Grace to You Resources
Grace to You - Resource

Questa mattina, il nostro testo è composto da un solo versetto, capitolo 5 versetto 17. 1 Tessalonicesi 5:17 dice: “Non cessate mai di pregare”. L’apostolo Paolo, in questo comando semplice e specifico, invita, fondamentalmente, i Cristiani a vedere la preghiera come uno stile di vita. Sono solito dire che pregare è come respirare, è normale, è naturale, per noi è come vivere. Inspiriamo, espiriamo, l’atmosfera della presenza e della potenza di Dio. E seppur questo è vero, è anche vero che noi, che dipendiamo da Dio e che - se genuinamente Cristiani - siamo in comunione con Dio, è anche vero che non preghiamo così incessantemente come dovremmo. Siamo colpevoli, credo, di trattenere il respiro, spiritualmente parlando. Sebbene si possa supporre che la pressione dell’ambiente stesso della presenza di Dio ci costringa a pregare, così come la pressione dell’aria ci costringe a respirare, non è necessariamente così. E noi, come cristiani, limitiamo la nostra assunzione, della stessa presenza di Dio, a causa della nostra peccaminosità. E quindi vediamo l’ingiunzione dell’apostolo Paolo di pregare incessantemente, di pregare in ogni momento. La preghiera continua, persistente, incessante è parte essenziale della vita cristiana e scaturisce dalla nostra dipendenza da Dio.

Voglio che comprendiamo questo principio del pregare senza cessare e, sebbene la sola lettura ci dia una chiara comprensione, c’è molto di più che possiamo vedere per accrescere il significato di questa affermazione scritturale, e voglio vedere se riesco a darvi alcune delle ricchezze di ciò che la Parola ha da dire. Un buon punto di partenza si trova nel guardare a due parabole del nostro Signore. In effetti, tra le molte parabole del nostro Signore, queste due sono uniche, si distinguono. E sono uniche per un motivo molto semplice ed interessante. Tutte le altre parabole si relazionano a Dio per paragone. Tutte le altre parabole si relazionano a Dio per paragone. In un certo senso, sono come Dio, sono come il Regno di Dio, sono come il modo in cui Dio opera. Queste due parabole invece si relazionano a Dio per contrasto, non sono come Dio. Sono le uniche due parabole di Gesù che si riferiscono a Dio con un contrasto. Queste due parabole ci mostrano un illustrazione di qualcuno che è completamente diverso da Dio e, così facendo, ci offrono un indicazione molto, molto forte sulla questione del pregare incessantemente.

Passiamo a queste due parabole. La prima si trova nel capitolo 11 di Luca. Questa è chiamata la parabola dell’amico riluttante, Luca capitolo 11. Il nostro Signore l’ha pronunciata in un contesto di preghiera. Infatti, i discepoli vennero da Lui e gli dissero, Luca 11:1, “Signore, insegnaci a pregare come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli,” e Gesù gli rispose con parole molto familiari: “Quando pregate, dite: “Padre, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; 3 dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano; e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo a ogni nostro debitore; e non ci esporre alla tentazione” – la tanto conosciuta preghiera del “Padre Nostro”, o la preghiera dei discepoli.

E quindi, dal versetto 2 al 4 Gesù gli ha insegnato che cosa dire, gli ha insegnato, in sostanza, il contenuto della preghiera tipo. Quando pregate, dovete onorare Dio e santificare il suo nome. Dovete pregare per quelle cose che riguardano il Suo Regno. Dovete cercare la provvidenza quotidiana che solo Lui può offrire. Dovete confessare i vostri peccati e ricercare il Suo perdono, e dovete chiedere la Sua saggezza, per non essere esposti alla tentazione. Queste sono le componenti della preghiera, questo è un po’ il come pregare, che cosa dire quando si prega.

Ma oltre a questo, “disse loro: ‘Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte e gli dice: “Amico, prestami tre pani, perché un amico mi è arrivato in casa da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti”; e se quello dal di dentro gli risponde: “Non darmi fastidio; la porta è già chiusa, e i miei bambini sono con me a letto, io non posso alzarmi per darteli’, ora, dovete sapere che in quei tempi, quando faceva freddo, tutta la famiglia si appisolava nello stesso letto per riscaldarsi, ed erano tutti rimboccati al caldo. Era mezzanotte e non era il momento di alzarsi dal letto per andare a prendere del pane per un amico.

Versetto 8: “io vi dico – disse Gesù - che se anche non si alzasse a darglieli perché gli è amico, tuttavia, per la sua importunità, si alzerà e gli darà tutti i pani che gli occorrono”, in altre parole, quello che non farebbe per amicizia, lo farebbe per dormire, perché il ragazzo non se ne sarebbe andato finchè non avesse ricevuto il suo pane. Quindi Gesù sta dicendo che qui c’è un uomo la cui amicizia non è abbastanza per compiere quel sacrificio, ma che l’insistenza dell’amico l’avrebbe portato a tale irritazione che non avrebbe avuto alcuna scelta. Questo, dice il nostro Signore, dovrebbe istruirci sui benefici della persistenza. Ma il punto che sta veramente stressando qui è che quando consideriamo quanto l’amico riluttante sia così diverso da Dio, la parabola diventa ancora più sorprendente.

Se un amico riluttante farebbe qualcosa per te a causa della tua persistenza, immagina un po’ quello che Dio farebbe se sei insistente, Lui che non è riluttante. Quello è il contrasto. E Gesù continua parlando di un padre, al quale gli viene chiesto da parte del figlio un pesce, versetto 11, e dice che non gli darebbe mica un serpente invece del pesce, giusto? Oppure se gli dovesse chiedere un uovo, non gli darebbe mica uno scorpione, non è vero? In altre parole, un padre non darebbe mai qualcosa che possa nuocere a suo figlio. Un padre terreno ascolterebbe al grido di suo figlio. Poi, nel versetto 13, “Se voi, dunque, che siete malvagi - questo è il punto – sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto piú il Padre celeste – che non è malvagio - donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!”

Dio è diverso, ma risponde alla perseveranza. Se un amico infedele, un amico riluttante, un amico indifferente, un amico che manca di compassione, un amico che non ha misericordia, nè grazia, a causa della vostra insistenza, risponderà, cosa pensate che farà un Dio amorevole, benevolo, misericordioso, compassionevole e tenero di cuore se insistete? Pregare incessantemente muove la mano di Dio. Quindi prima di tutto, Gesù gli disse che cosa dire e poi disse: «Ora voglio ricordarvi di continuare a chiedere, di farlo con insistenza, perché Dio, che è buono, ascolterà e risponderà».

In Luca 18, c’è un’altra parabola che segue quello stesso stile contrastante. Nel versetto 1 di Luca 18, Gesù “Propose loro ancora questa parabola per mostrare che dovevano pregare sempre e non stancarsi”, se non riceviamo una risposta immediata, se le cose non vanno esattamente come vorreste, se le cose non cambiano velocemente come avevate previsto, non perdetevi d’animo, continuate a pregare. Dovete pregare sempre, incessantemente, continuamente, senza sosta; e poi, per illustrare l’insegnamento dice: “In una certa città vi era un giudice, che non temeva Dio e non aveva rispetto per nessuno”, ora sta a noi capire un po’ com’è riuscito a diventare un giudice, ma cel’ha fatta... “e in quella città vi era una vedova – per lo meno in questa storia – la quale andava da lui e diceva: “Rendimi giustizia sul mio avversario”, a quanto pare, qualcuno stava facendo tutto il possibile per portarle via i suoi pochi mezzi di sostentamento, e lei implorava giustizia presso il tribunale di questo giudice, “Ed Egli per qualche tempo non volle farlo”, dice il versetto 4, “non volle. Ma poi disse fra sé: “Benché io non tema Dio e non abbia rispetto per nessuno, poiché questa vedova continua a importunarmi, le renderò giustizia, perché, venendo a insistere, non finisca per rompermi la testa”. «Questa donna è una sofferenza, e quello che non farò per amore di Dio e non farò per amore delle persone, lo farò per pace personale», sta dicendo: «Non posso più sopportare tale assillamento».

E poi il versetto 6: “Il Signore disse: ‘Ascoltate quel che dice il giudice ingiusto. Dio non renderà dunque giustizia ai suoi eletti che giorno e notte gridano a lui? Tarderà nei loro confronti? Io vi dico che renderà giustizia con prontezza”. Vedete? Dio è diverso da un giudice ingiusto; Dio è diverso da un amico riluttante, ma se persino un amico riluttante ed un giudice empio farebbero quanto chiesto a causa delle suppliche continue, allora certamente un Dio compassionevole, amorevole, benevolo, gentile, dal cuore tenero farà ancor di più. Questo è il punto.

E quindi, quello che Gesù sta dicendo, in effetti è: «Pregate, pregate in questo modo. Pregate con perseveranza, pregate con costanza, pregate in ogni momento, non arrendetevi, non perdetevi d’animo, continuate a bussare, a chiedere, a cercare, ed il buon Signore, compassionevole, fedele, amorevole, benevolo, misericordioso Dio, il vostro Dio, vi ascolterà e vi risponderà”.

Ora, alcuni pensavano, che tali parabole erano in contraddizione con altre cose insegnate da Gesù. Per esempio, in Matteo capitolo 6 ha detto qualcosa che all’apparenza può sembrare contraddittorio e dev’essere compreso. In Matteo 6, versetto 7, Gesù disse: “Nel pregare non usate troppe parole come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole. Non fate dunque come loro poichè il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate.”

E voi potreste dire: «Non è contraddittorio? Non sta forse dicendo di non essere ripetitivi quando pregate?» No, sta dicendo, ‘non siate ripetitivi senza senso’ - quella è la parola chiave. Ma cosa intende dire con ripetizione insensata? Quel tipo di preghiere pregate dai pagani, che “pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole”, in altre parole, non è che le divinità si preoccupino più di tanto del loro cuore, non è che pensino più di tanto alla compassione, la passione, il dolore, la nostalgia, i desideri profondi, ma è che c’è una certa formula, una sorta di rito religioso, una certa cerimonia, un qualche mantra, un canto, un qualcosa o un qualcos’altro, una certa formula ripetitoria che in qualche maniera muoverà quel certo dio a fare qualcosa che altrimenti non farebbe. Gesù gli stava semplicemente dicendo: «Non pregate in quel modo», non sta vietando la ripetizione significativa, non sta vietando la supplica del cuore, quello che sta proibendo è il ritualismo vuoto, il balbettio privo di cuore che sgorga solo dalla bocca e presuppone che Dio risponda alle parole e non al cuore.

Quindi, quando Paolo dice: “Pregate senza cessare”, non sta contraddicendo Gesù. Sta semplicemente sostenendo il principio insegnato in Luca 11 e Luca 18, secondo i quali la preghiera dev’essere incessante. Non siamo ascoltati semplicemente per le molte parole, siamo ascoltati per il grido del cuore. L’uomo che andò a casa del suo amico ed aveva bisogno del pane non recitò una formula di preghiera rituale, implorò qualcosa di cui aveva bisogno. La vedova che si presentò dal giudice non gli offrì un mantra, un canto o la recita di una preghiera rituale; gridò del cuore per ottenere protezione da colui che aveva il potere di proteggerla. E tale grido dell cuore, tale preghiera, era ciò che mosse il cuore di un Dio compassionevole e amorevole.

Infatti, possiamo anche iniziare a comprendere il pregare senza cessare, guardando alla vita stessa del nostro Signore, dato che lo faceva. Ovviamente Lui era in comunione costante con il Padre. E nelle Scritture lo vediamo alzarsi presto per pregare. Lo vediamo passare tutta la notte in preghiera. Dev’essere stata una comunione continua e ininterrotta tra Lui e il Padre. Ebrei ci dice che offrì preghiere e suppliche “con alte grida e con lacrime,” il che è un concetto affascinante. C’era un’intensità nelle preghiere di Gesù che è assolutamente unica, che è assolutamente incredibile! Quando pregava, in diverse occasioni, c’era una grande agonia. E potremmo supporre che, anche se la Scrittura non ci riporta tutti i dettagli di tutte le sue preghiere, possiamo supporre che queste avessero lo stesso tipo d’intensità di quelle che vediamo e che ci vengono rivelate nel testo. Quando la Bibbia ci dice che si recò sul Monte degli Ulivi per pregare tutta la notte, non c’è alcun dubbio sull’intensità di quel tipo di preghiera di cui sappiamo molto poco, se non nulla.

L’unica illustrazione che abbiamo dell’intensità del suo pregare si trova nel giardino, e questa è una classica, ma prima della sua morte, lo vediamo pregare nel sudore, in un’agonia di sangue. Luca scrive nel capitolo 22 che s’inginocchiò e pregò dicendo: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Però non la mia volontà, ma la tua sia fatta”, e poi continua dicendo: “Ed essendo in agonia, egli pregava ancor piú intensamente; e il suo sudore diventò come grosse gocce di sangue che cadevano in terra”.

Qui c’è un’esperienza così intensa, così straziante che fece sì che il Signore Gesù Cristo durante la preghiera stava sudando fino a tal punto che iniziò persino a sanguinare, e quello mi colpisce! E mi colpisce anche il fatto che in Matteo, capitolo 26, dal versetto 38 al 46, ci viene detto che Gesù ripeté la supplica nel giardino per tre volte consecutive. Si trattò di un’esperienza di preghiera prolungata, e di fatto, sappiamo bene che si prolungò a tal punto che i discepoli si addormentarono in diverse occasioni. E dunque, in questa agonia prolungata di preghiera, riceviamo una prospettiva nella vita del nostro Signore Gesù Cristo che è veramente unica.

Lasciate che vi spieghi cosa intendo dire. Il Signore Gesù Cristo ha compiuto molte opere potenti quando era sulla terra. In nessuna di esse c’è mai un’apparente dispendio d’energia. Sebbene le Scritture dicano che alle volte c’era un potere che usciva da Lui, non c’è nulla nelle Scritture, parlando della documentazione del Nuovo Testamento, non c’è nulla che indichi che ci fu mai agonia nel processo di compimento di quei miracoli: sia che si trattasse di dare la vista ai ciechi, udito ai sordi, la parola ai muti, salute ai malati, la capacità di camminare agli zoppi, che si trattasse di resuscitare qualcuno dai morti o di sfamare 5.000 uomini, più donne e bambini, 20.000 persone in riva al mare, o che si trattasse di calmare la tempesta, o di camminare sull’acqua! Non importa di cosa si tratti, non c’è traccia di un apparente dispendio di energie, di fatica, di sudore, di gocce di sangue, o di una certa agonia per far si che la cosa accadesse. Sembra che non ci sia stata nessuna stanchezza, nessuna fatica, nessuno sforzo, nessun travaglio, fino a quando non si è arrivati alla preghiera. E quando pregò c’era agonia, il suo cuore si strappò, il suo stesso essere si manifestò nel suo corpo fisico. pregò in agonia fino al sangue, un livello d’intensità che parla certamente della perseveranza indicata da Gesù in Luca 11 e 18, e di quello che Paolo aveva in mente quando disse: “Pregate senza cessare”.

La Chiesa primitiva è stata caratterizzata da questo tipo di preghiera continua, appassionata ed incessante fin dall’inizio. Già prima del giorno di Pentecoste, come dice in Atti 1:14, tutti i credenti erano uniti, con una sola mente, e si dedicavano continuamente alla preghiera. La preghiera incessante, la preghiera costante, la preghiera persistente caratterizzava la Chiesa primitiva. Quando gli apostoli stavano stabilendo la chiesa così da poter svolgere il ministero, essi dissero: «Non possiamo fare tutte queste cose di routine, dobbiamo dedicarci alla preghiera», “Ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della Parola”. In Atti capitolo 12, vediamo di nuovo la Chiesa primitiva. Pietro era imprigionato, ma la chiesa di Dio pregava con fervore per lui. La chiesa primitiva era caratterizzata da una preghiera fervente, una preghiera incessante, e persistente.

Quando si arriva alle epistole, sia che si tratti di Romani, Efesini, Filippesi, Colossesi, oppure di 1 Tessalonicesi, vediamo spesso Paolo esortare i credenti alla preghiera. Infatti, Efesini è forse la più significativa di tutte le epistole per quanto riguarda l’importanza della preghiera. In Efesini capitolo 6 versetto 18 dice: “pregate in ogni tempo, con ogni preghiera e supplica”... la stessa idea, “Pregare in ogni tempo”, proprio qui, nell’epistola che stiamo studiando in 1 Tessalonicesi 3 versetto 10, si propone come esempio, “mentre notte e giorno noi preghiamo intensamente”, è uno stile di vita, una preghiera incessante, continua, senza sosta.

Colossesi, amo la testimonianza di Epafra, ‘schiavo di Gesù Cristo, che lotta sempre per voi nelle sue preghiere’ - un uomo di preghiera. E nel capitolo 4 versetto 2 di Colossesi, dice: “Perseverate nella preghiera, vegliando in essa con rendimento di grazie”, la preghiera incessante, prevalente, persistente, insistente, incessante è così essenziale.

Forse Coleridge aveva ragione quando disse: “La preghiera è l’energia più alta di cui il cuore è capace, e la più grande conquista del Cristiano”, ma temo che se concepiamo la preghiera come un energia, un risultato nobile e glorioso, la isoleremo a pochi grandi momenti della vita. È quello, certamente, ma è anche un tipo di comunione incessante che dovrebbe costituire il tessuto stesso della nostra esistenza quotidiana. C’è un senso d’intensità, quella è l’essenza stessa della preghiera. Dio si fa trovare, vi ricordate? Da coloro che lo cercano con tutto il cuore. La lotta nella preghiera prevale presso Dio, “la preghiera del giusto ha una grande efficacia”, dice Giacomo.

Quindi, se da un lato ci sono quei grandi momenti nobili di preghiera energica ed agonizzante, dall’altro la preghiera è anche uno stile di vita quotidiano molto evidente. A volte è più intensa di altre. Pregare senza cessare, dunque, è il mandato di Dio per noi. La parola “pregate” qui è il termine generale ‘proseuchomai’, la parola più comune del Nuovo Testamento per pregare. Può riferisi alla lode, al ringraziamento, alla confessione, alla petizione, all’intercessione, alla sottomissione; è un termine generale “pregate”. “Senza cessare” è una parola che significa fondamentalmente ‘ricorrente’, non significa parlare ininterrottamente, ma pregare in modo ricorrente. Come ho detto, è uno stile di vita; dobbiamo essere continuamente in preghiera, continuamente in un atteggiamento di preghiera.

Probabilmente siete come me. Di sera, mi addormento raramente se non nel mezzo di una preghiera. Raramente mi sveglio al mattino se non pregando, è il tessuto della mia vita quello di essere continuamente in comunione con Dio, a volte più intenso di altre, ma sempre al corrente della sua presenza. Mi ritrovo spesso ad addormentarmi nel bel mezzo delle mie preghiere e a svegliarmi di nuovo pregando. Le Scritture riportano esempi di persone che pregano al mattino, di persone che pregano a mezzogiorno, di persone che pregano di notte, di persone che pregano sette volte al giorno, di persone che pregano a mezzanotte, di persone che pregano tutta la notte, di persone che pregano prima dell’alba, di persone che pregano per giorni, di persone che pregano per settimane, c’è chi prega a lungo, chi prega brevemente, chi prega in ginocchio, chi prega in piedi, chi prega sdraiato su un letto, chi prega a faccia a terra, chi prega con le mani in alto, chi con le mani in basso, chi con le braccia estese, chi con la faccia in giù, chi con la faccia in su, ecc, ecc. In ogni modo ed in ogni luogo, si prega, ‘pregate, pregate incessantemente.’

Ora, se guardate di nuovo al nostro testo, vedrete che questo è una sorta di compagno del versetto 16. Il versetto 16 dice: “Siate sempre gioiosi”, il versetto 17 invece dice: “non cessate mai di pregare”, sono una coppia nella vita spirituale ed hanno un equilibrio bellissimo. Il credente, durante il corso della sua vita Cristiana, sente il peso della sua insufficienza, e quindi vive in dipendenza totale da Dio. Se vedi la tua insufficienza e comprendi il peso della tua dipendenza, pregherai senza cessare, è normale! Allo stesso tempo, pur sentendoti insufficiente e dipendente, sai anche d’essere beneficiario di una benedizione stupenda da parte di Dio. Quindi, da un lato, preghiamo in dipendenza; dall’altro, gioiamo nel ricevimento delle benedizioni molteplici di Dio. E quindi siamo sempre gioiosi, perché Dio riversa sempre la benedizione in risposta alla nostra preghiera incessante.

Se io, come cristiano, vivo in uno stato perenne d’insufficienza personale, in uno stato perenne di riconoscimento della mia necessità di dipendere da Dio, se vivo continuamente in gratitudine per tutto quello che fa per me, se vivo sempre in ravvedimento verso il mio peccato, ed esprimendo amore verso il prossimo, tutto questo fluirà in una preghiera silenziosa verso Dio, e farà sì che Egli apra le cataratte della benedizione, che si tradurranno in una risposta personale di gioia. Quindi non dobbiamo solo esser sempre gioiosi, ma dobbiamo anche intraprendere il cammino di tale gioia, che è il cammino della preghiera incessante, che si traduce in benedizione, che a sua volta si esprime in gioia.

Ora, com’è che questo versetto, il 17, s’incastra nel contesto generale? Paolo, nel concludere questa lettera verso la chiesa Tessalonicese, vuole aiutarli a stabilire la loro chiesa sulla rotta giusta per il futuro. È una buona chiesa, una chiesa importante, una chiesa nobile, una chiesa spirituale. Ma vuole ricordare loro come crescere in un gregge sano e maturo. È una chiesa giovane, una chiesa appena nata, aveva solo pochi mesi di vita, e dunque ha senso che abbia preparato per loro un piano di crescita. Nei versetti 12 e 13, la crescita sana include il nutrire il rapporto adeguato tra i pastori e le pecore, e tra le pecore e i pastori. Nei versetti 14 e 15, la crescita sana implicava la nutrizione del rapporto adeguato tra le pecore; mentre qui, dal versetto 16 al versetto 22, un gregge sano richiede il giusto rapporto tra le pecore ed il Grande Pastore.

Quindi la chiesa è costituita da queste relazioni – dalle guide alle persone e dalle persone alle guide; dalle persone alle persone, e dalle persone a Dio - e nessuna chiesa può elevarsi più in alto della vita spirituale delle sue stesse persone. Quindi la vostra relazione con il Grande Pastore è fondamentale. E la prima cosa che dovete fare è quella di gioire, mentre la seconda è quella di pregare sempre. È così che quel rapporto rimane quello che dovrebbe essere, e tutto questo è essenziale per una chiesa in crescita, per una chiesa sana. Se vogliamo essere una chiesa sana, dobbiamo pregare incessantemente, dobbiamo attingere dalle risorse divine, dobbiamo bussare alla porta, dobbiamo cercare il pane. Dobbiamo inginocchiarci ai piedi della giustizia divina, supplicando che il nostro caso sia risolto con equità e giustizia. Dobbiamo andare davanti a Dio per conto nostro e degli altri, pregando senza sosta, perché in questo modo liberiamo la grandezza della potenza e della benedizione di Dio.

Ora, non c’è altro da dire su questo versetto, credo che capiate un po’ cosa significa, ma vorrei continuare dandovi un piccolo elenco di cose che chiamerò “motivi per la preghiera”, perché so che c’è qualcosa di vero nella vostra vita, perché è anche vero nella mia. Non importa quanto preghi, ho sempre la sensazione di non pregare abbastanza, vi sentite così anche voi? In un certo senso vivo sempre in uno stato di colpa per la mia carenza della preghiera.

Non importa quanto preghi, ho sempre la sensazione di non aver pregato abbastanza. E questo è dovuto in parte al fatto che non ho pregato abbastanza, ed in parte al fatto che sono nella posizione di essere sommerso da così tante richieste di preghiera che è impossibile per me, come essere umano, è impossibile persino provarci di stare al passo con tutte, il che rende il mio fardello ancora più pesante. Devo quindi tornare indietro e chiedermi se sono davvero motivato a pregare quando non prego come dovrei. E vorrei aiutarvi ad avere alcune ragioni sul perchè pregare, e ne ho dieci, va bene? Questa è una piccola lista della spesa... dieci motivi di preghiera che credo vi possino aiutare a produrre una vita di preghiera senza cessare.

Numero uno: un desiderio per la gloria del Signore, un desiderio per la gloria del Signore. La preghiera, ha detto Gesù, dovrebbe iniziare così: “Padre nostro che sei nei cieli – cosa? - sia santificato il tuo nome. Venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà”, ora, quello che state richiedendo in tale caso è che Dio sia glorificato, che i propositi di Dio siano realizzati, che il nome di Dio sia innalzato, che la Sua volontà sia fatta, è questo che state pregando. Non state pregando per voi stessi, state pregando per Lui. Quando Daniele si mise a pregare nel capitolo 9 di Daniele, in quel grande modello di preghiera dell’Antico Testamento, fu proprio il desiderio per la gloria di Dio che lo portò a pregare. Pregò che Dio perdonasse il popolo, che perdonasse il loro peccato e che realizzasse la sua promessa. Dio aveva detto: «Vi terrò in cattività solo per questi anni e poi vi libererò».

E lui stava leggendo Geremia - Daniele stava leggendo Geremia - e trovò quelle verità e disse: «Dio, voglio che tu lo faccia. Voglio che venga il Tuo regno, secondo la Tua volontà, voglio che la tua promessa si compi, voglio che tu perdoni il tuo popolo, Signore, fallo...» e poi dice al versetto 19, “fallo per amor di te stesso, o mio Dio, perché il tuo nome è invocato sulla tua città e sul tuo popolo”, e quello che stava dicendo è: «Dio, se lo farai, questo aumenterà la tua reputazione, esalterà il Tuo nome. Ti glorificherà. Fallo per amore di te stesso». E credo che questo è il motivo supremo di tutti nella preghiera, il desiderio per la gloria del Signore, e quando pregate che Gesù sia innalzato e che Dio sia esaltato e glorificato, lo fate perché questo è un fardello sul vostro cuore, perché vi interessa. Siete come Davide, che disse: “Lo zelo per la tua casa mi ha divorato. I rimproveri che si abbattono su di te mi feriscono”, e gridò affinchè il Signore fosse innalzato. Sì, il primo motivo per la preghiera è il desiderio per la gloria del Signore. Quando il vostro cuore desidera che Dio sia glorificato, vi troverete a pregare per quello scopo. Vi troverete a gridare incessantemente a Dio, dicendo: «Sii esaltato, sii glorificato, sii innalzato, realizza il tuo scopo, stabilisci il tuo regno, compi la tua volontà».

In secondo luogo, un secondo motivo di preghiera è un desiderio di comunione con Dio, un desiderio di comunione con Dio. Il salmista ha espresso così meravigliosamente questa verità nel Salmo 42, versetto 1: “Come la cerva desidera i corsi d’acqua, cosí l’anima mia anela a te, o Dio. L’anima mia è assetata di Dio, del Dio vivente; quando verrò e comparirò in presenza di Dio? Le mie lacrime son diventate il mio cibo giorno e notte” ora li vediamo un desiderio di Dio, li vediamo un cuore che ricerca la comunione, la sensazione di essere estraneo a Dio, la sensazione d’essere tagliato fuori, la sensazione di solitudine che raggiunge e dice: «Dio, voglio comunione con te, voglio la tua compagnia, voglio la tua presenza».

Salmo 63, parole ancora più magnifiche: “O Dio, tu sei il mio Dio, io ti cerco dall’alba; di te è assetata l’anima mia, a te anela il mio corpo languente in arida terra, senz’acqua. Cosí ti ho contemplato nel santuario, per veder la tua forza e la tua gloria”. «Voglio solo vederti, voglio solo stare con te, voglio solo sperimentare la tua meraviglia». Nel Salmo 84, vediamo di nuovo i primi due versetti: “Oh, quanto sono amabili le tue dimore, Signore degli eserciti! L’anima mia langue e vien meno, sospirando i cortili del Signore; il mio cuore e la mia carne mandano grida di gioia al Dio vivente... beati quelli che abitano nella tua casa” - il desiderio di stare alla presenza di Dio. E forse il più magnifico di tutti, il Salmo 27: ascoltate queste parole meravigliose: “Il Signore è la mia luce e la mia salvezza; di chi temerò? Il Signore è il baluardo della mia vita; di chi avrò paura? ... Una cosa ho chiesto al Signore, e quella ricerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per contemplare la bellezza del Signore, e meditare nel suo tempio”, «Voglio solo essere lì dov’è anche Lui». È così anche per voi? Avete questo desiderio di comunione, di dolce comunione?

C’è un terzo motivo per la preghiera, per una preghiera incessante, ovvero, il desiderio che i bisogni siano soddisfatti, non solo i nostri bisogni ma anche quelli delle persone che ci circondano: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”, Gesù ci ha insegnato a dire in Matteo 6,11. È giusto pregare affinché i nostri bisogni siano soddisfatti. È giusto chiedere a Dio le cose fondamentali della vita. Questo è un invito alla preghiera. Pochi di noi, però, sono spinti a farlo perché abbiamo molto, moltissimo. Ma in tutto il mondo ci sono molte persone che pregano Dio regolarmente solo per soddisfare i loro bisogni quotidiani. Non lo capiamo in questa società benestante, ma è lo stile di vita di molti dei nostri fratelli e sorelle in Cristo.

Infatti, abbiamo un caro fratello che è venuto dall’Africa. Sam e sua moglie Nora sono stati nella nostra chiesa per sei anni forse, prima di ritornare a svolgere il loro ministero in Africa, si è trasferito dall’Africa perché non poteva sfamare la sua famiglia. Non è come qui nel mondo, perché non poteva ricevere le medicine per il diabete. Viviamo in un mondo, viviamo in un ambiente in cui chiedere a Dio per le nostre necessità quotidiane è piuttosto estraneo. Ma non dovremmo essere così sciocchi da supporre che, visto che Dio abbia gentilmente provveduto ai nostri bisogni quotidiani senza il bisogno di chiedere, che se per caso diventassimo indifferenti questi ci verrebbero tolti.

Il quarto motivo per una preghiera insistente è il desiderio di saggezza, il desiderio di saggezza. Giacomo la mise giù così: “Se poi qualcuno di voi manca di saggezza, la chieda a Dio che dona a tutti generosamente senza rinfacciare” Se ti trovi sotto l’illusione di non aver bisogno della saggezza di Dio sei veramente ingannato, non è vero? Quando Gesù ci ha insegnato a pregare, ha detto questo: “Pregate così: Non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male”, credo davvero che questa sia una preghiera per discernimento spirituale, una preghiera per saggezza spirituale: «Signore, ti prego, con il tuo Spirito dammi la capacità di discernere quando sono di fronte ad una tentazione. Dammi la saggezza di discernere quando vengo condotto a qualcosa di malvagio». Dobbiamo pregare in questo modo incessantemente. Dobbiamo pregare tutti i giorni della nostra vita: «Signore, ti prego, liberami dalla tentazione e non condurmi nella via malvagia, dammi la saggezza, il discernimento, l’intuizione, la sensibilità scritturale e la guida dello Spirito di Dio per non farmi cadere nelle trappole di Satana, della carne e del mondo». Che cosa spinge alla preghiera, alla preghiera incessante? Il desiderio della gloria di Dio, il desiderio della comunione con Lui, il desiderio che i bisogni siano soddisfatti ed il desiderio della saggezza di camminare nella mentalità di questo mondo.

Numero cinque: la preghiera è motivata dal desiderio di liberazione dai problemi, dal desiderio di liberazione dai problemi. Ci sono così tanti testi nei Salmi che parlano di questo. Permettetemi di riassumerli tutti in uno che la dice tutta, Salmo 20, versetto 1: “Il Signore ti risponda nel giorno dell’avversità”, ed è certo che lo farà, lo farà sicuramente. Quando arriviamo a quei momenti di grande angoscia, questi tendono a spingere la nostra preghiera incessante, non è vero? E quanto più grande è il problema e l’angoscia in cui ci troviamo, molto spesso è perché non abbiamo chiesto la saggezza, e quindi siamo caduti nella trappola nella nostra ignoranza, e ora abbiamo bisogno d’esserne liberati, e non c’è via d’uscita umana, quindi chiediamo a Dio d’essere liberati.

Ricordate Giona, che tra l’altro aveva una vita di preghiera molto specifica. Si trovò nel ventre di un grande pesce e, come dice in Giona 2:2, “Dal ventre del pesce Giona pregò il Signore, il suo Dio”, e vi dirò una cosa: non pregò prima per tutti i missionari. Disse: “Tirami fuori!” con tante parole. E il Signore lo fece, il Signore lo liberò. Disse: “io ho gridato al Signore dal fondo della mia angoscia - al Signore - e dalla profondità della fossa mi ha tirato fuori, il Signore mio Dio”, disse: «Ero là sotto e mi sono ricordato del Signore, ho gridato ed egli mi ha liberato», ci rivolgiamo a Dio in quei momenti di grande difficoltà, di grande pressione, stress, dolore, afflizione, ed abbiamo bisogno della sua liberazione. Questo ci spinge a pregare incessantemente.

Sei: un desiderio di sollievo dalla paura e dalla preoccupazione - un desiderio di sollievo dalla paura e dalla preoccupazione. Questo ci farà pregare, se siamo saggi e con una mentalità spirituale. In Filippesi capitolo 4 – abbiamo spesso bisogno di ricordarci di questo - dice: “Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesú”, quando siete in preda alla paura, all’ansia, alla preoccupazione, all’angoscia, alla depressione, cosa dovete fare? Molto semplicemente, smettete di essere ansiosi e pregate, e pregate con un cuore di gratitudine, E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza umana, custodirà il vostro cuore e la vostra mente.

Che cosa significa? Che vi proteggerà dall’ansia, dalla depressione, dall’angoscia, dalla paura, dalla preoccupazione. Se volete una soluzione umanamente comprensibile, andate e rivolgetevi alle persone. Se volete una soluzione umanamente incomprensibile, andate da Dio. Nel momento del timore, della preoccupazione, dell’ansia, dell’angoscia, del dolore emotivo, la formula è semplice: andate al Signore con una preghiera persistente, continua, incessante, con ringraziamento, e la pace di Dio promessa custodirà il vostro cuore e la vostra mente. Perché le persone si rivolgono a fonti diverse da questa? Quando si desidera sollievo dalla paura e dalle preoccupazioni, il nostro Dio ha promesso che è possibile ottenerlo tramite la preghiera. Il salmista ha scritto nel Salmo 4: “Quand’io grido, rispondimi, o Dio della mia giustizia; quand’ero in pericolo, tu m’hai liberato; abbi pietà di me ed esaudisci la mia preghiera!” «L’hai già fatto in passato, ti prego mi aiuteresti di nuovo?»

Numero sette: un altro motivo per la preghiera è il desiderio di ringraziare per le benedizioni passate, il desiderio di ringraziare per le benedizioni passate. Se avete un cuore riconoscente, se siete una persona riconoscente e se ricordate tutto ciò che Dio ha fatto in tutta la sua bontà, questo vi farà pregare, se non altro per ringraziare. Nel Salmo 44 leggiamo che il Salmista dice: “O Dio, noi abbiamo udito con i nostri orecchi, i nostri padri ci hanno raccontato l’opera da te compiuta ai loro giorni, nei tempi antichi. Tu con la tua mano hai scacciato nazioni per stabilire i nostri padri; hai distrutto popoli per far posto a loro. Infatti essi non conquistarono il paese con la spada, né fu il loro braccio a salvarli, ma la tua destra, il tuo braccio, la luce del tuo volto, perché li gradivi. Sei tu il mio re, o Dio”.

Questa è lode, e non è lode per qualcosa che Dio abbia compiuto per lui, ma per quello che Dio ha fatto nel passato. Imparare ad essere grati a Dio per tutto quello che ha fatto nel corso della storia della redenzione, aver un cuore grato per tutte le cose buone che Dio ha fatto, non solo per noi.

L’apostolo Paolo scrive ai Filippesi e dice: “Io ringrazio il mio Dio di tutto il ricordo che ho di voi; e sempre, in ogni mia preghiera per tutti voi, prego con gioia a motivo della vostra partecipazione al vangelo, dal primo giorno fino a ora” Non posso fare a meno di pregare sempre, ringraziando Dio per quello che sta facendo nella vostra vita, per ciò che ha già fatto e ciò che sta facendo. Se siete davvero grati a Dio per tutto ciò che ha fatto, quello vi spingerà a pregare preghiere di ringraziamento.

Numero otto: questo è un motivo molto importante per la preghiera, ovvero il desiderio d’essere liberati dalla colpa del peccato - il desiderio d’essere liberati dalla colpa del peccato. Il Salmo 32, quel Salmo classico penitenziale, parla proprio di questo. E vi sto dando solo alcune Scritture tra le tante che potrebbero essere usate in questi punti, ma ascoltate al Salmo 32 e sentite questo. A partire dal versetto 3, giusto per darvi il senso, “Finchè ho taciuto (sul conto del mio peccato) - dice Davide - le mie ossa si consumavano - a causa della mia colpevolezza ho avuto una malattia psicosomatica - gemevo tutto il giorno. Poiché giorno e notte la tua mano

si appesantiva su di me, il mio vigore, la mia vitalità, s’inaridiva come per arsura d’estate”, ero un disastro, ero un disastro: “il vigore” ha a che fare con il sistema di circolazione sanguigno, il sistema salivario, il sistema nervoso, che è condotto dai fluidi. Tutto il mio vigore era essiccato, la mia saliva era secca, il flusso del sangue non era corretto, e quindi, avevo problemi fisiologici. Il mio sistema nervoso era in tilt. Ero un disastro! Avevo la febbre. Mi lamentavo.

Nel versetto 5 dice: “Davanti a te ho ammesso il mio

peccato, non ho taciuto la mia iniquità. Ho detto: ‘Confesserò le mie trasgressioni al Signore’, e tu hai perdonato l’iniquità del mio peccato”, ho confessato e mi hai perdonato. E poi ritorna all’inizio del Salmo. Dice questo: “Beato l’uomo a cui la trasgressione è perdonata, e il cui peccato è coperto! Beato l’uomo a cui il Signore non imputa l’iniquità e nel cui spirito non c’è inganno!” l’inganno è terminato, non stai coprendo il peccato, lo hai aperto, l’hai confessato; ed ora sei stato perdonato, e sei beato. Sì, la preghiera - la confessione incessante, senza sosta, penitenziale - è motivata dal desiderio d’essere liberati dalla colpevolezza del peccato.

Numero nove: un altro motivo per la preghiera è il desiderio della salvezza dei perduti, il desiderio della salvezza dei perduti. Sarete spinti a pregare con insistenza quando sarete compassionevolmente preoccupati per le persone perdute. Sono intorno a noi, sono intorno a noi. E se la loro salvezza vi sta a cuore, troverete un impegno incessante a pregare per loro nel mentre incroceranno il vostro cammino e la vostra mente. Ascoltate a Romani 10:1, “Fratelli – dice Paolo – il desiderio del mio cuore e la mia preghiera a Dio per loro è che siano salvati”. Paolo sta dicendo: «Sto pregando per la loro salvezza. Non posso vedere persone che non hanno la salvezza senza pregare per la loro salvezza». Paolo dice a Timoteo, in 1 Timoteo capitolo 2, che Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e che giungano alla conoscenza della verità. E poi dice: “voglio anche che ci siano uomini santi che preghino in ogni luogo alzando mani pure”, e per che cosa pregano? Per la salvezza delle persone perdute per le quali Dio ha provveduto una salvezza. Il desiderio della salvezza dei perduti spinge alla preghiera; se non si prega incessantemente, allora c’è qualcosa che non va nella vostra compassione verso i perduti.

Numero dieci: la preghiera incessante, continua, è spinta dal desiderio di crescita spirituale - dal desiderio di crescita spirituale. In Efesini, per esempio, capitolo 1 versetto 15, Paolo dice agli Efesini, versetto 15: “Perciò anch’io, avendo udito parlare della vostra fede nel Signore Gesú e del vostro amore per tutti i santi, non smetto mai di rendere grazie a voi, ricordandovi nelle mie preghiere - per cosa stai pregando, Paolo? - affinché il Dio del nostro Signore Gesú Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione perché possiate conoscerlo pienamente. E prego che egli illumini gli occhi del vostro cuore, affinché sappiate a quale speranza vi ha chiamati, qual è la ricchezza della gloria della sua eredità che vi riserva tra i santi, 19 e qual è verso di noi, che crediamo, l’immensità della sua potenza nei confronti nostri che crediamo”.

Sto pregando! E per che cosa stai pregando? Sto pregando per la vostra saggezza, la vostra conoscenza, la vostra illuminazione, la vostra speranza; sto pregando affinchè la potenza di Dio si sprigioni nella vostra vita. Sto pregando per la vostra crescita spirituale. Nel capitolo 3 versetto 14, dice: “Per questo motivo piego le ginocchia davanti al Padre (e prego per voi)”, per che cosa stai pregando? Versetto 16: “affinché egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere potentemente fortificati, mediante lo Spirito suo, nell’uomo interiore”, sto pregando per potenza spirituale. Versetto 17: “Sto pregando che Cristo abiti nei vostri cuori, e che siate radicati e fondati nell’amore, e che comprendiate tale amore che sorpassa ogni conoscenza”, versetto 19 “e che siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio”, e versetto 20: “e che Dio faccia più di quello che possiamo domandare o pensare”, sto pregando per la vostra crescita spirituale.

Abbiamo molto per cui pregare, non è vero? Cos’è che vi spinge a pregare? Quando desiderate la gloria del Signore, quando desiderate comunione con Lui, quando desiderate che i bisogni siano soddisfatti da Colui che solo ha le risorse, quando desiderate saggezza e discernimento, quando desiderate liberazione dai problemi della vita, quando desiderate sollievo dalla paura, dall’ansia e dalle preoccupazioni, quando desiderate ringraziare per tutte le Sue benedizioni passate e presenti, quando desiderate essere liberati dalla colpa e dal peccato, quando desiderate la salvezza degli altri e quando desiderate lo sviluppo e la crescita dei credenti. Nella vostra vita dovrebbero esserci abbastanza promemoria di queste cose per farvi pregare sempre, giusto? Quindi fate un piccolo inventario spirituale. Se non state pregando senza cessare, è perché c’è qualcosa che non va a livello dei vostri desideri, c’è qualcosa di sbagliato nelle vostre motivazioni, e com’è che possiamo risolvere questa cosa qui?

Per esperienza personale, posso solo dirvi che la mia vita di preghiera è stimolata dalla Parola di Dio. È il tempo che trascorro nella disciplina della Parola di Dio, nello studio della Parola di Dio che stimola la mia vita di preghiera. Certo, ci sono altre volte in cui lo Spirito di Dio si muove su di me mentre vivo in obbedienza al Signore e quindi mi spinge a pregare, certo! Ma se voglio sviluppare un vero desiderio che Dio sia glorificato, trovo che tale desiderio si sviluppa tramite lo studio della Sua Parola. Quando vedo il dispiegarsi della Sua Parola e comprendo il Suo piano meraviglioso, sono come Daniele; una volta che leggo quello che Dio ha pianificato per la Sua gloria futura, allora inizia a sorgere nel mio cuore il desiderio che sia di fatto glorificato. È come Giovanni che, alla fine del libro dell’Apocalisse, ha appena letto tutte le glorie che verranno a Cristo e non può fare a meno di gridare: “O Signore, vieni presto - e non per amor mio ma per amor tuo!”

E quindi, nel mentre osservo il glorioso piano di Dio delineato nella Sua Parola, sono consumato dal Suo Regno e dalla Sua gloria, fino al punto che voglio pregare a tal fine. Quando studio la Parola di Dio ed in essa ho comunione con Dio così com’Egli si rivela nella Parola, nel mentre imparo di più sulla Sua persona, sul Suo carattere e sulla maestosità di chi è, ho un desiderio ancor più grande di aver comunione con Lui. Nel mentre studio la mia Bibbia e li trovo tutte le Sue promesse e tutte le cose che desidera compiere per i Suoi figli, e di come Egli soddisferà tutti i nostri bisogni e provvederà a tutto, sono spinto a pregare a tal fine.

E quando leggo le Scritture e le studio, e li trovo la Sua maestà rivelata nella Sua saggezza, il Suo discernimento sorprendente, la Sua comprensione perfetta di ogni cosa, sono sospinto dal desiderio che la sua saggezza diventi anche la mia saggezza, affinchè io possa continuare a camminare nel mezzo di questo mondo difficile. Nel mentre leggo le Scritture e vedo la cronaca del numero di volte che ha liberato il Suo popolo, più e più volte, e di tutte le promesse che ha fatto, e del fatto che farà sempre lo stesso per il suo popolo, tutto questo mi spinge a pregare per essere liberato dai problemi della mia vita e di quella di coloro che mi circondano. E quando guardo alle Scritture e scopro che molti dei Suoi amati servitori speciali sono stati liberati dalla paura, dalle preoccupazioni e dall’ansia della vita, del fatto che molti cantavano inni seppur in prigione, e che molti furono in grado di lodare il Dio che li portò fino all’orlo di una fornace ardente perchè essi furono in grado di confidare in Lui completamente; tutto questo mi permette di essere sollevato dal timore, dalle preoccupazioni, perchè sono consapevole che posso gettare tutte le mie preoccupazioni su di Lui, sapendo che Lui si prende perfettamente cura di me, sono quindi libero dall’ansia.

Nel mentre studio la mia Bibbia e trovo il resoconto di tutte le Sue benedizioni passate, delle Sue azioni passate, delle glorie di tutta la storia della redenzione e di tutto ciò che ha compiuto per portare la storia della redenzione stessa al punto in cui si trova, affinché io possa sperimentare le glorie del vangelo di Cristo, le benedizioni del Suo Spirito dimorante ed il tesoro della Sua Parola, tutto questo mi spinge a ringraziare per le Sue benedizioni. E nel mentre guardo alle Scritture e vedo il perdono perfetto fornito in Gesù Cristo, la maestosità del piano dell’espiazione ed il modo in cui è stato attuato nella mia vita per grazia tramite la fede, ed il modo in cui ho accesso al perdono completo e alla purificazione in ogni momento della mia vita, tutto questo mi porta a confessare i miei peccati. E quando vedo le lacrime di Dio in Geremia 13 e le lacrime di Gesù nel capitolo 23 del Vangelo di Matteo, lacrime versate per coloro che rifiutano la salvezza e rifiutano la bontà di Dio, mi fa desiderare la salvezza dei perduti, proprio come Dio. E nel mentre vedo l’anelito del cuore di Dio, rivelato nelle Scritture, per la crescita spirituale del suo popolo, quella continua chiamata dall’inizio della Scrittura fino alla fine, il desiderio che il suo popolo viva in obbedienza e santità, mi ricorda di pregare per la crescita spirituale dei credenti.

Quindi, se voglio avere una vita di preghiera persistente e coerente, devo avere nel mio cuore certi desideri che la generano, che la motivano. E tali desideri diventano nella mia vita il frutto del mio studio fedele ed intenzionale della Parola di Dio, che mi rivelano queste cose in modi nuovi ed inediti ogni volta che la studio, e quindi il tutto stimola la mia vita di preghiera. Mi capita raramente di terminare lo studio della Parola di Dio senza un nuovo impegno a pregare, in un modo o nell’altro, più fedelmente di quanto non abbia fatto. “Pregate senza cessare”, disse Paolo. E dicendo questo, ha detto molto. Dev’essere il nostro stile di vita. Inchiniamoci in preghiera.

Ti ringraziamo Padre, per la promessa di 1 Giovanni 3:22, che qulunque cosa Ti chiediamo la riceviamo, perchè osserviamo i Tuoi comandamenti e facciamo ciò che ti è gradito. Grazie a questo sappiamo che le nostre preghiere sono efficaci e potenti, e sappiamo anche che se preghiamo da un contesto d’obbedienza e di fare ciò che ti è gradito, Tu ci ascolterai e risponderai alle nostre preghiere. E nel mentre lo fai, saremo benedetti e tu riceverai tutta la gloria. Sappiamo che questo è il piano, ed a quello stesso fine preghiamo, e ti chiediamo questo per amore di Gesù. Amen.

FINE

This sermon series includes the following messages:

Please contact the publisher to obtain copies of this resource.

Publisher Information
Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969

Welcome!

Enter your email address and we will send you instructions on how to reset your password.

Back to Log In

Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969
Minimize
View Wishlist

Cart

Cart is empty.

Subject to Import Tax

Please be aware that these items are sent out from our office in the UK. Since the UK is now no longer a member of the EU, you may be charged an import tax on this item by the customs authorities in your country of residence, which is beyond our control.

Because we don’t want you to incur expenditure for which you are not prepared, could you please confirm whether you are willing to pay this charge, if necessary?

ECFA Accredited
Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969
Back to Cart

Checkout as:

Not ? Log out

Log in to speed up the checkout process.

Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969
Minimize