Apriamo le nostre Bibbie al testo del messaggio di questa mattina, Filippesi capitolo 4, tornando al passo che va dal versetto 1 al 9. Filippesi, capitolo 4, dal versetto 1 al 9, ed il nostro argomento è la "stabilità spirituale". Quando l’apostolo Paolo scrisse alla chiesa di Corinto: “Siate saldi, incrollabili, sempre abbondanti nell’opera del Signore”, stava chiamando alla "stabilità spirituale". Quando Giacomo scrisse che "l’uomo dal cuore diviso è instabile in tutte le sue vie", anche quello era un appello alla stabilità spirituale. Quando Pietro scrisse che Dio desidera perfezionarvi, confermarvi, fortificarvi e stabilirvi, anche quello—come risultato del gettare ogni vostra preoccupazione su di Lui—anche quello era un appello alla stabilità spirituale; e quando l’apostolo Giovanni disse che non aveva gioia più grande che udire che i suoi figli stavano camminando nella verità, parlava di stabilità spirituale.
Questi sono alcuni esempi che ci indicano quanto sia significativo il tema della stabilità spirituale in tutto il Nuovo Testamento. Più e più volte, noi, come cristiani, siamo chiamati ad essere fedeli, a essere coerenti, a essere stabili, a essere forti, a essere audaci, a essere coraggiosi, a essere incrollabili, a non scendere a compromessi in quanto figli di Dio; e questo, infatti, va dritto al cuore stesso della vita cristiana. La chiamata di Dio su di noi è che dobbiamo essere stabili, fermi, forti e, naturalmente, questo di fronte all’assalto e all’attacco del mondo, della carne e del diavolo; perchè proprio lì si trova la battaglia spirituale: persecuzione, ostilità, rifiuto, prove, tribolazioni, tentazioni, tutte queste cose vengono contro di noi per farci cadere, per renderci instabili, e la chiamata del Nuovo Testamento, è che noi rimaniamo stabili.
Ora, stiamo imparando come essere stabili. Una cosa è essere chiamati alla stabilità spirituale; tutt’altra cosa è comprendere che cosa comporti quella chiamata, e così, mentre guardiamo Filippesi capitolo 4 e questi primi nove versetti, qui ci viene dato un modello di verità che produce stabilità spirituale. Ovviamente, tutti noi che conosciamo e amiamo il Signore Gesù Cristo affermeremmo che vogliamo essere stabili. A nessuno piace essere sconfitto, a nessuno piace essere un perdente, a nessuno piace essere abbattuto, a nessuno piace essere depresso, a nessuno piace cadere sotto la tentazione e quindi nel peccato, a nessuno piace la persecuzione, a nessuno piace davvero attraversare una prova e fallirla. Il presupposto, dunque, è che dentro di noi ci sia il desiderio di sperimentare la piena espressione della nostra identità in quanto vincitori.
Vogliamo essere dei vincitori. Vogliamo trionfare spiritualmente. Vogliamo essere vittoriosi. Guardiamo con desiderio a qualcuno come Paolo e ci chiediamo se sia persino umano, perché sembra sperimentare tanta vittoria spirituale in mezzo a tanta guerra spirituale. Ma la domanda che torna a noi è questa: anche se desideriamo questo, e anche se comprendiamo che questa è una questione biblica, come possiamo essere stabili? Come possiamo mantenere la nostra posizione? Come possiamo non diventare i perdenti e rimanere i vincitori? Come possiamo non essere sconfitti e trionfare? Come possiamo non essere depressi ed essere gioiosi? Come possiamo cavalcare, per così dire, la cresta di tutte le onde che vengono contro di noi?
Ebbene, io credo che Paolo ci dia la risposta a questa domanda così, così importante proprio qui, in questo meraviglioso passo. La frase chiave alla quale vi richiamo si trova nel versetto 1. L’abbiamo notata ogni volta, e questo è il quinto messaggio della serie. La frase chiave è questa esortazione, o comando: “State saldi nel Signore”. Questo è un comando, ed è questo il punto essenziale qui nel testo: state saldi nel Signore. State saldi contro il dubbio. State saldi contro la tentazione. State saldi contro le prove e le tribolazioni. State saldi contro la persecuzione. Ma notate anche la piccola parola “così”, oppure “in questo modo”, e Paolo sta dicendo: “Ora vi dirò come. Ecco come stare saldi”, e poi procede a dare una serie di discipline, di principi, mediante i quali noi, come credenti, possiamo godere della stabilità spirituale.
Ora, vi ricordate il principio numero uno? La stabilità spirituale richiede di coltivare la pace nella comunione fraterna. Abbiamo guardato il versetto 1, abbiamo visto l’espressione dell’amore di Paolo. Abbiamo guardato i versetti 2 e 3 e abbiamo visto quanto profondamente egli desiderasse l’unità della chiesa, e voleva che quelle due donne in contrasto si riconciliassero, e voleva che la chiesa le aiutasse in questo processo. Perché? Perché la stabilità spirituale individuale è il risultato dell’armonia comunitaria, della pace comunitaria. Dove c’è pace nella chiesa e armonia nella chiesa, la chiesa, nei suoi singoli membri, viene stabilizzata. D’altra parte, dove c’è discordia, conflitto nella chiesa, questo genera insicurezza. Dunque la prima virtù necessaria per la stabilità spirituale è la pace. La pace.
La seconda si trova nel versetto 4. La stabilità spirituale non soltanto richiede di coltivare la pace nella comunione fraterna, ma in secondo luogo richiede di mantenere uno spirito di gioia; mantenere uno spirito di gioia. “Rallegratevi sempre nel Signore”, egli dice, “e lo ripeto: rallegratevi”. Il rallegrarsi, vi prego di notare, è nel Signore. Se legate la vostra gioia alle vostre circostanze, essa andrà e verrà. Se legate la vostra gioia al Signore, essa rimarrà sempre la stessa, perché Egli non cambia mai, né cambia mai il Suo rapporto con voi. Così imparate a rallegrarvi nell’unione privilegiata che avete con Cristo, la quale trascende le circostanze. Dunque la seconda virtù necessaria per la stabilità spirituale è una gioia superiore, dominante, che non è soggetta alle difficoltà.
Terzo. Il terzo principio che abbiamo notato era che la stabilità spirituale viene a coloro che imparano ad accettare meno di quanto meritano. Imparare ad accettare meno di quanto meritate. Versetto 5: “La vostra sopportazione sia nota a tutti gli uomini”. Ciò che egli intende con quella parola “sopportazione” è, in realtà, la vostra disponibilità ad accettare meno di quanto meritate. Qui sta parlando della virtù spirituale dell’umiltà. Potete chiamarla sopportazione, potete chiamarla contentezza, potete chiamarla benevolenza umile. È l’atteggiamento di una persona che non cerca nulla, così che quando non riceve nulla, non se ne preoccupa. Umiltà.
Il quarto principio, anch’esso nel versetto 5 e poi nel versetto 6, è questo: la stabilità spirituale richiede di riposare su una fiducia sicura nel Signore—riposare su una fiducia sicura nel Signore. Egli dice nel versetto 5: “Il Signore è vicino”; poi nel versetto 6: dunque non siate in ansia per nulla. Di che cosa vi preoccuperete, quando il Signore è lì? Se comprendete chi è Dio e se Gli credete e credete in Lui, allora di che cosa vi preoccuperete? Egli trascende ogni problema. Egli trascende ogni difficoltà, ogni prova, ogni tribolazione, ogni tentazione. Dunque il punto fondamentale qui è: quanto conoscete Dio, e quanto vi fidate di Dio? Se vi fidate di Dio, trascenderete la vostra difficoltà, perché comprenderete chi è Dio, comprenderete i propositi di Dio, comprenderete che Dio è ancora in controllo, e dunque sarete calmi in mezzo alla vostra tempesta. Chiamiamo questa la virtù della fede. Queste sono le virtù che producono stabilità spirituale: pace, gioia, umiltà e fede. Vi fidate di Dio e sapete che Egli ha tutto sotto controllo.
Il quinto principio, e quello sul quale ci siamo fermati la volta scorsa, è questo: la stabilità spirituale richiede di reagire ai problemi con una preghiera riconoscente. Nel versetto 6, ricordate, Paolo disse che invece di preoccuparsi delle cose, bisogna pregare—ma, disse, pregare con rendimento di grazie—pregare con un cuore riconoscente. Dunque diciamo che la quinta virtù è la gratitudine—la gratitudine. Mostratemi una persona che ha pace, la pace che lo Spirito di Dio produce, gioia, una persona che è umile; mostratemi una persona che crede veramente in Dio e mostratemi una persona che è riconoscente in ogni cosa, e io vi mostrerò una persona che è spiritualmente stabile. Queste sono le virtù.
Solo una postilla dalla volta scorsa su questa nota nel versetto 6 riguardo al pregare con rendimento di grazie, non importa quanto difficile sia il problema. Se comprendete correttamente ciò che state attraversando, dovreste essere riconoscenti. Qualunque sia la persecuzione, qualunque sia la prova, qualunque sia la tentazione che viene sulla vostra via, prima di tutto potete essere riconoscenti perché in essa c’è il proposito di Dio. Giusto? Dio sta compiendo qualche proposito. Tutte le cose cooperano al bene secondo il Suo proposito. In essa c’è anche l’opera perfezionatrice di Dio. Attraverso ogni difficoltà Egli vi conforma sempre di più ad essere forti e ad essere simili a Suo Figlio. In essa c’è anche la provvidenza di Dio, perché Gli permette, nella difficoltà, di manifestare la Sua cura verso di voi. In essa c’è la promessa di Dio: che il Dio che vi conduce attraverso tutto questo e si prende cura di voi ora è il Dio nel quale sperate per una liberazione futura che vi condurrà proprio nella Sua presenza eterna.
Dunque, nel mezzo della vostra prova, potete essere riconoscenti per il proposito di Dio che viene operato mediante quella prova. Potete essere riconoscenti per l’opera perfezionatrice di Dio che viene compiuta nella vostra vita. Potete essere riconoscenti per il provvedimento e la cura di Dio nel processo. E potete essere riconoscenti che tutto questo è soltanto un assaggio per assicurarvi della futura promessa di Dio che sarà rivelata nel giorno di Gesù Cristo. Dovete imparare ad essere riconoscenti, e se conoscete davvero chi è il vostro Dio, e comprendete davvero chi è il vostro Dio, e sapete davvero che Egli sta portando avanti il Suo piano perfetto, potete avere un cuore riconoscente in qualunque difficoltà, qualunque essa sia. Non avete bisogno di perdere la vostra stabilità.
Lasciate che vi dia forse l’illustrazione più interessante di questo. Vi ricordate di un uomo di nome Giona? Giona si trovò in una situazione inimmaginabile, assolutamente inimmaginabile. Qualcuno mi ha mandato un piccolo cartello questa settimana. È stata una settimana, o giù di lì, molto difficile per me, molte battaglie, e qualcuno sapeva che stavo un po’ lottando con molte cose che stavano accadendo. Mi hanno mandato l’immagine di due pinguini. Stavano in piedi così, rivolti in avanti, e uno di loro era stato inghiottito fino alla metà da un enorme pesce, e l’altro stava dicendo: “Ricorda che Dio ha tutto sotto controllo”. Facile dirlo, per te—e non ho potuto fare a meno di pensare a Giona. Quella era esattamente la sua situazione.
Quando arrivate a Giona capitolo 2, semplicemente dice: “Allora Giona pregò il Signore, il suo Dio, dal ventre del pesce”. Ora, se foste nel ventre di un pesce, come sarebbe la vostra preghiera? Forse non assomiglierebbe molto a quella di Giona, forse ci sarebbero molte grida, molto pianto, molte suppliche, e: “Che cosa stai facendo, Dio? Dove sei? Dove sei andato? Perché sta accadendo questo?” Quello non fu l’approccio di Giona. Ascoltate questo: Giona, in primo luogo, doveva avere ancora i suoi sensi mentre galleggiava nei succhi gastrici, perché questo è ciò che disse, versetto 2 del capitolo 2: “Nella mia angoscia ho invocato il Signore, ed Egli mi ha risposto. Dal profondo dello Sceol ho gridato aiuto, Tu hai udito la mia voce; poiché Tu mi hai gettato nell’abisso, nel cuore dei mari, e la corrente mi ha circondato, tutti i Tuoi frangenti e le Tue onde sono passati sopra di me”. Voglio dire, egli descrive se stesso mentre sprofonda nel mare. “Così dissi: Sono stato scacciato dalla Tua presenza; eppure guarderò di nuovo verso il Tuo santo tempio”. In altre parole, egli dice: sono così in fondo quaggiù, Dio non sa dove sono. Non riesce a trovarmi. “Guarderò di nuovo verso il Tuo santo tempio; le acque mi hanno circondato fino al punto di morte. Il grande abisso mi ha avvolto. Le alghe si sono avvolte intorno al mio capo. Sono disceso fino alle radici dei monti. La terra con le sue sbarre era intorno a me per sempre. Ma Tu hai fatto risalire la mia vita dalla fossa, o Signore mio Dio. Mentre venivo meno, mi sono ricordato del Signore, e la mia preghiera è giunta fino a Te, nel Tuo santo tempio. Quelli che guardano a vani idoli abbandonano la loro fedeltà, ma io Ti offrirò sacrifici con voce di ringraziamento”.
Egli dice: “Io Ti offrirò sacrifici con voce di ringraziamento”. Se c’è una cosa che un pesce non sopporta, è un profeta riconoscente. Gli venne la nausea e vomitò Giona fuori, al versetto 10. Ecco un uomo che si trovava nella circostanza più disperata che si possa immaginare, in un trauma impensabile, e che nel mezzo di tutto questo espresse la sua grande preghiera di ringraziamento. Ora, questo, nonostante le altre debolezze di Giona, riflette una grande misura di stabilità spirituale. E poi egli dice: “La salvezza viene dal Signore”. Non ci fu mai un vacillare nella sua fiducia nella capacità di Dio di liberare, se Egli avesse scelto di farlo.
Ora, torniamo a Filippesi capitolo 4, dove Paolo dice che se pregate così, se manifestate quel genere di ringraziamento perché avete quella fede forte, allora troverete—versetto 7—che la pace di Dio vi custodirà dall’essere instabili. La pace di Dio porterà una tranquillità, una contentezza e una consolazione che vanno oltre ogni mezzo umano, oltre ogni spiegazione umana, oltre ogni comprensione umana. Egli dice che, in realtà, essa supera ogni comprensione, e vi custodirà dall’instabilità. Chiamiamo questa la virtù della gratitudine, un cuore riconoscente.
Vedete, la stabilità spirituale si sperimenta mediante questi mezzi: pace, gioia, umiltà, fede e gratitudine; e quando la vostra vita è caratterizzata da questi atteggiamenti spirituali, sarete in grado di sperimentare la difficoltà senza perdere l’equilibrio, senza essere abbattuti e rovesciati. Ma Paolo non ha finito. Ora egli giunge, io credo, al culmine e ad un’altra chiave essenziale per essere spiritualmente stabili e, in realtà, alla chiave di tutto, nel versetto 8.
Questo è il punto principale che egli vuole sottolineare, il punto più alto. Per essere spiritualmente stabili e, francamente, per sperimentare pace, gioia, umiltà, fede e gratitudine, dovete concentrarvi sulle virtù secondo Dio. Dovete concentrarvi sulle virtù secondo Dio. Non potete sperimentare virtù secondo Dio se non vi concentrate sulle virtù secondo Dio. Il versetto 8 dice: “Del resto, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, se vi è qualche virtù e se vi è qualche lode, queste cose siano oggetto dei vostri pensieri”.
Ora, qui l’apostolo Paolo riassume ciò che stava dicendo. La parola “del resto” indica che egli ha raggiunto un culmine proprio a questo punto, e questo è il grande—in un certo senso, il grande riassunto di tutto, la grande chiave di tutti gli altri elementi; e ciò che sta dicendo, fondamentalmente, è riassunto in quell’ultima frase del versetto 8: “Queste cose siano oggetto dei vostri pensieri”. La stabilità spirituale è il risultato di come pensate—di come pensate. Ora, la psicologia moderna di oggi, che ha il monopolio—presumibilmente—dell’aiutare le persone, dice che se volete essere stabili, se volete rimettere insieme la vostra vita, se volete essere liberati dalla vostra schizofrenia, dalle vostre varie nevrosi e psicosi, se volete essere una persona calma, serena, stabile, che ha la vita in ordine, una delle cose che dovete fare è guardare nel vostro passato.
Dovete, in un certo senso, tirare fuori la draga e dragare il fango del passato, dovete tuffarvi nel bidone della spazzatura del vostro passato, dovete trovare i vostri vecchi peccati e le vostre vecchie ferite, gli abusi e i maltrattamenti e tutto il caos del vostro passato, la spazzatura della vostra vita, i vecchi peccati e i fallimenti, e dovete rovistare lì dentro, rimescolare tutto, affrontare tutto, rigurgitare tutto, eccetera, eccetera. Possono persino arrivare all’estremo per cui, se vi capita di andare da uno psichiatra che sviluppa tecniche di terapia primaria, vi metterà sul pavimento, vi sistemerà dei cuscini intorno, vi metterà in posizione fetale e cercherà di farvi sentire il dolore della vostra esperienza prenatale nel grembo di vostra madre, e quello sarebbe l’inizio del cammino verso la stabilità.
Questo, naturalmente, si è riversato anche nel cristianesimo. Tuttavia, alla luce del versetto 8, a me sembra completamente ottuso e ridicolo, perché ciò che l’apostolo Paolo dice qui è chiaramente questo: che dovete concentrare la vostra attenzione completamente sulle cose che sono vere, onorevoli, giuste, pure, amabili e di buona fama. Il cristiano distoglie l’attenzione da quelle cose delle quali è vergognoso persino parlare, perché esse sono le cose delle tenebre, come Paolo le chiama in Efesini capitolo 5.
Dunque Paolo vuole riassumere, e il suo punto finale e riassuntivo è che—se volete essere spiritualmente stabili—dovete imparare a pensare alle cose giuste. Come ho detto, la frase chiave—guardiamola ora—si trova nel versetto 8: “Queste cose siano oggetto dei vostri pensieri”. Questo è un appello al pensare correttamente. Il verbo è logizesthe. È un imperativo, il che significa che è un comando. Non significa semplicemente pensare nel senso semplice, monodimensionale; significa valutare, significa accertare, significa usare le vostre facoltà per considerare la validità e le implicazioni di queste cose. In altre parole, sviluppare questo genere di abitudini di pensiero.
Ora, voglio che ascoltiate attentamente ciò che dico. Questo sembra ovvio. Voi, in quanto credenti, siete un prodotto del vostro modo di pensare, perché nella Bibbia è detto nel modo più chiaro possibile: “Come un uomo pensa nel suo cuore, così”—che cosa?—“egli è”. Voi siete il prodotto dei vostri pensieri. Dei computer, la gente dice: G.I.G.O., spazzatura dentro, spazzatura fuori. Qualunque cosa programmiate è esattamente ciò che otterrete. Voi siete il prodotto del vostro modo di pensare. Ora, ciò che è particolarmente spaventoso di questo nella nostra cultura è che mi sembra che oggi pensare non sia poi così importante. Non siamo così preoccupati del pensare quanto lo siamo di altre due cose. Chiamiamole emozione e pragmatismo.
Siamo preoccupati del sentire e siamo preoccupati del successo; non siamo così preoccupati del pensare. In altre parole, le persone non fanno questa domanda: è vero? E non fanno la domanda: è giusto? Fanno queste domande: funziona? e come mi farà sentire? Questo è ciò che vogliono sapere. Non vogliono sapere se è giusto, non importa davvero loro se sia giusto. Non importa loro particolarmente se sia vero, ma funzionerà e mi farà sentire bene? È una cosa tragica da affrontare, ma questa è, di fatto, la natura della nostra società. La mente è svalutata nella nostra cultura perché viviamo in una cultura dominata dal sentimento. Persino nella teologia, è triste dirlo, la questione non è sempre: è giusto? oppure: è vero? ma: dividerà? oppure: offenderà? Queste sono cose nuove con cui dobbiamo fare i conti.
Vedete, i nobili Bereani erano nobili perché esaminavano le Scritture non per vedere se queste cose li facessero sentire bene, e non per vedere se queste cose funzionassero, e non per vedere se queste cose non avrebbero offeso, ma per vedere se queste cose erano davvero così. Ora, viviamo in una cultura che sta rapidamente imparando a non pensare, perché sta rapidamente imparando a non leggere, cosa che genera il pensiero.
Paul Robinson, professore alla Stanford University, contribuì all’ultima edizione di The Little Brown Reader, pubblicato per chi lavora nel campo dell’inglese e della comunicazione. Mi fu mandata una copia dell’articolo che scrisse, intitolato “La TV non può educare”. È un articolo davvero affascinante. Egli, semplicemente partendo da una mente secolare che analizza la nostra società e il mezzo di comunicazione che è efficace nel processo del pensare, dice semplicemente questo: “L’unico modo per imparare è leggere”. È l’unico modo per imparare, perché le parole su una pagina congelano un pensiero; potete analizzarlo, potete sintetizzarlo, potete verificarlo, potete meditarci sopra. Le immagini non generano pensiero; catturano soltanto le emozioni.
Egli continua sottolineando il fatto che la peggiore TV possibile è la TV educativa, perché è una contraddizione in termini, dal momento che la TV non può educare. Disse: “Fareste meglio a non avere mai la TV educativa, perché almeno nella vostra mente ci sarebbe un vuoto che un giorno potrebbe essere riempito da un vero pensiero”. Abbiamo una società che non pensa. Non siamo dentro il: è vero, è giusto; siamo dentro il: come mi fa sentire e funziona?
Bill Hull, in un libro intitolato Right Thinking, scritto nel 1985, scrive: “Ciò che mi spaventa è la filosofia anti-intellettuale, anti-pensiero critico, che si è riversata nella chiesa. Questa filosofia tende a romanticizzare la fede, trasformando la chiesa locale in un centro di esperienze. Il loro concetto di chiesa è che essi siano consumatori spirituali e che il compito della chiesa sia soddisfare i loro bisogni percepiti”, fine citazione. E ciò che sta accadendo nella chiesa è che le persone vanno in chiesa non per pensare, non per ragionare sulla verità, non come i nobili Bereani per investigare le Scritture e vedere ciò che è vero, ma ci vanno per ricevere una dose spirituale settimanale, uno sballo spirituale settimanale, così da poter sentire che Dio è ancora con loro. Sono spiritualmente instabili perché vivono di sensazioni invece che di pensiero.
Il cristiano non deve essere vittima dei suoi sentimenti. Non deve rimanere intrappolato nella trappola pragmatica del: funziona? ha successo? John Stott ha scritto nel suo utile libretto Your Mind Matters questo: “In effetti, il peccato ha effetti più pericolosi sulla nostra facoltà di sentire che sulla nostra facoltà di pensare, perché le nostre opinioni sono più facilmente controllate e regolate dalla verità rivelata di quanto lo siano le esperienze”, fine citazione. Un’affermazione molto saggia.
Nell’approfondire un po’ di più questo argomento questa settimana, ho preso dal mio scaffale un libro intitolato Stations of the Mind, scritto da William Glasser, un medico psichiatra che è, fondamentalmente, il padre della terapia della realtà, l’innovatore di un tipo di terapia psichiatrica chiamata terapia della realtà. In quel libro egli ha un’intera sezione sul cervello e su come funziona. Venendo da una mentalità secolare, psichiatrica, è piuttosto curioso vedere a quale conclusione lo abbia condotto la sua ricerca. Egli mostra, per esempio, che gli esseri umani non sono semplicemente ciò che chiamano animali S-R. S-R significa stimolo-risposta. Vedete, la psichiatria/psicologia tradizionale, pagana, umanistica, vede semplicemente l’uomo alla fine di un processo evolutivo. Noi siamo semplicemente l’apice dell’evoluzione, siamo sulla stessa linea di tutti gli altri animali. Di fatto, se tornate più indietro di così, non siamo molto diversi da una roccia o da una foglia o da qualunque altra cosa. Siamo soltanto alla fine della catena evolutiva, lì in cima a questa cosa, ma abbiamo le stesse caratteristiche di quegli altri elementi lungo quella catena evolutiva; perciò, siamo un tipo di animale stimolo-risposta.
Ed è per questo, per esempio, che avete un uomo come Pavlov, che prende un gruppo di cani e conduce una serie di esperimenti con i cani, e ogni volta che c’è una certa situazione che li stimola, cominciano a salivare; e voi prendete i cani di Pavlov e li trasferite nel comportamento umano, perché non siamo altro che cani più sofisticati, tutto qui. Dunque qualunque cosa facesse salivare i cani di Pavlov dovrebbe essere conclusiva riguardo al comportamento umano. Così arrivate alla conclusione che noi siamo S-R, siamo persone stimolo-risposta. Quando lo stimolo è presente, noi rispondiamo, e dato lo stesso stimolo, abbiamo una risposta prevedibile.
Questa è stata, più o meno, una verità inattaccabile nella mentalità evoluzionistica. Glasser la attacca, cosa abbastanza interessante, e dice francamente che l’uomo non è controllato da un fattore prevedibile di stimolo-risposta. L’uomo è controllato dall’interno, dice, da ciò che vuole e da ciò che desidera, e dice che ciò che vuole e ciò che desidera è predeterminato da ciò che ha influenzato che cosa? Il suo modo di pensare—il suo modo di pensare. Egli dice che potete dare ad un uomo lo stesso tipo di stimolo diverse volte nel corso della sua vita, e potreste ottenere risposte diverse. Se fosse nella struttura umana rispondere sempre in modo S-R, allora la sua risposta dovrebbe essere sempre la stessa allo stesso stimolo, ma non lo è.
Inoltre, potete prendere quindici persone, dare a tutte lo stesso stimolo e ottenere quindici risposte diverse, perché l’uomo risponde non in base allo stimolo esterno, ma in base a ciò che vuole e a ciò che desidera, egli dice, il che è programmato da ciò che ha influenzato il suo modo di pensare. La sua risposta non è meccanica, dice Glasser, è ragionata. Questo è molto importante. È guidata dal pensiero. La mente, allora, diventa il centro di comando che determina la sua condotta sulla base di come pensa, sulla base di come è stato influenzato a pensare. Dunque il modo in cui uno pensa è la questione critica. Non siete soltanto cani sofisticati, non comincerete a salivare ogni volta che accade la stessa cosa. Reagirete secondo il modo in cui pensate. La mente, dunque, ha il potere di plasmare voi e le vostre azioni e, di conseguenza, è l’elemento più potente della vita umana.
Lord Palmerston disse alla Camera dei Comuni il 21 luglio 1849, cito: “Le opinioni sono più forti degli eserciti; le opinioni alla fine prevarranno contro le baionette della fanteria, il fuoco dell’artiglieria e le cariche della cavalleria”, fine citazione. Ha ragione. Gli eserciti vanno e vengono; le ideologie restano. È sorprendente quanto siano potenti le opinioni.
Ora, dalla prospettiva biblica, diventa molto chiaro quanto sia importante pensare, ed è precisamente questo ciò a cui Paolo ci chiama in questo versetto. Egli sta dicendo che dovete imparare a pensare alle cose giuste. Parliamo un po’ di ciò che la Bibbia dice riguardo al pensare. È una questione davvero fondamentale.
Prima di tutto, Dio ci ha comandato di pensare. Vi ricordate Isaia 1:18? Vi ricordate che cosa disse Dio? Disse: “Venite, e”—che cosa?—“discutiamo insieme”. Ragioniamo su questa cosa fino in fondo. Non disse: “Venite, sentiamoci l’un l’altro”. Non disse: “Venite, sperimentiamo questo insieme”. Disse: “Venite, ragioniamo. Pensiamoci fino in fondo”. In Matteo capitolo 16, i farisei e i sadducei vennero da Gesù, dissero: “Vogliamo vedere un segno. Vogliamo che Tu ci mostri un segno. Fa’ qualcosa di spettacolare che ci travolga”. Ed Egli disse: “Beh”, disse, “voi sapete guardare il cielo e dire che tempo farà, perché non potete guardare la rivelazione di Dio e capirla?” In altre parole: “Non vi darò qualche spettacolo straordinario nel cielo, vi chiederò di considerare quali sono i fatti ai quali avete già accesso”.
Gesù disse inoltre: “Anche se qualcuno risuscitasse dai morti, non crederebbero se non hanno creduto a Mosè e ai profeti”. Sempre, la Bibbia chiama gli uomini a pensare, a ragionare. Vedete, è per questo che la Bibbia è un libro. Quando Dio ci ha dato la Sua rivelazione, non ci ha dato un film. Non lo ha fatto. Non ci ha dato una serie di video musicali. Sapete una cosa? Non ha nemmeno previsto un sottofondo d’organo quando leggete la Bibbia. Nessuno canticchia una melodia. Non c’è nulla che tocchi le vostre emozioni se non la contemplazione della verità. Nessuno stimolo se non la verità, che richiede pensiero. Dunque le Scritture presuppongono che la prima priorità sia pensare, perché è un libro. Non vedete quanto questo sia diverso dal movimento carismatico dei nostri giorni, in cui tutti corrono qua e là, non cercando la verità ma cercando che cosa? Esperienza, emozione, sentimento. La Bibbia, per la sua stessa natura, chiama gli uomini a pensare.
Salmo 32 versetto 9—anzi, versetto 8: “Io ti istruirò”, dice Dio, “ti insegnerò la via per la quale devi camminare, ti consiglierò avendo il Mio occhio su di te”. In altre parole: “Io ti darò tutta la verità, tutta l’istruzione, tutto l’insegnamento, tutto il consiglio”. Versetto 9: “Non siate come il cavallo o come il mulo, che non hanno intendimento”. Pensate. Non siate come un cavallo o un mulo; pensate, e avrete accesso alla Mia verità. Salmo 73:22, il salmista ammette: “Ero insensato e ignorante, ero come una bestia”. Non siate così. Pensate. Ascoltate ora: pensare con cura è il tratto distintivo della nostra fede rivelata. Lasciatemelo dire di nuovo. Pensare con cura è il tratto distintivo della nostra fede rivelata.
Orr scrisse un libro intitolato The Christian View of God and the World. In un paragrafo, dice questo in modo molto perspicace: “Se c’è una religione nel mondo che esalta l’ufficio dell’insegnamento, si può dire con sicurezza che è la religione di Gesù Cristo. È stato spesso osservato che nelle religioni pagane l’elemento dottrinale è ridotto al minimo. La cosa principale lì è l’esecuzione di un rituale. Ma è proprio qui che il cristianesimo si distingue dalle altre religioni—esso contiene dottrina. Si presenta agli uomini con un insegnamento definito, positivo. Afferma di essere la verità. Fonda la religione sulla conoscenza, sebbene una conoscenza che è ottenibile soltanto in condizioni morali. Una religione separata da un pensiero serio ed elevato ha sempre, lungo tutta la storia della chiesa, teso a diventare debole, arida e malsana, mentre l’intelletto, privato dei suoi diritti all’interno della religione, ha cercato la propria soddisfazione al di fuori di essa e si è sviluppato in un razionalismo senza Dio”, fine citazione. Ragazzi, questa è una grande affermazione.
Per riassumere ciò che dice: se c’è una religione nel mondo che esalta l’ufficio dell’insegnamento e, perciò, l’idea del pensare, è la religione cristiana, perché è proposizionale, è scritta. Non è un rituale. Non è un’esperienza. È una rivelazione di verità. E poi egli dice: “Quando la chiesa smette di pensare e ragionare e si separa dal pensiero elevato, allora”, dice, “la mente o l’intelletto, privato dei suoi diritti nella religione, perseguirà qualcosa al di fuori della religione per realizzarsi, e così nasce il razionalismo senza Dio”. Dunque forse la chiesa contribuisce al razionalismo perché non offre nulla alla mente quando è debole e priva di intelligenza, come spesso accade.
Ora, quando arrivate a considerare questa questione della mente, la Bibbia ha molto da dire, ha molto da dire riguardo al pensare. Lasciate che vi dia una piccola teologia del pensare—arriva rapidamente, quindi tenetevi forte. Che cosa dice della vostra mente prima della salvezza? Eccolo. Prima di tutto, la vostra mente è depravata, Romani 1:28. È depravata, corrotta, dissoluta, malvagia, cattiva, questo è ciò che significa. In secondo luogo, è cieca, 2 Corinzi 4:4. In terzo luogo, è futile, vana, senza valore, inutile, Efesini 4:17. In quarto luogo, è ignorante, Efesini 4:18. Infine, è stolta, 1 Corinzi 2:14.
Dunque potete dire ad un non credente: “Amico mio, non ti conosco molto bene, ma conosco alcune cose di te che vorrei condividere. Non so quale sia il tuo QI, non so quale sia il tuo percorso accademico, ma voglio dirti che la tua mente è depravata, cieca, futile, ignorante e stolta”. E sapete, avreste esattamente ragione—esattamente ragione. Così depravata che non sceglie ciò che è buono, così cieca che non conosce ciò che è buono, così inutile che non compie ciò che è buono, così ignorante che non sa nemmeno di fare tutto questo, e vi resta una sola alternativa: tutto è stoltezza. Questa è la mente dell’uomo, dell’uomo caduto.
Il Vangelo, dunque, penetra, giusto? Ora, che dire della mente al momento della salvezza? Il Vangelo si interessa della mente? Potete esserne più che certi. Vi ricordate ciò che abbiamo studiato in 1 Pietro 3, dove Pietro dice che dovete essere in grado di dare a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi? Dovete essere in grado di mostrargli una ragione per questo. Perché credete questo? In Matteo capitolo 13, Gesù disse: “A volte il seme cade”—versetto 19—“sul terreno, e il seme è la Parola del regno, e il terreno duro è il cuore che non la comprende, e Satana la porta via”. Essa richiede ragionamento e richiede comprensione.
Un elemento della salvezza, un elemento di essa, avviene dentro la mente, mentre una persona giunge a una corretta comprensione della verità, la verità riguardo a se stessa, la verità riguardo al suo peccato, la verità riguardo a Dio, la verità riguardo a Cristo, la verità riguardo all’opera di Cristo, la verità riguardo al futuro. Tutto questo entra nella mente. È per questo che in Romani 10 si dice che la fede viene dall’udire un discorso riguardo a Cristo. Non è qualcosa di esoterico; la fede viene attraverso la mente, attraverso la ragione. “Venite, e discutiamo insieme”, dice Isaia, “anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come lana; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno bianchi come neve”. Ragioniamo su questo. Il Vangelo raggiunge la mente. È proprio questo quello che rese così nobili quei Bereani: investigavano le Scritture, ci ragionavano sopra fino in fondo.
J. Gresham Machen, quel grande studioso delle Scritture, nel suo libro The Christian Faith in the Modern World, disse: “Ciò che lo Spirito Santo fa nella nuova nascita non è rendere un uomo cristiano a prescindere dalle prove, ma al contrario, togliere la nebbia dai suoi occhi e metterlo in grado di prestare attenzione alle prove”. Questo è il punto. Egli vede. Comprende mediante l’opera dello Spirito di Dio. Ebbene, questo lo sappiamo perché gli uomini sono salvati per essere adoratori, giusto? Giovanni 4: il Padre cerca veri adoratori, e un vero adoratore adora in spirito e in che cosa? Verità. Dunque, se siamo salvati per adorare nella verità, allora la verità è cruciale. La salvezza è l’opera di Dio sulla mente.
Vedete, è inaccettabile adorare Dio al di fuori della verità riguardo a Dio. È per questo che Paolo si turbò così tanto quando arrivò all’Areopago in Atti 17 e trovò un gruppo di eruditi filosofi greci che avevano costruito un altare a quale dio? Al dio sconosciuto—che cosa assolutamente ridicola. Questo non compiace Dio. Dio non sta dicendo: “Beh, è un bel gesto e capisco davvero lo spirito della cosa e lo accetto”. Neanche per sogno. Dio non è il Dio sconosciuto; Dio sarà adorato soltanto secondo la verità di chi Egli è, e così Paolo immediatamente li informò di chi Dio fosse davvero.
E in Luca 10:27 dice che dovete amare il Signore vostro Dio con tutto il vostro cuore, tutta la vostra anima e tutta la vostra mente. Vedete, la salvezza è una risposta intelligente all’autorivelazione di Dio nella Scrittura, suscitata dallo Spirito Santo. La vera fede non è un salto irrazionale, la vera fede non è un qualche contatto con il fondamento dell’essere, come era solito dire Paul Tillich. La vera fede non è un’esplosione dentro un evento non quantificabile. La vera fede non è un incontro misterioso, irripetibile, indicibile. La vera fede è una fiducia ragionevole nella verità rivelata riguardo al vero Dio. È un processo di pensiero. La salvezza è impossibile senza il pensiero.
Quando Gesù stava parlando ai Suoi discepoli in Matteo 6, Egli—beh, ogni volta che parlava con loro, voleva portarli a pensare, ma in Matteo 6, sapete, essi si lamentavano del fatto che forse non avrebbero avuto cibo e vestiti, e ricordate che Egli venne da loro e fondamentalmente disse che gli uccelli del cielo sono curati, e vedete come sono i gigli del campo e l’erba del campo e tutto il resto, e “o voi di poca fede”, perché non credete semplicemente che Dio si prenderà cura di voi? Vi ricordate questo in Matteo 6?
Martyn Lloyd-Jones, nel suo classico The Sermon on the Mount, scrive questo breve paragrafo su quella sezione—penso che valga la pena ripeterlo. Egli dice: “La fede, secondo l’insegnamento del nostro Signore in questo paragrafo, è primariamente pensiero, e tutto il problema dell’uomo di poca fede è che egli non pensa. Permette alle circostanze di colpirlo come una mazza. Dobbiamo dedicare più tempo a studiare le lezioni del nostro Signore sull’osservazione e sulla deduzione. La Bibbia”, dice, “è piena di logica, e non dobbiamo mai pensare alla fede come a qualcosa di puramente mistico. Non ci sediamo semplicemente su una poltrona aspettandoci che ci accadano cose meravigliose. Questa non è la fede cristiana. La fede cristiana è essenzialmente pensare. Guardate gli uccelli. Pensate a loro e traetene le vostre deduzioni. Guardate l’erba. Guardate i gigli del campo, considerateli. La fede, se volete, può essere definita così: è un uomo che insiste nel pensare quando tutto sembra deciso a colpirlo e abbatterlo in senso intellettuale. Il problema della persona di poca fede è che, invece di controllare il proprio pensiero, il suo pensiero è controllato da qualcos’altro, e come diciamo noi, gira e rigira in tondo. Questa è l’essenza dell’ansia”. Ora, afferrate questo: “Quello non è pensiero, è assenza di pensiero”, fine citazione. Magnifico.
Che cosa intende dire con questo? Intende dire che se vi preoccupate, è perché non state pensando; state venendo colpiti dalle vostre circostanze. Se vi innalzate al di sopra di esse e pensate al vostro Dio, e pensate ai Suoi propositi, e pensate alle Sue promesse, e pensate ai Suoi piani, non vi preoccuperete. Giusto? Ricordatevelo quando vi preoccupate. Ecco—le persone dicono: “Ti preoccupi. Pensi troppo”. No, pensate troppo poco. Pensate fin troppo poco nella direzione giusta. La fede non è ottimismo. La fede non è autoipnosi psicologica. La fede non è pensiero positivo. La fede è una risposta ragionata alla verità rivelata.
Ora, abbiamo parlato di com’era la vostra mente prima della salvezza. Abbiamo parlato di come Dio muove la vostra mente al momento della salvezza. Che dire dopo la salvezza? Ebbene, la vostra mente è stata trasformata, avete una mente nuova. Non avete un cervello nuovo, ma avete una mente nuova. Cioè, vi è stata infusa una nuova capacità divina di ragionare. Lo Spirito di Dio ha invaso i vostri processi di pensiero. Incredibile, non è vero? Non pensate più soltanto come un cervello umano; pensate come un cervello umano mescolato con lo Spirito del Dio vivente che vive dentro di voi. Avete schemi di pensiero completamente nuovi.
Per mostrarvelo, guardate Romani capitolo 8. Romani capitolo 8 e versetto 5. Questo lo presenta con la stessa semplicità e chiarezza di qualunque altro passo. Il versetto 5 di Romani 8 dice: “Infatti quelli che sono secondo la carne”—cioè le persone non rigenerate, le persone non cristiane—“quelli che sono secondo la carne hanno la mente rivolta alle cose della carne”. Per dirlo semplicemente, le persone non salvate hanno una mentalità non salvata. Le persone carnali hanno una mentalità carnale. Pensano alle cose carnali. Ma—versetto 5—“quelli che sono secondo lo Spirito”—i rigenerati—“hanno la mente rivolta alle cose dello Spirito”. Avete una mente nuova. Versetto 6: “Infatti la mente rivolta alla carne è morte, ma la mente rivolta allo Spirito è vita e pace”.
Avete una mente completamente nuova. Non è rivolta alla carne, è rivolta allo Spirito. È incredibile. La parola qui, phronēma, significa mentalità, un modo completamente nuovo di pensare, questo è ciò che significa. Non un cervello nuovo, ma un nuovo modo di pensare. Tutto ad un tratto, i vostri schemi di pensiero, che sono fisici e umani, vengono permeati da schemi di pensiero che sono divini e soprannaturali. Lo Spirito di Dio entra nel vostro pensare, e ora quella mente che un tempo era depravata, cieca, futile, ignorante e stolta è totalmente diversa. Non pensa più al livello carnale, pensa al livello spirituale.
Guardate 1 Corinzi capitolo 1 versetto 30. Quando pensiamo a ciò che Cristo ci dà nella salvezza, a ciò che ci porta, a ciò che provvede per noi, a ciò che ci concede, è assolutamente entusiasmante, ma notate soltanto questo—forse questo vi era sfuggito. 1 Corinzi 1:30: “Per opera di Dio noi siamo in Cristo”, egli dice, siamo diventati in Cristo. Poi dice: “Cristo Gesù, che per noi è diventato”—che cosa?—“sapienza da Dio”. Non è forse una realtà meravigliosa? Tutto ad un tratto, ora abbiamo la sapienza di Dio, e il salmista dell’Antico Testamento dice—Salmo 92:5—“I Tuoi pensieri sono molto profondi”. Ora, tutto ad un tratto, possiamo immergerci nei pensieri profondi del Dio eterno. Pensiamo in modi in cui non avevamo mai pensato prima. Pensiamo i pensieri di Dio.
Andate al capitolo 2. Capitolo 2, versetto 11: “Infatti, chi tra gli uomini conosce i pensieri di un uomo, se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così pure, nessuno conosce i pensieri di Dio se non lo Spirito di Dio. Ora noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio, affinché possiamo conoscere le cose che ci sono state donate gratuitamente da Dio”. Incredibile. L’unico che conosce un uomo è lo spirito di quell’uomo. Questo è analogo al fatto che l’unico che conosce Dio è lo Spirito di Dio, e noi abbiamo ricevuto lo Spirito di Dio; perciò, abbiamo la conoscenza di Dio. Dunque abbiamo la sapienza di Cristo, abbiamo la conoscenza di Dio concessaci dallo Spirito Santo.
Guardate il versetto 15. “Colui che è spirituale giudica ogni cosa”. Grande affermazione. “Eppure egli stesso non è giudicato da nessuno, perché chi ha conosciuto la mente del Signore da poterLo istruire? Ma noi abbiamo”—che cosa?—“la mente di Cristo”. Non è incredibile? Non siamo come l’uomo naturale del versetto 14, che non conosce nulla di Dio, per lui è tutta stoltezza. Noi conosciamo la mente di Cristo, ora comprendiamo la sapienza di Dio, lo Spirito di Dio ci dona una conoscenza di Dio che altrimenti non avremmo mai, mai avuto. E sapete che, come cristiani, avete questo? Sapete, ora, Paolo scrisse a questi Corinzi. Ricordate che questo gruppo non era davvero così straordinario. Avevano molti problemi seri. Eppure avevano ancora la mente di Cristo, avevano ancora la sapienza di Dio, avevano ancora il ministero d’insegnamento dello Spirito Santo.
Infatti—capitolo 10—dopo averli appena ripresi duramente per diversi capitoli a motivo della loro peccaminosità, nel capitolo 10 parlerà loro di come hanno profanato la mensa del Signore— oltre a tutte le altre cose terribili che facevano, stavano profanando la mensa del Signore—ma guardate che cosa dice loro al capitolo 10 versetto 15: “Parlo come a persone intelligenti; giudicate voi quello che dico”. “Che cosa intendi dire con questo, Paolo?” “Intendo dire: guardate, ciò che vi sto dicendo, per la grazia di Dio e attraverso la salvezza, voi avete la sapienza divina per valutare. Potete comprendere questo. Potete applicare questo”. È così che dobbiamo pensare, in modo coerente con la sapienza di Dio concessaci in Cristo.
In Colossesi 3:10 si dice che l’uomo nuovo è rinnovato a una vera conoscenza, secondo l’immagine di Colui che lo ha creato. In altre parole, ci è stata data una mente nuova; perciò, 2 Corinzi 10:3 dice che le armi della nostra guerra non sono che cosa? Carnali. Le armi della nostra guerra non sono carnali, sono armi spirituali. Sono armi, dice, che distruggono i ragionamenti e ogni altezza che si eleva contro la conoscenza di Dio, e noi facciamo prigioniero ogni pensiero all’obbedienza di Cristo. Non è straordinario? Possiamo attraversare il mondo e letteralmente fare prigioniero ogni pensiero umano alla verità in Cristo, non è vero? Possiamo costringerlo a sottomettersi a ciò che sappiamo essere vero riguardo a Cristo, vero riguardo a Dio, vero riguardo alla Scrittura. Abbiamo una mente nuova. Avete mai filtrato qualcosa attraverso un colino? Noi abbiamo la capacità di filtrare tutti i dati del mondo e purificarli. Abbiamo la mente di Cristo, la mente di Dio.
Dunque la vita cristiana, allora, viene caratterizzata da una mente nuova. Abbiamo una mente nuova. Ma posso sfidarvi? Avete notato che a volte la vostra mente si sporca? Avete notato che ha bisogno di una pulizia periodica? Ebbene, in Romani 12:1-2, si dice che non solo dobbiamo presentare i nostri corpi come sacrificio vivente, santo, accettevole a Dio, il che è un atto di culto ragionevole, ma che non dobbiamo essere conformati a questo mondo, bensì trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché possiate conoscere qual è la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio. Abbiamo continuamente bisogno di rinnovare la nostra mente—rinnovare continuamente la nostra mente. In Efesini 4:23, Paolo dice: “Siate rinnovati nello spirito della vostra mente”. In 1 Tessalonicesi, alla fine, capitolo 5 versetto 21: “Esaminate ogni cosa con cura, ritenete il bene, imparate a pensare, rinfrescate la vostra mente, pulite la vostra mente, rinnovate la vostra mente”. Si sporca nel mondo.
Pietro dice in 1 Pietro 1:13: “Cingete la vostra mente per l’azione”. Dovete prendervi cura della vostra mente, fratelli, questo è ciò che sta dicendo. Questo è ciò che Paolo sta dicendo, ciò che Pietro sta dicendo—prendetevi cura della vostra mente. John Owen, un grande scrittore puritano, disse questo: “Quel bene che la mente non può scoprire, la volontà non può scegliere, e gli affetti non possono abbracciare”. E poi Owen disse: “Nella Scrittura, l’inganno della mente è comunemente posto come il principio di ogni peccato”. Dovete prendervi cura della vostra mente. Siamo dunque chiamati alla disciplina mentale. Colossesi 3:2: “Abbiate la mente rivolta alle cose”—che cosa?—“di lassù, non alle cose della terra”. Paolo spesso dice nelle sue epistole: “Non voglio che siate”—che cosa?—“ignoranti”. Dieci volte in 1 Corinzi e in Romani dice: “Non sapete?” “Non sapete?” “Non sapete?” Egli sta sempre colmando le lacune della loro mancanza di conoscenza, e Gesù usò spesso il verbo “pensare”. Dobbiamo essere impegnati a pensare e a pensare alle cose giuste.
Questa non è una novità del Nuovo Testamento. Se tornate fino all’istruzione di Proverbi capitolo 2, dice: “Figlio mio, se riceverai le Mie parole e custodirai dentro di te i Miei comandamenti, prestando il tuo orecchio alla sapienza, inclinando il tuo cuore all’intelligenza; se invocherai il discernimento e alzerai la tua voce per l’intelligenza; se la cercherai come l’argento e andrai in cerca di lei come di tesori nascosti, allora comprenderai il timore del Signore e troverai la conoscenza di Dio, perché il Signore dà la sapienza, dalla Sua bocca vengono conoscenza e intelligenza”. In altre parole, Dovete cercarla con impegno. Dovete scavare per trovarla, come si scava in cerca d’argento. Dovete lavorare per ottenerla.
E, a proposito, se siete fedeli nel fare il massimo sforzo, secondo il Salmo 119:34, Dio vi darà intendimento. La mente cristiana, tragicamente, ha ceduto alla deriva secolare, e oggi abbiamo un cristianesimo che non pensa. È in qualche modo isterico, malinconico, melodrammatico—non pensa. È davvero tragico. Stiamo facendo le domande sbagliate. Stiamo chiedendo: “Come mi farà sentire?” e “Funziona?” invece di: “È vero?” “È giusto?” Dobbiamo imparare a pensare alle cose giuste.
Ora, quali sono? Guardiamo il nostro testo. Molto semplice. Non ho nemmeno bisogno di commentarle, in realtà, potete vederle da soli. Per prima cosa egli dice: “Del resto, fratelli, tutte le cose vere”. Ora, se volete sapere che cosa è vero, dove andrete? Alla Parola di Dio. Giovanni 17:17: “La Tua Parola è verità”. Salmo 19:9, Salmo 119:151, eccetera, eccetera, eccetera. La verità è in Cristo, Efesini 4:21 ce lo dice. La verità è in Dio, 2 Timoteo 2:25 ce lo dice. Dunque, se volete conoscere la verità, andate alla Parola di Dio. Essa è il punto focale e il luogo di ogni verità. Dunque, se devo pensare a tutto ciò che è vero, dimorerò prima di tutto sulla Parola di Dio e su qualunque altra cosa sia vera.
In secondo luogo, egli dice: “Tutte le cose onorevoli”, ciò significa degne di rispetto. Tutto ciò che è nobile, tutto ciò che è dignitoso, tutto ciò che è riverente, tutto ciò che è elevato, non ciò che è volgare, mondano, comune. La parola viene in realtà da un termine che significa adorare. Tutto ciò che è degno di riverente stupore, tutto ciò che è tenuto in alta considerazione, tutto ciò che è grandemente rispettato, tutto ciò che è degno di adorazione, questo è ciò a cui penso. In terzo luogo, egli dice: “Tutte le cose giuste”. E qui il termine significa “giusto”—giusto. Tutto ciò che è in perfetta armonia con lo standard eterno, immutabile, divino di un Dio santo rivelato nella Scrittura. Io penserò a ciò che è vero. Io penserò a ciò che è degno di adorazione. Io penserò a ciò che è assolutamente coerente con la santità di Dio. E poi egli dice: “Tutte le cose pure”, hagnos, che significa moralmente integre, incontaminate. Tutto ciò che è moralmente puro e moralmente pulito, io penserò a quello, non all’altra spazzatura.
Poi dice: “Tutte le cose amabili”, questo significa attraenti, piacevoli, gradevoli, affabili. È una di quelle parole che troviamo solo qui nel Nuovo Testamento, una parola insolita. Significa tutto ciò che è dolce, o grazioso, o generoso, o paziente. Può avere molte sfumature. Tutto ciò che è attraente e amabile è una traduzione buona quanto qualunque altra per rendere quel termine. E poi egli dice: “Tutte le cose di buona fama”, che significa considerate bene. Tutto ciò che è altamente stimato. È lì che metto i miei pensieri.
Capite entro quali confini questo mi tiene? Mi pone confini molto precisi, non è vero? Se guardo al mondo, troverò la verità? Se mi guardo intorno nel mondo, troverò ciò che è onorevole, ciò che è giusto, ciò che è puro, ciò che è amabile, ciò che gode di buona reputazione? Quando accendo la televisione, è questo che vedrò? Quando vado a teatro, è questo che vedrò? Quando leggo un libro o una rivista, è questo che vedrò? Quando converso con degli amici, è questo che sperimenterò? Il punto è che dovete proteggere la vostra mente, perché è questo che determina ciò che volete e ciò che desiderate, ed è questo che determina come reagite agli stimoli della vita.
E poi dice: “Se vi è qualche eccellenza e se vi è qualcosa degno di lode, queste cose siano oggetto dei vostri pensieri”. E queste sono affermazioni che potremmo leggere altrettanto bene così: “Poiché vi è eccellenza e poiché vi sono alcune cose degne di lode, per favore, concentratevi su queste”. Per favore. La vostra mente è il più grande tesoro che avete, per quanto riguarda quei doni della vita umana, e ora, come credenti, la vostra mente opera in sintonia con lo Spirito di Dio. Dovete proteggere quella mente, e il modo in cui la proteggete è il modo in cui pensate, e dovete proteggerne le influenze. Dovete evitare quelle cose che influenzano negativamente il vostro pensiero. Non c’è—non c’è una soluzione rapida a questo. Non c’è alcuna formula facile per la stabilità spirituale che possiate ottenere in quattro sedute di consulenza. Non c’è alcun librettino che si possa scrivere e dire: eccola qui. Non potete imbottigliarla e dire loro di prenderne una dose al giorno.
La stabilità spirituale è il prodotto del coltivare la pace nella comunione fraterna, del mantenere uno spirito di gioia, dell’imparare ad accettare meno di quanto vi è dovuto, del riposare in una fiducia sicura, o fede, nel Signore, del reagire ai problemi con una preghiera riconoscente; e tutto questo scaturisce dal concentrarsi sulle virtù secondo Dio, che cominciano a dominare i vostri schemi di pensiero, ed è questo che produce la pace, la gioia, l’umiltà, la fede, la gratitudine che rendono stabile la vostra vita.
Ora, l’unica questione che rimane qui—e Paolo lo sa—è dire: “Ascoltate, se volete un esempio di tutto questo, guardate me”. Versetto 9: “Le cose che avete imparate, ricevute, udite e viste in me, mettetele in pratica, e il Dio della pace sarà con voi”. Non avrete soltanto la pace di Dio—versetto 7—avrete il Dio della pace—versetto 9. Paolo dice: “Io sarò il modello”. E poi da lì prosegue dandoci illustrazioni di come egli abbia letteralmente trasceso i suoi problemi, le sue persecuzioni, le sue difficoltà, le sue prove, e mantenga la stabilità spirituale.
Miei cari, come un uomo pensa nel suo cuore, così egli è. Dobbiamo imparare a custodire le nostre menti. Non potete aspettarvi la pienezza della gioia spirituale e dell’utilità spirituale se non desiderate le cose giuste, perché è questo che muove il vostro comportamento, e i vostri desideri sono un riflesso diretto delle vostre influenze. Dunque, fratelli, pensate a queste cose. Chiniamo insieme il capo in preghiera.
Padre, con gratitudine esprimiamo apprezzamento per il fatto che Tu hai ministrato a noi questa mattina in molti modi. Ci hai dato il privilegio di sederci, per così dire, ai piedi dello Spirito di Dio, per essere istruiti. Aiutaci, Signore, a comprendere l’incredibile privilegio di avere la mente di Cristo, la sapienza di Dio donataci dallo Spirito di Dio, così da poter conoscere correttamente ciò che è giusto. Aiutaci, Signore, a proteggere la mente, a imparare a pensare, a rivolgere la nostra mente alle cose che contano. Grazie, o Dio, per il ricco deposito della Tua Parola e per tutti quei molti libri che parlano della Tua Parola, che ci offrono un pozzo inesauribile di acqua fresca, limpida e ristoratrice di verità, affinché possiamo essere veramente saturati da ciò che è vero, da ciò che è onorevole, da ciò che è giusto, da ciò che è puro, da ciò che è amabile, da ciò che è di buona fama. E poiché vi è eccellenza nella vita cristiana e poiché vi sono alcune cose così degne di lode, noi vogliamo pensare a queste cose. Custodiscici, Signore, affinché possiamo vivere sempre più per la Tua gloria. Amen.
FINE
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