tessalonicesi quando scrisse 1 Tessalonicesi. In 2:19 dice: “Qual è infatti la nostra speranza, o gioia, o corona di cui ci gloriamo? Non siete proprio voi?” Poi al versetto 20: “Perché voi siete la nostra gloria e la nostra gioia”. E lo collega alla seconda venuta, “Voi siete la mia gioia adesso, e sarete la mia gioia suprema quando vi vedrò alla presenza del nostro Cristo. La mia gioia è vedere la vostra salvezza. La mia gioia è vedere la vostra crescita, ed è per questo che vi sto dicendo queste cose. Non vi sto bastonando; vi sto esortando con affetto”. Poi dice: “Voi siete la mia corona”. Questa è un’affermazione meravigliosa. Non diadēma, diadema, non una corona regale; stephanos, una corona d’alloro.

Fondamentalmente, in quella cultura due tipi di persone ricevevano una corona d’alloro. Una era l’atleta che vinceva una gara, e gli davano una corona d’alloro da indossare. Quella era la corona corruttibile che Paolo dice che il corridore riceve in 1 Corinzi 9. Ma c’era un’altra persona che riceveva una corona d’alloro, ed era un uomo onorato dai suoi pari. Si teneva una grande festa o un banchetto, e quest’uomo veniva portato come ospite d’onore, e come ospite d’onore riceveva una corona d’alloro.

E che cosa intende Paolo quando dice ai Filippesi e ai Tessalonicesi: “Voi siete la mia corona”? Intende dire: “Voi siete la mia ricompensa”. La corona era un trofeo. Il trofeo, in un certo senso, diceva: quest’uomo ha vissuto una vita fruttuosa. Il trofeo in una gara di atletica dice: quest’uomo ha corso una grande corsa. Paolo dice: “Voi siete il mio trofeo. Voi siete la prova del mio servizio efficace. Voi siete la mia corona. Voi siete la ricompensa che dice: questa è stata una vita efficace”. Beh, questa è una ricca lode. Che affermazione Paolo dà a queste care persone. È proprio ciò che disse ai Corinzi: “Voi siete il sigillo del mio apostolato”, 1 Corinzi 9:2, “Voi siete la convalida della mia vita. Voi siete il mio amore. Voi siete la mia gioia. Voi siete la prova del mio ministero”. E poi chiude dicendo di nuovo “miei cari”. Questa è una ricca affermazione. Dice: “Vi amo, vi amo così tanto che desidero essere con voi. Desidero essere con voi perché voi siete la fonte della mia gioia e voi siete la mia ricompensa”.

Ogni pastore può dire questo, se il suo cuore è al posto giusto. Io posso dire che vi amo come popolo di Dio affidato a me, per l’amore che avete dato a me e per l’amore che abbiamo condiviso in questi anni, e ho desiderio di voi, e l’assenza da voi per qualsiasi periodo prolungato fa sì che il mio cuore aneli a stare con voi. C’è anche il senso in cui voi siete la mia gioia, perché la mia gioia non si trova nelle mie circostanze, ma nel frutto del ministero, e questo diventa la corona d’alloro. A volte le persone mi mandano una targa per qualcosa. A volte le persone mi onorano in qualche modo. Ma la verità è che la conferma, l’affermazione della vita di qualunque uomo, sono le persone che Dio ha raggiunto attraverso di lui. Voi siete la mia corona. Capisco ciò che sta dicendo.

Così, immerso in questo amore profondo ed emotivo, arriva questo comando tremendo: dunque, state saldi nel Signore. Per quanto sensibile, per quanto caldo, per quanto dolce, per quanto tenero sia il linguaggio che lo circonda, il comando è l’opposto. È fermo, è forte, è risoluto. Io voglio la vostra stabilità spirituale.

A questo punto sorge la domanda: come? E questo ci porta a una piccola parola nel versetto 1, l’unica parola che non ho ancora menzionato: “così”. Questo è il motivo per cui amo esporre la Scrittura, prendendo ogni parola. Non si può proprio trascurarne nessuna. Questa è houtōs in greco. Significa “in questo modo”, o “così”. E questo apre la porta a tutto. Poiché voi siete i miei cari, voglio che stiate saldi nel Signore in questo modo. Questo è ciò che significa “così”: “in questa maniera”, e poi egli prosegue spiegando come. E i versetti dal 2 al 9 sono principi estremamente fondamentali e pratici per la stabilità spirituale. E, cari, Paolo, sotto la guida sapiente dello Spirito Santo, ha raccolto qui la soluzione all’intera lotta spirituale. È tutto raccolto qui.

Volete essere cristiani spiritualmente forti e stabili? Dovete imparare i principi che sono qui. Io credo che sia tutto nella Parola di Dio. È tutto nella Parola di Dio. Per ogni difficoltà e per ogni pressione, è tutto qui. Infatti, in una forma per così dire condensata, è tutto qui in questi nove versetti, perché sono convinto che la risposta a tutto, in questa questione della stabilità spirituale, risalga proprio a come pensate a Dio. Avete colto? A come pensate a Dio, e tutto ciò che Paolo dice si collega a questo. Perciò, nelle prossime settimane, impareremo riguardo alla stabilità spirituale, e esamineremo uno per uno i principi che Paolo dà, affinché possiamo essere spiritualmente stabili. Questo è il cuore pastorale. Questo è ciò che deve essere fatto nella chiesa.

Voglio dire, come nota a margine, che credo che la nostra chiesa sia più stabile della maggior parte delle chiese, e ringrazio Dio per questo, ma non siamo tutto ciò che dovremmo essere. Non facciamoci illusioni su questo. Nessuno di noi lo è, e questo deve essere l’obiettivo del nostro ministero. Ricordate all’inizio del libro degli Atti, al capitolo 11, versetto 23, dice al versetto 22: “La notizia giunse agli orecchi della chiesa che era in Gerusalemme, e mandarono Barnaba fino ad Antiochia. Quando egli fu giunto e vide la grazia di Dio, si rallegrò e cominciò a esortare tutti a rimanere fedeli al Signore con cuore risoluto”. Questo è ciò che fa ogni pastore. Si esorta il popolo di Dio con cuore risoluto a rimanere fedele al Signore; questa è stabilità spirituale, questo è ciò che fece Barnaba.

Non fu soltanto Barnaba. Anche Pietro aveva questo come obiettivo. In 2 Pietro 3:17 dice: “Voi dunque, carissimi, sapendo già queste cose, state in guardia, affinché non siate trascinati via dall’errore degli uomini scellerati e non cadiate dalla vostra fermezza”. Pietro dice: “Non cadete; restate saldi”. Arrivate al capitolo 14 degli Atti. Versetto 22, Paolo sta fortificando gli animi dei discepoli, li incoraggiava a perseverare nella fede, e disse loro: “È attraverso molte tribolazioni che dobbiamo entrare nel regno di Dio”. Dunque li fortificava, li incoraggiava, diceva loro di aspettarsi la tribolazione. Questa è semplicemente parte del ministero pastorale. Paolo scrisse ai Galati e disse: “Guardate, è per la libertà che Cristo ci ha liberati” — capitolo 5, versetto 1 — “non tornate indietro, ma state saldi”. Non ricadete nel legalismo giudaico. In Colossesi 4, Epafra sta pregando perché voi stiate saldi, completi nella volontà di Dio. Questo è un grido che attraversa tutto il Nuovo Testamento.

Stavo pensando anche a 1 Tessalonicesi, non è così? Al capitolo 3, versetto 8? Egli dice: “Ora infatti viviamo davvero, se voi state saldi nel Signore”. Ora, questo è il cuore di un pastore. Volete rendere gioiosa la mia vita? State saldi nel Signore; non vacillate, non cadete. 2 Tessalonicesi 2:15: “Così dunque, fratelli, state saldi e mantenete le tradizioni che vi sono state insegnate”. Non deviate dalla verità, questo è il comando. Suppongo che l’espressione più familiare venga in queste parole: “Perciò, fratelli miei diletti, siate saldi” — qual è la parola successiva? — “irremovibili, sempre abbondanti nell’opera del Signore”, 1 Corinzi 15:58. Era la preoccupazione di Pietro, la preoccupazione di Paolo, la preoccupazione di Giacomo, la preoccupazione di Gesù, la preoccupazione di Giuda e di Giovanni, la preoccupazione dello Spirito Santo e di Dio stesso, che noi siamo spiritualmente stabili. La domanda, ovviamente, deve ricevere risposta: come? E cercheremo di entrare in profondità nelle cose di questo capitolo che possono insegnarci come. Questo sarà per la prossima volta.

Signore, siamo stati benedetti in questa comunione questa mattina e Ti siamo riconoscenti. La bellezza dei canti che abbiamo cantato, e l’incoraggiamento ai nostri cuori delle preghiere e della Scrittura, e ora il ristoro della preziosa Parola, ci hanno arricchiti. Ti ringraziamo. E ora, Signore, vogliamo arrivare a un momento di impegno. Opera nei nostri cuori.

Mentre avete il capo chino, proprio in un momento di preghiera, posso chiedervi di pregare Dio voi stessi? E dire: “Signore, voglio essere spiritualmente stabile, e in questi giorni e nelle settimane a venire, aiutami a imparare i principi della stabilità e ad applicarli. Prepara il mio cuore”. Volete fare questa preghiera? “Signore, voglio essere spiritualmente stabile. Aiutami a imparare questi principi e ad applicarli”.

Padre, questa è la nostra preghiera: che questa chiesa possa stare salda contro tutto ciò che verrà, non per noi stessi, ma affinché il Tuo nome sia glorificato. Amen.

FINE

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