Questa mattina abbiamo il grande privilegio di tornare al nostro studio meraviglioso del capitolo 5 di 1 Tessalonicesi e vi invito a prendere la vostra Bibbia, ed aprirla in quel grande capitolo. Questa mattina voglio predicare su un solo versetto, il versetto 16, un versetto che contiene solamente tre parole. 1 Tessalonicesi 5:16 dice semplicemente: “Siate sempre gioisi”, e vorrei usare questo versetto, come punto di partenza per parlare sul tema della gioia Cristiana.
Ora, già sapete che questo fa parte di una serie più ampia: a partire dal capitolo 5 versetto 12, abbiamo iniziato a parlare sulla questione del crescere un gregge sano. Paolo, preoccupato per la salute del gregge di Tessalonica, istruì sul come le pecore dovrebbero trattare i pastori, e sul come i pastori dovrebbero trattare le pecore, e poi su come le pecore dovrebbero trattarsi a vicenda, ed ora si riferisce ad una nuova relazione. Non a quella tra pecore e pastori, o tra pecore stesse, ma del rapporto che dovrebbe esistere tra le pecore ed il sommo Pastore, e qui c’inoltriamo in un viaggio nella vita interiore del credente. Se il gregge sarà mai sano, non sarà solo grazie ad una corretta relazione tra il pastore e le pecore, o tra pecore e pecore, ma anche tra le pecore ed il Sommo Pastore. Il nostro rapporto con il Signore Gesù Cristo, con Dio stesso dev’essere nel giusto. Così, a partire dal versetto 16 giù fino al versetto 22, l’apostolo Paolo offre una serie di esortazioni che riguardano la vita interiore del credente, il nostro rapporto con Dio stesso.
Inizia con quelle tre parole semplici: “Siate sempre gioiosi”. La discussione sulla gioia cristiana è, ovviamente, cruciale ed essenziale per tutti coloro che nominiamo il nome di Gesù Cristo. Si può dire molto, si dovrebbe dire molto e molto è stato detto, ma vorrei iniziare il nostro studio con un’affermazione che potrebbe sorprendervi. In effetti, potrebbe sembrare difficile, se non impossibile, da credere. Poi vorrei dirvi perché quest’affermazione è vera e vorrei continuare con l’insegnarvi il suo significato e la sua pratica. Eccola qui: ‘Non c’è alcun evento o circostanza che possa verificarsi nella vita di qualsiasi cristiano che dovrebbe diminuire la sua gioia’. Lasciate che lo ripeta: ‘Non c’è alcun evento o circostanza che possa verificarsi nella vita di qualsiasi cristiano che dovrebbe mai diminuire la sua gioia’.
Anzi, permettetemi di spingermi un po’ più in là. ‘Se ci dovrebbe mai essere un certo evento o circostanza, a parte del peccato, che dovesse diminuire la tua gioia, hai commesso peccato – hai commesso peccato’. Sembra una cosa ridicola? In luce ai dispiaceri, i dolori e le difficoltà della vita? Tuttavia, a prescindere da quello che sembra, il comando delle Scritture è esplicito: ‘Siate gioiosi - quanto spesso? Sempre’. Qualsiasi mancanza in tal senso costituisce disobbedienza e peccato. Pertanto, possiamo dire che non c’è evento o circostanza che possa verificarsi nella vita del cristiano che dovrebbe diminuire la sua gioia. Ovviamente, se ci si reagisce in maniera inappropriata lo farà.
Ora, com’è che possiamo vivere in questo modo? Come possiamo vivere in modo da gioire sempre? Come possiamo vivere in gioia inalterata? Come possiamo trascendere tutti gli eventi e tutte le circostanze che si verificano in modo che nulla tocchi la nostra gioia? Questo è quello che vogliamo comprendere in questo studio. Incominciamo con il comando stesso, “Siate sempre gioiosi”; e notate, giusto per cominciare, che questo non è l’unico posto in cui ci viene imposto tale comando. La gioia è discussa sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, e ci sono numerose sezioni nella Scrittura in cui vengono dati comandi simili. Come Filippesi 4:4, “Rallegratevi sempre nel Signore; ripeto, rallegratevi”, è quasi come se dicesse: ‘Rallegratevi sempre nel Signore”, e poi visto che sà che qualcuno potrebbe aggiungere: “Tranne che...”, e quindi dice: “Ripeto: rallegratevi”.
In 1 Pietro, capitolo 4 versetto 13, Pietro dice: “Anzi, rallegratevi in quanto partecipate alle sofferenze di Cristo”, ci viene comandato di continuare a rallegrarci, di gioire sempre, di rallegrarci in ogni momento, e lo ripete ancora, rallegratevi! E quindi questo comando nel versetto 16 è coerente con altre sezioni della Scrittura e con altre ingiunzioni.
Ora qualcuno potrebbe anche dire: «Ma, aspetta un minuto, che ce ne facciamo di Romani 12:15, dove Paolo dice: “Rallegratevi con quelli che sono allegri; piangete con quelli che piangono”, non è contrario al comando di rallegrarsi sempre? Non c’è forse un tempo per piangere?» Sì, che c’è, ma quello che Paolo sta descrivendo in Romani 12:15 non è altro che un’identificazione della vasta gamma d’emozioni umane, sopportate o godute da coloro che ci circondano. Se le persone intorno a voi sono felici, siate felici con loro. Se le persone intorno a voi sono tristi, condividete il loro dolore con un empatia solidale. Si tratta semplicemente di un’identificazione esteriore con le emozioni normali delle persone che ci circondando, e che siamo chiamati a condividere. Ma anche quando piangiamo, non siamo comunque liberati dalla responsabilità di gioire.
E voi vi chiederete: «si possono fare entrambe le cose?» Esattamente! 2 Corinzi 6:10, Paolo scrive: “come afflitti, eppure sempre allegri”. Le emozioni comuni che si sperimentano nella vita, non precludono la responsabilità che abbiamo di trascendere il tutto e di gioire. In effetti, l’enfasi del nostro testo lo evidenzia, in Italiano dice: ‘Siate sempre gioiosi”, in greco, dice: “Rallegratevi sempre”, e l’enfasi si trova sull’avverbio: in ogni momento, rallegratevi. La nota enfatica si trova sul “sempre”. A quanto pare questo termine “rallegratevi”, chairete, era un elemento essenziale del vocabolario cristiano della chiesa primitiva, perché lo vediamo ovunque. Quando Gesù uscì dal sepolcro, uno degli autori dei vangeli scrive che Egli disse: ‘Salve!’, ma la parola di fatto è ‘rallegratevi’. Probabilmente era un saluto popolare, e francamente, a mio parere è molto meglio di “ciao”.
La parola “rallegratevi” era certamente usata dalla Chiesa primitiva. Vi ricordate che dal concilio uscirono coloro che erano stati degni di soffrire per la causa di Cristo, e dissero che aver sofferto di tal maniera era un loro privilegio, e si rallegrarono. Nel libro degli Atti vediamo molte occasioni, non solo quella del capitolo 5 versetto 41, ma anche altre, in cui vediamo la gioia incessante, infinita ed indipendente della Chiesa primitiva. Paolo e Sila, e non erano gli unici, ma continuavano a pregare cantando inni di lode a Dio, anche se erano rinchiusi in una prigione puzzolente, in condizioni fisiche precarie, sbattuti nella prigione sotto la pressione agonizzante dello stiramento muscolare e dei crampi sarebbe stata indescrivibile, eppure cantavano inni e vivevano nella gioia Cristiana.
La parola “rallegratevi” sembra una parte così comune del vocabolario cristiano che è ovvio il fatto che ne erano molto familiari. Paolo, in quella benedizione così amorevole di grazia conclude 2 Corinzi, dicendo: ‘Infine, fratelli, rallegratevi - rallegratevi”... è possibile che fosse un saluto che si scambiavano tra di loro, è possibile che quando si vedevano non dicevano solamente ‘Grazia e pace’, ma anche ‘Rallegratevi’. Nell’ultimo incontro che il Signore ebbe con i suoi discepoli, in Giovanni dal capitolo 13 al 17, menzionò otto volte “gioia” e “piena gioia”. Faceva parte della sua eredità: una gioia trascendentale, una gioia che va al di là delle emozioni umane e che risponde a circostanze positive.
Ed è un qualcosa che viene continuamente sottolineata in altre ammonizioni, ingiunzioni ed esortazioni del Nuovo Testamento, e più e più volte a tutti noi, come credenti, ci viene comandato di gioire. In ogni momento, qualunque cosa stia accadendo, qualunque siano le condizioni, siamo chiamati ad una gioia incondizionata indipendente. Anche nei momenti di maggior avversità, il comandamento rimane. Per esempio, in Matteo capitolo 5, conoscete molto bene le parole del nostro Signore incominciando dal versetto 10, dice: “Beati coloro che sono perseguitati a causa della giustizia, perché di loro è il regno dei cieli. Beati sarete voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia. Rallegratevi e giubilate”.
In Luca capitolo 6, troviamo parole simili al versetto 22: “Beati voi, quando gli uomini vi odieranno, vi scomunicheranno e vitupereranno, e bandiranno il vostro nome come malvagio, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno e saltate di gioia” - più dura è la persecuzione, più alto è il salto. In Giovanni capitolo 16 versetto 20... troviamo una promessa meravigliosa di speranza dove Gesù dice: “In verità, in verità vi dico: voi piangerete e farete cordoglio, ma il mondo si rallegrerà”. Certo, quando Gesù sarebbe morto il mondo si sarebbe rallegrato, i discepoli avrebbero pianto, poi continua: ‘voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione sarà mutata in gioia’. Dice che ci sarà un giorno in cui non avrete più dolore; “il vostro cuore - versetto 22 - si rallegrerà e nessuno vi toglierà la vostra gioia”.
Paolo, scrivendo ai Colossesi nel capitolo 1, disse che anche se doveva dare la sua stessa vita per fargli conoscere il Vangelo si sarebbe rallegrato nel farlo! Giacomo dice: “Quando cadete in varie prove, consideratele una gioia”. Pietro, sostanzialmente dice la stessa cosa in 1 Pietro 1:6, “A motivo di questo voi gioite anche se al presente, per un po’ di tempo, dovete essere afflitti da varie prove”. No, i problemi più seri della vita, le difficoltà ed i dolori più gravi non annullano il comando di gioire incessantemente, infinitamente, e senza sosta. E la Scrittura dice anche che la nostra gioia dev’essere grande, che la nostra gioia deve esser abbondante, la nostra gioia deve essere eccessiva, la nostra gioia dev’essere animata, Salmo 32:11, la nostra gioia deve essere incomprensibile, la nostra gioia deve essere piena di gloria, la nostra gioia dev’essere caratterizzata da stupore, e quindi dobbiamo gioire sempre.
A questo punto devo dire una cosa: questa gioia non è naturale. Quindi se stai pensando: «È impossibile! Quello che stai dicendo è impossibile! Non si può fare!» Hai ragione! Da un punto di vista umano non si può! Non è naturale. Tuttavia, è una gioia soprannaturale, ed è di quel tipo di gioia che stiamo parlando. Non stiamo parlando di felicità che deriva da avvenimenti, o da casualità, o dal fatto che accada qualcosa di bello. Non stiamo parlando di una risposta emotiva superficiale poco seria a certe circostanze positive. Non stiamo parlando di una gioia soprannaturale, non di una gioia naturale! È una gioia di un altro livello, è divina, ecco perchè Galati 5 dice che il frutto dello Spirito è l’amore – e poi qual’è il secondo - gioia. Ecco perché in Romani 14 al versetto 17, c’è quell’affermazione meravigliosa del fatto che il Regno è composto di ‘gioia nello Spirito Santo’, è una gioia spirituale, è una gioia dello Spirito Santo, è una gioia soprannaturale.
Quindi ci viene comandato di rallegrarci sempre, e poi ci viene detto che non è naturale, che non è una cosa normale, ma che è una cosa soprannaturale, è un ministero, un dono, un prodotto, un frutto dello Spirito Santo. Ora in risposta, qualcuno potrebbe dire immediatamente: «Bè, se non è naturale, se non è normale e non proviene dalla mia natura umana e devo dipendere dallo Spirito di Dio per produrre tale atteggiamento, allora perché mi viene comandato di rallegrarmi? Se è opera dello Spirito, perché sta ordinando a me di gioire?». E la risposta è la stessa che si deve dare in tutti gli aspetti della Scrittura che coinvolgono la volizione umana. Ogni comando nel Nuovo Testamento è un comando verso la santità, che può essere solo prodotta da Dio; ogni comando del credente è un comando verso la santità che può essere solo prodotta da Dio, e tuttavia la mia volontà ne è comunque coinvolta. E quindi, anche se la gioia è il prodotto dello Spirito di Dio, essa non esclude la mia volontà, non esclude la mia volontà.
Lo Spirito Santo dà questa gioia cristiana soprannaturale, è un qualcosa di spirituale, di soprannaturale, di divino, è l’opera di Dio nell’uomo interiore, eppure io devo comunque esercitare la mia volontà sulla carne affinchè l’opera dello Spirito Santo abbia luogo. Devo esserne coinvolto! È un’opera di Dio, ma non è separata dalla mia volontà. L’esperienza della gioia cristiana scaturisce da Dio tramite lo Spirito, e poi scorre tramite di me.
Quindi, prima di tutto, ci viene comandato di vivere una gioia incessante. In secondo luogo, riconosciamo che non è un qulcosa di naturale, ma di soprannaturale, che è l’opera dello Spirito. Ma in terzo luogo, dobbiamo affermare che richiede la cooperazione della mia volontà. Ora, questo dovrebbe portarci ad una definizione. Di che tipo di gioia stiamo parlando? Ora, se la mia volontà dev’esser coinvolta, di che cosa si tratta? Lo Spirito Santo non ha certo bisogno di definirla, Lui lo sa bene cosa sia, ma io non son certo di saperlo. Quindi, se la mia volontà dev’esser coinvoltà nel processo, di che tipo di gioia stiamo parlando? Per definizione, che cosa stiamo ricercando?
Ora, ascoltate molto attentamente - questo è il cuore di tutto quello che sto per dire, ecco qui la definizione: ‘la gioia cristiana è quell’emozione che scaturisce dalla profonda fiducia del Cristiano, che Dio è perfettamente al controllo’. Permettetemi di ripetere: “la gioia cristiana è quell’emozione che scaturisce dalla profonda fiducia del Cristiano, del fatto che Dio è perfettamente al controllo di ogni cosa e che tutto coopererà per il nostro bene presente e per la nostra gloria eterna. Lasciate che mi ripeta di nuovo: ‘la gioia cristiana è quell’emozione che scaturisce dalla profonda fiducia del Cristiano, del fatto che Dio è perfettamente al controllo di ogni cosa e che tutto coopererà per il nostro bene presente e per la nostra gloria nell’eternità’, questa è la gioia cristiana.
La gioia cristiana non è un’emozione basata su di un’altra emozione. Non è un sentimento basato su di un altro sentimento, è un sentimento basato su di un fatto; è una risposta emotiva su ciò che so esser vero sul conto del mio Dio. Questa è la sostanza. Tutti noi dovremmo aver l’abitudine di esprimere una costante meraviglia gioiosa quando contempliamo il rapporto immutabile ed eterno che abbiamo con Dio tramite il Signore Gesù Cristo.
Ora, seguite la sequenza. Dobbiamo esser sempre gioiosi. Questo non è normale e non è naturale è un qualcosa di soprannaturale. È un’opera dello Spirito di Dio, ma richiede la nostra volontà. Ora per attivare la nostra volontà, dobbiamo sapere di cosa stiamo parlando. E ciò di cui stiamo parlando inizia con una fiducia profonda del fatto che Dio ha il controllo di tutto e che sta operando il tutto per il nostro bene presente e per la nostra gloria eterna. Se dovessi riuscire a fissare questa grande realtà nella mia mente, allora avrei un fondamento profondo sul quale la mia gioia cristiana può scaturire. Va bene? Questo per quanto riguarda la comprensione del comando.
Ora voglio portarvi a costruire quella stessa base, quella fiducia profonda, ma voglio affrontarlo dal punto di vista della domanda ‘perché?’ Qualcuno potrebbe dire: “Siate sempre gioiosi”, e qualcun’altro potrebbe dire: «Perché?», come i bambini: «Perché? - perché dovrei farlo?» Lasciate che vi dia alcune ragioni per motivare la vostra obbedienza a questo comando, e le stesse ragioni che vi sto per dare vi aiuteranno a gettare le fondamenta per tale fiducia. Ok? Perché dovrei obbedire al comando di gioire sempre? Ho problemi nella mia vita, ho difficoltà, le cose non stanno andnado come vorrei, non ho il lavoro che mi piacerebbe avere, le mie circostanze non sono quelle che vorrei, non è tutto come mi piacerebbe che sia, perchè mai dovrei gioire sempre?
Motivo numero uno: come atto di riconoscenza per il carattere di Dio - come atto di riconoscenza per il carattere di Dio. Oh, questo è così importante. In 2 Cronache capitolo 7, ascoltate al versetto 10: “Il ventitreesimo giorno del settimo mese - che ha a che fare con la festa fissata da Salomone - “Il ventitreesimo giorno del settimo mese Salomone rimandò alle sue tende il popolo allegro e con il cuore contento per il bene che il Signore aveva dimostrato”, vedete, è da qui che si parte. La mia gioia inizia nel carattere di Dio; un cuore felice, un cuore esultante grazie alla bontà che il Signore ha mostrato.
Ascoltate alle parole del salmista nel Salmo 28 versetto 7: “Il Signore è la mia forza e il mio scudo; in lui s’è confidato il mio cuore, e sono stato soccorso; perciò il mio cuore esulta, e io lo celebrerò con il mio canto”, da dov’è che viene la mia gioia? Da certe circostanze? No, no, dal mio Dio; Lui è la mia forza, Lui è il mio scudo, il mio cuore confida in Lui, ho l’aiuto da parte sua. La mia gioia inizia dal carattere del mio Dio, indipendentemente dalle circostanze.
Nel Salmo 71:23, “Le mie labbra esulteranno, quando salmeggerò a te, e cosí l’anima mia, che tu hai riscattata”. Quando penso a ciò che hai fatto per me ed inizio a lodarti, sono pieno di gioia. Nel Salmo 89 e nel versetto 16 - e ovviamente non possiamo considerare tutte le possibilità, ma: “Nel tuo nome esulto tutto il giorno”, amo questa frase qui, di che cosa si rallegra? “Nel Tuo nome”, che cosa vuol dire ‘nel Tuo nome’? Nel Tuo carattere; grazie a chi è Dio, per quello che ha compiuto. Isaia 61:10 dice che Egli ci ha rivestiti di abiti di giustizia.
Nel Nuovo Testamento, non posso resistere, devo fare riferimento a Luca 10:20, “Tuttavia, non vi rallegrate perché gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli”, non è meraviglioso? Dio ha scritto il tuo nome nel Libro della Vita dell’Agnello prima della fondazione del mondo, perché è un Dio sovrano, benevolo, amorevole, misericordioso, compassionevole – rallegratevi di questo per lo meno! Questo è il fondamento della tua gioia, il carattere di Dio - il carattere di Dio. È da lì che deve partire tutto. In Neemia – l’ultimo versetto - 8:10, dice che la gioia del Signore è la tua forza. Quando s’impara a gioire di chi è Dio, si diventa forti.
In secondo luogo, un’altra ragione per gioire sempre è come atto di riconoscenza per l’opera di Cristo. Non solo come atto di riconoscenza per il carattere di Dio, ma come atto di riconoscenza per l’opera di Cristo. Fermati a riflettere su quello che il Signore Gesù Cristo ha compiuto per te anche se sei assolutamente e completamente indegno ed immeritevole. Ecco perché l’angelo disse in Luca 2:10, “Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia! - di che cosa si tratta? - di un Salvatore. Il Salvatore porta gioia. In Giovanni capitolo 15 versetto 11, un altro testo della Scrittura, dice: “Vi ho detto queste cose, - disse Gesù - affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa”. Tutto ciò che dico, tutto ciò che faccio è per portarvi gioia, per portarvi gioia...
Paolo, scrivendo nel grande quinto capitolo di Romani, parla dell’opera redentrice di Cristo, della sua espiazione sulla croce, e dice che è in questa grande opera di Cristo che ci esaltiamo, che ci rallegriamo. Infatti, in Filippesi 3:3, Paolo dice che il cristiano è colui che adora nello Spirito di Dio e che gioisce in Cristo Gesù. Non mi interessa cosa stia succedendo nella tua vita. Non mi interessa quali siano i tuoi problemi. Non mi interessano le tue difficoltà. Hai una salvezza eterna nell’opera meravigliosa di Gesù Cristo e concessati per scelta sovrana di Dio, ed in questo puoi rallegrarti. Ascoltate a 1 Pietro 1:8, “Benché non l’abbiate visto, voi lo amate; credendo in lui, benché ora non lo vediate, voi esultate di gioia ineffabile e gloriosa”, perché? ‘Perché avete la salvezza’, dice poi nel versetto successivo.
In terzo luogo, gioite sempre, non solo come atto di riconoscenza per il carattere di Dio e per l’opera di Cristo, ma come atto di riconoscenza per il ministero dello Spirito - come atto di riconoscenza per il ministero dello Spirito. Indietro a Romani 14:17 dice che avete gioia nello Spirito Santo. È lo Spirito di Dio che produce amore e gioia, Egli intercede costantemente per conto nostro con sospiri ineffabili, affinchè le vostre preghiere errate, siano conformi alla volontà di Dio, dice Romani 8. È lui che opera in voi per portare a compimento gli scopi e gli obbiettivi divini. Lo Spirito è colui che vi lega a Cristo ed è la garanzia della vostra eredità futura. Egli vi sigilla, dimora in voi, vi ricolma per il servizio e vi da potenza, vi abilita, vi da certi doni. Per riconoscenza verso il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, dovremmo sempre gioire. Nulla può toccare e sminuire il carattere di Dio. Nulla può toccare e sminuire l’opera di Cristo. Nulla può danneggiare l’opera dello Spirito di Dio; essa raggiungerà il suo scopo. Il Dio trino è all’opera e questo è un motivo più che sufficiente per gioire incessantemente.
E ora permettetemi di passare dagli operai: il Padre, il Figlio e lo Spirito; all’opera che stanno compiendo. Ecco altre ragioni per le quali dovremmo rallegrarci. Numero quattro, come atto di riconoscenza per le benedizioni spirituali - come atto di riconoscenza per le benedizioni spirituali. Fermatevi a riflettere al fatto che, secondo Efesini capitolo 1 versetti 3 e 4, voi siete benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo. Fermatevi a riflettere al fatto che avete tutte le cose che riguardano la vita e la pietà. Fermatevi a riflettere al fatto che in Cristo dimora corporalmente tutta la pienezza della Divinità e che in Lui siete completi. Fermatevi a riflettere al fatto che siete diventati partecipi della natura divina. Fermatevi a riflettere al fatto che il mio Dio provvederà a tutte le vostre necessità secondo le sue ricchezze in Cristo Gesù. Fermatevi a riflettere al fatto che potete fare ogni cosa per mezzo di Cristo che vi rafforza. Non c’è fine al flusso continuo di benedizioni nella vostra vita, e questo è abbastanza per portarci ad una gioia continua.
Quinto punto: dobbiamo gioire sempre come atto di riconoscenza per la provvidenza divina, come atto di riconoscenza per la provvidenza divina. Che cos’è la provvidenza? L’ho già insegnato in passato e quindi mi limiterò a ricordarvelo: la provvidenza è un termine usato per descrivere la capacità di Dio di orchestrare le innumerevoli contingenze che esistono nell’universo e di farle funzionare tutte insieme per il vostro bene presente e per la vostra gloria eterna. Dio orchestra letteralmente ogni singolo pezzo di spazio, di materia, di tempo, di forza e di energia, in modo che tutto coopera in un piano e in uno scopo perfetto. Ogni pensiero, ogni parola, ogni atto di ogni essere esistente, ogni cosa naturale o soprannaturale, coopera per adattarsi al piano perfetto di Dio, anche se dal loro punto di vista sono un numero innumerevole di agenzie che agiscono indipendentemente. In poche parole, il tutto si riassume in queste parole: “tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno”, Romani 8:28. Qualunque cosa stia accadendo nella tua vita, dovrebbe esser caratterizzata da un ringrazziamento ed una gioia incessante per la provvidenza divina, poiché Dio orchestra tutto per il tuo bene e la tua gloria eterna. Dio, il Dio che è in grado di non farti cadere, che ti tiene saldo.
Numero sei: dovremmo avere una gioia incessante come atto di riconoscenza per la promessa della gloria futura - come atto di riconoscenza per la promessa della gloria futura o, più semplicmente, come atto d’apprezzamento per il cielo. Indipendentemente da ciò che accade in questa vita, sappiamo che colui al quale abbiamo affidato la nostra vita la conserverà fino all’eternità: “Colui che ha iniziato in voi un’opera buona la porterà a compimento fino al giorno di Gesù Cristo”. Ciò che gli ho affidato sarà conservato. L’apostolo Paolo l’ha detto così bene, grazie allo Spirito di Dio, quando fu ispirato a scrivere della propria gioia. Disse: “Mi rallegro, e mi rallegrerò, - perché, Paolo? Semplicemente - perché per me vivere è Cristo, morire è – che cosa? - guadagno”. Se vivrò nella carne, bene; se andrò alla gloria, ancora meglio! Mi rallegro per la speranza della gloria futura.
Il salmista nel Salmo che ho letto pocanzi, disse la stessa cosa. Il salmista disse: “Ho posto il Signore sempre davanti a me - io guardo Dio, guardo al suo carattere! - “Perciò, il mio cuore si rallegra, l’anima mia esulta” perché? “ poiché non abbandonerà l’anima mia in potere della morte né permetterà che io subisca la decomposizione”, questa è la resurrezione! “Rimarrò nella sua presenza ed alla sua destra ci sono gioie a sazietà”, ascoltate, il salmista aveva la speranza della vita futura.
In Ebrei capitolo 10, c’è una grande dichiarazione nel versetto 34; parla di coloro che accettarono con gioia la ruberia dei loro beni ingiustamente, perché sapevano di possedere una ricchezza migliore e duratura. Erano gioiosi, anche quando persero i loro beni a causa dei saccheggiatori, perché si stavano concentrando su un qualcosa di migliore, su di un possedimento migliore.
Perché dovreste gioire? Per quale motivo? Come atto di riconoscenza per il carattere di Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo; come atto di riconoscenza per le benedizioni spirituali, la provvidenza divina e la promessa della gloria futura... e ve ne voglio dare ancora un paio qui.
Numero sette, come atto di riconoscenza per le risposte alle nostre preghiere - come atto di riconoscenza per le risposte alle nostre preghiere. Vi sembra una cosa da poco che Gesù abbia detto che qualunque cosa avremmo chiesto nel suo nome, l’avrebbe fatto? È forse una cosa da poco? È una cosa da poco che quando Gesù promise lo Spirito in Giovanni 16? Promise lo Spirito e disse: “Fino ad ora non avete chiesto nulla nel mio nome; chiedete e riceverete, affinché la vostra gioia sia completa”, che preghiera promettente! «Vi manderò il mio Spirito e quando esso dimorerà in voi e vi porterà a dire: “Abba, Padre”, sappiate che quando chiederete vi manderò ciò che chiederete, affinché la vostra gioia sia completa». Apprezzi le risposte alle preghiere? Apprezzi il fatto che quando gridi a Dio, Egli ascolta e risponde alle tue preghiere e ti mostra cose grandi e potenti che forse non conosci neanche? Indipendentemente da ciò che sta succedendo nella tua vita, la gioia incessante è il frutto di chi apprezza le risposte alle preghiere. Dio non deve rispondere eppure lo fa. Risponde ad ogni preghiera secondo la sua perfetta volontà, per il tuo bene presente e per la tua gloria eterna.
Numero otto: un altro motivo per gioire incessantemente, è come atto di riconoscenza per la Scrittura - come atto di riconoscenza per la Scrittura. Dovreste essere così grati per la guida che avete nella Parola di Dio, per le sue risorse, per la sua istruzione. Che non importa cosa vi venga tolto, finché avete la Scrittura, avete il bene più prezioso, “È più desiderabile dell’oro, sì, di molto oro fino; è più dolce anche del miele, anche del miele che stilla dai favi”, dice il Salmo 19. E nel Salmo 119, il salmista scrive al versetto 14: “Gioisco seguendo le tue testimonianze, come se possedessi tutte le ricchezze,” ‘mi rallegro nella Parola!’ sta dicendo. Nel versetto 111: “Le tue testimonianze sono la mia eredità per sempre, esse sono la gioia del mio cuore”. Versetto 162: “Gioisco della tua parola, come chi trova un grande bottino”. Geremia 15:16, Geremia disse: “ Appena ho trovato le tue parole, io le ho divorate; le tue parole sono state la mia gioia, la delizia del mio cuore”. E quando Paolo dice: che la Parola di Cristo abiti in voi in abbondanza, in Colossesi 3:16, dice che in relazione alla presenza della Parola in voi parlerete a vicenda con salmi, inni e sarete come una melodia. Dovrebbe esserci gioia nell’apprezzamento del cibo ed il nutrimento della Parola di Dio, che nutre la nostra anima ed è come una bussola che guida la nostra vita.
Altre due - numero nove: dovreste gioire sempre come atto di riconoscenza per la comunione cristiana - come atto di riconoscenza per la comunione cristiana. Siete grati per la meravigliosa famiglia che Dio vi ha dato? In 1 Tessalonicesi 3, il libro che stiamo studiando, al versetto 9, amo quello che dice Paolo: “Come potremmo, infatti, esprimere a Dio la nostra gratitudine a vostro riguardo, per la gioia che ci date davanti al nostro Dio”, non so nemmeno che parole usare per esprimere la gioia che provo per il semplice fatto che vi conosco, per il fatto che posso aver comunione con voi, che posso condividere la mia vita con voi, che posso stare insieme a voi. In 2 Timoteo 1:4, Paolo dice a Timoteo: “ripenso alle tue lacrime e desidero intensamente vederti per essere riempito di gioia”. Il solo fatto di stare con voi mi è di grande gioia, mi è una fonte di gioia. Nella lettera a Filemone al versetto 7, Paolo dice: “Infatti ho provato una grande gioia ed consolazione per il tuo amore”. L’amore dei santi è una fonte di gioia. 2 Giovanni 12, Giovanni dice: “Avrei molte altre cose da scrivervi, ma non ho voluto farlo con carta e inchiostro perché spero di venir da voi e di parlarvi a voce, affinché la nostra gioia sia completa”. Nella comunione cristiana dovrebbe esserci gioia, una gioia incessante, senza fine e tale comunione non può mai esser infranta.
Infine, numero 10: perché gioire? Come atto di riconoscenza per la predicazione del Vangelo - come atto di riconoscenza per la predicazione del Vangelo; è così meraviglioso. Paolo in Filippesi 1 dice: ‘Cristo viene predicato ed io mi rallegro - mi rallegro’. In Atti 15, forse ancora più mirato al punto che stiamo facendo, versetto 3: “Essi dunque, accompagnati per un tratto dalla chiesa, Paolo e Barnaba, attraversarono la Fenicia e la Samaria, raccontando la conversione degli stranieri e suscitando grande gioia in tutti i fratelli”, ne trai gioia tu? O ti stai forse rintanando nel tuo mondo egocentrico e nel tuo piccolo culto narcisistico privato, ripiegato su te stesso, e solo per il fatto che le cose non stanno andando più così bene con la tua stessa vita, non riesci neanche a rallegrarti per il bene che sta succedendo al di fuori di te stesso, per il fatto che molti stanno ricevendo il Vangelo, si stanno ravvedendo, stanno credendo e si stanno convertendo? Dobbiamo rallegrarci come atto di riconoscenza per la predicazione del Vangelo, quello porta alla gioia.
Bisogna gioire sempre? Assolutamente sì. Perché? Come atto di riconoscenza per il carattere di Dio, per l’opera di Cristo, per il ministero dello Spirito; come atto di riconoscenza per le benedizioni soprannaturali, la provvidenza divina, la gloria a venire, le risposte alle preghiere, le Scritture, la comunione cristiana e la predicazione del Vangelo.
Il terzo punto che vorrei sottolineare: sono gli ostacoli. Voi potreste chiedere: «Alla luce di tutto quello, qual’è il problema se non ho gioia?» Ebbene, significa che ci sono degli ostacoli. Ora ascolta molto attentamente, perché li vedremo molto rapidamente ma voglio che mi ascoltiate. Ci sono diversi ostacoli che possono impedire la vostra gioia. Numero uno: se non state sperimentando la gioia, voglio che controlliate questo inventario, ok?
Numero uno: la falsa salvezza - falsa salvezza. Ci sono persone che non hanno gioia perché non ne hanno la vera fonte. Non hanno lo Spirito Santo. Non sono convertiti veramente. Non sono salvati. Sono nella chiesa, ma non sono salvati. Vi ricordate in Matteo 13:20 e 21 che il seme fu seminato nel terreno roccioso? E dice che “ricevettero la Parola con gioia, ma fu di breve durata e alla prima prova se ne andarono”. Ci sono persone che riescono a raggruppare un po’ di gioia umana, che però non è duratura perchè non è sostenuta dallo Spirito Santo in maniera soprannaturalmente. E così la prima prova che arriva la spazza via. La gioia soprannaturale invece viene dallo Spirito di Dio, che dimora solamente nei veri credenti. La falsa salvezza, la grazia a buon mercato, non può produrre la gioia cristiana; produce solamente un falso sostituto che non è duraturo.
Secondo ostacolo: Satana stesso. Credo che Pietro stia dicendo proprio questo quando dice che Satana va in giro come un leone ruggente, cercando chi divorare. C’è una distruzione, e quella distruzione è la distruzione della gioia, della pace e della soddisfazione. Satana vuole attaccarti e tentarti tramite le prove per rubarti la gioia. Ecco perché Paolo dice ai Corinzi che non c’è lotta che dovranno attraversare che sarà più di quello che di fatto possono sopportare. Ma nel mezzo della lotta, sapete, la potenza di Dio è disponibile, ma la difficoltà arriva a causa dell’assalto della tentazione del nemico. Satana vuole rubarti la gioia. Quindi gli ostacoli della gioia sono molto semplici: o c’è una falsa salvezza, che di fatto non può produrre una vera gioia, o Satana stesso, che ti si scaraventa addosso nel mezzo della tentazione nel mezzo della prova con l’obbiettivo di rubarti la gioia, quindi, se stai lottando in questi termini, devi considerare la fonte.
In terzo luogo, un terzo tipo d’ostacolo sarebbe l’ignoranza - l’ignoranza. Ascoltatemi, ve lo dirò nel modo più semplice possibile: brutta dottrina ruba la gioia. Brutta teologia, una comprensione inadeguata della sovranità di Dio, una comprensione inadeguata della perfetta espiazione di Cristo, una comprensione inadeguata della sicurezza del credente, un’incapacità di comprendere il ministero dello Spirito Santo, un’incapacità di comprendere tutte le benedizioni spirituali a noi garantite in Cristo, un’incapacità di comprendere la preghiera - qualsiasi tipo di brutta teologia non riconosce le ragioni alla base della gioia e ci ruba la gioia. Ecco perché Giovanni, quando scrisse la sua epistola disse: “Figlioli miei, queste cose vi scriviamo perché la vostra gioia sia – cosa? - completa”. Vi sto insegnando teologia affinchè abbiate un fondamento per stabilire la vostra gioia. Se non credete nel carattere di Dio, del fatto che è costantemente benevolo, misericordioso, gentile e compassionevole verso i suoi, avete un problema, perché potreste chiedervi perché vi stanno succedendo cose brutte e magari inizierete a pensare che Dio lo stia permettendo perché è incoerente. Se non credete che Dio sia sovrano e che abbia il controllo sulla situazione, su qualsiasi situazione, potreste anche pensare che le tutte queste cose vi accadano perché Dio non può farci niente. Quello vi toglierà la gioia. Se non comprenderete la vostra sicurezza in Cristo, ogni volta che succede qualcosa vi inizierete a preoccuparvi di aver perso la vostra salvezza, e quello vi ruberà la gioia. La brutta teologia ruba la gioia - l’ignoranza.
Numero quattro: l’incredulità – l’incredulità. L’incredulità è semplicemente il non credere a ciò che si conosce. Si possono conoscere parecchie cose ma si può anche essere increduli; ne segue il precedente, non credere a ciò che è vero. Una cosa è essere ignoranti, non sapere ciò che è vero. Un’altra cosa è non credere a ciò che si sa essere vero. Se non credi, se non riesci a generare, arrendendoti alla potenza di Dio, se non riesci ad avere la fede di credere e di alzare lo scudo della fede, allora i dardi infuocati ti colpiranno. Quindi se non credete nella sicurezza del credente, o se non credete nel controllo sovrano provvidenziale di Dio sopra ogni cosa, se non credi che la gloria eterna è stabilita, se non credi che Dio non permetterà mai che tu sia tentato al di là di quello che puoi sopportare, se non credi che tutte le benedizioni spirituali sono tue in Cristo e che sei quindi in grado di fare ogni cosa in Lui, se non credi a tutte queste cose qui, anche se è quello che dice la Bibbia, allora avrai dei problemi. Perderai la gioia, questo si chiama dubbio ed il dubbio distrugge la gioia.
Cinque: ingratitudine – ingratitudine, l’ingratitudine. Questo è l’atteggiamento di chi non ha mai abbastanza. Se sei una persona ingrata, perderai la gioia. La persona che non ha mai abbastanza, che si aspetta sempre di più, che vuole sempre di più, chiede sempre di più, “dammi di più, esclama”. Non importa cosa fa il Signore, non è mai abbastanza, non importa cos’ha, non è mai abbastanza. Il Signore gli dà un lavoro, ma non è mai il lavoro giusto. Il Signore gli da un partner per la vita, ma non è quello giusto. Non importa quello che il Signore fa, non è mai abbastanza. Non c’è alcuna riverenza, non c’è umiltà... e tra l’altro, l’ingratitudine è la brutta figlia dell’orgoglio. L’ingratitudine ucciderà la tua gioia, perché non ne avrai mai abbastanza. Se non impari a ringraziare Dio per ogni piccola cosa che fa, per tutto ciò che ti ha dato, per ogni benedizione che hai, se dici sempre: ‘Di più, di più, di più, di più’ e non fai altro che vivere nella totale insoddisfazione, non fai altro che generare ingratitudine ed essa ruba la gioia.
Questo porta al numero sei: le false aspettative – le false aspettative. E tra l’altro questa è l’aberrazione, il fatto che Gesù abbia promesso di rendere la tua vita felice, ricca, di grande successo, sana e piena di miracoli. Che Gesù farà trucchi su trucchi e che in fine vi consegnerà ogni genere di ricchezze favolose. Questo fa sì che le persone perdano la gioia quando Gesù non fa ciò che vogliono. Ecco perché il vangelo della prosperità è così letale, perché offre false aspettative, che saranno tutti guariti da tutte le loro malattie, che Gesù porterà ricchezza e benessere, che un sacco di cose belle succederanno, che non avranno mai problemi. Queste false aspettative distruggeranno la tua gioia, perché non è così che va la vita, gente. Gesù aveva un altro piano, ecco il suo piano: ‘In questo mondo avrete tribolazioni’, Giovanni 16:33. “Avrete tribolazioni”, quella è una promessa. È una promessa: avrete tribolazioni - non ricchezze, tribolazioni; non prosperità, avrete tribolazioni; non avrete successo, avrete tribolazioni. ‘Ma io ho vinto il mondo’ dice, e quella è la fonte della tua gioia.
Paolo lo ha imparato bene. Di nuovo, in Filippesi, capitolo 4, dimostra che lo sa molto bene, dice: “mi sono rallegrato molto nel Signore’. ‘Oh, è facile per me. Ho imparato ad essere contento in qualsiasi circostanza mi trovi. Mi rallegro sempre in qualsiasi cosa, se sono ricco o se sono povero’. Ma se hai delle false aspettative su ciò che Gesù dovrebbe darti, quello ti ruberà la gioia.
Numero sette - e questa è la fonte degli ultimi due problemi - è il vecchio orgoglio, l’orgoglio. L’egocentrismo: se ti concentri solamente su te stesso, non sarai mai felice, perchè sapete una cosa? Non c’è niente di più miserabile che dover costantemente giocare con se stessi: quella è una relazione miserabile. L’egocentrismo, l’autoanalisi morbosa, quel bagaglio autoanalitico che non fa altro che portarti a concentrarti su te stesso uccide la gioia. Questo è uno dei, una delle falsità più grandi della consulenza contemporanea. La terapia della vittimizzazione e dell’abuso psicologico fa sì che le persone si guardino all’interno ed inizino ad esser introspettive che inizino a guardarsi e ad entrare in contatto con se stessi, e dicono cose del tipo: “ascolta te stesso. Ascolta te stesso. Ascolta te stesso”. E sai cosa sentirai se inizierai ad ascoltare te stesso? Un sacco di porcherie! Quello che sentirete non è altro che un inganno, perché il tuo cuore è ingannevole. Sentirai un senso di colpa irrealistico che non può accettare il perdono. Sentirai l’odio e l’amarezza verso qualcun altro che stai incolpando per i tuoi problemi.
Lasciate che vi dica una cosa: nessuna persona sana di mente ascolta a se stesso. Le persone sane parlano con se stesse. Le persone sane parlano a se stesse, non ascoltano. Dicono: “hey, te stesso, stai in silenzio! Ecco cosa dice la Bibbia, mettiti in riga”. Vi dirò un’altra cosa, che è vero nella vita. Le persone smidollate ascoltano se stesse, le persone forti parlano con se stesse. Si disciplinano, si mettono in riga con la verità. Non ascoltate voi stessi; quello che sentirete vi rovinerà. Ascoltate alla Parola di Dio e poi parlate a voi stessi. L’orgoglio. L’orgoglio - tutta quell’introspezione, quell’egocentrismo - distruggerà la vostra gioia.
Numero otto: dimenticanza – dimenticanza, “Benedici il Signore, anima mia - dice il Salmo 103:2 - e non dimenticare nessuno dei suoi benefici”. La dimenticanza vi ruberà la gioia. Una delle ragioni per la quale possiamo ricordarci delle cose, una delle ragioni per le quali Dio non ci permette di dimenticare, non è solo affinchè possiamo ricordarci le tabelline, non è perché possiamo ricordare i numeri di telefono e gli indirizzi. Uno dei motivi per cui Dio ci ha dato una memoria è affinchè possiate immagazzinare un catalogo di tutte le sue benedizioni. Lo capite? Ed è bene che torniamo a recitarle, più e più volte, leggete come il Salmista dell’Antico Testamento lo fa, più e più volte, ancora, ancora, e ancora, continua a recitare il catalogo delle benedizioni, che faceva parte della sua esperienza nella storia della redenzione. Invita a ricordare, invita a ricordare; anche Gesù disse alla Chiesa nell’Apocalisse: “Ricordati da dove sei caduta, Efeso, e torna a comportarti come ti comportavi allora e riconosci la benedizione di Dio”.
Che cos’è che ostacola la gioia? Cos’è che la ruba? La falsa salvezza, Satana, l’ignoranza, l’incredulità, l’ingratitudine, le false aspettative, l’orgoglio, la dimenticanza. Numero nove: la mancanza di preghiera. Questo è l’atteggiamento del ‘Confido nelle mie risorse, non ho bisogno della preghiera, posso farcela da solo’, ah, quello si che ti toglierà la gioia quando inizierai a fallire. Paolo, sempre in Filippesi 4, dice: “ Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi”. Come posso farlo? “ Il Signore è vicino. Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti”. Vedete, la fonte della sua gioia era la preghiera. Quindi, cos’è che vi ruberà la gioia? L’assenza di preghiera: confidare nel proprio ingegno, nelle proprie risorse.
E un’ultima cosa, e ascoltate molto attentamente: questo è il culmine e la conclusione. I sentimenti - i sentimenti vi ruberanno la gioia. Le emozioni: questo è il problema principale che ostacola la gioia. Quando siamo vittime delle nostre emozioni, questo è un problema principale. Le persone non hanno la disciplina di gestire la proria vita sulla base della comprensione della verità divina e quindi si immergono nel mare casuale ed indisciplinato delle loro emozioni. E quello che fanno è che dicono: ‘Come possiamo gioire se non ce la sentiamo?’ Vedete, per queste persone la gioia è un sentimento su di un altro sentimento, e se hai quel sentimento, allora puoi averne un altro, chiamato gioia. Dicono: ‘Come possiamo controllare i nostri sentimenti? Dopo tutto, i sentimenti non sono controllabili’ E quella non è altro che una menzogna che proviene dall’inferno. I sentimenti lo sono, ovviamente lo sono.
Vedete, voi siete stati molto bravi finora questa mattina; siete stati qui per molto tempo e molti di voi non hanno detto quello che stanno pensando, e molti di voi non hanno fatto quello che avrebbero voluto fare. Vi siete trattenuti. Se siete riusciti a farlo per un’ora e mezza, potreste anche farlo per più a lungo. Tenete sempre sotto controllo le vostre emozioni. Alcuni di voi avranno avuto voglia di alzarsi e gridare “gloria”, ma non l’avete fatto. Alcuni di voi magari avrebbero voluto andarsene ma non l’avete fatto. Alcuni di voi avrebbero voluto dormire, e l’avete fatto!
Voi, ed io, e tutti noi, impariamo che dobbiamo controllare i nostri sentimenti. L’idea della filosofia odierna, secondo cui se sembra giusto dobbiamo fallo, ma non ne siamo poi così davvero convinti, cioè parzialmente lo siamo, e lo facciamo abbastanza da avere una società criminare in crescita, perché diciamo alle persone di fare quello che si sentono di fare, e quindi fanno quello che si sentono di fare, e poi dobbiamo rinchiuderle.
Come possiamo controllare le nostre emozioni? Come possiamo evitare d’essere controllati dai nostri sentimenti? Permettetemi di darvi alcuni punti semplici da considerare. Innanzitutto, dobbiamo riconoscere che Dio ci ha creati come esseri razionali e che i nostri sentimenti devono essere controllati dalla ragione. Le emozioni devono rispondere alla mente, alla ragione. Non possiamo abbandonarci ai nostri sentimenti, vivremmo nel caos assoluto. Nessuna relazione sarebbe in grado di sopravvivere. Se ogni persona facesse esattamente ciò che si sente di fare e dicesse esattamente ciò che si sentirebbe di dire, sarebbe la fine della società. Non si può essere guidati dai propri sentimenti, non possono governare la nostra vita. Quindi, prima o poi, bisogna tenere sotto controllo i propri sentimenti, è esattamente quello che riconosciamo esser vero. E poi torniamo a gettare le fondamenta di tutti quei motivi per gioire, giusto, del carattere di Dio, dell’opera di Cristo, del ministero dello Spirito e di tutto ciò che forniscono.
Tra l’altro, le persone non rigenerate non possono controllare i loro sentimenti, non possono. Non possono proprio controllarli. La società cerca d’imporre alcuni vincoli, alcuni controlli, ma quando la società allenta i vincoli ed i controlli, le persone iniziano a operare e dimostrano sempre più l’incapacità di avere il controllo sui propri sentimenti. Hanno alcune costrizioni sociali, ma non riescono veramente a controllare i loro sentimenti. D’altra parte, uno degli scopi di Dio nella salvezza, uno degli scopi di Dio nella nuova nascita, è quello di ristorare i sentimenti al loro ruolo determinato da Dio. Quindi, come cristiani, abbiamo una nuova natura e i nostri sentimenti possono essere controllati dalla volontà di Dio, che ci viene data tramite la Parola e lo Spirito. Così che adesso, le nostre emozioni rispondono a ciò che sappiamo essere vero, a riguardo di Dio, di Cristo e dello Spirito. La nostra gioia non è il risultato dei sentimenti, è il risultato della conoscenza della verità. Questo lo so perchè c’è una fiducia profonda, c’è quella base di verità, da cui scaturisce la mia gioia.
Giobbe non era vittima dei suoi sentimenti. Disse: “Anche se mi uccide, io confido in Lui”. Davide non era vittima dei suoi sentimenti. Quando era perseguitato da Saul, disse: “Il Signore è la mia luce e la mia salvezza, di chi temerò?”. Stefano non fu vittima dei suoi sentimenti quando fu schiacciato a morte sotto le pietre insanguinate e disse: “Non imputare loro questo peccato”. Paolo non fu vittima dei suoi sentimenti quando fu attaccato senza pietà con ferocia da quei falsi apostoli di Corinto, e disse: “La mia forza è resa perfetta nella debolezza”. Questa è la verità di Dio, e quindi mi rallegrerò delle mie sofferenze. Certamente Gesù non era vittima dei sentimenti quando disse nel giardino: “Tuttavia, non la mia volontà, ma la tua sia fatta”, e sulla croce: “Padre, perdona loro, non sanno quello che fanno”. No, i grandi campioni della fede non furono vittime dei loro sentimenti. I sentimenti ostacolano la vera gioia. Bisogna disciplinarsi, in modo da non vivere di sentimenti, ma di verità, e dalla verità scaturisce la vera gioia.
Il cristiano gioioso pensa più al suo Signore che alle sue difficoltà personali. Il cristiano gioioso pensa più alle sue ricchezze spirituali in Cristo che alla sua povertà sulla terra. Il cristiano gioioso pensa più al suo futuro glorioso eterno che al suo dolore presente. E quando si vive così, il comando “siate sempre gioiosi” diventa possibile; non solo possibile, ma desiderabile.
Preghiamo: Padre, è stato bello questa mattina essere immersi in questa verità. Ti ringrazio per questo. Che possa essere praticata nella nostra vita, per amore di Cristo. Amen.
FINE
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