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Per favore, aprite la vostra Bibbia a 1 Tessalonicesi capitolo 4. E voglio richiamare ancora una volta la vostra attenzione sui versetti dal 13 al 18. Abbiamo dato a questo messaggio il titolo: “Che cosa succede ai cristiani che muoiono prima del ritorno di Gesù?” E tra l’altro, i dettagli riguardanti dove vanno i cristiani dopo la morte, e che cosa accade al loro spirito e che cosa accade al loro corpo sono spesso motivo di turbamento per le persone che non comprendono queste cose, e certamente era un problema che turbava i giovani cristiani della chiesa di Tessalonica. Erano nel Signore solamente da pochi mesi, e per la maggior parte, non erano cresciuti nel mondo giudaico, essendo stati convertiti da un totale paganesimo, e quindi per loro era tutto completamente nuovo. E nei pochi mesi in cui Paolo era lì a Tessalonica, e nei pochi mesi trascorsi da quando se n’era andato, erano cresciuti notevolmente in Cristo, ma c’erano ancora alcune questioni difficili che non comprendevano.

Ed una di queste riguardava il ritorno di Gesù Cristo. Paolo si era assicurato che comprendessero il fatto che Gesù sarebbe tornato per prendere il Suo popolo e portarlo con Sé. Infatti, nel capitolo 1 potreste notare che nei versetti 9 e 10 ci viene detto, dei cristiani tessalonicesi, che si erano convertiti dagli idoli, per servire il Dio vivente e vero e per aspettare il Figlio Suo dal cielo. Stavano vivendo nell’attesa del ritorno di Gesù. E sembra piuttosto ragionevole, in questo contesto, pensare che essi credessero veramente che sarebbe tornato molto presto, durante la loro stessa vita. Ed è proprio questo che diede origine alla loro domanda, perché alcuni di loro erano morti. Periodicamente, continuamente, di tanto in tanto, alcuni dei credenti della chiesa di Tessalonica morivano, e visto che erano così desiderosi e pieni di aspettativa riguardo alla venuta di Gesù Cristo, facevano fatica a capire che cosa sarebbe successo a quelle persone al ritorno di Gesù, se non erano più qui, si sarebbero forse perduti quel grande evento? Si sarebbero perduti il radunamento dei credenti, come lo chiamavano loro, così come Paolo ha menzionato in 2 Tessalonicesi 2:1? Si sarebbero perduti il Rapimento? E per questo, erano molto preoccupati.

Poiché vivevano con tale entusiasmo, con tale aspettativa e con tale anticipazione di quel grande momento in cui Gesù sarebbe venuto per il Suo popolo, e anche perché, secondo il capitolo 4 versetti 9 e 10, si amavano così tanto che tutti conoscevano il loro amore, soffrivano per i loro cari che erano morti, non tanto perché erano morti, dato che credevano che i loro spiriti fossero con il Signore, ma perché pensavano che potessero perdersi quel grande evento. E così l’apostolo Paolo scrive questa sezione per aiutarli.

E la settimana scorsa ho detto, e lo ripeto ancora, che questa è una sezione più pastorale che teologica. L’intento dell’apostolo Paolo non è quello di offrire una spiegazione escatologica completa del Rapimento, dall’inizio alla fine, in tutti i suoi dettagli e in modo sistematico; il suo intento è piuttosto quello di confortare cuori turbati, afflitti e addolorati. La domanda: “Che cosa succede ai cristiani che muoiono prima del ritorno del Signore?” non era per loro una questione accademica; era una domanda dolorosa che gravava sul loro cuore, perché soffrivano al pensiero che i loro cari morti potessero perdere quel grande evento. Forse la loro morte, si chiedevano, era una forma di giudizio? Forse il Signore li aveva disciplinati, togliendo loro la vita, e per questo avevano perso il privilegio di partecipare al Rapimento? C’era forse qualche peccato segreto nella loro vita, ed era per questo che erano morti? Sarebbero stati in qualche modo esclusi dal radunamento dei credenti e da quel meraviglioso viaggio verso il cielo? Sarebbero rimasti spiriti senza corpo, senza mai conoscere la trasformazione del corpo a somiglianza di Cristo? Sarebbero stati considerati in qualche modo santi di categoria inferiore? Non erano forse amati quanto coloro che sarebbero rimasti in vita fino al Rapimento? Tutta questa questione li portava al dolore.

Così l’apostolo Paolo scrive per alleviare il loro dolore. Guardate il versetto 13 del capitolo 4: “Fratelli, non vogliamo che siate nell’ignoranza riguardo a quelli che dormono, affinché non siate afflitti come gli altri che non hanno speranza”. Egli dice: non vogliamo che siate afflitti; un dolore che nasce dall’ignoranza è inutile. Non voglio che siate privi di conoscenza al punto da soffrire, e da soffrire come coloro che non hanno alcuna speranza di un ricongiungimento: i perduti, i pagani, le persone che sono fuori dal Regno di Dio e che vedono la morte come una separazione definitiva e permanente. Non voglio che siate afflitti come i disperati, che non hanno alcuna aspettativa di ritrovare i loro cari. È stata la vostra ignoranza a condurvi al dolore, e perciò voglio lenire il vostro dolore trasformando la vostra ignoranza in conoscenza.

Il gruppo principale di cui Paolo si occupa qui è quello di coloro che dormono. Infatti li menziona nel versetto 13. Li menziona nel versetto 14. Li menziona nel versetto 15. Questa è la sua preoccupazione, perché era la loro preoccupazione. Che cosa succede ai cristiani che muoiono prima che Gesù ritorni? E, tra l’altro, è una domanda estremamente importante, perché loro la ponevano già allora. Noi siamo duemila anni più tardi, e moltissimi cristiani sono entrati in quella categoria, e continuano ad entrarvi.

Come ho sottolineato la settimana scorsa, coloro che dormono sono i cristiani che sono morti. E i cristiani che muoiono non sperimentano la morte nella sua terribile realtà, perché, grazie alla loro vita in Cristo, la morte è stata trasformata in sonno. La differenza tra il sonno e la morte è che il sonno è un riposo temporaneo, ed è un termine appropriato per i cristiani. Quando muoiono, il loro spirito va immediatamente ad essere con il Signore: “Assenti dal corpo, presenti con il Signore”. “È molto meglio partire ed essere con Cristo”. Il loro corpo va nella tomba, non in modo permanente, ma soltanto per dormire fino al giorno in cui sarà risvegliato. Ma loro non sapevano come, né quando, né dove, né che cosa sarebbe accaduto, e così soffrivano per i loro cari.

Paolo allora spiega loro alcune delle caratteristiche del Rapimento. Il termine che troviamo nel versetto 17, “saremo rapiti insieme con loro”, è il termine da cui deriva il concetto di Rapimento. Essere rapiti, essere portati via, essere sottratti all’improvviso. Ha a che fare con il portare via la Chiesa, con il prendere la Chiesa e portarla in alto. Ed è, tra l’altro, una parola forte. E vi ho fatto notare l’ultima volta che dalla sua derivazione latina proviene anche una parola che indica un atto violento, nel senso che la Chiesa viene strappata via con forza. È un salvataggio del più alto ordine, improvviso, istantaneo. Paolo dice in 1 Corinzi 15: “In un momento, in un batter d’occhio”. E non si riferisce al tempo necessario per sbattere le palpebre, ma al tempo necessario perché un lampo di luce colpisca la pupilla. Così rapidamente, anzi ancora più rapidamente.

Ora, mentre Paolo sviluppa davanti a loro il tema del Rapimento, ricordate che il suo scopo non è quello di dire tutto ciò che potrebbe essere detto su questo evento; il suo scopo è affrontare una questione specifica per portare conforto ai loro cuori turbati. Quattro elementi riassumono il suo insegnamento sul Rapimento in questo testo: i fondamenti del Rapimento, i partecipanti al Rapimento, il piano del Rapimento e il beneficio del Rapimento. Beneficio, cioè il vantaggio che ne deriva.

Ora, l’ultima volta abbiamo cominciato a considerare i fondamenti del Rapimento. E vi abbiamo fatto notare, nel versetto 14, che il primo fondamento sul quale è edificata la verità del Rapimento è la morte di Cristo. “Infatti, se crediamo che Gesù morì...” E vi ho fatto notare che la ragione fondamentale per cui possiamo lasciare questo mondo, essere radunati presso Gesù Cristo ed essere portati in cielo, è che Gesù è morto per i nostri peccati. E poiché i nostri peccati sono stati perdonati e noi siamo stati, per così dire, coperti dal sangue di Cristo e rivestiti della giustizia di Cristo, siamo resi accettevoli davanti a Dio, siamo fatti coeredi con Cristo, fratelli che Gesù non si vergogna di chiamare tali; ed Egli ci radunerà presso di Sé e ci porterà in cielo, dove Dio ci attende, perché il problema dei nostri peccati è stato risolto. Dunque il Rapimento non si fonda, prima di tutto, su speculazioni filosofiche, né su fantasie teologiche, ma sulla morte di Gesù Cristo, che ha soddisfatto perfettamente la giustizia di Dio nei confronti del peccato. Poiché Egli ha adempiuto tutte le condizioni necessarie per il perdono del peccato, ha trasformato per noi la morte in sonno. Per usare le parole di Paolo: ha tolto il pungiglione alla morte.

Il secondo fondamento sul quale è edificato il Rapimento è la risurrezione di Cristo. Versetto 14: “Infatti, se crediamo che Gesù morì e risuscitò...”. E qui troviamo il necessario corollario della prima verità. Non solo Egli è morto, ma il fatto che la Sua opera sia stata accettata e pienamente soddisfacente è dimostrato dal fatto che Dio Lo ha risuscitato dai morti. Egli ha vinto il peccato nella Sua morte ed ha vinto la morte nella Sua risurrezione. Il peccato è stato sconfitto, la morte è stata sconfitta, non solo per Sé stesso, ma notate ancora il versetto 14: “Così pure Dio ricondurrà con Lui”, cioè con Cristo, “quelli che si sono addormentati in Gesù”. Come ha risuscitato Gesù, così risusciterà anche tutti coloro che sono in Gesù Cristo. 1 Corinzi 15:23 dice: “Cristo, la primizia; poi quelli che sono di Cristo alla Sua venuta”. Gesù disse in Giovanni 14:19: “Poiché io vivo, anche voi vivrete”. E la settimana scorsa ho detto, e ripeto ancora questa affermazione: Dio tratterà i credenti morti nello stesso modo in cui ha trattato Gesù, risuscitandoli dai morti. Questa è la Sua promessa: la risurrezione del corpo. E quando Dio verrà, quando Dio verrà nel grande e glorioso ritorno di Cristo, Egli porterà con Sé coloro che sono morti in Cristo, proprio come ha riportato Gesù dai morti.

L’immagine è meravigliosa. La troviamo dipinta per la prima volta in Giovanni 14, versetti da 1 a 3, l’unico punto nei Vangeli in cui il Rapimento viene trattato. E tutto ciò che viene detto è: “Il vostro cuore non sia turbato”. Ancora una volta, è un passo di consolazione, destinato a confortare dei discepoli turbati. “Credete in Dio, credete anche in Me. Nella casa del Padre Mio vi sono molte dimore; se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un luogo; e quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, ritornerò e vi accoglierò presso di Me, affinché dove sono Io siate anche voi”. Gesù promise: “Io me ne vado, ma vado a preparare un luogo; e tornerò, tornerò per portarvi dove sono Io, in quel luogo”. E la promessa qui è che, allo stesso modo in cui Dio ha fatto uscire Gesù dalla morte e Lo ha portato nella gloria, Dio farà uscire dalle tombe noi che siamo morti e ci porterà nella gloria.

Ora ricordate che gli spiriti sono già con il Signore, ma il corpo sarà risuscitato e riunito a quello spirito che è già alla presenza di Dio; e l’unione di queste due realtà darà vita al santo glorificato, reso conforme all’immagine di Cristo, che dimorerà alla presenza di Dio per sempre. Questa è, tra l’altro, la risurrezione descritta in 1 Corinzi 15:35 e seguenti.

Questi sono dunque soltanto dei richiami a ciò che abbiamo già visto. I fondamenti del Rapimento sono la morte di Cristo e la risurrezione di Cristo. Essi sostengono la dottrina del Rapimento. Il terzo fondamento è la rivelazione di Cristo, la rivelazione di Cristo. Paolo dice nel versetto 15: “Poiché questo vi diciamo mediante la parola del Signore”. Questo insegnamento sul Rapimento non è fondato soltanto sulla morte e sulla risurrezione di Cristo, ma anche su una rivelazione diretta proveniente da Cristo. L’espressione “questo vi diciamo” ha il tono di uno scrittore ispirato che comunica ciò che Dio gli ha rivelato. La frase “mediante la parola del Signore” indica una dichiarazione divina. Paolo stava letteralmente trasmettendo ai Tessalonicesi ciò che proveniva dal Signore. Questa è rivelazione divina. Ora, che cosa intende precisamente? È interessante notarlo. Quando dice: “Vi diciamo questo”, e poi continua a spiegare il Rapimento, “mediante la parola del Signore”, che cosa vuole dire? Alcuni commentatori suggeriscono che egli si stia riferendo a qualcosa che Gesù disse e che è riportato nei Vangeli. Tuttavia questa non sembra affatto un’ipotesi valida, poiché non esistono passi che corrispondano esattamente. Come ho già detto, l’unico riferimento specifico al Rapimento è quella semplice dichiarazione di Gesù: “Tornerò”. E anche in quel caso Egli parlò in modo pastorale, piuttosto che cercare di esporre tutta la teologia escatologica relativa a quell’evento. Ma oltre a questo, nei Vangeli non troviamo dettagli specifici sul Rapimento ai quali Paolo potrebbe qui alludere.

Voi direte: “Beh, aspettate un momento. Non si parla qui di una tromba? E non si parla qui di una risurrezione?” Sì, ma sono cose molto diverse da quelle occasioni. Per esempio, nel Discorso del Monte degli Ulivi, dove il Signore parlò di una tromba e dove parlò di un radunamento, si tratta di qualcosa di molto diverso da qualunque riferimento nel Vangelo di Giovanni, al quale alcuni hanno fatto riferimento in modo indiretto, come quando dice a Marta nel capitolo 11: “Io sono la risurrezione e la vita”. Lasciate che vi mostri alcune delle differenze. In Matteo, il Figlio dell’uomo viene sulle nuvole. In 1 Tessalonicesi, sono i credenti che salgono nelle nuvole. In Matteo, gli angeli radunano gli eletti dai quattro angoli della terra. In 1 Tessalonicesi, è Gesù Cristo stesso che li raduna presso di Sé. Nel Discorso del Monte degli Ulivi, particolarmente nel Vangelo di Matteo, non troviamo alcuna indicazione riguardo all’ordine di questo innalzamento. Eppure proprio questo è il tema principale qui in Tessalonicesi. E vi sono anche altre differenze.

Perciò non possiamo dire che Paolo stia facendo riferimento a qualcosa che si trova nei Vangeli, perché nulla nei Vangeli afferma le cose di cui egli parla qui. Altri hanno detto: “Beh, probabilmente si riferisce a una parola del Signore pronunciata da Gesù ma mai messa per iscritto, come quella riportata in Atti 20:35, dove viene detto che Gesù disse: ‘Vi è più gioia nel dare che nel ricevere’”. Gesù disse realmente quelle parole; sappiamo che le disse perché lo Spirito di Dio rivelò a Luca, quando scrisse quel testo, che Gesù le aveva pronunciate, ma esse non sono riportate nei Vangeli. È l’unica citazione di Gesù che troviamo al di fuori dei Vangeli. Alcuni dicono dunque che ciò che Paolo sta dicendo qui deve essere qualcosa che Gesù disse, anche se non ne possediamo una testimonianza scritta. Ma Paolo non dice che Gesù lo abbia detto. Non cita direttamente alcuna affermazione di Gesù contenuta nei Vangeli, né afferma esplicitamente che Gesù abbia pronunciato queste parole. Usa semplicemente quell’espressione piuttosto generale: una parola proveniente dal Signore.

Inoltre, in 1 Corinzi 15, vorrei che notaste il versetto 51, oppure semplicemente ascoltatelo. Paolo, iniziando lì una trattazione sul Rapimento, dice: “Ecco, io vi dico un mistero”. Un mistero è qualcosa che era nascosto e che ora viene rivelato. Paolo sta dicendo: “Sto per rivelarvi qualcosa che fino ad ora è rimasto nascosto”, e questo ci porta alla conclusione che Gesù non aveva mai rivelato i dettagli del Rapimento. Era un mistero fino a quando Paolo non lo rese noto. Egli fu l’apostolo di quel mistero. E ancora una volta, se Gesù avesse insegnato queste cose, e se fosse stato comunemente noto che Egli le aveva insegnate, sia che fossero state scritte sia che non fossero state scritte, certamente Paolo le avrebbe già spiegate ai Tessalonicesi. Invece eccoli qui, completamente confusi riguardo a questo evento chiamato Rapimento, e Paolo deve nuovamente comunicare loro una nuova verità ricevuta dalla parola del Signore.

Perciò riteniamo che non vi sia alcun modo di collegare questo passo a qualcosa che Gesù abbia detto durante il Suo ministero terreno. Se notate il capitolo 5 versetto 2, Paolo dice: “Voi stessi sapete molto bene che il giorno del Signore verrà come un ladro nella notte”. Apparentemente essi sapevano già molte cose riguardo al giorno del Signore. E quello riguarda il giudizio. Non avevano bisogno di essere istruiti sul giorno del Signore, ma non conoscevano il Rapimento, questo essere rapiti, questo essere portati via. E Paolo sta dunque rivelando loro qualcosa che fino a quel momento era rimasto segreto e che gli è giunto mediante la parola del Signore.

Ora, questo potrebbe significare che tale rivelazione gli sia giunta attraverso la bocca di un profeta, che qualche profeta del Nuovo Testamento, come Agabo menzionato in Atti 21, sia stato il portavoce del Signore per Paolo e abbia pronunciato queste parole che Paolo poi ha ascoltato. Infatti Agabo, quando parlò a Paolo in Atti 21, disse: “Questo dice lo Spirito Santo”; quindi potrebbe essere stato un profeta come Agabo lo strumento usato da Dio per parlare a Paolo. Oppure potrebbe essere stato un altro mezzo attraverso il quale lo Spirito di Dio comunicò con lui. Potrebbe essere stata una comunicazione diretta, come quando si trovava sulla nave in Atti 27, mentre attraversava il mare, e un angelo gli apparve di notte e gli disse esattamente ciò che il Signore voleva che ascoltasse. Ma in qualche modo, in una qualche maniera, Paolo ricevette una rivelazione diretta che ora espone ai Tessalonicesi. Dunque, su che cosa si fonda il Rapimento? Non sulla filosofia, non su qualche fantasiosa speculazione teologica. Si fonda sulla morte di Cristo: il peccato è stato espiato e quindi siamo accettevoli davanti a Dio. Si fonda sulla risurrezione di Cristo, nella cui risurrezione anche noi risorgiamo. Si fonda sulla rivelazione di Cristo, che ne svela i dettagli. Un fondamento solido, non vi pare? Dei pilastri solidi.

Ora volgiamoci alla parola del Signore. Che cosa disse il Signore a Paolo riguardo a questo evento? E questo ci porta al secondo punto: i partecipanti al Rapimento, i partecipanti al Rapimento. Nel versetto 15 di 1 Tessalonicesi 4 egli dice: “Poiché questo vi diciamo mediante la parola del Signore”, ed ecco i due partecipanti, “noi viventi, che saremo rimasti”, e poi alla fine del versetto, “quelli che si sono addormentati”. Questi sono i due partecipanti. Al momento del Rapimento esistono soltanto due categorie di persone: coloro che sono vivi e rimangono, e coloro che sono morti. È un contrasto molto semplice. Ed è di questo che Paolo sta parlando. Persone che vivono e persone che sono morte. Vedete, questa era la loro preoccupazione più grande: che cosa succede ai cristiani che muoiono?

Egli dice semplicemente: lasciate che vi parli di ciascuno di questi due gruppi. Prima di tutto, “noi viventi, che saremo rimasti”. I cristiani che saranno in vita nel momento in cui il Signore verrà. Noi che vivremo e che non moriremo prima di vedere la parousia. Vorrei che notaste la parola “noi”. Paolo pensa che sarà vivo allora? Paolo pensa che questo possa accadere durante la sua vita? Certamente sì. Certamente sì. Egli dimostra chiaramente quale sia la giusta attesa e la giusta aspettativa riguardo al ritorno del Signore, senza però stabilire alcun momento preciso. Sono certo che non lo avrebbe mai fatto; certamente, sotto l’ispirazione dello Spirito di Dio, non lo avrebbe fatto. E come tutti i primi cristiani, credo che considerasse quell’evento molto vicino. È per questo che usa la parola “noi”: noi che siamo vivi e rimaniamo. “Noi” è in un certo senso un termine generico; noi, cioè i credenti che saranno vivi in quel momento. Ma non dice “loro”, come se stesse necessariamente spostando l’evento a una generazione futura. Può dire “noi” e sentirsi perfettamente a suo agio nel farlo, perché potrebbe verificarsi durante la sua stessa vita.

Ci sono altre indicazioni del fatto che egli lo credesse. In Romani 13:11 leggiamo: “E questo tanto più dovete fare, conoscendo il tempo: è ormai ora di svegliarvi dal sonno, perché adesso la salvezza ci è più vicina di quando credemmo. La notte è avanzata, il giorno è vicino”. C’è un senso di urgenza lì, non è vero? La nostra salvezza è più vicina. Che cosa intende dire? La nostra liberazione. Abbiamo già ricevuto la salvezza dell’anima, ma la salvezza del corpo, la redenzione del corpo di cui parla in Romani 8, è più vicina di quanto non sia mai stata. Il giorno è vicino; vicino significa imminente. La notte è quasi finita. Accadrà presto.

In 1 Corinzi, vorrei che notaste il capitolo 6 versetto 14, dove troviamo lo stesso tipo di espressione. Egli dice: “Dio, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi mediante la Sua potenza”. Credeva forse che sarebbe stato parte di quella risurrezione? Credeva che avrebbe partecipato a quella futura risurrezione? Da un lato sembra credere che sarebbe avvenuta durante la sua vita; dall’altro lato sembra credere che potrebbe trovarsi nella tomba.

Nel capitolo 10 di 1 Corinzi, versetto 11, leggiamo: “Ora, queste cose avvennero loro per servire da esempio e sono state scritte per ammonire noi”. Ascoltate questa parte: “noi, che ci troviamo alla fine delle età”. Egli credeva di vivere negli ultimi tempi, nei tempi messianici. E sono certo che non aveva idea che essi sarebbero durati così a lungo come sono già durati. Guardate 1 Corinzi 16:22: “Se qualcuno non ama il Signore, sia anatema. Maranatha”. Sapete che cosa significa? “Vieni, Signore! Vieni, Signore!” E guardate la nostra epistola, 1 Tessalonicesi 1:10: essi “aspettavano il Figlio Suo dal cielo”. Nel capitolo 3 versetto 13 egli dice di desiderare che i loro cuori siano resi saldi e irreprensibili in santità davanti a Dio, nostro Padre, alla venuta del nostro Signore Gesù con tutti i Suoi santi. Ancora una volta troviamo l’attesa del ritorno di Cristo e il desiderio che essi siano irreprensibili quando Egli verrà. Se fossero già stati glorificati, sarebbero stati irreprensibili quando Egli sarebbe venuto. Paolo presuppone che possano essere vivi al Suo ritorno e che debbano essere irreprensibili quando ciò accadrà.

Nel capitolo 5 versetto 23 egli dice: “Il Dio della pace vi santifichi Egli stesso completamente; e l’intero vostro spirito, anima e corpo siano conservati irreprensibili per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo”. Ora, l’unico modo in cui il vostro corpo potrebbe essere conservato completo e irreprensibile alla Sua venuta sarebbe quello di essere vivi quando Egli arriverà. E ancora una volta dico che Paolo viveva nell’attesa che Gesù potesse tornare durante la sua vita. A Tito scrisse che stava aspettando la beata speranza e l’apparizione gloriosa del nostro grande Dio e Salvatore, Gesù Cristo. Egli aspettava Cristo; credeva che ciò potesse accadere durante la sua vita. E tuttavia, seguite attentamente questo pensiero, dall’altro lato credeva anche di poter morire prima che Cristo tornasse. Nel capitolo 5 di 1 Tessalonicesi, versetto 10, egli dice: “Egli è morto per noi affinché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con Lui”. E anche lì usa il termine “noi”. Potrebbe essere sveglio; potrebbe essere addormentato quando Gesù verrà. Ma in entrambi i casi vivremo insieme con Lui, in entrambi i casi.

In 1 Corinzi 15:52 egli dice che al Rapimento saremo trasformati. E si colloca lui stesso sulla scena. Eppure, in Filippesi 1 dice: “Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia mediante la vita sia mediante la morte; per me il vivere è Cristo e il morire guadagno”, avendo il desiderio di partire e di essere con Cristo. E in 2 Timoteo 4 dice: “Ho finito la corsa, ho conservato la fede, ho combattuto il buon combattimento. Il tempo della mia partenza è vicino”. E percepiva che la propria morte si stava avvicinando.

Perché tutto questo? Quello che vi sto dicendo è: Paolo credeva che potesse accadere durante la sua vita. Viveva in quell’attesa. E sentite la speranza nel suo cuore quando parla di “noi” e di “ci” in riferimento a quel grande evento. Ma dall’altro lato, sapeva anche che poteva non accadere e che lui avrebbe potuto morire prima che accadesse. Quindi, in realtà, si associa ad entrambe le possibilità. Ed è così che la Chiesa ha sempre vissuto: con l’aspettativa e l’anticipazione che possa accadere durante la mia vita. E usa il “noi”, perché in quel momento era uno di quelli vivi e rimasti. E se Gesù fosse venuto, lui sarebbe stato in quel gruppo. Così comunica ai Tessalonicesi il proprio cuore pieno di attesa.

E credo che sia per questo che stavano aspettando il Figlio Suo dal cielo, capitolo 1 versetto 10; è per questo il loro dolore. Erano così entusiasti riguardo al ritorno di Cristo, a motivo di ciò che Paolo aveva detto loro, così certi che potesse accadere durante la loro vita, che proprio per questo soffrivano. E se non fosse stato così, se non fosse stato questo a muoverli, allora l’intero contesto del brano non avrebbe senso. Se avessero pensato che sarebbe accaduto tra duemila o tremila anni, allora non sarebbero stati addolorati, perché avrebbero saputo di non doverlo aspettare. Ma Paolo ne aveva l’attesa, e così anche loro. E che cosa dice allora? Noi che siamo vivi e che rimaniamo fino alla venuta del Signore, la parousia, quando Egli viene per i Suoi, non precederemo. Che cosa significa? Non andremo prima. Non avremo un vantaggio rispetto a quelli che si sono addormentati. Ora, questo è ciò che volevano sentire. Le persone che sono vive sulla terra quando Gesù viene non avranno alcun vantaggio su coloro che sono morti; questo è il suo punto semplice. I viventi non andranno prima dei morti; non avranno alcun vantaggio. E questo riassume tutte le loro domande. Saranno forse santi di categoria inferiore? Saranno forse spiriti eternamente senza corpo? Si perderanno il Rapimento? Saranno forse aggiunti dopo, come un’appendice? No. Tutti i cristiani, vivi e morti, quando Gesù verrà, parteciperanno al Rapimento; nessuno sarà lasciato fuori. Nessuno.

Questo ci porta al suo terzo punto: il piano del Rapimento. Versetto 16, qui egli passa attraverso i dettagli; seguiteli rapidamente. La prima cosa che accade, dettaglio per dettaglio: “Perché il Signore stesso”, ora voglio fermarmi su questo punto. Non un angelo, non molti angeli, non un sostituto; il Signore, in modo enfatico nel greco, Egli stesso. Viene per la Sua sposa. È lo sposo che viene a prendere la Sua sposa. Questo, ancora una volta, in contrasto con Marco 13:26 e 27, dove il radunamento dei santi eletti viene compiuto dagli angeli. Qui è Cristo stesso che viene per la Sua sposa: la Chiesa. Ed è Egli stesso, in modo enfatico.

E notate il secondo elemento: “Scenderà dal cielo”. Perché? Perché è lì che Egli è stato. Quando è asceso, è andato alla destra del Padre. In Ebrei capitolo 1 è molto, molto chiaro, al versetto 3, che Egli si è seduto alla destra della Maestà nei luoghi altissimi. E lo scrittore agli Ebrei dice che Egli è seduto alla destra di Dio, da dove intercede per noi, intercede per i nostri peccati, svolge la funzione di sommo sacerdote. Ed è in cielo. Tornando ancora a 1:10, dice: “ad aspettare il Figlio Suo dal cielo”. Egli è lì, ed è in attesa di scendere. Ed è precisamente ciò che farà. Notate come lo farà, versetto 16: “Il Signore stesso scenderà dal cielo con un keleusma, un grido”. È una parola di comando, è un termine militare. È come se le truppe fossero tutte a riposo e il comando fosse: “In riga”. Lutero tradusse la parola feldgeschrei, che significa alzatevi, una chiamata alla Chiesa ad alzarsi. La Chiesa è stata in riposo, i corpi dei santi sono stati nelle tombe. E verrà un tempo in cui Gesù verrà, discendendo dal cielo, e griderà a quei corpi di alzarsi. Ed essi prenderanno posto nei ranghi, entreranno in formazione, si disporranno in ordine, passando dallo stato di riposo e quiete al riempire le file, prendendo la loro posizione.

Nel Salmo 47:5 si dice: “Dio sale tra grida di trionfo, il Signore al suono di tromba”, ma qui Egli scende con un grido e con la tromba. E così, questo è l’adempimento di Giovanni 5:25, una profezia generale riguardante la risurrezione. Ma ascoltate ciò che dice Giovanni 5:25, le parole di Gesù: “In verità, in verità vi dico: l’ora viene, ed è già venuta, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l’avranno udita vivranno”. E il primo gruppo che udrà quella voce sarà quello dei redenti, i cui corpi sono nella tomba; la voce grida, i corpi vengono ricomposti in forma gloriosa, risorgono dalle tombe per incontrare gli spiriti che ritornano con Dio e con Cristo verso quel luogo d’incontro. Notate allora ciò che dice: “Il Signore stesso scenderà dal cielo con un grido, con voce di arcangelo”, o dell’arcangelo. Non c’è l’articolo determinativo lì, quindi tecnicamente è la voce di un arcangelo. Questa è davvero un’affermazione unica; l’unica menzione di un arcangelo si trova qui e in Giuda 9. In Giuda 9, l’arcangelo viene identificato come Michele, e potrebbe benissimo essere che egli sia l’unico arcangelo. I Giudei erano soliti credere che ci fossero sette arcangeli. I loro nomi finivano tutti in “-el”, che è il termine per Dio in ebraico. Ma non lo sappiamo con certezza; quella era la loro tradizione: Gabriele, Michele, Ariel e altri. Ma tutto ciò che sappiamo è che qui c’è un arcangelo. Potrebbe benissimo essere Michele, perché in Daniele 12, quando arriva il momento della risurrezione di cui Daniele parla in riferimento a Israele, Michele è presente alla risurrezione di Israele. Quindi potrebbe benissimo essere che Michele, l’arcangelo, sia in qualche modo associato a questo grande evento. E mentre Gesù scende e dà questo comando di risurrezione, anche Michele è lì con il comando del Signore. L’evento è accompagnato anche dalla tromba di Dio.

Che cosa significa questo? Le trombe si trovano in tutta la Bibbia, e hanno ogni genere di significato. Ma sappiamo che vi è una tromba al Rapimento. 1 Corinzi 15:52 dice: “La tromba di Dio, e i morti in Cristo risusciteranno”. La tromba di Dio. Dunque vi è una tromba al Rapimento. Le trombe venivano usate in Israele per ogni genere di cose. Venivano usate per le feste, le celebrazioni, le convocazioni, i giudizi. Venivano usate per i trionfi. Venivano usate ogni volta che qualcuno voleva radunare una folla per dire qualcosa, per annunci pubblici, per proclamazioni.

Ma in Esodo 19, versetti da 16 a 19, una tromba chiamò il popolo fuori dall’accampamento per incontrare Dio. Era una tromba di radunamento, e li chiamò fuori dall’accampamento per incontrare Dio. Credo che questa sia una tromba di radunamento. In Sofonia 1:16 e Zaccaria 9:14, una tromba veniva usata come segnale della venuta del Signore per liberare il Suo popolo dall’oppressione malvagia. Era una tromba di liberazione. E credo che la tromba di quel giorno sarà una tromba di radunamento e una tromba di liberazione. Credo che quando la tromba suonerà, sarà per radunare i santi che sono stati chiamati fuori dalle tombe alla vita, insieme ai santi viventi, e sarà anche per chiamarli fuori, per liberarli di mezzo a coloro che li opprimono, uomini e demòni. Vi sono molte altre trombe associate agli ultimi tempi; tendono ad essere trombe di giudizio, principalmente come in Apocalisse dall’8 all’11.

Poi accade, tornando al nostro versetto 16, al suono della voce del Signore, della voce dell’arcangelo, della tromba di Dio: “i morti in Cristo risusciteranno”, non per ultimi, ma che cosa? “Per primi”. Qualcuno ha detto: “Questo perché hanno quasi due metri in più da percorrere”, ma penso che sia una prospettiva piuttosto superficiale. Il punto che Paolo sta cercando di fare qui è che non rimarranno indietro. Non sono cittadini di seconda classe, per niente. Anzi, i vostri cari che sono morti andranno per primi. Oh, questa è una verità così grande, una cosa così incoraggiante. I morti in Cristo risuscitano per primi. Amo questa espressione: “i morti in Cristo”. Se siete mai stati in Cristo, siete sempre in Cristo, sia che siate vivi sia che siate morti. E quando morite e quel corpo va nella tomba, quel corpo riposa in Cristo. Appartiene a Lui. È Suo possesso personale ed eterno, ed Egli lo reclamerà dalla sua polvere decomposta. Paolo dice in Romani 8 che né morte, né vita, né alcun’altra cosa potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù. La morte non può farlo. Vivete in Cristo, morite in Cristo, siete morti in Cristo, rimanete in Cristo, vivrete di nuovo in Cristo. 1 Corinzi 15:23 chiama i risuscitati: “quelli che sono di Cristo”. Questo è il punto chiave del passo stesso.

E così, i cristiani morti risuscitano per primi. Che buona speranza, che buona notizia è questa. Ci sarà un ricongiungimento. Quella moglie amata, quel marito amato, quel figlio amato, quella figlia amata, quell’amico amato, quel caro pastore, quel vicino che ha significato così tanto nella mia vita e che se n’è andato; se dovessi vivere fino al Rapimento, a quel grande evento, non se lo perderanno. Anzi, risusciteranno per primi. Ci sarà un ricongiungimento. E ciò che uscirà da quella tomba sarà un corpo glorificato che incontrerà uno spirito già glorificato, per diventare quella persona eterna nell’immagine di Cristo, simile a Lui perché Lo vedrà così come Egli è. Poi, la sequenza successiva nel versetto 17: “Poi noi viventi, che saremo rimasti”, quelli che vivono, quelli che sono sopravvissuti, quelli che sono ancora in vita, i cristiani viventi, e di nuovo egli usa la parola “noi”, perché crede di poter far parte di quel gruppo. “Noi viventi, che saremo rimasti, saremo rapiti insieme con loro sulle nuvole”. Rapiti da una forza irresistibile, strappati via da questo mondo. E questa parola “rapiti” viene usata, per esempio, in Matteo 11:12 in riferimento al regno preso con forza. Viene usata in Giovanni 10:12 per il lupo che rapisce le pecore, viene usata in Giovanni 10:28 e 29 quando Gesù dice: “Nessuno può rapirvi dalla mano del Padre Mio”, un atto violento. Viene usata in 2 Corinzi 12:2 e 4 per Paolo che fu rapito fino al terzo cielo. Atti 8:39, Filippo rapito; ricordate quando fu rapito e l’eunuco non lo vide più, e lo Spirito di Dio semplicemente lo trasportò in modo soprannaturale? È uno strappare via. È in quel momento che avviene la trasformazione. Noi che siamo vivi e che rimaniamo siamo qui, e all’improvviso veniamo rapiti in un momento, in un batter d’occhio.

E una volta rapiti, veniamo istantaneamente trasformati. Filippesi 3 lo descrive, al versetto 21: “Quando Egli verrà, trasformerà il corpo della nostra umiliazione rendendolo conforme al corpo della Sua gloria, mediante la potenza con la quale può sottomettere a Sé ogni cosa”. In un istante, veniamo trasformati in un corpo glorificato, simile al corpo risorto di Cristo. Strappati dalle mani di Satana. Strappati via da questo mondo decaduto e da questa carne che si corrompe ed è già corrotta. Strappati fuori dalla tomba. Strappati via dall’ira di Dio che sta per venire. È un’operazione di salvataggio. “Insieme con loro”. Che cosa significa? Significa che ci saremo tutti. Tutti saranno lì. Tutti prenderemo parte a quel radunamento. La Chiesa trionfante si unisce alla Chiesa militante per diventare la Chiesa glorificata.

E in quale direzione andiamo quando veniamo rapiti? “Saremo rapiti insieme con loro sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria”. Dobbiamo attraversare rapidamente quel territorio, perché chi è il principe della potestà dell’aria? Satana. Veniamo strappati fuori dalle tombe. Veniamo strappati fuori da questo mondo decaduto e letteralmente lanciati verso l’alto a una velocità superiore a quella della luce, attraverso l’aria. E senza dubbio vi sarà un tentativo da parte dell’avversario e dei suoi demòni, che controllano l’aria, di fermare ciò che non potrà mai essere fermato. E il nostro movimento sarà verso il cielo. “E così saremo sempre con il Signore”. Le nuvole sono spesso associate alle manifestazioni divine. La gloria divina di Dio viene spesso descritta come una nube di gloria, lo splendore della Shekinah. Dio è frequentemente associato alle nuvole. Quando Dio scese sul Sinai in Esodo 19, vi erano delle nuvole. Quando Dio entrò nel tabernacolo, esso fu riempito da una nube. Quando entrò nel tempio, esso fu riempito da una nube. Alla trasfigurazione, la Bibbia parla delle nuvole che erano presenti, e poi la gloria della Shekinah di Gesù brillò dall’interno di Lui. La nube della gloria che ancora una volta si mescola alle nuvole. All’ascensione, Gesù fu assunto in cielo nelle nuvole. Senza dubbio le nuvole letterali si mescoleranno alla gloria della presenza di Cristo e alla presenza dei santi glorificati. E incontreremo il Signore nell’aria.

La parola “incontrare” qui è una parola meravigliosa, una parola magnifica. Viene spesso usata per indicare l’incontro con un dignitario, con un re, con una persona importante, quando la gente corre a incontrarlo. Alcuni commentatori hanno spinto questo concetto molto oltre. Dicono che quella parola veniva usata quando un re ritornava nella sua città, quando un sovrano ritornava come eroe vincitore. Quando lo vedevano arrivare lungo la strada, la città usciva ad incontrarlo e lo accompagnava nell’ultimo tratto del percorso. In un matrimonio, il corteo nuziale usciva ad incontrare la sposa o lo sposo per accompagnarlo alle nozze. Oppure, come in Atti 28, quando un visitatore arrivava in una città, alcune persone uscivano ad incontrarlo per accompagnarlo dentro la città. E alcuni hanno preso questa immagine e hanno detto: bene, ciò che accade qui è che noi andiamo ad incontrare il Signore nell’aria e poi ritorniamo sulla terra per il Regno. E così sostengono la teoria di un Rapimento post-tribolazionale. Andiamo semplicemente nell’aria, torniamo subito indietro e viene stabilito il Regno.

Ma un’analogia del genere è arbitraria, perché quella parola non è limitata a quel significato. Significa semplicemente incontrare il Signore. Non significa che Lo incontriamo da qualche parte e poi torniamo quaggiù. In realtà, che senso avrebbe salire nell’aria se poi dovessimo tornare qui? Tanto varrebbe aspettare qui finché non arriva. Non stiamo semplicemente andando su e poi giù. Stiamo andando su, e ancora più su. Perché mai incontrarLo nell’aria se poi dobbiamo tornare indietro? E che cosa stava dicendo Gesù in Giovanni 14? “E quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di Me, affinché dove sono Io siate anche voi”. Se stessimo tornando giù, allora dovrebbe dire: affinché dove siete voi sia anch’Io. Ma Egli non sta venendo dove siamo noi, amici miei; Egli sta venendo per salvarci e portarci dove si trova Lui. Quella è la casa del Padre. La sta preparando da duemila anni; immagino che ci aspetti una permanenza davvero straordinaria lì. Un modo migliore di vedere questa scena è questo: il Re Gesù sta venendo, ma non sta venendo verso una terra pronta ad accoglierLo; sta venendo verso una terra che non è affatto pronta a riceverLo. Sta venendo verso una terra ostile, sotto il controllo di Satana, un sovrano rivale. E viene per strappare via il Suo popolo, per salvare il Suo popolo, e portarlo in un luogo sicuro nella casa del Padre. Poi tornerà più tardi e prenderà la terra con forza.

Una volta giunti in cielo, il versetto 17 dice: “E così saremo sempre con il Signore”. Sempre, sempre, sempre. Mai più separati da Lui, sempre alla Sua presenza. Perché? Perché Egli ha purificato per Sé un popolo che Gli appartiene, un possesso che è Suo per l’eternità, Tito 2:14. Dopo aver visto i fondamenti, i partecipanti e il piano del Rapimento, arriviamo infine al beneficio del Rapimento. Qual è il vantaggio di tutto questo?

Versetto 18: “Consolatevi dunque”, facendo che cosa? “Consolandovi gli uni gli altri con queste parole”. Non dice: dunque, per favore, preparate un grande schema escatologico. No. Dice semplicemente: confortatevi a vicenda. Questo è un brano di consolazione, amici miei, esattamente come Giovanni 14. Il Rapimento appare sempre avvolto da un certo mistero, perché viene sempre considerato da una prospettiva pastorale, come il grande conforto del credente: Gesù sta venendo per i Suoi. Non preoccupatevi per quelli che muoiono, non preoccupatevi per quelli che saranno vivi. Saremo tutti lì quando Egli verrà. Il Dio di ogni consolazione manderà Cristo, e così noi riceviamo conforto. Non c’è bisogno di affliggersi. Non c’è bisogno di vivere nel dolore.

Che cosa succede ai cristiani che muoiono prima che Gesù ritorni? Risuscitano per primi, e saranno presenti a quel radunamento quando Egli ci strapperà via da questo mondo ostile per portarci nel luogo che ha già trascorso duemila anni a preparare per noi. Questa è la nostra grande speranza. E così, come ho detto l’ultima volta, i cristiani non dicono mai un addio definitivo. Chiniamo ora i nostri capi in preghiera.

Padre, la morte è una realtà così spaventosa quando è avvolta dall’ignoranza. È una cosa così terribile quando non c’è fede, quando non c’è una parola che proviene da Te. E il nostro cuore soffre per coloro che sono nel nostro mondo senza speranza, che vivono con la disperazione angosciante delle separazioni definitive e dell’assenza di ogni speranza. Eppure, al contrario, eccoci qui come cristiani, pieni di speranza per un glorioso ricongiungimento in quel giorno in cui Gesù verrà, e tutti coloro che costituiscono la Sua sposa saranno radunati a Lui per incontrarLo nell’aria ed essere portati nella casa del Padre. Padre, Ti ringraziamo per questa grande speranza. Fa’ che arda nel cuore di ciascuno di noi. E se vi fosse qui qualche caro amico che non possiede questa speranza, che vive nella paura della morte ed è schiavo di questa paura, fa’ che questo sia il giorno in cui possa vedere Gesù Cristo come Salvatore e Signore, rivolgersi a Lui per il perdono dei peccati, per la speranza della vita eterna e per l’attesa della Sua gloriosa venuta. Padre, vorremmo gridare con tutto il nostro cuore, come fece Giovanni: “Amen. Vieni, Signore Gesù”. Come fece Paolo: “Maranatha. Vieni, Signore”. Ma vi è anche un’amarezza in questo desiderio, perché così tanti non conoscono il nostro Cristo.

Fa’ che questo sia il giorno in cui Lo abbraccino mediante la fede. E fa’ che questo sia il giorno in cui i nostri cuori ricevano conforto, noi che abbiamo temporaneamente perso coloro che amiamo mentre dormono, mentre riposano, finché il Comandante non li chiamerà a schierarsi nei ranghi. E possa la nostra speranza essere rivolta a quel giorno glorioso, e possiamo vivere alla luce di tale speranza, con gioia e rendimento di grazie. E tutto questo lo chiediamo nel nome di Gesù. Amen.

FINE

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