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Apriamo le nostre Bibbie mentre consideriamo insieme la Parola di Dio in 1 Timoteo capitolo 1. 1 Timoteo capitolo 1. Il messaggio che lo Spirito di Dio ci reca oggi è un messaggio molto forte, uno che credo abbia implicazioni di vasta portata e che non potrei in alcun modo esaurire nell’ora che trascorreremo insieme, però voglio che ascoltiate con molta attenzione, perché non è un messaggio che si sente spesso, ma è un messaggio di cui c’è un disperato bisogno.

1 Timoteo capitolo 1. Stiamo studiando 1 Timoteo ed ora ci troviamo negli ultimi tre versetti del capitolo 1 ed il testo dice, a partire dal versetto 18: “Ti affido questo incarico, Timoteo, figlio mio, in armonia con le profezie che sono state in precedenza fatte a tuo riguardo, perché tu combatta in virtù di esse la buona battaglia, conservando la fede e una buona coscienza; alla quale alcuni hanno rinunziato, e cosí, hanno fatto naufragio quanto alla fede. Tra questi sono Imeneo e Alessandro, che ho consegnati a Satana affinché imparino a non bestemmiare”.

Nel nostro studio di questo passo, mentre stiamo esponendo 1 Timoteo, abbiamo preso in esame tutti e tre i versetti; però domenica scorsa ed oggi ancora, ci stiamo concentrando su una frase del versetto 20: "consegnato a Satana". Un pensiero spaventoso, una realtà terrificante, ma una realtà che la chiesa deve comprendere. Satana, il nemico di Dio, colui che odia il bene, il bugiardo, l'omicida, il demonio, capo delle forze demoniache, colui che disprezza Cristo, essere infernale che vive per distruggere tutto ciò che Dio fa e che alla fine dei conti sarà gettato nello stagno di fuoco per essere tormentato per sempre; Satana, colui che rende gli uomini perversi, colui che produce folli e criminali, devastatore di famiglie, creatore di caos: "essere consegnati a lui" è di fatto un pensiero terrificante.

Ora, l’ultima volta che abbiamo studiato questo argomento ho detto che, per essere consegnati a Satana, dobbiamo presumere che, fino a quel momento, quella persona non fosse ancora pienamente sotto il suo controllo. Permettetemi di spiegarlo un po’ più a fondo. Tutta l’umanità non redenta è caduta nel peccato, e la Scrittura ci dice in 1 Giovanni 5:19 che il mondo intero giace nel maligno. Inoltre, Romani 1:18-32 dice che, poiché l’uomo è caduto nel peccato, Dio lo ha abbandonato. Lo dice di nuovo: Dio lo ha abbandonato. E una terza volta, Dio lo ha abbandonato a una mente perversa perché commettesse ogni forma di male.

Quello che questo significa è che Dio ha abbandonato la razza umana nel peccato al potere di Satana. È per questo che Efesini capitolo 2, versetto 2, dice che tutte le persone non redente, che sono morte nei falli e nei peccati, camminano secondo l’andazzo di questo mondo, secondo il principe della potestà dell’aria, che viene chiamato lo spirito di disubbidienza che opera in loro. L’intera razza umana non redenta giace sotto il potere di Satana.

Chi sono, allora, coloro che vengono consegnati a Satana? Devono essere coloro che hanno trovato una sorta di rifugio da tutto questo. E di fatto, l’ultima volta abbiamo visto che coloro che fanno parte della comunità dei redenti, anche se sono non credenti che vi si associano esteriormente, hanno trovato in quella associazione una sorta di protezione. 1 Corinzi 7 dice che una moglie non credente è santificata dal marito credente, che una moglie credente santifica un marito non credente, e che i figli sono santificati in una casa nella quale vi è un genitore credente. In altre parole, essere in qualche modo identificati con una comunità redenta, anche se soltanto esteriormente, significa trovare un rifugio dalla piena furia degli assalti di Satana. Perché nella chiesa, mentre Dio riversa la Sua benedizione sui veri redenti, essa ricade anche su alcuni dei non redenti che si trovano in prossimità di coloro che appartengono a Dio.

Essere consegnati a Satana, dunque, significa prendere quel credente o quel non credente che si trova nella famiglia dei redenti, almeno esteriormente, e spingerlo fuori, nella piena furia del mondo di Satana. Ed è proprio di questo che stiamo parlando. Alcune persone, secondo il disegno di Dio, secondo il Suo proposito sovrano e come atto santo conforme alla Sua intenzione e alla Sua volontà, vengono spinte fuori dal luogo protetto della chiesa, nella sfera satanica. Ed è questo che stiamo imparando.

Paolo istruisce Timoteo, in questo primo capitolo, dicendogli che dovrà fare proprio questo con certe persone nella chiesa di Efeso, dove ora si trova. Paolo dice: “Io ho dato l’esempio”—al versetto 20—“perché ho preso Imeneo e Alessandro e li ho messi fuori, li ho consegnati a Satana affinché fossero, letteralmente, fisicamente disciplinati o fisicamente puniti per la loro bestemmia”.

Ora, questo è il modello di ciò che voglio che facciate. La chiesa è un rifugio meraviglioso, un luogo di protezione per i credenti. È persino un luogo nel quale i non credenti possono entrare e trovare una certa misura di riparo dalla furia di Satana. Ma la Scrittura è anche molto chiara sul fatto che, per i propositi propri di Dio, vi sono momenti e vi sono persone che vengono gettate fuori, nel dominio di Satana.

Ora, permettetemi semplicemente di ricordarvi ciò che abbiamo detto la settimana scorsa. A volte il Signore consegna un vero credente a Satana per una ragione positiva legata alla Sua sovranità. E ne abbiamo visto un’illustrazione nella vita di Giobbe. Giobbe non era semplicemente un uomo buono, era il migliore degli uomini, un uomo integro che onorava Dio con ogni aspetto della sua vita, un uomo giusto, un uomo che amava Dio e temeva Dio. Eppure, il libro di Giobbe ci dice che fu consegnato a Satana, e a Satana fu permesso di distruggere tutti i suoi beni, di distruggere tutta la sua famiglia e persino di infliggere al suo stesso corpo una terribile malattia. E Giobbe non comprese mai veramente perché questo fosse accaduto. Persino alla fine del libro non era certo, nello specifico, del motivo per cui Dio lo avesse fatto, se non per il fatto che, attraverso tutto ciò, Dio aveva rivelato Se stesso come un Dio sovrano. Ma quando noi guardiamo retrospettivamente al libro di Giobbe, comprendiamo perché Giobbe fu consegnato a Satana: affinché Dio dimostrasse che il vero amore per Lui e la vera fede in Lui non dipendono dalle circostanze. Giobbe riassume tutto questo quando dice: “Anche se mi uccidesse, continuerei a confidare in Lui”, e quando dice: “Il Signore ha dato, il Signore ha tolto; sia benedetto il nome del Signore”.

La grande verità del libro di Giobbe è che, sia che possediate le benedizioni di questa vita, sia che siate spogliati completamente e rimaniate nudi di ogni cosa, la vera fede in Dio e il vero amore per Lui rimangono saldi, perché non si basano su ciò che abbiamo ricevuto sotto forma di benedizioni, ma su chi Egli è: Dio, degno di ogni fiducia e di ogni amore. Giobbe, dunque, fu uno strumento usato da Dio, consegnato a Satana affinché Dio rendesse chiara una grande verità.

Poi Cristo è stato la nostra seconda illustrazione di qualcuno consegnato a Satana. Fu condotto nel deserto dallo Spirito Santo per essere tentato dal diavolo, dice Matteo 4. Letteralmente, lo Spirito Santo Lo condusse a essere tentato da Satana, affinché fosse dimostrata la Sua perfezione e affinché, mediante la vittoria su Satana nel momento della Sua debolezza, dopo quaranta giorni di digiuno, dimostrasse il Suo potere su Satana; affinché dimostrasse che, persino nel momento della Sua massima debolezza, era più che capace di tenergli testa. Il che significa che, se fu vittorioso in quella tentazione, alla fine sarà vittorioso nella gloria della Sua seconda venuta, quando Satana sarà rinchiuso per sempre nell’inferno. Quindi anche Cristo fu consegnato a Satana affinché potesse dimostrare la Sua perfezione e il Suo potere supremo sul nemico.

In 2 Corinzi 12 abbiamo visto la nostra terza illustrazione, che era Paolo. Paolo fu consegnato a Satana, gli fu dato un messaggero di Satana, una spina nella carne, ed egli disse: “Mi glorio di questo”, oppure: “Mi rallegro di questo”, “Mi vanto di questo, perché nella mia debolezza la Sua forza è resa perfetta”. Quindi Paolo fu consegnato a Satana entro certi limiti, come lo furono tutti costoro. Ricorderete che Giobbe fu consegnato a Satana, ma Dio pose dei limiti. Furono posti dei limiti nel caso di Cristo. Furono posti dei limiti nel caso di Paolo. Ma, nel caso di Paolo, affinché egli rimanesse umile e dipendente da Dio, gli fu dato un messaggero di Satana.

Poi abbiamo visto Pietro. E anche a Pietro Gesù disse, in Luca 22:31: “Satana ha chiesto di avervi per vagliarvi come si vaglia il grano”. Forse Satana si era presentato davanti a Dio, come aveva fatto nel caso di Giobbe, e aveva detto: “Voglio Pietro. Ti mostrerò che razza di uomo è. Lo spoglierò completamente”. Forse fece più o meno lo stesso discorso che aveva fatto riguardo a Giobbe, e così Pietro fu consegnato a Satana, non perché avesse commesso qualche peccato volontario o fosse vissuto con un atteggiamento di sfida e ribellione, ma Gesù disse: “Quando sarai ritornato, fortifica i tuoi fratelli”. E da questo abbiamo imparato che Pietro fu consegnato a Satana affinché fosse in grado di fortificare altri che avrebbero attraversato gravi difficoltà.

Quindi, nei casi di Giobbe, Cristo, Paolo e Pietro, vi era uno scopo positivo nel piano sovrano di Dio. Questa settimana stavo leggendo anche di coloro che soffriranno durante la grande Tribolazione. In Matteo capitolo 24, ai versetti 21 e 22, si parla di coloro che soffriranno durante la Tribolazione, immediatamente prima della seconda venuta di Cristo. In Apocalisse 6, li vediamo gridare perché sono stati uccisi durante quella Tribolazione. Durante la Tribolazione, quando Satana seminerà devastazione su tutto il globo, vi saranno credenti privati del cibo, privati dell’acqua, privati di un lavoro e privati della loro stessa vita.

Ma quando ritrovate quegli stessi santi redenti nel capitolo 7 di Apocalisse, li vedete usciti dalla Tribolazione, con le loro vesti lavate e purificate nel sangue dell’Agnello, e si dice che stanno giorno e notte, per sempre, davanti al trono di Dio, lodandoLo e servendoLo. E credo che ciò che viene detto sia che vi sarà un’intera generazione di credenti letteralmente consegnata alla furia di Satana scatenata durante la Tribolazione, affinché, quando ne saranno liberati, abbiano un livello di lode a Dio che potrebbe superare quello di tutte le altre generazioni di redenti. Quindi Dio, alla fine, riceverà lode da coloro che hanno sofferto molto, perché la loro liberazione è così grande, così gloriosa.

Voglio che per un momento andiate ad Apocalisse capitolo 2, versetti 9 e 10, il messaggio alla chiesa di Smirne: “All’angelo della chiesa di Smirne scrivi”—versetto 8—“queste cose dice il primo e l’ultimo, che fu morto ed è tornato in vita”. Quello è Cristo. E Cristo dice: “Io conosco le tue opere, la tua tribolazione, la tua povertà, ma tu sei ricco”. “Io so che cosa avete attraversato, avete attraversato la tribolazione, avete attraversato la povertà; conosco la bestemmia di quelli che si dicono Giudei e non lo sono, ma sono una sinagoga di Satana, falsi insegnanti”. “Non temere nessuna delle cose che soffrirai. Ecco”—ora guardate questo—“il diavolo getterà alcuni di voi in prigione affinché siate messi alla prova, e avrete una tribolazione di dieci giorni”, cioè un breve periodo di tempo. “Sii fedele fino alla morte e io ti darò la corona della vita”.

Ascoltate, in quella piccola chiesa di Smirne vi erano credenti che venivano perseguitati per la fede. Venivano perseguitati dal diavolo fino alla morte. Dio permise al diavolo di ucciderli e poi li ricompensò con una corona di vita. Dio desidera ricompensare i Suoi figli e ricompensa nel modo più nobile coloro che danno volontariamente la propria vita nella persecuzione.

Sì, da tutte queste illustrazioni abbiamo visto che i veri credenti, i migliori tra i credenti, uomini di primo piano come Giobbe, Paolo e Pietro, congregazioni come la chiesa di Smirne e coloro che verranno durante la Tribolazione possono essere consegnati a Satana per i propositi sovrani di Dio: allo scopo di dimostrare la genuinità e il carattere della fede salvifica; allo scopo di mantenerli umili e dipendenti da Dio; allo scopo di renderli capaci di fortificare altri che attraversano delle prove; allo scopo di produrre lode per tutta l’eternità, perché sono stati liberati da così tanto; e allo scopo di concedere loro una speciale ricompensa eterna. Sì, i credenti possono essere consegnati a Satana e subire problemi fisici, problemi nella famiglia e persino la morte, per i propositi divini.

Però oggi voglio parlare di un altro aspetto di questo: essere consegnati a Satana non per una ragione positiva, ma per una negativa, perché è questo il punto in 1 Timoteo capitolo 1. Questi due uomini, Imeneo e Alessandro, furono consegnati a Satana non affinché potessero dimostrare la verità della loro fede, non affinché potessero mantenere l’umiltà e la dipendenza, non affinché potessero fortificare altri, non affinché potessero ricevere una corona della vita, non affinché potessero rendere una lode illimitata, senza impedimenti ed eterna al Cristo vivente che li aveva risparmiati e condotti attraverso una terribile tribolazione. No, furono consegnati a Satana per essere giudicati. Questo è diverso: per essere giudicati. E la Scrittura illustra questo fatto in modo molto appropriato.

Torniamo a 1 Samuele capitolo 16, e vi mostrerò diverse illustrazioni di questo mentre le esaminiamo brevemente. 1 Samuele capitolo 16. Samuele viene per ungere colui che Dio ha scelto come nuovo re. Riprendiamo il racconto al versetto 12. Samuele è arrivato alla casa di Isai. Dio ha indicato precisamente uno dei figli di Isai. Egli lo mandò a chiamare e lo fece entrare. Era rossiccio, aveva un bell’aspetto ed era avvenente. L’idea è che fosse virile e bello. Ed il Signore disse: “Alzati, ungilo, perché è lui”. Samuele prese il corno dell’olio, lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo Spirito del Signore investì Davide da quel giorno in poi.

Ora, questa fu l’unzione di Davide, figlio di Isai, affinché fosse re d’Israele al posto di Saul. Saul aveva avuto l’unzione dello Spirito del Signore. Questo non è un commento sulla sua salvezza personale o sulla sua spiritualità. Qui lo Spirito del Signore venne su Davide per il suo ruolo di re, proprio come lo Spirito del Signore era venuto, in Giudici 16, su Sansone in quanto giudice d’Israele. Questo avveniva per governare il popolo, affinché la volontà di Dio fosse adempiuta. Non si tratta di un commento sulla spiritualità né di Saul né di Davide. Lo Spirito del Signore era stato su Saul per il fatto che era re ed affinché Dio compisse la Sua volontà attraverso quel re. Il versetto 14 dice proprio questo: “Lo Spirito del Signore si ritirò da Saul”. Ora, se questo avesse avuto a che fare con la sua salvezza personale, si sarebbe trattato di qualcosa di completamente diverso. Però il punto è che, quando lo Spirito venne su Davide, lo Spirito lasciò Saul, perché la presenza e il ritiro dello Spirito Santo nella vita di questi due uomini aveva a che fare con la loro funzione di re d’Israele, affinché la volontà di Dio fosse realizzata attraverso il loro governo.

Ora, notate il versetto 14: “Quando lo Spirito del Signore si ritirò da Saul, uno spirito malvagio, mandato dal Signore, lo turbava”. Le persone si preoccupano di come uno spirito malvagio potesse venire dal Signore. Questo non significa che il Signore sia malvagio. Non significa che lo spirito malvagio dimorasse alla presenza del Signore. Tutto ciò che significa è che persino i demoni non possono agire se il Signore non lo permette. E quando lo Spirito del Signore si ritirò da Saul, fu come se Dio lo avesse consegnato a Satana. E Satana mandò un demone particolarmente importante e potente, il quale andò e divenne il compagno costante di Saul. E la parola “turbava”, quella comune parola dell’Antico Testamento, significa terrorizzare o tormentare. Egli cominciò ad essere tormentato da un demone. L’espressione “posseduto da un demone” non è un termine biblico. È meglio usare un termine biblico, così comprendiamo ciò di cui stiamo parlando in riferimento ai passi della Scrittura. Saul cominciò ad essere tormentato da un demone—tormentato da un demone.

Nonostante avesse avuto su di sé lo Spirito del Signore per il suo governo regale, era incline a giudizi avventati. Le decisioni che prendeva sotto pressione erano stupide. Una di esse per poco non lo portò a dover mettere a morte il proprio figlio perché aveva mangiato del miele. Cadde nell’orgoglio. Disprezzò l’autorità di Samuele e voleva avere il controllo unilaterale, e pretendeva per sé tutta la fiducia del popolo e tutta la gloria, invece di condividerla con chiunque altro. Era avido. Ostentava ovunque la sua ingiustizia. Disubbidiva a Dio in modo sfacciato. Assunse il ruolo di sacerdote e cercò di nascondere la propria disubbidienza sotto un mantello di spiritualità. Era un uomo molto malvagio, molto perverso.

Come risultato di tutto questo, lo Spirito del Signore lo lasciò, ed uno spirito malvagio venne a terrorizzare quell’uomo fino alla sua morte. Nel capitolo 18 riceviamo qualche indicazione in più al riguardo. E Davide si trovava dovunque si trovasse Saul. Davide era colui che suonava l’arpa per Saul, conoscete la storia. E Saul lo mise a capo degli uomini di guerra e lo innalzò ad una posizione di rilievo, e vinsero una grande battaglia, la strage dei Filistei menzionata al versetto 6. E mentre tornavano, le donne uscirono da tutte le città d’Israele mentre essi marciavano di ritorno verso Gerusalemme, e danzavano e cantavano, con tamburelli, gioia e strumenti musicali. E le donne si rispondevano le une alle altre mentre suonavano, e questo è il canto che cantavano: “Saul ha ucciso i suoi mille, e Davide i suoi diecimila”.

Ora, un egocentrico come Saul non avrebbe mai potuto sopportare una cosa del genere. E Saul si adirò molto. Quelle parole gli dispiacquero, ed egli disse: “Hanno attribuito a Davide diecimila, ed a me hanno attribuito soltanto mille; che cosa gli manca ancora se non il regno?” Ora, egli era stato unto, ma non era ancora salito sul trono. E Saul ebbe una grande paura, e da quel giorno in poi guardò Davide con invidia. E il giorno seguente avvenne che lo spirito malvagio mandato da Dio investì Saul. Fu nuovamente terrorizzato. Profetizzava in mezzo alla casa, evidentemente pronunciando qualche espressione estatica. E Davide suonava l’arpa per cercare di calmarlo, come faceva le altre volte. E Saul aveva in mano una lancia. Era un grande guerriero, un uomo gigantesco, abile con la lancia. E Saul scagliò la lancia e disse: “Colpirò Davide e lo inchioderò al muro”. E Davide si scansò dalla sua presenza due volte. E più avanti, nel capitolo 19, versetto 9, lo spirito malvagio mandato dal Signore fu su Saul mentre egli sedeva in casa sua con la lancia in mano. E Davide suonava l’arpa, e Saul cercò di colpire Davide e di inchiodarlo al muro con la lancia, ma egli si scansò dalla presenza di Saul. La lancia si conficcò nel muro, e Davide fuggì e scampò quella notte.

Ora, quest’uomo è terrorizzato da un demone. La storia di Saul, l’uomo tormentato, va di male in peggio. Quando quel demone gli fu dato ed egli fu consegnato a Satana, anche se era stato sotto lo Spirito del Signore, anche se aveva fatto parte del popolo del patto di Dio ed aveva conosciuto la protezione derivante da questo, sia che fosse o non fosse effettivamente un vero credente, aveva conosciuto la protezione del popolo del patto. Aveva conosciuto la protezione che deriva dal trovarsi nel contesto in cui Dio stava adempiendo le Sue promesse. Aveva conosciuto la presenza dello Spirito del Signore in quanto re. Però ora viene spinto fuori. Lo Spirito del Signore si ritira, ed egli rimane completamente solo, abbandonato al regno di Satana. E non diventa semplicemente malinconico, non diventa semplicemente disperato; questo non è un qualche disorientamento psicologico. Egli è demonizzato ed è soggetto al controllo di una potenza malvagia soprannaturale, vile e perversa, che lo conduce alla follia, all’omicidio di massa, nell’occultismo e, alla fine, a commettere suicidio. E come disse Thomas Manton, il puritano: “Il diavolo si compiace di tormentare gli uomini con terrori irragionevoli. Il diavolo tenta e tormenta”.

Il Signore lo consegnò ad una potenza infernale, non per istruirlo riguardo alla sovranità divina, non affinché potesse mantenere la propria umiltà—non ne aveva affatto—non per renderlo dipendente, non per aiutarlo a fortificare altri, non per dargli una corona della vita, non per indurlo a lodare per tutta l’eternità, ma per punirlo, per giudicarlo. Ed egli precipitò direttamente nell’abisso dell’occultismo. Consultò poi la strega di En-Dor, immischiandosi con medium e spiriti demoniaci. E quando il Signore intervenne nuovamente, per mezzo dello Spirito, nel capitolo 19, e lo fece profetizzare, egli era così fuori controllo nella sua profezia che si spogliò completamente, cadde a terra prostrato e rimase totalmente esposto, in una completa umiliazione. In realtà, in un certo senso, era privo del proprio intendimento. Più tardi massacrò un intero gruppo di sacerdoti fedeli perché avevano dato delle provviste a Davide, e poi pose fine alla propria vita con il suicidio—il quale, tra parentesi, è un atto raro in tutti gli annali della storia d’Israele, ma non raro tra coloro che vengono consegnati a Satana.

Consideriamo Giovanni 13. Giovanni 13, versetto 27. Ci troviamo nella sala di sopra, è la notte del tradimento di Gesù Cristo. Il personaggio principale sul quale concentriamo la nostra attenzione è Giuda Iscariota, figlio di Simone. Giuda, che era stato con Gesù per tre anni. Giuda, che aveva visto tutto ciò che Egli aveva fatto, aveva udito tutto ciò che aveva detto, aveva osservato i miracoli. Giuda non poteva negare né la verità, né la perfezione, né la potenza di Cristo; eppure rigettò tutto. E al versetto 27 troviamo una delle dichiarazioni più tragiche delle Scritture: “Dopo il boccone”—cioè, dopo aver preso quel pezzo di pane ed averlo intinto nel piatto, cosa che faceva parte del pasto pasquale—“Satana entrò in lui”. Il momento stabilito da Dio era giunto, e Dio consegnò Giuda a Satana.

Egli aveva fatto parte della comunità degli apostoli. Era stato protetto dalla piena furia del mondo di Satana grazie alla protezione di quel gruppo, che Dio aveva così grandemente benedetto mediante la presenza di Suo Figlio, il Signore Gesù Cristo. Però ora è fuori da quel gruppo. Viene consegnato a Satana. Satana entra in lui. Gesù dice: “Quello che fai, fallo presto”. “Fallo presto”. E in Luca capitolo 22, versetto 3, il testo lo esprime in questo modo, semplicemente per aggiungere qualcosa alla comprensione che avete già: “Allora Satana entrò in Giuda, chiamato Iscariota, che era nel numero dei dodici. Ed egli andò e si accordò con i capi sacerdoti e con i capitani sul modo in cui avrebbe potuto consegnarLo nelle loro mani. Essi se ne rallegrarono e stabilirono di dargli del denaro”.

Egli uscì, mosso da Satana, e tradì Gesù Cristo per denaro, poi se ne andò pieno di rimorso, si mise un cappio intorno al collo e si impiccò. La corda si spezzò, oppure si spezzò il ramo; egli cadde, urtò contro una roccia e tutte le sue viscere si sparsero dappertutto. Suicidio, proprio come Saul. Consegnato a Satana, cacciato fuori da quel luogo riparato e protetto. Saul, credo, illustra il non credente che viene benedetto trovandosi alla presenza del popolo delle promesse di Dio. E lo stesso vale per Giuda. Però furono cacciati fuori come giudizio sui loro cuori malvagi.

Andiamo ad Atti capitolo 5. Atti capitolo 5. Al versetto 1 c’era un certo uomo di nome Anania, il quale aveva una moglie di nome Saffira. Vendettero un possedimento. Evidentemente avevano promesso al Signore che Gli avrebbero dato tutto il ricavato della vendita, il cento per cento. Però trattennero una parte del prezzo. Quindi mentirono allo Spirito Santo. Si presentarono, dunque, fingendo di dare ogni cosa, e deposero il denaro ai piedi degli apostoli. Lo Spirito Santo rivelò a Pietro la loro menzogna. Quindi Pietro disse ad Anania: “Perché”—eccoci al punto—“Satana ha riempito il tuo cuore?” Quando egli mentì allo Spirito di Dio, fu il risultato di un’intenzione malvagia che, letteralmente, lo consegnò a Satana.

Ora, credo che non vi sia alcuna ragione per presumere che costui non fosse un credente. Dopo tutto, fu allo Spirito Santo che mentì, e soltanto un credente ha una tale comunione con lo Spirito Santo. Mentì allo Spirito Santo. Il risultato—versetto 5—fu che cadde a terra e morì. Credo che il Signore lo consegnò a Satana, Satana lo riempì e Satana lo uccise. Sua moglie arrivò tre ore dopo e non sapeva che cosa fosse accaduto. Entrò, e si ripeté la stessa storia. Versetto 9: “Come mai vi siete accordati insieme per tentare lo Spirito di Dio”, oppure “lo Spirito del Signore? Ecco, i piedi di coloro che hanno seppellito tuo marito sono alla porta e porteranno via anche te”. Ella cadde immediatamente ai suoi piedi e morì. I giovani entrarono, la trovarono morta, la portarono fuori e la seppellirono accanto a suo marito. E un grande timore si impadronì di tutti.

Ora, ecco due credenti che mentirono allo Spirito Santo. Furono consegnati a Satana. Satana è colui che, secondo Ebrei 2, ha il potere della morte. Vi sono momenti nei quali Dio consegna delle persone a Satana perché usi quel potere. Ed in quel caso, è proprio ciò che accadde. Furono consegnati a lui a causa del peccato. Nel caso di Giuda, un non credente; nel caso di Saul, probabilmente un non credente; nel caso di Anania e Saffira, dei credenti: consegnati a Satana per essere castigati. Voi dite: “Andarono all’inferno?” No, andarono in cielo, se erano veri credenti, ma il giudizio fu comunque estremamente severo e fece sì che gli altri avessero un grande timore.

Quindi vi sono persone all’interno della comunità protetta che possono essere consegnate a Satana, non allo scopo di insegnare qualche grande verità, non allo scopo di mantenere l’umiltà, non allo scopo di fortificare altri, non allo scopo di ottenere una ricompensa, non allo scopo di produrre una lode eterna, ma allo scopo di essere giudicate.

Andiamo a 1 Corinzi capitolo 5. 1 Corinzi capitolo 5, un passo ben conosciuto. “Si ode comunemente dire”, dice il versetto 1. “Questa è una cosa risaputa”—lo sanno tutti. Paolo dice: “Non l’ho udito da una sola fonte, ma da molte fonti. Vi è fornicazione”—questa è la parola porneia, dalla quale deriva la parola pornografia. “Vi è fornicazione fra voi”. Questa è una chiesa, cari amici, questa è la chiesa di Corinto, i cui membri si vantavano: “Io sono di Paolo, io di Apollo, io di Cefa, io di Cristo”. Quelli che pensavano di essere re, quelli che pensavano di conoscere tutte le risposte. Questa è una chiesa. E “fra voi vi è fornicazione, ed una forma di fornicazione della quale non si parla neppure fra i pagani”.

Che genere di fornicazione è? Incesto: uno tiene con sé la moglie di suo padre. Ora, vi sono un paio di cose che dovete sapere al riguardo. Il fatto che venga usata la parola “fornicazione” invece di “adulterio” ci porta a credere che possa riferirsi a qualcosa avvenuto al di fuori del matrimonio; quindi, ciò che potrebbe essere accaduto qui è che l’espressione “la moglie di suo padre” indichi una matrigna, altrimenti avrebbe usato la parola “madre”: avere rapporti sessuali con la propria madre. Però “la moglie di suo padre” colloca probabilmente la donna nella categoria di una matrigna. E la parola “fornicazione” può collocare la relazione al di fuori del matrimonio, quindi ciò che potrebbe essere accaduto è che un figlio abbia iniziato una relazione sessuale con la propria matrigna, che questa abbia portato al divorzio e che la relazione sia proseguita come fornicazione al di fuori del matrimonio dopo il divorzio. Questa è una possibilità molto concreta. Potrebbe anche darsi che la donna non facesse neppure parte della chiesa.

Ma invece di intervenire contro questa relazione incestuosa, che forse aveva provocato un divorzio e coinvolgeva una donna non rigenerata, il versetto 2 dice: “Ne siete orgogliosi, siete gonfi d’orgoglio e non ve ne siete neppure rattristati. Avreste dovuto togliere di mezzo a voi colui che ha commesso quest’azione”. Avrebbero dovuto scomunicarlo. Per dirla in modo semplice, avrebbero dovuto consegnarlo a Satana. Mettetelo fuori dalla chiesa, non permettetegli di godere della protezione della chiesa. Voi dite: “Costui è un credente?” Credo di sì, come vedremo.

Paolo dice al versetto 3: “Io, quanto a me, assente di persona ma presente in spirito, ho già giudicato, come se fossi presente, colui che ha commesso una tale azione”. “Io non sono lì, però so che cosa deve essere fatto. Non sono lì, però so esattamente come deve essere trattata questa persona. Ho già pronunciato il mio giudizio: nel nome del nostro Signore Gesù Cristo, quando sarete riuniti insieme, e il mio spirito sarà con voi, con la potenza del Signore Gesù Cristo, consegnate un tale a Satana”. Che cosa vuole dire? Mettetelo fuori. Questo è l’unico altro passo nel quale vengono usati i termini di 1 Timoteo 1:20. Consegnatelo a Satana. Il che significa: mettetelo fuori dalla chiesa. Non permettetegli di godere della protezione della chiesa.

Con le parole di Matteo 18: “Avete seguito il procedimento disciplinare: siete andati da lui, due o tre sono andati da lui, la chiesa è andata da lui; ora trattatelo come un pagano ed un pubblicano, come un estraneo, mettetelo fuori”. Viene in mente anche l’istruzione di 2 Tessalonicesi 3:6: “Ritiratevi da ogni fratello che cammina disordinatamente”. Versetto 14: “Se qualcuno non ubbidisce alla parola di questa epistola, notate quell’uomo e non abbiate alcuna compagnia con lui; mettetelo fuori, consegnatelo a Satana”. A questo conduce la disciplina della chiesa quando viene applicata fino in fondo. È per questo che noi, durante il servizio di comunione, quando ci riuniamo insieme, come dice il versetto 4, quando ci riuniremo questa sera per la comunione, se vi è una disciplina da esercitare, è lì che viene esercitata. Li mettiamo fuori.

Però nel corso del mio ministero ho notato che vi sono persone la cui situazione ci è del tutto sconosciuta, ma che il Signore stesso allontana. E spesso mi domando perché certe persone scompaiano e non si facciano vedere per lunghi periodi di tempo. E poi sento parlare della tragedia che sta diventando la loro vita: un matrimonio distrutto, immoralità, ubriachezza e ogni genere di cose simili; e mi rendo conto che ciò che noi non sapevamo, Dio lo sapeva, e ciò che noi non potevamo rimuovere, Dio lo ha rimosso.

“Metteteli fuori”, dice. “Il vostro vanto non è buono. Non sapete che un po’ di lievito fa lievitare tutta la pasta? Non potete permettere che una cosa simile rimanga nella chiesa. Eliminatela”. E poi, più avanti, ai versetti 9 e 10, dice: “Vi sto dicendo di non stare in compagnia di quelle persone, dei fornicatori, degli avari, degli estorsori e degli idolatri”. “E non sto parlando di quelli del mondo; sto parlando di quelli che vengono chiamati fratelli e che sono fornicatori, avari, idolatri, oltraggiatori, ubriaconi ed estorsori. Non dovete neppure mangiare con loro”.

Alla fine del versetto 13: “Togliete il malvagio di mezzo a voi”, consegnatelo a Satana. Ora, torniamo al versetto 5. “Quando lo consegnate a Satana, è per la distruzione della carne”. Avete capito? È per la distruzione della carne. Che cosa significa? Oh, può significare molte cose. Un attacco cardiaco, il cancro—l’ho visto—una malattia venerea, l’AIDS; potrebbe significare l’adulterio in un matrimonio, potrebbe significare la distruzione di una famiglia, potrebbe significare la malattia di un membro della famiglia. Ascoltate, che cosa significò per Giobbe essere consegnato a Satana? Tutte queste cose. Potrebbe significare la perdita del lavoro, la perdita della vostra carriera. Quando venite consegnati a Satana, non vi è alcun modo di prevedere che cosa potrebbe accadere. Però credo che trascuriamo il fatto che questa realtà si verifica molto più spesso di quanto siamo disposti ad ammettere. E potremmo attribuire malattie e disastri a molte altre cose, quando invece appartengono proprio a questa categoria: la distruzione della carne.

Notate che la distruzione è limitata. Fu limitata nel caso di Giobbe, fu limitata nel caso di Paolo, fu limitata nel caso di Pietro, ed è limitata anche qui. Satana può distruggere la sua carne, però il suo spirito sarà salvato nel giorno del Signore Gesù. È per questo che credo che qui abbiamo un cristiano, anche a motivo del riferimento ad un fratello nel versetto 11. Non potete distruggere un’anima che appartiene a Dio, però potete certamente devastare il suo mondo fisico, la sua vita fisica. Può accadere.

Non volete essere consegnati a Satana come castigo. Voglio mostrarvi un altro passo che parla di questo, Apocalisse capitolo 2. Questa è una chiesa. Questa è una chiesa, la chiesa della città di Tiatiri, in Asia Minore. E scrivendo alla chiesa, il Signore Gesù Cristo dice: “Io conosco le tue opere”—versetto 19—“il tuo amore, il tuo servizio, la tua fede, la tua pazienza, e le tue ultime opere sono più numerose delle prime; sei una chiesa molto indaffarata, una chiesa molto attiva, però ho alcune cose contro di te. Eccole: hai permesso a quella donna Iezabel”—e potrebbe non essere una donna che si chiamava letteralmente Iezabel, ma una donna del tipo di Iezabel, idolatra, che odia Dio—“che si dice profetessa, di insegnare e sedurre i Miei servi affinché commettano fornicazione e mangino cose sacrificate agli idoli”.

Questa donna arrivò, condusse quella chiesa nell’immoralità e nella falsa dottrina. Ed Egli dice: “Ho dato a lei, e naturalmente ai suoi seguaci, del tempo perché si ravvedesse della sua fornicazione, ma non si è ravveduta”. Immoralità e falsa dottrina. “Poiché non vi è stato ravvedimento, la getterò in un letto”—l’implicazione è: va bene, se vuole stare in un letto, la getterò in un letto, va bene; la getterò in un letto con Satana, ecco ciò che farò—“e con lei tutti coloro che commettono adulterio; e quel letto sarà un letto di grande tribolazione, se non si ravvedono delle loro opere, ed ucciderò i suoi figli con la morte. E tutte le chiese sapranno che Io sono Colui che scruta le menti ed i cuori, e darò a ciascuno di voi secondo le vostre opere. Però a voi dico, ed agli altri che sono a Tiatiri”—guardate questo—“a quanti non seguono questa dottrina”—non seguono Iezabel—“e non hanno conosciuto le profondità di Satana”. Egli mette in contrasto quei veri credenti, quei credenti ubbidienti, con quelli gettati nel letto della tribolazione e della fornicazione, i quali hanno conosciuto le profondità di Satana. Li ha letteralmente immersi nelle profondità di Satana. Che espressione; che espressione. Pensateci: consegnati a Satana.

Ora, dobbiamo essere molto cauti. Voi che siete non credenti nella chiesa e venite soltanto per qualsiasi beneficio possiate ricavarne siete in pericolo di essere consegnati a Satana per il giudizio eterno. Noi credenti, se coltiviamo la disubbidienza, la falsa dottrina o l’immoralità, corriamo il pericolo di essere consegnati a Satana per essere castigati, e questo può produrre ogni genere di devastazione fisica, i disastri indicati in tutti questi testi, come pure la morte stessa. Vedete, Pietro disse che il diavolo va attorno come un leone ruggente, cercando chi possa—che cosa?—divorare, inghiottire, consumare. E quando venite consegnati a Satana, venite consegnati al suo potere distruttore.

Ora, ricordate, che cosa sta dicendo Paolo? Torniamo a 1 Timoteo, e credo che ora abbiamo la giusta prospettiva. Che cosa sta dicendo qui quando afferma: “Ho consegnato Imeneo e Alessandro a Satana”? Molto probabilmente non erano credenti, perché avevano corrotto il vangelo. Ed egli li consegnò affinché imparassero quali sono le conseguenze della bestemmia. Ora, non sappiamo se questo significasse che sarebbero morti, oppure che avrebbero contratto qualche malattia, oppure che i loro beni sarebbero stati devastati, o che avrebbero perduto tutto ciò che possedevano. Qualunque devastazione Satana volesse produrre entro i limiti fissati da Dio, avrebbe potuto abbattersi su di loro.

Però Paolo sta dicendo: “Ascolta, Timoteo, guidare la chiesa significa combattere una battaglia. Ricordate che cosa abbiamo detto prima di tutto? Hai una responsabilità e devi rendere conto alla chiesa”, versetto 18. “Hai una responsabilità e devi rendere conto al Signore”—versetto 19—“conservando la fede ed una coscienza pura. Ed ora hai una responsabilità e devi rendere conto anche nel affrontare il nemico. Ed io ti ho dato l’esempio. Ciò che ho fatto con loro, devi farlo anche con gli altri che corrompono la chiesa con la falsa dottrina e l’empietà”.

Ora consideriamo il versetto 19 e vediamo che cosa dice di loro. Li chiama “alcuni”—“alcuni”. Sono gli stessi dei “certuni” dei versetti 3, 6 e 7. Erano alcuni pastori della chiesa di Efeso, e forse delle chiese circostanti, che insegnavano falsamente. Però questi pastori, “alla quale alcuni”—“alla quale” si riferisce ad una buona coscienza—“non erano interessati ad avere una coscienza pura”. Che cosa vi ho detto? Una cattiva teologia nasce sempre da una cattiva moralità. La dottrina di un uomo è sempre adattata alla sua moralità. E quando le persone rigettano la verità della Parola di Dio, lo fanno perché vogliono sostituirla con un sistema che si adatti al loro desiderio di peccare. Quindi vi sono alcuni che non hanno alcun interesse per una buona coscienza. Non sono minimamente interessati ad essa.

Di fatto, “alla quale alcuni hanno rinunziato”—hanno rinunziato. Quella parola, apōtheō, una parola molto forte, significa rigettare violentemente. Significa scartare con aggressività. Non vogliono avere nulla a che fare con essa. Non vogliono una coscienza pura. Non vogliono vivere nella santità. Non vogliono vivere nella purezza. Vogliono vivere per le proprie concupiscenze, per il proprio successo, per la propria gratificazione. Come risultato, quando gettano via una buona coscienza, fanno naufragio quanto alla fede. È come gettare via il timone: siete in balìa del vento e del mare. Professano di essere cristiani, pastori ed insegnanti della legge di Dio, ma non hanno alcun interesse per la purezza, alcun impegno verso la santità. Sono letteralmente privi di ogni verità. Fanno naufragio quanto alla verità, perché la verità non nasce da un cuore immorale.

No, una coscienza malvagia e l’errore vanno sempre insieme. In 2 Timoteo 2 troviamo un’osservazione che dovrebbe essere confrontata con questa. Dice che la loro parola, la parola di persone di questo genere, rode come la cancrena. Uccide; fra questi sono Imeneo—qui viene menzionato di nuovo—e questa volta un altro uomo, Fileto, i quali si sono sviati quanto alla verità—si sono sviati. E poi al versetto 19 dice: “Chiunque pronunzia il nome di Cristo si ritragga dall’iniquità”. Quindi vediamo di nuovo l’errore e l’iniquità. Questi uomini si sono sviati; voi non sviatevi, dunque ritraetevi dall’iniquità. Il fondamento dal quale nasce l’errore, il terreno nel quale cresce l’errore, è il terreno dell’empietà. Quindi questi uomini non erano interessati ad una buona coscienza; erano interessati al male, e così gettarono via il timone, che è la coscienza che dà la direzione, e rimasero in balìa del vento e del mare, e fecero naufragio quanto alla fede.

I loro nomi sono registrati per sempre. Imeneo, che viene menzionato anche, come ho letto, in 2 Timoteo 2:17, non sappiamo nulla di lui; viene semplicemente menzionato due volte. L’altro è Alessandro. Vi è un Alessandro menzionato in 2 Timoteo 4:14-15. Vi è un Alessandro menzionato in Atti 19:33-34. Non vi è alcuna ragione di credere che siano la stessa persona, perché quel nome era comune quanto lo è oggi il nome Giovanni—un nome molto, molto comune. Quello che abbiamo qui, dunque, sono due pastori, degli egocentrici che si ritenevano giusti, che volevano essere importanti dottori della legge, ma non sapevano nulla delle cose delle quali parlavano, e sostituivano alla rivelazione di Dio miti, genealogie, favole ed il ragionamento umano, mentre vivevano vite ripugnanti ed empie.

E Paolo dice: “Li ho messi fuori. E questo è il modello, Timoteo. Se vuoi essere un buon soldato nella nobile battaglia, devi comprendere il tuo obbligo verso la chiesa, devi comprendere il tuo obbligo verso il Signore e devi comprendere il tuo obbligo di affrontare il nemico”. Ora, quando dice: “I quali ho consegnato a Satana”, intende dire: “Li ho messi fuori dalla chiesa. Li ho messi fuori. Ho allontanato quelle persone peccatrici dalla protezione e dal riparo del popolo di Dio. Le ho messe nel dominio del diavolo, lontano dall’influenza di tutto ciò che è buono e santo”. Perché? Affinché imparino che non si può bestemmiare e farla franca. E la parola “imparino”, paideuō, significa correggere mediante la punizione—correggere mediante la punizione. È una parola molto significativa. Viene usata in Luca 23, versetti 16 e 22, ed è tradotta “castigare”, e si riferisce alle flagellazioni inflitte a Cristo. Significa addestrare o punire qualcuno infliggendogli dei colpi fisici.

In 2 Corinzi 11—conoscete quel passo ben noto—Paolo parla, anzi, in 1 Corinzi 11, del servizio di comunione e di come alcuni fossero deboli e malati e alcuni dormissero. E dice che quando siamo giudicati, quando il Signore ci toglie la vita, quando permette al diavolo di ucciderci o di farci ammalare, siamo castigati dal Signore. È la stessa parola. Veniamo corretti attraverso la sofferenza, proprio come si disciplina un bambino anche mediante una punizione fisica. Ed è questo che accadrà a queste persone. Quella parola viene usata ripetutamente nel Nuovo Testamento per parlare della correzione mediante la punizione e la sofferenza. Viene usata in 2 Corinzi 6:9, dove dice: “Come castigati, eppure non messi a morte”. In altre parole, veniamo percossi fisicamente, pur senza arrivare alla morte, indicando ancora una volta che la parola viene usata in questo modo. In Ebrei 12 viene usata ai versetti 6, 7 e 10. Quando il Signore castiga, castiga mediante la punizione, mediante la sofferenza.

Ora, il punto è questo: non potete leggere queste parole, “affinché imparino”, senza comprendere che contengono l’idea di una punizione inflitta fisicamente. Non so quale malattia contrassero, non so quale sciagura si abbatté sulla loro vita, non so se significò la loro morte, però furono consegnati a Satana per essere puniti, affinché imparassero che non si può bestemmiare—una lezione per loro ed una lezione per tutti gli altri. “Bestemmiare” significa calunniare Dio, schernire Dio. Giacomo 2:7 dice: “Bestemmiano il buon nome che è stato invocato su di voi”. Negli ultimi giorni, dice 2 Timoteo 3:2, vi saranno dei bestemmiatori. Però i bestemmiatori, coloro che scherniscono Dio, che calunniano Dio, si trovano in grave pericolo.

Ora, voi dite: “Che cosa intende dire con questo?” Qualunque cosa facciate in disubbidienza a Dio è bestemmia. Qualunque parola pronunciate contro Dio è bestemmia. Ed ogni bestemmia richiede disciplina. E voi, o io, o chiunque altro faccia qualcosa contro la volontà ed il proposito di Dio, chiunque agisca in modo empio, chiunque calunni il carattere di Dio, calunni la persona di Dio, oppure neghi o disubbidisca alla Parola di Dio, è, in misura maggiore o minore, un bestemmiatore e può quindi essere corretto mediante una punizione fisica, nella misura necessaria a distoglierlo dal peccato.

Quindi vi sono coloro che, secondo il disegno sovrano di Dio, vengono consegnati a Satana, e Dio ha in mente uno scopo positivo. Ci sono coloro che, sotto la sovranità di Dio e per direttiva della chiesa, vengono consegnati a Satana, e Dio ha in mente uno scopo negativo: infliggere una severa punizione in vista del giudizio ultimo, finale ed eterno, oppure in vista di un castigo temporale. In entrambi i casi, possono imparare quali sono le conseguenze della bestemmia. E la bestemmia—lo dico di nuovo—è qualsiasi disubbidienza, qualsiasi calunnia o qualsiasi rigetto della persona e della volontà di Dio.

Vi sono dunque diverse cose da ricordare mentre riassumiamo. Si può essere consegnati a Satana per servire uno scopo di Dio, come nel caso di Giobbe, affinché Egli renda chiara una verità. Può avvenire per il mio bene, come nel caso di Paolo, affinché io mantenga l’umiltà e la dipendenza. Può avvenire per il bene degli altri, come nel caso di Pietro, affinché io sia in grado di istruire altri. Può avvenire in vista del desiderio di Dio di ricompensare e di dare una corona della vita. Può avvenire per produrre una grande lode quando tutto sarà terminato. Però, d’altra parte, può avvenire allo scopo di castigare, come nel caso del fratello incestuoso a Corinto, oppure di Anania e Saffira. Può avvenire allo scopo di castigare fino alla morte, come nel caso della chiesa di Tiatiri, che commetteva fornicazione ed ascoltava la falsa dottrina. Può avvenire anche in vista del giudizio finale, come nel caso di Saul, di Giuda oppure di Imeneo ed Alessandro.

Ora, qual è il rimedio? Come potete evitare il castigo e il giudizio? Ricevendo la verità e la santità di Dio in Cristo. Ed è questo, in realtà, il messaggio. Tutto ciò aveva lo scopo di condurci a questo. Può darsi che Dio voglia consegnarmi a Satana. Può darsi che, per i Suoi propositi, voglia che io subisca qualche ferita inflitta da Satana, in una misura o nell’altra, in un modo o nell’altro nella mia vita. La mia unica preghiera è che questo avvenga per la Sua gloria, per il mio bene e per il rafforzamento e l’avanzamento del Suo regno, non come punizione e non come castigo. E se sarà necessario che io debba soffrire a causa di qualche messaggero di Satana, se, come Pietro, dovrò essere consegnato per un certo periodo di tempo, posso soltanto pregare che attraverso tutto questo Dio riceva una gloria maggiore e che io diventi un servitore più fedele; e allora accetterei anche di essere consegnato a Satana, se questo fosse il disegno di Dio, ben diversamente dall’esservi consegnato per subire una punizione fisica a causa della bestemmia. Quindi, come credenti, cerchiamo di evitare questo perseguendo una vita santa. Chiniamo il capo in preghiera.

Signore Dio, veniamo a Te con cuori che sono stati letteralmente scossi a motivo di ciò che la Parola ci ha detto oggi. Sappiamo di trovarci in una grande guerra soprannaturale, e sappiamo che, come cristiani, apparteniamo a Te, e in qualunque modo Tu scelga di usarci come Tuoi soldati, vogliamo essere usati. Qualunque perdita possa essere necessaria affinché vi sia un guadagno maggiore, possiamo accettarla. Però, Signore, desideriamo non essere castigati, non essere consegnati a Satana per la distruzione della carne a causa del male che abbiamo commesso, a causa della bestemmia contro di Te, perché abbiamo rigettato la vita santa alla quale Tu ci hai chiamati e per la quale ci hai resi capaci mediante il Tuo Spirito.

Quindi, Signore Dio, chiamaci all’ubbidienza e produci questa ubbidienza in noi mediante la potenza dello Spirito. Allontanaci dal mondo e dai peccati subdoli che a noi non sembrano affatto peccati, ma che sono bestemmie contro di Te. Mostraceli, mostraci quelle colpe nascoste, quei peccati commessi con presunzione dei quali scrisse il salmista, affinché possiamo conoscere la Tua mano di benedizione in qualunque cosa possa accadere. Vogliamo avere una prospettiva più ampia, e cioè vedere il conflitto spirituale e farne parte in qualunque modo possiamo, per la Tua gloria. Preservaci dal combattere in modo indegno ed aiutaci a combattere una nobile battaglia, comprendendo la nostra responsabilità ed il fatto che dobbiamo rendere conto alla chiesa, come persone che sono state chiamate, incaricate e confermate per il servizio; comprendendo la nostra responsabilità verso di Te di conservare la fede ed una coscienza pura; e comprendendo la nostra responsabilità di affrontare il nemico, affinché la chiesa possa mantenere la propria purezza.

Padre, aiutaci a scoprire il male nei nostri stessi cuori, a scoprire il male che si trova in mezzo a noi; e, Signore, ciò che sfugge a noi, Ti preghiamo di portarlo alla luce e rimuoverlo, affinché possiamo essere una testimonianza alla Tua gloria. Ed io vorrei pregare anche, Signore, per chiunque in questa congregazione, questa mattina, sia già stato consegnato a Satana, per chiunque stia già soffrendo per mano sua. Se questo avviene per una ragione positiva, Signore, dona loro grande fede e forza in mezzo a tutto questo, edificali, rendili più utili. E, Signore, se questo avviene come castigo, possano ravvedersi, possano abbandonare il loro peccato, affinché possano essere sottratti al diavolo. Se si trovano sull’orlo del giudizio eterno nelle mani di Satana, o Dio, fa’ che abbraccino il Salvatore prima che sia troppo tardi.

FINE

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