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Torniamo adesso a 1 Tessalonicesi 5:4-11, avvicinandoci velocemente al culmine staccato di questa grande lettera, che arriva nei versetti dal 12 al 28, e che arricchirà grandemente tutti noi. Ma mentre guardiamo di nuovo a questo testo particolare, ricorderete—se eravate con noi due settimane fa—che l’ho intitolato “Persone della notte/Persone del giorno”, abbiamo sottolineato questo punto perché Paolo sottolinea questo punto: che tutto il mondo è diviso in due tipi di persone: persone della notte e persone del giorno; persone associate alle tenebre e persone associate alla luce. Lasciate che vi legga semplicemente il testo, cominciando dal versetto 4: “Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosí che quel giorno abbia a sorprendervi come un ladro; perché voi tutti siete figli di luce e figli del giorno; noi non siamo della notte né delle tenebre. Non dormiamo dunque come gli altri, ma vegliamo e siamo sobri; poiché quelli che dormono, dormono di notte, e quelli che si ubriacano, lo fanno di notte. Ma noi, che siamo del giorno, siamo sobri, avendo rivestito la corazza della fede e dell'amore e preso per elmo la speranza della salvezza. Dio infatti non ci ha destinati a ira, ma ad ottenere salvezza per mezzo del nostro Signore Gesú Cristo, il quale è morto per noi affinché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui. Perciò, consolatevi a vicenda ed edificatevi gli uni gli altri, come d'altronde già fate”.

In questo testo, ovviamente, Paolo parla di persone del giorno e di persone della notte. E non è lui ad introdurre questo concetto che di fatto risale a molto prima di lui, essendo già presente nell’Antico Testamento. Vediamo se riesco a darvi un po’ della storia di questa enfasi particolare. Nel Salmo 107 versetto 10, la Scrittura dice: “Alcuni dimoravano nelle tenebre e nell’ombra della morte, prigionieri nella miseria e nelle catene, perché si erano ribellati alle parole di Dio ed avevano disprezzato il consiglio dell’Altissimo”. Ora, questa è una descrizione di persone che sono persone della notte, persone delle tenebre. Dimorano nelle tenebre. Dimorano nell’ombra della morte. Sono prigionieri della miseria, e sono incatenati dai loro stessi peccati—che è implicito—perché si sono ribellati alle parole di Dio ed hanno disprezzato il consiglio dell’Altissimo. Il versetto successivo dice che Dio, perciò, ha umiliato il loro cuore con la fatica, ovvero, hanno vissuto una quantità tremenda di sforzo umiliante che non ha procurato loro nulla; sono inciampati e non c’era nessuno ad aiutarli. Tale è la condizione delle persone della notte.

Poi, cominciando dal versetto 13, leggiamo di una liberazione dalla notte, che porta le persone nel giorno. Dice: “Allora, nella loro angoscia, gridarono al Signore, ed Egli li salvò dalle loro tribolazioni; li fece uscire dalle tenebre e dall’ombra della morte e spezzò i loro legami”, cioè le corde del peccato, dell’iniquità e della miseria che li tenevano prigionieri, “Perciò rendano grazie al Signore per la Sua benignità e per le Sue meraviglie verso i figli degli uomini, perché Egli ha spezzato porte di bronzo e ha infranto sbarre di ferro”. E cosí, qui trovate questa introduzione alle persone della notte e alla terribile schiavitú dell’essere nella notte e nelle tenebre, e la nota riguardo alla loro liberazione attraverso la benignità di Dio e la meraviglia della Sua grazia verso gli uomini. Egli li ha portati fuori dalle tenebre, nella luce. E cosí, troviamo allora che Dio ha il desiderio di portare le persone fuori dalla notte, nel giorno.

Isaia rese piú specifico questo desiderio di Dio quando scrisse riguardo al Messia. Infatti, in Isaia capitolo 9 leggiamo: “Il popolo”, versetto 2, “che camminava nelle tenebre vedrà una grande luce; su quelli che abitavano in un paese d’ombra di morte, la luce risplenderà”. E chi è che può portare gli uomini fuori dalle tenebre? Chi è questa luce che risplende? Beh, piú avanti, al versetto 6, dice: “Poiché un bambino ci è nato, un Figlio ci è stato dato; il governo riposerà sulle Sue spalle, e il Suo nome sarà chiamato: Ammirabile, Consigliere, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace. Non ci sarà fine all’incremento del Suo governo e della pace sul trono di Davide e sul Suo regno, per stabilirlo e sostenerlo con giudizio e giustizia, da ora e per sempre; lo zelo del Signore degli eserciti farà questo”. E naturalmente, il bambino a cui Isaia si riferisce è il Messia.

Dunque, il cuore di Dio nel Salmo 107 è prendere le persone che sono nelle tenebre e portarle nella luce. Il Messia viene proprio con lo scopo di portare la luce e farla risplendere nel luogo tenebroso. Se entriamo nel Nuovo Testamento, in preparazione alla discussione su Cristo, Luca capitolo 1 parla di Giovanni Battista. E in Luca capitolo 1 abbiamo il padre di Giovanni Battista, un sacerdote di nome Zaccaria, marito di Elisabetta, il quale, avendo udito che suo figlio sarebbe stato il precursore del Messia, fu ripieno di Spirito Santo e profetizzò. E in Luca 1, dal versetto 68 in avanti, avete ciò che uscì dalle labbra ispirate di Zaccaria in risposta alla promessa di un figlio, Giovanni Battista, che sarebbe stato il precursore del Messia. Piú avanti, al versetto 76, possiamo cogliere ciò che dice, parlando di suo figlio, Giovanni Battista: “E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo, perché andrai davanti al Signore per preparare le Sue vie, per dare al Suo popolo la conoscenza della salvezza mediante il perdono dei loro peccati, grazie alle viscere di misericordia del nostro Dio, per le quali l’aurora”, cioè Cristo, “dall’alto ci visiterà, per risplendere su quelli che giacciono nelle tenebre e nell’ombra della morte, per guidare i nostri piedi sulla via della pace”. E cosí, Zaccaria si rallegra ed esulta davanti a Dio con lode, perché sa che suo figlio sarà il precursore dell’aurora, della luce del sole, del Sole di giustizia, come Lo chiamò il profeta dell’Antico Testamento, Colui che porterà la luce a risplendere nelle tenebre, trasformando persone della notte in persone del giorno.

E cosí, si comincia con il desiderio di Dio di portare gli uomini fuori dalle tenebre alla luce. Poi si passa alla profezia del profeta Isaia, il quale disse che sarebbe stato il Messia, poi a Giovanni Battista che venne a dichiarare al mondo che stava arrivando l’aurora che avrebbe portato la luce nelle tenebre. E poi ascoltate le parole, pronunciate cosí potentemente in Matteo capitolo 4, dove cominciando dal versetto 12 ci viene detto: “Egli si ritirò in Galilea; e, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Capernaum, che è presso il mare, nella regione di Zabulon e di Neftali, affinché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta Isaia: La terra di Zabulon e la terra di Neftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, la Galilea dei gentili; il popolo che giaceva nelle tenebre vide una grande luce, e su quelli che giacevano nella terra e nell’ombra della morte, una luce si è levata”. Isaia disse che sarebbe accaduto, e Zaccaria disse che suo figlio lo avrebbe annunciato, ed ora Cristo dice che è accaduto. Io sono qui, la luce si è levata, e da quel momento Egli cominciò a dire: “Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino”.

E ancora, in Giovanni capitolo 8, in quelle parole meravigliose e familiari, Gesú disse: “Io sono la luce del mondo; chi Mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”. E cosí, questo tema delle persone della notte e delle persone del giorno è un tema antico. Lo trovate molto indietro, nell’Antico Testamento, dove Dio vede il peccatore non convertito come la persona della notte, ed il santo credente come la persona del giorno. Gesú Cristo, il Messia, il Salvatore, è il mezzo attraverso il quale le persone vengono trasportate dalle tenebre alla luce.

Ma in che modo? Che cosa lo fa accadere? Dato che Cristo è Colui che può farlo, attraverso quale mezzo? In Atti 26 troviamo la magnifica dichiarazione di Dio stesso, attraverso Cristo, mentre parla all’apostolo Paolo sulla via di Damasco, quando Paolo racconta la sua testimonianza. In Atti 26:15, il Signore disse: “Io sono Gesú, che tu perseguiti. Ma alzati e sta’ in piedi, perché per questo ti sono apparso: per costituirti ministro e testimone, non solo delle cose che hai visto, ma anche di quelle nelle quali ti apparirò, liberandoti dal popolo giudaico e dai gentili, ai quali Io ti mando, per aprire loro gli occhi, affinché si convertano dalle tenebre alla luce e dal dominio di Satana a Dio, affinché ricevano il perdono dei peccati ed un’eredità fra coloro che sono stati santificati”, ecco la chiave, “mediante la fede in Me”. Il Signore Gesú stesso disse a Paolo: “Il tuo compito è aprire i loro occhi affinché si convertano dalle tenebre alla luce, che è la stessa cosa che convertirsi dal dominio di Satana a Dio, e ricevere il perdono dei peccati ed un’eredità; ma questo accade a coloro che sono messi da parte mediante la fede in Me”. Per diventare una persona del giorno, dovete riporre la vostra fede nel Signore Gesú Cristo. Coloro che sono messi da parte per Dio come figli del giorno mediante la fede in Cristo vengono trasferiti fuori dal regno delle tenebre e dentro il regno del caro Figlio di Dio, il regno della luce. È mediante la fede che questo avviene, credendo.

In Colossesi 1:13: “Egli ci ha liberati dal dominio delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del Suo amato Figlio, nel quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati”. E in che modo? Credendo, riponendo la nostra fede nel Signore Gesú Cristo. In Efesini capitolo 5 dice: “Un tempo infatti eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore”. E cosí vediamo il flusso. Dio ha un desiderio nel Suo cuore: portare le persone fuori dalle tenebre. Il profeta profetizzò che sarebbe venuto un bambino che, di fatto, sarebbe stato Colui che avrebbe portato la luce nel luogo tenebroso. Il Nuovo Testamento ci dice che ci sarebbe stato un precursore che avrebbe annunciato la Sua venuta, e poi Egli sarebbe venuto, ed avrebbe annunciato di essere la luce del mondo. E poi, nel libro degli Atti, c’è un predicatore che viene mandato, e deve dire che Egli porterà luce là dove c’è fede in Lui. E poi troviamo che coloro che hanno riposto la loro fede in Lui vengono davvero trasportati dalle tenebre alla luce; diventano figli del giorno. Prima erano tenebre; ora sono luce, e in loro vive la luce della vita.

E cosí, quando arriviamo a 1 Tessalonicesi, abbiamo già avuto molto di tutto questo. Abbiamo udito molto di tutto questo. Comprendiamo la differenza tra persone della notte e persone del giorno. Il mondo dunque è diviso in questi due tipi di persone: persone della notte e persone del giorno. E questa è una divisione eterna. L’inferno è la tenebra eterna, e la notte eterna, occupata dalle persone della notte. Il cielo è la luce eterna, il giorno eterno, occupato dalle persone del giorno. E cosí, il tema di questa differenza distinta tra notte e giorno è familiare al testo della Scrittura, “Le persone della notte”, dice Paolo, tornando adesso al nostro testo, 1 Tessalonicesi 5, “sono associate alle tenebre, al sonno e all’ubriachezza. Le persone del giorno sono associate alla luce, alla vigilanza e alla sobrietà”. L’apostolo, dunque, traccia una linea di demarcazione molto chiara, un contrasto molto netto e completo, tra coloro che hanno la salvezza in Gesú Cristo mediante la fede in Lui e coloro che non ce l’hanno.

Ora, perché sta facendo questo contrasto qui, mentre giunge alla conclusione di questa epistola? Detto semplicemente, per incoraggiare i cristiani tessalonicesi. Nel capitolo 4 e versetto 18 dice: “Perciò consolatevi gli uni gli altri con queste parole”, e nel capitolo 5 versetto 11: “Perciò consolatevi gli uni gli altri”, o incoraggiatevi gli uni gli altri, è la stessa parola, “ed edificatevi a vicenda, come d’altronde già fate”. Dunque, questa sezione che stiamo considerando è racchiusa tra due affermazioni riguardo alla consolazione. Qui il suo scopo è consolare alcuni cristiani timorosi. I tessalonicesi erano cristiani nuovi. Erano giovani nel Signore, ed io non ho alcun dubbio che, quando furono evangelizzati originariamente dall’apostolo Paolo, il suo messaggio metteva un’enfasi molto, molto forte sul giudizio. Predicò il giudizio. Predicò l’ira di Dio. Predicò la condanna eterna all’inferno. E quando evangelizzò le persone a Tessalonica, senza dubbio fece del giudizio futuro un punto centrale. Deve aver detto molto anche riguardo al giorno del Signore, il giorno finale della vendetta, l’ira di Dio, quando Egli scatenerà tutta la Sua furia contro i peccatori empi e li manderà in un inferno eterno. Senza dubbio parlò della fine inevitabile del peccato e di dove esso conduce, quando li evangelizzò per la prima volta. E dopo che furono salvati, probabilmente disse loro ancora di piú riguardo al giorno del Signore. Almeno questa sembra essere l’indicazione in 2 Tessalonicesi.

E cosí, avevano un sano timore del giudizio di Dio. Può darsi che proprio quel timore sia stato il fattore principale che li spinse a considerare le affermazioni di Gesú Cristo, e la Sua opera sulla croce, e la Sua risurrezione. E cosí, avevano questo senso molto forte e serio riguardo alla dannazione eterna. Come risultato di ciò, c’era una certa ansia nei loro cuori, ed avevano paura che forse qualche cristiano potesse mancare il Rapimento e finire nel giudizio; che in qualche modo, se un cristiano fosse morto o fosse stato trascurato, potesse finire per trovarsi addosso l’ira di Dio.

Ricorderete già, dalla nostra discussione del capitolo 4 versetti 13-18, che si domandavano: se un cristiano morisse prima che Gesú venga, mancherebbe il Rapimento? Pensavano forse che, se avesse mancato il Rapimento, sarebbe finito nell’ira eterna; che soltanto i cristiani vivi al momento della venuta di Gesú sarebbero stati presi. Gli altri sarebbero stati dannati. E cosí, avevano paura. Ed una delle loro paure era che, se avessero mancato il Rapimento, sarebbero potuti rimanere coinvolti nel giorno del Signore. Forse Dio non si sarebbe ricordato di loro. Forse il Signore li avrebbe dimenticati. O forse in qualche modo lo avrebbero perso a causa della loro morte. E cosí, avevano paura. E questa sezione è scritta per consolarli, per mettere a tacere le loro paure, per incoraggiarli con il fatto che c’è una distinzione cosí chiara tra le persone del giorno e le persone della notte. Dio conosce quella distinzione; Egli sa chi Gli appartiene. Ed il modo in cui tratterà le persone della notte ed il modo in cui tratterà le persone del giorno sono totalmente diversi. Non c’è posto, negli eventi delle persone della notte, per le persone del giorno, e non c’è posto, negli eventi delle persone del giorno, per le persone della notte. E Dio conosce la differenza, e potete essere consolati da questo.

Questo ricorda moltissimo un gruppo di persone precedente che aveva paure simili. Se guardate l’ultimo libro dell’Antico Testamento, la profezia scritta da Malachia, trovate lì un parallelo molto interessante. C’erano alcuni Giudei in Israele che avevano in qualche modo lo stesso tipo di ansie. C’era un messaggio importante che veniva predicato da Malachia sul giorno del Signore. Infatti, nel capitolo 4 versetto 5 usa persino l’espressione: “la venuta del giorno grande e terribile del Signore”. E cosí, il messaggio di Malachia era stato riguardo al giorno del Signore, il giudizio che viene, la condanna che viene, la furia finale di Dio che viene, ardente come una fornace, consumando i peccatori. E questo provocò una certa ansia in alcuni figli di Dio.

Se guardate Malachia 3:16 dice: “Allora quelli che temevano il Signore”, e qui significa quelli che riverivano il Signore, quelli che conoscevano il Signore, quelli che erano santi e avevano una vera relazione con Dio, “si parlarono l’un l’altro”. E che cosa stavano dicendo? Non ce lo dice, ma possiamo intuirlo piuttosto bene. Stavano condividendo la loro preoccupazione. Mi domando se finiremo anche noi in questa fornace, se saremo travolti dalla furia di Dio. Saremo coinvolti nella terribile giustizia del Dio santo mentre Egli viene contro i peccatori? E dice che il Signore udì la loro conversazione, vi prestò attenzione, ed un libro di ricordo fu scritto davanti a Lui per quelli che temono il Signore e stimano il Suo nome. Egli aveva un libro, ed i nomi di quelli che Lo amavano davvero, che Lo servivano e che credevano in Lui, erano scritti in quel libro. E nel versetto 17 dice: “Essi saranno Miei, dice il Signore degli eserciti, nel giorno in cui preparerò il Mio tesoro particolare. Ed Io li risparmierò, come un uomo risparmia il proprio figlio che lo serve”. Non c’è alcun modo che finiranno coinvolti nell’ira. Non c’è alcun modo che finiranno coinvolti nella Mia furia. Non c’è alcun modo che finiranno coinvolti nel giorno del Signore, il giorno della vendetta. No. Io so chi sono, ed ho un libro, ed i loro nomi sono lì, ed avranno un giorno diverso, un giorno in cui formerò il Mio tesoro particolare. Ed Io risparmierò quelli che Mi servono.

E al versetto 18 dice: “Allora tornerete a distinguere tra il giusto e l’empio, tra colui che serve Dio e colui che non Lo serve”. Dio non ha alcun problema a conoscere la differenza, ed il profeta dice che non dovreste averlo nemmeno voi. Il versetto 1 del capitolo 4 prosegue cosí: “Poiché ecco, il giorno viene, ardente come una fornace, e tutti i superbi e tutti quelli che commettono empietà saranno come stoppia”. Quella era la parte della selezione del grano che veniva semplicemente bruciata fino a diventare cenere. Gli increduli, gli operatori d’iniquità, i superbi saranno consumati, “Il giorno che viene li incendierà, dice il Signore degli eserciti, cosí che non lascerà loro né radice né ramo; ma per voi che temete il Mio nome, il Sole di giustizia”, ecco di nuovo quell’immagine della luce, “sorgerà con la guarigione nei Suoi raggi, e voi uscirete e salterete come vitelli dalla stalla, e calpesterete gli empi, perché saranno cenere sotto la pianta dei vostri piedi nel giorno che Io preparo”. Poi continua parlando del giorno grande e terribile del Signore.

Ed una cosa che sappiamo è che durante il tempo della Tribolazione molti Giudei saranno convertiti, Israele sarà salvato. Molti di quei Giudei, naturalmente, evangelizzeranno altri nel mondo, e ci sarà una grande moltitudine di gentili che saranno redenti. Tutti saranno risparmiati dall’olocausto del giorno del Signore e cammineranno sulle ceneri di quelli che sono stati consumati. Dio conosce la differenza. Non brucia i Suoi. Risparmia i Suoi. Ha un giorno per loro. Ed essi salteranno come vitelli nel regno, dove regneranno come coloro che conoscono ed amano Dio, e conoscono ed amano Suo Figlio, il Messia. Dio ha sempre promesso di risparmiare i giusti. Ed essi sfuggiranno completamente alla Sua ira.

Dunque, qui in questa lettera a questi giovani cristiani turbati, Paolo dà una grande certezza: che non saranno giudicati con il mondo empio. Che non c’è alcun modo che mancheranno il Rapimento per finire nel giorno del Signore; non c’è alcun modo che mancheranno il cielo per finire all’inferno. Nessun modo. E per rendere saldo questo incoraggiamento, esso viene delineato attraverso una serie di contrasti netti. Ed abbiamo considerato questi contrasti.

Il contrasto tra il Rapimento ed il giorno del Signore, l’essere rapiti in cielo e l’essere distrutti sulla terra; il contrasto tra salvezza ed ira, vita e morte, speranza e assenza di speranza, giorno e notte, luce e tenebre, essere svegli ed essere addormentati, essere sobri ed essere ubriachi, essere per sempre con il Signore ed essere per sempre senza il Signore. Tutti questi sono contrasti molto chiari in tutto questo testo, a partire dal capitolo 4 versetto 13. E mostrano una separazione totale tra credenti ed increduli, cristiani e non cristiani, i salvati ed i perduti. Qualunque cristiano timoroso può guardare profondamente in questo passo e vedere le proprie paure calmate. Non subiremo l’ira, non saremo nel giorno del Signore, perché siamo distinti da quelli che saranno lì, e saremo nel Rapimento e saremo nella gloria, perché siamo figli del giorno e figli della luce.

Ora, guardando i versetti dal 4 all’11, Paolo dice che dobbiamo essere incoraggiati a motivo della distintività di tre cose: la nostra natura, il nostro comportamento, ed il nostro destino. La nostra natura, il nostro comportamento ed il nostro destino. E se comprendiamo come in queste tre dimensioni siamo totalmente diversi dagli empi, non dovremmo avere alcuna paura.

Ora, ripassando molto brevemente. Prima di tutto, abbiamo già considerato la distintività della nostra natura. Guardate i versetti 4 e 5: “Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosí che quel giorno abbia a sorprendervi come un ladro, perché voi tutti siete figli di luce e figli del giorno; noi non siamo della notte né delle tenebre”. In altre parole, c’è una differenza intrinseca. Noi non viviamo nemmeno in quella sfera; non apparteniamo nemmeno a quella specie di persone. Siamo persone del giorno, non persone della notte. Viviamo nella luce della vita di Cristo. Ed Egli vive in noi. E noi siamo in Dio, nel quale non vi è alcuna tenebra, come dice 1 Giovanni 1:5-7. Non siamo nel dominio delle tenebre. Non siamo nel dominio della notte. Non siamo nel dominio dell’ubriachezza. Le tenebre, il peccato, l’ignoranza, la morte sono il regno dei caduti, dei maledetti e dei morti che sono in Adamo, ma noi siamo in Cristo. Abbiamo una nuova natura, un nuovo dominio, una nuova sfera di vita, un nuovo regno. Ed a motivo di questo, quel giorno non ci sorprenderà come un ladro. Il giorno del Signore non entra nella nostra sfera di vita. Non ha alcun impatto su di noi. Come abbiamo detto dall’inizio, la chiesa sarà portata via prima del giorno del Signore, e quelli d’Israele che saranno salvati dopo, e quelli del mondo gentile, saranno preservati attraverso il giorno del Signore, cosí che effettivamente cammineranno sulle ceneri degli empi che periscono. Il giorno del Signore non ha nulla a che fare con la nostra sfera di vita. Noi non abbiamo nulla a che fare con esso. Il peccato non ha dominio, non c’è condanna per le persone del giorno.

In secondo luogo, abbiamo visto non soltanto la distintività della nostra natura, ma la distintività del nostro comportamento. Versetti 6 e 7, egli dice: “Non dormiamo dunque”, cioè, sulla base della differenza di natura, ecco alcune parole riguardo alla condotta, essendo identità e condotta inseparabili; voi rifletterete la vostra natura, “non dormiamo dunque come gli altri, ma vegliamo e siamo sobri, poiché quelli che dormono, dormono di notte, e quelli che si ubriacano, si ubriacano di notte”. Tra parentesi, le persone della notte possono essere soltanto persone della notte, non possono essere persone del giorno, e le persone della notte non possono compiere le opere del giorno. Ma le persone del giorno possono compiere le opere della notte. Possiamo tornare indietro a vecchi schemi di condotta. Non dobbiamo farlo; non è coerente con la nostra nuova natura, e con la nostra nuova identità, e con la nostra sfera di vita. Siamo persone del giorno che vivono nella luce, ma possiamo compiere le opere delle tenebre. E se lo facciamo, le facciamo in piena luce, non è vero? Le facciamo con piena comprensione, e le facciamo in piena esposizione.

Ma qui egli dice: non c’è posto per la vita notturna tra le persone del giorno. Il nostro comportamento è diverso. Come modello, il nostro comportamento è diverso. Si potrebbe forse dirlo semplicemente cosí: un incredulo fa soltanto il male, soltanto il male. È una persona della notte. Vive nella notte; compie le opere della notte nell’ignoranza addormentata, nell’indifferenza e in un’ubriachezza aggressiva, manifesta, immorale. Ma una persona del giorno ha un modello di fare ciò che è giusto, anche se può essere interrotto dal fare ciò che è sbagliato. La persona del giorno può compiere le opere della notte. Ed i comandamenti stessi qui rivolti ai credenti indicano che possiamo compiere le opere delle tenebre. E se lo fate, state andando contro la vostra natura. State violando la vostra stessa identità. Non vogliamo che questo accada. Il nostro comportamento dovrebbe essere coerente con la nostra natura. Il nostro comportamento dovrebbe essere cosí distinto da farci sapere che siamo del giorno. E poiché sappiamo di essere del giorno, non temiamo l’ira, il giudizio, la dannazione.

Ed è ciò che egli dice nel versetto 8. Guardate l’inizio del versetto 8, “Ma poiché siamo del giorno”. Questa è la nostra identità, e ci riporta al versetto 5. Siamo figli del giorno. Siamo figli di luce. Non della notte né delle tenebre. Poiché questo è vero, poiché la nostra natura è tale e il modello della nostra condotta è tale, allora siamo sobri. Che cosa vuol dire? Siamo vigilanti, siamo attenti, cosí da non essere risucchiati nel compiere le opere della notte. Questo è il suo punto. Anche se sono incoerenti con la nostra natura, possono verificarsi. Dovete essere vigili. Dovete proteggervi dalla tentazione di compiere le opere della notte. E se lo fate, continuerete a vedere visibilmente, proprio davanti ai vostri occhi, la vostra distintività, e questo vi darà grande certezza mentre guardate al futuro, e non avrete nulla da temere. D’altra parte, se un cristiano cade in schemi di peccaminosità, perde la certezza, perde la fiducia, perde la speranza, e può temere di essere coinvolto nel giorno del Signore.

E cosí, egli dice: poiché siete del giorno, poiché noi siamo del giorno, siamo sobri. L’idea di sobrio è attento, vigilante. Ed indubbiamente, mentre Paolo diceva questo, l’idea della vigilanza gli suggerí l’immagine di un soldato in servizio, perché passa immediatamente a descrivere un soldato. Siamo sobri, avendo rivestito la corazza della fede e dell’amore e preso per elmo la speranza della salvezza. Affermazione affascinante e molto, molto basilare. Mentre pensa a un cristiano che è una persona del giorno, un figlio del giorno, un figlio della luce, e mentre pensa a quella persona che veglia ed è attenta cosí da non essere tentata a compiere le opere della notte, la sua mente va a colui che era il piú vigilante, il piú sobrio di mente, il piú attento, e quello sarebbe un soldato in servizio. E lo vede propriamente armato con un’armatura protettiva. Paolo la chiama in Romani 13:12 l’armatura della luce. Questo figlio del giorno nella luce è attento, sobrio, in servizio, armato per la protezione e la preservazione. E cosí, egli dice nel versetto 8: “Avendo rivestito la corazza”. Tenendola addosso, continuando a tenerla addosso. Si accorda con il tempo presente di “siamo sobri”. L’idea è quella di essere sobri essendo continuamente armati.

Ora, un soldato ben equipaggiato aveva soltanto due pezzi essenziali di equipaggiamento che lo preservavano. Uno era la corazza; l’altro era l’elmo. Quelle sono le aree vitali. La corazza copriva tutti gli organi vitali, e, naturalmente, l’elmo copriva la testa. Notate che qui non c’è alcuna spada, perché questa non è l’immagine di cui Paolo si sta occupando. Si sta occupando di una persona che sta in guardia contro l’assalto della notte e si difende. Non si sta occupando dell’attacco con la spada. Non sta dicendo che i figli del giorno attaccano le persone della notte. Non è questa l’immagine qui. Ciò che sta dicendo qui è che avete bisogno di essere protetti, e per questo tratta soltanto i due pezzi dell’equipaggiamento protettivo: la corazza e l’elmo.

Ora, la corazza era una parte ovvia dell’abbigliamento del soldato romano. Copriva proprio l’area in cui era vulnerabile, gli organi vitali, dove poteva essere ucciso cosí facilmente. La corazza poteva essere fatta di maglia metallica; poteva essere fatta d’oro. Alcune erano fatte di stoffa pesante. Alcune erano fatte di bronzo. Alcune erano fatte di ferro. Alcune erano fatte di cuoio. Di qualunque altro materiale. Fondamentalmente era come un giubbotto antiproiettile. Ed il parallelo che noi comprenderemmo per l’elmo sarebbe qualcosa come un casco da football o un casco da motocicletta, capace di proteggere dai colpi che potrebbero frantumare il cranio. E questo era il soldato armato contro l’attacco della tentazione.

Tra parentesi, questa immagine non nasce con Paolo. L’ha presa in prestito da Isaia 59:17. C’è una bellissima affermazione in quel capitolo che forse non avete letto, Isaia 59:17: “Egli indossò la giustizia come una corazza e mise sul capo l’elmo della salvezza; indossò le vesti della vendetta come abito e si avvolse di zelo come di un mantello”, e cosí via. E lì avete la prima menzione di una corazza di giustizia e di un elmo di salvezza, in Isaia capitolo 59. E la ritrovate ripetuta ancora in Efesini 6:13, naturalmente, nella descrizione che Paolo fa dell’armatura del credente in quella sezione della sua lettera agli Efesini.

Ora, non è importante entrare in ogni genere di dettaglio riguardo all’analogia fisica, la corazza e l’elmo. Ciò che è importante è che notiate che cosa rappresentano. La corazza rappresenta la fede e l’amore, e l’elmo rappresenta la speranza della salvezza. Ascoltate molto attentamente. Sapete, se conoscete qualcosa del Nuovo Testamento, che questi tre elementi compaiono insieme piuttosto frequentemente. Indietro, nel capitolo 1 di questa epistola e al versetto 3, avete la menzione della fede, della speranza e dell’amore, quell’uso molto familiare in 1 Corinzi 13:13, che dice: “Ora dunque rimangono la fede, la speranza e l’amore, ma il maggiore di questi è l’amore”. Questa è la triade delle supreme virtú cristiane.

Ma ciò che voglio dirvi, e ciò che è molto, molto importante che comprendiate, è che queste sono le tre grandi difese contro la tentazione. Va bene? Se volete affrontare la tentazione nella vostra vita, queste sono tre cose che dovete comprendere ed applicare. Vi darò adesso quella che è l’istruzione piú pratica che possiate mai ricevere come credenti riguardo all’affrontare il peccato nella vostra vita. Quindi, se vi preoccupa affrontare il peccato nella vostra vita e vincere la tentazione, dovete conoscere queste cose.

Prima di tutto, la fede, una difesa contro la tentazione. In che senso? Lasciate che lo dica cosí: il peccato è il risultato del non fidarsi di Dio. Il peccato è il risultato del non fidarsi di Dio. Non potrei dirlo in modo piú chiaro. Dio è degno della vostra fiducia. Lasciate che vi dica in che modo. Potete fidarvi della Sua persona. Egli sarà coerente con i Suoi attributi. Non devierà mai dal Suo carattere, mai. Non devierà mai dal Suo carattere. Egli ha un’integrità perfetta. Potete fidarvi della Sua persona. Egli farà ciò che è coerente con chi Egli è. In secondo luogo, potete fidarvi della Sua potenza. Nulla è troppo arduo per Lui. Nulla è troppo difficile per Lui. Nulla Lo travolge. Nessuno può sconfiggerLo. E nessun insieme di circostanze, per quanto accumulate insieme, è piú di quanto Egli possa sbrogliare, gestire e superare. Potete fidarvi della Sua persona, potete fidarvi della Sua potenza. Terzo, potete fidarvi della Sua promessa. Se Egli dice qualcosa, la farà. Se promette qualcosa, la manterrà. Quarto, potete fidarvi del Suo piano. Egli sta dispiegando un piano sovranamente controllato, che procede perfettamente secondo il programma. Nulla esiste al di fuori di quel piano.

Se, dunque, credo che Dio sia coerente con la Sua persona, che Dio sia onnipotente, che Dio mantenga sempre la Sua Parola e la Sua promessa, e che Dio stia dispiegando il Suo piano, allora qualunque cosa entri nella mia vita, se mi fido di Dio, non cadrò nella tentazione che mette in discussione la credibilità di Dio.

Ora, ogni tentazione mette in discussione la Sua credibilità. Lasciate che vi dica perché. Per esempio, siete tentati di preoccuparvi. Che cosa significa questo? Se vi preoccupate, ciò che state dicendo è: “Sí, Dio, so che hai detto che Tu sei al controllo, e so che hai detto che questa cosa non è troppo difficile per Te, e so che hai detto che puoi gestirla, e so che stai portando avanti un piano; semplicemente non Ti credo”, giusto? Mi preoccuperò, il che dice: “Dio, so che Tu dici di poter essere degno di fiducia, ma non sono proprio sicuro che Tu lo sia”. Quando mento, che cosa sto dicendo? Dio dice: “Ubbidiscimi e fa’ ciò che è giusto, ed Io ti benedirò”. Ed io dico: “Ma per ottenere ciò che voglio, devo mentire, perché se si sapesse la verità non otterrei ciò che..”. Dunque, ciò che state veramente dicendo è: “Dio, so che hai detto che mi benedirai se dico la verità, ma Ti sbagli; non andrà come voglio io se faccio ciò che è giusto, quindi farò ciò che è sbagliato”. State negando a Dio la Sua stessa integrità.

Se commetto adulterio, sto dicendo a Dio: “Guarda, Dio, Tu hai detto che se sono fedele a mia moglie, benedirai il mio matrimonio, e che se amo la mia compagna di vita, Tu benedirai quell’unione, e mi appagherai. Ma sai una cosa, Dio? Ti sbagli. Io non Ti credo. Credo che ci sia di piú da guadagnare in una relazione illecita che in quella che Tu mi hai dato”. E questo è un atto di sfiducia contro Dio. La fede innalza sempre la corazza. Vi rende impenetrabili se credete a Dio, perché il peccato è sempre una tentazione a non credere a Dio. Dio dice: fa’ ciò che è giusto ed Io ti benedirò. Satana dice: fa’ questo e ti divertirai. A chi credete? Fa’ questo e ti farà stare bene. A chi credete? Si riduce a questo.

E cosí, ecco perché dico sempre che il modo in cui vivete la vostra vita cristiana è direttamente collegato, prima di tutto, alla vostra comprensione di Dio e alla vostra fiducia che Egli sia chi Egli è. Ecco perché la cosa piú importante che possiate mai imparare come cristiani non è una qualche formula per affrontare la tentazione; la cosa piú importante che possiate mai imparare come cristiani è la pienezza del carattere di Dio, e poi crescere nel credere questo. E se vi fidate davvero di Dio, allora quelle altre cose non accadranno. Non cadrete preda di quelle tentazioni. Se credo che Dio sia sovrano, che Dio sia perfettamente giusto, che Dio sia onnipotente, che Dio sia fedele alla Sua promessa, e che Dio abbia un piano perfetto per la mia vita e che ogni componente di essa sia sotto il Suo controllo, allora non metto nulla in discussione. Non discuto con nulla. Non violo nulla, perché credo a Dio. La fede innalza lo scudo.

Ora, questo è il lato duro. Ogni corazza romana aveva un lato morbido. Sotto quella dura armatura c’era una stoffa morbida per riscaldare il corpo. E quello, dice, è l’amore. È la corazza della fede e dell’amore. Ecco l’altro lato. Ogni peccato riflette un fallimento nell’amare Dio. Ogni peccato riflette un fallimento nell’amare Dio. Che cosa intendo per amore? Diletto in Dio e devozione a Dio, ascoltate attentamente, diletto in Dio e devozione a Dio come oggetto supremo del mio affetto. Diletto in Dio e devozione a Dio come oggetto supremo del mio affetto. Ora, ascoltate molto attentamente questo. Chiunque sia l’oggetto supremo del mio affetto controllerà ciò che faccio. Se pecco, ciò che ho appena detto è: “Mi dispiace, Dio, io sono l’oggetto supremo del mio affetto”, giusto? Farò ciò che voglio fare. Farò ciò che fa star bene me. Tu non sei l’oggetto supremo del mio affetto. Ma se amo Dio supremamente, Paolo dice in Romani 13 che l’amore adempie tutta che cosa? Tutta la legge. Non ho bisogno di una legge che dica di non farsi immagini scolpite, se amo Dio supremamente. Non me ne farò. Non ho bisogno di una legge che dica di non prendere il nome del Signore, il mio Dio, invano. Se amo Dio supremamente, non prenderò il Suo nome invano. Non ho bisogno di leggi che dicano: non fare questo e non fare quello perché è contro la volontà di Dio; se amo Dio supremamente, non farò quelle cose.

Dunque, il lato duro della mia corazza, quella forza resistente e resiliente, è che io credo a Dio. Ed il lato morbido di essa è che io amo Dio. E tra il mio amore per Lui, che è supremo, e la mia fiducia in Lui, che è suprema, divento inespugnabile. Vedete, ogni volta che peccate, avete mancato di credere a Dio ed avete mancato di amare Dio. Avete mancato di crederGli perché avete creduto alla menzogna di Satana, la menzogna dei vostri impulsi peccaminosi. Ed avete mancato di amarLo perché avete amato di piú voi stessi e avete voluto soddisfare voi stessi. Una fiducia perfetta in Dio ed un amore perfetto per Dio vi conducono ad un’ubbidienza perfetta.

Cosí Paolo dice: “Guardate, il vostro comportamento, il modello del vostro comportamento, adesso è luce; siete figli del giorno, siate vigilanti, indossate la vostra armatura, confidate in Dio con tutto il vostro cuore e non vi appoggiate sul vostro proprio discernimento. Amate il Signore vostro Dio con tutto il vostro cuore, con tutta la vostra anima, con tutta la vostra mente e con tutta la vostra forza, e resisterete agli assalti delle tentazioni della notte”. La superficie esterna risplende di fede, e la superficie interna è foderata d’amore.

E poi aggiunge un’altra protezione che un soldato doveva avere: l’elmo della speranza della salvezza. Voi dite: “Perché un cristiano ha bisogno di indossare l’elmo della salvezza? Di continuare a indossarlo? Non abbiamo già la salvezza?” Sí, ma sta parlando della speranza dell’aspetto futuro della nostra salvezza. Essa viene in tre dimensioni. Siamo stati salvati nel passato, il giorno in cui abbiamo creduto. Siamo salvati nel presente, mentre siamo mantenuti salvati dalla grazia continua e dal perdono continuo di Dio. E un giorno, c’è ancora un elemento futuro della salvezza, nel quale saremo liberati da questi corpi, questi corpi saranno redenti e diventeranno corpi nuovi, glorificati, ed entreremo nella perfezione dell’essere simili a Gesú Cristo. Questa è la dimensione finale della nostra salvezza; questo è ciò che egli ha in mente qui. Questo è un punto molto semplice. Egli dice che vi proteggerete contro la tentazione se il vostro cuore è pieno della consapevolezza di ciò che diventerete.

Lo capite? Di ciò che diventerete. Se avete la speranza della gloria eterna, se sapete di essere figli del giorno che sorgerà nel giorno piú grande e piú luminoso della gloria eterna, vi comporterete in modo coerente con la vostra identità. La speranza della gloria eterna, la speranza della venuta di Gesú Cristo, il vederLo faccia a faccia, l’udire: “Ben fatto, servo buono e fedele”, il ricevere la Sua ricompensa, quella speranza preserva il cristiano dalle seduzioni delle tenebre. E non è una speranza incerta, è una speranza certa.

Dunque, mentre conosco davvero il mio destino futuro e so che sarò con il Signore per sempre, e che Lo servirò e Lo onorerò per sempre, e che un giorno sarò ricompensato per la mia vita, questo mi purifica. Ricordate 1 Giovanni 3:3: “Chiunque ha questa speranza in Lui purifica se stesso, come Egli è puro”. Dunque, che cos’è che preserva e protegge il credente? La fede, cioè la fiducia nella perfezione di Dio. L’amore, la devozione completa a Lui come vostro diletto supremo. E la speranza, l’anticipazione che un giorno Lo vedrete faccia a faccia e riceverete la ricompensa per ciò che avete reso. Fede, speranza e amore sono le difese contro l’assalto della notte.

Quando la fede è debole, l’amore è freddo. Quando l’amore è freddo, la speranza è perduta, e ne risulta il peccato. Quando la fede è forte, l’amore è zelante. Quando l’amore è zelante, la speranza è salda. E quando la speranza è salda, ne risulta la giustizia. La nostra difesa contro le opere debilitanti della notte è una forte fiducia in Dio in ogni cosa, un amore ardente per Lui, ed una speranza purificatrice nel Suo ritorno glorioso e nel giorno in cui Lo vedremo faccia a faccia.

Siamo diversi. Siamo diversi nella natura, siamo diversi nella condotta. E abbiamo bisogno di continuare ad essere diversi, difendendoci contro l’assalto delle opere delle tenebre. Ma anche quando occasionalmente compiamo le opere delle tenebre, sappiamo che esse sono fuori dal modello normale della nostra vita. Siamo persone del giorno, quanto alla natura e al comportamento, e perciò il giorno del Signore e l’ira di Dio non hanno nulla a che fare con noi.

Ed infine, Paolo dice che non dobbiamo temere non soltanto a motivo della distintività della nostra natura e del nostro comportamento, ma anche a motivo della distintività del nostro destino. Questo è meraviglioso. Versetto 9: “Dio infatti non ci ha destinati ad ira”. Ora stiamo parlando del nostro destino finale. Dio non ci ha destinati ad ira. È quasi un passato, presente e futuro. La nostra natura è stata stabilita nel passato; questa è la prova che non abbiamo nulla a che fare con l’ira. Il nostro modello presente di ubbidienza è la prova che non abbiamo nulla a che fare con l’ira. Ed il nostro destino futuro è la prova che non abbiamo nulla a che fare con il giorno del Signore o con l’ira. In nessuna di queste dimensioni dovremmo avere alcun timore. Dio non ci ha destinati ad ira.

Ha detto la stessa cosa, non è vero, indietro al capitolo 1 versetto 10, che Gesú ci libera dall’ira a venire. Inoltre, Paolo scrisse quella meravigliosa affermazione, quasi identica, in Romani 5:9: “Molto piú dunque, essendo ora giustificati per il Suo sangue, saremo salvati dall’ira di Dio per mezzo di Lui”. Non siamo destinati ad ira. La nostra speranza, dunque, è ragionevole a motivo di questa grande verità. Dovremmo essere consolati. Dovremmo essere incoraggiati. Dio non ci ha sovranamente destinati all’ira. Quando Dio riverserà la Sua ira nel giorno del Signore, non sarà per noi. Quando Dio riverserà la Sua ira finale nell’inferno eterno, non sarà per noi. La parola “destinati” implica che Dio ha sovranità su di noi, come ce l’ha su tutta la vita umana nella storia. Ed il Suo piano, che fu stabilito in fondazione prima che il mondo cominciasse, includeva noi nella gloria. Non siamo stati destinati, predestinati, preordinati, predeterminati per l’ira; ma siamo stati predestinati, predeterminati, preordinati e preconosciuti per la gloria. Un tempo eravamo figli d’ira, Efesini 2:2 e 3; prima di essere salvati eravamo figli d’ira. Ma non piú.

Ora, che cos’è quest’ira di cui sta parlando? Che tipo di ira è qui? Viene usata la parola orgē, che significa un’ira stabilita, ardente. Non è semplicemente qualcosa di momentaneo ed impulsivo; è un’ira stabilita, ardente. Ma che cosa significa? Beh, questo termine “ira”, o “l’ira di Dio”, viene usato spesso nella Scrittura, e in generale è un riferimento generale al giudizio finale di Dio, senza essere necessariamente specifico. Per esempio, in Matteo 3:7, Giovanni Battista guardò i farisei e i sadducei e disse: “Razza di vipere, chi vi ha insegnato a fuggire dall’ira a venire?” Che cosa intende con questo? La dannazione finale, l’inferno, il giudizio finale, l’ira eterna sui peccatori. La furia di Dio scatenata nell’abisso delle tenebre e del fuoco. In Giovanni capitolo 3, Giovanni conclude quel terzo capitolo cosí: “Chi crede nel Figlio ha vita eterna; ma chi non ubbidisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio dimora su di lui”. Quale ira è questa? Il giudizio eterno, la dannazione eterna, la punizione eterna. Arrivate a Romani 1 versetto 18: “Poiché l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà ed ingiustizia degli uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia”. Di nuovo, questo è molto generale, parlando della dannazione ultima, del giudizio finale dei peccatori. Trovate in Romani capitolo 2 lo stesso genere di cosa. I versetti 5 e 8 parlano dell’ira e del giorno dell’ira di Dio. E lungo tutta l’epistola ai Romani, capitolo 3 versetto 5; 4 versetto 15; 5 versetto 9; capitolo 9 versetto 22; capitolo 12 versetto 19, e cosí via. E cosí, potete confrontare anche Efesini 5:6, Colossesi 3:6, e persino il capitolo 14 dell’Apocalisse.

Ed in tutti questi passi trovate che si parla dell’ira in termini alquanto generali, e che Dio sta semplicemente parlando della dannazione ultima, della distruzione ultima degli empi quando riverserà la Sua ira. Dio non ci ha destinati ad ira, punto, nel senso generale e complessivo. Ma deve incorporare in sé anche il concetto del giorno del Signore, perché questo è ciò di cui sta parlando il contesto di 1 Tessalonicesi 5.

Dunque, quando guardiamo al versetto 9, e dice che Egli non ci ha destinati ad ira, dobbiamo incorporare in quella parola “ira” il giorno del Signore. Non siamo destinati all’ira eterna e non siamo destinati all’ira temporale nel giorno del Signore, quando Egli brucerà tutti i peccatori sulla terra e poi li manderà all’inferno. Noi non abbiamo parte in nessuna di queste cose. Non è il nostro destino. E tra parentesi, c’è un uso dell’ira di Dio per riferirsi al giorno temporale del Signore. Se vi prendete il tempo, potete guardare Apocalisse 6, dove avete il sesto sigillo. E dice, versetto 17: “Il gran giorno della loro ira”, cioè l’ira di Dio e dell’Agnello, “è venuto, e chi può resistere?” Dunque, c’è un giorno specifico d’ira che si riferisce al giorno del Signore. Infatti, al versetto 18 di Apocalisse 11: “È venuta la Tua ira”, dice, e poi in Apocalisse 16:19 e 19:15. Cosí, quando vedete l’ira di Dio, è un termine generale per la dannazione finale dei peccatori da parte di Dio, ma talvolta si concentra su un giorno specifico di furia, come ho notato in diversi punti nel libro dell’Apocalisse. Bene, noi non siamo destinati a nessuna di queste cose, a nessuna delle due.

Ora, con questo in mente, tornate al versetto 9: “Ma d’altra parte”, mantenendo chiare le distinzioni, “siamo destinati ad ottenere salvezza per mezzo del nostro Signore Gesú Cristo”. Ad acquisirla, letteralmente nel greco. E qui Paolo ha in mente quella terza dimensione, quella piena, finale, gloriosa liberazione futura dal giudizio a venire, quella salvezza e liberazione ultima che ci eleva nella gloria e ci rende simili a Cristo, quella redenzione dei nostri corpi, quella glorificazione che è la fase finale della nostra salvezza. Ed egli dice, amo questo, alla fine del versetto 9: “Per mezzo del nostro Signore Gesú Cristo”. Tutte e tre le fasi sono per mezzo del Signore. Nel passato siamo stati salvati al momento della fede per mezzo del nostro Signore Gesú Cristo. Nel presente siamo mantenuti salvati mediante la potenza del Signore Gesú Cristo. Alla fine saremo liberati dall’ira a venire e portati alla presenza di Dio per mezzo del nostro Signore Gesú Cristo. Tutte e tre le fasi, tutti e tre i tempi, passato, presente e futuro, poggiano su ciò che Cristo ha fatto.

Ed è per questo che poi, al versetto 10, egli dice: “Il Signore Gesú Cristo, che è morto per noi”. Vorrei che avessimo tempo di scavare dentro quell’affermazione. È un’affermazione potente. Per, cioè morto a nostro favore, morto in riferimento a noi, morto al nostro posto, morto come nostro sostituto. Egli non è morto per Sé stesso. Non fu ucciso come martire per la Sua propria causa. È morto per noi. È morto a nostro favore. È morto per compiere per noi ciò che altrimenti non avrebbe mai potuto essere compiuto. Galati 1:4: “Il quale ha dato Sé stesso per i nostri peccati, per sottrarci dal presente secolo malvagio”. È morto per noi, una morte sostitutiva; è morto al vostro posto. Ha portato nel Suo corpo i vostri peccati e i miei. È diventato i nostri peccati affinché noi diventassimo Suoi. Questo è il messaggio della croce. È morto per noi. Ha pagato la nostra pena. Ha sofferto la nostra punizione ed il nostro giudizio per mano di Dio. Dice in 2 Corinzi 5:15: “Egli è morto per tutti, affinché quelli che vivono non vivano piú per sé stessi, ma per Colui che è morto ed è risorto per loro”. È morto per tutti; per voi e per me, al nostro posto. Ha preso la nostra morte e l’ha portata per noi.

Ed a motivo di questo, ci ha concesso la salvezza. Egli depone la Sua vita, dice in Giovanni 10:11, per le pecore. La Sua morte era l’unica condizione. L’avete colto? L’unica condizione per procurare, come peculiare possesso di Dio, un popolo destinato alla salvezza. Era l’unica condizione. La morte di Cristo ci separa dalle persone della notte. Egli è morto per noi.

Ora, versetto 10: “Affinché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con Lui”. Ora, non si sta riferendo al vegliare o al dormire nel senso del versetto 6, cioè che le persone della notte dormono e le persone del giorno vegliano, altrimenti starebbe dicendo: “Sia che siamo persone del giorno sia che siamo persone della notte, saremo con Lui”. Non è cosí. Sta tornando indietro fino al capitolo 4, e lì si parlava di credenti che vegliano e dormono. Ci sono credenti che sono vivi, e ci sono credenti che dormono. Nei versetti dal 13 al 15 erano preoccupati di ciò che accade ai credenti che muoiono, o che dormono. Usavano il termine “sonno” per la morte, quando viene il Rapimento. E qui egli torna fino alla loro domanda originaria e dice: Egli è morto per noi, i figli del giorno, affinché sia che vegliamo, cioè siamo vivi, sia che dormiamo, cioè siamo morti, viviamo insieme con Lui. Vedete, se mettete in dubbio se finirete nel giorno dell’ira, se finirete nel giorno del Signore, state mettendo in dubbio l’efficacia della morte di Cristo. Egli sta dicendo: “Guardate, la vostra natura è diversa, il vostro comportamento è diverso ed il vostro destino è diverso, come determinato da un Dio sovrano e realizzato attraverso la morte sacrificale e sostitutiva del Suo proprio Figlio”. Sta dicendo che, sia che viviate sia che moriate come cristiani, come persone del giorno, il vostro destino non è l’ira. Il vostro destino è vivere insieme con Cristo. Gesú lo disse in Giovanni 14: “Io vado a prepararvi”, che cosa? “Un posto; e tornerò e vi accoglierò presso di Me, affinché dove sono Io siate anche voi”. Verrete e sarete con Me nella Mia presenza eterna.

La fine del versetto 17 del capitolo 4: “Saremo sempre con il Signore”. Vedete? Non c’è alcun bisogno di temere il giorno del Signore. Non c’è alcun bisogno di temere la futura condanna ed il giudizio degli empi. Che viviate o che moriate come cristiani, che siate svegli o addormentati, quando accadrà, voi non sarete lì. La vostra natura è diversa. Il vostro comportamento è diverso. Il vostro destino è diverso. Dunque, in conclusione, versetto 11: “Perciò”, adesso diventa molto pastorale, “incoraggiatevi gli uni gli altri”. La parola “incoraggiatevi” è esattamente la stessa parola della parola “consolatevi” nel capitolo 4 versetto 18, parola identica. Consolatevi a vicenda, quelli che sono ansiosi, e preoccupati, e timorosi. Ed edificatevi gli uni gli altri, quelli che sono deboli e non sanno molto, e la debolezza della loro comprensione li rende cosí ansiosi. Incoraggiate ed edificate. Non c’è ragione di essere scoraggiati. Non c’è ragione di essere deboli e nel dubbio. Egli dice: fate questo. E poi aggiunge alla fine del versetto 11: “Come d’altronde già fate”. Erano una chiesa cosí degna di lode. Indietro al capitolo 4 versetto 1 egli dice: “Voglio che abbondiate sempre di piú”. Lo state già facendo, ma voglio che lo facciate ancora di piú. Erano un buon gruppo. Siete già sulla strada, dice, ora incoraggiatevi a vicenda, ed ora fortificatevi a vicenda con questa certezza: che mentre guardate al futuro, non conoscerete mai l’ira di Dio; non sperimenterete mai il giorno del Signore. Non è per voi. Dunque, come cristiani viviamo nella realtà che Gesú Cristo sta per venire per rapire la Sua sposa, la chiesa, per liberarla dal giorno del Signore e dall’ira eterna, per concederle gioia eterna e gloria nella Sua presenza per sempre. Non abbiamo alcuna parte nell’ira; non abbiamo alcuna parte nelle tenebre. Non abbiamo alcuna parte nella notte, nel sonno, nell’ubriachezza delle persone della notte dirette all’inferno. Non ha nulla a che fare con noi. E persino quelle persone che vengono salvate dopo il Rapimento della chiesa e che attraversano il giorno del Signore saranno risparmiate da esso, perché calpesteranno le ceneri di coloro che ne saranno stati consumati. Persone del giorno, siate consolate, siate consolate. Persone della notte, siate avvertite, siate avvertite. Preghiamo.

Signore, questo è un testo cosí potente e diretto. Tocca in modo cosí puntuale ciascuna delle nostre vite. Nessuno può sfuggire, perché tutti noi che ascoltiamo questo siamo o persone del giorno o persone della notte. Ed alle persone del giorno: che parola di consolazione, che parola di incoraggiamento, e che parola di esortazione a tenere l’armatura addosso. Alle persone della notte: che parola spaventosa e minacciosa di avvertimento, di vendetta a venire, di dannazione, di giudizio, di punizione. O Signore, io prego che le persone del giorno siano incoraggiate e consolate, edificate e fortificate. Prego per le persone della notte, che la luce possa risplendere su di loro e che il desiderio del Tuo cuore, menzionato molto indietro nel Salmo 107 da cui siamo partiti, si realizzi: che siano trasportate fuori dalle tenebre nella luce, attraverso la conoscenza di Gesú Cristo, che è la luce del mondo, e nel quale, quando camminiamo, non vi è alcuna tenebra. Padre, compi la Tua opera nell’incoraggiare le persone del giorno e nel portare le persone della notte fuori dalla loro notte di tenebre, nell’aurora del giorno glorioso. Queste cose chiediamo nel nome di Cristo. Amen.

FINE

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