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Per ora v’invito ad aprire la vostra Bibbia a 1 Timoteo capitolo 2. 1 Timoteo capitolo 2, nelle prossime settimane esamineremo insieme i versetti dal 9 al 15. 1 Timoteo 2:9-15. Voglio leggere il testo affinché lo abbiate nella vostra mente. Confido che lo rileggerete nel corso delle settimane mentre proseguiamo con l’insegnamento, ma per questa mattina desidero fissarlo nella vostra mente, quindi ascoltate attentamente mentre leggo a partire dal versetto 9.

“Allo stesso modo anche le donne si adornino in abbigliamento modesto, con pudore ed autocontrollo; non con trecce, o oro, o perle, o vestiti costosi; ma, come si addice a donne che fanno professione di pietà, con buone opere. Che la donna impari in silenzio con ogni sottomissione, ma non permetto alla donna d'insegnare, né di avere autorità sull'uomo, ma di starsene in silenzio. Poiché Adamo fu formato per primo, poi Eva; e Adamo non fu sedotto, ma la donna, essendo stata grandemente sedotta, cadde in trasgressione. Tuttavia, sarà salvata attraverso la maternità, se persevereranno nella fede, nell'amore, nella santificazione con modestia”.

Ora, è ovvio che questa porzione della Scrittura riguarda il ruolo della donna nella chiesa. E la esamineremo in dettaglio perché è, come troviamo così spesso nella Scrittura, una rivelazione di una meravigliosa completezza. Lo Spirito di Dio, usando quell'economia di parole che solamente Dio può usare, impiega pochissimi termini per esprimere una quantità immensa di verità in modo comprensivo, e per questa ragione, dobbiamo prestare molta attenzione a tutto ciò che è detto nel brano. E quando avremo finito, avremo un'affermazione completa sul disegno di Dio per le donne nella chiesa.

Ora penso sia evidente a tutti voi qui presenti che questo è un campo di battaglia oggi. Il dialogo, il dibattito e persino il conflitto che si sviluppano intorno alla questione del ruolo delle donne nella chiesa hanno raggiunto proporzioni enormi. Mi sorprende che tutto sia cominciato con una sorta di sforzo auto-giustificativo da parte di un gruppo di lesbiche che volevano il loro momento di gloria e hanno dato origine al movimento femminista moderno. Il femminismo nasce da una perversione peccaminosa e, tuttavia, nonostante la sua origine, ha trovato spazio nella cultura della nostra società in quasi ogni ambito, e ultimamente perfino nella chiesa. E la chiesa, per anni impegnata a sostenere certi standard di comportamento per uomini e donne, sta sistematicamente ed in modo piuttosto progressivo abbandonando tutte le sue dottrine precedenti in favore di nuove. Mi sorprende quante chiese evangeliche, scuole e perfino di seminari stiano rapidamente gettando via cose che per tutta la loro vita hanno considerato verità bibliche.

Stanno uscendo libri scritti da persone che per tutto il loro ministero sono state considerate evangeliche, ma che ora negano le cose che hanno sempre creduto ed affermano nuove “verità” riguardo al ruolo delle donne. Stanno tornando a certi passi della Scrittura e dicono che devono essere reinterpretati. Alcuni dicono che devono essere ignorati, che riflettono solo il pregiudizio antifemminile di Paolo. Altri dicono che sono stati aggiunti in seguito da editori e non riflettono l’intento dello scrittore biblico né nemmeno le sue stesse parole.

Un approccio o l’altro viene utilizzato per eliminare quella che è stata l’interpretazione tradizionale della Parola di Dio. Infatti, si cerca di reinterpretare passi che sono così evidentemente chiari che anche una lettura piuttosto breve, come quella che ho appena fatto, lascia pochi dubbi sull’intento del loro significato. Tuttavia, la chiesa, che dovrebbe essere l’ultima roccaforte della verità di Dio, sta rapidamente cedendo all’avanzata dell’armata femminista. Ed è mio impegno e voto personale, nel mio cuore, che la Grace Community Church, insieme a me e all’integrità del nostro insegnamento della Parola di Dio, non diventerà vittima di ciò che sta accadendo nella società che ci circonda. Dobbiamo semplicemente tornare alla Parola di Dio ed affermare quello che dice per mantenere la nostra posizione.

Ora, siamo consapevoli, lo spero, che tutti questi sforzi non sono in realtà lo sforzo degli uomini, ma dello stesso arcinemico di Dio, il nemico di Dio per eccellenza, Satana, che desidera usare agenti umani peccatori per raggiungere i suoi obiettivi, ma in realtà, il suo obiettivo è quello di rovesciare il piano ed il disegno di Dio per la Sua chiesa. Ed è per questo che è così tragico quando la chiesa cede, quando la chiesa cade nelle menzogne di Satana e diventa parte del suo stesso sistema d’attacco al piano di Dio. Dio ha stabilito un posto per l’uomo, un posto per la donna nella società, nella famiglia e nella chiesa, ed è un piano molto chiaro nella Scrittura, e dobbiamo tornare a riaffermarlo per noi stessi e per tutti coloro che ascolteranno alla Parola di Dio. Ora, francamente, potrei prendermi molto tempo per dimostrare quanto sia esteso il movimento femminista. Potrei citare un sacco di persone e potremmo esaminare ogni tipo di incidente. Potremmo entrare nelle scuole, nei seminari, nei libri ed in tutte le cose che ci indicano che la capitolazione è totale in molte aree della chiesa. Ma ne siamo tutti consapevoli. Non credo davvero che servirà a nulla passare in rassegna tutti quei dati, e occuperebbe molto del nostro tempo.

Quindi, considerando il fatto che tutti conosciamo l’avanzata del femminismo, e tutti conosciamo la capitolazione in atto, mi sembra più necessario semplicemente guardare alla Parola di Dio. Ed, avendo compreso quello che dice la Parola di Dio, avremo allora gli strumenti per affrontare qualsiasi errore che potremmo incontrare. E, francamente, nessun brano è più diretto, più utile, più completo di quello dinnanzi a noi oggi. Vorrei poterlo coprire tutto in una sola volta, ma non vogliamo rimanere qui per cinque ore, quindi non lo faremo. Ma nelle prossime settimane, affronteremo questo passo. E credo che vedrete molto chiaramente e con precisione quello che la Parola di Dio ha da dire sul ruolo delle donne. Collegheremo anche altri brani pertinenti che sono necessari, perché la Scrittura interpreta la Scrittura. E, una volta finito, l’unica questione sarà se vogliamo rispondere positivamente alla Parola di Dio, o unirci a coloro che si stanno ribellando contro di essa.

Ora, guardando al nostro brano, voglio che notiate che ci sono sei aspetti riguardanti il ruolo delle donne nella chiesa di cui l’Apostolo tratta: il loro aspetto, il loro atteggiamento, la loro testimonianza, il loro ruolo, il loro disegno ed il loro contributo. Ognuno di questi apre per noi un’intera area di riflessione e comprensione. E per questa mattina prenderemo i primi due. Speravo di poter trattare i primi tre, ma non sono riuscito a concludere il terzo; quindi, per ora prenderemo i primi due.

Ora voglio che ricordiate il contesto affinché comprendiate l’ambientazione del tutto. La lettera è scritta dall’Apostolo Paolo al suo protetto, suo figlio nella fede, il suo caro amico e collaboratore, Timoteo. Paolo ha concluso i suoi tre viaggi missionari. È appena stato rilasciato dalla sua prima prigionia a Roma. Ora è un uomo libero. Il libro degli Atti è completato. E, uscito dalla prigione, incontra Timoteo nella città di Efeso.

A quanto pare, gli è giunta voce che le cose a Efeso non sono come dovrebbero essere. Efeso, e la chiesa lì presente, gli stavano molto a cuore. Vi aveva trascorso tre anni del suo ministero. Aveva riversato la sua anima in quella chiesa. Aveva detto, riguardo a quel ministero, che non aveva tralasciato nulla nell’annunciare tutto il consiglio di Dio. Li aveva ammoniti notte e giorno per tre anni che l’errore sarebbe venuto dall’esterno e che il male si sarebbe sollevato dall’interno. E, puntualmente, le sue peggiori paure si erano avverate. La chiesa era caduta nell’errore dottrinale. La chiesa era caduta in una condotta empia, e molte cose non andavano bene in quella chiesa.

Ma la cosa più significativa di tutte era che la leadership era stata corrotta sia dottrinalmente che moralmente. La chiesa aveva quindi pastori, anziani e coloro che erano i diaconi ufficiali della chiesa che dovevano essere sostituiti da persone pie. Ebbene, Paolo incontrò Timoteo lì, e credo abbia personalmente affrontato Imeneo e Alessandro, come menzionato in 1:20. Poi Paolo dovette partire per proseguire il suo ministero verso ovest, ma lasciò Timoteo lì a Efeso. E Timoteo doveva sistemare il resto dei problemi nella chiesa. Paolo era via da poche settimane, e scrisse questa lettera a Timoteo per rafforzare la sua mano, per incoraggiarlo nel compito e per affinare il suo obiettivo riguardo a ciò che doveva compiere.

Ora, molte cose non andavano nella chiesa. Lo sappiamo per il carattere di questa lettera e per gli argomenti che tratta. Ma noterete che 3:14-15 ci danno una sorta di intenzione generale della lettera, “Queste cose ti scrivo, sperando di venire presto da te. Ma se dovessi tardare, vi scrivo affinché tu sappia come bisogna comportarsi nella casa di Dio, che è la chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità”, in altre parole, vi scrivo affinché sappiate com’è che la chiesa deve funzionare. Questa è una lettera per mettere la chiesa in ordine corretto.

Ora, c’erano molti problemi in quella chiesa. Uno di essi – uno di essi – riguardava il posto delle donne. Ovviamente, se la chiesa stava entrando in ambiti di falsa dottrina, ovviamente, se vi fosse stata empietà nel comportamento, questo avrebbe avuto un impatto sulle donne della chiesa così come sugli uomini. E siccome di solito ci sono più donne in una chiesa che uomini, ciò poteva indicare una grande proliferazione di problemi. Le cose non andavano bene in quella chiesa e questo influenzava le donne.

C’è un altro richiamo al capitolo 5, se noterete, al versetto 2, dove si dice che le donne devono mantenere la purezza. Dal momento che questa epistola ha una natura polemica, cioè è scritta per affrontare problemi, per attaccare questioni, possiamo presumere che l’indicazione qui sul fatto che le donne debbano avere tutta purezza possa indicare che alcune non l’avevano.

Più avanti in quel capitolo, noteremmo al versetto 6, per esempio, che alcune donne vivevano nei piaceri ed erano in realtà morte pur essendo vive. Alcune donne, quindi, avevano abbandonato la purezza, forse; alcune avevano desiderato vivere solo per il piacere. Troviamo più avanti nel passo, al versetto 11, che alcune giovani vedove avevano fatto voti e promesse a Cristo che non potevano mantenere, ma nella loro concupiscenza erano in pericolo di violare gravemente quelle promesse, e dunque portare su di sé, al versetto 12, condanna per essere state infedeli al loro impegno originale. Troviamo al versetto 13 che alcune di esse erano diventate oziose, andavano di casa in casa. Erano pettegole, ficcanaso, dicevano cose che non dovevano essere dette. Al versetto 15, alcune di esse si erano già sviate verso Satana. Nella sua seconda lettera a Timoteo a Efeso, 2 Timoteo capitolo 3 verso 6 nota che vi erano donnicciole cariche di concupiscenze, facilmente sviate da coloro che insegnavano menzogne.

Ora torniamo al capitolo 2. In questo passo apprendiamo che non solo le donne avevano problemi con la purezza, non solo si erano sviate verso Satana, infrangevano i voti fatti a Cristo, erano guidate dalle loro varie concupiscenze, ma qui c’erano alcune di quelle donne che si comportavano in modo indecente. Cioè portavano queste improprietà, impurità e immoralità nel culto della chiesa. E, con il pretesto di venire ad adorare Dio, si mettevano in mostra, e profanavano quel culto con l’abbigliamento e l’atteggiamento che tradivano un intento malvagio piuttosto che un cuore devoto all’adorazione.

Ora, è importante nella chiesa che l’adorazione sia centrale. Non è forse così? Noi siamo dedicati proprio a questo anche qui, ed abbiamo studiato molto sull’adorazione.

Quindi, nella lista delle priorità, mentre Paolo stabilisce queste cose per Timoteo, questo viene quasi in cima. Al capitolo 2, quando iniziò la discussione sulle questioni della chiesa, iniziò con il tema della preghiera evangelistica, vero? Chiamando la chiesa a pregare per la salvezza di tutti gli uomini perché Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati. E questo era il tema più importante per Paolo da affrontare, perché la chiesa di Efeso aveva sviluppato una dottrina esclusiva della redenzione che diceva che solo pochi eletti giudei che osservano la legge possono essere salvati, oppure pochi gentili eletti che riescono a raggiungere un livello di conoscenza mistica possono essere salvati, e che non è per tutti. E questa mentalità esclusivista aveva letteralmente tagliato il legame con l’evangelizzazione del mondo. E quindi egli trattò inizialmente della necessità di comprendere che Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati.

Il secondo argomento che aveva in mente era quello dell’adorazione. E l’adorazione veniva inquinata da donne che la vedevano come un’occasione per ostentare la loro ricchezza, per mostrare la loro bellezza, per mettere in scena una dimostrazione sessualmente attraente agli uomini che distoglieva il loro sguardo dal Dio vivente verso cose non adatte, certamente non adatte a un ambiente di culto. E quindi è la questione dell’adorazione che viene affrontata, e ciò porta Paolo direttamente al tema del ruolo della donna all’interno del contesto della fede cristiana.

Ora ricordate che, in merito alla preghiera evangelistica, egli si rivolse agli uomini al versetto 8. E disse che gli uomini devono essere quelli che pregano pubblicamente, e devono farlo non solo con mani sante, cioè con una vita pura; ma senza ira né contesa, cioè con un cuore puro. Quindi la vita e il cuore degli uomini erano il tema del versetto 8, e ora la vita e il cuore delle donne diventano il tema del versetto 9.

E visto che l’abbigliamento è una questione di una certa importanza per il gentil sesso, Paolo comincia con una discussione sul loro aspetto. Ed è questo il primo punto che voglio che voi notiate. Egli discute del loro aspetto. E senza alcun dubbio, secondo me, sta rivelando un problema nella chiesa di Efeso, e non solo lì, ma senza dubbio i loro problemi erano sintomatici di problemi nella chiesa ovunque.

Così, dice nel versetto 9 – guardiamolo insieme – “Similmente anche le donne si adornino..”. – letteralmente il greco dice: “in abbigliamento adornato”, e poi, saltando alla fine del versetto, diventa molto specifico: “non con trecce, né oro, né perle, né abiti costosi”. Ora, non potete davvero avere difficoltà a comprendere ciò che egli dice, è molto, molto semplice e molto chiaro, però voglio che comprendiate pienamente l’intento di ciò; quindi, voglio che lo osserviate nel dettaglio. Prima di tutto, la frase “similmente” ci riporta al versetto 8, dove dice: Io voglio dunque che gli uomini – si comportino in questo modo – similmente, anche le donne – in questo modo, “Similmente” introduce un nuovo soggetto, ma uno correlato. È una nuova dimensione del tema generale di come uomini e donne si comportano nel culto nell’assemblea dei credenti.

L’espressione “similmente” serve da transizione, all’interno di un soggetto ampio, verso un altro accento.

Per esempio, nel capitolo 3 egli inizia a parlare del vescovo, o anziano, o pastore. Poi al versetto 8 dice: “Similmente i diaconi – ed al versetto 11, “Similmente le donne – E lì ciò che egli sta facendo è, nel contesto di coloro che sono ufficialmente riconosciuti come servitori della chiesa, passa dagli anziani, ai diaconi, a quelle che conosciamo come diaconesse. Quindi la piccola parola “similmente”, che in greco è una sola parola, serve da transizione all’interno di un soggetto ampio verso un’altra dimensione di quella discussione. Così, egli passa dall’atteggiamento generale degli uomini nel culto a quello delle donne.

Ora tornate all’inizio del versetto 8 e noterete il verbo “voglio”, questo è boulomai, è il volere dell’intenzione, è il volere del proposito, è il volere della determinazione, è il volere del comando, non è thelō, il volere del desiderio, della volontà emotiva. Questo è “comando”. Porta con sé l’intento apostolico. Porta con sé l’autorità divina. Egli sta comandando che gli uomini preghino e che le donne si adornino in modo appropriato.

Ora, dopo aver stabilito che l’intento è un comando, comprendiamo che si tratta di una questione seria. E cosa specificamente egli richiede? “Che anche le donne” – il “anche” è lì per indicare che gli uomini devono comportarsi in questo modo, e anche le donne in quello – “si adornino”.

Ora lasciate che vi parli della parola “adornare”. La parola è kosmeō. Da qui deriva la parola “cosmetico”. Ha a che fare con come una donna si prepara. Significa fondamentalmente “disporre, mettere in ordine, rendere pronto”. E sta dicendo che la donna deve prepararsi. Voglio partire da questo pensiero molto semplice. Quando la donna viene al culto, vi è una preparazione coinvolta. Una donna dovrebbe prepararsi per l’adorazione. Dovrebbe rendersi pronta. Questo è dato per scontato. E quando si prepara, dovrebbe farlo con “abbigliamento adornato”. Ecco un’altra forma della parola kosmeō, dalla stessa radice: è un aggettivo, kosmios, e porta semplicemente la stessa idea. Ella deve prepararsi con la preparazione appropriata. Deve adornarsi con l’ornamento appropriato. La parola kosmios, nella forma aggettivale, significa “ordinato, decoroso, appropriato, ben disposto, ben sistemato”, quindi una donna deve venire al culto ben sistemata. Cioè, ci deve essere una preparazione per il culto, evidentemente.

Ora, la parola tradotta nella versione King James con “abbigliamento” è in realtà un termine più ampio, non si riferisce solamente ai vestiti, ma è usato in molti contesti per indicare il comportamento, l’atteggiamento o l’azione. Può riferirsi alla condotta di una donna. L’idea qui, quindi, è quella di una preparazione totale. Quando una donna viene al culto, deve essere completamente preparata. Deve essere adornata dall’interno verso l’esterno. Ed una dimostrazione di ciò è nell’abbigliamento appropriato.

Ora abbiamo detto che kosmeō significa disporre e kosmios parla dell’ordine di tale disposizione. Il sostantivo che viene dalla stessa radice è kosmos, da cui otteniamo la parola “mondo”, è tradotto molto spesso con “mondo”. Ma significa in realtà “ordine” o “sistema”, e l’opposto di kosmos è chaos. E quindi possiamo concludere che una donna non deve venire al culto in modo caotico. Cioè in disordine, in confusione, senza una preparazione adeguata, con un atteggiamento sconveniente, o con un abbigliamento sconveniente.

Ora, l’idea qui, quanto all’enfasi, riguarda l’abbigliamento, ma l’idea sottostante è l’atteggiamento, che vedremo tra poco, ovvero il timore di Dio e l’autocontrollo, però ovviamente sta parlando dell’abbigliamento, perché è molto specifico riguardo ai capelli, all’oro, alle perle e agli abiti costosi.

Il punto è questo: inizialmente, la donna deve prepararsi per il culto. E quella preparazione coinvolge un atteggiamento del cuore ed un ornamento appropriato all’esterno. Non deve venire con spirito disordinato, né con i vestiti in disordine, né in disordine in alcun modo, ma con il giusto rispetto per ciò che è il culto. Deve essere vestita in maniera adatta al culto, in modo ordinato, che si adatti allo scopo spirituale voluto da Dio per l’assemblea della chiesa. Il suo abbigliamento dovrebbe riflettere un cuore adorante, rivolto a Dio ed alla Sua gloria.

Ora Paolo non si limita a questa esortazione generale, ma diventa molto specifico alla fine del versetto 9. Guardiamolo. Dice – nel caso in cui potreste non aver capito a cosa mi riferisco – “non con trecce, né oro, né perle, né abiti costosi”, ora qui l’Apostolo colpisce alcuni stili molto specifici di stravaganza che corrompevano il culto della chiesa di Efeso e forse anche altre chiese. È molto diretto e molto pratico, e richiede la nostra attenzione e comprensione. Ora, lasciate che dica questo: Paolo non sta dicendo che le donne debbano venire in chiesa trasandate, sciatte, scarmigliate o indifferenti. Non sta dicendo questo. Non sta dicendo che non debbano essere vestite bene. Ha appena finito di dire che dovrebbero venire con giusta preparazione, il che presume che debbano essere vestite appropriatamente, in un modo che si addica sia alla grazia e bellezza di una donna, sia allo scopo ed intento dell’adorazione a Dio. Ma, così come la tendenza degli uomini poteva essere quella di dissentire, litigare, forse portare rancore, e forse sporcare le proprie mani con le cose della vita, e presentarsi con i loro peccati, la tendenza della donna poteva essere quella di occuparsi troppo del proprio ornamento esteriore, al punto da abusare del culto.

Ora permettetemi di darvi un’idea di com’era la cultura e da dove potevano provenire queste cose. C’era un uomo di nome Giovenale che visse all’incirca dal 60 al 140 d.C. Era un poeta e scrisse molte cose che abbiamo ritrovato, e così leggendo i suoi scritti possiamo ottenere una certa caratterizzazione di quel tempo nell’Impero Romano. In un documento ritrovato, scrisse questo: “Non c’è nulla che una donna non si permetta di fare. Nulla che consideri vergognoso. E quando circonda il suo collo con smeraldi verdi e fissa grandi perle ai suoi lobi allungati, tanto importante è l’opera dell’abbellimento. Tanto numerosi sono i piani e i livelli impilati uno sull’altro sulla sua testa che non presta più alcuna attenzione a suo marito”, fine citazione.

Ora Giovenale ci offre un piccolo spunto riguardo alle donne che erano ossessionate dal loro aspetto. E certamente saremmo tutti d’accordo oggi che la nostra cultura è ossessionata da questo. La nostra cultura ha il culto dell’adorazione dell’anatomia umana, l’adorazione della moda, l’adorazione delle acconciature. Voglio dire, è proprio – è la nostra cultura. E se oggi la chiesa cade sotto l’influenza di quel sistema, perché dovremmo aspettarci qualcosa di diverso nella chiesa primitiva? È sempre il sistema del mondo che cerca di insinuarsi nella chiesa, e tragicamente la chiesa, prima o poi, sembra sempre accogliere quell’invasione.

C’erano donne nella chiesa in quel tempo la cui vita era, francamente, centrata sul loro aspetto, come ci sono oggi donne nella chiesa che hanno la stessa mentalità. Vengono in chiesa con l’intento di fare una mostra elaborata del loro abbigliamento e della loro acconciatura.

Nella descrizione che Filone dà di una prostituta, che è piuttosto interessante, nel suo scritto intitolato I sacrifici di Caino ed Abele, e lì scrive questo: “Una prostituta è spesso descritta con i capelli acconciati in elaborate trecce, gli occhi contornati da linee di matita, le sopracciglia soffocate da pittura, e i suoi abiti costosi ricamati abbondantemente con fiori, e braccialetti, e collane d’oro e gioielli che le pendono ovunque”, fine citazione.

Ora, in quella cultura specifica, dunque, la donna del mondo, la donna che voleva ostentare la sua ricchezza, e ostentare la sua bellezza, e attirare l’attenzione su di sé e sedurre sessualmente qualcuno, era la donna che era vestita e truccata in modo eccessivo, esagerato, sovraccarico sotto ogni aspetto. Ora, questa era la donna del mondo. Questa rappresentava la prostituta o il tipo di persona vistosa, pacchiana, stravagante. E ciò che l’apostolo Paolo sta dicendo è: questo non può entrare in un culto senza che sia una dichiarazione esplicita, “Gente, non sono qui per adorare Dio. Sono qui per attirare la vostra attenzione”, questo è l’intento. A Roma, per esempio, Plinio racconta della moglie di Caligola, il cui nome era Lollia Paulina, e si dice che molto spesso, partecipando a qualche evento speciale, fosse ornata di perle, smeraldi e oro per un valore superiore ad un milione di dollari.

Ora, in contrasto con la donna del mondo, che era vistosa e appariscente, e voleva essere seducente, attraente e attirare l’attenzione su di sé; è interessante notare che se studiate i culti di Roma, cioè i sistemi religiosi cultuali, e studiate le religioni misteriche di quel tempo, scoprirete che avevano regole molto rigide sull’abbigliamento e l’aspetto delle donne che partecipavano a quei momenti di adorazione. I culti erano molto severi su questo fatto qui.

Per esempio, è stata scoperta un’iscrizione che recita così: “Una donna consacrata non deve avere ornamenti d’oro, né rossetto, né sbiancante per il viso, né fascia per i capelli, né capelli intrecciati, né scarpe, se non siano di feltro o di pelle di animali sacrificati”, fine citazione. Ora, quel culto religioso stava dicendo che nessuna donna può entrare qui se non è vestita in modo appropriato. Questo è ancora oggi molto presente nei culti e religioni del mondo. Se andaste, per esempio, a visitare una moschea musulmana in qualunque parte del mondo – io sono stato in diverse, in particolare in quella a Gerusalemme – se provaste a entrare in quel luogo da donna e non siete vestite in modo appropriato, non vi farebbero entrare. Anzi, vi vestirebbero loro stessi in modo adeguato per farvi entrare. In molti casi, quelle strutture religiose cultuali hanno mantenuto uno standard più alto di quanto abbia fatto la chiesa nel corso degli anni.

Quindi, potete vedere la tensione che esisteva nella congregazione di Efeso, che preoccupava Paolo e Timoteo. Ed è il fatto che la chiesa si trovava seduta in mezzo a un mondo corrotto, cercando di essere una testimonianza di pietà per tutti coloro che la circondavano. E se la chiesa contrae la malattia del mondo, allora porta disonore su Cristo e distrugge la propria testimonianza. Avere donne nella chiesa che dovrebbero essere l’emblema della pietà, ma che appaiono come prostitute o donne vistose e appariscenti che cercano di attirare l’attenzione su di sé, oppure che vengono con l’intento di sedurre altri uomini e farli diventare insoddisfatti della propria moglie, o peggio ancora, sedurli in una relazione sessuale, significherebbe bestemmiare l’intento della chiesa, certamente quando si raduna per adorare il Dio vivente e santo.

Dunque, il punto di tutto questo è che il mondo di quel tempo ed il mondo di oggi è sempre stato ossessionato con l’ornamento delle donne. E ci sono sempre donne che vogliono mettersi in mostra. E c’è un equilibrio molto delicato, una linea molto sottile, che una donna pia deve comprendere: sapere quando è vestita in modo appropriato per dimostrare la grazia e la bellezza della femminilità, per mostrare amore per il proprio marito e sottomissione a lui, ed al contempo evitare di diventare il centro dell’attenzione che fa distogliere i pensieri da Dio verso cose vergognose.

Ora dovete anche capire che, in quel tempo specifico, c’era grande povertà tra le masse. Ed una persona ricca poteva dare una dimostrazione difficile da eguagliare. Francamente, oggi non riesco a distinguere un vestito da 500 dollari da uno da 45. Devo dirvi la verità, signore. Non so bene come voi facciate. Forse voi lo sapete. È un’epoca diversa. È un giorno diverso. Ma voglio che abbiate un’idea di quel tempo affinché possiate comprendere quale fosse il problema.

A quei tempi, la gente era molto povera. Infatti, per esempio, un vestito molto costoso, indossato da una donna molto ricca, poteva costare fino a 7.000 denari. Ora, un denaro era la paga di un giorno per un lavoratore comune. Quindi 7.000 giorni di paga per uno di quei vestiti. E lei si presentava in chiesa con uno di quegli abiti molto costosi, e tutto il culto si concentrava su di lei, e tutto veniva perso. E le donne si sentivano di seconda classe, e gli uomini guardavano la propria moglie, poi guardavano a lei – snap – perché non ho sposato una ricca, sapete? Questo non contribuiva affatto al culto.

E poi c’erano quelle donne, francamente, che avevano l’intento deliberato di sedurre gli uomini. E così si presentavano vestite con abiti non modesti, abiti che mostravano sensualità, passione, lussuria, desiderio, abiti pensati per sedurre e attrarre. E così, con quei fini lussuriosi, tradivano e profanavano lo spirito dell’adorazione.

E quindi Paolo colpisce questo problema in modo molto diretto, e guardate cosa dice. Prima affronta il tema dei capelli intrecciati. Ora, questa idea dell’intrecciare, la parola antica è plaiting, P-L-A-I-T-I-N-G. Non sappiamo esattamente cosa fosse nello specifico. Era un modo di intrecciare i capelli. Significa forse che è peccato mettere le trecce alla vostra bambina o intrecciarle i capelli? No. Non è quello l’intento. L’intento è che era peccato esagerare e sviluppare un’acconciatura così elaborata da non fare altro che attirare l’attenzione su sé stesse. E ciò che accadeva era che le donne prendevano letteralmente il loro oro, argento, perle, gioielli, pettini di guscio di tartaruga e simili, e impilavano la loro fortuna sulla testa, quella era l’usanza.

Una treccia è una cosa, una treccia intrecciata con una catenina d’oro, un’altra treccia intrecciata con perle è un’altra cosa ancora, era un modo di ostentare ricchezza. Ed è di questo che Paolo parla: l’intrecciatura elaborata di una fortuna in gioielli nei capelli. L’oro, naturalmente, è sempre stato prezioso. Lo era allora, e in quei giorni le perle avevano un valore circa tre volte superiore a quello dell’oro; quindi, una donna poteva portare una fortuna sulla testa. Le donne portavano anche oro sulle dita. Lo portavano alle orecchie. Lo portavano sui sandali. Addirittura, appendevano oro ai vestiti. Ed era fuori luogo.

Ora, questo non significa che non dovreste possedere oro e perle. Ho regalato a mia moglie un anello d’oro quando l’ho sposata e le ho comprato delle perle. E le ho detto che può indossarle. Ho speso 60 dollari per quelle cose. Ma noto che stamattina non le ha indossate. Sapeva cosa avrei predicato. Non c’è nulla nella Scrittura che indichi che Dio voglia che tutti siano poveri. E ricordo molto bene, e anche voi, non è vero?, ricordate di aver letto in Cantico dei Cantici 1:9-11, come la sposa è adornata di cose splendide attorno al collo. E mi viene in mente la donna di Proverbi 31, al versetto 22, che aveva abiti così belli per onorare suo marito e apparire bella alla sua presenza. Non c’è nulla di male in questo. Il problema sorge quando quello diventa il centro della vostra attenzione, e l’intento è quello d’attirare l’attenzione su di voi attraverso ciò, e sapete che nel vostro ambiente, e nella vostra cultura, è esattamente questo ciò che fa: e così violate lo spirito del culto. Dunque, le donne non devono venire con lo scopo di attirare uomini lontano dalle loro mogli, mettendo in mostra la lussuria o la sessualità; non con lo scopo di sfilare con la loro ricchezza; non con lo scopo di ostentarsi in nessuno di questi modi. Ma le donne fanno questo, e molto spesso lo fanno per sedurre uomini.

Dopo un sermone tempo fa, sono uscito da quella porta e una donna mi ha incontrato lì, una donna vestita in modo eccessivo e non adatto alla chiesa, e mi ha porso la mano e mi ha dato qualcosa. L’ho presa, l’ho aperta, e dentro c’era... beh, un gioiello costoso e una catenina d’oro, e un biglietto che mi faceva una proposta. Ora, questo è piuttosto esplicito. Non so come si potrebbe essere più espliciti. Ma ci sono proposte molto più sottili che accadono continuamente nella chiesa. Se non lo credete, avete la testa sotto la sabbia. Guardate quanti pastori cadono. Guardate a quanta immoralità esiste nella chiesa. Non è una novità, gente. È proprio quello che sta dicendo qui: che le persone dovrebbero essere insoddisfatte della propria moglie, o del proprio stato economico, non è certamente lo scopo per cui una donna viene ad adorare. Possiamo dire, dunque, che su questa passerella della moda in chiesa, cala il sipario in questo passo.

Vestirsi, da parte delle donne, con desideri sessuali, o insubordinazione verso il marito, o per ostentare la propria ricchezza, o per ostentare la propria bellezza, per rendersi attraenti a qualcuno che non è il proprio marito, è una profanazione del culto. Per mostrarvi quanto questo sia antico, Giovanni Crisostomo, uno dei padri della chiesa antica, scrisse questo: “E cos’è dunque un abbigliamento modesto?” Commentando questo passo. “Un abbigliamento che le copra completamente e decorosamente, e non con ornamenti superflui, poiché uno è decoroso e l’altro no. Che cosa? Ti presenti davanti a Dio per pregare con capelli intrecciati e ornamenti d’oro? Sei forse venuta a un ballo? A un banchetto nuziale? A un carnevale? Lì tali cose costose potrebbero essere opportune. Qui, nessuna di esse è voluta. Sei venuta a pregare, a chiedere perdono per i tuoi peccati, a supplicare per le tue colpe, supplicando il Signore e sperando di renderlo propizio a te. Via una tale ipocrisia”.

Quindi una donna cristiana dovrebbe attirare attenzione sul suo carattere, non sul suo abbigliamento. Una donna cristiana dovrebbe dimostrare, con il suo modo di vestire e il suo comportamento, il suo amore e la sua devozione verso il proprio marito. Dovrebbe mostrare, con il suo abbigliamento e il suo desiderio, che non ha alcuna intenzione di ostentare la propria ricchezza, ma che è, nell’aspetto e nell’atteggiamento, contraddistinta da un cuore umile, evidentemente impegnato nell’adorare il Dio vivente.

E alcune donne non sposate diranno: “Aspettate un momento. Io non sono sposata. E devo attirare qualcuno al più presto”. Posso capire questo. Ma il culto non è il luogo dove farlo. Non è questa la funzione del culto. Inoltre, potrebbe proprio darsi che la persona che volete attrarre sarà maggiormente attratta dal vostro carattere pio. Me lo auguro. Sarebbe un peccato rimanere bloccate con qualcuno attratto da tutto tranne che da quello. E, a proposito, prima che questa serie sia finita dirò una parola su voi uomini che dovreste essere attratti dal carattere pio e non state dimostrando di esserlo. È ora che molti di voi si sposino. Ma affronteremo questo più avanti. Alcune di queste donne pie hanno reso più che evidente il punto della loro pietà, e alcuni di voi uomini devono rispondere. Ora torniamo al punto.

Voglio dire, conosciamo tutti 1 Samuele 16, giusto? 1 Samuele 16:7 dice: “L’uomo guarda all’apparenza esteriore, ma Dio guarda – dove? – al cuore”. Ed è questo ciò che sta dicendo qui. E se vi state chiedendo: come faccio a sapere se è giusto? Come faccio a sapere se sono vestita in modo appropriato? Controllate semplicemente il vostro cuore. Non credo sia necessario entrare nei dettagli. Non credo che dobbiamo fare un controllo degli abiti. Non starò alla porta dicendo: “Tu va bene. Tu no. Tu sì. Tu no”. Conosco un pastore afroamericano a Los Angeles che mi disse che una volta una donna si presentò alla porta della sua chiesa e lui le disse – così me lo raccontò – “Tesoro, non puoi entrare qui”. E lei disse: “Perché?” E lui rispose: “Non sei vestita in modo appropriato. Ora vai a casa e vestiti come si deve”. E mi disse: “Tornò mezz’ora dopo, io ero in prima fila, e quando entrò dalla porta, mi fermai e dissi: ‘Cara, adesso sì che vai bene. Vieni pure’. ” E disse: “Così affrontiamo il problema”.

Ecco, noi non assumeremo qualcuno che vi controlli alla porta. Non credo davvero sia necessario. Penso che sia una questione tra voi e lo Spirito Santo. E tutto ciò che dovete fare è un controllo delle motivazioni. Com’è il vostro spirito? Qual è il vostro intento? Perché siete vestite come siete vestite? Qual è il vostro scopo? Qual è il vostro obiettivo? Farete tutto ciò che potete per attirare l’attenzione di tutti su Dio, o state cercando di attirare l’attenzione su di voi?

Matteo capitolo 6, Gesù disse: “Perché vi preoccupate del vostro vestito?” Giusto? Perché ci pensate così tanto? “Cercate prima il Regno di Dio e la Sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte”. Dio provvederà a tutto questo.

Guardate 1 Pietro capitolo 3, ed è questo il passo parallelo così importante. Primo Pietro capitolo 3. Sta parlando di mariti e mogli e del loro rapporto reciproco. E mentre ne parla, arriva al versetto 3 e parla dell’ornamento della donna. E dice che l’ornamento di una donna – e qui non sta parlando solo in modo particolare della chiesa, ma sembra addirittura andare oltre, parlando di come una moglie pia possa conquistare un marito empio – “Il vostro ornamento”, dice, “non sia quello esteriore, come le trecce dei capelli”. E si riferisce a quella stessa usanza di spendere troppo tempo, troppi soldi e troppi sforzi sui capelli. Non sia quello. “Né indossare gioielli d’oro, né vestiti sontuosi, ma l’essere nascosto del cuore, con un incorruttibile ornamento di uno spirito dolce e pacifico, che è di grande valore davanti a Dio”. Ora egli dice: quando pensate al vostro ornamento, donne, non pensate ai vostri capelli, e non pensate ai vostri abiti, e non pensate ai vostri gioielli, pensate al vostro – a cosa? – al vostro cuore. Al vostro cuore.

Ora, voglio che sappiate che questo non vi sta vietando di indossare perle. Non vi sta vietando di indossare oro. Vi mostrerò perché non può essere quello il senso. Guardate di nuovo il versetto 3. “Il cui ornamento non sia l’ornamento esteriore di trecce di capelli, né di portare gioielli d’oro, né di indossare vestiti”. Ora, se intendesse che non potete intrecciare i capelli, e non potete indossare oro, significherebbe anche che non potete indossare vestiti. Ora, sappiamo che non è questo che intende. Ciò che intende è che questo non deve essere ciò che occupa la vostra preoccupazione per l’ornamento. Vestitevi, e indossate i gioielli che scegliete con discrezione, modestia e umiltà, e acconciate i vostri capelli in modo tale che non siano fonte di distrazione.

E a proposito, anche l’estremo opposto può essere altrettanto sbagliato. Venire in chiesa senza alcuna preparazione attirerà comunque attenzione su di voi. Ed è sorprendente. Il mondo si sta avvicinando a quella che, a me, sembra una moda “anti-bellezza”. Anche voi lo percepite? Vi dico, non ho mai visto così tante acconciature e guardaroba brutti in vita mia. È quasi come se le donne avessero creduto alla bugia che la femminilità è una cosa cattiva e volessero renderla il più brutta possibile. È incredibile. Incredibile.

Il punto che sto affermando è che l’ornamento della donna deve essere un cuore adornato, un cuore bello, un carattere bello. Mostratemi una donna con un carattere bello, mostratemi una donna con uno spirito dolce e pacifico, mostratemi una donna con un cuore incorruttibile, mostratemi una donna che viene ad adorare Dio, e vi mostrerò una donna di cui non dovete preoccuparvi per l’abbigliamento, perché è il cuore a dettare quella questione.

Dunque, Paolo chiama le donne cristiane, come anche Pietro, a un ornamento che esalti Dio, specialmente nel momento dell’adorazione. Ora, quando avete un matrimonio, potete vestirvi come una sposa. E quando andate a un’occasione molto formale, potete vestirvi in modo adeguato per quella. E ci può essere un tempo speciale per ogni cosa. Ma l’adorazione della chiesa è un tempo per l’umiltà. È un tempo per la mansuetudine. È un tempo per uno spirito contrito e umiliato. È un tempo per confessare i propri peccati.

Ora, questo emerge nel secondo punto. Il primo è il loro aspetto. Torniamo di nuovo al versetto 9. Il secondo è il loro atteggiamento. Questo è solo un punto breve. Solo due parole: “il loro atteggiamento”. Il loro atteggiamento nella preparazione al culto, l’atteggiamento delle donne, deve essere timore di Dio, e la versione Authorized dice “sobrietà”. Ma questo è un termine inadeguato per noi, perché pensiamo a qualcuno che non è ubriaco. Ma non è questo il significato. La parola è “autocontrollo”. Da un lato, timore di Dio. Dall’altro, autocontrollo.

L’ornamento di una donna parte dal cuore. Signore, tutto parte dal cuore. Il timore di Dio è una parola usata solo qui, la parola aidōs, significa modestia mescolata a umiltà. È una parola meravigliosa. Alla sua radice ha il senso di vergogna. Esatto. Alla sua radice ha il senso di vergogna. L’idea di fondo è un senso di vergogna.

Cosa intendiamo con questo? Che mi vergogno di essere donna? No. Mi vergogno dei miei vestiti? No. Mi vergogno di mio marito? No. Mi vergogno dei miei capelli? No. Mi vergogno se, in qualunque modo, dovessi mai contribuire al pensiero peccaminoso di qualcun altro, a un pensiero lussurioso, a un desiderio illecito, o se dovessi mai distrarre qualcuno da una corretta adorazione di Dio. È quel tipo di vergogna.

E una donna con un corretto senso della vergogna si vestirà in modo tale da non essere seducente e da non essere fonte di tentazione. La parola porta in sé l’idea innata di rigettare moralmente qualunque cosa sia disonorevole a Dio, di rifuggire il più possibile dai limiti della modestia femminile. Un lessicografo, cioè un traduttore del greco, suggerisce che la parola implica qualcosa di forte come il dolore per il peccato, che una donna possa essere così addolorata e sensibile al peccato, odiando così tanto il peccato che offende Dio, da non volersi nemmeno avvicinare a fare qualcosa che potrebbe generare nella mente di un’altra persona qualsiasi atteggiamento peccaminoso.

La parola inglese antica tradotta originariamente nella versione King James era “vergogna al volto”, questa dovrebbe essere l’attitudine di ogni donna cristiana. Nessun desiderio di andare oltre ciò che è onorevole, nessun desiderio di superare ciò che è puro, ciò che è modesto, ciò che è appropriato davanti a Dio, nessun desiderio di attrarre uomini, nessun desiderio di ostentare sessualità, ma un senso di vergogna che si addice alla vera modestia e fedeltà verso il proprio marito. E come ho detto prima, anche per una donna single quella stessa modestia, quella stessa bellezza di carattere pio, dovrebbe diventare la cosa più attraente che vi sia in lei, nel senso appropriato. E quando le donne si riuniscono nella comunione dei santi redenti per adorare Dio, sono lì per quello scopo, e tutto ciò che fanno, così come tutto ciò che fanno gli uomini, dovrebbe spingere i nostri cuori verso Dio.

La seconda parola è “autocontrollo”. Potrebbe essere tradotta in molti modi. Alcuni l’hanno resa “buon senso”, ma è davvero una traduzione troppo debole. Non rende giustizia alla ricchezza del termine. Parla davvero di padronanza di sé. In effetti, ha anche una sfumatura sessuale nella letteratura extrabiblica, e ha l’idea di controllare totalmente le proprie passioni e i propri desideri, controllare totalmente i propri impulsi. Platone disse che era una delle quattro virtù cardinali, e, applicata alle donne, disse che ha a che fare con il controllo totale dei desideri sessuali.

Parla del costante autocontrollo abituale, del continuo dominio sulle proprie passioni. Questo deve contraddistinguere le donne: che abbiano totale padronanza in quell’area, che siano lì con lo scopo di adorare Dio, impegnate esclusivamente nel timore di Dio, con un senso di vergogna che le trattenga dall’essere fonte di tentazione per chiunque.

Ora, il punto di tutto questo è ovvio. La chiesa può essere un luogo dove si adora. Oppure può essere un luogo dedicato interamente a una sfilata di vanità. Vedete, è questo ciò che mi turba profondamente quando vedo, molto spesso, in televisione, persone che dicono di rappresentare il cristianesimo, persone che affermano di essere operai e servitori del Signore, ma che tradiscono un’ossessione assoluta per il proprio aspetto. È semplicemente l’antitesi di tutto ciò che proclamano, e certamente non dovrebbe mai caratterizzare la chiesa.

Ma ci sono alcune donne egocentriche che usano l’occasione del radunarsi della chiesa per attirare l’attenzione su di sé, ostentare la propria bellezza, ostentare la propria ricchezza, la propria attrattiva davanti agli uomini, perché mancano di umiltà, mancano di mansuetudine, mancano di modestia e di controllo sui propri desideri. E ciò porta grande tragedia nella chiesa.

Credo che abbia portato grande tragedia anche in questa chiesa. Vi mostrerò esattamente dove. Guardate il capitolo 3. Qui, mentre fornisce le qualifiche per un leader nella chiesa, un pastore, un vescovo, un anziano, dice che quest’uomo che sovrintende alla chiesa, il pastore, deve essere irreprensibile, versetto 2, e poi il greco dice: “marito di una sola donna”. Non ha nulla a che fare con il divorzio. Non ha nulla a che fare, in sé, con la poligamia. Quello che sta dicendo è questo: che un uomo che guida la chiesa di Gesù Cristo dev’essere un uomo di una sola donna, cioè nel suo matrimonio, nella sua mente, nel suo cuore, devoto a una sola donna. E credo che quello fosse uno dei problemi maggiori in quella chiesa, ed è per questo che lo troviamo subito dopo questa sezione: c’erano uomini nella leadership di quella chiesa con cattiva teologia, con vite empie, e una manifestazione di ciò erano pastori che non erano fedeli alle proprie mogli. Ed è per questo che quella è la prima caratteristica elencata. Dopo l’idea generale dell’essere irreprensibile, di cui tutti gli altri elementi fanno parte, la prima cosa menzionata è “marito di una sola donna”, perché Satana vorrebbe portare donne seducenti nella chiesa per distruggere la leadership. E lo fa continuamente. E non significa che la colpa sia tutta delle donne. Non è così. Ma quelle che fanno questo, sono colpevoli.

Guardate il versetto 12. Non solo aveva influenzato gli anziani della chiesa, ma anche i diaconi. E quindi, introducendo questo pensiero riguardo ai diaconi, troviamo un parallelo: “Anche i diaconi siano mariti di una sola donna”. E 5:14: “Che le giovani si sposino”. Sapete cos’è un pericolo per la chiesa? Amati, lo credo davvero con tutto il cuore: la massa di donne single che abbiamo nella società di oggi rappresenta un pericolo molto grave per la chiesa, perché ci sono molte donne non sposate che hanno un forte desiderio di matrimonio e che si muovono nella chiesa, creando problemi enormi. Ed è per questo che si dice che devono sposarsi. Ed è per questo che dico ad alcuni di voi uomini: è difficile per loro se voi non le chiedete in moglie. E nel versetto 15 dice: “Alcune si sono già sviate dietro a Satana”. Alcune donne si erano spinte così lontano.

Tito capitolo 2, quando Paolo scrive a Tito qualcosa di simile, dice: “Le donne anziane – le donne più grandi, 2:4, devono – ammaestrare le giovani ad amare i loro mariti, ad amare i loro figli, ad essere assennate, caste, dedite ai lavori domestici, buone, sottomesse ai propri mariti, affinché la Parola di Dio non sia bestemmiata”. Apparentemente lo stesso problema c’era a Creta. C’erano donne che non erano fedeli ai loro mariti, non erano leali verso i loro figli, non stavano a casa, non facevano ciò che dovevano, non erano pure, non erano caste. E la donna che viene in chiesa cercando di creare problemi rendendosi attraente, viola la Parola di Dio.

Guardate 1 Corinzi. Voglio mostrarvi un’illustrazione molto chiara di questo problema. 1 Corinzi 5, solo brevemente, e poi un altro passo. Primo Corinzi 5. “Si ode addirittura dire”. Si ode. È noto. Circola. E non solo da una o due fonti, ma è conoscenza comune. Tutti sanno che nella chiesa di Corinto c’è porneia, fornicazione, pornografia, peccato sessuale, “E una tale fornicazione che non si trova neppure fra i pagani, che uno abbia la moglie di suo padre” – incesto. Una forma di incesto: un figlio che ha una relazione sessuale con la matrigna, molto probabilmente. Molto probabilmente non la propria madre, altrimenti lo avrebbe detto. “La moglie di suo padre” è un modo per esprimere che questa è la moglie del padre, ma non la madre del figlio, quindi un secondo matrimonio, ma comunque una forma di incesto: un uomo che abbia la moglie di suo padre. E il versetto 2 lo rende ancora peggiore. Invece di dolervi, ne siete orgogliosi. Siete gonfi. Inconcepibile. Assolutamente inconcepibile nella chiesa. Stanno tollerando immoralità, incesto, e non solo lo tollerano, ma ne sono orgogliosi, quindi ne parlano, quindi si fanno una reputazione, e la cosa è di pubblico dominio.

Ora, come lo giustificavano? Capitolo 6 versetto 13. Lo giustificavano con una specie di proverbio greco antico: “Il cibo è per il corpo e il corpo è per il cibo”. Il cibo per il corpo e il corpo per il cibo. Cosa vuol dire? È biologico. Il sesso è biologico. È solo biologia, qual è il problema? Voglio dire, siamo uomini, loro sono donne. Siamo fatti l’uno per l’altro. Il sesso è solo un atto biologico. Non preoccupatevi.

Ma dice: “Dio distruggerà sia questo che quelli, e il corpo non è per la fornicazione”. E continua parlando del fatto che unirsi a una prostituta significherebbe unire Cristo a lei. Hanno forse dimenticato che il loro corpo è tempio dello Spirito Santo? E il versetto 18 dice: “Fuggite la fornicazione”. E così via.

Dunque, la chiesa di Corinto era caduta nel peccato sessuale. Non ho alcun dubbio che nella chiesa lì accadessero gli stessi comportamenti seducenti che avvenivano a Efeso quando Paolo scrisse 1 Timoteo. E ciò porta tragedia nella chiesa. E oggi è dilagante nella chiesa. Dilagante. E quindi le donne devono comprendere qual è il principio di Dio. Sì, c’è un posto perché una donna appaia graziosa, bella, piena di grazia, e perché la bellezza del sesso più delicato, che Dio ha loro conferito, sia apprezzata. E sì, non c’è posto per un’indifferenza sciatta verso qualunque tipo di preparazione per il culto. Ma c’è un limite. E quell’equilibrio perfetto si trova in coloro che hanno il cuore a posto.

Voglio concludere leggendo una parte di Isaia capitolo 3, quindi aprite il vostro Antico Testamento, Isaia 3:16. Uzzia è ancora sul trono. E sotto il re Uzzia, che regnò per 52 anni, ci fu grande prosperità tra il popolo. Avevano pace dai nemici. Avevano una posizione forte nella guerra fredda. Avevano crescita economica. Anche la loro religione, in apparenza, prosperava. C’era ricchezza. Di conseguenza, le donne entrarono in un grossolano materialismo.

E in Isaia 3:16-24 Dio pronuncia giudizio su di loro, e voglio che vediate il perché, iniziando dal versetto 16: “Il Signore dice: ‘Poiché le figlie di Sion sono altezzose’” – cioè orgogliose – “‘e camminano con collo teso e con occhi lascivi’” – sono impegnate a sedurre – “‘camminando e facendo passettini’” – e qui si riferisce ad una camminata sessualizzata. Sono passi corti, piccoli, uno dopo l’altro, attirando l’attenzione su di sé, e inoltre “‘fanno tintinnare’” – perché avevano campanellini ai piedi. Ecco dunque le donne: escono mettendo in scena uno spettacolo per sedurre gli uomini.

“Perciò il Signore colpirà con una piaga la sommità del capo delle figlie di Sion, e il Signore scoprirà le loro parti segrete”. Questo è simbolico del giudizio di Dio. “In quel giorno il Signore toglierà l’audacia dei loro braccialetti tintinnanti, delle loro fascette, delle loro lunette a forma di mezzaluna, dei pendenti, dei braccialetti, dei veli, delle acconciature, degli ornamenti ai bracci, delle cinture, delle cassette per profumi, degli amuleti, degli anelli e degli anelli al naso, delle vesti da festa, dei mantelli, dei mantelli leggeri, delle borsette, degli specchietti, delle vesti di lino, dei turbanti e dei veli. E avverrà che invece di un profumo gradevole ci sarà putrefazione; invece di una cintura, una corda; invece di capelli ben disposti, calvizie; invece di una veste elegante, un sacco; e marchiature al posto della bellezza. I tuoi uomini cadranno di spada, i tuoi prodi in guerra. E le sue porte gemeranno e faranno cordoglio; ed essa, desolata, si siederà per terra”.

Quelle donne che sono altezzose, quelle donne che sono lussuriose, quelle donne che attirano l’attenzione su di sé per uno scopo e un intento malvagio, saranno giudicate. Questa è la Parola di Dio. Tutte quelle cose, in sé stesse, non sono malvagie. Mettere un anello al dito di una donna non è peccato. Indossare una cintura non è peccato. Ma esagerare, adornarsi per scopi di lussuria o desiderio sfrenato, o per ostentare ricchezza, è peccato – e particolarmente nella congregazione dei giusti. Vestiti vistosi, acconciature elaborate, gioielli appariscenti, desiderio sessuale – difficilmente esprimono un cuore rotto e contrito, che è ciò che il Signore cerca. Inchiniamoci in preghiera.

Voglio dirvi qualcosa mentre concludiamo. Ho predicato la Parola di Dio come Parola di Dio, ma nel mio cuore ho riconosciuto che l’ho predicata come un promemoria. E devo dirvi che ringrazio Dio per la grazia, la sensibilità e la pietà delle donne di questa chiesa. In nessun modo intendo, con questo messaggio, parlare male delle donne di questa chiesa.

È stata una gioia, in tutti questi anni, notare, per la grazia di Dio, che questa chiesa non è mai stata colpita da nessuno scandalo morale di grande entità. Rendo grazie a Dio per le donne pie. Questa chiesa non è mai stata un luogo dove dominasse la moda, né dove le persone fossero ossessionate dal loro aspetto, e benedico Dio per questo. E lodo le donne pie di questa congregazione per la loro virtù, la loro modestia, la loro sensibilità, la loro grazia e la loro bellezza, e per quello spirito dolce e pacifico che è il vero ornamento del cuore. Ringrazio Dio per questo.

Ma mentre ringrazio, sono anche vigile, come tutti noi dobbiamo esserlo, affinché, quando pensiamo di stare in piedi, non cadiamo. E quindi abbiamo molto per cui ringraziare Dio, e vi ringrazio per aver dimostrato il vostro amore per Dio e il vostro impegno nell’adorarlo. E ricordo a tutti noi la necessità di continuare a perseguire tale prospettiva santa.

Padre, ti ringrazio per queste persone in questa congregazione. Ti ringrazio per uomini con cuori puri e mani sante, per donne contraddistinte dal timore di Dio e dall’autocontrollo, le cui vite sono una testimonianza per Cristo e non un disonore. E ti chiedo, Signore, che tu possa rendere tutti noi sempre sensibili a quell’equilibrio perfetto tra l’essere ciò che tu ci hai disegnato a essere – nella bellezza e nella grazia – e il non oltrepassare i limiti della modestia.

Prego che tu aiuti ogni donna in questa congregazione a conoscere quel giusto posto e che tu sviluppi in ogni cuore quello spirito dolce e pacifico, che è la vera bellezza di una donna. E in ogni uomo, una vita santa e un cuore puro che rappresenti la vera virilità. E queste cose ti chiedo perché so che sono conformi alla volontà di Gesù Cristo. Amen.

END

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