Questa mattina ritorniamo al nostro studio di 1 Tessalonicesi. E vorrei incoraggiarvi ad aprire la vostra Bibbia, se volete, al capitolo 5. Prima Tessalonicesi capitolo 5. Iniziamo ora l’ultimo capitolo di questa meravigliosa epistola che per molti mesi ha così benedetto e incoraggiato i nostri cuori. E mentre arriviamo al capitolo 5, questa mattina cominceremo ad esaminare i primi tre versetti. Lasciate che ve li legga. “Quanto poi ai tempi e alle stagioni, fratelli, non avete bisogno che vi si scriva; poiché voi stessi sapete molto bene che il giorno del Signore verrà come un ladro nella notte. Quando diranno: Pace e sicurezza, allora una rovina improvvisa verrà loro addosso, come le doglie alla donna incinta, e non scamperanno affatto”. Una delle verità più spaventose di tutta la Scrittura riguarda l’evento identificato al versetto 2 come il giorno del Signore. Questo termine è un termine tecnico nelle Scritture per descrivere il giorno in cui Gesù ritornerà per riversare il fuoco della furia e dell’ira di Dio su tutti i peccatori del mondo. È un giorno di devastazione. È un giorno di distruzione. È un giorno di rovina. È un giorno di condanna.
Paolo qui ci ricorda questo giorno significativo, importante, culminante e cataclismatico che deve ancora venire nella storia umana. Francamente, non è affatto popolare parlare della furia di Dio. Non è popolare parlare dell’ira di Dio, della vendetta di Dio. Infatti, raramente sentite una predicazione sul giorno del Signore, sul tempo in cui Gesù ritornerà per giudicare coloro che Lo hanno rigettato. Oggi tutto deve essere positivo, incoraggiante, rassicurante, e ben pochi predicatori desiderano davvero affrontare questo argomento particolare. Raramente qualcuno predica sulla vendetta di Dio.
Però ignorare una tale verità significherebbe essere infedeli nel proclamare e insegnare tutto il consiglio di Dio. E la Bibbia, dall’Antico al Nuovo Testamento, dall’inizio alla fine, è piena di avvertimenti riguardo al giudizio di Dio, alla punizione eterna degli increduli, alla condanna, alla retribuzione, alla vendetta, all’ira, alla collera, alla furia. E infatti i profeti ebbero molto da dire su questo tema, gli apostoli ebbero molto da dire su questo tema. Ma Colui che ebbe più di tutti da dire su questo argomento fu Gesù stesso. E così abbiamo i profeti, gli apostoli e persino il nostro Signore Gesù come esempi del modello che tutti i veri predicatori devono seguire, e cioè avvertire gli uomini riguardo al giorno del Signore.
Ora, mentre ci avviciniamo a questo passo, ricorderete che Paolo ha appena terminato di spiegare il Rapimento della Chiesa. Nel capitolo 4, versetti da 13 a 18, ha descritto la natura e il carattere del rapimento della Chiesa, per incontrare il Signore Gesù nell’aria e andare in cielo a dimorare nei luoghi che Egli sta preparando per loro. E così il capitolo 4 termina con l’affermazione: “Consolatevi dunque gli uni gli altri con queste parole”. Vi è grande consolazione, grande gioia, grande speranza, grande fiducia, grande sicurezza e grande incoraggiamento nell’attesa del Rapimento, quando il Signore Gesù verrà e ci porterà via da questa terra al cielo per dimorare con Lui nella casa del Padre. Dal benedetto evento del rapimento della Chiesa per essere con il Signore, Paolo passa ora al terribile evento che lo segue: la distruzione degli empi. Tutti coloro che si trovano sulla terra e rigettano Cristo e rigettano Dio sperimenteranno la furia di Dio nel giorno del Signore.
Ora, ancora una volta, come abbiamo notato nel capitolo 4, lo scopo di Paolo qui non è tanto teologico ed escatologico quanto pastorale. Ovviamente, tra i credenti di Tessalonica vi era turbamento riguardo ad alcune di queste questioni. La prima cosa che li turbava era il fatto che pensavano che Gesù sarebbe venuto a prenderli mentre erano ancora vivi. Credevano che il Rapimento sarebbe avvenuto durante la loro vita. Ma alcuni cristiani stavano morendo e Gesù non era ancora arrivato. E così la loro domanda era: che cosa succede ai credenti che muoiono? Si perdono forse il Rapimento? E perciò Paolo scrisse, come abbiamo visto nel capitolo 4, che no, i morti in Cristo risusciteranno per primi e poi noi ci uniremo a loro. Quindi saremo tutti presenti; non preoccupatevi di coloro che muoiono, siate consolati da questa verità. Ma vi era anche una curiosità nelle loro menti riguardo a quando sarebbe arrivata la fine. Quando sarebbero avvenuti il Rapimento e il giorno del Signore, quando Dio avrebbe riversato la Sua furia su tutta la terra? E, tra l’altro, loro conoscevano già il giorno del Signore. In 2 Tessalonicesi 2:5 Paolo dice: “Ve ne parlavo quando ero ancora con voi”. Quindi possedevano già informazioni sul giorno del Signore, e ora hanno ricevuto informazioni sul Rapimento. La Chiesa sarà rapita via, e sanno già che il mondo sperimenterà la furia della vendetta finale di Dio in un olocausto di giudizio cataclismatico, quale il mondo non ha mai visto e nemmeno concepito. Sapevano che stava per venire, ma la loro domanda era: quando accadrà?
Così, al versetto 1, Paolo dice: “Quanto poi ai tempi e alle stagioni”. Prima di tutto erano preoccupati per i credenti che morivano. E ora, visto che le persone stavano morendo, si chiedevano: bene, quando accadrà? Quanto tempo dovremo ancora aspettare? Accadrà oppure no durante la nostra vita? E così Paolo, volendo rispondere alle domande che senza dubbio avevano posto a Timoteo, il quale li aveva visitati e che ora, come dice il capitolo 3 versetto 6, è ritornato da Paolo per riferirgli ciò che li preoccupava, desidera parlare del giorno del Signore per rispondere alle loro inquietudini. Potremmo dire che passa dall’insegnamento sul Rapimento, che porta la Chiesa fuori dal mondo verso il cielo, all’insegnamento sul giorno del Signore, che riguarda il giudizio di Dio sugli empi nel mondo. La sua trattazione del Rapimento aveva lo scopo di incoraggiare e confortare i cristiani. E noterete, per favore, al versetto 11, che anche la sua trattazione del giorno del Signore ha lo scopo di incoraggiare e fortificare i cristiani. Dunque i suoi obiettivi sono pastorali. Vuole che queste verità abbiano un impatto sulla loro vita.
Ora, mentre parla di questo giudizio del giorno del Signore, ci sono tre aspetti che voglio farvi notare: la sua venuta, il suo carattere e la sua completezza. Per il momento considereremo soltanto il primo punto: la sua venuta. Ma prima di farlo, introduciamolo esaminando il versetto 1. Seguite attentamente. “Quanto poi ai tempi e alle stagioni, fratelli, non avete bisogno che vi si scriva”. Solo una nota interessante. Quelle prime parole, “quanto poi a”, potrebbero essere tradotte anche “ma riguardo a”; esse traducono due piccole parole greche, peri de. Qualunque studente del Nuovo Testamento greco riconoscerà che peri de è una piccola espressione molto familiare. Compare molto spesso negli scritti dell’apostolo Paolo quando cambia argomento. Egli sta ora passando ad un altro tema. Nel capitolo 4 versetto 9 la usa quando passa da un argomento ad un altro. Nel capitolo 4 versetto 13, nel testo greco, la usa ancora, passando dalla discussione dei versetti 9-12 ad un altro tema nel versetto 13. Ora la usa nuovamente qui mentre si rivolge ad un altro argomento. Ha parlato del Rapimento e ora sta parlando del giorno del Signore, un evento differente.
Tra l’altro, se prendeste un Nuovo Testamento greco e scorressi, per esempio, 1 Corinzi, vi familiarizzereste molto con l’uso di questa piccola espressione. Credo che la troviate al capitolo 7 versetti 1 e 25, al capitolo 8 versetto 1, al capitolo 12 versetto 1 e al capitolo 16 versetto 1, come modo per cambiare argomento. E così notiamo ancora una volta qui la parola “fratelli”. Molto spesso questo tipo di appellativo rappresenta un nuovo richiamo all’attenzione, e un nuovo richiamo all’attenzione introduce un nuovo argomento, un nuovo pensiero, una nuova idea. Perciò sia l’uso di peri de sia l’uso della parola “fratelli” sono elementi impiegati per introdurre una nuova linea di discorso. Notiamo persino l’uso della parola “fratelli” al versetto 13, e della parola “fratelli” al versetto 9, e della parola “fratelli” al versetto 1. Sembra quindi che egli si muova da un tema all’altro in questa trattazione, usando la parola “fratelli” come un nuovo richiamo all’attenzione.
Qui possiamo dire che, pur parlando dello scenario generale degli ultimi tempi, passa da un evento, che è il Rapimento della Chiesa, ad un altro, che è il giorno del Signore, il giudizio sugli empi. Entrambi gli eventi hanno implicazioni per la Chiesa e per i credenti, come vediamo dal fatto che li esorta all’incoraggiamento e all’edificazione alla fine di questa sezione.
Ora, mentre consideriamo questo testo, dobbiamo comprendere un contesto molto, molto semplice. Ed è questo: i credenti tessalonicesi erano curiosi di sapere quando tutte queste cose degli ultimi tempi sarebbero accadute. E non è una curiosità difficile da comprendere per noi, vero? È stata una curiosità presente lungo tutta la storia della Chiesa e continua ad essere una curiosità che non trova mai soddisfazione. Ancora oggi ci si chiede: quando accadrà? Prima si chiedevano: perché queste persone stanno morendo se Gesù sta per venire? Perché non permette loro di vivere finché Egli non arrivi? Poi, se continua a ritardare la Sua venuta, quando accadrà? Quando arriverà? E così volevano sapere. E volevano conoscere i tempi e le stagioni. Un’espressione molto interessante, un’espressione affascinante.
Era diventata, credo, un’espressione tecnica per indicare la Seconda Venuta. Viene usata in Atti 1:7, dove il nostro Signore dice che non spetta a voi conoscere i tempi e le stagioni. In greco sono chronos e kairos. Due diversi tipi di tempo. Suppongo che possano essere usati in modo intercambiabile, che possano sovrapporsi. Qui potrebbero riferirsi, in senso molto generale, semplicemente al tempo della fine. Ma se dobbiamo distinguere le due parole, chronos è la parola da cui deriva cronologia. Significa semplicemente il tempo dell’orologio, o il tempo del calendario, il tempo cronologico. Kairos significa stagioni, epoche, eventi. Guarda al tempo non dal punto di vista di un giorno e di un’ora; guarda al tempo dal punto di vista di un evento, di un’epoca, di qualcosa che è accaduto. Parliamo dei tempi dei Gentili. Parliamo dei tempi moderni. Con questo intendiamo che questo periodo della storia è caratterizzato da certi eventi. E così, sono curiosi riguardo al tempo in termini di cronologia, sono curiosi riguardo agli eventi della fine, al periodo di tempo e alle epoche che segnano la fine.
E, tra l’altro, vorrei semplicemente farvi notare che l’uso dei plurali qui, “quanto ai tempi e alle epoche”, indica la pluralità dei tempi cronologici e la pluralità degli eventi significativi che compongono la fine. Per esempio, pensate soltanto ai diversi tempi dal punto di vista cronologico. Alla fine dell’età avete un periodo chiamato la settantesima settimana di Daniele. In Daniele 9 è molto chiaro che egli dice che è profetizzato sulla nazione d’Israele un periodo finale di sette anni, nel quale Dio porterà a compimento la Sua opera con Israele. Questo è il periodo di sette anni che conosciamo come la settantesima settimana di Daniele. Vi è anche un periodo chiamato la Grande Tribolazione, indicato come tre anni e mezzo, 1260 giorni. Viene anche chiamato “un tempo, dei tempi e la metà di un tempo”. E vi è un altro periodo aggiunto a questo da Daniele, 1290 giorni, che aggiunge altri 30 giorni. E poi Daniele fa riferimento a 1335 giorni. E poi vi è il regno millenniale di 1000 anni menzionato nel libro dell’Apocalisse. Quindi avete il tempo della settantesima settimana di Daniele, il tempo della Grande Tribolazione. Avete il tempo del regno millenniale. Avete, questi sono tempi diversi, cronologie diverse, nelle quali avranno luogo certe epoche e certi eventi.
Poi avete un certo numero di eventi. Avete il Rapimento della Chiesa. Avete l’ascesa dell’Anticristo. Avete la salvezza della nazione d’Israele. Avete una serie di giudizi che giungono attraverso mezzi naturali. E poi avete una serie di giudizi che giungono attraverso mezzi soprannaturali. Avete il ritorno di Gesù Cristo. Avete la battaglia di Armageddon, la distruzione delle nazioni del mondo. Avete il giudizio delle pecore e dei capri. Avete l’instaurazione del regno millenniale. Avete il legamento di Satana, poi il suo scioglimento e la ribellione mondiale, la distruzione del mondo, e poi la creazione del nuovo cielo e della nuova terra. Molti tempi e molte epoche compongono la fine. E nella loro curiosità volevano sapere: quando accadrà tutto questo? Puoi dirci qualcosa in merito? Ed è questo il livello della loro curiosità. Temevano, suppongo, di non essere spiritualmente pronti quando il Signore sarebbe tornato e di perdere il Rapimento. E forse pensavano che ci fosse qualcosa che dovevano fare in vista di queste cose, per essere sicuri di non perdere il Rapimento e finire nel giorno del Signore. Non volevano essere colti di sorpresa. Paolo però dice loro, al versetto 4: “Fratelli, voi non siete nelle tenebre, così che quel giorno vi sorprenda come un ladro”. Voi non appartenete al giorno del Signore. Quello non è per voi. Non siete nelle tenebre; siete figli della luce. Non appartenete al giorno del Signore; appartenete al Rapimento, non al giorno del Signore.
Ma a questo punto probabilmente avevano alcune paure, alcune domande, e si stavano interrogando. A quanto pare non passa molto tempo prima che qualcuno arrivi e dica loro che si trovano nel giorno del Signore. E cominciano a sperimentare una certa persecuzione, una certa ostilità e animosità, e qualcuno dice loro, come leggiamo in 2 Tessalonicesi 2, che sono nel giorno del Signore. E Paolo deve dire: “No, no, no, non siete nel giorno del Signore. Sapete che cosa vi ho detto riguardo al giorno del Signore. Sapete che non può venire finché l’Anticristo non sia manifestato, sapete che non può venire finché egli non profani il tempio con un sacrificio. Non siete nel giorno del Signore”. Ebbene, quello ci indica che la persecuzione e l’ostilità che si levavano contro di loro li rendevano timorosi del fatto che forse avrebbero perso il Rapimento e si trovassero già nel giorno del Signore.
Così avevano nella mente la confusione riguardo a queste cose e volevano sapere: primo, che cosa succede alle persone che muoiono? E nel capitolo 4 Paolo dice: no, saranno presenti al Rapimento. Secondo, quando accadrà? È adesso? È più avanti? Ci siamo dentro? Ed egli dice loro: “Quanto ai tempi e alle epoche, fratelli”, guardate questo, “non avete bisogno che vi si scriva nulla”. Non avete bisogno che vi sia scritto nulla. Aveva usato la stessa espressione nel capitolo 4 versetto 9. Quanto all’amore fraterno, non avete bisogno che qualcuno vi scriva, perché voi stessi siete istruiti da Dio. È quasi la stessa cosa che dice qui. Non avete bisogno che vi sia scritto nulla, perché voi stessi sapete molto bene. Non avete bisogno di ulteriori informazioni. Avete già tutte le informazioni che vi servono riguardo a questo.
Voi potreste dire: “Ora, aspettate un momento. Vuoi dire che abbiamo tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno riguardo al giudizio che sta per venire, riguardo alla venuta di Cristo, riguardo al giorno del Signore? Non sappiamo quando accadrà. Vorremmo conoscere tutte le cronologie e tutte le epoche. Abbiamo bisogno di sapere tutto questo”. Egli dice: non avete bisogno di sapere tutto questo. Non avete bisogno di saperlo. Sapete già tutto ciò che avete bisogno di sapere. E, tra l’altro, non sono gli unici ad avere questa curiosità. I discepoli ebbero la stessa curiosità. Infatti, fu proprio la loro curiosità a dare inizio al Discorso del Monte degli Ulivi in Matteo 24, quando i discepoli andarono da Gesù in disparte e dissero: “Dicci, quando avverranno queste cose, e quale sarà il segno della Tua venuta e della fine dell’età?” E poi, in Atti 1:6, dicono: “Signore, è in questo tempo che ristabilirai il Regno?” Avevano la stessa curiosità riguardo ai dettagli temporali. Quanto dovremo aspettare? Quando arriverà il Signore?
Ora ascoltate attentamente. La risposta di Paolo è che la preparazione spirituale per la venuta di Cristo non consiste nel fissare date, nel guardare l’orologio o nel cercare segni. Non per i credenti. Egli dice: non avete bisogno che vi sia scritto nulla. Non sarete lì. Versetto 9: “Dio non vi ha destinati all’ira”, a livello eterno, e al versetto 4 egli dice che Dio non vi ha destinati nemmeno al giorno del Signore. Il punto di Paolo è che sapete già tutto ciò che avete bisogno di sapere e tutto ciò che Dio vi ha detto. In 2 Tessalonicesi 2 dice sostanzialmente la stessa cosa, dice: “Non vi ricordate che, mentre ero ancora con voi, vi dicevo queste cose?”
Amati, la vostra preparazione spirituale per la venuta di Cristo non è collegata al fissare date, al guardare l’orologio e al cercare segni. Non avete bisogno di sapere queste cose. Ora, sulle questioni per le quali avevano bisogno di conoscenza, Paolo la diede. Nel capitolo 4, versetti da 13 a 18, avevano bisogno di comprendere il Rapimento, il carattere e la natura del Rapimento, ed egli lo spiegò. Non disse loro il tempo in cui sarebbe avvenuto. In nessun punto della Bibbia conosciamo il tempo in cui avverrà. E quando si tratta del giorno del Signore, e di tutti gli eventi che lo circondano, e di tutte le cose della fine, tutti i tempi e le epoche, egli dice: non avete bisogno di sapere questo. Vi dirò ciò che avete bisogno di sapere e ciò che potete sapere; quello non è qualcosa che avete bisogno di sapere. Inoltre, non potete comunque saperlo.
In Matteo 24 Gesù stesso fa un’affermazione davvero sorprendente, Matteo 24:36: “Ma quanto a quel giorno e a quell’ora nessuno li conosce, neppure gli angeli del cielo, né il Figlio, ma il Padre solo”. Nessuno lo sa. Non gli uomini, non gli angeli, non il Figlio di Dio incarnato nella Sua autolimitazione. Nemmeno Lui lo sa, dice. Nel Vangelo di Marco, capitolo 13 versetto 32: “Ma quanto a quel giorno o a quell’ora nessuno li conosce, neppure gli angeli nel cielo, né il Figlio, ma il Padre solo. State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il tempo stabilito”. Non potete saperlo. Nessuno lo sa. Atti 1:7: “Non spetta a voi conoscere i tempi e le stagioni, fratelli, che il Padre ha stabilito con la propria autorità”. Non spetta a voi saperlo. Non abbiamo bisogno di saperlo. Conoscere questo sarebbe controproducente, non è vero? Se sapessimo quando Gesù verrà per rapire la Sua Chiesa e quando verrà nel giudizio del giorno del Signore, se conoscessimo il momento preciso di tutto questo, potrebbe renderci spiritualmente indifferenti se fosse molto lontano, oppure metterci in una condizione di panico se fosse vicino. Dio ha scelto di non rivelare il tempo delle epoche finali, affinché tutti i credenti vivano sempre nell’attesa e nell’aspettativa.
Perciò egli dice: non avete bisogno di saperlo. Dice che sapete già molto bene ciò che avete bisogno di sapere. Che cos’è? “Che il giorno del Signore verrà proprio come un ladro nella notte”. Ora, questo ci porta al primo punto del nostro schema: la sua venuta. La sua venuta. Egli ci parlerà della sua venuta, e ci dirà ciò che in realtà già sappiamo. Ciò che sta dicendo qui è che l’unica cosa che dovete sapere è che accadrà quando nessuno, che cosa? Se lo aspetta. Accadrà quando nessuno se lo aspetta. È proprio questo elemento di imprevedibilità che gli sta a cuore. Erano curiosi riguardo ai tempi e alle stagioni, così egli inizia la sua risposta e dice che l’unica cosa che dovete sapere è che il giorno del Signore verrà quando non ve lo aspettate, quando le persone vive in quel tempo non se lo aspetteranno. E poi, da lì, passa ad una sezione di esortazione a vivere santamente alla luce di questa realtà.
Ora guardiamo il versetto 2 in modo più dettagliato. “Poiché voi stessi sapete molto bene”. Quel “molto bene”, lì, akribōs, significa che lo sapete esattamente. È una parola che proviene dall’ambito della ricerca. Indica una ricerca accurata e diligente per arrivare ad una conclusione. Voi sapete perfettamente, sapete esattamente, sapete accuratamente che sarà qualcosa di inatteso. Ve l’ho detto. E sappiamo già da questa epistola, tornando al capitolo 1 versetto 10, che tutta la chiesa stava aspettando Cristo dal cielo. Nel capitolo 2 versetto 19 Paolo ricorda loro la venuta del Signore Gesù. Nel capitolo 3 versetto 13 ricorda ancora loro la venuta del Signore Gesù. Il capitolo 4 parla del Rapimento. E mai dice loro quando. Mai. Non dice loro questo. E la ragione per cui non dice loro questo è che non potete saperlo.
Torniamo a Matteo 24. Volete tornarci con me per un momento? Dovrete tenere la vostra Bibbia a portata di mano, perché ci sposteremo un po’, ma questo è davvero essenziale. In Matteo capitolo 24, al versetto 36, Gesù ha parlato del tempo della fine, ha parlato della Sua Seconda Venuta e di quando verrà in un giudizio terrificante, e anche di quando verrà per radunare gli eletti dai quattro angoli del mondo. Parla del fatto che il cielo e la terra passeranno, al versetto 35, e tutto questo riguarda il tempo della fine. Ma al versetto 36 dice: “Quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno li conosce; gli angeli in cielo non lo sanno, il Figlio sulla terra non lo sa, solo il Padre lo sa”.
Quindi questo è il grande segreto qui, amici. Il tempo non lo conosciamo. E poi Egli descrive le condizioni più interessanti. Versetto 37: “La venuta del Figlio dell’uomo sarà proprio come ai giorni di Noè; infatti, come in quei giorni prima del diluvio, mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca”. Che cosa significa? Erano completamente indifferenti a 120 anni di Noè che faceva che cosa? Avvertiva, predicava la giustizia, li ammoniva. Ed essi erano indifferenti. Ed erano indifferenti fino al momento in cui egli entrò in quella cosa. E rimasero indifferenti finché venne il diluvio e li portò tutti via. Così sarà la venuta del Figlio dell’uomo; sarà, per la generazione che sarà viva quando accadrà, inattesa, inattesa. Questo è sorprendente. Perché Egli ha appena descritto, a partire dal versetto 4, ogni genere di cose che le persone viventi in quel tempo potrebbero osservare. Dice, al versetto 6: “Vi saranno guerre e rumori di guerre, e nazione si leverà contro nazione, regno contro regno, vi saranno carestie, vi saranno terremoti”. E poi continua parlando di falsi profeti che sviano le persone. Parla dell’abominazione della desolazione di cui parlò il profeta Daniele, quando il tempio sarà profanato. Parla di una terribile tribolazione, versetto 21, quale non vi è stata dal principio del mondo fino ad ora. E tutto questo sta accadendo nel mondo, eppure essi continueranno a vivere come sempre, allegri, prendendo moglie e marito, mangiando, bevendo, vivendo semplicemente la loro vita fino al momento in cui giungerà il tempo e saranno spazzati via.
E accadrà rapidamente. Continueranno a fare le cose di sempre, versetto 40: due uomini lavorano in un campo, uno viene preso e l’altro lasciato. Due donne macinano al mulino, una viene presa e l’altra lasciata. Accadrà mentre le persone svolgono semplicemente i normali doveri della vita. E al versetto 42 Egli dice: “Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà. Ma sappiate questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non lascerebbe scassinare la sua casa. Perciò anche voi siate pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate”. Gesù disse questo ad una folla di persone che non avrebbe mai sperimentato queste cose. Sono già morte, e questo non è ancora accaduto. Ma Egli mise ogni generazione sull’avviso, dicendo che doveva vivere nell’attesa, giusto? Perché solo Dio Padre sa quando accadrà. E il Suo punto è che sarà improvviso, sarà qualcosa di inatteso. Tornando al versetto 27 di Matteo 24, sarà come il lampo che guizza da oriente a occidente. Proprio un lampo, e il Figlio dell’uomo sarà qui, in un tempo in cui le persone non penseranno che stia per accadere.
Dunque, il giorno del Signore viene come un ladro nella notte. E possiamo ringraziare il nostro Signore Gesù per questa analogia. Egli non è un ladro, ma il giorno del Signore viene come un ladro. È Lui che lo disse proprio lì al versetto 43: se il padrone di casa avesse saputo a quale ora della notte sarebbe venuto il ladro, avrebbe vegliato. Il giorno del Signore verrà come un ladro nella notte, ed oltre a quelloPaolo dicenon avete bisogno di sapere nulla riguardo al tempo. Non avete bisogno di sapere nulla riguardo alle date. E, naturalmente, poiché siete i redenti, andrete nel Rapimento, e non sarete nemmeno presenti per questo evento.
Al mondo, alla Chiesa è stata data informazione sufficiente. Chiesa, tu non appartieni a quel giorno, non lo attraverserai nemmeno, sarai rapita via. Questo è ciò che avete bisogno di sapere. Ma vivete anche la vostra vita alla luce sia della venuta di Cristo per i Suoi, sia del terrificante e terribile giudizio sui figli delle tenebre che verrà nel futuro. Per il mondo, sta arrivando un giorno di giudizio; non potete sapere quale giorno e quale ora. E anche quando i segni precursori cominceranno a verificarsi, e guerre e rumori di guerre, e carestie, e terribili pestilenze, piaghe, malattie, terremoti, e tutte queste cose cominceranno ad intensificarsi, e l’Anticristo sorgerà, e vi sarà una desolazione del tempio a Gerusalemme, e tutto questo starà accadendo, sorprendentemente, il mondo che sarà vivo in quel tempo non si aspetterà che Cristo venga. Sarà inatteso. Non saranno pronti.
Nessun ladro sano di mente annuncia l’ora della sua venuta. Non ricevete una cartolina che dice: “Giovedì verrò a derubare casa tua tra le 8 e le 10. Potresti non esserci?” La generazione viva al tempo dell’evento del giorno del Signore avrà visto molti eventi preliminari. Ma non sarà pronta. Avrà prove sufficienti per sapere che è vicino e che dovrebbe essere pronta, ma non conoscerà esattamente il giorno né l’ora. Guardate il capitolo 24 versetto 50: “Il padrone di quel servo verrà nel giorno in cui non se lo aspetta e nell’ora che non conosce, lo taglierà a pezzi e gli assegnerà la sorte degli ipocriti; lì sarà il pianto e lo stridore dei denti”. Non lo sapranno. Più avanti, al versetto 44 di questo capitolo, Egli dice: “Fareste meglio a essere pronti, perché Egli verrà quando non pensate”. Capitolo 25 versetto 13: “Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”. In Luca, guardate il capitolo 12, giusto per mostrarvi l’uso completo, per così dire, di questa analogia. Luca 12:35, questa è una descrizione molto vivida da parte del nostro Signore. “I vostri fianchi siano cinti e le vostre lampade accese; siate simili a uomini che aspettano il loro padrone quando tornerà dalle nozze, affinché, quando viene e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone, al suo arrivo, troverà vigilanti. In verità vi dico che egli si cingerà, li farà mettere a tavola, e si avvicinerà per servirli. Se viene alla seconda vigilia, o anche alla terza, e li trova così, beati quei servi. E sappiate questo: se il padrone di casa avesse saputo a quale ora sarebbe venuto il ladro, non avrebbe lasciato scassinare la sua casa. Anche voi siate pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate”.
Questa è la chiave. Il concetto del ladro è il concetto di qualcosa di inatteso, non invitato, inatteso. Trovate la stessa analogia anche in Apocalisse 16:15. In Apocalisse 16:15 ci viene detto: “Ecco, Io vengo come un ladro”. Lo ripeto: il Signore non è un ladro, ma viene improvvisamente e inaspettatamente. “Beato chi veglia e custodisce le sue vesti, affinché non cammini nudo e non si veda la sua vergogna”. Il punto è che se un uomo si toglie i vestiti e va a letto, e nel cuore della notte viene derubato, e al mattino si aggira ovunque e non ha nulla da mettersi addosso, è una vergogna. Quindi Egli dice: fareste meglio a rimanere vestiti e svegli, perché Io verrò quando non ve lo aspettate.
C’è un altro uso di questa stessa metafora, non in senso escatologico ma in senso storico. In Apocalisse 3:3, con la chiesa di Sardi, dove vengono avvertiti che, se non cambiano le loro vie, il Signore verrà improvvisamente come un ladro su di loro in giudizio. Dunque, il concetto del ladro nella notte, l’espressione “nella notte” viene usata soltanto qui. Gli altri passi parlano di un ladro, ma questo aggiunge “nella notte”, perché è un presupposto ovvio che un ladro venga di notte, sotto la copertura delle tenebre. E questo si adatta anche a ciò che Paolo vuole dire riguardo ai figli del giorno e ai figli della notte, che è la sua principale applicazione pratica di tutto questo concetto.
Così, rispondendo alla loro domanda, seguite il ragionamento, rispondendo alla loro domanda, Paolo cita l’insegnamento di Gesù e dice che il tempo esatto non può essere conosciuto. Non può essere conosciuto. E voi sapete già tutto ciò che avete bisogno di sapere. Ma dicendo questo, volendo che comprendano che non hanno bisogno di conoscere i tempi e le stagioni, cita il Signore quando dice che la Sua venuta sarà come un ladro nella notte. E facendo questo introduce quindi l’espressione “il giorno del Signore”. Il giorno del Signore verrà come un ladro nella notte.
E questo ci lascia con una domanda: che cos’è questo giorno del Signore? Come dobbiamo comprenderlo? Che cos’è? È uno dei termini più importanti della Bibbia, che ricorre più e più volte in riferimento ad eventi futuri molto espliciti. Parla del giudizio futuro di Dio. Ma che cos’è precisamente? Ora, voglio che seguiate attentamente. Questo vi darà una comprensione fondamentale di un concetto molto importante che incontrerete ripetutamente nel vostro studio della Bibbia. Quattro volte nel Nuovo Testamento viene menzionato il giorno del Signore. In molte altre occasioni vi si fa riferimento. Quattro volte viene usata l’espressione “giorno del Signore”: Atti 2:20, qui, 2 Tessalonicesi 2:2 e 2 Pietro 3:10. Ma qualunque cosa gli scrittori del Nuovo Testamento comprendessero riguardo al giorno del Signore, l’avevano ricevuta dai profeti dell’Antico Testamento. Quindi, se vogliamo comprendere che cos’è il giorno del Signore, dobbiamo comprendere che cosa significava per i profeti dell’Antico Testamento che lo avevano annunciato.
Permettetemi di darvi un semplice elenco di versetti che descrivono il carattere del giorno del Signore. Ascoltate questo. Ecco ciò che i profeti dissero riguardo al giorno del Signore. Isaia 2:12: “Poiché il giorno dell’Eterno degli eserciti verrà contro tutto ciò che è superbo ed elevato, contro tutto ciò che è innalzato, ed esso sarà abbassato”. Isaia 13:6: “Urlate, perché il giorno dell’Eterno è vicino”. Isaia 13:9: “Ecco, il giorno dell’Eterno viene, crudele, con indignazione e ira ardente, per ridurre la terra in desolazione”. Gioele 2:11: “Il giorno dell’Eterno è grande e assai terribile”. Gioele 2:31: “Il sole sarà mutato in tenebre e la luna in sangue prima che venga il grande e terribile giorno dell’Eterno”. Amos 5:18: “Guai a voi che desiderate il giorno dell’Eterno! Che vi gioverà il giorno dell’Eterno?” Amos 5:20: “Non è forse il giorno dell’Eterno tenebre e non luce?” Malachia 4:5: “Ecco, io vi manderò il profeta Elia prima che venga il grande e terribile giorno dell’Eterno”. Sofonia 1:14: “Il grande giorno dell’Eterno è vicino, è vicino e viene in gran fretta; il rumore del giorno dell’Eterno è amaro”. E poi questo, Sofonia 1:15: “Quel giorno è un giorno d’ira, un giorno di tribolazione e di angoscia, un giorno di devastazione e desolazione, un giorno di tenebre e oscurità, un giorno di nuvole e di fitta oscurità”. È tutto negativo. Tutta la profezia riguardante il giorno del Signore parla di giudizio; parla dell’abbassare gli uomini. È ira, collera, desolazione, vendetta, distruzione, terrore. Viene descritto come un tempo di oscurità, di tenebre, di angoscia e di tribolazione, sempre. Sei volte viene definito un giorno di rovina. Quattro volte viene chiamato un giorno di vendetta.
Ora, il giorno del Signore si riferisce sempre al giudizio finale più cataclismatico di Dio sugli empi. È il culmine della furia di Dio in un’esplosione finale che consuma i malvagi. È il momento culminante. Ora, è vero che nell’Antico Testamento vi furono occasioni in cui Dio riversò la Sua ira sui popoli e usò, nella Sua provvidenza, mezzi umani controllati da Lui, come una nazione che distruggeva un’altra nazione, oppure usò carestie, terremoti o altri eventi naturali come strumenti del Suo giudizio. Ma questi sono soltanto preludi al cataclisma finale, onnipotente e soprannaturale, che conclude il grande giudizio contro gli empi. Così sarà anche alla fine. Vi saranno guerre, vi saranno carestie, vi saranno malattie, probabilmente la piaga dell’AIDS e cose simili, e altre ancora. Questi saranno mezzi naturali attraverso i quali Dio inizierà a manifestare la Sua ira contro gli empi, ma saranno soltanto preliminari rispetto alla piena esplosione della furia del Figlio di Dio, che verrà in potenza soprannaturale e consumerà tutti gli empi.
Così, in tutto l’Antico Testamento trovate esempi di questo, in cui Dio usa mezzi naturali e umani per esercitare la Sua ira contro alcuni popoli. Ma poi, infine, in modo culminante, avviene un grande cataclisma che conclude quel giudizio, e che storicamente rappresenta il cataclisma soprannaturale finale chiamato il giorno del Signore definitivo. E così, anche nell’Antico Testamento vi furono diversi giorni del Signore, in senso storico, quando Dio intervenne e spazzò via il Suo popolo. Il regno del nord fu spazzato via in cattività, come ricorderete. Il regno del sud, Giuda, fu travolto in un olocausto di giudizio, privato della sua terra e deportato per il giudizio di Dio. I profeti chiamarono questi eventi un giorno del Signore. Ed essi furono preceduti da certi giudizi che fungevano da preliminari o da precursori, e poi venne la distruzione finale. Questi erano quadri storici dell’evento ultimo, quando vi saranno guerre, carestie, terremoti e simili, e poi Dio spazzerà via tutti in un cataclisma finale.
Quando osservate lo sviluppo dei giudizi dei sigilli nell’Apocalisse, e lo faremo la prossima volta, così come i giudizi delle trombe e delle coppe, vedete che all’inizio questi giudizi cominciano a dispiegarsi. Vi sono guerre, terremoti e carestie, e poi improvvisamente si passa dal naturale al soprannaturale. E quando si arriva al sesto sigillo, all’improvviso iniziano a verificarsi olocausti soprannaturali, perché l’ira di Dio ha raggiunto il culmine del giorno del Signore. Quindi è importante comprendere questo.
Il Nuovo Testamento chiama quel giorno il Suo giorno. Lo chiama il giorno dell’ira. Lo chiama il giorno dell’ira e della rivelazione. Lo chiama il grande giorno dell’Iddio onnipotente. Pietro lo chiama, in 1 Pietro 2:12, il giorno della visitazione. Ma sempre, ascoltate attentamente, è il tempo in cui Dio scatena la Sua furia finale sui peccatori della terra e li spazza via.
Ora, una breve nota. Questo giorno deve essere distinto dal giorno di Cristo, o dal giorno del Signore Gesù, o dal giorno del Signore Gesù Cristo, o dal giorno di Gesù Cristo. Tutte queste espressioni vengono usate. Il giorno di Cristo viene usato in Filippesi. Il giorno del Signore Gesù in 1 e 2 Corinzi. E il giorno del Signore Gesù Cristo in 1 Corinzi 1:8. Ora ascoltate molto attentamente. Il giorno di Cristo, o del Signore Gesù Cristo, o del Signore Gesù, ha sempre a che fare con, osservate bene, i credenti. Ha sempre a che fare con il tempo della ricompensa da parte di Cristo, il tempo in cui i credenti entrano nella loro redenzione, nella loro ricompensa e nella loro gloria eterna. Il giorno di Cristo, dunque, è associato al Rapimento, alla redenzione e alla ricompensa dei santi. Il giorno del Signore è associato al giudizio sugli empi.
Vi è un’altra espressione ancora, il giorno di Dio, usata in 2 Pietro 3:12, e quella si riferisce all’eternità. Quello è il giorno di Dio. Il giorno di Cristo: Egli prende la Sua Chiesa. Il giorno del Signore: il Signore sovrano viene in giudizio. Il giorno di Dio: lo stato eterno. Quindi è necessario fare queste distinzioni.
Il giorno del Signore deve dunque essere visto in modo unico come un periodo di giudizio: giudizio sugli empi, giudizio in un cataclisma finale che giunge al culmine di altri giudizi preliminari. Ed è per questo che aprite l’Apocalisse e i primi cinque sigilli sono preliminari, mentre al sesto sigillo, all’improvviso, tutto diventa nero, il sole si oscura, la luna si oscura, il cielo si ritira, le stelle cominciano a cadere, le persone gridano alle rocce e ai monti di cadere su di loro, e quello è l’inizio del giorno del Signore. Ma esso segue quei segni precursori che sono stati delineati prima. E li esamineremo in dettaglio nel nostro prossimo studio.
Ora, quando Gesù disse che questo giudizio del giorno del Signore verrà come un ladro nella notte, intendeva dire che verrà inaspettatamente. Anche se vi saranno segni premonitori e molte cose staranno accadendo, il mondo non ci crederà. Non ci crederà. Infatti, guardate il versetto 3: essi diranno che cosa? Che cosa diranno? “Pace e sicurezza”. Lo spiegherò la prossima volta. Come potranno dire una cosa del genere? Vi dirò come potranno dirla e perché la diranno. Ma è questo ciò che diranno. Oh, pace, tutto andrà bene. Come si può credere una cosa simile quando stanno accadendo terremoti, guerre, rumori di guerre e carestie? Eppure è proprio quello che diranno. Non se lo aspetteranno. E così vi è sempre questo senso di imminenza: verrà come un ladro, verrà come un ladro, verrà quando non ve lo aspettate, verrà all’improvviso. Nei passi che parlano del giorno del Signore viene sempre proiettata questa idea di imminenza, vicinanza e attesa.
Ascoltate Ezechiele 30:3: “Il giorno è vicino, il giorno dell’Eterno è vicino”. Gioele 2:1: “Il giorno dell’Eterno viene, è vicino”. Gioele 3:14: “Il giorno dell’Eterno è vicino”. Abdia 15: “Il giorno dell’Eterno su tutte le nazioni è vicino”. Sofonia 1:7: “Il giorno dell’Eterno è vicino”. Zaccaria 14:1: “Ecco, viene il giorno dell’Eterno”. Lo dicevano allora e non siamo ancora arrivati a quel momento. Ma vi è sempre stato questo senso che potesse arrivare da un momento all’altro.
I profeti stavano anche guardando ad un giorno del Signore storico che era vicino, e che sarebbe stato un’anticipazione di quello finale. E così devo menzionare una cosa molto importante dal punto di vista interpretativo. Ogni volta che i profeti scrivono riguardo al giorno del Signore, stanno guardando a due cose. Stanno guardando ad un giorno del Signore storico che accadrà presto. E stanno guardando al compimento ultimo nel giorno del Signore finale. Perciò chiamiamo questo una profezia a doppio orizzonte, una profezia con un adempimento vicino e uno lontano. Questo non dovrebbe sorprendervi. Molti dei Salmi che Davide scrisse riguardo a sé stesso erano messianici, non è vero? In realtà stavano parlando del Messia. Quando Davide disse nel Salmo 69: “Gli oltraggi di quelli che Ti oltraggiano sono caduti su di me”, e “lo zelo per la Tua casa mi consuma”, stava dicendo: Dio, Ti amo così tanto, sono così zelante per la Tua casa che quando Tu vieni oltraggiato io ne sento il dolore. E stava parlando del proprio cuore. E quando Gesù venne e purificò il tempio, Davide stava parlando di Lui. Così, all’orizzonte di molti Salmi messianici, vedete il Messia, anche se il testo parla di una persona vissuta nel passato. Leggete Isaia 7:14: “Una vergine concepirà e partorirà un figlio”. Quando lo leggete, pensate che debba riferirsi al tempo di Isaia. Ma quando arrivate al Nuovo Testamento e guardate indietro, scoprite che stava parlando del Messia. Quindi, molte volte vi è un significato vicino e uno lontano.
Quando si tratta delle profezie sul giorno del Signore, questo è piuttosto tipico. Lasciate che vi dia un esempio. Guardate Abdia. Abdia, versetti da 1 a 14, parla del giudizio contro Edom. Dio sta per giudicare Edom, quella nazione confinante che aveva rigettato il vero Dio. Egli dice: manderò il Mio giudizio su di te, Edom, e sarà un giudizio del tipo “giorno del Signore”. Ma quando arrivate al versetto 15, allora dice: “Il giorno del Signore è vicino per tutte le nazioni”. E salta direttamente alla fine dei tempi e comincia a descrivere gli ultimi tempi e come tutte le nazioni saranno portate in giudizio. E prima che tutto sia concluso, alla fine del versetto 21, il regno apparterrà al Signore e il Signore regnerà dopo quel giudizio finale.
Guardate Sofonia, che si trova qualche libro più avanti. E Sofonia capitolo 1 parla di un giorno del Signore. Versetto 7, Sofonia 1:7: “Tacete davanti al Signore, l’Eterno, perché il giorno dell’Eterno è vicino”. E continua a descrivere il giorno del Signore fino al versetto 14: “Il grande giorno dell’Eterno è vicino, è vicino e viene molto in fretta; ascolta, il giorno dell’Eterno”. Dice: ascoltate, ascoltate, ascoltate, lo potete udire, lo potete udire. E, tra l’altro, si trova soltanto a circa quindici anni dall’esilio babilonese di Giuda nel 605 a.C. Quindi dice che sta arrivando presto; sta parlando di un giorno del Signore storico che sta per venire, quando saranno trascinati in cattività e portati via dalla loro terra. Ma quando arrivate al capitolo 3 di questa breve profezia, improvvisamente salta attraverso tutti i millenni della storia verso un altro giorno. Nel capitolo 3, dal versetto 8 fino al versetto 20. Non prenderò il tempo per leggerlo. Sta guardando al giorno del Signore finale e all’instaurazione del regno di Cristo dopo che il giudizio del giorno del Signore sarà venuto su tutto il mondo. Isaia fa la stessa cosa. E non vi porterò nemmeno lì. Parla di quel giorno del Signore finale e culminante, quando il regno meridionale di Giuda fu travolto dalla cattività. E poi Isaia passa al giorno del Signore finale in senso escatologico, saltando dall’evento storico a quello escatologico, cioè all’evento finale del giudizio: quel grande giorno di resa dei conti per tutte le nazioni.
E così questo era un modello profetico tipico. Quando studiate l’Antico Testamento e incontrate un passo che parla del giorno del Signore, potreste scoprire che i profeti dell’Antico Testamento intrecciano talmente la storia e l’escatologia, le fondono così strettamente insieme, che talvolta è difficile tracciare una linea netta tra ciò che è storico e ciò che è escatologico. Non lasciatevi scoraggiare da questo. È una cosa molto difficile da fare. Ma essi vedevano delle indicazioni preliminari dell’arrivo del giudizio di Dio, seguite dall’intervento di Dio in una sorta di giudizio del giorno del Signore che spazzava via il popolo, come anticipazione del giorno finale, quando Dio userà alcuni giudizi preliminari, umani e provvidenzialmente orchestrati, che culmineranno nel definitivo spazzare via gli empi per mezzo del Suo intervento soprannaturale.
E così, come scrive un autore, il giorno escatologico si staglia sullo sfondo all’orizzonte lontano. E scrive: “Il giorno del Signore era vicino perché Dio stava per agire, e l’evento storico era, in un senso reale, un’anticipazione dell’atto escatologico finale. L’imminenza storica del giorno del Signore non includeva tutto ciò che il giorno del Signore significava. Storia ed escatologia erano tenute in una tensione dinamica, poiché entrambe erano il giorno del Signore”. Fine della citazione. Così scrive George Ladd.
Ora, se osservate il carattere e la venuta del giorno del Signore, Gioele ci offre probabilmente una delle dichiarazioni più dirette riguardo alla sua natura. Ascoltate ciò che dice. Gioele 2:30: “Farò prodigi nei cieli e sulla terra: sangue, fuoco e colonne di fumo. Il sole sarà mutato in tenebre e la luna in sangue prima che venga il grande e terribile giorno dell’Eterno”. Ma poi aggiunge: “Chiunque invocherà il nome dell’Eterno sarà salvato”. Coloro che conoscono il Signore saranno liberati da quel giorno. Ma esso verrà. Il cielo si oscurerà. Sangue, fuoco, fumo, oscurità, e poi un giudizio terrificante. Se pensate che questo sia impressionante, il Nuovo Testamento è molto più esplicito di così. E dovremo ritornare su questa descrizione così vivida che il Nuovo Testamento ci offre. È spaventosa. Il giorno del Signore, dice, sta arrivando. Verrà come un ladro nella notte. Che cosa significa? Inaspettatamente, improvvisamente, senza essere desiderato e portando danno. Porterà distruzione. Non sarà accolto con favore. Sarà rapido e non sarà previsto. Sta arrivando.
Paolo certamente pensava che il Rapimento potesse avvenire durante la sua vita, come hanno pensato tutti i cristiani. Credeva che il giorno del Signore avrebbe seguito il Rapimento. Ma nessun credente sarà presente nel giorno del Signore. E la tempistica di tutto questo non la conosciamo. Non sappiamo quando il Signore verrà per la Sua Chiesa. Non conosciamo il momento, il giorno o l’ora in cui verrà nel terribile giudizio sugli empi. Voi potreste dire: “Aspettate un momento. Quando quegli eventi cominceranno, le persone vive in quel tempo non lo sapranno?” Avranno tutte quelle informazioni, ma non conosceranno comunque il giorno né l’ora. E giungeranno alla conclusione completamente sbagliata. Diranno: pace e che cosa? Sicurezza. Per il vostro incoraggiamento, amati, e per il loro, Paolo dice, al versetto 4: “Fratelli, voi non siete nelle tenebre. Il ladro viene nella notte; voi non siete nella notte. Quel giorno non vi sorprenderà”. Noi siamo nel capitolo 4, non è vero? Non siete contenti? Noi non siamo nel capitolo 5. Qualcun altro sarà nel capitolo 5, moltissime persone saranno nel capitolo 5.
Voi potreste dire: “Bene, il capitolo 5 ha qualche implicazione per noi?” Sì, sì. “Poiché”, dice al versetto 5, “noi siamo figli della luce e figli del giorno, e non apparteniamo alla notte né alle tenebre, allora non dormiamo come gli altri, ma vegliamo e siamo sobri”. E al versetto 8 dice: “Siamo caratterizzati da fede, amore e speranza”. In altre parole, viviamo la nostra vita in modo coerente con coloro che sono chiamati figli del giorno. Restiamo vigili. Non siamo come il mondo addormentato, sonnolento, ubriaco e immerso nelle tenebre; siamo sempre vigili, sempre pronti per la venuta del Signore. Questo dovrebbe avere un impatto enorme sulla nostra vita, perché dovremmo vivere come vivono i figli del giorno e non come vivono i figli della notte. E arriveremo a queste grandi verità nel nostro prossimo studio.
Padre, Ti ringraziamo per il nostro tempo insieme questa mattina. Abbiamo trattato così tanto e tuttavia, in un certo senso, così poco. Ti ringraziamo per la grande speranza che abbiamo, che un giorno, in un giorno che non conosciamo, saremo rapiti per incontrare Gesù nell’aria e per essere riuniti con tutti coloro che sono morti in Cristo, per essere portati nel luogo che Tu hai preparato per noi, per essere per sempre con Te. E poi sappiamo che tutto il giudizio divino comincerà a scatenarsi su questo mondo. Padre, Ti preghiamo che da un lato possiamo essere consolati dalla consapevolezza che tutti i credenti, vivi o morti, saranno radunati insieme a Cristo. E che, dall’altro lato, possiamo anche essere esortati. E poiché non siamo destinati a partecipare alla notte, non apparteniamo alle tenebre; non saremo qui quando verrà il ladro. Aiutaci a non vivere come figli delle tenebre, ma come figli della luce. Aiutaci a non preoccuparci del tempo, perché la preparazione spirituale non ha nulla a che fare con l’osservare l’orologio o fissare date; non ha nulla a che fare con la ricerca di segni. Ha a che fare con una vita santa vissuta alla luce del fatto che Gesù potrebbe venire in qualsiasi momento. Perciò, Padre, aiutaci a vivere nell’attesa, nell’anticipazione e nella conseguente obbedienza e consolazione, mentre guardiamo avanti verso quelle cose che Tu hai preparato per noi e che sono troppo meravigliose per essere descritte. Ti ringraziamo perché scamperemo al giorno del Signore, poiché non siamo destinati all’ira, né temporale né eterna, ma siamo destinati alla comunione gli uni con gli altri e con Te. È in questa speranza che preghiamo nel nome di Cristo. Amen.
FINE
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