Il testo di questa mattina è un versetto, un versetto molto breve, il versetto 20 del capitolo 5, 1 Tessalonicesi capitolo 5 versetto 20; l’apostolo Paolo dice: “Non disprezzate le profezie”, sapete per molti aspetti, la Bibbia è un libro assolutamente incredibile. Ci sono diversi punti di vista che si possono adottare per osservare il carattere sorprendente delle Scritture. Per sempio, permettetemi di citarne i più singolari. Alcuni anni fa un uomo d’affari Israeliano di nome Ze-el Fetterman iniziò a rimuginare sul racconto della distruzione di Sodoma e Gomorra. E lesse nelle Scritture che si diceva: “ ed ecco vide un fumo che saliva dalla terra, come il fumo di una fornace”. Immaginò che tale conflagrazione potesse indicare la presenza di gas sotterraneo e che il gas sotterraneo, secondo lui, puntava alla presenza di petrolio, ed aveva ragione. Nel 1953, il primo pozzo petrolifero d’Israele entrò in funzione nella zona circostante di Sodoma e Gomorra.
La Standard Oil Company scoprì il petrolio ed è ormai da molto tempo che sta operando pozzi petroliferi in Egitto. In genere, un po’ tutti sono al corrente che questo sta succedendo, ma il motivo originario per il quale si recarono in quell’antica terra a cercare il petrolio non è conosciuto. Si dice che uno dei direttori della Standard Oil Company stesse leggendo il secondo capitolo di Esodo quando il terzo versetto attirò la sua attenzione: vi si legge che il canestro fatto di giunchi, che la madre di Mosè aveva costruito, era stato spalmato di bitume e di pece. Allora lui pensò che dove c’è la pece c’è anche dell’olio, e se c’era dell’olio ai tempi di Mosè, probabilmente era ancora lì. E quindi la compagnia mandò Charles Witchet, geologo ed esperto di petrolio, a fare delle indagini che terminarono positivamente, il petrolio era effettivamente presente.
Ecco qui il mio preferito. Il World Christian Digest riporta che un poliziotto di Haifa che conosceva la Bibbia si mise sulle tracce di una banda di contrabbandieri. Questi, per non dare nell’occhio, usavano una carovana trainata da un asino, si spostavano per la città con un carretto. Il poliziotto riuscì a catturare alcuni degli asini, anche se i contrabbandieri riuscirono a scappare. Il poliziotto lasciò che le bestie da soma rimanessero senza cibo per molti giorni e poi le liberò. E proprio come aveva previsto da Isaia 1:3, “il bue conosce il suo possessore, e l’asino la greppia del suo padrone”, gli animali affamati condussero la polizia direttamente ai contrabbandieri.
La Bibbia è un libro incredibile! Nel corso dei secoli, le persone hanno incentrato la loro vita attorno alla Bibbia. È tanto preziosa quanto unica. Una delle mie storie preferite è quella di una bambina in Francia che era povera e cieca. Si era procurata il Vangelo di Marco in Braille e aveva imparato a leggerlo con la punta delle dita. E visto che aveva un amore così appassionato per le Scritture e le leggeva continuamente, le sue dita formarono dei calli e di conseguenza iniziarono a perdere la capacità di discernere le lettere. Un giorno, desiderosa di leggere le Scritture, tagliò la pelle esteriore delle sue dita nel tentativo di aumentarne la sensibilità, distruggendone però i nervi. Sentì che doveva abbandonare l’amato libro e, piangendo, come dice la storia, premette le labbra sulle pagine di Marco e disse: «Addio, addio». Con sua grande sorpresa, le sue labbra, più delicate delle sue dita, seppero discernere la forma delle lettere e per tutta la notte lesse la Parola di Dio con le sue labbra e non fece altro che traboccare di gioia.
Gesù riassunse il tutto quando disse: “Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio”. La Bibbia è un libro meraviglioso ed ineguagliabile. Anzi, a mio parere, qualcuno dovrebbe apporre un’etichetta di avvertimento sulla Bibbia, un etichetta che dovrebbe dire un qualcosa del genere: «Attenzione: questo libro forma assuefazione, l’uso regolare provoca perdita di ansia, diminuzione del desiderio di mentire, imbrogliare, desiderare, odiare e rubare. I sintomi sono un aumento dei sentimenti di gioia, pace, amore e compassione”.
La Bibbia è il libro supremo. Non c’è libro che si avvicina alla sua eccellenza. L’apostolo Paolo ha in mente la supremazia della Scrittura nel versetto che vi ho letto pocanzi. Quando disse: “Non disprezzate le profezie”, o il profetizzare, o i discorsi profetici, ha in mente la rivelazione di Dio. Sta parlando del nostro atteggiamento nei confronti della rivelazione di Dio, sia che sia parlata o scritta. Ora ricordate, questo versetto, il versetto 20 fa parte di un elenco di principi fondamentali per la vita cristiana. Al versetto 16 ci ha ricordato di rallegrarci sempre, poi di pregare senza cessare, di rendere grazie in ogni cosa. Poi l’ultima volta abbiamo visto che disse di non spegnere lo Spirito. Ora però si occupa di un argomento unico nel suo genere e dice: “Non guardate dall’alto in basso la rivelazione di Dio”.
Tutto questo fa parte, vi ricordate, del far crescere un gregge sano, che prevede il fatto che le pecore abbiano il giusto rapporto con il Grande Pastore. L’apostolo Paolo ha parlato di come la Chiesa deve relazionarsi con sè stessa, dalle guide alle persone, dalle persone alle guide, tra le persone stesse ed ora tra le persone ed il Signore, e questi sono tutti dei componenti di quello che rende una chiesa efficace.
Ora questi ultimi comandi sono molto diretti e molto specifici. “non spegnete lo Spirito” è chiaro, Versetto 21, “esaminate ogni cosa” è chiaro. “ritenete il bene,” anche questo è molto chiaro; “astenetevi da ogni specie di male,” molto chiaro! L’unico che potrebbe esser leggermente confusionario è il secondo, “Non disprezzate le profezie,” o il profetizzare. E dobbiamo osservare questo comandamento un po’ più da vicino per scoprire con esattezza quello che intende comunicare. Ora, giusto come commento a piè di pagina, per coloro che sono interessati alla struttura linguistica, iniziando dal versetto 19, ogni comando iniziando dal versetto 19, il soggetto viene prima: “lo Spirito, non spegnetelo,” “le profezie, non disprezzatele,” “ogni cosa, esaminate,” “ciò che è buono, ritenetelo,” “ciò che è male, astenetevene,” per cui l’enfasi si trova sul soggetto, e questo descrive una dichiarazione molto irruenta nella lingua Greca. Guardiamo adesso ad alcuni degli elementi più specifici di questo versetto che ci permetteranno di comprenderne il significato.
La parola “disprezzare” significa declassare. Significa considerare come nulla, o non fare assolutamente nulla. Profezie, prophteias, è un altro termine biblico molto importante che richiederà uno studio un po’ più approfondito per capirne il significato, ma in sintesi si riferisce a quello che Dio ha pronunciato, quello che Dio ha detto.
Ora, questo si divide in due categorie, parlato e scritto, e vorrei che capiate per bene questa cosa qui. La parola prophteias, che è questa parola qui, è usata nel Nuovo Testamento sia per la parola parlata che per la parola scritta. Questo è molto importante, perché quando si interpreta questo termine, e non c’è nulla di contestuale che sia d’aiuto; quindi bisogna guardare alla parola, e poi bisogna andare ad altri testi per scoprire come viene usata. E a volte è usata in riferimento alla parola parlata, altre volte alla parola scritta.
Permettetemi di darvi alcune illustrazioni di questo, andate nella vostra Bibbia a Romani capitolo 12 e, giusto per aiutarvi ad afferrare il significato di questa parola in modo da avere una chiara comprensione di questa interpretazione, troverete nel capitolo 12 di Romani un elenco di doni spirituali. Il versetto 6 è un po’ il punto di partenza dell’elenco e dice: “Avendo pertanto doni differenti secondo la grazia che ci è stata concessa,” e poi dice così: “se abbiamo dono di profezia, profetizziamo conformemente alla fede”. Ecco qui troviamo quello stesso termine, e qui ha a che fare con il parlare, un dono di parola. Infatti, 1 Pietro 4 divide i doni spirituali in due categorie, i doni di parola ed i doni di servizio. La parola significa “parlare di fronte”. Non in senso profetico, ma di parlare alzandosi in piedi di fronte ad un gruppo di persone, e letteralmente si riferisce al parlare pubblicamente, al proclamare pubblicamente. Questo dono, il dono della profezia, che alcuni Cristiani hanno ricevuto, è un’abilità data dallo Spirito Santo per la proclamazione pubblica della Parola di Dio. È un’abilità data dallo Spirito Santo per la proclamazione pubblica della Parola di Dio.
Ora, se dovessimo guardare al Nuovo Testamento, quando il dono della profezia era davvero nella sua pienezza, vedremmo due categorie - due categorie. A volte, quando qualcuno esercitava questo dono, era per rivelazione. A volte si riferiva alla prima rivelazione mai sentita. Era una parola diretta da Dio. Altre volte invece non lo era, altre volte invece era semplicemente una reiterazione o una proclamazione di ciò che Dio aveva già detto o di ciò che era già stato scritto. Ma la parola “profezia” non ci dice nulla sulla forma, nel senso se si tratta di una nuova rivelazione o di un qualcosa rivelato in precedenza; ci dice solamente il modo in cui è stata articolata. Si tratta di una proclamazione pubblica.
A volte una profezia poteva essere molto pratica - molto concreta. Ad esempio, nel libro degli Atti al capitolo 11, versetti 27 e 28, troviamo un’espressione molto pratica della profezia. Alcuni profeti scesero, nel versetto 27, da Gerusalemme ad Antiochia E uno di loro, di nome Agabo, si alzò, e predisse mediante lo Spirito che ci sarebbe stata una grande carestia su tutta la terra”. Ora, qui Dio comunica tramite quest’uomo una profezia molto pratica, non era nulla di dottrinale. Non doveva essere registrata come libro nella Bibbia o come parte di un libro, non era nulla di teologico, era una comunicazione pratica, e questo accadeva spesso. I profeti del Nuovo Testamento parlarono la Parola di Dio direttamente in relazione alla vita pratica ed al ministero della chiesa. Nel capitolo 15 di Atti al versetto 32, “Giuda e Sila, essendo anch’essi profeti, esortarono e fortificarono i fratelli con molte parole,” qui vediamo una coppia di profeti Neo testamentari che stavano semplicemente predicando, stavano solamente predicando. Senza dubbio stavano predicando una parola d’esortazione, una parola d’incoraggiamento che in quel momento non era una rivelazione diretta, stavano semplicemente trasmettendo qualcosa che Dio aveva rivelato per incoraggiare i santi. Potrebbe esserci stato un elemento soprannaturale, ma non lo sappiamo, perchè non è indicato nel testo, come invece avviene in Atti 11, dove vediamo che dice che stava parlano per mezzo dello Spirito.
Quindi, profezia è un termine ampio che si riferisce alla proclamazione pubblica del messaggio di Dio. Può essere un messaggio nuovo, almeno ai tempi del Nuovo Testamento poteva esserlo perchè stavano ancora ricevendo rivelazioni, e Dio stava parlando ancora direttamente per bocca dei profeti, oppure poteva essere una semplice reiterazione, ovvero la semplice comunicazione pubblica di quello che Dio aveva già detto e rivelato. La parte miracolosa - ovvero la nuova rivelazione, sia che era pratica o dottrinale - era caratteristica dell’epoca della Chiesa primitiva. Il più delle volte, anche nei primi tempi, il più delle volte, il dono della profezia era la capacità di proclamare la Parola di Dio già rivelata. Ed in Romani 12:6, Paolo dice proprio questo. Se guardate un attimo a quel versetto, vorrei richiamare la vostra attenzione su un aspetto di estrema importanza. In Romani 12:6 dice: “se abbiamo dono di profezia, profetizziamo conformemente alla fede,” e voglio accertarmi che quella traduzione sia corretta secondo il Greco: “Profetiziamo conformemente alla fede,” non alla sua fede; il pronome possessivo non c’è nell’originale.
Ora, la parola “conformemente” è molto importante: analogia, analogia, da cui deriva il termine “analogia”. Quando diciamo che qualcosa è analogo a qualcos’altro, intendiamo dire che ha una relazione di accordo. Se dovessi dire che questa verità è analoga a quest’altra, intendo comunicare che c’è un rapporto di consonanza, di qualunque cosa si tratti va d’accordo con quest’altra. Ecco perché i Riformatori dicevano analogia scriptura, la Scrittura è sempre in accordo con se stessa, giusto? Non è in disaccordo con sè stessa.
Quindi cosa sta dicendo in Romani 12:6? Che questo dono della profezia dev’essere usato in accordo con la fede - affermazione molto importante - in accordo con la fede. Che cos’è “la fede”? “La fede” è usata più volte nel Nuoto Testamento, come sinonimo per il corpo di verità cristiane rivelato da Dio, la dottrina. Il corpo di verità cristiane rivelato da Dio, la rivelazione di Dio. In Atti 6 versetto 7: “La Parola di Dio si diffondeva, ed il numero dei discepoli si moltiplicava grandemente in Gerusalemme; e anche un gran numero di sacerdoti ubbidiva alla fede,” ovvero alla dottrina, alla verità. In Giuda, Giuda ricorda i lettori che dobbiamo “combattere strenuamente per la fede,” quale fede? “La fede che fu trasmessa ai santi una volta per sempre,” ovvero, quel corpo di rivelazione che riconosciamo come Parola di Dio. Nel versetto 20, sempre di Giuda leggiamo: “edificando voi stessi nella vostra santissima fede.” Quindi, in Romani 12:6, Paolo sta dicendo in che chiunque profetizza, chiunque ha la potenza di Dio per poter comunicare a nome suo, deve esser in accordo completo ed in armonia completa con la fede che Dio ha già rivelato, lo capite? Quindi, colui che parla, deve parlare in accordo con la fede, è così che quel termine viene usato. Quindi, quando Paolo dice, “non disprezzate le profezie” e noi ci chiediamo a cosa si riferisce? Possiamo dire che prima di tutto si riferisce a quelle rivelazioni che provengono da uomini imperfetti che però sono perfettamente d’accordo con, che cosa? Con la Parola di Dio, con la Parola di Dio.
Apocalisse, verso la fine del libro, nel capitolo 19 versetto 10, dice: “Ed io mi prostrai ai suoi piedi per adorarlo – questo è Giovanni – Ma egli mi disse: guàrdati dal farlo. Io sono un servo come te e come i tuoi fratelli che custodiscono la testimonianza di Gesú: adora Dio!” e poi dice questo: “Perché la testimonianza di Gesú è lo spirito della profezia,” la profezia testimonia di Gesù Cristo. La profezia è in accordo con la rivelazione della Parola di Dio. Ogni volta che qualcuno sta parlando, verbalmente, possiamo giudicare la validità riconoscendo che è in perfetto accordo con la Scrittura. Le profezie non possono mai discostarsi dalla Parola scritta.
Tra l’altro, in Romani 12 il dono della profezia figura in un elenco privo di qualsiasi riferimento a doni miracolosi. In Romani 12 non cè alcun dono miracoloso. Alcuni sono elencati in 1 Corinzi 12, ma non in Romani 12. Possiamo quindi discernere che questo può essere un dono non miracoloso, ovvero, la semplice proclamazione della verità che è in perfetto accordo con la Parola di Dio.
Ma andiamo al capitolo 12 di 1 Corinzi. Devo fare un passo avanti, 1 Corinzi capitolo 12 versetto 10; qui vediamo di nuovo questo stesso dono, solo che questa volta è immerso in un versetto che parla di doni miracolosi. Parla dell’effettuazione di miracoli, 1 Corinzi 12:10, “a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingue, o linguaggi, e a un altro, l’interpretazione di quelle lingue”. Qui abbiamo dei doni miracolosi che erano esclusivi all’epoca apostolica. Ma il dono è menzionato di nuovo, questa volta tra i doni miracolosi, quindi possiamo concludere che ci sono stati momenti in cui questo dono, in epoca apostolica, era miracoloso - in effetti, quando il profeta stava letteralmente ricevendo una rivelazione diretta da Dio, non data in precedenza. Quindi c’erano tempi in cui aveva questo elemento miracoloso. Una volta terminata l’era della rivelazione miracolosa con il passare degli apostoli, è rimasto il dono non miracoloso, ovvero la proclamazione pubblica della verità di Dio in perfetto accordo con la Parola scritta.
Quindi c’erano momenti in cui i profeti, nell’era apostolica, pronunciavano rivelazioni. C’erano anche momenti, per la maggior parte dei casi, quando, anche in quell’epoca si parlava di reiterazione, o di ripetizione di quello che Dio aveva già rivelato, il che, naturalmente, è il modo in cui questo dono viene usato al giorno d’oggi.
Ora voglio portarvi a 1 Corinzi capitolo 14, perché dovete capire questo dono per bene. E voi chiederete: «Perché?» Perché nel versetto 1 del capitolo 12 dice: “Non voglio che ne siate ignoranti,” e nemmeno io lo voglio, voglio che lo comprendiate. Capitolo 14 di 1 Corinzi versetto 1: “Ricercate l’amore, desiderando ardentemente i doni spirituali, principalmente il dono di profezia,” - una parola molto importante, ascoltate attentamente. Questo non è scritto ad un individuo, ma ad una chiesa. Nessun individuo può desiderare ardentemente un dono spirituale e quindi ottenerlo. Sta dicendo che quando la chiesa si riunisce la chiesa deve desiderare ardentemente che i doni spirituali siano in funzione, ma soprattutto che possiamo profetizzare - collettivamente. Non sta dicendo che un singolo credente deve desiderare questo dono se non ce l’ha, ma sta dicendo che la chiesa, in modo collettivo, deve desiderare di usarlo. Perché? Versetto 3: “Chi profetizza, invece, parla agli uomini un linguaggio di edificazione, di esortazione e di consolazione” - edifica, esorta e consola, la profezia fa tutto questo, la profezia fa tutto questo. È essenziale per la vita della Chiesa.
Al versetto 6 dice: “se io venissi a voi parlando in altre lingue, che vi servirebbe,” per servirvi a qualcosa devo parlarvi per mezzo di una rivelazione, di una conoscenza, di una profezia, o di un insegnamento”, e quindi sta dicendo di nuovo che la profezia ha un effetto significativo, d’importanza che ha un profitto che edifica, esorta e conforta.
Guardate per un attimo al versetto 39 dello stesso capitolo. Lo dice di nuovo: “Pertanto, fratelli, desiderate il profetare,” e poi afferma che non gli sta dicendo di impedire il parlare in lingue; ovviamente in modo appropriato e corretto, perchè nell’antichità avevano un posto, ma gli sta dicendo che se c’è qualcosa che dovrebbero desiderare nella loro assemblea, dovrebbero desiderare il profetare. Perché? Perché edifica, esorta e conforta. Perché? Perchè è la Parola di Dio che è in grado di edificare, è la Parola di Dio che richiama ad una condotta santa, è la Parola di Dio che è la fonte di conforto, e chiunque profetizza, profetizza la Parola di Dio.
Per esempio, guardate al versetto 37 di 1 Corinzi 14: “Se qualcuno pensa di essere un profeta o spirituale, riconosca che le cose che io vi scrivo sono comandamenti del Signore.” In altre parole, se qualcuno dice d’essere un profeta, allora dovrà essere perfettamente d’accordo ‘con tutto quello che sto scrivendo,’ perchè Paolo stava solamente scrivendo il comandamento stesso di Dio. Quindi, chiunque affermi d’essere un profeta deve essere in accordo completo con le Scritture.
Indietro al versetto 24 del capitolo 14, dice: “Ma se tutti profetizzano ed entra qualche non credente o qualche estraneo, egli è convinto da tutti, è scrutato da tutti,” in altre parole, se un non credente dovesse entrare in una riunione e voi state profetizzando, proclamando la Parola di Dio, egli ne sarebbe esposto, l’avrebbe sentita, l’avrebbe compresa e ne sarebbe condannato. Versetto 25: “ i segreti del suo cuore sono svelati; e cosí, gettandosi giú con la faccia a terra, adorerà Dio, proclamando che Dio è veramente fra voi”.
Al versetto 23, dice che se stanno tutti parlando in lingue ed un non credente dovesse entrare, penserebbe che sono tutti pazzi! Non avrebbe alcun effetto evangelistico. La profezia, quindi, è la proclamazione della verità di Dio in perfetto accordo con le Scritture, è evangelistica, è edificante, è esortativa e consolatoria. Questa è la profezia, è la proclamazione pubblica della verità di Dio. Ora, noi non viviamo nell’era apostolica. Efesini 2:20 dice che la chiesa è stabilita sul fondamento degli apostoli e dei profeti, e noi siamo molto lontani da quel fondamento, però abbiamo ancora il dono della profezia, che consiste nella proclamazione della Parola di Dio.
Ora, dopo aver detto tutto questo, vogliamo dire che la profezia non è solo parlata, ma scritta. Nel Nuovo Testamento ci sono diverse occasioni in cui viene usata la parola prophēteias, in referenza alla rivelazione scritta. Tornate a Matteo 13. Dobbiamo fare questo studio biblico, perché questo versetto può confondere, ed ha confuso molte, moltissime persone e, francamente, la maggior parte dei commentatori mi sembrano esser confusi su questo tema. In Matteo 13 versetto 14, c’è la stessa parola, prophēteias, in riferimento ad Isaia. Matteo 13:14, “Nel loro caso si è adempiuta la profezia di Isaia”, e poi prosegue citando la profezia stessa d’Isaia, capitolo 6. Quindi la parola profezia non si riferisce ad un discorso, ma ad uno scritto; non si riferisce ad una comunicazione verbale, ma ad una comunicazione scritta. E infatti qui si riferisce al profeta dell’Antico Testamento, Isaia.
Andate a Romani, alla fine del libro, all’ultimo capitolo, Romani capitolo 16, e li troviamo una dichiarazione molto interessante nel versetto 26, Romani 16:26. Dice, Paolo, “Ora è rivelato – ovviamente si riferisce al vangelo, alla rivelazione del mistero nascosto da tempo, al nuovo patto riferitosi nel versetto 25 – ma che ora è rivelato - come - e reso noto mediante le Scritture profetiche,” in altre parole, questi uomini che hanno scritto le Scritture avevano un ministero profetico. Parlavano davanti al popolo scrivevano per il popolo. Davano la Parola di Dio al popolo, oralmente o per iscritto. Sappiamo quindi che la parola può riferirsi alla parola parlata o alla Parola scritta.
Andiamo per un attimo a 2 Pietro, 2 Pietro 1, che al versetto 19 dice: ‘Noi abbiamo la parola profetica’. Poi, nel versetto 20, lo definisce e la chiama, ‘la profezia della Scrittura,’ la parola profetica, ‘la profezia della Scrittura’, e qui vediamo di nuovo lo stesso termine, e qui è in riferimento alla Scrittura ispirata. Quella frasetta “profezia della Scrittura” nel versetto 20 era il termine corrente per l’Antico Testamento come unità, era la Parola profetizzata. L’Antico Testamento, quindi, è l’insieme della rivelazione profetica. Le parole di Pietro includono anche il Nuovo Testamento, perché dice che ‘Nessuna profezia - né nuova nè antica che sia - fu mai pronunciata per volontà umana, ma uomini sospinti dallo Spirito Santo parlarono da Dio,” e si riferisce alla profezia scritta, alla Scrittura scritta.
Guardate un attimo ad Apocalisse capitolo 1, versetto 3. Potete ascoltare se volete. Potete anche solamente ascoltare se volete. Parlando dell’Apocalisse, Giovanni scrive: “Beato chi legge e beati quelli che ascoltano le parole di questa profezia,” e qui sta chiamando il libro dell’Apocalisse, ‘profezia.’ Nell’ultimo capitolo dell’Apocalisse, Giovanni si riferisce al libro dell’Apocalisse come ad una profezia, tre volte - la profezia - al versetto 10, al versetto 18 e al versetto 19. Ora, a parte tutto questo, permettetemi di riassumere il tutto, ok? A volte questa parola ‘prophēteias’ si riferisce ad una Parola parlata, alla rivelazione di Dio proveniente dalla bocca di un profeta, ma quella Parola parlata doveva sempre essere in un accordo perfetto con la Parola scritta. A volte la parola ‘profezia’ si riferisce alla Parola scritta. Ma in entrambi i casi la profezia è collegata alla Scrittura. D’accordo? O è la Scrittura stessa, o è in perfetto accordo con la Scrittura. Il punto di Paolo è chiaro. Quando dice: “Non disprezzate le profezie”, sta dicendo: ‘Non guardate dall’alto al basso, oppure, ‘non considerate con leggerezza la rivelazione di Dio iscritta; sia che la leggiate, o che l’ascoltiate proclamata, non consideratela con leggerezza, non sminuitene l’importanza, non svalutatela o degradatela’.
Giobbe disse che vedeva la Parola di Dio come più preziosa del suo cibo quotidiano (capitolo 23 versetto 12). Geremia se ne nutriva ogni giorno con gioia. Giosuè, vi ricordate, nel dare quell’istruzione meravigliosa nel capitolo 1 versetto 8, disse: “Questo libro della legge” – ovvero, la Bibbia, le Scritture – non si allontani mai dalla tua bocca, ma meditalo, giorno e notte; abbi cura di mettere in pratica tutto ciò che vi è scritto; poiché allora riuscirai in tutte le tue imprese, allora prospererai.” Giosuè 1:8. In Deuteronomio, il Signore istruì il popolo in modo molto chiaro, sul come trattare la Parola di Dio con devozione suprema. E disse loro: “Questi comandamenti, che oggi ti do, - Deuteronomio 6:6 - ti staranno nel cuore; li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, te li metterai sulla fronte in mezzo agli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle porte della tua città”, sta dicendo: riempitevi la vita con la Parola di Dio; riempite tutta la vostra vita con la Parola di Dio.
Il Salmo 1 dice: “Beato l’uomo che non cammina nel consiglio degli empi, ma che cammina nella verità di Dio”. L’uomo la cui vita è totalmente dedicata alla Parola: “Il cui diletto – dice - è nella legge del Signore ed in essa, medita giorno e notte,” quello sarebbe l’uomo pio. Non guardiamo dall’alto al basso alla Scrittura, la innalziamo, la esaltiamo. “Beati quelli che sono integri nelle loro vie, che camminano secondo la legge del Signore. Beati quelli che osservano i suoi
insegnamenti, che lo cercano con tutto il cuore”, Salmo 119:1 e 2. “Come amo la Tua legge”, disse Davide. Questo comando, quindi, ci porta ad una considerazione molto seria delle Scritture: ‘Non degradare la Parola di Dio’. Sta dicendo: --‘trattala grande rispetto!’
Ora, questo è possibile solo per i Cristiani. 1 Corinzi 2:10 dice che Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito. E poi, giù al versetto 14, 1 Corinzi 2:14, “Ma l’uomo naturale – ovvero, un uomo non convertito, un non credente - non riceve le cose dello Spirito di Dio, perchè esse sono pazzia per lui; e non le può conoscere, perchè devono esser giudicate spiritualmente”. La persona non rigenerata non può innalzare la Scrittura, non può esaltarla in modo adeguato. Martin Lutero disse che ‘l’uomo non convertito è come una colonna di sale; è come la moglie di Lot, come un tronco, o come una pietra, come una statua senza vita che non usa né occhi né bocca, né senso né cuore, finché non è convertito e rigenerato dallo Spirito Santo”, fine della citazione.
Il meglio che un non credente possa fare, uomo o donna che sia, è rosicchiare la corteccia delle Scritture senza mai arrivare al legno. Kierkegaard, il filosofo Danese, suggerì, un’illustrazione grafica, credo, di un approccio equivocato alle Scritture. E stava guardando a tutte queste persone nel mondo accademico che pretendevano d’essere studiosi della Bibbia, e disse: ‘Un bambino sta per essere sculacciato da suo padre. Nel mentre il padre si gira per prendere la verga, il bambino si riempie i pantaloni con diversi tovaglioli. Quando il padre ritorna e somministra la frusta, il ragazzino non sente dolore perché i tovaglioli assorbono i colpi della verga. Il ragazzino rappresenta gli studiosi biblici. Si riempiono le tasche con lessici, commentari e concordanze. E di conseguenza, la Scrittura non li raggiunge mai come Parola di Dio. Avendone annullato il potere proteggendosi con il loro armamentario accademico, non riescono mai a sentire le Scritture come Parola di Dio. Se si liberassero dei loro libri - che sono necessari ed usati giustamente come illustrato nella storia della Lettera d’amore - allora le Scritture potrebbero raggiungerli come Parola di Dio’.
Permettere alla Sacra Scrittura di arrivare a noi come Parola di Dio è l’opera speciale dello Spirito Santo. Solo coloro che hanno lo Spirito Santo possono obbedire a questo comando, di non disprezzare la Parola di Dio. Nei seminari, nei college e nelle chiese di tutta l’America e di tutto il mondo ci sono persone che pretendono d’essere studenti delle Scritture, ma che hanno le tasche così imbottite che la Parola di Dio non può toccarli, le cui menti non hanno la conoscenza della verità perché i loro cuori non hanno la presenza dello Spirito Santo. Ma quelli tra di noi che conoscono lo Spirito, che conoscono il Dio vivente, possono comprendere la verità e possono vederla correttamente. Queste persone che negano la veridicità, l’autenticità, l’autorità, l’ispirazione, l’inerranza delle Scritture rivelano solamente di essere in violazione del comando di “Non disprezzare le profezie” – di non declassare, degradare, pensare con leggerezza alla Scrittura.
Infatti, cari, se lo state facendo sappiate che non c’è alcuna possibilità che vivrete la vita cristiana, perché l’unica mappa, l’unica bussola o manuale che abbiamo è la Scrittura. Tutto ciò che vi rimarrà sarà lo sforzo umano – il fare le buone opere per cercare di guadagnarci l’ingresso. Se lo Spirito non vive in voi e se non esaltate la Parola di Dio, non solo nella mente ma anche nell’obbedienza, disprezzerete la profezia e violerete questo comando diretto.
Ora, mentre concludiamo questo discorso, che ha richiesto parecchio del nostro tempo, voglio porvi due domande. Perché non dovrei disprezzare la Scrittura? Perché non dovrei farlo? Ve lo spiegherò molto brevemente. Numero uno: per il suo carattere essenziale, per il suo carattere essenziale. Abbiamo parlato all’inizio dell’unicità della Bibbia, ma lasciate che vi parli del suo carattere come risulta dalle sue stesse affermazioni. Prima di tutto, è autorevole. La Scrittura è autorevole. Isaia 1:2 dice: “Ascoltate, o cieli, e prestate orecchio, o terra, perché il Signore ha parlato.” Quando Dio parla, è meglio ascoltare, è autorevole.
In secondo luogo, è infallibile - è infallibile. In che senso? Collettivamente, totalmente, estensivamente, non tralascia nulla, non commette errori. Salmo 19:7, “La legge del Signore è perfetta,” la legge del Signore è perfetta. È totale, completa e perfetta. E poi mi piace usare la parola inerrante. Seppur è vero che nel suo insieme è infallibile, è inerrante in ogni parte. Proverbi 30:5 e 6 dice, “Ogni parola di Dio è pura”, ogni parola, ogni parola, giù fino al dettaglio più piccolo, che come ha detto Gesù “non sarà annullato.” La Parola di Dio è autorevole. Quando Dio parla, è meglio ascoltare, la Parola di Dio è infallibile, ovvero, la Scrittura per completo, è impeccabile, è inerrante. Non presenta un solo errore, negli autografi originali, ogni parola di Dio è pura.
Quarto: è sufficiente - è sufficiente. È in grado di trasformare l’anima in maniera totale dice il Salmo 19, di rendere i semplici, saggi, di far gioire il cuore, d’illuminare gli occhi; è sufficiente! È in grado di rendere perfetto l’uomo di Dio perfetto, di equipaggiarlo completamente per ogni buona opera. È in grado di render saggi per la salvezza, 2 Timoteo 3:15-17, è sufficiente per tutto.
Numero cinque: è efficace - è efficace. Ricordate che Isaia 55 dice: “cosí è della mia parola, uscita dalla mia bocca:
essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio,” è efficace. Quando Dio pronuncia una parola, essa si realizza. E poi, è determinante, è determinante. Cosa intendo dire? La nostra risposta alla Parola di Dio determina il nostro destino eterno: “Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Voi, dunque, non le ascoltate perché non siete da Dio”. Quando qualcuno arriva e rinnega l’autorità, l’infallibilità, l’inerranza, la sufficienza e l’efficacia della Scrittura, non fa altro che rivelare la propria condizione spirituale, perché se non si ascoltano le parole di Dio, non si appartiene a Dio. Gesù l’ha detto. Se lo fai, allora appartieni a Dio! È determinante per stabilire il proprio destino eterno.
Dunque, perchè mai non dovremmo disprezzare la Scrittura? Per il suo carattere essenziale e, in secondo luogo, per i suoi benefici generosi - per i suoi benefici generosi. La Scrittura è la fonte della verità, in Giovanni 17:17, Gesù ha detto: ‘La tua parola è verità,’ oh, che grande, che grande realtà è questa. La tua parola è verità, essa è la fonte della felicità, in secondo luogo, è la fonte della felicità. Proverbi 8:34 dice: ‘Felice è l’uomo che mi ascolta’. Giovanni disse, in 1 Giovanni 1:4: “Scrivo queste cose affinchè la vostra gioia sia completa”. Luca dice: “Felice è l’uomo che obbedisce alla Tua Parola”, Luca 6:47 e 48, Luca 11: 27 e 28, è lo stesso in tutta la Scrittura. Apocalisse 1:3: “Felice è colui che legge questo libro,” è la fonte della gioia, della felicità e della beatitudine.
In terzo luogo, è la fonte della vittoria: “Ho nascosto la tua Parola nel mio cuore per non peccare contro di te,” disse il salmista. Efesini 6:17 dice, “Prendete la spada dello Spirito”, che è la nostra arma. Quando Gesù fu tentato, secondo Matteo 4:1-11, ogni volta che fu tentato rispose con cosa? Con la Scrittura. Lo disse tre volte: “Sta scritto”. Sì, la Parola di Dio è la fonte della nostra vittoria sulla tentazione, è la fonte della nostra felicità, è la fonte della verità.
In quarto luogo, è la fonte della nostra crescita. Vi ricordate che abbiamo fatto spesso riferimento a 1 Pietro 2:2, “come bambini appena nati, desiderate il puro latte spirituale, perché con esso cresciate,” la Parola è la fonte della nostra crescita. Spurgeon ha detto qualcosa d’interessante, disse: “È la Parola che pota il cristiano. È la verità che lo purifica, la Scrittura resa viva e potente dallo Spirito Santo,” ed è vero! La Parola purifica, spurga, è la chiave per la crescita. Per questo, in Giovanni 15, Gesù disse che la Parola è come un coltello da potatura, taglia i ramoscelli d’eccesso per permettere che la forza di cresceita possa raggiungere le aree produttive. La Parola è l’unica fonte di verità, l’unica fonte di felicità, l’unica fonte di vittoria, l’unica fonte di crescita.
In quinto luogo è l’unica fonte di guida. Il Salmo 19:8 dice che la Parola è retta, e ciò intende dire è che traccia il giusto cammino, è il sentiero giusto su cui camminare. E poi il Salmo 119:105 dice, che è anche una lampada per il cammino, è sia il sentiero che la lampada che illumina il sentiero; è la via da percorrere, ci rende saggi, rivela la volontà di Dio.
E poi, sesto: è la fonte della speranza - è la fonte della speranza. Di nuovo, di nuovo e di nuovo, nel Salmo 119 il salmista dice: “Ho sperato nella tua Parola, ho sperato nella tua Parola, ho sperato nei tuoi decreti”, ovvero, nella Scrittura.
E quindi, la Parola di Dio è la fonte della verità, della felicità, della vittoria, della crescita, della guida, della speranza, e probabilmente potremmo continuare ad aggiungere molto altro a questo elenco, ma avete afferrato il messaggio. Non c’è da stupirsi che sia più desiderabile del miele, persino di quello che stilla dai favi, e più preziosa dell’oro, anche dell’oro fino. Perché, dunque, la perseguiamo? Per il suo carattere essenziale, per i suoi benefici meravigliosi ed abbondanti.
Poi un’ultima questione: come dobbiamo perseguirla? Come posso essere sicuro di non disprezzarla? Molto semplicemente. Come si può essere sicuri di non disprezzare la Scrittura? Ascoltate attentamente, numero uno: credeteci - credeteci. Questo è il punto di partenza. Gesù ha detto più e più volte: ‘Credetemi, credete a ciò che dico’, ed in Giovanni 5:24 ha detto: “In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato ha vita eterna e non soffrirà il giudizio”. Credeteci! Un altro modo di dire la stessa cosa è: ‘accoglietela,’ Paolo disse ai Tessalonicesi che era così grato per il fatto che quando gli predicava la Parola di Dio la ricevevano come tale, come Parola di Dio”.
In secondo luogo, onoriamola - onoriamola. Cosa intendo dire? Esaltiamola, innalziamola. Come? Nell’obbedienza, nell’obbedienza. Non essere un truffatore della Parola, 2 Corinzi 2:17, non manipolate la parola per i tuoi scopi e per i tuoi fini personali. Dice in 2 Corinzi 4:2 che alcuni adulterano la Parola di Dio, ma che loro dovevano onorarla, dovevano innalzarla e dovevano farne tesoro.
Terzo: amarla. Davide ha detto nel Salmo 119:97, come ho già menzionato, “Oh, come amo la Tua legge”, e poi, alla fine del Salmo 119, ci sono una miriade di affermazioni ripetute con quello stesso pensiero in mente, “La Tua Parola è pura”, Salmo 119:140, “perciò il Tuo servo la ama,” un affetto profondo, un desiderio profondo: è di questo che Pietro stava parlando quando diede l’analogia del bambino che desidera il latte, così dobbiamo desiderare la Parola.
E poi dobbiamo obbedirla, questo è il quarto punto. Obbedite. Infatti, il più grande affronto che si possa fare alla Scrittura è di dire che ci crediamo senza però obbedirla. “Se continuate nella mia Parola, siete miei discepoli veri,” se dici di dimorare in Cristo, devi camminare come anche Lui camminava. E come camminava? In perfetta obbedienza alla Parola di Dio. Vi ricordate la storia che Gesù raccontò? Quella delle due case? Una cadde nel diluvio, in Matteo 7, mentre l’altra rimase, e la differenza era che una “non fece la volontà del suo Padre”, mentre l’altra la fece.
Numero cinque: lottare per essa. Giuda 3 dice: “Contendete ardentemente per la fede,” impegnatevi nella battaglia per la Bibbia.
Numero sei, dobbiamo studiarla, dobbiamo studiarla, dice Paolo che dobbiamo sfòrzarci di presentarci davanti a Dio come uomini approvati, come operai che non abbiano nulla di cui vergognarsi, che tagliano rettamente la parola della verità; che dobbiamo essere come i nobili Bereani, che ogni giorno scrutavano le Scritture per vedere se le cose stavano così. Dobbiamo essere come Apollo, di cui si diceva che era “potente nelle Scritture”. “Lasciate che la Parola di Cristo dimori riccamente in voi,” Colossesi 3:16.
Infine, proclamiamola - proclamiamola. Se credi obbedientemente e fedelmente alla Parola, se tu vuoi onorare la Parola, se tu ami la Parola, obbedisci alla Parola, combatti per la Parola, studi la Parola, proclami la Parola, non la guarderai dall’alto in basso. Non la disprezzerai perchè farà parte del tessuto stesso della tua vita.
Per concludere, stavo leggendo una piccola nota su Martin Lutero e su come studiava la Bibbia. E disse: ‘Studio la mia Bibbia nello stesso modo in cui raccolgo le mele. Prima scuoto l’albero intero per far cadere le mele più mature. Poi scuoto ogni sezione, e quando ho scosso ogni sezione, scuoto ogni ramo. E poi scuoto ogni ramoscello. E poi guardo sotto ogni foglia. Ricerco la Bibbia nel suo insieme, scuotando l’albero per intero, poi scuoto ogni sezione, studio libro dopo libro. Poi scuoto ogni ramo, faccio attenzione anche ai capitoli. Poi scuoto ogni ramoscello, studio attentamente ogni paragrafo, ogni frase, ogni parola ed ogni significato”.
La Parola è un libro così unico: ‘Quando sono stanco, la Bibbia è il mio letto. Al buio, la Bibbia è la mia luce. Quando ho fame, è pane vivo, quando ho paura, è la mia armatura per la battaglia. Quando sono malato, è la mia medicina, e quando mi sento solo è come un gruppo d’amici. Se stessi lavorando, la Bibbia sarebbe come il mio strumento; se volessi suonare, la Bibbia sarebbe come la mia arpa, dal suono armonioso. Se fossi ignorante, sarebbe la mia scuola. Se stessi affondando, sarebbe come terreno solido. Se avessi freddo, la Bibbia sarebbe il mio fuoco, e mi dà ali se aspiro con coraggio. La tristezza opprime? La Bibbia è come un sole. In mezzo alla bruttezza, è un giardino di bellezza. Quando ho sete? Le sue acque scorrono fresche; se stessi soffocando, sarebbe come aria ravvivando. Dal momento che ti offri di tal maniera a me, come potrei mai dar me stesso – oh grande libro – a te?” Inchiniamoci in preghiera.
Padre, sappiamo che se vogliamo essere pecore fedeli e se vogliamo che il nostro gregge cresca fino a diventare un gregge sano, non potremmo mai guardare dall’alto in basso alla tua Parola, la tua rivelazione. Le parole del poeta sono così appropriate: “Dal momento che ti offri di tal maniera a me, come potrei mai non dar me stesso – oh grande libro – a te?” La risposta è semplice: non disprezzandola, non considerandola con leggerezza ma in grandezza, credendoci, onorandola, amandola, studiandola, lottando per essa, e proclamandola. Signore, rendici persone del Libro, persone che portano onore al tuo nome, per amore di Gesù. Amen.
FINE
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