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Una delle eredità più insolite della Seconda guerra mondiale è stata quella delle cosiddette, "sette del cargo", così come vengono chiamate nel Pacifico meridionale. Molti dei popoli aborigeni delle isole, dall’Australia fino a, tanto nord quanto l'Indonesia, entrarono per la prima volta in contatto con la civiltà moderna attraverso le forze armate alleate durante la Seconda guerra mondiale. L’esercito americano, in particolare, utilizzava spesso isole remote che erano abitate soltanto da popolazioni native locali. E le usavano come piste di atterraggio temporanee e depositi di rifornimento. Uomini bianchi arrivarono su quelle isole portando carichi di merci, e se ne andavano tanto velocemente quanto velocemente erano arrivati. Le popolazioni tribali non ebbero il tempo di imparare gli usi e i costumi della civiltà.

La civiltà, semplicemente, piombò su di loro e si depositò in mezzo a loro, e videro da vicino tecnologia avanzata... con gli aerei che scendevano giù dal cielo, atterravano nella giungla, lasciavano il loro carico e poi ripartivano. Gli isolani videro accendini e li videro produrre il fuoco come per magia, e pensavano che fossero cose miracolose. Videro grandi macchinari spianare le foreste per costruire le piste di atterraggio sulle quali i grandi aerei potevano atterrare e per la prima volta videro le Jeep, armi moderne, frigoriferi, radio, attrezzi di lavoro elettrici ed una grande varietà di vestiti e di cibi.

E veramente erano affascinati da tutto quello e la conclusione a cui giunsero, in modo abbastanza naturale, fu che gli uomini bianchi fossero degli dèi e che arrivavano volando dal cielo con tutta quella roba. E la loro conclusione fu che gli dèi erano esseri che vengono e ti portano un sacco di cose. Quando la guerra finì e gli eserciti se ne andarono, i membri delle tribù costruirono santuari dedicati agli dèi del cargo. I loro tabernacoli erano riproduzioni perfette di aeroplani, torri di controllo o hangar, costruiti in bambù o con un qualche tipo di materiale naturale intrecciato. Sembravano veri, ma l’unica cosa a cui servivano era l'adorazione.

Su alcune delle isole più remote, le sette del cargo prosperano ancora oggi, proprio adesso, oggi. E se andate in alcuni di quei luoghi, scoprirete che alcuni di loro hanno personificato tutti gli americani in un'unica divinità, e il nome di quel dio è Tom Navy. E la gente prega affinché venga lasciato cadere del santo cargo. E venerano reliquie religiose come accendini Zippo, macchine fotografiche, occhiali, penne a sfera, dadi e bulloni e altre cose assortite.

E mentre la civiltà ha cominciato a penetrare queste isole remote dove esistono le sette del cargo, il loro fascino per il cargo non è diminuito. I missionari che sono stati mandati in quelle zone a predicare il Vangelo scoprono che le persone coinvolte nelle sette del cargo inizialmente li accolgono calorosamente perché pensano che sia la seconda venuta degli dèi del cargo. Il problema è che stanno cercando il cargo, non il Vangelo. E i missionari scoprono che sono così immersi in un materialismo che nemmeno comprendono, che non riescono facilmente a ricevere il Vangelo, ed è diventato molto difficile raggiungere questi popoli delle sette del cargo con la verità che salva.

Beh, quando guardo questo tipo di fenomeno religioso strano, bizzarro, vedo nel cristianesimo contemporaneo un parallelo davvero interessante. Può essere chiamato il movimento della Parola della Fede, oppure il movimento della Fede, oppure la formula della Fede, oppure la Parola di Fede, oppure l'Iper-Fede, oppure la Confessione Positiva, oppure "Nominalo e Rivendicalo", oppure il Vangelo della Salute e della Prosperità, o qualunque altro nome gli si voglia dare; è sempre la stessa vecchia cosa. È una sorta di nuova versione delle sette del cargo, dove Dio è questo dio che scarica le sue merci, e si tratta di beni materiali, esteriori, tangibili, consumabili che Egli distribuisce.

Questi insegnanti contemporanei insegnano, francamente, che la preghiera è un mezzo per l'autogratificazione. La preghiera è uno strumento mediante il quale ottenete ciò che volete, e ciò che volete, principalmente, è materiale. È consumabile. È qualcosa che potete tenere in mano. Sono soldi, sono vestiti, sono automobili e case e altre cose materiali. Nella mia mente non c'è alcuna differenza tra le strane e bizzarre sette del cargo del Pacifico meridionale e la predicazione contemporanea della prosperità che riduce Dio a una sorta di servitore che, al capriccio e secondo il desiderio egoistico di chiunque sia associato a Lui, deve scaricare il cargo. Ed è una cosa molto diffusa oggi. C'è un fraintendimento così grossolano di ciò che realmente sia la preghiera come risultato di tutto questo, che ha bisogno di essere corretto.

Ora, questo ci porta al brano che abbiamo davanti. Aprite la vostra Bibbia a 2 Tessalonicesi capitolo 1. Seconda Tessalonicesi capitolo 1, versetti 11 e 12, ci porta dentro la vita di preghiera di Paolo. La sua vita di preghiera è assolutamente diversa dall'approccio a Dio che ho appena descritto. Paolo non prega per cose materiali. Non prega per cose consumabili. Le sue preghiere sono molto più profonde di così. Ascoltate come prega, 2 Tessalonicesi 1:11: “Per questo anche preghiamo sempre per voi, affinché il nostro Dio vi ritenga degni della vostra vocazione e adempia con potenza ogni desiderio di bontà e ogni opera di fede, affinché il nome del nostro Signore Gesù sia glorificato in voi e voi in Lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo”.

Non c'è nulla di materiale in quella preghiera. Non c'è nulla di consumabile in quella preghiera. Non c'è nulla di autogratificante in quella preghiera. Il Dio al quale Paolo prega non è un dio del cargo. Non porta radio, macchine fotografiche, televisori, binocoli e accendini Zippo. Non è questo che Paolo chiede in preghiera. Paolo ha compreso la preghiera per ciò che realmente è, al livello profondo al quale Dio intendeva che fosse. E così, mentre guardiamo questi due versetti, abbiamo dato a questo studio di due settimane il titolo: “Pregare per le cose giuste”.

La vera preghiera consiste nell'imparare a pensare i pensieri di Dio insieme a Lui, nell'imparare a desiderare i desideri di Dio insieme a Lui, nell'imparare ad amare ciò che Egli ama e ad odiare ciò che Egli odia. E più profonda diventa la vostra vita di preghiera, e più essa si allinea con la volontà di Dio e con i desideri di Dio e con gli aneliti di Dio e con gli amori di Dio e con ciò che Dio odia, meno sarà occupata da cose banali, meno saranno presenti cose consumabili, e più la vostra preghiera diventerà un vasto abbraccio e una conferma di quelle realtà spirituali che sapete essere vicine al cuore di Dio. Pregherete così: “Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il Tuo nome. Venga il Tuo regno. Sia fatta la Tua volontà”.

La preghiera ci mette nel più stretto contatto con Dio. Ci innalza fino a Lui. Ci pone nella posizione di stare in compagnia di Dio e lì, in quella compagnia, con una Bibbia aperta e un cuore aperto, impariamo ad ascoltare prima di parlare.

Trovo, nella mia vita personale, che le esperienze di preghiera più ricche, più pure, più vere e più focalizzate che abbia mai avuto siano quelle in cui prego davanti alla mia Bibbia aperta, perché la volontà di Dio viene rivelata, il cuore di Dio viene manifestato, i desideri di Dio mi vengono fatti conoscere. Quello che Egli ama viene rivelato, ciò che Egli odia viene rivelato, e tutto questo si traduce nella mia affermazione e nella mia preghiera. E questo diventa uno stile di vita.

Noi viviamo su due livelli. Potreste essere coinvolti in qualunque routine occupi il vostro tempo e potreste dover dedicare una certa parte della vostra mente cosciente a quelle attività. Ma una delle grandi realtà della mente umana, per come Dio l'ha creata, è che può occuparsi di più di una cosa alla volta. Ha la capacità di dividere la propria attenzione. E mentre tutti noi ci muoviamo sul livello tangibile e transitorio della vita esteriore nella quale siamo coinvolti, allo stesso tempo c'è una consapevolezza che scorre molto più in profondità di questo.

Questo era Paolo. Paolo poteva insegnare, predicare, pianificare, scrivere, lavorare, esortare, fare discepoli, viaggiare, soffrire, ma per tutto il tempo, sotto la superficie, a un altro livello, pregava... pregava a un livello che mostrava quanto profondamente comprendesse la mente di Dio. Se nella vostra vita la preghiera è ridotta a un certo periodo di tempo identificabile nel quale verbalizzate delle cose a Dio, oppure a un periodo di tempo nel quale fermate tutto il resto, vi mettete in una posizione particolare, concentrate la mente su Dio e innalzate preghiere, anche in modo silenzioso, quelle cose, per quanto importanti siano, non possono costituire l'intera vostra vita di preghiera. La vostra vita di preghiera è semplicemente un modo di vivere e continua in ogni momento. Le vostre attività esterne, evidenti e manifeste, richiedono una certa quantità di attenzione, ma esiste quel livello più profondo di comprensione che opera continuamente dentro di voi e che è una comunione incessante con il Dio vivente.

Questo era talmente vero nella vita di Paolo che, periodicamente, mentre leggete le sue epistole, quel livello più profondo emerge in superficie. Potreste quasi dire che è come un vulcano. C'è una sottile crosta sulla superficie della terra, ma sotto la terra c'è questo calderone ribollente di gas e fuoco, e ogni tanto esso irrompe attraverso la superficie e la lava incandescente scorre fuori. Così era nel cuore di Paolo. C'era un cuore ardente per Dio. C'era una relazione esplosiva con Dio. E nel processo del suo scrivere, predicare, insegnare, fare discepoli, viaggiare, pianificare, preparare, ogni tanto ciò che stava avvenendo continuamente sotto la superficie, nel calore della sua comunione con Dio, faceva saltare il coperchio. E così scopriamo, leggendo le sue epistole, che di tanto in tanto una di queste preghiere esplode in superficie come un vulcano del calore del suo cuore. E questo è esattamente ciò che troviamo nei versetti 11 e 12.

Qui arriviamo al livello più profondo di Paolo. Non ci sta dando una qualche spiegazione teologica. Non ci sta guidando attraverso la progressione logica di una dottrina. Non ci sta fornendo una motivazione per una particolare esortazione. Non ci sta definendo un problema nella chiesa per il quale vuole offrire una soluzione. Non sta attaccando una questione particolare. Non sta affrontando qualche falsa dottrina o qualche falso insegnamento. Piuttosto, improvvisamente andiamo al di sotto di tutto questo e, irrompendo fuori, arriva questa lava incandescente della sua vita di preghiera. E notiamo sempre la parola “sempre”, perché sembra esserci sempre. Ogni volta che dice: “Preghiamo per voi”, dice sempre: “sempre”. E dobbiamo porci la domanda: come si può fare questo? E la risposta è che esiste quest'altro livello sul quale egli vive in comunione con Dio.

Paolo, a quel livello profondo dove la preghiera realmente esiste, dove la preghiera è una preoccupazione continua, conosce molto bene Dio. A quel livello comprende la volontà di Dio perché essa gli è stata rivelata nelle Scritture. Sente ciò che Dio sente. Soffre dove Dio soffre. Gioisce dove Dio gioisce. Comprende ciò che Dio vuole, ciò che Dio desidera ardentemente, ciò che Dio ama, ciò che Dio odia. Fa parte della maturità spirituale conoscere queste cose. E di conseguenza le sue preghiere non sono mai superficiali, non sono mai egoistiche e non sono mai miopi. Sono sempre molto profonde, molto ricche, molto spirituali. Si protendono sempre verso cose assolutamente non consumabili, cose che non si possono toccare né afferrare. Non sta pregando per cose fisiche.

E così vi sottopongo questo pensiero: questo è un buon momento, nel nostro studio della Parola di Dio, per ricordare a noi stessi che molti di noi, per la maggior parte del tempo, pregano per le cose sbagliate, mentre Paolo pregava per le cose giuste. E suppongo che per alcuni di noi la preghiera sia un momento occasionale nel quale fermiamo tutto e ci concentriamo sul verbalizzare le nostre richieste, invece di essere uno stile di vita incessante. La maturità spirituale, dunque, è contrassegnata da queste due cose. È contrassegnata da una vita di preghiera incessante che continua a un livello profondo sotto la superficie delle normali attività, ed è una preghiera che cerca le cose giuste perché conosce la mente, il cuore e la volontà di Dio.

Ora, guardando nuovamente questi versetti, vi ricordo che l'ultima volta abbiamo esaminato il primo punto, cioè la risorsa stessa. Quando Paolo desiderava qualcosa per i suoi, quando desiderava qualcosa per le persone amate alle quali ministrava, la risorsa era la preghiera. Così il versetto 11 dice: “Per questo anche preghiamo sempre per voi”. Questo livello sottostante di comunione cosciente con Dio conteneva sempre preghiere per le sue chiese. Egli vedeva la preghiera come il mezzo per ottenere questi fini spirituali. Per Paolo, e per qualunque cristiano maturo, la preghiera è una condizione. La preghiera è una condizione. È uno stato mentale. È una condizione permanente o uno stato mentale permanente mediante il quale le promesse e i propositi di Dio, il benessere spirituale del Suo popolo, l'avanzamento del Suo Vangelo e la crescita della Sua chiesa diventano la passione del credente. È questo tipo di condizione. È vivere in una condizione nella quale siete consumati dalle promesse e dai propositi di Dio, dal benessere del Suo popolo, dall'avanzamento del Suo Vangelo e dalla crescita della Sua chiesa. E le cose che vi stanno a cuore sono le cose che stanno a cuore a Lui. Allinea il vostro cuore con quello di Dio. E l'ultima volta abbiamo visto qualcosa riguardo alla risorsa della preghiera e a come essa si armonizzi con la sovranità di Dio.

Passiamo alle richieste; questo è il secondo punto del testo. Che cosa chiede Paolo? Essendo allineato con Dio, conoscendo la mente e il cuore di Dio, per che cosa prega Paolo? Versetto 11: “Affinché il nostro Dio vi ritenga degni della vostra vocazione e adempia con potenza ogni desiderio di bontà e ogni opera di fede”. Queste tre cose. Nulla di egoistico, nulla di superficiale, nulla di esteriore, nulla di temporaneo, nulla di consumabile. Questo è un ricco, ricco tesoro spirituale per il quale egli prega.

Prima di tutto, dignità. Dignità. “Affinché il nostro Dio vi ritenga degni della vostra vocazione”. Questa è una richiesta ampia che comprende realmente il carattere cristiano. “Prego che Dio vi renda degni”. In altre parole, che Dio vi renda capaci di meritare il nome che portate. Se andate in giro dicendo che appartenete a Cristo e che Cristo appartiene a voi, allora dovreste meritare quel titolo. Egli usa il pronome possessivo “nostro Dio” semplicemente per ricordare ai suoi lettori e a noi che Dio non è un orco distante, Dio non è qualcuno da temere, Dio non è uno che non possa essere toccato dal sentimento delle nostre infermità, ma che, attraverso Cristo naturalmente, ha dimostrato di essere un Dio tenero e pieno di cura. Così, in un senso intimo, identifica Dio come il nostro Dio. E dice che il nostro Dio vuole rendervi degni o considerarvi degni — quel verbo può essere inteso in entrambi i modi. Se vi rende degni, vi considererà degni. Se vi considera degni, sarà perché vi ha resi degni. Ma il nostro Dio vuole rendervi degni affinché possiate essere considerati degni della vostra vocazione.

Prendete quella piccola espressione, “la vostra vocazione”, e lasciate che vi aiuti a capire che cosa significa. Ogni volta che vedete il termine “vocazione”, “la vostra vocazione”, nelle epistole del Nuovo Testamento, esso si riferisce alla salvezza. Non è il tipo di chiamata che Gesù usa nei Vangeli quando dice: “Molti sono chiamati ma pochi eletti”. Quella è semplicemente una chiamata dell'Evangelo, nella quale i peccatori sono chiamati a ravvedersi, gli increduli sono chiamati a credere, i non salvati sono chiamati ad essere salvati. Non è così che viene usato nelle epistole. Lì viene usato per ciò che i teologi chiamerebbero una chiamata efficace alla salvezza. Viene usato per indicare quel momento in cui Dio vi salva. La vostra vocazione è quel momento in cui Dio vi ha chiamati, la realtà della vostra salvezza. Siete stati chiamati a Cristo da Dio. Siete stati attratti alla salvezza.

È in quel senso, è il senso di Romani capitolo 8, dove dice: “Quelli che ha predestinati, li ha anche chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha anche giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha anche glorificati”. Quindi lì avete predestinazione, chiamata, giustificazione, glorificazione — questo è il flusso della salvezza. I predestinati sono chiamati alla salvezza, dopo di che vengono dichiarati giusti, dopo di che vengono destinati alla gloria. Vedete la stessa cosa in Romani 11:29. Tali chiamate di Dio sono irrevocabili. Tali chiamate sono irrevocabili, sono permanenti. In Galati 1:15, Paolo parla della sua salvezza, e la chiama il momento in cui fu chiamato. Prima Corinzi 1:26 parla della salvezza come di una chiamata. Quindi è il termine che significa una chiamata efficace, effettiva, alla salvezza.

Vedete la stessa cosa in 1 Tessalonicesi 2:12: “Affinché camminiate in modo degno di Dio, che vi chiama al Suo regno e alla Sua gloria”. È una chiamata al regno. È una chiamata alla gloria. È una chiamata salvifica. Potrebbe essere espressa negli stessi termini che Gesù usò quando parlò dell’attrazione del Padre: “Nessuno viene a me se il Padre non lo attira” — questa è l’essenza di quella chiamata. Quindi egli dice: “Guardate, siete stati chiamati alla salvezza. Siete stati chiamati a Dio, chiamati a Cristo, chiamati a portare il nome cristiano. Siete stati chiamati ad essere identificati come il popolo di Dio, come figli di Dio”. Ora egli dice: “Prego che il nostro Dio vi consideri degni di quella chiamata, che possiate essere degni di portare quel nome”. Vuole che siate degni.

Quella parola richiama alla mente diverse cose. In Romani 1:32, la Bibbia dice che gli empi sono degni di morte. Sono degni di morte. Sono indegni della salvezza, e questo include tutti noi. Nessuno di noi è degno della salvezza. Quindi possiamo fare questa semplice piccola osservazione: Dio salva gli indegni. Dio, per grazia, salva gli indegni. E possiamo aggiungere anche questo: Dio poi rende degni gli indegni. Alla chiesa di Sardi, in Apocalisse 3 e versetto 4, il Signore disse: “Perché ne sono degni”. Dio salva gli indegni e rende degni gli indegni. Ma oltre a questo, Dio vuole che diventino più degni. Vuole accrescere questa dignità nel senso pratico.

Come posso capire questo? Beh, prima di essere cristiani siete indegni. Quando siete diventati cristiani, siete diventati degni in senso posizionale; cioè, proprio come siete diventati giusti nella giustizia di Cristo, così in quella giustizia siete diventati degni. In altre parole, Dio vi ha resi degni quando eravate indegni, e lo ha fatto per grazia. Non ve lo siete guadagnato, non potevate guadagnarvelo, non potevate fare nulla che fosse degno della salvezza, non potete fare nulla di abbastanza degno per meritarla, non potete fare nulla di abbastanza degno per conservarla. Ma Dio vi dà una dignità che è in Cristo. Quando Egli vi dichiara giusti e vi riveste della giustizia di Cristo, questo vi rende degni.

Quindi, nella posizione che occupate davanti a Dio, siete degni. Ma nel senso pratico, Paolo dice: “Sto pregando che Dio vi renda degni”. In altre parole, che aumenti quella dignità. Vedete una cosa simile al versetto 5 del capitolo 1, come Dio, attraverso i Suoi giudizi di disciplina, vi stia rendendo degni del regno per il quale state soffrendo. Dio vuole che siate più degni. Vuole che siate più meritevoli di portare il Suo nome. Non vuole che siate una vergogna per il Suo nome, una vergogna per la Sua chiesa.

Quindi Egli vuole rendervi più degni, aumentare la vostra dignità, e lo fa attraverso la sofferenza, capitolo 1 versetto 5. Porta la sofferenza nella vostra vita, e quella, in un certo senso, strappa via la carne, vi spinge verso di Lui e produce maturità spirituale. E qui, in senso positivo, Paolo sta pregando che Dio continui quel processo, in qualunque modo debba operare, affinché Dio vi renda degni della vostra vocazione. Lo siete già nella vostra posizione, ma avete bisogno di esserlo sempre di più nella pratica. Un giorno, nel futuro, sarete completamente degni, perché sarete perfettamente santi. Ma nel frattempo, abbiamo bisogno di diventare più degni di portare il nome di Cristo.

I cristiani vengono resi degni proprio come vengono resi giusti, ma devono diventare più giusti, devono diventare più degni. La questione di vivere all’altezza di quella dignità divina interiore viene stimolata dalla mano giudicante di Dio ed è stimolata dallo Spirito di Dio mentre Egli opera nelle nostre vite attraverso la Parola e la sua applicazione.

Quindi egli dice: voglio che siate più degni. Penso che questa sia una preghiera che ogni pastore dovrebbe pregare, che ogni pastore prega. Voglio che il mio popolo sia più degno di portare il nome di Cristo. Non voglio che il mio popolo rechi biasimo su Cristo. Non voglio che il mio popolo rechi disonore al Suo nome. Non voglio che siano la causa, come lo furono i Giudei, per cui Dio venga screditato. Vi ricordate che egli disse che il nome di Dio veniva bestemmiato a causa del loro comportamento, in Romani 2? E nella chiesa dei Tessalonicesi c’erano alcune persone che non si comportavano in modo molto degno — non erano davvero degne di portare quel nome. Guardate il capitolo 3 versetto 6: “Ora vi ordiniamo, fratelli, nel nome del nostro Signore Gesù Cristo, di tenervi lontani da ogni fratello che cammina disordinatamente e non secondo la tradizione che avete ricevuto da noi”.

Ci sono alcuni fratelli là fuori che si trovano in una situazione disordinata, che non stanno seguendo la tradizione; cioè, la Scrittura, la Parola, l’insegnamento che avete ricevuto da noi. Versetto 11. Stanno conducendo una vita indisciplinata. Non lavorano e si comportano da ficcanaso. State lontani da quelle persone. C’erano alcune persone indegne. Degne, sì, posizionalmente coperte dalla giustizia di Cristo. Ma nella loro vita pratica, non erano degne di essere chiamate cristiane.

Sapete, io credo che a volte Dio semplicemente uccida quelle persone, le porti in cielo. Non sono degne di portare il Suo nome sulla terra. Sono un biasimo per Lui. Quindi Paolo sta pregando che queste persone camminino in modo degno del nome che portano. Avete una responsabilità enorme. Avete un privilegio enorme, e anch’io, se portiamo il nome di cristiani, di vivere in modo degno di portare quel nome.

Guardate Efesini e vi mostrerò come questo stesso pensiero sia un tema di una certa importanza che ricorre negli scritti di Paolo. Efesini 4:1: “Io dunque, il prigioniero del Signore, vi esorto a camminare in modo degno della vocazione con la quale siete stati chiamati”. Dovete camminare in modo degno. E lo definisce. “Con ogni umiltà, mansuetudine, pazienza, sopportandovi gli uni gli altri con amore, sforzandovi di conservare l’unità dello Spirito nel vincolo della pace”. È così che dovete camminare, è questo che fa un cristiano degno. Un cristiano degno è umile e mansueto e paziente e sopporta gli altri ed è amorevole e cerca l’unità.

Guardate Filippesi capitolo 1. Filippesi capitolo 1 versetto 27: “Soltanto comportatevi in modo degno del Vangelo di Cristo”. In che modo? Beh, stando fermi in un solo spirito, con un solo animo, combattendo insieme per la fede del Vangelo, senza lasciarvi mai spaventare dai vostri avversari, soffrendo volentieri. È così che siete degni. Camminate in modo degno quando perseguite l’unità, quando rimanete saldi, quando confidate in Dio in mezzo alla difficoltà, quando sopportate la sofferenza per amore Suo. Colossesi 1:10 dice la stessa cosa. Questa è la ragione per cui preghiamo: “Affinché camminiate in modo degno del Signore”. Come? “Compiacendolo in ogni cosa, sotto ogni aspetto, portando frutto in ogni opera buona, crescendo nella conoscenza di Dio, fortificati con ogni potenza secondo la Sua gloriosa forza, rendendo grazie”, versetto 12.

Che cos’è una vita degna? È una vita che compiace il Signore sotto ogni aspetto. È una vita che porta frutto in ogni opera buona, cresce nella conoscenza, viene fortificata con potenza. È una vita che rende grazie. Questa è una vita degna. E poi, come ho notato prima, 1 Tessalonicesi 2:12 dice la stessa cosa: “Camminate in modo degno di Dio, che vi chiama al Suo regno e alla Sua gloria”. E come dovete camminare? Beh, Paolo disse che noi camminiamo così, versetto 10: “In modo devoto, giusto e irreprensibile”.

Quindi potete vedere che questo è un tema al quale Paolo ama tornare, questa idea della dignità, e sta dicendo: “Prego che Dio accresca la vostra dignità di portare il nome di Suo Figlio”. Se guardate il Nuovo Testamento e lo riassumete, sarebbe qualcosa del genere: un cammino degno — e vi darò un elenco, non scrivetelo, ascoltate soltanto. Dalle Scritture che ho letto, e da diverse altre, è così: un cammino degno è un cammino nell’umiltà, un cammino nella purezza, un cammino nella contentezza, un cammino per fede, un cammino nella giustizia, un cammino nell’unità, un cammino nella mansuetudine, un cammino nella forza, un cammino nella pazienza, un cammino nell’amore, un cammino nella gioia, un cammino nel rendimento di grazie, un cammino nella luce, un cammino nella conoscenza, un cammino nella sapienza, un cammino nella verità e un cammino nella fruttuosità. Riassumendo il tutto, se dite che Cristo e voi siete in relazione — 1 Giovanni 2:6 — allora dovreste camminare come Egli camminò.

Questa, dunque, è una richiesta comprensiva. Egli sta pregando che Dio renda capaci i cristiani di vivere la loro dignità spirituale. Sono degni in virtù della giustizia di Cristo imputata a loro. Un giorno saranno degni di camminare con Lui in bianco, perché ogni peccato sarà scomparso, e nel frattempo egli vuole che la loro dignità aumenti fino ad abbracciare tutta la vita. Questa è una preghiera per il carattere cristiano, per la virtù cristiana.

La seconda richiesta — la seconda richiesta è davvero per la bontà. Per la bontà. Egli esprime la seconda richiesta semplicemente con queste parole: “Che il nostro Dio adempia ogni desiderio di bontà”. Mi piacerebbe persino chiamare questo punto: adempimento. Egli prega che Dio dia loro adempimento. La parola lì, plērōsē, significa compiere. “Dio, per favore, compi nelle loro vite tutto ciò che desiderano, quando ciò che desiderano è buono secondo la Tua definizione”. Questa è la sua preghiera. Che Dio adempia ogni loro desiderio di ciò che è buono.

Dove trovate ciò che è buono? Beh, Gesù disse che uno solo è buono, e cioè Dio. Quindi Colui che ha il programma completamente buono è Dio. Ed egli sta semplicemente dicendo: “Dio, voglio che Tu dia loro tutto ciò che desiderano, purché — secondo la Tua definizione — sia buono”. Ragazzi, questo è un punto potente. “Voglio che conoscano l’adempimento. Voglio che le loro preghiere vengano esaudite. Voglio che i loro sogni si realizzino, che i loro desideri siano adempiuti, che i loro aneliti diventino realtà. Ma soltanto se sono buoni secondo la tua definizione di bontà”.

Tornando ai Salmi, riceviamo un piccolo spunto su questo tipo di preghiera. Salmo 21. Ve li leggo soltanto, versetti 2 e 3: “Tu gli hai dato ciò che il suo cuore desiderava e non gli hai rifiutato la richiesta delle sue labbra, perché Tu gli vieni incontro con le benedizioni di cose buone”. Questa è la chiave. “Tu gli hai dato ciò che voleva, Tu gli hai dato ciò che chiedeva perché era buono, perché Tu hai visto che era buono”. Salmo 37, so che ve lo ricordate, un testo molto familiare e molto utile. Ascoltate il versetto 4: “Prendi il tuo diletto nel Signore, ed Egli ti darà i desideri del tuo cuore”. Aspettate un momento — Dio vi darà tutto ciò che il vostro cuore desidera? Sì, se vi dilettate in Lui. Il punto è che se vi dilettate in Lui, allora i vostri desideri sono i Suoi desideri — Egli viene per primo. E quindi, quando pregate, Egli vi darà ciò per cui pregate perché sarà coerente con il Suo desiderio. Quando vi dilettate nel Signore, il vostro anelito sarà per la bontà, e Dio adempirà il vostro anelito.

Un’altra nota nei Salmi si trova nel Salmo 138 versetto 8: “Il Signore compirà ciò che mi riguarda”. Il Signore compirà ciò che mi riguarda — perché il salmista è così audace da dire: “Dio farà ciò che è nella mia agenda”? La risposta è perché in quel Salmo era già stato reso evidente che la sua agenda era l’agenda di Dio. Giacomo dice: “Guardate, chiedete e non ricevete” — perché? — “perché volete consumarlo nelle vostre passioni”. State chiedendo per autogratificarvi. Paolo dice: “Dio, dà loro tutto ciò che il loro cuore desidera, quando ciò che il loro cuore desidera è” — che cosa? — “buono secondo la Tua definizione”. Questa è una vita appagata.

E so che probabilmente la maggior parte delle persone presume che Dio sia riluttante a rendere felice qualcuno, che Dio tragga una qualche soddisfazione dall’essere un guastafeste cosmico, che Dio pensi che debba per forza piovere un po’ sulla parata di tutti, giusto per ricordare loro chi comanda, che Dio voglia lasciare le persone in una sorta di miseria permanente per ricordare loro che Egli è severo ed esigente. Ma non è davvero così. Dio vuole darvi il desiderio del vostro cuore. Quando andate a Lui in preghiera, Egli vuole darvi il desiderio del vostro cuore, purché il desiderio del vostro cuore che chiedete sia un desiderio che avete imparato ascoltando, e conoscete la Sua mente e la Sua volontà. Salmo 145:16 dice: “Egli apre la Sua mano e soddisfa il desiderio di ogni essere vivente”. Questo è Dio. Dio è generoso e pieno di grazia. Egli desidera ardentemente dare ai Suoi figli ciò che essi desiderano ardentemente, ma desidera ardentemente che essi desiderino ardentemente ciò che dovrebbero desiderare ardentemente. E sa che quando lo riceveranno, questo porterà lode. Salmo 90:14 dice questo: “Quando vi darò ciò che chiedete, canterete un canto a Me”.

Dunque, per che cosa prega Paolo? Quali sono le cose giuste per cui pregare? Per che cosa dovreste pregare nella vostra vita, nelle vite di coloro che amate, delle persone nella vostra chiesa? Pregate per la loro dignità. Pregate che la loro virtù cristiana cresca. Pregate che il loro carattere cristiano cresca. E poi pregate per il loro adempimento, che Dio compia nella loro vita l’adempimento di ogni cosa buona che essi desiderano ardentemente, perché sanno che anche Dio la desidera ardentemente. Se volete che le vostre preghiere vengano esaudite, allora ascoltate e conoscete la mente di Dio e il cuore di Dio, e pregate per ciò che è buono secondo la Sua definizione, ed Egli ve lo darà.

Terza richiesta: prega per la loro potenza. Vuole che siano un popolo degno, un popolo appagato e un popolo potente. “Preghiamo che il nostro Dio adempia” — prenderemo in prestito il verbo lì, perché penso che sia inteso così — “che il nostro Dio adempia l’opera della fede con potenza”. Che il nostro Dio compia potentemente i vostri sforzi. Erano già coinvolti nell’opera della fede, in 1 Tessalonicesi 1:3. Egli disse: “Ringrazio già Dio per la vostra opera della fede”. Ascoltate, non esiste una fede che non opera, giusto? La fede senza le opere è che cosa? Morta.

Giacomo 2:17-26 è esplicito nel dire questo: “Così anche la fede, se non ha le opere, è morta in se stessa. Ma qualcuno potrebbe ben dire: “Tu hai la fede e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, e io ti mostrerò la mia fede mediante le mie opere”“. In altre parole: “Come farai a mostrarmi la tua fede? Io non posso vederla”. L’unico modo in cui puoi mostrarla è nelle tue opere. E poi continua a descrivere questo. La fede opera, egli dice. Proprio come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta. Quindi loro avevano una vera fede salvifica e questa si manifestava, operava, produceva frutto. Egli dice: “Ringrazio Dio per la vostra opera della fede”. Ma ciò per cui sta pregando ora è: “Sto chiedendo a Dio di rendere potente quell’opera della fede”. Non solo minima, ma massima.

Egli comprendeva la salvezza per grazia mediante la sola fede, ma comprendeva anche che una salvezza per grazia mediante la sola fede produceva opere. “Poiché noi siamo opera Sua, creati in Cristo Gesù per le buone opere” — Efesini 2:10 — “che Dio ha precedentemente preparate affinché camminassimo in esse”. Egli capiva questo. La vera fede salvifica produrrà opere. Ma dice: “Voglio che quelle opere siano potenti”. Queste sono le cose giuste, queste sono davvero le cose giuste.

Voi potreste dire: “A proposito, come può accadere questo? Come accade, questo tipo di cosa potente?” Beh, potete tornare a Efesini 3 e ne ricevete un indizio. 3:15, Paolo sta pregando e identifica Dio nei versetti 14 e 15. E poi al versetto 16, ecco la sua richiesta: “Che Egli vi conceda, secondo le ricchezze della Sua gloria, di essere fortificati con potenza mediante il Suo Spirito nell’uomo interiore”. Questa è la chiave. La potenza di Dio viene rilasciata, secondo quello che vi ho appena letto, dallo Spirito di Dio nell’uomo interiore. Voi potreste dire: “Come accade questo?” Lasciando che la Parola di Cristo dimori in voi riccamente, finché la Parola di Dio domini il vostro cuore. Egli dice: “Voglio che la vostra opera della fede sia potente e voglio che i vostri desideri di bontà siano adempiuti e voglio che la vostra vita sia degna di portare il nome di Cristo”. Queste sono le cose giuste per cui pregare. Questo è ciò per cui dovreste pregare, per il vostro compagno o la vostra compagna di vita, per i vostri figli, per i vostri amici, per le persone che amate, per la vostra chiesa. Noi restiamo bloccati come un disco rotto sulle cose temporanee.

E infine, la ragione. La risorsa per i suoi desideri per questa chiesa: la preghiera. Le richieste: dignità, adempimento, potenza. Ora la ragione — questo è così fondamentale, così importante. Versetto 12: “Affinché il nome del nostro Signore Gesù sia glorificato in voi e voi in Lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo”. Ecco la ragione: lo scopo non è per voi; lo scopo è per il Signore, “affinché”, o “allo scopo che il nome del nostro Signore Gesù sia glorificato”. C’è di nuovo quel piccolo pronome possessivo, “nostro”. Parla dell’intimità con cui siamo legati a Cristo, proprio come lo siamo a Dio. Ecco lo scopo più alto, il motivo più alto, la ragione più grande per cui dovete diventare così: affinché il nome del nostro Signore Gesù sia glorificato in voi e voi in Lui. È per la Sua gloria.

Lasciate che lo scomponga per un momento. Vedete quella frase, “il nome del nostro Signore”? “Il nome del Signore”? Questo è un titolo dell’Antico Testamento per Dio. Lo vedete in Genesi 4:26, Esodo 33:19, Deuteronomio 5:11, Isaia 42:8, Isaia 56:6. È un titolo per Dio. E qui dice: “Il nome del nostro Signore Gesù”, il che identifica chiaramente e inequivocabilmente Gesù come Dio, Geova Dio, il Dio dell’Antico Testamento. Il termine “nome” significa tutto ciò che Egli è, la totalità del Signore. “Tutto ciò che il Signore è” sarebbe un altro modo per dirlo in una maniera diversa. Quindi egli dice: “Voglio tutto questo in voi affinché tutto ciò che il Signore Gesù è possa essere onorato, esaltato, innalzato”.

Vi ricordate in Daniele 9, quando Daniele pregava per il suo popolo. Pregò e pregò e pregò lungo tutto quel meraviglioso capitolo per i bisogni del suo popolo, e poi alla fine di quella sezione, ci dice la ragione per cui. “O Signore, ascolta; o Signore, perdona; o Signore, presta attenzione e agisci, per amor di Te stesso”. Perché? “Perché la Tua città e il Tuo popolo sono chiamati con il Tuo nome”. “La Tua reputazione è in gioco, Dio, per favore fa’ questo; il Tuo nome è in questione qui, la Tua reputazione è in gioco”. Voi sapete bene quanto me, amici, che la scusa numero uno che le persone danno per non voler diventare cristiane è che diranno: “Beh, conosco alcuni cristiani e fondamentalmente sono” — riempite voi lo spazio — “ipocriti”. Questa è sempre una scusa che le persone usano.

Ed era questo che Daniele stava dicendo. “Signore, guarda, Tu devi fare qualcosa qui, perché il Tuo nome è in gioco, la Tua reputazione è in gioco nelle vite del Tuo popolo. Essi portano il Tuo nome”. Questo è ciò che Paolo sta dicendo. “Dio, Ti sto chiedendo di fare questo e il Tuo nome è in gioco e la gloria del Tuo nome è in gioco”. “Voglio che coloro che portano il nome del Signore Gesù Gli rechino onore” — questa è una cosa meravigliosa che egli dice — “affinché il nome del nostro Signore Gesù sia glorificato in voi”. Wow, che pensiero, che Dio, il Signore Gesù Cristo, possa essere glorificato in me, questo vaso di terra, questa umile argilla, questa carne peccaminosa. Ma è così. Proprio come la Sua gloria poteva risplendere sul volto di Mosè, così può risplendere attraverso di me. Ecco perché Gesù disse: “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli”.

Vedete, dobbiamo vivere in modo tale che Dio sia glorificato. Egli vuole essere glorificato in voi, dice Paolo. “O Dio, fa' questo affinché il Signore Gesù sia glorificato in queste persone e queste persone in Lui”. Che cosa significa? È reciproco. Se Egli è glorificato attraverso di voi — in altre parole, se Egli è onorato attraverso di voi — allora Egli onorerà voi, vi esalterà, vi innalzerà. State dicendo: “Sta parlando della gloria eterna?” Certamente. “Sta parlando forse anche di questa vita?” Forse. Dio è così pieno di grazia che ci dà il privilegio di glorificare Cristo in noi e poi dice: “Ed Egli glorificherà anche voi, vi onorerà”. Certamente, nel futuro ci glorificherà, ma credo che anche adesso il nostro Dio innalzi coloro che innalzano il Suo nome. Li innalza con la Sua benedizione. Che cosa straordinaria.

Io prego — ed ecco la ragione — che il Signore Gesù, nella pienezza di tutto ciò che Egli è, sia glorificato in voi e che, a sua volta, mentre Egli viene glorificato in voi, vi esalti, vi onori, vi innalzi. Un principio spirituale molto semplice. Voi onorate Cristo, e Cristo onora voi.

Il desiderio di Paolo qui è espresso forse nel modo migliore in 2 Corinzi 8:23, da Paolo stesso. Ascoltate questo. Egli dice: “Quanto a Tito, mio compagno e collaboratore fra voi, e quanto ai nostri fratelli” — dice questo, parlando della comunione cristiana — “quanto ai nostri fratelli, essi sono messaggeri delle chiese, una gloria per Cristo”. Wow. Coloro che sono nostri fratelli, che sono messaggeri delle chiese, coloro che servono, sono una gloria per Cristo, sono un onore per Lui. Non è questo il vostro obiettivo? Essere un onore per Cristo, ed Egli a sua volta vi onorerà? Lo farà.

William Barclay lo espresse, credo, quando disse: “La gloria di un insegnante sta negli studenti che forma. La gloria di un genitore sta nei figli che ha generato. La gloria di un maestro sta nei suoi discepoli”. E lo stesso vale per Cristo. La Sua gloria sta in coloro che Gli appartengono. Può esserci un privilegio più grande? E può esserci una responsabilità più grande? Egli ci glorifica perché noi glorifichiamo Lui. Un giorno questo avverrà pienamente, ma credo che anche adesso Egli innalzi chi innalza Lui.

E poi conclude dicendo: “E tutto questo secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo”. “Ecco perché sto pregando, Dio, perché Tu sei l’unico che può farlo e devi farlo per grazia, perché queste persone non lo meritano. Non meritano di essere rese degne, non meritano di vedere adempiuti i loro desideri e certamente non meritano di servire con potenza. Ma voglio che Tu lo faccia. Voglio che Tu lo faccia per grazia, anche se non lo meritano, affinché Tu possa ricevere la gloria”. È questo che sta dicendo: “Fallo per grazia”. Ascoltate, tutto ciò che ricevete nella vostra vita cristiana è per grazia, proprio come lo è stata la vostra salvezza.

E poi questa frase alla fine: “la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo”. Quando guardate il testo originale e cercate di capire che cosa lo scrittore stia realmente dicendo con questi due termini, “Dio” e “il Signore Gesù Cristo”, potete arrivare a due interpretazioni ugualmente difendibili. Una è che stia parlando di una sola persona: Dio, cioè il Signore Gesù Cristo; e che in realtà stia chiamando Dio il Signore Gesù Cristo, oppure stia chiamando il Signore Gesù Cristo Dio, e che quindi ci sia una sola persona in vista. Potete anche vederlo come due persone: Dio e il Signore Gesù Cristo. In entrambi i casi, egli sta affermando la divinità di Cristo perché, nel primo caso, sta parlando di una sola persona, Dio che è il Signore Gesù Cristo; nel secondo caso, sta parlando di Dio e del Signore Gesù Cristo. Nel primo caso è una persona sola; nel secondo caso sono due persone uguali. Quindi, in ogni caso, abbiamo ancora una volta un’affermazione della divinità di Cristo. Ed egli dipende totalmente dal Dio sovrano/Cristo sovrano affinché conceda questa risposta alle sue preghiere per grazia, perché noi non la meritiamo.

Allora, che cosa cercate nelle vostre preghiere? Che cosa chiedete? Spero che non siate coinvolti nel culto del cargo. Che cosa state cercando? Che cosa desiderate? Che cosa volete per voi stessi? Per tutti gli altri? Le cose giuste, spero. E forse, se parlerete un po’ meno e ascolterete un po’ di più, imparerete quali sono le cose giuste.

Ti ringraziamo, Padre, per questo grande testo che ci guida verso una corretta comprensione della preghiera. Possa esso entrare nel tessuto stesso della nostra vita, e possiamo vivere come Paolo, con quella lava ardente, per così dire, di una comunione zelante con Te sotto la superficie, a quel livello più profondo, che quando erompe fuori prega sempre secondo la Tua volontà. Noi vogliamo pregare nello Spirito, e sappiamo che lo Spirito prega sempre secondo la Tua volontà. Padre, vogliamo pregare per la nostra chiesa affinché Tu li renda e li consideri degni della loro vocazione, affinché Tu adempia ogni desiderio di bontà e affinché Tu adempia l’opera della fede con grande potenza, affinché Gesù Cristo sia glorificato in loro e poi, di conseguenza, essi siano onorati da Lui. E chiediamo questo non perché lo meritiamo, ma perché Tu sei un Dio pieno di grazia e noi vogliamo onorarTi. Nel nome del Tuo Figlio. Amen.

FINE

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