Aprireste ora la vostra Bibbia al capitolo 4 di Filippesi, questa lettera bellissima dell’apostolo Paolo ai cristiani della città di Filippi. E per molti mesi abbiamo esaminato la sua grande verità, ed ora siamo giunti al capitolo finale di quella che è una lettera breve, eppure una lettera molto lunga per la verità che comunica. Stiamo guardando il capitolo 4, versetti dall’1 al 9, ed abbiamo intitolato quest'unità particolare della Scrittura, "Stabilità spirituale”, stabilità spirituale. Prendendo quella piccola frase del versetto 1, “State fermi nel Signore”, come tema di questo passo meraviglioso.
Ora, in generale, direi che nella nostra società ammiriamo qualcuno che rimane saldo, o rimane fedele, o si schiera per ciò in cui crede. Ammiriamo le persone risolute, persone che sono stabili sotto pressione, che sono incrollabili, persone che non scendono a compromessi, che sono coraggiose ed ardite. Ammiriamo le persone che non possono esser comprate, che non possono essere corrotte, che non possono essere intimidite, che non si ammorbidiscono, che non posson esser sconfitte. In generale, credo che riserviamo una certa ammirazione per quel tipo di persona.
Forse in termini poetici, Rudyard Kipling ha riassunto un po' la cosa meglio di chiunque altro quando scrisse le seguenti parole: “Se sai conservar la testa quando tutti intorno a te la perdono e ne danno la colpa a te; se sai fidarti di te stesso quando tutti dubitano di te, ma tieni anche conto del loro dubbio; se sai aspettare e non ti stanchi di aspettare, o, quando mentono su di te, non ricambi con menzogne, o, quando ti odiano, non cedi all’odio, e tuttavia non ti presenti né troppo buono né troppo saggio; se sai sognare senza fare dei sogni il tuo padrone; se sai pensare senza rendere i tuoi pensieri il tuo scopo; se sai incontrare il trionfo e la rovina e puoi trattare entrambi questi impostori nello stesso modo; se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto distorta da mascalzoni per farne una trappola per gli stolti, o a vedere infrante le cose a cui hai dato la vita e chinarti a ricostruirle con strumenti logori; se sai parlare con le folle e mantenere la tua virtù, o camminare con i re senza perdere il contatto con la gente comune; se né nemici né amici amati posson ferirti; se tutti gli uomini contano, per te; però nessuno conta troppo; se sai riempire il minuto implacabile con sessanta secondi di corsa compiuta fino in fondo; tua è la terra e tutto ciò che ne contiene, e, ciò che più conta, sarai un uomo, figlio mio”.
Noi onoriamo qualcuno che non scende a compromessi, che è risoluto, fermo, forte, ardito, coraggioso. La chiamiamo integrità. E c’è qualcosa di molto ammirevole in quel tipo di carattere umano, in quella sorta di stabilità eroica. La applaudiamo. Cerchiamo quel tipo di persone perché siano i nostri modelli, i nostri esempi ed i nostri leader. E se, di fatto, il coraggio delle convinzioni, l’integrità, la credibilità, una posizione forte, ferma, risoluta, portatrice di verità, che non scende a compromessi, è ammirevole tra coloro che sono nella nostra società, quanto più essenziale è per coloro che sono cristiani? Dopotutto, proprio il termine “cristiano” ci identifica con Cristo, e Cristo è stata la persona più ferma, più coraggiosa, più inflessibile che sia mai vissuta. Egli non sarebbe sceso a compromessi. Egli non avrebbe deviato dalla verità. Non poteva essere comprato. Non si sarebbe venduto. Egli è il modello dell’integrità coraggiosa.
E quelli di noi che portano il nome di Cristo dovrebbero conoscere qualcosa di quel tipo di stabilità, di quel tipo di fermezza, di coerenza, di quel tipo di costanza. Ed è precisamente questo che il Nuovo Testamento afferma, perché ripetutamente, in tutto il Nuovo Testamento, i cristiani sono chiamati a stare fermi, ancora ed ancora ed ancora, in diversi modi, usando diversi termini. Siamo chiamati a non essere sballottati qua e là. Siamo chiamati a non dubitare, a non essere instabili, a non essere come le onde del mare sospinte avanti e indietro. Siamo chiamati ad essere fermi, a rimanere saldi. Diverse volte viene detto di farci coraggio, di stare saldi come uomini, di non essere instabili. Ci viene detto di essere arditi, di non scendere a compromessi nel vivere per Gesù Cristo.
Suppongo che potremmo andare a diversi passi per vedere questo, ma lasciate che richiami semplicemente la vostra attenzione ad uno, appena una pagina o poco più dopo il nostro testo. Colossesi è l’epistola successiva. Il capitolo 2, versetto 5, lo riassume bene. Paolo, scrivendo ai santi di Colosse, al versetto 5, dice: “Anche se sono assente nel corpo, tuttavia sono con voi nello spirito”. Ciò che intende è: “Penso a voi continuamente. Siete sempre sul mio cuore, siete sempre nella mia mente”. E qual è il mio desiderio? “Rallegrandomi nel vedere il vostro buon ordine e la fermezza della vostra fede in Cristo”. Il mio vero desiderio per voi è che io possa conoscere la gioia di vedere quella buona disciplina che conduce ad una fede stabile, una fede incrollabile, una fede forte.
Suppongo che chiunque di noi conosca Cristo personalmente ammetterebbe il fatto che vorremmo che la nostra fede fosse più forte di quanto non sia. Nessuno di noi è particolarmente affascinato dalla prospettiva di inciampare e barcollare, vacillare e traballare qua e là nella nostra esperienza spirituale, eppure questa è, di fatto, l’esperienza di molti di noi. Tutti desidereremmo essere fermi. Tutti desidereremmo essere forti. Non credo che vogliamo essere vittime delle difficoltà. Non credo che vogliamo esser buttati giù dai problemi, dalle prove e dalle difficoltà della vita. Non credo che vogliamo essere sconfitti dalla tentazione, dall’assalto del mondo, della carne e del diavolo, che cercano di farci inciampare e farci cadere nel peccato. Credo che saremmo come l’apostolo Paolo, che vedeva il peccato nella sua vita ma lo odiava, e diceva: “Quando lo faccio, non voglio farlo”. Credo che tutti vorremmo stare fermi ed essere forti. Dobbiamo anche riconoscere che non sarà facile, perché siamo in una guerra. Siamo stati salvati per il conflitto. Siamo soldati; siamo stati chiamati alla battaglia. Ecco perché questo termine al versetto 1, “State fermi nel Signore”, è un termine militare, perché siamo in servizio militare spirituale, in conflitto con il nemico.
Così potremmo tutti dire: “Beh, sì, apprezzo l’esortazione a stare fermi, ad essere forti, ad essere arditi, ad essere coraggiosi, ad essere stabili, ma come faccio? Come posso raggiungere quel tipo di stabilità?” Infatti, se guardate i cristiani intorno a voi, potreste supporre che alcuni siano più stabili di altri, e questa è una supposizione corretta. Alcuni appaiono molto stabili, alcuni appaiono molto instabili, e poi, nel mezzo, ci sono tutti i diversi gradi di stabilità. Potrebbe nascere nel vostro cuore una sorta di sensazione crescente, che forse voi siate semplicemente, in un certo senso, geneticamente instabili. Beh, voglio farvi notareche la genetica non ha nulla a che fare con le risorse spirituali. Non è qualcosa che avete ereditato, la vostra instabilità di base. È una questione spirituale.
E non c’è nessun vero mistero nel capire perché alcune persone sono instabili nelle cose spirituali ed alcune persone sono molto stabili, perché alcune persone sono immature, alcune persone molto mature, perché alcune persone crollano sotto le prove, crollano sotto la tentazione, mentre altre persone sopportano le prove, sopportano la tentazione con vittoria, perché alcune persone sembrano sempre sconfitte ed altre trionfano sempre in Cristo. Non c’è nessun vero mistero in questo, è soltanto un problema che può esser risolto mediante lo sviluppo della stabilità spirituale che viene attraverso certi principi. Questo dovrebbe essere molto incoraggiante per voi. Potreste essere deboli nella fede, potreste essere instabili. Potreste essere nuovi cristiani, e c’è una certa instabilità proprio in questo, perché non avete avuto l’opportunità di diventare forti. Ma il processo è delineato chiaramente nella Parola di Dio.
Come vi ho appena letto in Colossesi 2:5, è associato alla buona disciplina. La vita disciplinata diventa la vita stabile. E quindi dovete capire che, per essere spiritualmente stabili e non essere buttati giù da tutte le cose che vi capitano, sia che si tratti della persecuzione da parte di persone ostili, o che si tratti della tentazione di Satana e della carne, o che si tratti delle prove e dei problemi che semplicemente fanno parte della vita in questo mondo caduto, ci sono principi che vi renderanno capaci di diventare forti. Nelle prossime settimane passeremo in rassegna questi principinei versetti dall’1 al 9.
Ora, notate di nuovo al versetto 1 che, quando Paolo ha introdotto il principio di base dello stare fermi, ha usato la piccola parola “così”. Questo significa “dunque”, o “in questo modo”, state fermi nel Signore, e poi egli delinea come farlo. Sta dicendo ai Filippesi: “Se volete essere fermi nel Signore, cristiani forti, risoluti, stabili, ecco come dovete farlo”. E poi, a partire dal versetto 2, dà loro una serie di principi. Queste sono le cose che producono stabilità spirituale, e vedremo una comprensione sempre più ricca mentre attraversiamo questi versetti questa settimana, sicuramente la prossima settimana, e forse quella successiva.
Guardiamo il primo principio. Abbiamo già considerato il versetto 1, quindi partiremo da lì. Consideriamo il primo principio. Ecco come dovete essere spiritualmente stabili. Principio numero uno: mantenendo o coltivando l’armonia o la pace nella comunione dell’amore. Coltivando l’armonia o la pace nella comunione dell’amore.
Ora, devo spiegare un po’ questa cosa—lasciate che lo faccia. Sono convinto che questa ricerca della stabilità spirituale—e so che anche Paolo ne era convinto—dipenda in una certa misura dalle relazioni che abbiamo. Posso dirvi che nella mia vita è evidente per me che divento più instabile nell’isolamento dagli altri credenti, che la comunione dei credenti, l’armonia stretta, intima, amorevole del corpo di Cristo è un fattore enorme nella mia stabilità. E credo che anche voi sperimentiate questo come cristiani. È questo il senso della chiesa. Si tratta di persone che sostengono altre persone, si tratta di responsabilità reciproca, si tratta di cura, si tratta di amore reciproco, di armonia e di pace. Si tratta di avere le nostre vite così intrecciate da poterci sostenere gli uni gli altri e sorreggerci gli uni gli altri, appoggiarci gli uni sugli altri, tenerci in piedi gli uni gli altri, restaurarci gli uni gli altri quando qualcuno è caduto, come dice Paolo in Galati, e dopo averli restaurati, edificarli. È questo il tipo di coinvolgimento di cui parliamo.
Ed è precisamente questo che è nella mente dell’apostolo Paolo nei versetti 2 e 3, mentre entra nel suo argomento con qualche dettaglio. Egli scrive: “Esorto Evodia ed esorto Sintiche a vivere in armonia nel Signore. Sì, suzugos”—questa è la parola greca lì, tradotta “vero compagno” nella New American, “Sì, suzugos, chiedo anche a te di aiutare queste donne, che hanno combattuto con me nella causa del vangelo, insieme anche a Clemente e agli altri miei collaboratori, i cui nomi sono nel libro della vita”.
Ora, ciò che Paolo fa qui è molto, molto affascinante per me. Identifica un problema di conflitto nella chiesa di Filippi in termini assolutamente chiari. Non è affatto vago, nomina le due donne che sono il problema. E poi nomina una persona per aiutare a risolvere il problema. Molto specifico. Ciò che egli cerca qui è l’unità nella chiesa, l’armonia nella chiesa. Vedete, ci sono potenziali dissonanze a molti livelli della vita della chiesa che minacciano la stabilità. Lasciate che vi dia un’intuizione molto semplice. Quando una chiesa è generalmente instabile, quando c’è un conflitto in una chiesa ad un livello alto, genererà instabilità in tutta la chiesa. Le persone cadranno vittime di quell’instabilità. D’altra parte, dove c’è unità, comunione, pace ed armonia nel suo insieme, le persone godono della stabilità che questo fornisce a tutti loro.
Paolo lo sa, e sa che due donne che hanno un conflitto importante in una chiesa possono minacciare la stabilità spirituale dei credenti in tutta quella congregazione, perché cadranno in ogni genere di peccati: spirito di parte, critica, atteggiamenti negativi, amarezza, vendetta, ostilità, mancanza di perdono, orgoglio. Paolo lo sa. Sa anche che quando le persone fanno pace, creano armonia, si amano le une le altre e coltivano la relazione dell’unità dello Spirito nel vincolo della pace, come la chiama Paolo, quando questo accade, c’è stabilità in tutta la chiesa. È come se la forza generale diventasse la forza individuale.
Quando sapete di essere amati, quando sapete che le persone vi amano davvero, e quando avete preso degli impegni d’amore verso altri nel corpo di Cristo, e quando sapete che le persone amorevoli della chiesa si curano di voi e pregano per voi, e voi state lavorando insieme a loro e loro stanno lavorando insieme a voi, e sapete che l’amore è all’opera e siete ritenuti responsabili, ma siete anche aiutati ed incoraggiati e nutriti, questo dà stabilità. Ci sono molte persone nelle chiese, sapete, che non hanno questo, ed annaspano, vanno alla deriva, arrancano e cadono, perché l’ambiente in cui si trovano non li sostiene, non li regge. Noi dobbiamo sostenere i deboli. Dobbiamo rialzare quelli che sono caduti, restaurare quelli che sono spezzati, quelli che sono stati sorpresi dal peccato. Dobbiamo dimostrare l’amore all’opera, che stabilizza la chiesa, ed è questo che egli sta chiedendo qui.
Ora, lasciate che vi dica questo proprio qui, come nota a piè di pagina, e lo ripeterò mentre andiamo avanti. La stabilità spirituale è collegata agli atteggiamenti che avete, va bene? Non è collegata alle vostre circostanze. È collegata a come pensate. È direttamente collegata a come pensate, a come reagite a ciò che sta accadendo nel vostro ambiente. E se imparate a reagire nel modo giusto, avrete stabilità spirituale; e se non lo fate, non l’avrete. È come pensate che è il punto. E quindi Paolo qui ci insegnerà come pensare. Infatti, quando arriva finalmente al versetto 8, dice: “La vostra mente dimori su queste cose”. È come pensate che porta stabilità spirituale. E primariamente—ed ecco un piccolo segreto che svilupperò nelle prossime settimane—primariamente, non è come pensate di voi stessi, non è come pensate del vostro problema, è come pensate di Dio che controlla la vostra stabilità spirituale. Tutto si risolve nella vostra teologia, e il modo in cui pensate a Dio controllerà la vostra vita spirituale in ogni dimensione—e vedremo questo svilupparsi.
Ma cominciamo con questa questione del perseguire o coltivare l’armonia o la pace nella comunione dell’amore. Al versetto 2, egli usa qui la parola “esorto”, parakaleō. Da lì ricaviamo la parola “paracleto”, che è il modo in cui lo Spirito Santo viene chiamato nel vangelo di Giovanni, uno che viene accanto per supplicare, o implorare, o incoraggiare, o aiutare. Quindi Paolo è in una modalità di supplica, di implorazione, di incoraggiamento, e dice: “Voglio supplicare queste due donne, Evodia e Sintiche, di vivere, per favore, in armonia nel Signore”. Questa è una cosa davvero affascinante, davvero affascinante.
Paolo è questo grande teologo con questa immensa mente teologica e questa capacità logica straordinaria, e sta scavando nelle profondità della grande verità divina; e persino nel libro di Filippesi, che tendiamo a pensare, per la maggior parte, sia un po’ più leggero di alcune delle altre epistole come Galati, Romani e Corinzi, ma che in realtà è molto, molto profondo, ci domandiamo come egli possa, in un certo senso—dopo aver scavato profondamente nella grande verità—riaffiorare in superficie e dire: “Ehi, direste a quelle due donne di rimettersi in riga?” Sembra un po’ una cosa banale.
Voglio dire, ci sono tante cose grandiose di cui si è occupato. Voglio dire, se eravate con noi nel capitolo 3, sapete alcune delle cose di cui si è occupato. Nel capitolo 3, era profondamente preoccupato del fatto che i Filippesi fossero sotto l’attacco di falsi insegnanti che sostenevano falsi vangeli, false dottrine. Ed erano sotto l’attacco di persone che vivevano un falso tipo di vita, dicendo di essere cristiani ma non vivendo una vita pia. C’erano problemi molto seri. Nel capitolo 3, egli ha avvertito contro il legalismo dei giudaizzanti. Li chiama cani, e cattivi operai, e falsa mutilazione, facendo un piccolo gioco di parole con il loro amore per la circoncisione. Dice: “Queste persone stanno dicendo che la grazia e la fede non bastano per la salvezza, dobbiamo aggiungere le opere, e sono nemici della croce di Cristo. Non credete alle loro menzogne, alle loro menzogne che portano alla perdizione”.
E poi si lancia in una discussione su quella sorta di élite intellettuale che sosteneva l’idea di essere arrivata, che spiritualmente fosse approdata alla perfezione; ed egli dice: “Beh, io non sono arrivato, sto ancora correndo verso la mèta, e voi non credete alla loro menzogna che siano arrivati alla perfezione spirituale in una sorta di gnosticismo elitario”. E poi ha attaccato i libertini, gli antinomiani, le persone il cui dio era il loro ventre, la cui carne dirigeva tutti i loro appetiti, e che si concedevano tutto ciò che desideravano nelle loro passioni. E li chiama tutti nemici della croce di Cristo.
Si è occupato di cose molto serie, e tutte queste cose si stavano riversando sulla chiesa di Filippi. E voi potreste dire: con tutte quelle minacce mortali ai propositi di Dio, che stavano deviando e pervertendo le dottrine della salvezza, perché mai egli dovrebbe, tutto ad un tratto, riaffiorare in superficie dopo profondità come quelle e dire: “Mettete insieme quelle due donne”? Vi dirò perché. Perché capiva che la discordia è ugualmente una minaccia mortale per la vita della chiesa. Essa priverà una chiesa della sua potenza e distruggerà la sua testimonianza.
C’è un senso in cui egli ci sta ricordando la posta in gioco in questa particolare partita nella quale siamo coinvolti. L’intento violentemente ostile dei nemici di Cristo li porta ad essere disposti a trovare qualunque vantaggio con cui poter screditare la chiesa. E la discordia e le lotte interne della chiesa sono una cosa che essi usano frequentemente—frequentemente. Questo avrebbe potuto essere devastante per la testimonianza dei Filippesi. Erano sotto gli occhi di tutti; tutti osservavano in quella cultura pagana. La discordia, la disunità, il conflitto a livello della chiesa avrebbero potuto devastare l’integrità della loro testimonianza, e apparentemente erano davvero seriamente sul punto che questo accadesse.
Tornate al capitolo 1, versetto 27—lo ricordate? Egli dice: “Comportatevi in modo degno del vangelo di Cristo”. In altre parole, vivete in modo coerente con il vostro messaggio, “Affinché, sia che io venga e vi veda, sia che rimanga assente, io senta dire che state fermi”—eccolo qui—“in un solo spirito, con una sola mente, combattendo insieme per la fede del vangelo”. Lì sta chiedendo a gran voce l’unità. Riconosce che hanno degli oppositori al versetto 28. Lo riconosce. Ma dice: “Dovete stare fermi. Dovete essere fedeli a ciò che credete. Dovete vivere vite degne”. Nel capitolo 2, versetto 2, dice: “Se volete rendere completa la mia gioia”— il presupposto qui è che non lo sia—“allora abbiate lo stesso sentimento, amate tutti allo stesso modo, siate uniti nello spirito e intenti ad un unico scopo, smettete di fare le cose per egoismo e vana gloria, siate umili, considerate gli altri più importanti di voi stessi, non guardate alle vostre cose ma agli interessi degli altri, siate come Cristo”. C’era ovviamente una certa discordia.
Il capitolo 2, versetto 14, indica che stavano mormorando e discutendo sulle cose. Questo doveva cessare. Ora forse egli si concentra un po’ più direttamente sul problema. Ecco due donne che, apparentemente, stanno guidando due fazioni di discordia nella chiesa. E dice: “Voglio esortare queste due donne a vivere in armonia nel Signore”. Ora, ovviamente, non sappiamo molto di queste donne. Ma lasciate che vi dica ciò che possiamo dedurre da questo singolo versetto e dal contesto. Numero uno: la loro non era una questione dottrinale. Non era un dibattito sulla dottrina, altrimenti egli l’avrebbe risolto prendendo una parte o l’altra, giusto? Se una insegnava la verità ed una insegnava l’errore, egli si sarebbe schierato con l’una o con l’altra. Non aveva nulla a che fare con la realtà in termini di verità, e questo di solito è il caso nei conflitti di chiesa. Ha a che fare con l’opinione piuttosto che con la dottrina.
La seconda cosa che sappiamo al riguardo è che queste due donne erano membri della chiesa. Quindi avevate due membri di chiesa, ovviamente in vista, sono semplicemente conosciute per nome qui, membri di chiesa in vista che stavano avendo una sorta di conflitto personale non collegato alla dottrina. Ora, se fosse stato collegato alla dottrina, c’è un posto per il conflitto. Un eretico deve essere ammonito e poi allontanato. Qualcuno che insegna errore deve essere smascherato e rimosso. Chiunque predichi un falso vangelo è maledetto in Galati 1. Non stiamo parlando qui di errore dottrinale, stiamo parlando di due donne che non riuscivano ad andare d’accordo l’una con l’altra, avevano scelto delle parti, causato un conflitto, ed allineato persone da entrambe le parti le une contro le altre. Erano donne in vista ed erano ovviamente donne amate che stavano avendo un impatto.
Ora, chi erano esattamente? Beh, non lo sappiamo, ma possiamo dedurre questo: Paolo dice al versetto 3 che in passato avevano lavorato con lui nella lotta del vangelo. Potrebbe benissimo essere che fossero tra quelle donne che erano presso il fiume a Filippi quando Paolo arrivò lì la prima volta e diede inizio alla chiesa. Ricordate quando venne a Filippi, non c’era nessuna sinagoga lì? Il motivo—egli andava sempre alla sinagoga e predicava prima ai Giudei, li guadagnava a Cristo, poi prendeva quei Giudei convertiti dalla sua parte ed andava ad evangelizzare i Gentili nella città. Ma quando arrivò in questa città di Filippi, non c’era nessuna sinagoga. Il motivo era che ci volevano undici uomini per costituire il numero minimo per avere una sinagoga. Non c’erano undici uomini giudei che vivevano in quella città, quindi non c’era sinagoga, così alcune donne ebree fedeli si riunivano insieme per adorare Geova Dio presso il fiume. Non avevano una sinagoga ufficiale.
Così Paolo entrò, ed è lì che la chiesa cominciò davvero, con quel ministero di evangelizzazione verso quelle donne. È molto possibile che tra quelle donne ci fossero queste due, Evodia e Sintiche; non lo sappiamo. Sappiamo che stavano creando scompiglio nella chiesa, uno scompiglio tale che la chiesa non stava combattendo insieme con una sola mente per la fede del vangelo, uno scompiglio tale che non stavano mantenendo un amore reciproco gli uni per gli altri, ed avevano bisogno che fosse ricordato loro il fatto che erano orgogliosi invece che umili, e servivano se stessi invece che gli altri, come egli ha fatto nel capitolo 2. E qui identifica le loro guide. Ed è profondamente preoccupato per questo.
Quindi egli dice semplicemente loro: “Che vivano in armonia”, “Che vivano in armonia”, riconoscendo che l’unica questione era una questione di mancanza di armonia, una mancanza d’amore, che è sempre la presenza dell’orgoglio e l’assenza dell’umiltà. Pretendevano di fare a modo loro invece di preoccuparsi dell’altro.
Ora, noterete che dice: “vivere in armonia nel Signore”. Quella è la sfera. Se si mettono a posto con il Signore, questo risolverà il problema. Lo capite? Due persone che sono a posto con il Signore sono a posto l’una con l’altra, non è vero? Se io cammino nello Spirito e sono a posto con il Signore, e voi camminate nello Spirito e siete a posto con il Signore, andremo d’accordo benissimo, nessun problema. Quindi egli dice: “Mettetele insieme perché vivano in armonia, o vivano in pace, nel Signore”.
Ora, egli fa un passo ulteriore. Versetto 3—questo è molto interessante. È così preoccupato di questo che non si limita a dire: “Le esorto a mettersi insieme”. Ora, riuscite ad immaginare che la domenica in cui lessero questa cosa, quelle due donne fossero lì? E gli anziani non avevano detto loro cosa c’era nella lettera, e stanno leggendo e leggendo, e queste donne sono sedute lì: “Sì, sì, mm-hmm, mm-hmm”. E poi arrivano all’ultimo capitolo e leggono: “Esorto Evodia ed esorto Sintiche a vivere in armonia nel Signore”. Whoa—colpo diretto. E poi la lettera dice: “Sì, fedele collega”, dice la NAS, “chiedo anche a te di aiutare queste donne”. Quindi proprio in questa lettera, mentre viene letta al popolo, egli chiede a quest’uomo di aiutare queste donne a ritrovarsi insieme nell’armonia. Questo fa parte del ministero reciproco della chiesa, dei credenti.
Ora, notate quel termine “vero compagno”. Suona un po’ comunista, ma non lo è. È la parola greca suzugos. Viene tradotta come “compagno di giogo”, qualcuno che porta un peso comune—un giogo, sapete, due buoi dentro, che tirano lo stesso carico. Un compagno di giogo è qualcuno che porta lo stesso peso, il mio compagno in questo sforzo, il mio compagno in quest’impresa, il mio compagno in quest’attività, il mio pari in quest’operazione. Quindi, se lo traducete—diciamo che prendiamo la parola suzugos e la traduciamo e diciamo che significa compagno di giogo, allora egli aggiunge la parola “vero” compagno di giogo, o “genuino” compagno di giogo.
Ci sono diverse possibilità. Una: si riferisce a qualcuno che non conosciamo, qualcuno che era conosciuto come il compagno di giogo di Paolo. Non sappiamo chi sia, ma è qualcuno senza nome. Questo mi sembrerebbe un po’ strano, visto che ha appena nominato le due donne in modo così esplicito, visto che tra un momento nomina Clemente in modo così esplicito. Perché non dovrebbe nominare questa persona? E siccome era sotto l’ispirazione dello Spirito Santo ed aveva un ricordo perfetto di ogni cosa, non è che avesse dimenticato il nome di quell’uomo. Quindi perché non avrebbe messo qui il suo nome? Così non mi sembrerebbe avere molto senso che questo sia il nome di qualcuno il cui nome non è qui, ma che sapeva chi fosse e avrebbe saputo che si trattava di lui.
L’altra possibilità è che stia usando questo termine singolare in senso collettivo, e si riferisca alla chiesa. Sì, come entità di chiesa, voi siete il mio compagno di giogo, quindi chiedo a voi—è un singolare, ma è un sostantivo collettivo che coinvolge tutta la chiesa—chiedo a tutti voi di aiutare quelle donne. Questa è una possibilità.
Ma penso che ci sia una spiegazione migliore. Diciamo che non traduciamo affatto la parola e la lasciamo semplicemente in greco. Direbbe: “Sì, genuino suzugos, chiedo anche a te di aiutare queste donne”. Ed io preferisco lasciarla non tradotta, e che egli stia davvero parlando ad un uomo di nome Syzygus. Voi potreste dire: “Beh, chi è Syzygus?” Non lo sappiamo, ma è molto probabile che sia uno dei supervisori, o anziani, menzionati al versetto 1 del capitolo 1. Ricordate, Paolo stava scrivendo ai Filippesi includendo i supervisori ed i diaconi. Syzygus doveva essere uno degli anziani nella chiesa, uno dei pastori, che non aveva davvero adempiuto il suo dovere, che non aveva risolto questo problema. E quindi Paolo, esercitando l’autorità apostolica ricevuta da Dio, dice: “Voglio che tu, Syzygus, ti occupi di questo caso ed aiuti queste donne”.
Ora, qualcuno potrebbe dire: “Beh, se prendi il termine suzugos come nome proprio, allora perché la parola vero o genuino? Perché dovrebbe dire vero Syzygus o genuino Syzygus? Non sembra avere alcun senso”. Ma ce l’ha. Ma ce l’ha—se lo capite in questo modo: Syzygus si chiamava Syzygus, ed il suo nome significava compagno di giogo. Quando lo chiama vero Syzygus, sta semplicemente dicendo: “Ehi, tu sei un genuino Syzygus, in quanto sei un compagno di giogo”. Era un modo per identificare l’uomo come fedele al suo nome.
Lasciate che vi faccia una domanda. Che cosa significa il nome Barnaba? Qualcuno si ricorda? Figlio di che cosa? Consolazione. Barnaba era un Barnaba genuino, non è vero? Il suo nome era Barnaba, ed era un genuino figlio di consolazione. Ricordate un uomo di nome Onesimo? Paolo scrisse a Filemone, il proprietario di schiavi, riguardo al suo schiavo, Onesimo. Ricordate che cosa significa Onesimo? Significa utile. E quando Paolo scrisse a Filemone, disse: “Colui che un tempo ti era inutile ora ti è utile”. Egli è un Onesimo Onesimo. È un Onesimo genuino, proprio come Barnaba era un Barnaba genuino e Syzygus era un Syzygus genuino. Era un vero compagno di giogo. Quindi è una meravigliosa lode a questo anziano nella chiesa di nome Syzygus, che viveva all’altezza del suo nome. Quindi egli dice: “Syzygus, guarda, ti chiedo, aiuta queste donne”.
Ora, diletti, questo fa parte della stabilità spirituale nella chiesa, aiutarsi gli uni gli altri, non è vero? Egli dice ai Filippesi: “State fermi”. Come farete a farlo? Dovete aiutarvi gli uni gli altri. Dovete essere persone che risolvono i conflitti, operatori di pace, coltivando l’armonia tutto il tempo, coltivando l’armonia—armonia. Armonia nella comunione dell’amore, che produce un ambiente di stabilità, di sostegno reciproco. Se non lo fate, se siete uno che lascia dietro di sé una scia di conflitto, state generando instabilità nella chiesa.
Ora, queste erano donne importanti. Syzygus sarebbe stato un operatore di pace. Esse erano significative. Guardate che cosa dice di loro, “Queste donne che hanno condiviso la mia lotta nel vangelo”. Che cosa significa? Beh, potrebbe significare, come ho detto, che facevano parte di quel gruppo filippese originario che attraversò la difficoltà. E voglio dire, fu una lotta far partire quella chiesa a Filippi, non è vero? Dove finì Paolo a Filippi? Dove lo misero per aver predicato? In prigione. Non solo in prigione, ma nei ceppi. E che cosa accadde una notte mentre era nei ceppi? Stava cantando lì dentro. Ricordate che Paolo e Sila stavano cantando, se la stavano proprio passando bene cantando inni a Dio?
E nel mezzo della notte venne un terremoto e li liberò, e come risultato il carceriere e tutta la sua famiglia furono salvati, e molte altre persone furono salvate, e nacque la chiesa? Potrebbe benissimo essere che queste due care donne fossero effettivamente lì e facessero parte di quell’primi inizi della tremenda lotta spirituale a Filippi per far partire quella chiesa. Non fu un’impresa facile, e ci fu un grande prezzo da pagare nelle vite di persone che furono fedeli nel vedere nascere quella chiesa. Quindi queste erano donne uniche.
E questo mette in evidenza il fatto che a volte le persone migliori—le persone buone, le persone fedeli—possono diventare agenti del nemico nel provocare conflitto. Mamma mia, dobbiamo guardarci da questo. Il nemico distorcerebbe e pervertirebbe chiunque di noi creda di avere qualche buona e nobile causa, per farci diventare agenti di discordia se non siamo sensibili. Ed egli dice—ed amo questo di Paolo—quando dice: “Voglio che aiutiate queste donne che hanno condiviso la mia lotta”—a proposito, quel verbo “hanno condiviso la mia lotta”, sunathleō, da cui ricaviamo la parola “atletica”, significa lottare o sforzarsi; sun è il prefisso che lo rende più intenso, esse hanno lottato diligentemente nel portare avanti il vangelo.
Ma egli dice: “Voglio solo che sappiate che non erano loro soltanto, insieme anche a Clemente”. E Clemente era un altro dei leader nella chiesa di Filippi—non sappiamo nient’altro di lui. E poi, giusto per non lasciare fuori nessuno, dice: “E gli altri miei collaboratori, i cui nomi sono nel libro della vita”. È un po’ come il presentatore al banchetto che non vuole lasciare fuori nessuno, quindi dice: “E tutti gli altri che hanno aiutato, anche”. E anche se i loro nomi non sono scritti nel libro di Filippesi, dice che sono scritti nel libro della vita, e questo è molto meglio, giusto? Ricordate Ebrei 6, Dio dice che non dimenticherà la vostra opera? Non sarà vana. Egli ha i nomi di tutti loro.
Quindi egli dice: “Queste care donne hanno condiviso la mia lotta, insieme a Clemente”, che—il pensiero implicito è—voi conoscete ed amate, “e a tutti gli altri miei collaboratori, i cui nomi sono nel libro della vita”. In altre parole, sono nella squadra, sono credenti, sono servi fedeli, sono operai. Non sono gli unici, ma i loro nomi sono nel libro della vita, questa è l’implicazione qui, i loro nomi sono nel libro della vita. Il libro della vita, a proposito, è il registro dove Dio conserva i nomi dei redenti. Daniele 12:1, Malachia 3:16-17, poi passando al Nuovo Testamento, avete numerosi riferimenti al libro della vita. È lì che Dio scrisse nell’eternità passata i nomi di tutti i Suoi eletti.
E quindi, cercate di percepire proprio la ricchezza della comunione qui, non è così? Ecco tutti questi nomi nel libro della vita. Ecco Clemente e Syzygus e la chiesa filippese e queste due care donne, e Paolo dice: “Abbiamo tutti lavorato insieme, abbiamo tutti lottato, e tutti ci siamo sforzati e tutti abbiamo cercato di essere usati da Dio per edificare la chiesa, ed ora tutto ad un tratto queste due donne sono semplicemente cadute in una discordia che minaccia la stabilità di l’intera opera”, “State fermi in un solo spirito” è ciò che egli sta dicendo, proprio come fece in 1:27. Egli li ama tutti. Dio li ama tutti. Ed essi dovrebbero amarsi gli uni gli altri.
Deve esserci armonia. C’è bisogno di un’unità calorosa, genuina, amorevole, e questo crea un ambiente di stabilità. E, mamma mia, quando la si spezza, la chiesa diventa così instabile. Quando c’è discordia in una chiesa, le persone diventano instabili. Cominciano a cadere, a ruzzolare e a crollare dappertutto, gli atteggiamenti diventano cattivi, spiriti negativi, amarezze, cresce la mancanza di perdono, entra in gioco l’ostilità. C’è una tremenda vulnerabilità, personalmente ed individualmente, quando c’è discordia collettiva.
Quindi essere spiritualmente stabili significa che devo perseguire la pace, essere un operatore di pace, “Beati gli operatori di pace”, ha detto Gesù. Io voglio perseguire un’armonia amorevole nella chiesa. Voglio essere un Syzygus. Voglio essere qualcuno che aiuta le persone a risolvere il loro conflitto, perché è così che si crea un ambiente spiritualmente stabile. Lasciate che vi dia una parola per riassumere tutto: amore. Siate persone che amano. Dobbiamo essere agenti d’amore, per edificare quel vincolo stabilizzante dell’amore nella chiesa. Volete essere spiritualmente stabili? Allora perseguite l’amore in tutte le vostre relazioni. Perseguite la pace, l’armonia e l’unità.
Ora vi darò un secondo punto. Molto semplice, versetto 4. È il secondo principio di Paolo per la stabilità spirituale, “Rallegratevi sempre nel Signore”—e nel caso non steste ascoltando—“lo ripeto, rallegratevi”. Egli vuole davvero enfatizzare questo, “Rallegratevi sempre nel Signore, e lo ripeto, rallegratevi”. Il secondo principio della stabilità spirituale è mantenere uno spirito di gioia. Questa è una forza tremenda per il vostro equilibrio spirituale. Perché? Perché tendiamo ad essere vittime delle nostre circostanze. Abbiamo i nostri alti e bassi, ed alti e bassi, e fluttuiamo e vacilliamo, tutto dipende da come vanno le cose all’esterno, giusto? Se ho successo nel mio lavoro, se le mie relazioni sono come dovrebbero essere, se c’è calma nella mia vita e tutto va nel modo in cui vorrei che andasse, se tutto è in una situazione esteriormente tranquilla, allora ho gioia. Ma se le cose cominciano a disintegrarsi, allora la perdo. Vedete, non è affatto questo ciò che sta dicendo.
Prima di tutto, qui c’è un comando: rallegratevi nel Signore. E qualcuno direbbe: “Beh, come si può mai comandare a qualcuno di rallegrarsi? Come si può andare da qualcuno e dire: ‘Rallegrati’? E poi dire: ‘Ascolta, hai sentito cosa ho detto? Ho detto: “Rallegrati”’”. Beh, semplicemente non si può—come si può comandare una cosa del genere?” Ve lo dirò, perché guardate cosa dice. Non dice: “Rallegratevi”, dice: “Rallegratevi nel Signore”. Io non posso rallegrarmi nelle mie circostanze tutto il tempo. Non posso rallegrarmi nelle mie circostanze la maggior parte del tempo. Non posso rallegrarmi del modo in cui vanno le cose in questo mondo. Non mi piace il modo in cui vanno le cose in questo mondo. Non mi rallegro delle mie immense conquiste spirituali. Non ne ho nessuna, se non per la grazia di Dio, e tutto ciò che vedo sempre nella mia vita sono i miei fallimenti. Non mi rallegro in quello. Se devo rallegrarmi di qualcosa, non sarà di me.
Voi potreste dire: “Beh, non ti rallegri nelle persone?” Oh, beh, sono stato molto deluso da molte di loro. Non voglio legare la mia gioia a loro, per quanto mi piacciano. Non voglio legare la mia gioia a loro, perché andrà e verrà, “Beh, non ti rallegri nel successo?” No, anche quello va e viene. Preferisco piuttosto rallegrarmi nel Signore, perché Egli non va e viene, Egli rimane. Egli non vacilla mai. Egli non cambia mai. Ecco tutto. Quindi, vedete, se credo in Lui e la mia fede è forte e so chi Egli è—non importa quali siano le mie circostanze. È quello che ho detto proprio all’inizio, ricordate? Ho detto che la stabilità spirituale è direttamente legata a come pensate di Dio. È esattamente questo. Mostratemi una persona che è stabile in mezzo a qualunque situazione, ed io vi mostrerò una persona che è perfettamente sintonizzata su una comprensione di Dio che supera qualunque circostanza. Sa che Dio è al di là di tutto questo.
Ed è per questo che sono così convinto che queste persone che hanno problemi, problemi, problemi, e si preoccupano sempre di questo e di quello, e lottano con tutti i loro piccoli problemi in questa vita, e corrono sempre in giro cercando una soluzione rapida da qualche parte—un libro, un seminario, una cassetta, un consulente, uno psichiatra, o qualunque altra cosa sia per ottenere la soluzione rapida—starebbero molto meglio se qualcuno le mettesse in una stanza chiusa da qualche parte e facesse passare il cibo sotto la porta, e le lasciasse lì finché non avessero memorizzato il libro dei Salmi. E poi, alla fine di tutto questo, potrebbero uscire e saprebbero così tanto di Dio che ciò che accade intorno a loro diventerebbe irrilevante. Ma noi abbiamo tutte queste altre soluzioni, vedete.
A me questa sembra una cosa ovvia. Perché pensate che Dio abbia dato i Salmi al popolo d’Israele? Perché pensate che siano stati messi in forma poetica e metrica ebraica? Perché potessero essere facilmente memorizzati. E perché furono messi in musica? Perché potessero essere facilmente ricordati. Perché? Affinchè potessero canticchiare una melodia per alleggerire il passo? No, Affinchè potessero cantare un inno per approfondire la loro teologia. E allora avrebbero conosciuto Dio. E quando conoscevano Dio per quello che è, tutto il resto sembrava piuttosto insignificante. Quindi vi rallegrate nel Signore. Se non sapete molto del Signore, è difficile rallegrarsi. Se sapete molto del Signore, non è troppo difficile rallegrarsi.
Sapete, la chiesa primitiva si rallegrava persino quando soffriva, perché dicevano di essere così felici—Atti 5:41—di essere stati reputati degni di soffrire per un nome così degno. Che privilegio; che privilegio. Questa gioia continua, abituale, dovrebbe caratterizzarci. Rallegratevi sempre nel Signore, e lo ripeto, rallegratevi nel Signore. Ed è la nostra conoscenza di Lui che ci fa rallegrare. In Romani 14:17 dice che il regno è fatto di giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo—gioia nello Spirito Santo.
Di che cosa avete da rallegrarvi? Lasciate che vi suggerisca alcune cose, pensando al Signore. Beh, prima di tutto potete semplicemente rallegrarvi in chi Egli è, giusto? Che Egli è sovrano su ogni cosa. Per me questo è—questo è il massimo. Non si può davvero rubarmi la gioia quando mi rendo conto che Dio è al comando di ogni cosa. Egli è al comando di ogni circostanza. La singola verità più grande che io conosca su Dio, come cristiano, è la Sua sovranità. Egli è al comando di ogni cosa. Nulla accade fuori dal Suo controllo—controlla tutto, assolutamente tutto. Che conforto c’è in questo.
Inoltre, Egli controlla tutto—ascoltate bene questa—per il mio bene. Avete sentito? Abbiamo letto il Salmo 139, abbiamo visto come Dio conosce il vostro sedervi, il vostro alzarvi, conosce le parole che dite prima che le diciate, conosce la via in cui camminerete, e tiene ogni parte della vostra vita sotto un controllo assoluto e totale. Che verità tremenda è questa. E quando vi rendete conto che Dio è amorevole, che Dio è saggio, che Dio ha una comprensione infinita di ogni vicissitudine, di ogni aspetto della vita, capirlo cambia completamente il modo di vedere le cose. Una cosa è saperlo, leggerlo; un’altra cosa è crederlo con ogni fibra del vostro essere, ed è questo che vi mantiene nell’ambiente della gioia.
Pensatela in questo modo: perché ho una gioia ineffabile e piena di gloria? Prima di tutto, perché tutto nella mia vita è controllato da Dio. Secondo, perché Dio mi ha salvato e mi ha fatto Suo figlio, e mi ha promesso di darmi un’eredità in Gesù Cristo. Sono Suo figlio, appartengo a Lui. Mi rallegro perché Gesù Cristo verrà un giorno per prendermi con Sé. Ed Egli è proprio ora lì a preparare un luogo per me, affinché dove Egli è, io possa venire. Mi rallegro in questo. Inoltre, mi rallegro perché il mio Dio è in grado di provvedere a tutti i miei... che cosa? I miei bisogni, secondo le Sue ricchezze in Cristo Gesù. Inoltre, mi rallegro perché sono usato da Dio per servire Colui che amo di più. Che privilegio.
Inoltre, mi rallegro perché Dio sta usando la mia vita affinché altre persone possano udire il vangelo ed essere salvate, e Dio sta usando la mia vita affinché altri cristiani possano essere incoraggiati ad amare Dio di più e a servirLo più fedelmente. Mi rallegro perché godo di accesso immediato a Dio. Lo sapete che ogni volta che voglio posso parlare con Dio, ed Egli ascolta? Non ottengo neanche questo in casa mia—ma lo ottengo dal Dio dell’universo. Il Dio dell’universo ascolta tutto ciò che ho da dire, anche se è una lunga conversazione.
Sapete perché ho gioia? Perché la morte è guadagno. La morte è guadagno. Ecco perché ho gioia. E più comprendo il mio Dio, e più forte è la mia fede in Lui e nel Suo piano inviolabile, maggiore è la profondità della mia gioia; e più profonda è la mia gioia, più intoccabile essa diventa. Non potete arrivare alla mia gioia molto facilmente. Dall’esterno, non la toccherete, le circostanze e tutto il resto, perché è sepolta in profondità nella mia fiducia in chi Dio è e nelle Sue promesse eterne per me. Questa è stabilità spirituale. Perché dovrei scendere a compromessi? Dio ha tutto sotto controllo. Perché dovrei vacillare nella mia fede? Dio ha tutto sotto controllo. Perché dovrei dubitare? Come posso dubitare di un Dio che è rivelato così chiaramente nella Scrittura?
Posso dirvi, cari amici, che la stabilità spirituale è direttamente collegata a queste due cose, tanto per cominciare. La stabilità spirituale è il prodotto di una persona la cui vita è riempita dell’amore di Cristo riversato nel suo cuore dallo Spirito, e la stabilità spirituale appartiene alla persona che è così profondamente radicata nella comprensione del carattere di Dio, e la cui comprensione è stata tradotta in una fede reale, ed egli crede che Dio sia il Dio che si è rivelato essere; e in queste cose trova la sua stabilità. Questi sono i primi due. Ce ne sono altri per la prossima volta. Preghiamo.
Padre, noi sentiamo l’eco delle parole dell’apostolo Paolo che disse: “Siate saldi, incrollabili, sempre abbondanti nell’opera del Signore”, e vogliamo essere proprio questo. Vogliamo essere saldi, incrollabili, non scossi dalle prove e dalle difficoltà e dai problemi e dalle fragilità della nostra carne caduta e dalle difficoltà di questa vita. E non vogliamo crollare sotto la persecuzione, o l’ostilità, o il rifiuto, o l’intimidazione. Non vogliamo cadere nel peccato. Vogliamo essere forti. Vogliamo essere coloro che sono risoluti, che non posson esser comprati, o corrotti, o ammorbiditi, o sconfitti. Vogliamo che il mondo ci veda e veda la forza di Cristo in noi. Vogliamo essere come Daniele—non conosceva compromessi perché conosceva troppo il suo Dio per lasciarsi smuovere. Dacci una conoscenza più grande di Te ed un’esperienza più grande di quell’amore e di quella gioia che Tu concedi ai Tuoi figli fedeli, per amore di Gesù. Amen.
FINE
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