Apriamo adesso le nostre Bibbie, mentre arriviamo al nostro tempo di studio della Parola di Dio, a Filippesi capitolo 4, in quello che sarà il nostro terzo e ultimo messaggio sul tema del “segreto della contentezza”. Stiamo esaminando Filippesi 4, dal versetto 10 al versetto 19. Alcune settimane fa vi ho presentato un signore che recentemente è diventato mio amico, di nome Thaddeus. Vi ricordate che vi ho parlato di Thaddeus? Ci trovavamo sulla stessa nave in Alaska quando ha avuto un grave infarto ed è quasi morto. Abbiamo fatto una veglia di preghiera per tutta la notte, pregando per lui, Dio è stato misericordioso e gli ha risparmiato la vita, è arrivato sano e salvo a Vancouver, e poi ha trascorso diversi giorni in ospedale per riprendersi. Da allora è tornato a casa a Colorado Springs, ed una volta a casa, mentre si stava ancora ristabilendo ed era ancora debole, cominciò ad essere forte nello spirito e forte nel cuore. E cominciò a chiamarmi e, nel suo modo di fare, amorevole e pieno di grazia, mi chiamò quasi ogni giorno, credo per lo meno ogni giorno e a volte diverse volte al giorno, perché voleva semplicemente sapere che cosa Dio stesse facendo nella mia vita.
Mi chiamava e diceva: “John, come stai?” Al che io rispondevo dicendo: "No, tu come stai? Sei tu che hai avuto l'infarto, non io”, “No, non preoccuparti per me, sto bene, sono in pace, sono contento, va tutto bene, sono preoccupato per te”, “Beh, ho pregato per te, Thaddeus”. E lui diceva: “Beh, no, no, dobbiamo pregare per te, sei tu quello che ha bisogno delle nostre preghiere, e voglio sapere: sono tutti i bisogni del tuo ministero soddisfatti? Dio sta rispondendo alle tue preghiere? E per che cos'altro potrei pregare?” E la conversazione andava così, e se io lo chiamavo e chiedevo: "Thaddeus, ti sto chiamando giusto per sapere come stai...” lui diceva: “Oh no”, diceva, “come stai, tu?” E di nuovo mi faceva le stesse domande, "Va tutto bene? Dio sta rispondendo alle tue preghiere? Dio sta provvedendo ai tuoi bisogni? Come possiamo pregare per te?” Un uomo molto, molto altruista.
Beh, un giorno mi chiamò e mi disse: “John”, disse, “Dio ha davvero benedetto il mio cuore”. E disse: “Ho appena ascoltato la serie di registrazioni su La Famiglia Realizzata”. Abbiamo un album di otto registrazioni ed una guida allo studio, e disse: “L’ho appena finita”. E disse: “Quel messaggio deve raggiungere i leader dell’America”. E al telefono si stava davvero infervorando per questa cosa. E disse: “Sai”, disse, “a motivo dei miei contatti e delle persone che conosco”, disse, “ho accesso agli indirizzi di ogni leader in America”. E disse: “Ecco cosa voglio che tu faccia”, disse, “voglio che tu prepari abbastanza copie di quegli album da mandarne uno a ogni senatore, a ogni membro del Congresso, a ogni giudice della Corte Suprema, a ogni governatore, e a ogni persona di rilievo alla Casa Bianca; manderemo l’album e il libro di studio a ciascuno di loro”. E disse: “Dobbiamo raggiungerli con la verità che Dio ha stabilito per il matrimonio e la famiglia”. E io dissi: “Aspetta un attimo, Thaddeus, sono tante registrazioni, sono tanti soldi”.
Lui dice: “Il denaro non è il problema, dobbiamo raggiungere queste persone. Hanno bisogno di ascoltare la Parola. E lì predichi anche il vangelo, e riceveranno tutti il vangelo. Quindi lo faremo”. Ora, dice: “Tu scopri quanto in fretta possiamo farlo, e fallo e basta”. E io dissi: “Beh, potrebbe costare molto denaro, Thaddeus”. Lui disse: “No, non ci preoccuperemo di questo, me ne occuperò io. Fallo e basta, e ti manderò una lettera, e la lettera spiegherà che cosa dire quando invierete il materiale, e risulterà inviata da voi; e io ho tutti gli indirizzi, e raggiungeremo ogni leader in America e li rimetteremo tutti sulla retta via”.
E io dissi: “È una grande idea. È un’idea straordinaria”. E poi continuammo a parlare, e lui era così entusiasta di questa cosa. Più tardi, quello stesso giorno, ebbe un infarto devastante, e nel mezzo di quell’infarto, naturalmente, sua moglie lo riportò di corsa in ospedale, per attraversare ancora una volta tutto quello che aveva già attraversato sulla nave. Nel bel mezzo dell’infarto, lei mi chiamò per dirmi che era una cosa molto, molto seria e che probabilmente non sarebbe sopravvissuto, ed era con il cuore spezzato. E così, nel mezzo di tutto questo, decisero di aprirlo, di tagliargli lo sterno, e di fargli un intervento di bypass proprio nel mezzo di tutto questo. E lo fecero. E, come avrei potuto aspettarmi, sopravvisse. E il Signore fu misericordioso con lui. Uscì da quell’intervento e iniziò una ripresa sorprendente, e passarono alcuni giorni e ogni giorno parlavo con sua moglie, e conversavamo, e lei mi parlava dei suoi progressi e della sua gioia per la preghiera esaudita. E lui non era in grado di parlare, fino a, credo, giovedì di questa settimana. E così, giovedì, volle parlarmi per sapere come stava andando il progetto.
Così si tolse la maschera dell’ossigeno abbastanza a lungo da poter parlare al telefono. E io dissi: “Come stai, Thaddeus?” Lui disse: “Oh, John”, dice, “tu come stai? Come sta andando il ministero?” È un uomo impossibile da sviare, sapete. Quindi, pregate, d’accordo? Nel prossimo mese manderemo uno di quegli album a tutte quelle persone, perciò pregate per tutti i senatori e i membri del Congresso; la Parola del Signore non procede mai senza portare qualche frutto. Quindi sarà interessante vedere tutti i leader d’America raggiunti dallo stesso messaggio. Sarà interessante anche quando ascolteranno il messaggio sul ruolo della donna. Alcuni di loro probabilmente sono donne.
Ma pensavo fra me e me, ripensando ai miei momenti con Thaddeus: mi diceva sempre: “John, io sono perfettamente contento. John, ho una pace perfetta. Non sono minimamente preoccupato per nulla di tutto questo. Sono sempre preoccupato per te”. E mentre stavo attraversando questo particolare studio sul segreto della contentezza, interagivo quasi ogni giorno con un uomo interiormente appagato, che lo era anche nel mezzo delle circostanze più terribili che uno possa immaginare in questa vita. E nel mezzo di tutto, era in pace e totalmente soddisfatto. Aveva imparato ciò che Paolo aveva imparato: aveva imparato ad essere contento.
E una delle manifestazioni di quella contentezza nella sua vita era un altruismo totale e una preoccupazione per il benessere degli altri. Molto più preoccupato di questo che di qualunque altra cosa. E questo è l’ultimo punto del nostro schema qui, in modo appropriato, mentre consideriamo le caratteristiche della contentezza spirituale.
Vi ricordate che abbiamo cominciato guardando il versetto 10, e abbiamo discusso il fatto che la contentezza nella vita comincia quando si ha fiducia nella provvidenza sovrana di Dio. In altre parole, quando credete che Dio stia ordinando sovranamente ogni dettaglio della vita, questo conduce alla contentezza. Poi, al versetto 11, abbiamo notato che per essere contenti bisogna essere soddisfatti di poco. Quando i bisogni fondamentali sono soddisfatti, bisogna essere soddisfatti. Paolo lo era; questo è il segno della contentezza.
Il terzo punto che abbiamo notato era nel versetto 12: indipendenza dalle circostanze. La contentezza significa che io non sono vittima delle mie circostanze. Sono a mio agio, soddisfatto, in pace e contento in una relazione inalterabile ed eterna con il Cristo vivente, una relazione che si innalza infinitamente al di sopra delle circostanze terrene. Il quarto principio, di cui ci siamo occupati l’ultima volta, era che la contentezza è contrassegnata dall’essere sostenuti mediante la potenza divina. In altre parole, conoscere la potenza dello Spirito Santo nell’uomo interiore. Paolo aveva quel tipo di contentezza. La espresse al versetto 13 come la contentezza che viene quando si è messi in grado di affrontare ogni cosa da Colui che è in voi e vi fortifica, cioè lo Spirito di Dio. Dunque, la contentezza viene a chi ha fiducia nella provvidenza sovrana di Dio, a chi è soddisfatto di poco, a chi è indipendente dalle circostanze, e a chi riceve forza da una fonte divina.
Ora, infine, in quinto luogo, la contentezza appartiene a coloro che sono concentrati sul benessere degli altri. Questo è assolutamente essenziale per la contentezza. Se Paolo poteva dire: “Ho imparato ad essere contento”, allora doveva essere un uomo più preoccupato degli altri che di se stesso. Vi prometto questo: se vivete per voi stessi, non sarete mai contenti. La contentezza comincia a diventare una realtà quando smettete di mettere voi stessi al centro e vi preoccupate piuttosto di come stanno gli altri. Allora potete essere contenti nella vostra situazione. Ma noi non siamo così. La maggior parte di noi non sperimenta mai la contentezza perché pretendiamo che il nostro mondo sia esattamente come vorremmo che sia. Questa è una maledizione. Vogliamo costringere ogni cosa dentro lo stampo che abbiamo creato. Vogliamo che il nostro coniuge, marito o moglie, sia esattamente come ci aspetteremmo che fosse per soddisfare le nostre aspettative, il nostro disegno e il nostro programma. E vorremmo che i nostri figli si conformassero assolutamente a questo piano già scritto che abbiamo deciso per loro. E vorremmo che ogni cosa nel nostro mondo trovasse il suo posto perfetto nel piccolo schema in cui vogliamo incasellare ogni aspetto dell’esistenza.
Non conoscerete mai la contentezza finché non smetterete di costruirvi il vostro programma personale e non vi perderete in una preoccupazione per il benessere altrui. Paolo pregava questo per i Filippesi. Nel capitolo 1, versetto 9, disse che pregava per loro, “affinché il loro amore abbondasse sempre più’. Voleva che avessero un amore abbondante. Che cosa significa? Essere preoccupati degli altri. Al capitolo 2, diventa ancora più specifico nel versetto 3, dice: “Non fate nulla per egoismo o per vana gloria, ma con umiltà ciascuno di voi consideri gli altri superiori a se stesso. Non guardate soltanto al vostro interesse personale, ma anche all’interesse degli altri”. E questo è l’atteggiamento di Cristo, il quale non guardò al proprio interesse, altrimenti sarebbe rimasto in cielo, ma guardò all’interesse di uomini malvagi, peccatori e caduti, e così lasciò il cielo per venire incontro al loro bisogno.
Questo stava molto a cuore a Paolo. Pregava per questo. Esortava in questa direzione. È preoccupato che i Filippesi comprendano che devono vivere per gli altri piuttosto che per se stessi. Lo dirò di nuovo: la contentezza appartiene a una persona che non pretende che ogni cosa nella vita si adatti al proprio programma personale, a una persona che è più preoccupata degli altri che di sé. Ora, questo si dispiegherà per noi nei versetti dal 14 al 19, questo è il punto finale di Paolo. È ciò che emerge molto chiaramente in quello che dice qui.
Guardate il versetto 14. Comincia con la parola “nondimeno”. E questa è una transizione molto importante per Paolo, perché ciò che ha detto fino a questo momento potrebbe mandare il messaggio sbagliato ai Filippesi. Ricordate il quadro? Paolo è un prigioniero, incarcerato in una sorta di appartamento a Roma, incatenato a un soldato romano. Si trova in una situazione fisicamente molto difficile. Doveva vivere con mezzi davvero scarsi. Ha grande bisogno. Non sappiamo quali fossero tutti i suoi bisogni fisici in quel momento, ma possiamo comprendere i bisogni fondamentali della vita. E nel mezzo di quel bisogno, arriva alla chiesa di Filippi la notizia che egli, di fatto, aveva bisogni, bisogni che non erano ancor stati soddisfatti, e così, i Filippesi, per amore, mandano un uomo di nome Epafrodito, che porta con sé provviste per Paolo, forse cibo e vestiti, e denaro. Ed Epafrodito arriva fino a Roma da Filippi per consegnare tutto questo a Paolo. È un dono generoso. È un dono fatto con sacrificio. Potete essere certi che i Filippesi erano fondamentalmente poveri. Tenetelo a mente. Erano poveri. Erano una chiesa in Macedonia. E Paolo, in 2 Corinzi capitolo 8, commenta la povertà delle chiese macedoni. Erano un popolo povero. Non avevano molto. Quel che avevano, lo mandarono sacrificialmente all’apostolo Paolo.
E così, lui ha appena ricevuto quel dono da Epafrodito nei giorni scorsi. Epafrodito è rimasto lì e lo ha servito. Ora, Epafrodito sta tornando indietro, e con lui parte questa lettera. E quindi loro leggeranno cose come queste. Leggeranno il versetto 11: “Io non ho alcun bisogno. Ho imparato ad essere contento”. Leggeranno il versetto 12: “So vivere con mezzi umili e so anche imparare il segreto dell’aver fame e del soffrire il bisogno”. Leggeranno il versetto 13, che dice che lui può sopportare ogni cosa a motivo della forza dello Spirito dentro di lui. E concluderanno, se lui si fosse fermato a quel punto: “Quest’uomo non aveva bisogno di nulla di quello che gli abbiamo mandato. Abbiamo fatto un terribile errore. Abbiamo fatto questo grande atto sacrificale di generosità e lui ci scrive dicendo: non ne avevo bisogno, non lo volevo, Dio avrebbe provveduto a suo tempo, io sono impegnato a confidare nella provvidenza sovrana di Dio, sono soddisfatto con pochissimo, vivo al di sopra delle mie circostanze e sono sostenuto dalla potenza divina”. E se quella fosse stata la fine dell’epistola, loro si sarebbero sentiti molto male, e non sarebbe stata esattamente una lettera di ringraziamento.
Quindi dice: “Nonostante tutto questo, nondimeno”, nonostante il fatto che io sia contento, nonostante il fatto che io sia fortificato da Cristo, nonostante il fatto che io confidi nella provvidenza di Dio, nonostante il fatto che io viva al di sopra delle mie circostanze, “avete fatto bene. Avete fatto una cosa nobile”. Kalos, avete fatto qualcosa che era bello nel suo carattere, qualcosa che era buono nel senso nobile del termine. Avete fatto una cosa giusta. Avete fatto una cosa amabile. Avete fatto una cosa bella. In che cosa? “Nel partecipare con me alla mia afflizione”, alla mia thlipsis, al mio dolore, alla pressione, alla tribolazione, alla difficoltà. E, tra l’altro, la sua afflizione non era immaginaria. Questa era una situazione davvero difficile in cui si trovava, molto reale. E lui disse: “Avete fatto una cosa nobile quando avete condiviso con me, quando vi siete affiancati a me, quando vi siete uniti a me in una comunione, dando in modo così generoso. Avete fatto davvero una cosa nobile”.
Beh, è bello saperlo. Ma come poteva essere così nobile, se lui non ne aveva bisogno? Se non lo voleva, come poteva essere così buono? Beh, seguiamo il discorso e scopriamolo. Versetto 15: “E voi stessi sapete anche, Filippesi”, in altre parole, non vi sto dicendo qualcosa che non sapete, il ricordo è ancora chiaro nella vostra mente, Filippesi, “che all’inizio della predicazione del vangelo, dopo che partii dalla Macedonia, nessuna chiesa ebbe parte con me nella questione del dare e del ricevere, se non voi soltanto; perché anche a Tessalonica mi avete mandato più di una volta un dono per le mie necessità”.
Ora, sta tornando indietro di dieci anni. Ora, erano passati dieci anni da quando aveva ricevuto un dono da loro, dieci anni da quando aveva lasciato la loro zona. E sta guardando indietro e sta dicendo: “Non soltanto avete fatto bene a condividere con me in questo dono recente, ma voi stessi sapete anche, Filippesi, che dieci anni fa, quando predicai per la prima volta il vangelo a Filippi e nacque la chiesa, e poi andai a Tessalonica e poi andai a Berea, le tre principali zone del mio ministero in Macedonia; in tutto quel periodo voi foste l’unica chiesa che mi aiutò davvero. E poi, dopo che partii dalla Macedonia per andare in Acaia, e le due città lì erano Corinto e Atene, voi foste gli unici a mandarmi un dono”, “Ehi”, sta dicendo, “non ho dimenticato quanto siete stati generosi con me. Non dimenticherò mai che nel secondo viaggio missionario arrivai a Filippi, come è riportato in Atti capitolo 16, e il Signore fece nascere una chiesa. E non dimenticherò mai che quando andai a Tessalonica, che non è molto lontana, voi mandaste aiuto più di una volta, anche se rimasi lì solo due settimane; mandaste più di una volta in quelle due settimane per venire incontro ai miei bisogni. E non dimenticherò mai che quando lasciai la Macedonia e mi diressi verso Atene e Corinto, in Acaia, dopo che me ne fui andato, voi foste l’unica chiesa a mandarmi qualcosa. E voi continuate a compiere nobili atti di generosità”. E ciò che è implicito, tornando al versetto 10, è il fatto che lo avrebbero fatto molto più spesso, ma nel tempo trascorso non ne avevano avuto l’occasione.
E vi ricordo di nuovo che erano poveri. Erano poveri. 2 Corinzi 8, diedero generosamente a Paolo dalla loro profonda povertà. Infatti, quando Paolo arrivò a Corinto, non voleva prendere alcun denaro dai Corinzi. Non voleva far pagare loro in alcun modo il vangelo. E così dice in Seconda Corinzi 11: “Ho dovuto spogliare le chiese della Macedonia per essere sostenuto e poter servire voi”. Lo prese da quelle chiese povere. Lo vedeva perfino come una sorta di spoliazione. Erano così poveri.
E dunque ecco questi cari Filippesi, amorevoli, generosi e benevoli, che gli mandavano ciò di cui aveva bisogno, e poi alla fine, quando partì e se ne andò in Acaia, furono l’unica chiesa a mandargli qualcosa. E lui dice: “So che ciò che avete fatto è una cosa nobile, una cosa buona e bella, proprio come lo era dieci anni fa, quando avete dato”.
Tra l’altro, una nota sul versetto 15. Egli menziona questa condivisione e la chiama “la questione del dare e del ricevere”. Molto interessante. Sono tutti termini commerciali. La parola “questione” può essere tradotta “conto”. E i termini “dare e ricevere”, o letteralmente i termini “dare e ricevere”, potrebbero anche essere intesi come termini che esprimono il linguaggio bancario, uscite ed entrate. E ciò che sta dicendo è che in tutta questa questione contabile di entrate e uscite, voi foste gli unici a condividere con me quando lasciai la Macedonia, e mi mandaste anche più di una volta dei doni a Tessalonica. Questo mi indica che Paolo era un amministratore molto attento e che teneva il conto delle entrate e delle uscite, in modo da poter continuare a rendere conto alle chiese che lo sostenevano. Ricorderete anche, ne sono certo, che nel suo ministero egli scrive molto spesso del fatto che non voleva essere di peso a nessuno per ciò che faceva, e quindi lavorava con le proprie mani. Lo disse in modo particolare ai Tessalonicesi. Quando venni da voi, dice in Prima Tessalonicesi 2:9, dice, voi sapete come andarono le cose, ricordate la nostra fatica, le nostre difficoltà. Abbiamo lavorato notte e giorno per non essere di peso a nessuno di voi e per annunciarvi il vangelo di Dio. Beh, chi lo sosteneva quando lui non faceva pagare assolutamente nulla? Quando non faceva pagare nulla ai Tessalonicesi? I Filippesi. Loro lo sostenevano nella sua missione a Tessalonica.
In Seconda Tessalonicesi egli lo ricorda di nuovo, al capitolo 3 versetto 8: “Non abbiamo mangiato il pane di nessuno senza pagarlo, ma con fatica e difficoltà abbiamo continuato a lavorare notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno di voi”. Non era da solo; aveva un gruppo con sé. Lavoravano con tutte le loro forze per assicurarsi di non far pagare nulla a quelle nuove aree per la predicazione del vangelo. E dovevano dipendere dal lavoro delle loro mani e dai doni dei poveri Filippesi.
Quindi Paolo era molto, molto grato per il modo generoso e benevolo in cui questi cari Filippesi avevano espresso il loro amore verso di lui. Quando andò a Corinto, non dovette far pagare nulla ai Corinzi, non dovette chiedere loro del cibo. Poteva predicare loro il vangelo e lavorare e faticare con le proprie mani, come dice in Prima Corinzi 4:12. E poi ricevere da Filippi un sostegno sufficiente per mantenersi. E ricorda di nuovo ai Corinzi, in Seconda Corinzi 8, quanto erano stati generosi quei cari fratelli.
Ora, guardate il versetto 17, ed ecco il punto. Perché è così felice? Perché gioisce, tornando al versetto 10: “Mi sono grandemente rallegrato nel Signore, perché avete fatto rivivere la vostra premura”, perché gioisce per il loro dono? Perché dice che hanno fatto molto bene a condividere con lui, se non ne ha bisogno? Ecco perché: “Non che io ricerchi il dono in sé, ma ricerco il frutto che abbonda a vostro conto”. Non è che io voglia il beneficio materiale sul mio conto; è che voglio il beneficio spirituale sul vostro conto. È così che viveva quest’uomo. È così che viveva. Viveva concentrato sul benessere degli altri. Non era preoccupato del proprio benessere. Non era assorbito dal fatto di essere comodo, ben nutrito, soddisfatto e tutto il resto. Non sta dicendo: “Avete fatto bene a darmi tutto quello che mi avete dato perché così io ce l’ho, e questo mi rende felice, comodo, pasciuto e soddisfatto”. No, sta dicendo: “Sono così contento che abbiate dato, non perché io voglia il dono, ma perché voglio vederlo accreditato sul vostro conto spirituale”.
Vedete, è per questo che aveva pregato. Vi ho letto il capitolo 1 versetto 9, che il loro amore abbondasse sempre di più. E il capitolo 2, naturalmente, che continuassero a manifestare quell’atteggiamento di guardare non alle proprie cose ma alle cose degli altri, e di considerare gli altri più importanti di se stessi. Voglio quel frutto, quel karpon, quel profitto che viene accreditato sul vostro conto. È ciò che Gesù chiamò tesoro dove? In cielo. È accumulare tesori in cielo. Viene accreditato sul vostro conto spirituale.
Ecco un uomo che era contento perché, vedete, non era preoccupato di consumare. Non era preoccupato di quello che riceveva. Era profondamente interessato alle benedizioni spirituali che arrivavano agli altri. Gioite di più per la benedizione che arriva agli altri di quanto gioiate per quella che arriva a voi? Siete contenti di rimanere senza, purché qualcun altro sia benedetto? Questo è il cuore di Paolo. A lui non interessa accumulare benefici nella propria vita, ma accumulare dividendi eterni nella vita delle persone che amava. Questo viene dal cuore. Era così entusiasta perché questo avrebbe portato loro un così grande beneficio. Questa era la sua gioia.
Voi dite: beh, in che senso? Ora, loro sono poveri e dalla loro profonda povertà danno generosamente, hanno dato con sacrificio. Lui, dice, non ne ha davvero bisogno, e certamente Dio avrebbe provveduto in qualche altro modo. Ma perché allora questo in qualche modo li beneficia? O in che modo li beneficia? Lasciate che vi dia un piccolo sguardo su un principio spirituale che attraversa tutta la Scrittura.
Ascoltate questo, Proverbi 11:24 e 25: “C’è chi sparge e aumenta sempre di più; e c’è chi trattiene ciò che è giustamente dovuto, ma questo porta soltanto alla miseria”. Ecco un principio. Dai, e ricevi di più. Trattieni per te, e ti ritrovi senza nulla. Sta raffigurando un agricoltore. Sapete cosa fa un agricoltore? Un agricoltore semina il seme. Sapete cosa fa? Prende il suo denaro, va al negozio di sementi e compra il seme. Spende tutta la somma di denaro che ha nel seme. Questo è un rischio. E poi prende il suo seme e lo getta via nel terreno. E colui che fa questo, che lo getta via, spargendolo, è colui che aumenta sempre di più. Poi il versetto 25 dice che l’uomo generoso prospererà. Ecco l’applicazione. L’uomo generoso prospererà, e chi annaffia sarà egli stesso annaffiato. Questa è una promessa da parte di Dio, che Dio non rimane debitore verso nessuno.
Proverbi 19:17: “Chi ha pietà del povero presta al Signore, ed Egli lo ricompenserà per la sua buona azione”. Il Signore lo ricompenserà. In Luca 6:38, quel versetto familiare, Gesù dice: “Date, e vi sarà dato”. Mamma mia, che affermazione. Date, e vi sarà dato. In 2 Corinzi 9:6, l’apostolo Paolo scrisse: “Chi semina scarsamente, mieterà anche scarsamente; chi semina abbondantemente, mieterà anche abbondantemente”. In altre parole, il principio che attraversa tutta la Scrittura è questo: ciò che voi date con sacrificio diventa tesoro in cielo, e Dio, in risposta a questo, darà a sua volta. Infatti, in 2 Corinzi è molto, molto esplicito. Dice che il Dio che provvede il seme al seminatore e il pane da mangiare provvederà e moltiplicherà il vostro seme per la semina, e accrescerà il frutto della vostra giustizia. Sarete arricchiti in ogni cosa per ogni generosità, la quale, per mezzo nostro, produce rendimento di grazie a Dio; perché il ministero di questo servizio non solo supplisce pienamente ai bisogni dei santi, ma trabocca anche in molti ringraziamenti a Dio. Tutto questo a motivo della generosità del vostro contributo. Voi cari Macedoni avete dato generosamente, e ve lo dico adesso: Dio vi restituirà. E così è stato accreditato sul vostro conto, e porterà dividendi spirituali, la benedizione di Dio.
Ora, questo è un uomo davvero spirituale. Non gli importa tanto di ricevere benedizioni terrene; gli sta molto più a cuore che loro ricevano benedizioni spirituali. È interessato soltanto al fatto che questo venga accreditato sul loro conto spirituale. Poi, guardate il versetto 19. E qui dice: “Ho ricevuto tutto pienamente e sono nell’abbondanza. Ho tutto il necessario in abbondanza, avendo ricevuto da Epafrodito ciò che mi avete mandato”. Fermatevi a questo punto. Qui ci sono tre verbi di fila. E questi verbi sono tutti sempre più enfatici. E sono tutti verbi che possono essere usati in un contesto bancario. Il primo, dove dice: “Ho ricevuto tutto pienamente”, è un termine tecnico, commerciale, che significa ricevere una somma e rilasciarne ricevuta. Sta dicendo, in effetti: mi avete mandato più di quanto mi servisse, ho ricevuto pienamente ciò che avete mandato, e ora ve ne rilascio ricevuta. Poi dice: “Non solo ho ricevuto tutto pienamente, sono nell’abbondanza”, perisseuō, significa abbondare in un surplus di cose materiali. Sto proprio traboccando di tutto ciò che mi avete mandato. E poi, in terzo luogo, dice: “E Ho tutto il necessario in abbondanza”, plēroō, sono completamente riempito. Quindi, in un certo senso intensifica completamente l’idea usando quei tre verbi, che esprimono tutti una soddisfazione piena e completa. Quindi sta dicendo: “Francamente, sono sopraffatto. Sono sopraffatto da ciò che ho ricevuto da Epafrodito in quello che avete mandato. Sono sopraffatto. Ho in abbondanza. Ho tutto ciò che potrei mai chiedere”.
Dunque, non è privo di gratitudine. Ma la sua soddisfazione non viene da ciò che ha ricevuto, ma dalla generosità amorevole e sacrificale dei Filippesi, perché questo è stato accreditato sul loro conto spirituale. Ed è questo che gli ha rallegrato profondamente il cuore. E alla fine del versetto 18 lo dice: “Ciò che mi avete dato è stato un profumo soave, un sacrificio accettevole e gradito a Dio”. Ciò che sta realmente dicendo è: non lo avete dato a me; lo avete dato a Dio. Ed è stato un profumo soave, un sacrificio accettevole e gradito a Dio.
E questo, tra l’altro, è linguaggio sacrificale preso dall’Antico Testamento. Nel sistema sacrificale dell’Antico Testamento, un sacrificio doveva offrire a Dio un profumo soave. Doveva essere un sacrificio accettevole, e solo accettevole, e l’atteggiamento del cuore di colui che lo offriva doveva essere gradito a Dio. Potete risalire fino a Genesi 8:20 e 21, Esodo 29:18, Levitico capitolo 1 versetti 9, 13, 17; potete andare in Ezechiele capitolo 20 versetto 41. Potete andare in molti luoghi dell’Antico Testamento, e Dio dirà: “Voglio un sacrificio accettevole, voglio un cuore che Mi sia gradito, voglio un profumo soave”. E disse: “Voglio che offriate ciò che offrite tenendo Me al centro, come un atto puro e un vero atto di adorazione”. E qui, nel nuovo patto, Paolo sta dicendo che, così come questo era richiesto e ricevuto nell’Antico, allo stesso modo è richiesto e ricevuto nel Nuovo, solo che ora non è un animale. È ancora soave, accettevole, gradito a Dio.
Era un atto spirituale di adorazione, come Romani 12:1: “Fratelli, vi esorto dunque, per le misericordie di Dio, a presentare i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e accettevole a Dio, che è il vostro culto spirituale”. Così noi, come cristiani oggi, offriamo sacrifici. Pietro dice che siamo un sacerdozio santo, 1 Pietro 2:5, che offre sacrifici spirituali a Dio. E mentre diamo, stiamo offrendo sacrifici spirituali. Devono essere soavi, accettevoli e graditi a Dio. Ed è per questo che Paolo era così grato, perché sapeva che questo sacrificio era proprio così. Era grandemente incoraggiato e pieno di gioia, ed esprime quella gioia al versetto 10, all’inizio del brano. E la sua gioia non veniva dal fatto che aveva ricevuto ciò che voleva; lui non lo voleva. La sua gioia veniva dal fatto che i Filippesi avevano dato a Dio qualcosa che onorava Dio e che sarebbe stato accreditato a loro beneficio spirituale. Questo è un uomo concentrato sul benessere degli altri.
E poi dice questo, versetto 19: “E il mio Dio supplirà a ogni vostro bisogno secondo le sue ricchezze in gloria in Cristo Gesù”. Quel versetto è conosciuto dalla maggior parte dei cristiani, è citato spesso da molti di noi, ma ha bisogno di essere collocato nel suo contesto. Ciò che Paolo sta dicendo qui è molto semplice. Sta dicendo: “So che avete dato con sacrificio. So che avete dato a me in un modo che vi ha lasciati nel bisogno, e voglio assicurarvi che Dio non sarà vostro debitore. Ciò che è stato accreditato sul vostro conto spirituale, poiché è un profumo soave, un sacrificio accettevole e gradito a Dio, avrà come risultato che Dio vi ridarà una misura pigiata, scossa e traboccante. Dio spingerà persino delle persone, se necessario, a dare a voi. Egli non sarà vostro debitore. Supplirà a ogni vostro bisogno”.
E io credo che nel contesto qui, “ogni vostro bisogno” significhi bisogni materiali, bisogni terreni, che in una certa misura erano stati sacrificati dai Filippesi, e che sarebbero stati ampiamente riforniti da Dio in risposta al sacrificio. Se seminate abbondantemente per Dio, se accumulate tesori in cielo abbondantemente, che cosa mieterete? Abbondantemente. Se date, vi sarà dato. Se date al povero — in questo caso, Paolo — prestate al Signore, e il Signore provvederà. È lo stesso principio. Se spargete largamente, il Signore vi accrescerà. Stesso principio. I Macedoni avevano dato con sacrificio. I Filippesi, parte di quel gruppo macedone, forse proprio quelli che Paolo aveva principalmente in mente, avevano dato con sacrificio, e Dio non sarebbe rimasto loro debitore. I loro bisogni sarebbero stati soddisfatti.
Tornando a Proverbi, mi viene in mente un altro versetto, Proverbi 3:9: “Onora il Signore con i tuoi beni e con le primizie di ogni tua rendita; così i tuoi granai saranno pieni d’abbondanza e i tuoi tini traboccheranno di vino nuovo”. Se volete la benedizione di Dio sulla vostra attività terrena, allora mettete il vostro tesoro nelle Sue mani. Un uomo di un altro stato mi ha chiamato e ha detto: “So che avete alcuni bisogni al college. Mia moglie ed io abbiamo risparmiato del denaro per la nostra pensione, ma abbiamo deciso che dobbiamo darlo. Dio ce lo ha messo nel cuore e vogliamo prendere quel denaro della pensione e darlo a voi”. È una somma di denaro molto grande, “E confidare che Dio provveda per noi”. E così è arrivato un assegno, e così hanno accumulato tesoro in cielo, e così il mio Dio supplirà a ogni loro bisogno.
In che misura supplirà? Voi dite: “E se mi restituisse soltanto benedizioni spirituali e io morissi di fame?” No, no, Egli supplirà a ogni vostro bisogno. E in che misura? Secondo le Sue ricchezze. Non dalle Sue ricchezze. Se io dico a un uomo ricco: “Dammi dalle tue ricchezze”, potrebbe darmi venticinque centesimi. Questo viene dalle sue ricchezze. Ma se dico a un uomo ricco: “Dammi secondo le tue ricchezze”, dovrà darmi forse 25.000 dollari. Questo è secondo, o in proporzione alla quantità che possiede. Quando Dio dà a voi, non vi dà una miseria presa semplicemente da esse; vi dà secondo le Sue ricchezze, le Sue ricchezze gloriose. Le ricchezze in gloria che appartengono a Lui, nel Suo regno eterno, e che sono vostre in Cristo Gesù. Che affermazione.
Se siete in Cristo, le ricchezze di Dio in gloria in Cristo sono vostre. Grande verità. È per questo che non ci preoccupiamo di ciò che mangeremo, berremo o indosseremo, ma cerchiamo prima che cosa? Il Suo regno, e a tutto il resto ci pensa Lui. Glorioso. Dio è così buono, e nessun dono dato a Dio renderà un cristiano più povero. Avete sentito? Può soltanto rendervi più ricchi. Non può rendervi più poveri; può soltanto rendervi più ricchi. È lì che viene messa alla prova la vostra fede nel credere alla Parola di Dio.
Vedete, è tutto in Cristo Gesù. E se siete in Cristo, è lì. Il Nuovo Testamento dice: “In Cristo sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza”. Il Nuovo Testamento dice: “Al Padre è piaciuto che in Cristo abitasse tutta la pienezza”. Dice che in Cristo abita corporalmente tutta la pienezza della divinità. La Bibbia dice che Cristo riempie tutto in tutti. Paolo, scrivendo ai Corinzi, disse: “Ringrazio sempre il mio Dio per voi, per la grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in ogni cosa siete stati arricchiti in Lui”. E scrisse agli Efesini: “Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo”. E Pietro scrive che abbiamo tutte le cose che riguardano la vita e la pietà mediante la conoscenza di Lui, cioè Cristo. Non vi mancherà mai nulla quando avrete offerto con sacrificio a Dio un profumo soave, un sacrificio accettevole e un’offerta gradita.
Da dov’è che viene la contentezza? Beh, viene dal confidare nella provvidenza di un Dio sovrano. Viene dall’essere soddisfatti di poco. Viene dall’essere indipendenti dalle circostanze. Viene dall’essere sostenuti dalla potenza interiore dello Spirito Santo, e viene dall’essere concentrati sul benessere degli altri e sulla loro benedizione spirituale, e non sulla vostra benedizione materiale. Potreste riassumerlo in cinque parole: fede, umiltà, sottomissione, dipendenza e altruismo. Questo rende una persona contenta. Fede, umiltà, sottomissione, dipendenza e altruismo. Paolo era quel tipo di persona, contento. E queste sono le parti; questi sono i fili nel tessuto della contentezza.
Ora, ascoltate attentamente mentre concludo. Voglio darvi molto brevemente una teologia del dare cristiano che nasce da questo brano. So che molti di voi hanno bisogno di essere istruiti su questo, perché non lo siete stati. Ascoltate molto attentamente ciò che scaturisce da questo testo riguardo al nostro dare cristiano, al dare per l’opera del Signore, per la chiesa. Primo, deve venire dal cuore. Il versetto 10 dice che loro diedero perché la loro premura era stata ravvivata. Deve venire da dentro. Non erano costretti da un vincolo esterno; è che erano spinti interiormente. Il vostro dare non deve essere con riluttanza né per forza, dice Paolo ai Corinzi, ma Dio ama chi dona con gioia. Dovete dare dal cuore. La gioia di Paolo era perché è così che i Filippesi diedero, non perché dovevano farlo, ma perché amavano.
In secondo luogo, bisogna dare secondo l’opportunità che Dio vi concede. Egli nota di nuovo, al versetto 10, che diedero perché avevano l’opportunità di dare. E, amati, questo è il punto qui. Quando Dio vi rende possibile dare, e avete l’opportunità di dare, allora dovete dare. Infatti, la Bibbia dice di dare secondo la prosperità che Dio vi ha dato; quando avete i mezzi e l’opportunità, dovete dare.
Terzo punto: si dà a coloro che servono Dio. Si dà a coloro che servono Dio. Al versetto 14 dice: “Avete fatto bene a partecipare con me alla mia afflizione”. I vostri doni vanno a coloro che sono servi di Dio, e questo vi rende partecipi, vi rende partner. Avete fatto una cosa nobile nel condividere con me, dice. Siete miei partner. Ed è questo il vostro dare; è una collaborazione con coloro che predicano, che insegnano, che servono il Signore. Quando date alla Grace Church, la maggior parte del denaro che riceviamo va direttamente a sostenere le persone che servono, che danno se stesse nel servizio a Cristo.
Il punto successivo che impariamo è che il dare deve essere costante. Deve essere costante. Egli dice: mi avete dato più di una volta. E quando altri non hanno dato, voi avete dato. E ora eccovi qui, e state dando di nuovo. E se aveste avuto l’opportunità nel frattempo, avreste dato ancora e ancora. E ciò che vediamo qui è che erano costanti, più di una volta. Infatti, in 1 Corinzi ci viene detto che dobbiamo dare il primo giorno della settimana; il primo giorno della settimana ciascuno di voi metta da parte, secondo la prosperità che Dio gli ha dato. Dovete esercitare questa responsabilità ogni settimana. Dovete dare ogni settimana. Dovete dare a coloro che servono Dio. Dovete dare secondo l’opportunità che Dio vi concede. Dovete dare dal cuore. Dovete dare con costanza.
Poi, notate il versetto 17. Dovete anche ricordare che il vostro dare è di beneficio spirituale. Il versetto 17 dice che sarà frutto o profitto accreditato sul vostro conto spirituale. Ne sarete ricompensati, credo, in questa vita mentre Dio darà in cambio; ne sarete ricompensati nella vita a venire con un privilegio maggiore di lodarLo e glorificarLo. Sarà di beneficio spirituale. Quindi prendete una decisione con il vostro denaro: decidete se volete che sia materialmente benefico o di beneficio spirituale. Decidete se volete che sia di beneficio temporaneo o eternamente benefico. Siete voi a fare questa scelta.
Il principio successivo che emerge da questo testo riguardo al dare è che deve essere generoso. Deve essere generoso. Ovviamente, qualunque cosa abbiano dato, fu generosa. Dice al versetto 18 che egli ha ricevuto tutto pienamente, ed è un’abbondanza, ed è ampiamente provveduto. Qualunque cosa abbiano mandato, fu molto generosa. E, come Paolo notò tra i Macedoni, fu data con liberalità. Dovete dare generosamente. Tradizionalmente, nella chiesa, i cristiani hanno insegnato che un buon punto di partenza è dare al Signore il dieci per cento del proprio reddito. A me sembra che questo sia soltanto un punto di partenza, e la maggior parte di noi in questa società potrebbe fare molto, molto di più, e dovrebbe fare molto di più, nel dare all’opera di Dio. Non c’è una somma stabilita. Il popolo di Dio dell’Antico Testamento doveva dare due decime, cioè il 20 per cento ogni anno, e poi un’altra decima ogni tre anni, che si traduceva in circa il 23 per cento all’anno, più una tassa del tempio, più gli angoli del campo, più ciò che cadeva dal carro quando mietevano, che era una sorta di piano di partecipazione agli utili per i poveri. Arrivavano ben oltre il 25 per cento, che finanziava il loro governo nazionale, la teocrazia. E oltre a questo, dovevano dare volontariamente, dal cuore, con sacrificio, delle primizie, qualunque cosa volessero dare. Sembrerebbe che forse il dieci per cento sia un punto da cui cominciare. Ma dovremmo dare anche più di questo, quando Dio lo rende possibile, se davvero è possibile.
Il principio successivo che vorrei mostrarvi è questo: il dare è un atto sacro di adorazione spirituale. È un atto sacro di adorazione spirituale. Alcuni potrebbero andare in una chiesa e dire: “Beh, io non canto perché non mi piace quello che agita il braccio”. Ah sì? Beh, state dicendo che siccome non vi piace il modo in cui agita il braccio, non adorerete Dio? Voi avete la responsabilità di adorare Dio. È come dire: “Beh, io non darò denaro alla chiesa; non mi piace il modo in cui il predicatore conduce il culto”. La vostra responsabilità è verso Dio, di dare un profumo soave, un sacrificio accettevole e gradito a Dio. Quando lo avete dato, è stato accreditato sul vostro conto. La mia responsabilità, e la responsabilità degli anziani di qualunque chiesa, è essere amministratori di quello, e Dio chiederà conto a noi della nostra amministrazione e a voi del vostro modo di donare. Ma voi avete una responsabilità davanti a Dio: dare ciò che Gli è gradito. Deve essere un sacrificio. La parola sacrificio si trova al versetto 18. Davide disse: “Non darò al Signore ciò che non mi costa nulla”. E vedetelo così. Lo state mettendo, per così dire, sull’altare davanti a Dio.
E infine, qualunque cosa diate sarà ripagata da Dio, qualunque cosa diate, ascoltate bene questo, non esaurisce le vostre risorse. È tesoro in cielo e il mio Dio supplirà a tutti i vostri che cosa? Bisogni. E lo farà secondo, o in misura delle ricchezze gloriose del Suo regno che sono vostre in Cristo Gesù. Dobbiamo essere donatori fedeli, dobbiamo essere come i Filippesi, e dobbiamo essere come Paolo, che era più interessato al benessere degli altri di quanto lo fosse a se stesso. E anche lui doveva essere stato un grande donatore, oltre che un uomo contento. Chiniamo il capo in preghiera.
Padre, Ti ringraziamo perché ci hai insegnato riguardo alla contentezza, che essa include fiducia nella Tua provvidenza sovrana, soddisfazione con poco, indipendenza dalle circostanze, forza dalla potenza divina e preoccupazione per gli altri invece che per noi stessi. E quella preoccupazione per gli altri si manifesta nel modo in cui diamo, Signore. Sappiamo che non saremo mai contenti se cerchiamo soltanto di raccogliere, e ottenere, e guadagnare. Ma la contentezza è legata all’altruismo. Signore, aiutaci ad abbandonare il tentativo di far sì che ogni cosa nel nostro mondo e ogni persona nel nostro mondo faccia ciò che soddisfa noi. Aiutaci a vivere facendo ciò che giova a loro. E Ti ringraziamo perché ci hai insegnato di nuovo le lezioni della contentezza, e confessiamo quanto spesso siamo scontenti, e Ti chiediamo di perdonare le nostre tante forme di scontento. E Dio, non permettere che lasciamo questo luogo e mettiamo semplicemente queste cose in quella parte della nostra mente dove le cose vengono sepolte, per non essere mai più richiamate, ma tienile davanti a noi, dove siamo costantemente richiamati dal Tuo Spirito al fatto che dobbiamo essere contenti, e richiamati ai mezzi che producono questa contentezza. Compi questo in noi, Signore; non possiamo farlo da noi stessi, ma solo mediante la Tua forza. Per amore di Gesù, amen.
FINE
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