Apriamo le nostre Bibbie a Filippesi capitolo 4 e torniamo al nostro studio del “segreto della contentezza”. Stiamo considerando Filippesi capitolo 4, dal versetto 10 al versetto 19, come un’unità di pensiero nella mente dello Spirito di Dio e dalla penna dell’apostolo Paolo. E qui sta scrivendo sul tema della contentezza. Al versetto 11 scrive: “Non lo dico perché mi trovi nel bisogno, visto che ho imparato ad esser contento”, ed oserei dire che tutti vorrebbero sperimentare la contentezza, che è una parola meravigliosa, ricca, e in qualche modo sfuggente. Suppongo che saremmo tutti d’accordo nel dire che la maggior parte delle persone è, in un certo senso, disperata nel desiderio di essere contenta, nel desiderio di essere soddisfatta, nel desiderio di essere sufficiente.
Ebbene, ho una buona notizia per voi, c’è qualcuno che può procurare questa contentezza. E questa settimana ho ricevuto un volantino che mi ha detto tutto quello che c'è da sapere su questa persona. Dice questo: “Tutti voi che siete senza successo, sfortunati, insoddisfatti e scontenti, lasciate che la donna che sa vi aiuti. Ella rimuove ogni influenza malvagia. Se il marito o la moglie è infedele, vedetela subito. Risolve le liti tra innamorati, vi aiuta a riconquistare l’amore perduto e l’affetto della persona che amate, e vi mostra la via della felicità. Vi indica per nome amici e nemici e vi dice se i vostri amici sono veri o falsi. Ritrova proprietà perdute e rubate. Se avete qualunque problema riguardante il passato, il presente, il futuro, l’amore, il matrimonio, gli affari, le cause legali, le finanze o la salute, se siete nei guai, malati o innamorati, non c’è problema così grande che lei non possa risolvere”.
È una bella notizia, non è vero? “Vi offre la garanzia di rimuovere ogni male ed ogni sfortuna con un bagno e una doccia santa in una sola visita”, e qual è la notizia migliore di tutte? Si trova su Woodman Avenue a Pacoima, è sorprendente essere così vicini alla fonte della contentezza. A proposito, il suo nome è Mrs. White, e se volete il suo numero di telefono ce l’ho qui; Lasciate che vi dica una cosa, miei cari, se potesse veramente rimuovere ogni male ed ogni sfortuna con un solo bagno ed una sola doccia sacra, non vivrebbe su Woodman Avenue a Pacoima, perché sarebbe la persona più ricca del mondo. Tutti vogliono la contentezza. Mi dispiace, Mrs. White, non ce la beviamo.
Le persone cercano la contentezza, e tipicamente, nel mondo, presumono che la contentezza sia l’assenza di tutti i problemi. Questo non è il vero significato della contentezza, perché se questa fosse la contentezza, nessuno l’avrebbe mai, perché non potete essere completamente liberi dai problemi. La vera contentezza è l’essere in grado di essere soddisfatti e contenti in mezzo a qualunque problema. Questo è il tipo di contentezza che Dio offre attraverso Cristo. No, la persona che ha le risposte non è a Pacoima, la persona che ha le risposte è in cielo. Soltanto Dio può renderci contenti in qualunque situazione, ed è questo che stiamo imparando dall’apostolo Paolo.
Lasciate che vi legga di nuovo il testo, così da fissarlo nella vostra mente, cominciando dal versetto 10: “Ora mi sono grandemente rallegrato nel Signore, perché finalmente avete fatto rifiorire la vostra cura per me; in realtà già vi stavate prendendo cura di me, ma vi mancava l’opportunità. Non lo dico perché mi trovi nel bisogno, visto che ho imparato ad essere contento nelle circostanze in cui mi trovo. So vivere con mezzi umili, e so anche vivere nell’abbondanza. In ogni cosa e in tutte le circostanze ho imparato il segreto dell’essere sazio e dell’aver fame, sia dell’abbondare che del soffrire il bisogno. Io posso ogni cosa in Colui che mi fortifica. Tuttavia avete fatto bene a prendere parte alla mia afflizione. E anche voi, Filippesi, sapete che al principio della predicazione del Vangelo, dopo che partii dalla Macedonia, nessuna chiesa ebbe comunione con me nel dare e nel ricevere se non voi soli, perché persino a Tessalonica mi avete mandato più di una volta un dono per i miei bisogni. Non che io cerchi il dono in sé, ma cerco il frutto che abbondi a vostro conto. Ma ho ricevuto tutto pienamente ed abbondo. Sono ampiamente provveduto, avendo ricevuto da Epafrodito ciò che mi avete mandato, un profumo soave, un sacrificio accettevole e gradito a Dio. Ed il mio Dio provvederà ad ogni vostro bisogno secondo le Sue ricchezze in gloria in Cristo Gesù”.
Ora, stiamo toccando il cuore di questo grande uomo, Paolo. E stiamo scoprendo che egli è un uomo per ogni stagione. Stiamo scoprendo che è un uomo di contentezza. È un uomo soddisfatto. È un uomo sufficiente. Abbiamo notato, tornando al versetto 4, che egli ci ha comandato di rallegrarci sempre. Abbiamo notato al versetto 6 che egli ci ha comandato di non preoccuparci né di essere ansiosi per nulla. E ricordiamo al versetto 7 che ci ha introdotti alla pace di Dio. E al versetto 9 ci ha introdotti al Dio della pace. Questo è un uomo che sa come rallegrarsi in ogni situazione. Questo è un uomo che è libero dall’ansia e dalla preoccupazione. Questo è un uomo il cui cuore è custodito dalla pace di Dio e dal Dio della pace. Questo è un uomo che ora ci dice che ha imparato ad essere contento.
Potrebbe esserci un tema più significativo per i nostri giorni della contentezza? Viviamo in una cultura del tutto scontenta. Siamo scontenti di quello che abbiamo. Siamo scontenti del nostro aspetto. Siamo scontenti della persona con cui siamo sposati. Siamo scontenti della nostra sorte nella vita. Fondamentalmente siamo scontenti delle circostanze e delle difficoltà che ci vengono incontro. Siamo scontenti. E abbiamo così tanto. Questo è un uomo che si rallegrava, che era libero dalla preoccupazione, che conosceva una pace superiore, inesplicabile. Ecco un uomo che ha imparato ad essere contento; ecco un uomo che in ogni cosa e in tutte le circostanze si trovava ad essere sufficiente, soddisfatto. Naturalmente, la domanda che viene posta immediatamente è: come mai? Come possiamo essere contenti? Se lui ha imparato ad essere contento, può insegnare a noi ad essere contenti? Colui che è stato l’allievo ed ha imparato la lezione, può diventare il maestro e noi gli allievi? Ed io credo che la risposta sia sì. Ed è per questo che stiamo guardando piuttosto da vicino questo testo, perché ci delinea quelli che io credo essere gli elementi della contentezza.
Ricordate il primo punto che abbiamo esposto l’ultima volta? Che la contentezza comincia con la fiducia nella provvidenza di Dio, al versetto 10. La contentezza comincia con una fiducia stabile nel controllo sovrano di Dio su tutti gli eventi della vita che, in ultima analisi, concorreranno al nostro bene. Questo è ciò che stava dicendo per implicazione al versetto 10: “Mi sono rallegrato quando è arrivato il vostro dono”. Egli era, ricordate, prigioniero a Roma; era là, detenuto, incatenato ad un soldato romano, incarcerato in qualche appartamento nella città di Roma. Era dunque un uomo che aveva perso il suo conforto e la sua libertà. Sopravviveva con il minimo indispensabile in termini delle necessità della vita. Ed ecco che i Filippesi gli avevano mandato un dono, forse denaro, forse cibo, forse vestiti, forse qualche altro conforto di cui aveva bisogno. Ed egli sta dicendo: guardate, va bene così, so che non è arrivato prima perché non avete avuto l’opportunità di farlo prima. Egli è contento con il Dio sovrano che, nella Sua provvidenza, ordina le opportunità. E lì c’è l’elemento di base della contentezza, quella grande fiducia che Dio non mi ha dimenticato, che Dio è attento a me, che Dio conosce il numero dei capelli sul mio capo, che Dio comprende tutto della mia vita, forse persino mette le mie lacrime in un otre. Dio conosce il mio alzarmi ed il mio sedermi; conosce il mio uscire ed il mio entrare. Io sono il costante oggetto del Suo amore onnisciente, ed Egli ordina ogni cosa nel Suo universo per portare a compimento il mio bene. Quando credete questo, sperimenterete la contentezza.
La seconda cosa che l’apostolo Paolo ha indicato come elemento della contentezza è la soddisfazione con poco. Al versetto 11 dice: “Non lo dico perché mi trovi nel bisogno. D’altro canto, ho imparato ad essere contento in qualunque circostanza mi trovi”. Qui egli implica che molto poco era necessario per soddisfarlo. Se qualcuno avrebbe potuto dire: “Sono stato in grande bisogno, con pochissimo cibo, pochissimi mezzi di sussistenza, con grandissime difficoltà legate alla prigionia”, egli avrebbe potuto dire: “Ho grandi bisogni”. Invece dice: “In realtà non parlo affatto per bisogno”. Come puoi dire questo, Paolo? Perché valuto la mia vita e dico che posso essere soddisfatto con molto, molto poco.
Ed abbiamo cercato di trasmettervi questo lo scorso giorno del Signore, cioè che dobbiamo essere contenti con cibo e vestiario, e basta. E se Dio provvede questo, dobbiamo essere contenti. Abbiamo parlato di come viviamo in una società che genera scontentezza; l’intero approccio della pubblicità è rendervi scontenti, ed è molto, molto efficace.
Questa settimana ho ricevuto un piccolo lavoretto di carta che ha fatto una delle bambine della nostra chiesa, e mi è arrivato tra le mani. Questa bambina ha scritto sulla copertina: “Se abbiamo di che mangiare e di che coprirci, saremo di questo contenti”, 1 Timoteo 6:8. E l’ho aperto, e all’improvviso gli alberi hanno cominciato a saltar fuori, e lei dice: “Sono grata di condividere il mio giardino con gli altri bambini”. E poi, la pagina successiva dice: “Sono grata di condividere la mia stanza”. E questa è un’immagine del suo letto con due cuscini sopra, che senza dubbio condivide con qualcuno, “Sono grata per un po’ di cibo”. Ha un po’ di cibo sul tavolo; sembra un uovo ed una scatola di cereali. E poi: “Sono grata per pochi vestiti”, scrive: “Caro Pastore, grazie per averci insegnato ad essere contenti. Ricorderò che Dio ci dà ciò di cui abbiamo bisogno. Sarò soddisfatta con un pochino. E quando le cose andranno male, ricorderò che Dio controlla la mia vita. Con affetto, Tara”. Lei l’ha capito. È proprio qui. Quel libro dovrebbe essere pubblicato. Essere soddisfatti con poco potrebbe essere la lezione più preziosa che possiate insegnare ai vostri figli.
Il terzo punto che abbiamo notato l’ultima volta nel nostro sguardo a questo brano è che Paolo non solo mostrava fiducia nella provvidenza di Dio e dimostrava soddisfazione con poco; ma, in terzo luogo, viveva indipendente dalle circostanze. Il terzo punto è l’indipendenza dalle circostanze, e stiamo soltanto ripassando. Al versetto 12 dice: “So vivere con mezzi umili e so vivere nell’abbondanza”. Alla fine del versetto dice: “Posso essere sazio o aver fame, posso abbondare o soffrire il bisogno”. Nel mezzo del versetto: “In ogni cosa ed in tutte le circostanze ho imparato il segreto”. Sono stato iniziato al segreto interiore di come essere contento in qualunque tipo di circostanza. Non importa quale sia, positiva o negativa, in più o in meno. E, carissimi, ancora una volta questa è una componente della soddisfazione. La soddisfazione non è legata a ciò che avete. La soddisfazione non è legata a ciò che non avete. La soddisfazione è legata al vivere al di sopra di quel livello ed al comprendere la provvidenza di Dio, le promesse di Dio, e all’essere soddisfatti con poco in questa vita, anticipando molto nella vita a venire.
Paolo attraversava la vita, con tutta la gamma delle esperienze della vita che sembrava essere il suo pane quotidiano, ed era sempre contento e sempre soddisfatto. Andava bene quando le cose andavano bene. Andava bene quando non andavano bene. Era meraviglioso quando veniva baciato, abbracciato ed esaltato, ed era meraviglioso quando veniva percosso, ammaccato e maltrattato. Quelle non erano le cose che infliggevano colpi fatali, o anche solo devastanti, al suo uomo interiore. Confidava nella provvidenza di Dio. Confidava nella promessa di Dio. E così viveva al di sopra delle circostanze. Poteva rallegrarsi in qualunque cosa. Poteva avere pace in qualunque cosa. Poteva essere libero dall’ansia in qualunque cosa. Poteva mantenere uno spirito gentile e pieno di grazia in qualunque cosa, perché viveva oltre le circostanze.
Lasciate che vi porti ad un quarto punto questa mattina. Questa questione della contentezza richiede non solo una fiducia nella provvidenza sovrana di Dio, una soddisfazione con poco, ed un’indipendenza dalle circostanze; ma, in quarto luogo, Paolo era contento perché era sostenuto dalla potenza divina, era sostenuto dalla potenza divina. Ed egli ne faceva esperienza. Potreste persino formularlo così: egli sperimentava la potenza divina. Notate il versetto 13: “Io posso ogni cosa in Colui che mi fortifica”. Alcuni manoscritti dicono “Cristo”; ci sono manoscritti da entrambe le parti della questione. I manoscritti migliori sembrano usare la parola “Colui”, ma, naturalmente, si riferisce a Cristo; lo dico soltanto perché alcune delle vostre Bibbie potrebbero dire Cristo. Che dica Cristo o Colui, si riferisce a Cristo. Paolo dice: io sono sostenuto da Cristo che mi fortifica.
Vedete, egli aveva imparato che, per quanto difficile fosse nel mondo materiale, c’era un sostegno spirituale sottostante. E vorrei parlare un poco di questo questa mattina. La nostra adeguatezza e la nostra sufficienza vengono dall’essere uniti a Colui che è adeguato e sufficiente. Noi non siamo davvero autosufficienti, siamo sufficienti in Cristo. È proprio perché siamo uniti alla Sua vita e uniti alla Sua potenza in noi che abbiamo sufficienza. Paolo sta dicendo: “Guardate, io posso ogni cosa in Colui che mi fortifica”. Che cosa intende con questo? Ebbene, intende dire: sono unito a Cristo. E poiché sono unito a Cristo, questa è la vita di Cristo nell’anima dell’uomo; Egli vive in me, la vita che vivo è la Sua vita che vive in me, Galati 2:20; per questo, io ho una forza divina soprannaturale per ogni situazione.
Ora, egli non intende dire, e voglio che ascoltiate attentamente questo, egli non intende dire che io possa andare avanti per sempre senza mangiare. Non intende dire che io possa andare avanti per sempre senza bere, o che possa stare per sempre senza dormire, o che possa essere colpito con 5.000 frustate e sopravvivere comunque. Non intende questo. Egli sa che se alla fine non ha cibo, morirà. Se resta senza qualcosa da bere abbastanza a lungo, morirà. E se viene continuamente percosso, morirà. C’è un limite agli estremi fisici che può sopportare. Voglio dire, questo sarebbe vero in ogni caso, ovviamente. Ma ciò che sta dicendo è che quando sono arrivato alla fine delle mie risorse, allora sperimento la potenza di Cristo che mi sostiene finché non viene provveduto ciò che serve.
Ora, io credo che qui egli stia parlando del mondo materiale quando dice: “Io posso ogni cosa”. Avrebbe potuto dire: “Io posso sopportare ogni cosa”. Usa un verbo greco che significa essere forte, o avere forza. Sta dicendo: “Sono abbastanza forte da attraversare qualsiasi cosa a causa di Colui che infonde la Sua forza in me”. Non intende dire che potrei vivere per sempre senza cibo. Non sta parlando di una provvista miracolosa in quel senso. Quello che sta semplicemente dicendo è che in quelle esigenze della vita, in quelle situazioni estreme della vita in cui non ho più risorse umane, io vengo riempito della forza di Cristo. La Bibbia dice: “A chi non ha forza, Egli accresce il vigore”. E Isaia dice nel capitolo 40, quel grande e familiare versetto 31, “che quando stiamo per venir meno e ci stanchiamo, sentiamo la potenza di Dio e ci innalziamo a volo come aquile”. Sta parlando dell’arrivare, per così dire, al fondo delle risorse umane e trovare lì la forza di Cristo.
Forse l’illustrazione più chiara di questo si trova alla fine di 2 Corinzi. Aprite la vostra Bibbia a 2 Corinzi capitolo 12. E in 2 Corinzi capitolo 12, Paolo parla della sua debolezza. Dice al versetto 7: “E a motivo della straordinaria grandezza delle rivelazioni, per questa ragione, perché io non mi esaltassi”. Fermatevi a questo punto. Paolo aveva ricevuto, naturalmente, diverse rivelazioni da Dio. Aveva avuto visioni di Cristo. Era stato, in modo straordinario, lo strumento di Dio mediante il quale Dio aveva rivelato la Sua verità. A motivo di questo, per lui avrebbe potuto esserci una grave tentazione a essere orgoglioso. E così, per impedirgli di esaltarsi, il versetto 7 dice: “Mi è stata data una spina nella carne”. E dice: “Era un messaggero di Satana per schiaffeggiarmi, per impedirmi di esaltarmi”. Versetto 8: “A questo riguardo ho supplicato tre volte il Signore perché si allontanasse da me”. E il Signore disse: “La mia grazia ti basta, perché la potenza si perfeziona nella debolezza”. Il Signore gli mandò un messaggio molto importante. Puoi essere contento perché c’è grazia sufficiente e potenza sufficiente per prendersi cura di te nonostante questo problema. In altre parole, il Signore gli sta dicendo: “Io ti porterò a dipendere da Me”. Tu non puoi affrontare questo con la tua forza; dovrai dipendere da Me. Molto volentieri, dice al versetto 9: “Perciò mi vanterò piuttosto delle mie debolezze”. Perché? “Affinché la potenza di Cristo dimori in me”. Se non avessi questa debolezza, non dipenderei da me. Se potessi risolverla, non avrei bisogno di Lui. Dunque, è lì perché io dipenda. E nella mia dipendenza da Lui vedo manifestarsi la Sua potenza. Versetto 10: “Perciò io sono ben”, che cosa? “Contento”. Di che cosa sei contento? “Debolezze, insulti, distrette, persecuzioni, difficoltà per amor di Cristo, perché quando sono debole, allora sono forte”.
Ora, ascoltate questo. Egli trovò la sua contentezza nella forza manifesta di Cristo che viene al credente quando egli ha esaurito le sue risorse umane. Ora, lasciate che traduca questo in ciò che sto dicendo: la contentezza è un sottoprodotto della sofferenza. la contentezza viene quando sperimentate la potenza sostenitrice di Cristo in quei momenti in cui non avete forza umana. A chi non ha forza, Dio accresce il vigore. Se non siete mai stati lì, forse non l’avete mai sperimentato. Paolo dice: “Sono contento, ho visto la potenza di Dio”. Dovremmo pregare, sapete, per avere abbastanza sofferenza nella nostra vita, abbastanza difficoltà nella nostra vita, da essere gettati su Cristo, affinché possiamo vedere la Sua potenza esplodere in nostro favore e così trovare contentezza.
Sapete, nel corso degli anni sono cresciuto nella mia capacità di essere contento. Ed è un risultato diretto di tutte queste cose, ma non senza questo punto. Nella mia vita ho visto Dio fare cose che soltanto Lui poteva fare. Quando ero alla fine delle mie risorse umane, e mi è stata data l’espressione visibile e misurabile, almeno spiritualmente, della potenza di Dio, che mi dice che Egli è coinvolto nella mia vita, e lì sta la mia contentezza. Mi preoccuperei, mi agiterei, sperimenterei ansia, mancanza di pace e una certa misura di timore riguardo alla mia sufficienza se non avessi visto manifestarsi la potenza di Dio, non è vero anche per voi? Ma quando vedo la potenza di Dio manifestarsi nel tempo del mio estremo bisogno, quando non ho altra via a cui rivolgermi se non gettarmi sulla Sua forza e dire: “Signore, questa è una situazione che non posso risolvere, non ci sono risorse per questo, dipendo da Te”, vedo la potenza di Dio muoversi, e lì sta la mia contentezza : che Egli è vicino, che Egli è coinvolto.
E così, con fiducia, l’apostolo dice: “Ho la forza di fare qualsiasi cosa mediante la Sua forza”. Questa parola, “essere forte”, la parola che viene tradotta “io posso”, è la parola che in Atti 19:16 viene tradotta “sopraffatto”. In Atti 19:20 viene tradotta “prevaleva”. In Giacomo 5:16 viene tradotta “efficace”, o “potente preghiera del giusto”. È una parola di forza; è una parola di potenza. E Paolo sta dicendo: “Ho la potenza di attraversare ogni cosa”. A proposito, nel greco, “ogni cosa” si trova nella prima posizione enfatica. Quando i Greci volevano mettere l’enfasi, mettevano quella parola per prima. Ogni cosa ho la potenza di sopportare. E di che cosa sta parlando? Che cosa intendi per ogni cosa? Ebbene, bisogna tornare al contesto; “ogni cosa” è piuttosto generico se lasciato da solo. E basta tornare ai versetti 11 e 12 per sapere di che cosa sta parlando: delle circostanze. Sta parlando dell’essere sazio o dell’avere fame, dell’avere abbondanza di beni materiali o del soffrire bisogno materiale. È di questo che sta parlando. Sta dicendo: “Guardate, ho la forza di attraversare ogni cosa, tutte le privazioni, tutte le difficoltà nel mondo materiale, tutti i tempi di prosperità”; sta parlando del mondo materiale, “Ho la capacità di affrontare qualsiasi tipo di circostanza materiale a causa della mia forza spirituale”.
Questo è ciò che sta dicendo. Posso stare senza cibo, per un po’, ovviamente; posso stare senza vestiti, posso stare senza comodità, posso stare senza calore, posso stare senza libertà, posso stare senza cure, posso sopportare il dolore, posso sopportare il pericolo, posso sopportare la persecuzione, posso sopportare la sofferenza, posso sopportare la minaccia, posso sopportare tutto questo all’esterno perché sono così rafforzato all’interno. Vedete, quando arrivate al punto in cui siete alla fine delle vostre risorse e dipendete dal Signore e vedete il movimento della Sua potenza, trovate contentezza.
Guardate con me per un momento Efesini capitolo 3. Uno dei miei testi preferiti in tutta la Parola di Dio. Efesini capitolo 3 e versetto 14, una delle grandi preghiere dell’apostolo Paolo. Egli dice: “Io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome, affinché Egli vi conceda”. Questo è l’inizio della sua preghiera. E poi si lancia nella preghiera più straordinaria e ricca. Per che cosa stai pregando? “Ebbene, sto pregando che Egli vi conceda, secondo le ricchezze della Sua gloria”, guardate questo, “di essere fortificati con potenza mediante il Suo Spirito nell’uomo interiore”. Ciò che Paolo sperimentò, pregò che gli Efesini lo sperimentassero: quella forza interiore che ci rende sufficienti, adeguati, contenti in qualsiasi situazione. E il risultato di questo? Versetto 20: “Or a Colui che può fare infinitamente al di là di tutto ciò che chiediamo o pensiamo, secondo la potenza che opera in noi, a Lui sia la gloria”.
Paolo sta dicendo: “Sto pregando che siate fortificati con potenza mediante il Suo Spirito nell’uomo interiore, e quando siete fortificati con potenza mediante il Suo Spirito nell’uomo interiore, siete in grado di fare infinitamente al di là di tutto ciò che potete chiedere o pensare secondo quella potenza”. In altre parole, voi come credenti avete una risorsa dentro di voi, la vita di Dio dentro di voi, che è una sorgente di potenza capace di sostenere cose che voi non immaginate possa sostenere. A volte un genitore mi dice, quando sente parlare della perdita di un figlio: “Non credo che potrei mai sopportarlo, non credo che potrei mai farcela. Non credo che potrei mai sopravvivere a questo”. E spesso ho detto a me stesso: “Non so se potrei sopravvivere a una cosa del genere, o alla perdita della compagna della mia vita, a qualche grande tragedia. Non so se potrei sopravvivere a questo”. Ma credo che lo Spirito di Dio fortifichi l’uomo interiore in modo che siamo in grado di fare al di là di ciò che pensiamo di poter fare, secondo la potenza che opera in noi, quella potenza che viene attivata nel momento in cui le risorse umane sono finite.
Avete mai conosciuto qualcuno che avesse un pacemaker? Entra in funzione solo quando il cuore non lavora bene, giusto? È una potenza che sostiene. Finché il cuore funziona correttamente, non hanno bisogno del pacemaker. Se non funziona correttamente, il pacemaker prende il controllo. In un certo senso, noi abbiamo questa risorsa, questo serbatoio di potenza spirituale che entra in azione quando siamo arrivati alla fine delle nostre risorse. Dunque, egli dice: “Ho la capacità, fisicamente, materialmente, di superare qualsiasi cosa perché sono così riempito di forza spirituale che posso fare ciò che non avrei mai immaginato di poter fare”. Ah, che grande promessa, che grande promessa. E questa è la promessa per ogni credente: che se sperimenterete la contentezza, lo imparerete essendo arrivati all’estremo della vostra vita e imparando che, quando dovete avere la potenza divina, essa è lì.
A proposito, quella parte finale, “Colui che mi fortifica”, deve essere esaminata brevemente. La parola “fortifica”, endunamoō, mettere potenza dentro, significa infondere forza. Ed è ciò che il Signore fa. Il Signore ci infonde forza. La mette in noi quando siamo al limite.
Amati, questo è ciò che porta contentezza. Quando avete imparato a non dipendere dalle vostre risorse, ma quando siete stati nel deserto, quando siete stati nella valle, quando siete arrivati al limite, quando siete stati nella valle dell’ombra della morte, quando siete stati sull’orlo, non potete risolvere i vostri problemi, non potete eliminare il conflitto, non potete risolvere il matrimonio, non potete fare nulla riguardo ai figli, non potete cambiare l’ambiente di lavoro in cui vi trovate, non avete modo di affrontare la malattia che sta devastando il vostro corpo, e arrivate al punto in cui siete senza risorse, vi rivolgete a Dio, trovate la forza che è lì per attraversare questa situazione. E in questo sta la vostra esperienza della contentezza.
Ora, avendo detto tutto questo, devo dire anche questo. Qualcuno mi dirà: “Beh, sa, io sono arrivato alla fine di me stesso, sono arrivato al limite, sono arrivato al termine di tutte le mie risorse, e non ho trovato lì nulla che mi confortasse. Non ero contento, e non sono contento”. Lasciate che vi dica perché. Io credo che quando siete arrivati alla fine delle vostre risorse, sperimenterete la potenza di Dio e la contentezza che viene con essa solo se, alla fine delle vostre risorse, vi stavate muovendo, ora ascoltate attentamente, nella volontà di Dio. Lasciate che vi spieghi che cosa intendo. Se avete vissuto una vita di peccato, e ora siete in fondo alla fossa dove il peccato vi ha condotti, non aspettatevi che il Signore intervenga, riversi la Sua potenza e vi porti contentezza. Ciò che potrebbe fare è aggiungere disciplina al dolore che le vostre circostanze hanno già prodotto.
Il dottor Martyn Lloyd-Jones, scrivendo il suo libro sulla depressione spirituale, naturalmente era un medico, era stato medico della regina prima di sentire la chiamata di Dio a predicare e insegnare la Parola di Dio. E suggerì che questa questione del guardare alla potenza di Dio che entra in azione alla fine delle nostre risorse era simile alla questione della salute. La mise così. Disse: “La salute è qualcosa che risulta dal vivere rettamente. La salute non può essere ottenuta direttamente o immediatamente o in sé e per sé. C’è un senso in cui sono disposto a dire che un uomo non dovrebbe pensare affatto alla propria salute come tale. La salute è il risultato del vivere rettamente. E io dico esattamente la stessa cosa riguardo a questa questione della potenza nelle nostre vite cristiane”.
Ciò che sta semplicemente dicendo è che la salute è il prodotto finale del vivere nel modo giusto. Permettetemi di dirvi che la potenza di Dio che porta contentezza è il risultato del vivere rettamente dal punto di vista spirituale. Usa questa illustrazione. Dice: “Prendete la questione della predicazione. Nessun argomento viene discusso più spesso della potenza nella predicazione. ‘Oh, che io possa avere potenza nella predicazione’, dice il predicatore, e va in ginocchio e prega per avere potenza. Io penso che questo possa essere del tutto sbagliato. Certamente lo è se è l’unica cosa che il predicatore fa. Il modo per avere potenza è preparare con cura il proprio messaggio. Studiate la Parola di Dio, rifletteteci, analizzatela, mettetela in ordine, fate del vostro meglio. Quello è il messaggio che Dio è più incline a benedire: l’approccio indiretto piuttosto che quello diretto. È esattamente lo stesso in questa questione della potenza per vivere la vita cristiana. Oltre alla nostra preghiera per la potenza, dobbiamo obbedire a certe regole e leggi fondamentali. Il segreto della potenza è scoprire e imparare dal Nuovo Testamento ciò che è possibile per noi in Cristo. Ciò che devo fare è andare a Cristo, devo trascorrere il mio tempo con Lui, devo meditare su di Lui, devo conoscerLo. Devo praticare la vita cristiana. Devo fare ciò che Egli mi dice. Devo leggere la Bibbia. Devo vivere la vita cristiana in tutta la sua pienezza”. Fine della citazione.
Ora, ciò che sta dicendo è ovvio: la potenza è il risultato del vivere rettamente. Proprio come la salute è il risultato del vivere rettamente nella dimensione fisica. Il punto è questo: quando arrivate al vostro estremo, la potenza di Dio sarà lì e, con essa, la contentezza, se avete vissuto rettamente. Vedete, il problema che abbiamo oggi è che abbiamo tutte queste persone, tra virgolette, “cristiane”, che vivono vite peccaminose, malvagie, infedeli. Poi hanno problemi. E quando arrivano all’estremo di quel problema e non riescono a risolverlo e non vedono la potenza di Dio cambiare la situazione, vogliono correre via e ottenere una soluzione rapida. E non hanno mai affrontato la vera questione. Ascoltate, non potete ottenere la potenza di Dio da un consulente, non potete ottenere la potenza di Dio da un terapeuta, non potete ottenere la potenza di Dio da qualche formula, non potete, con una semplice formula, cambiare tutta la vostra vita e sperimentare la pienezza della potenza di Dio e la contentezza, se avete vissuto secondo un modello peccaminoso. Non c’è una soluzione rapida.
Paolo dice: “Guardate, io posso attraversare qualsiasi cosa nella forza di Cristo, ma non posso farlo senza la forza di Cristo, e quella forza di Cristo è sua soltanto quando cammina nell’obbedienza”. E così, vedete, le persone che corrono da qualcuno perché le sistemi, primo, probabilmente non comprendono la potenza di Cristo; secondo, forse non conoscono la potenza di Cristo perché questo è il prodotto del loro stesso peccato. A volte non è il prodotto del loro stesso peccato; a volte hanno bisogno di istruzione biblica, incoraggiamento biblico, consiglio e aiuto biblici. Ma molte, moltissime persone cercano una soluzione rapida per un modello di peccato che le ha condotte a un risultato che non possono risolvere, e che non sarà mai risolto finché non cominceranno a vivere una vita ubbidiente.
Lasciate che vi dia un’illustrazione classica, e ne ricevo continuamente. Ma ecco una lettera che è arrivata sulla mia scrivania un paio di giorni fa, “Caro John, ho tradito mio marito, nel mio secondo matrimonio, per circa 11 anni, da quando ci siamo sposati. Questo ha incluso diverse relazioni brevi, un paio di relazioni lunghe, alcune avventure di una notte e varie altre scappatelle, probabilmente 12-15 uomini in tutto. Fondamentalmente amavo mio marito, ma sapevo di non essere impegnata al cento per cento con lui, ovviamente, ma non avevo idea di come cambiare questa cosa. Ero un’anima misera e perduta. Non avevo alcun senso del mio valore, ero molto lunatica, scontenta, facevo molto shopping e compravo molte cose per cercare di soddisfare il mio vuoto. Sono una bugiarda molto abile, e riesco a ingannare mio marito così come tutti gli altri. Ero ancora in grado di funzionare abbastanza bene per la maggior parte del tempo nonostante tutto questo, e la maggior parte delle persone pensava davvero che fossi una brava persona, perché nascondevo così bene il lato cattivo di me. Mostravo al mondo una facciata molto rispettabile, ma mi sentivo come se indossassi sempre una maschera. Se qualcuno mi diceva mai che ero attraente, dicevo a me stessa: se solo tu potessi vedere ciò che c’è dentro di me, non lo diresti. Immagino che dovrei anche menzionare che ho avuto un aborto, un bambino concepito con il mio secondo marito mentre ero ancora sposata con il primo. Ci separammo. Ebbi l’aborto e poi sposai il mio attuale marito un anno e mezzo dopo, dopo aver vissuto con lui per la maggior parte del tempo. Comunque, a causa di una depressione ricorrente andai a farmi seguire. Tre anni fa andai da un consulente per due anni. Penso di comprendere meglio, grazie a questo, alcune delle ragioni per cui facevo le cose che facevo, ma non sono cambiata in alcun modo. Il mio background è quello di una famiglia cristiana. Infatti, mio padre era un ministro e io accettai Cristo. In realtà non ho mai capito che cosa significasse seguire Cristo; facevo molti dei gesti esteriori mentre crescevo, ma non significavano molto per me. Non appena lasciai casa per andare all’università, rifiutai tutto e me ne andai allegramente per la mia strada. Il mio cuore era molto freddo verso le cose di Dio e sono sicura che Satana fu ben lieto di indurirlo ancora di più”.
Ella dice: “Forse due o tre volte, nella mia depressione e disperazione più profonde, gridai a Dio perché mi aiutasse, ma non mi presi la briga di dire che mi dispiaceva per ciò che stavo facendo. E poiché non Lo sentii mai, ero totalmente convinta che mi odiasse e che non volesse più avere nulla a che fare con me. Questo accrebbe la mia miseria e il mio senso di inutilità”. Poi, questo: “Io sono la prova vivente della potenza dello Spirito Santo nel trasformare il cuore e il comportamento di una persona. Non tutte le convinzioni che hanno portato a una vita cambiata sono arrivate tutte insieme. È stato un processo graduale per certe cose”. Menziona cose come il dare in chiesa e cose del genere, “Ma una cosa cambiò immediatamente, perché credo che Dio sapesse che per me era la più importante: il solo pensiero di stare di nuovo con un altro uomo mi ripugna. Poi, dopo pochissimo tempo, mi fermai e mi resi conto che ero impegnata al cento per cento verso mio marito non credente e verso il mio matrimonio, e che lo amavo con tutto il cuore e non avrei mai più fatto nulla per disonorarlo. Non era qualcosa che avevo chiesto specificamente; è semplicemente accaduto. Avevo un profondo senso di gioia e di contentezza, una parola di cui pensavo che non avrei mai conosciuto il significato nella mia vita”.
Ebbene, come sperimentate la potenza sostenitrice di Dio e la contentezza? È il risultato di che cosa? Dell’obbedienza. Come potete aspettarvi di avere contentezza se andate a letto con chiunque e vivete quel tipo di vita? Certo che sarete persone misere. Solo Dio sa quando questa ragazza sia stata davvero salvata, ma questo non cambia il punto: la potenza sostenitrice e la contentezza di Dio sono provveduti a colui che, in una vita ubbidiente, è arrivato alla fine delle proprie risorse. È lì che si trova la sufficienza che porta contentezza.
Come potete conoscere la contentezza? Come posso conoscere io la contentezza? Avendo fiducia nella provvidenza sovrana di Dio, essendo soddisfatti con poco, essendo indipendenti dalle circostanze, ed essendo sostenuti dalla potenza di Dio. C’è un altro punto, e lo spiegherò la prossima settimana, ma ve lo do questa mattina. Ecco il quinto punto, il quinto fattore del contentezza: la cura per il benessere degli altri, la cura per il benessere degli altri. Se passate tutta la vita a preoccuparvi di voi stessi, probabilmente non sarete mai contenti. Non appena smettete di concentrarvi su voi stessi e vi dedicate alla cura degli altri, sperimenterete la contentezza. Il motivo per cui Paolo era così contento in qualunque situazione era che egli non era mai il problema centrale per se stesso. Il versetto 17 vi darà l’idea. Egli dice: “Non che io ricerchi il dono in sé, ma ricerco il frutto che abbonda sul vostro conto”. Che grande affermazione. Dice: “Ora, voi mi avete mandato quel dono per venire incontro ai miei bisogni; non che io avessi bisogno del dono, non mi rallegro perché ho ricevuto il dono, ma perché voi lo avete dato. Che cosa intendi? Ebbene, porterà frutto sul vostro conto. Che cosa significa? Abbiamo dato via il denaro, questo non porta frutto sul nostro conto. No, no, egli non sta parlando materialmente, sta parlando di che cosa? Spiritualmente. Ciò che sta dicendo è: voi conoscerete la benedizione di Dio. Infatti, lo dice al versetto 19: “Il mio Dio provvederà”, che cosa? “A ogni vostro bisogno”. Vedete, ciò che mi rende felice non è che io abbia ricevuto il dono, ma che voi abbiate ricevuto la benedizione quando lo avete dato. Ecco un uomo che è più interessato al fatto che i Filippesi fossero benedetti che al fatto di essere benedetto lui stesso, più interessato al fatto che essi ricevessero la benedizione di Dio che al fatto che i suoi bisogni venissero soddisfatti. Questo è così fondamentale per la contentezza: essere più solleciti per gli altri che per noi stessi.
Approfondiremo questo punto nei pochi versetti che rimangono in questo testo domenica prossima, e parlerò anche dei principi che qui si sviluppano riguardo al dare. È un passo straordinario che culmina in quel grande versetto 19: “Il mio Dio provvederà a ogni vostro bisogno”. Ma dovremo aspettare fino alla prossima volta.
Padre, Ti ringraziamo per il nostro tempo questa mattina. Che gioia adorarTi e lodarTi insieme, ancora una volta, per l’istruzione che ci hai concesso nella Tua Parola. Ti ringraziamo. Preghiamo di poter sperimentare la contentezza che viene a coloro che confidano, a coloro che sono soddisfatti con poco, a coloro che vivono al di sopra delle circostanze, a coloro che sono sostenuti dalla Tua potenza come risultato di una vita ubbidiente, a coloro che sono più preoccupati degli altri che di sé stessi. Fa’ che possiamo conoscere quel contentezza. Grazie per un dono così grande. Amen.
FINE
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