Apriamo di nuovo le nostre Bibbie questa mattina, per lo studio della Parola di Dio, a 1 Timoteo capitolo 1. 1 Timoteo capitolo 1. Voglio tornare ai versetti dal 18 al 20 e, seppur questo sia un brano molto breve, sembra che lo Spirito di Dio abbia riempito il mio cuore di un sacco di cose da dire in relazione a questo passo; così che abbiamo cominciato la settimana scorsa, continueremo questa settimana e finiremo la prossima, dedicandoci soltanto a questi tre brevi versetti. Ma sono ricchi e dirigono i nostri pensieri verso cose di cui abbiamo bisogno.
In 1 Timoteo capitolo 1, voglio leggervi quei versetti, cominciando dal versetto 18, "Ti affido questo incarico, Timoteo, figlio mio, in armonia con le profezie che sono state in precedenza fatte a tuo riguardo, perché tu combatta in virtù di esse la buona battaglia, conservando la fede e una buona coscienza; alla quale alcuni hanno rinunziato, e così, hanno fatto naufragio quanto alla fede. Tra questi sono Imeneo e Alessandro, che ho consegnati a Satana affinché imparino a non bestemmiare".
Ora, la frase chiave che abbiamo notato lo scorso giorno del Signore si trova alla fine del versetto 18: "combattere la buona battaglia", oppure "combattere la nobile battaglia", e l’ultima volta vi ho ricordato che Paolo sta chiamando Timoteo a rendersi conto del fatto che si trova impegnato in una guerra e, nel richiamare Timoteo a questa consapevolezza, rivolge lo stesso richiamo anche a tutti noi. Dobbiamo comprendere che la nostra chiamata è quella di combattere una nobile guerra contro le forze di Satana. Nel primo capitolo, quindi, parla di questa guerra e, nell’ultimo capitolo di questa epistola, al capitolo 6 versetto 12, dice: "Combatti il buon combattimento della fede", quindi, sia all'inizio che alla fine dell'epistola, Paolo ricorda a Timoteo che egli di fatto si trova in una guerra contro le forze di Satana.
Ora, lo scorso giorno del Signore, quando abbiamo cominciato ad esaminare proprio quella frase, abbiamo considerato qualcosa della natura di questa guerra. Abbiamo visto che vi siamo coinvolti come estensione di una battaglia tra Dio e Satana. Satana, essendosi ribellato contro Dio, si mise a fare guerra a Dio per raggiungere i propri fini egoistici; cadde, e non da solo, trascinando con sé un terzo degli angeli. Ora ha una schiera di demoni che, insieme a lui, combattono contro Dio e contro gli angeli santi; e anche gli uomini, a seconda che accolgano Cristo o Lo respingano, prendono posizione in questa battaglia. Quindi, vi è un furioso conflitto cosmico tra Satana e Dio, che coinvolge demoni e angeli, uomini redenti e uomini non redenti.
Ora, il succo di tutto questo, per noi, è che, come Timoteo e come Paolo e come tutti gli altri credenti, siamo impegnati in un conflitto intimo e personale con il nemico soprannaturale di Dio; e prima lo comprendiamo, prima possiamo stabilire le giuste priorità nella nostra vita. Il nostro combattimento non è contro carne e sangue, non contro un nemico umano, ma contro principati e potestà, contro i dominatori delle tenebre di questo mondo e contro le forze spirituali della malvagità nei luoghi celesti. Tutti questi sono termini che descrivono i demoni. Siamo impegnati contro un nemico soprannaturale.
Nessuno lo comprendeva meglio dell’apostolo Paolo, che scrisse queste cose a Timoteo, e che scrisse ciò che ho appena citato da Efesini 6:12. Nessuno lo comprendeva meglio di lui che, nella propria testimonianza, dice in 2 Corinzi 12:7: «Mi è stata messa una spina nella carne, un messaggero di Satana, per schiaffeggiarmi». Qualunque cosa fosse nello specifico, egli la vedeva come un messaggero di Satana venuto contro di lui, e quindi si rendeva conto di quanto personale e ravvicinato fosse quell’attacco. Anche in 1 Tessalonicesi capitolo 2, scrive ai versetti 17 e 18: «Quanto a noi, fratelli, privati di voi per breve tempo, di persona ma non con il cuore, abbiamo tanto più cercato, con grande desiderio, di vedere il vostro volto. Perciò avremmo voluto venire da voi, almeno io, Paolo, una e due volte, ma Satana ce lo ha impedito».
Ora, Paolo conosceva bene questa guerra intima e personale, e qui, in 1 Timoteo capitolo 1, chiama Timoteo allo stesso conflitto, affinché sia consapevole di trovarsi impegnato in una seria battaglia spirituale. Di fatto, chiama Timoteo a combattere in prima linea. In effetti, il compito di Timoteo, così come viene delineato nel capitolo 1, è quello di affrontare i falsi pastori, i falsi anziani, i falsi responsabili e i falsi insegnanti nella chiesa di Efeso e, senza dubbio, nelle zone circostanti, contrastando sia la loro dottrina che la loro condotta empia. Non è un compito facile. Paolo sapeva che non era un compito facile e, sebbene avesse già dato a Timoteo istruzioni riguardo a quel compito quando si trovava con lui a Efeso, ora gli scrive una lettera per rafforzare quelle istruzioni, perché sa che è un compito difficile. E in questi tre versetti, a mo’ di riepilogo, chiama Timoteo ad adempiere quel compito come se fosse un soldato in prima linea, chiamato in un punto particolarmente acceso della battaglia per fare qualcosa di assolutamente essenziale alla vittoria dell’intero esercito. Quindi, questi tre versetti riassumono la responsabilità e il dovere di Timoteo riguardo al combattere una nobile guerra.
Ora, voglio aggiungere che Timoteo era abbastanza maturo da poter affrontare tutto questo. Era il frutto del ministero personale di discepolato dell’apostolo Paolo. Aveva viaggiato con Paolo, conosceva Paolo, aveva svolto il ministero pastorale al fianco di Paolo. Era stato là fuori, in prima linea, come evangelista, e veniva ancora chiamato a compiere l’opera di evangelista. Sapeva cosa volesse dire affrontare una società empia. Era forte nella dottrina. Era stato nutrito con le parole della buona dottrina. Era ben addestrato, ben istruito, ben preparato, a tal punto che, usando i termini definiti in 1 Giovanni 2:13-14, sarebbe stato almeno un giovane spirituale che aveva vinto il maligno mediante la propria conoscenza della Parola di Dio. Quindi, non sarebbe diventato vittima di falsi insegnamenti. Non sarebbe diventato vittima dell’eresia o dell’errore. Era abbastanza forte, abbastanza maturo da riconoscere la menzogna satanica, l’inganno satanico, da individuarlo, prenderlo di mira, colpire il bersaglio ed essere utile a Dio nell’affrontarlo. Quindi, egli è l’uomo che Dio chiama, attraverso l’espressione della volontà dello Spirito Santo per mezzo di Paolo, a combattere in questa particolare parte della battaglia.
Ora, Timoteo, come ho detto, non ha un compito facile, perché nella chiesa di Efeso si è infiltrato un gruppo di responsabili che sono agenti di Satana, e stanno seminando false dottrine dappertutto; e non soltanto promuovono l’errore, ma promuovono anche il male. Forse non promuovono apertamente il male, ma è questo il risultato a cui si arriva. Promuovono una dottrina non vera e uno stile di vita empio, e quindi Timoteo viene chiamato ad affrontare tutto questo, ed è una cosa difficile. Non ha a che fare con qualcuno che si trova in fondo alla scala, in termini di responsabilità spirituale, ma con dei responsabili.
Ora, tanto per ricordarvi quali fossero le questioni in gioco, lasciate che vi ricordi fondamentalmente due cose. Essi attaccavano la verità; vale a dire, attaccavano la sana dottrina, e attaccavano la pietà. Notate, per esempio, nel capitolo 2, che sembra persino che attaccassero la persona di Cristo, alla luce di ciò che Paolo dice a Timoteo al versetto 5 del capitolo 2: «Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, il quale diede Sé stesso come prezzo di riscatto per tutti; questa è la testimonianza resa a suo tempo. Per questo io sono stato costituito predicatore e apostolo—dico la verità in Cristo, non mento—maestro dei Gentili nella fede e nella verità».
Ora, da questo possiamo apparentemente dedurre che vi fosse una qualche forma di attacco contro la funzione mediatrice di Cristo, un qualche attacco contro la sufficienza di Cristo, un qualche attacco contro l’opera di Gesù Cristo. Lo troviamo indicato nuovamente nel capitolo 3, versetto 16. Egli dice che, senza alcuna controversia, il mistero della pietà è un grande mistero. È indiscutibile che il mistero di Dio in carne umana, perché questo è ciò che intende, il mistero di Dio che viene in carne umana, sia un mistero profondo, un grande mistero; e questo è quel mistero: «Dio è stato manifestato in carne, giustificato nello Spirito, visto dagli angeli, predicato fra le nazioni, creduto nel mondo ed elevato in gloria». E lì egli ripercorre, per così dire, la vita e l’opera di Cristo e sembra dire ancora una volta: «Guardate, questo è difficile, ma questa è la verità: l’incarnazione di Dio in Cristo».
E poi troviamo anche, nel capitolo 6 e al versetto 13—al versetto 14, piuttosto—che egli parla del Signore Gesù Cristo alla fine del versetto 14. Poi, al versetto 15, dice: «Che a suo tempo Egli manifesterà», e quindi descrive Cristo come il beato e unico Sovrano, il Re dei re e il Signore dei signori, «il solo che possiede l’immortalità»—e questo fa di Lui Dio—«che abita una luce inaccessibile, che nessun uomo ha visto né può vedere, al quale siano onore e potenza eterna. Amen». In altre parole, sta affermando e dichiarando la divinità di Gesù Cristo. Quindi, apparentemente, la divinità di Cristo era sotto attacco, la persona di Cristo era sotto attacco, l’incarnazione di Dio in Cristo era sotto attacco, la sufficienza di Cristo come Mediatore era sotto attacco. Un attacco contro Cristo.
Inoltre, non si trattava soltanto di un attacco contro Cristo, ma anche di un attacco contro il vangelo salvifico di Cristo. Tornando al capitolo 1, invece del vangelo, invece della vera dottrina, al versetto 4 viene detto che questi falsi insegnanti insegnavano favole o miti giudaici, genealogie interminabili, che non fanno altro che suscitare domande anziché fornire risposte; non producono alcuna edificazione secondo Dio e non sono conformi alla vera fede. Al versetto 5, essi non hanno una buona coscienza e una fede non finta. Si sono allontanati dalla verità e hanno deviato. Egli dice inoltre che non soltanto pervertono il vangelo, ma pervertono anche la legge. Al versetto 7, si considerano maestri della legge; la verità è che non hanno la minima idea di ciò che dicono né di ciò che affermano con tanta sicurezza. Quindi, attaccavano il vangelo salvifico di Cristo.
Al versetto 15 del capitolo 1 leggiamo: «Questa parola è sicura e degna di essere pienamente accettata»—come se alcuni non la stessero accettando—«che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo». Forse sostenevano una salvezza riservata soltanto a un’élite legalista, una salvezza riservata soltanto a coloro che riescono a osservare un determinato criterio; e così, ancora una volta, li vediamo attaccare il vangelo.
Inoltre, il versetto 17: «Al Re eterno, immortale, invisibile, all’unico sapiente Dio, siano onore e gloria nei secoli dei secoli», è ancora una volta un’affermazione del vero Dio. Tutte queste cose parlano di un attacco contro la sana dottrina, e nel capitolo 2 troviamo che, al versetto 3, questo è buono e gradito davanti a Dio, nostro Salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità. Forse negavano che la salvezza fosse sufficiente per tutti gli uomini. Forse negavano che la salvezza fosse disponibile per tutti gli uomini. Poi, nel capitolo 4, versetto 1, viene detto che insegnavano dottrine di demoni, provenienti da spiriti seduttori, e che inducevano alcuni ad abbandonare la vera fede, l’unica fede che salva. Al versetto 2, proferivano menzogne con ipocrisia.
E così, in questa epistola, Timoteo viene ripetutamente esortato a predicare il sano insegnamento in contrasto con l’insegnamento malsano. Ecco, dunque, questi uomini che erano saliti ai vertici della responsabilità spirituale e insegnavano menzogne, menzogne su Cristo, menzogne sul Suo vangelo salvifico, e si trovavano in una posizione di autorità con tutte le credenziali giuste.
Non so se abbiate letto il Los Angeles Times la settimana scorsa. Un giorno, sulla prima pagina, nella colonna principale a sinistra, c’era un articolo che riferiva di una riunione di quelli che erano presumibilmente tutti gli studiosi del Nuovo Testamento, i quali avrebbero votato per decidere se ciò che Gesù aveva detto fosse veramente vero. Avrebbero votato su questo, come se fosse qualcosa su cui si debba votare. La cosa tanto triste è che si tratta di persone che si sono mascherate da insegnanti del Nuovo Testamento, ma non conoscono né ciò che insegnano né il Dio del quale parlano. E non hanno alcun diritto al mondo di votare sulla veridicità delle parole di Gesù Cristo. Il solo affermare che una cosa simile sia necessaria significa attaccare la credibilità della Parola di Dio e del Cristo di Dio, ed è precisamente questo il loro intento.
Stanno attaccando la verità riguardo a Cristo e la verità del vangelo salvifico. È tipico dei falsi insegnanti, dei falsi anziani, dei falsi pastori, dei falsi profeti e degli apostati attaccare la persona, l’opera, la predicazione e l’insegnamento del Signore Gesù Cristo. Lo fanno perché agiscono sotto l’impulso di Satana, e l’attacco di Satana è rivolto contro Dio e contro il Suo Cristo, e quindi si manifesta per bocca dei falsi insegnanti. Non sono semplicemente anime animate da buone intenzioni che hanno commesso un piccolo errore nella loro comprensione; sono agenti di Satana.
Ora, la seconda cosa che vediamo in 1 Timoteo non è soltanto un attacco contro la verità riguardo a Cristo e alla Sua opera, ma anche un attacco contro la rettitudine della condotta, cioè contro una vita pia e la moralità biblica. Tornando al capitolo 1 versetto 5, viene detto che essi non sono persone che manifestano amore procedente da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede non finta. Non hanno alcuna integrità di carattere. Non sono puri. Le loro coscienze non sono limpide, e una coscienza limpida è il risultato di una vita pura, di un cuore puro. Ma si sono sviati da queste cose e potrebbero benissimo essere descritti nei versetti 9 e 10 come iniqui, ribelli, empi peccatori, scellerati e profani, uccisori di padri e di madri, omicidi, fornicatori, omosessuali, rapitori, bugiardi, spergiuri e così via.
La loro moralità corrispondeva alla loro dottrina. Era tanto errata quanto la loro teologia. Essi, come quelli dei quali leggiamo al versetto 19, avevano fatto naufragio quanto alla fede. Al versetto 20, avevano bestemmiato, vale a dire, avevano parlato male del vero Dio. Nel capitolo 2, dai versetti 8 al 10, vediamo che le donne avevano sostituito la pietà interiore con l’ornamento esteriore, e il versetto 10 dice che avrebbero dovuto piuttosto adornare la loro professione di pietà con opere buone che con un abbigliamento esteriore.
Troviamo anche, nel capitolo 4, che Paolo ricorda a Timoteo che deve essere un buon ministro, nutrito con le parole della fede e della buona dottrina che ha seguito, e che deve rifiutare le loro favole profane e da vecchie; e poi dice questo: «Esercitati piuttosto alla pietà, perché l’esercizio fisico è utile a poca cosa, ma la pietà è utile a ogni cosa». Essi erano preoccupati dell’esteriore, di ciò che si vede e di ciò che è fisico, e Paolo dice: è meglio che vi impegniate ad esercitare ciò che conduce alla pietà. Ora, ricordate, vi ho detto che «pietà» è una parola chiave nelle epistole pastorali.
Nel capitolo 5 troviamo la stessa cosa al versetto 11. C’erano vedove più giovani che, seguendo i propri desideri, si ribellavano a Cristo. Al versetto 12, avevano rinnegato la loro prima fede. Al versetto 13, erano oziose, andavano di casa in casa invece di rimanere nelle proprie case e fare ciò che erano chiamate a fare come donne di Dio. Erano pettegole, oppure divulgatrici di maldicenze, intriganti, e parlavano di cose delle quali non avrebbero dovuto parlare. E al versetto 15, alcune si erano già sviate per seguire Satana, e questo ha a che fare con la loro condotta. E persino alcuni dei responsabili, naturalmente, guidavano gli altri in queste cose, ed è per questo che avevano bisogno di essere disciplinati, come Paolo continua poi a spiegare nel capitolo 5.
Il capitolo 6 versetto 1 parla del fatto che il nome di Dio e la Sua dottrina non debbano essere bestemmiati, il che indica che stavano avvenendo cose blasfeme. C’erano ogni genere di discussioni, al versetto 4, dispute, invidie, contese, maldicenze, cattivi sospetti, vane discussioni di uomini dalla mente corrotta e privi della verità, i quali supponevano che il guadagno fosse la pietà. Ma la pietà con animo contento è un grande guadagno. In altre parole, avevano pervertito la dottrina e la purezza della vita. Questo è il punto, ed è da lì che proveniva l’attacco. Quindi avete due cose: errore e male, errore e male, e Timoteo viene chiamato ad affrontarli ai più alti livelli.
Di fatto, se guardate il capitolo 3, i primi quindici versetti trattano delle qualifiche necessarie per un responsabile. Queste cose non vengono presentate nel vuoto, non sono state semplicemente inserite qui senza alcun rapporto con il contesto; sono qui perché vengono presentate come un contrasto, vengono presentate come un contrasto. C’erano ogni genere di persone, al versetto 1, che desideravano l’ufficio di sorvegliante. C’erano molte persone che volevano ricoprire ruoli di responsabilità spirituale. Qui viene detto che desideravano l’ufficio di sorvegliante. Nel capitolo 1 veniva detto che desideravano essere dottori della legge. Volevano essere insegnanti e responsabili. Ma Paolo dice che non potete metterli in quella posizione a meno che non abbiano queste qualifiche, e io credo che queste qualifiche vengano presentate per contrasto. Devono essere irreprensibili anziché peccatori e malvagi come quelli che avete. Devono essere mariti di una sola moglie, anziché uomini attratti da più donne. Devono essere temperanti, assennati e di buona condotta, in contrasto con quelli che occupano posizioni di responsabilità e non sono così. Vedete, tutto questo viene presentato per contrasto.
Nel capitolo 5, dal versetto 17 in poi, egli dice che, quando trovate persone che non sono ciò che dovrebbero essere, dovete disciplinarle pubblicamente davanti a tutta la chiesa. Quindi Timoteo ha un vero compito da svolgere. Deve eliminare tutti questi falsi responsabili, mandarli fuori dalla chiesa, disciplinarli nella chiesa, chiamarli a rendere conto, chiamare il popolo a schierarsi attorno alla verità della rivelazione di Dio e a una vita pia, e questo non è un compito facile. Quindi si trova in prima linea, proprio in prima linea, e credo che la situazione sia poco, molto poco diversa da quella che abbiamo oggi. E forse nella nostra chiesa non stiamo sperimentando tutte queste cose, ma nel cristianesimo che ci circonda certamente sì, e anche noi siamo in prima linea mentre Satana cerca di distruggere la nostra fede nella persona di Cristo, cerca di distruggere la nostra fiducia nell’opera di Cristo, cerca di distorcere il vero vangelo salvifico, di portare le persone a tollerare il male, il peccato e qualsiasi genere di stile di vita nel nome del cristianesimo, e di distruggere la vera opera di Dio. Ora, nel mezzo di questo ardente conflitto, che cosa deve comprendere Timoteo? Ebbene, deve comprendere la propria responsabilità verso tre soggetti ai quali deve rendere conto: la chiesa, il Signore e infine gli stessi bestemmiatori, cioè i nemici. Affronteremo la terza la settimana prossima. Questa mattina voglio che consideriate le prime due.
Prima di tutto, e questo vale per Timoteo come anche per noi, impariamo qui la stessa lezione. Per vincere, per combattere la nobile battaglia nel modo in cui deve essere combattuta, dobbiamo prima comprendere la nostra responsabilità verso la chiesa, alla quale dobbiamo rendere conto, ed è questo che Paolo dice a Timoteo all’inizio del versetto 18: «Ti affido questo incarico, Timoteo, figlio mio, in armonia con le profezie che sono state fatte a tuo riguardo, perché tu combatta in virtù di esse la nobile battaglia». Quindi, la prima cosa è \ la responsabilità di Timoteo verso la chiesa, alla quale egli deve rendere conto.
E lasciate che vi mostri che cosa intendo. Paolo dice questo: «Io ti do un ordine, ti è stato affidato un incarico, e delle profezie hanno confermato che devi combattere questa nobile guerra». Ora, tutte queste cose fanno riferimento alla chiesa. Paolo, in quanto apostolo nella chiesa, ordina a Timoteo di adempiere una missione affidatagli da quello stesso apostolo e confermata da coloro che nella chiesa possedevano il dono della profezia. Egli ha una responsabilità verso coloro che, all’interno della chiesa, furono guidati dallo Spirito di Dio a chiamarlo al ministero, affinché adempisse quel ministero.
Prima di tutto, consideriamo l’ordine. La parola «incarico» nella Versione Autorizzata significa «ordine». Si riferisce a un ordine militare, un ordine militare. Viene usata in questo senso nel capitolo 1 e viene usata qui nello stesso senso. È un ordine militare. Non è qualcosa di cui si discute; è qualcosa che viene dato come ordine da eseguire. Timoteo è sottoposto a un obbligo militare, e questo non è nuovo. Guardate al capitolo... dovrei dire che questo non è un caso isolato. Non è un caso isolato. Nel capitolo 5 versetto 21, Paolo dice, usando un termine greco diverso ma con lo stesso significato, al capitolo 5 versetto 21: «Ti scongiuro» o «ti ordino», parlando a Timoteo, «davanti a Dio, al Signore Gesù Cristo e agli angeli eletti, di osservare queste cose». Ora, queste sono parole molto forti. «Io te lo ordino e ti ritengo responsabile davanti a Dio, a Cristo e agli angeli santi ed eletti».
Nel capitolo 6 versetto 12, egli dice: «Combatti il buon combattimento», e così via, e poi al versetto 13: «Ti ordino», e qui usa la stessa parola del capitolo 1, «ti ordino davanti a Dio che dà vita a tutte le cose». Poi, al versetto 14: «Di osservare questo comandamento senza macchia e in modo irreprensibile fino all’apparizione del Signore Gesù Cristo». Quindi sta dando un ordine a Timoteo, come un generale darebbe un ordine a un colonnello, gli sta ordinando di fare questo.
Amo questo aspetto, perché colloca la responsabilità di Timoteo nella categoria del dovere. Dovere. Ora, quando pronuncio questa parola, mi rendo immediatamente conto che ci sono molte persone che non la comprendono. Dovere? Non è una parola della quale ci piace parlare. Oggi non ne sappiamo nulla. Nel cristianesimo conosciamo la libertà. Conosciamo il successo spirituale. Parliamo di gioia e di pace. Parliamo di realizzazione. Parliamo di una sorta di soddisfazione spirituale. È un modo di pensare tutto incentrato sull’appagamento personale, ma sappiamo pochissimo del dovere, pochissimo del dovere, e questo fa parte di ciò che è stato edificato nella nostra cultura e che si è fatto strada nella chiesa. Siamo una cultura priva di disciplina. Siamo una cultura completamente dedita all’autocompiacimento, e così nella chiesa ci ritroviamo con molte persone concentrate soprattutto sulla propria soddisfazione, e qualunque cosa le faccia sentire bene, qualunque cosa vogliano particolarmente fare o non vogliano fare, governa la loro vita. Non sanno nulla del dovere, sanno pochissimo del dovere. Nel nostro modo di pensare, non siamo un popolo vincolato dal dovere.
Questa settimana, mentre tornavo in aereo da Cleveland, dopo aver parlato per alcuni giorni ad alcuni pastori laggiù, c’erano sull’aereo due giovani uomini che erano pastori di una chiesa nella zona di Baltimora, e mi dissero: «Potremmo parlare con lei?». Io dissi... uno dei due mi chiese se poteva parlare con me, e io risposi: «Certo, ne sarei felice, ma lasciatemi dedicare qualche ora a finire il mio sermone e poi, prima di atterrare, trascorreremo un po’ di tempo a parlare». Così cominciammo a parlare mentre volavamo da Las Vegas a Los Angeles e stavamo scendendo di quota, ed essi mi facevano molte... lui mi faceva molte domande.
Poi continuammo a parlare sempre di più e, alla fine, eravamo arrivati al cancello d’imbarco e stavamo ancora, in un certo senso, parlando, e lui mi disse: "Come fa a sapere quali siano le priorità della sua vita? Voglio dire, ha un college, un ministero radiofonico, un ministero di registrazioni, scrive libri e ha il ministero della chiesa. Come fa a saperlo?". E, fondamentalmente, mentre cominciavo a rifletterci, persino mentre parlavo con lui e anche dopo, la mia vita si riduce essenzialmente a una cosa molto semplice. Credo che Dio mi abbia chiamato a un certo dovere, e posso confessarvi onestamente che non trascorro necessariamente il mio tempo facendo ciò che voglio fare.
Di fatto, dissi a questo giovane: "Non riesco a ricordare l’ultima volta in cui ho fatto qualcosa soltanto perché volevo farla, semplicemente per il gusto di farla. Sono vincolato dal dovere a fare determinate cose, e quelle sono le cose che credo Dio mi abbia affidato. Ci sono altre cose che forse mi piacerebbe fare, ci sono altre cose che forse desidererei fare, ci sono alcune cose che forse desidererei non fare, ma sono tenuto a fare le cose che credo Dio mi abbia dato da fare".
E il giovane, mentre parlavamo, disse: "Credo che lei sappia che cosa ha nel piatto, non è vero? E che cosa deve mangiare". E io dissi: "Beh, spero di sì". Ma ho cercato di restringere la mia vita al compimento del dovere che Dio mi ha dato, e questo per me va benissimo. Mi sento davvero molto più realizzato nel sapere di compiere il mio dovere verso Dio di quanto non mi sentirei sapendo di fare sempre ciò che voglio. Ma nel cristianesimo contemporaneo vi è pochissima comprensione di questo. Non è una cosa popolare limitarsi a fare il proprio dovere. Voglio dire, per alcune persone è già sorprendente che riescano persino a presentarsi qui, eppure avete il dovere di adorare Dio, di essere fedeli.
Recentemente parlavo con un pastore che mi disse: "Quando le persone diventano membri della nostra chiesa, firmano un patto con il quale si impegnano a essere presenti la domenica mattina, la domenica sera e il mercoledì sera; e se non ci sono, andiamo a trovarle e chiediamo loro perché, perché riteniamo che abbiano il dovere di adorare Dio, di riunirsi con il Suo popolo redento, di usare i loro doni spirituali e di partecipare alla preghiera e alla comunione", e così via. Mi domando che cosa accadrebbe se stabilissimo questo come condizione per frequentare la Grace Community Church: dovreste venire la domenica mattina, la domenica sera, trascorrere diligentemente del tempo in preghiera e nello studio della Parola e parlare di Cristo alle persone. Quante persone si sentirebbero vincolate dal dovere ad adempiere queste cose? Oppure quante persone verrebbero immediatamente squalificate nel giro di una sola settimana? Vedete, sappiamo ben poco del dovere.
Uno dei miei figli mi raccontava questa settimana di una persona che presta servizio nel... credo sia il programma Search qui alla Grace Church, e quella è l’unica attività alla quale partecipa. Non riesce proprio a trovare il modo di essere presente a nient’altro. La mia risposta è questa: se non riuscite a partecipare all’adorazione della domenica mattina e della domenica sera, a crescere insieme alla chiesa e ad ascoltare la Parola di Dio predicata, non dovreste servire nella chiesa, perché non sapete dove ci troviamo. Non sapete dove stiamo andando. Non potete rafforzare ciò che lo Spirito di Dio ci sta insegnando e non state progredendo nel vostro sviluppo e nella vostra crescita spirituale in risposta a ciò che la Parola di Dio vi insegna; e io non credo di essere qui semplicemente perché mi piace esserci, credo di essere qui a insegnare la Parola di Dio perché questo è il desiderio di Dio per il Suo popolo.
So che ci sono alcune persone che riescono a malapena a venire al culto. Partecipano a una lezione e poi vanno a fare colazione. Beh, mi rendo conto che l’acqua cerca il proprio livello e che ci sono alcune persone un po’ superficiali nella dimensione spirituale; ma, prima o poi, qualcuno deve fare i conti con il dovere, se vuole arrivare alla fine della propria vita con qualcosa da mostrare per tutta l’eternità, alla gloria di Dio. È una questione di dovere.
Guardate con me Luca 17, e questo è... questa è un’estensione di ciò che Paolo sta dicendo, ma guardate Luca 17, un passo che, ne sono abbastanza certo, viene in qualche modo trascurato. Di fatto, potreste scoprire che, a parte quando avete letto tutta la Scrittura, non avete mai riflettuto su questo passo, oppure non lo fate da molto tempo. Ma ascoltate ciò che dice, Luca 17:7: "Chi di voi, avendo un servo ad arare o a pascolare il bestiame, gli dirà, quando sarà tornato dai campi: ‘Vieni subito a metterti a tavola’?". Chi di voi dirà a un servo, quando rientra: "Oh, siediti e mangia"? No. "Non gli dirà piuttosto: ‘Preparami la cena, rimboccati le vesti’", vale a dire, indossa gli abiti appropriati, "‘e servimi finché io abbia mangiato e bevuto; dopo mangerai e berrai tu’?". Voglio dire, questo è ciò che fa un servo. "Tu vieni, mi servi; poi potrai mangiare e bere anche tu".
"Ora, ringrazia forse quel servo perché ha fatto le cose che gli erano state comandate? Non credo", dice Gesù. "Così anche voi, quando avrete fatto tutte le cose che vi sono state comandate, dite: ‘Siamo servi inutili; abbiamo fatto ciò che era nostro’"... che cosa? ... "‘nostro dovere’". Il nostro dovere. "Non conferitemi una laurea ad honorem, non acclamate me come un eroe, ho semplicemente compiuto il mio dovere". Voglio dire, che cosa ne è stato del semplice compiere il proprio dovere? Del semplice adempiere le proprie discipline spirituali alla gloria di Dio?
Paolo ne sapeva molto. In Atti 26 dice: "Quando fui affrontato dal Signore Gesù Cristo sulla via di Damasco"... sta rendendo la propria testimonianza ad Agrippa, e dice: "O re Agrippa, io non sono stato disubbidiente alla celeste visione". E quella visione celeste era, fondamentalmente, un ordine del Signore Gesù Cristo. Egli disse: "Paolo, in sostanza, Io ti ho costituito ministro e apostolo dei Gentili". E Paolo dice: "Non sono stato disubbidiente". Paolo sapeva tutto del dovere. "Guai a me se non evangelizzo", 1 Corinzi 9. "Sono vincolato dal dovere. Sono sotto un obbligo divino di usare il mio dono e adempiere la mia chiamata".
Ricordate, in Esodo capitolo 4, quando Dio affidò a Mosè il suo dovere e Mosè cominciò a tergiversare, a tirarsi indietro, ad accampare scuse e a dire: "Oh, non posso fare questo, non posso fare quello, non so parlare", e così via; e il Signore si adirò molto contro Mosè perché egli voleva sottrarsi a ciò che costituiva un dovere divino. Dio affidò quel dovere a Isaia. Dio affidò quel dovere a Geremia. Dio affidò quel dovere a Ezechiele. Dio affidò un dovere a Giona. Ricordate che cosa fece Giona con il proprio dovere? Andò nella direzione opposta e, a causa di questo, finì in un disastro.
Vedete, ogni predicatore e ogni servo del Signore è, in un modo o nell’altro, vincolato dal dovere; e vorrei che avessimo... vorrei che avessimo una società composta da persone disciplinate, da persone che comprendono il dovere spirituale, e non soltanto i capricci, la volontà e i desideri di una mentalità contemporanea debole, irresoluta e priva di spina dorsale. Ogni predicatore è sotto un ordine. Quando Paolo disse a Timoteo, in 2 Timoteo capitolo 4: "Io ti scongiuro"... questo è il capitolo 4 versetto 1... "Io ti scongiuro davanti a Dio e al Signore Gesù Cristo, che giudicherà i vivi e i morti alla Sua apparizione e nel Suo regno: predica la Parola".
Vi dirò, mi piacerebbe impartire quell’ordine a molte persone. A volte incontro persone che sono nel ministero e non predicano la Parola. Predicano questo, quello, quest’altra cosa e quell’altra ancora. Questa settimana parlavo con alcune persone che mi dissero di trovarsi in una chiesa dove tutto ciò che ricevevano erano recensioni di libri e analisi della società contemporanea; e se queste persone sono state veramente chiamate, viene voglia di ordinare loro di predicare. D’altra parte, a volte incontro dei giovani che dicono: "Beh, sono stato chiamato a predicare. Dio ha posto la Sua mano su di me". Beh, quando avete predicato l’ultima volta? "Oh, non ho ancora cominciato". "Beh, amico mio, se sei stato chiamato a predicare, ti ordino, nel nome di Gesù Cristo: predica". "Beh, dove dovrei predicare?". "Beh, non lo so, predica. Io ho cominciato in una stazione degli autobus. La gente pensava che fossi pazzo. All’angolo di una strada. A volte sotto la pioggia. Trova un posto. Trova un posto e predica la Parola".
Guardate Ezechiele 33, e vi mostrerò qualcosa che ritengo triste ma vero. Riflette questo stesso pensiero. Ricordate ciò che Paolo disse a Timoteo: "Predica la Parola; insisti"... quando? ... "in ogni occasione favorevole e sfavorevole". Questo significa quando è ben accolta e quando non lo è, che piaccia loro oppure no; e voglio che vediate qualcosa che è davvero triste. Ezechiele capitolo 33 versetto 30: "Quanto a te, figlio d’uomo, i figli del tuo popolo parlano di te presso le mura e alle porte delle case, e parlano l’uno con l’altro, ciascuno con il proprio fratello, dicendo: ‘Venite, vi prego, e ascoltate quale sia la parola che procede dal Signore’".
Le persone si riuniscono tutte e dicono: "Ah, andiamo ad ascoltare quel profeta. Accidenti, quel poveretto è laggiù a proclamare quel messaggio da parte del Signore. Andiamo ad ascoltarlo". In realtà non sono dalla sua parte, sono contro di lui, dice il testo; ma vogliono andare ad ascoltarlo, è una novità: "Quindi andiamo ad ascoltarlo. Sentiamo che cosa ha da dire".
E così, al versetto 31: "Vengono da te come fa il popolo e si siedono davanti a te come se fossero il Mio popolo". Quindi avete una moltitudine mista. Avete quelli che sono lì e ricevono la Parola di Dio, e poi avete questi altri; e si siedono lì e ascoltano le vostre parole, ma non le mettono in pratica. Non sono interessati a rispondere. Non le metteranno in pratica. "Con la loro bocca mostrano molto amore, ma il loro cuore va dietro alla loro cupidigia". Sono interessati al proprio conto in banca, alle azioni, alle obbligazioni, alle case, alle automobili, ai terreni, alla crescita, al successo e alle cose del mondo; e con la bocca, oh, vi dicono cose tanto belle: "Sermone meraviglioso, pastore, magnifico, oh, ci è piaciuto tanto", ma non fanno ciò che dite. "E tu sei per loro come una canzone d’amore, cantata da uno che ha una bella voce e sa suonare bene uno strumento". Voglio dire, è molto piacevole. "Poiché ascoltano le tue parole, ma non le mettono in pratica". "A loro piace ascoltarti". "Oh, sei una curiosità, Ezechiele, ma non fanno ciò che dici".
Egli predicò per tutto il suo ministero a persone di questo genere, ma predicò fedelmente. Perché? Perché era sotto un ordine. Era sotto un ordine. Ora, tornando a 1 Timoteo, questo è esattamente ciò che Paolo gli sta dicendo: "Io te lo ordino". E su quale base? Sulla base dell’ispirazione dello Spirito Santo. "Io parlo da parte di Dio. Io te lo ordino".
E oggi gli uomini non ascoltano. Sicuramente, nella chiesa di Efeso, ce n’erano alcuni che non ascoltavano, e oggi ce ne sono molti che non vogliono ascoltare. In Isaia 6, Dio disse a Isaia: "Non ascolteranno. I loro occhi saranno ciechi. I loro orecchi saranno sordi. Il loro cuore sarà insensibile e non ascolteranno". Ed è vero. Predicate con tutto il cuore, predicate con tutto il cuore, e loro non ascoltano. Di fatto, oggi la predicazione è alquanto svalutata, specialmente se vi limitate a predicare sempre la Bibbia. Le persone accusano me e altri che fanno questo di essere molto chiusi di mente. "Povero MacArthur, ha una visione a tunnel, è una persona così unidimensionale".
Ero seduto sull’aereo mentre andavo laggiù. Mi capitano sempre queste esperienze in aereo, non so perché, ma mi siedo per studiare e questo tizio si siede accanto a me, un uomo davvero grosso, enorme. Sta mangiando il suo pranzo, bevendo la sua vodka e divertendosi un mondo; io sto studiando la mia Bibbia e scrivendo tutte queste cose da dirvi qui quando arriverò domenica. E, mentre il viaggio prosegue, l’aereo continua a sobbalzare e a sballottarci da una parte all’altra, quindi forse durante il volo stava pensando a Dio, non lo so; ma, comunque, alla fine si volta verso di me e mi dice... aveva visto la mia Bibbia e che stavo scrivendo, e dice: "È bello sapere che tutto ciò che abbiamo bisogno di sapere si trova in un solo libro, non è vero?". Voglio dire, ecco un pagano non rigenerato che sa ciò che metà del cristianesimo non sa neppure, e neanche la maggior parte dei professori di seminario. "È bello sapere che tutto ciò che abbiamo bisogno di sapere si trova in un solo libro", dice, e poi si mette un po’ a ridere, perché quella roba vi fa ridere, anche quando le cose non sono divertenti.
E io dissi: "Che cosa le fa dire questo?". A quel punto la conversazione era davvero partita, ed era magnifico. Magnifico per me, perché ebbi l’opportunità di dirgli alcune cose che aveva bisogno di sapere. Era un dentista e aveva fatto ciò che fanno normalmente le persone non salvate: viaggiano in giro e si divertono; aveva girato la California per un paio di settimane, divertendosi moltissimo. Ecco un uomo che non va in chiesa, non conosce il Signore, e dice che tutto ciò che abbiamo bisogno di sapere si trova in questo libro. "Beh, amico mio, se crede questo, allora ciò pone su di lei una responsabilità piuttosto pesante". Beh, avemmo una buona conversazione al riguardo, e daremo seguito a quella conversazione.
Ma, sapete, quando cominciate a predicare la Parola di Dio, anche se vi è una sorta di... suppongo, un assenso iniziale alla Scrittura, non appena cominciate a predicarla le persone iniziano molto rapidamente a tirarsi indietro. Beh, viviamo in un’epoca caratterizzata da una mentalità plasmata dai mezzi di comunicazione, sapete; se avete intenzione di predicare, voglio dire, rendetelo interessante. È difficile competere, sapete. Questa settimana ho letto che, in un’ora media di televisione, si verificano 13,3 atti di violenza. In una qualsiasi ora della fascia televisiva di maggior ascolto vedrete 13,3 atti di violenza. È difficile competere con questo. Io non riesco a compiere neppure un atto di violenza mentre predico un intero sermone. Non posso mettere delle scenografie, non posso... voglio dire, ho conosciuto uomini che hanno cercato di combattere questa cosa.
C’è un uomo nella California settentrionale, e loro fanno degli allestimenti scenici. Una volta predicò sul materialismo e venne fuori una Corvette con una ragazza sdraiata sul cofano, sapete. Ma io non sono portato per queste cose, devo confessarlo. Non è il mio stile. Ma, voglio dire, suppongo che abbia comunicato una qualche idea, non so quale fosse. Ma la predicazione fa... fa fatica a farsi strada nel cuore delle persone, perché siamo stati addestrati a non essere interessati a meno che ogni cinque minuti non esploda qualcosa. Le persone hanno perso la capacità di concentrarsi e di meditare. E, quando vengono lasciate a sé stesse, non pensano neppure molto bene.
C’è un atteggiamento contrario all’autorità. Se vi trovate in una posizione di autorità e dite: "Questa è la verità", reagiscono immediatamente in modo negativo, perché tutti sono contrari all’autorità in una società che dice: "Comando io". E c’è una mentalità critica: tutto è sottoposto a critica. Non c’è rispetto. Poi vi è un orientamento psicologico. Le persone vogliono una psicologia spicciola dal pulpito, non la Parola di Dio, e ci sono molte persone che danno loro della psicologia spicciola.
Ma l’ordine dato a Timoteo era molto semplice. L’ordine è quello di combattere la nobile guerra contro i nemici schierati con Satana, e questo deve essere fatto usando la Parola di Dio; ed è per questo che, lungo tutta l’epistola, Paolo dice che deve nutrirsi della sana dottrina. Quindi avete un ordine. A prescindere da ciò che gli uomini dicono, a prescindere dall’espressione dei loro volti, a prescindere dal fatto che vengano da voi, vi stringano la mano, vi dicano quanto siete bravi, pensino che parliate meravigliosamente e poi non facciano ciò che dite, voi continuate a farlo e continuate a richiamarli al dovere che Dio esige da loro.
Seconda cosa. La prima era un ordine; la seconda cosa, nel suo rapporto con la chiesa, era un incarico. Un incarico. Guardate ciò che dice, questo secondo verbo principale: "Questo ordine io affido"... in realtà, il primo non è un verbo, il primo è un sostantivo: "Questo ordine io affido", o "consegno, a te". Ora, qui aggiunge un’altra dimensione e dice che non soltanto ha un ordine, ma ha anche un incarico. "Io affido questo a te". La parola paratithēmi è una parola usata per indicare un deposito che mettete in banca, un deposito di valore. Paolo affidò a Timoteo un deposito prezioso. Che cos’era? Era un deposito di verità. Era un deposito di verità, che è più prezioso di qualsiasi altra cosa. 2 Timoteo 2:2: "Le cose che hai udite da me in presenza di molti testimoni, affidale a uomini fedeli". "Io le ho affidate a te; tu custodiscile e affidale ad altri". Egli disse ripetutamente a Timoteo di custodire con cura quel sacro deposito.
Tornando al capitolo 1 versetto 11, dice: "Il glorioso vangelo del beato Dio mi è stato affidato", ed egli lo ricevette da Gesù. Leggete Galati 1. Paolo lo ricevette da Gesù. Paolo prese poi quel deposito che aveva ricevuto da Gesù, la sana dottrina, quel vangelo, quella verità biblica, e lo trasmise a Timoteo, e dice: "Timoteo, tieniti stretto questo deposito, non permettere che venga adulterato, non permettere che venga alterato e non cambiarlo". Alla fine dell’epistola, capitolo 6 versetto 20: "O Timoteo, custodisci ciò che ti è stato affidato". "E non ascoltare tutte quelle chiacchiere profane e vane e quella falsa scienza. Custodisci ciò che ti è stato affidato". 2 Timoteo 1:14... guardate questo... versetto 13: "Ritieni la forma delle sane parole". Versetto 14: "Custodisci, mediante lo Spirito Santo, il buon deposito che ti è stato affidato". "Non lasciarlo andare".
Quindi Timoteo aveva un ordine e aveva un incarico. Aveva un ordine militare di adempiere la propria chiamata e un incarico dottrinale mediante il quale adempiere quella chiamata, e noi dobbiamo essere fedeli alla fede storica. Guardatevi dalle persone che hanno qualcosa di nuovo. Gesù affidò a Paolo un deposito di verità, Paolo lo affidò a Timoteo, e Timoteo lo affidò a uomini fedeli che, a loro volta, lo avrebbero affidato anche ad altri; e quello stesso deposito di verità è giunto fino a noi. E quando sentite arrivare qualcuno con una teologia della quale nessuno ha mai sentito parlare, correte nella direzione opposta. Questo è un antico deposito che deve essere preservato. Guardatevi da coloro che possiedono nuove verità. Se sembra nuova, non può essere vera. Verificatela.
In terzo luogo, non vi è soltanto un ordine al quale ubbidire e un incarico da adempiere, ma anche una conferma della quale dimostrarsi degni. Egli dice: "Questo ordine io affido, o consegno, a te, Timoteo, figlio mio, in armonia con le profezie che mi hanno condotto a te". Ora, questo ordine e questo incarico, questa chiamata di Timoteo, furono confermati mediante delle profezie. Ora, la profezia, il dono di profezia, oppure il profeta del Nuovo Testamento menzionato così spesso nel libro degli Atti... il profeta del Nuovo Testamento e il dono di profezia, dei quali potete leggere in 1 Corinzi 12... quel dono e quel profeta venivano usati da Dio per esprimere la volontà e la Parola di Dio nella chiesa primitiva. Il dono stesso è un dono di proclamazione. Io ritengo di avere il dono di profezia; vale a dire, proclamo la Parola di Dio. Quando uso quel dono, non comunico una rivelazione proveniente direttamente da Dio, non sto ricevendo una rivelazione diretta; proclamo la rivelazione già contenuta nella Parola di Dio, non una rivelazione che ricevo direttamente da Dio. Tuttavia, quando la Parola non era ancora stata scritta, Dio dava loro una rivelazione diretta. Dio dava loro parole dirette da pronunciare da parte Sua.
Ora, gli apostoli generalmente insegnavano la dottrina. È per questo che la dottrina veniva chiamata "la dottrina degli apostoli", Atti 2:42. Essi insegnavano principalmente la dottrina, mentre i profeti affrontavano le questioni pratiche della chiesa; e, se percorrete il libro degli Atti, potete vedere il ministero pratico dei profeti. Per esempio, nei capitoli 13, 15, 21, 22 e 26 degli Atti, in tutti questi capitoli vedrete qualche opera compiuta da un profeta che applicava praticamente la Parola di Dio a una determinata situazione nella chiesa. Non tanto la dottrina, quanto ciò che era necessario per esprimere in modo pratico la volontà di Dio per la vita di quella chiesa.
Ora, questi profeti... non sappiamo chi fossero; sono al plurale, le profezie sono al plurale; non sappiamo dove sia accaduto, ma egli dice "le profezie", e poi usa un verbo interessante, che significa «dirigere progressivamente l’attenzione su di te». Ora, il fatto che dica "le profezie che aprivano la strada fino a te" ci indica che probabilmente ve ne fu più di una e che si susseguirono lungo un certo periodo di tempo, continuando a dirigere l’attenzione verso Timoteo; e alla fine culminarono in 1 Timoteo capitolo 4 versetto 14: "Non trascurare il dono che è in te, che ti è stato dato mediante profezia". In altre parole, Dio diede quel dono a Timoteo, poi espresse quale fosse quel dono mediante le profezie e infine lo confermò attraverso l’imposizione delle mani su Timoteo, come atto di conferma da parte degli anziani.
Quindi gli anziani imposero le mani su Timoteo, confermandolo nel ministero, perché Dio Stesso, attraverso la voce dei profeti e mediante delle profezie, aveva dichiarato quale fosse il ministero di Timoteo. Ora, non sappiamo ciò che Egli disse, ma in un passo Paolo dice a Timoteo: "Fa’ l’opera di evangelista"; in un altro passo: "Predica la Parola". Quindi quelle profezie devono essere state profezie che chiamavano Timoteo a essere un predicatore, un evangelista e un insegnante della Parola di Dio. Perciò, in questo versetto, non soltanto aveva ricevuto un ordine da Paolo, ma aveva anche un incarico, un insieme di verità affidategli, un deposito di verità; e aveva inoltre una conferma, poiché dei profeti del Nuovo Testamento avevano dichiarato che egli era di fatto un uomo chiamato a predicare.
Sapete, non posso fare a meno di desiderare che le cose funzionassero così anche oggi. Non sarebbe magnifico se ci riunissimo nel giorno del Signore e lo Spirito di Dio parlasse direttamente attraverso uno di noi, indicando nella congregazione chi è chiamato a predicare? Accidenti, sarebbe magnifico. Semplificherebbe moltissime cose. Voi dite: "Il Signore non lo fa più?". Sì, il Signore chiama ancora nel cuore, ma noi non possiamo udire la Sua voce. Voi dite: "Beh, allora come facciamo a sapere se un uomo è chiamato oppure no?". L’unico modo in cui possiamo saperlo è osservare che cosa? La sua vita, osservare la sua vita. Ma sarebbe molto più semplice se il Signore ce lo dicesse direttamente, e ci entusiasmeremmo moltissimo per questo.
Però non conosciamo il contenuto di quelle profezie. Non sappiamo realmente quando siano state pronunciate, ma sappiamo che culminarono nell’imposizione delle mani degli anziani della chiesa su Timoteo, perché quelle profezie lo avevano messo da parte per la predicazione.
Miei cari, permettetemi di dirvi che credo abbiamo bisogno di tornare a cogliere pienamente la verità che chiunque serva il Signore Gesù Cristo nel ruolo di anziano e di pastore, chiunque serva in una posizione di responsabilità, proclamando la verità di Dio, si trova sotto un ordine, ha ricevuto un incarico e dovrebbe avere la conferma della chiesa. Questo è tanto importante, tanto importante, affinché venga affermato e vi sia la certezza che queste persone rappresentino il Signore. E dovrebbero essere persone che comprendono di essere chiamate a compiere il proprio dovere spirituale, che è stata loro affidata la verità biblica, che è stata loro affidata la Parola del Dio vivente e che la Parola è sufficiente; e la chiesa si pone al loro fianco e dice: "Sì, è proprio così".
Questa era la responsabilità di Timoteo verso la chiesa, alla quale doveva rendere conto. Aveva ricevuto un ordine attraverso l’apostolo, aveva ricevuto un incarico attraverso la dottrina degli apostoli ed era stato confermato dai profeti, mediante le profezie, e dall’imposizione delle mani degli anziani. Aveva la responsabilità e il dovere, davanti alla chiesa, di usare il proprio dono e di combattere la nobile guerra.
E io mi trovo nella stessa posizione, benché sia stato chiamato in modo diverso. Sono sotto il mandato di Dio di compiere il mio dovere, mi è stato affidato un deposito straordinario attraverso generazioni di persone che mi hanno preceduto e che mi hanno trasmesso la verità di Dio, e sono stato confermato dalla chiesa. Ricordo bene il periodo della mia ordinazione. Ricordo di essermi trovato davanti a più di duecento pastori e di aver risposto a domande per ore e ore. Ricordo il risultato e la conferma che la mia chiamata al ministero era davvero legittima, e così partii per adempiere quella responsabilità, con l’approvazione della chiesa. E ci sono momenti, miei cari, nella sofferenza della battaglia, in cui questo è tutto ciò a cui potete aggrapparvi. Ci sono momenti in cui dite: "Non sono contento di come stanno andando le cose, non sono contento di molte cose. Sono stanco nella battaglia. Sono stanco di combattere. Sono stanco delle persone che vengono, ascoltano e non fanno nulla al riguardo. Voglio soltanto una vacanza. Voglio andarmene". E tutto ciò su cui potete ripiegare è il fatto che siete stati chiamati, avete ricevuto un incarico, siete sotto un ordine e siete stati confermati, e non avete altra scelta.
William Barclay scrive di John Knox, il grande predicatore scozzese. Knox insegnava a St. Andrews. Il suo insegnamento avrebbe dovuto essere privato, ma molte persone venivano perché era così dotato. Era un uomo che aveva un messaggio. Così il popolo lo esortò, e leggiamo questo: "Il popolo lo esortò ad assumere su di sé il compito della predicazione. Ma egli rifiutò categoricamente, sostenendo che non avrebbe corso là dove Dio non lo aveva chiamato. Allora essi, dopo essersi consultati privatamente fra loro, avendo con sé come consigliere Sir David Lindsay, conclusero che avrebbero dato un incarico, o un ordine, al suddetto John Knox, e che lo avrebbero fatto pubblicamente per bocca del loro predicatore".
In altre parole, queste persone dissero: "Quest’uomo dovrebbe predicare. Non dovrebbe tenere uno studio biblico privato a St. Andrews; dovrebbe predicare". Ma egli non voleva imporsi, non voleva farlo di propria iniziativa, e così la chiesa si riunì e disse: "Gli ordineremo pubblicamente di farlo, attraverso la voce del nostro predicatore". E William Barclay dice che John Knox era un uomo scelto, eppure un uomo che esitava ad assumersi una responsabilità tanto grande.
Così arrivò la domenica e Knox si trovava in chiesa. Non sapeva nulla di tutto questo. Era semplicemente seduto in chiesa, e John Rowe, il predicatore, stava predicando. Il suddetto John Rowe, predicatore, rivolse le proprie parole al suddetto John Knox. Semplicemente lo individuò nella congregazione e gli parlò direttamente: "Fratello, non vi offendete, sebbene io vi dica ciò che mi è stato affidato da tutti coloro che sono qui presenti, e cioè questo: nel nome di Dio e di Suo Figlio Gesù Cristo, e nel nome di coloro che in questo momento vi chiamano per bocca mia, io vi ordino di non rifiutare questa santa vocazione, ma di assumere su di voi l’ufficio pubblico e l’incarico della predicazione, se volete evitare il grave dispiacere di Dio e desiderate che Egli moltiplichi la Sua grazia verso di voi".
Accidenti. È una cosa strana che vi accada mentre siete semplicemente seduti in chiesa senza sospettare nulla: ricevere l’ordine di evitare il dispiacere di Dio e di mettervi all’opera nella predicazione. E, dopo aver detto questo, John Rowe disse al popolo: "Non era forse questo l’incarico che mi avevate dato? E non approvate voi questa vocazione?". Ed essi risposero: "Lo era, e noi l’approviamo". L’intera congregazione lo confermò; al che il suddetto John Knox, sopraffatto, scoppiò in un pianto copiosissimo e si ritirò nella propria stanza. Il suo volto e il suo comportamento, da quel giorno fino al giorno in cui fu costretto a presentarsi nel luogo pubblico della predicazione, mostrarono in modo sufficiente il dolore e il turbamento del suo cuore; poiché nessuno vide in lui alcun segno di gioia, né egli ebbe il desiderio di stare in compagnia di alcuno per molti giorni. Si ritirò nell’isolamento e nel dolore, tanto era sopraffatto dal dovere, tanto era sopraffatto dall’incarico, tanto era sopraffatto dalla conferma del popolo. "John Knox era stato scelto", dice Barclay. John Knox non voleva rispondere alla chiamata, ma dovette farlo perché la scelta proveniva da Dio.
E anni dopo, il reggente Morton pronunciò il suo famoso epitaffio accanto alla tomba di John Knox, cito: "Poiché portava il messaggio di Dio, del quale avrebbe dovuto rendere conto, egli, benché fosse una creatura debole e indegna e un uomo timoroso, non temette il volto degli uomini", fine della citazione. Questa è una chiamata a Timoteo in tempi più moderni, non è vero? Dovete comprendere la vostra responsabilità verso la chiesa quando siete chiamati, ricevete un incarico e venite confermati per predicare.
E ora, soltanto brevemente, diamo uno sguardo al secondo punto. Per vincere la guerra, la nobile guerra, dobbiamo conoscere la nostra responsabilità verso il Signore, al quale dobbiamo rendere conto, non soltanto alla chiesa, ma al Signore. Guardate il versetto 19: "Conservando la fede e una buona coscienza"... fermiamoci qui; e qui torniamo alle stesse due cose: la fede e una buona coscienza. Le abbiamo viste al versetto 5 del capitolo 1: una buona coscienza e una fede non finta, la fede e una buona coscienza. Le vediamo al versetto 9 del capitolo 3: la fede in una coscienza pura.
E Paolo mette insieme queste due cose lungo tutta questa epistola. La prima, conservare la fede, significa credere nella verità, credere nella verità, mantenere la fede nella fede. "La fede" è il contenuto della verità, mentre "fede" significa credere in quel contenuto; perciò diciamo credere nella fede. In altre parole, la vera dottrina: conservare la fede, conservare il contenuto della vera fede e credere in esso. Potremmo dire che significa impegnarsi a credere nella verità di Dio. "Timoteo, questa è la tua responsabilità verso il Signore. Devi rimanere saldo nella fede. Rimani saldo nella fede. Non puoi abbandonare la fede".
Lungo tutta questa epistola, egli parla di coloro che hanno errato riguardo alla fede. Nel capitolo 1, coloro che hanno deviato, che si sono sviati dalla fede. Nel capitolo 6 versetto 21, coloro che hanno errato riguardo alla fede. Nel capitolo 6 versetto 10, si sono sviati dalla fede. Egli dice: non potete farlo. Non potete deviare dalla verità. Non potete abbandonare la verità di Dio; e quindi il nostro obbligo verso il Signore, nell’adempimento del nostro ministero, è quello di rimanere fedeli alla Parola di Dio e, poi, di avere una buona coscienza. E una buona coscienza significa semplicemente una coscienza pura, una coscienza incontaminata. Ricordate che abbiamo detto che la coscienza è quella facoltà di autogiudizio presente in ogni persona, che vi dice se la vostra vita sia giusta oppure sbagliata; e quando avete una buona coscienza, la vostra coscienza dice: "Bene, bene, bene, stai facendo bene, va tutto bene". È una coscienza come quella di Atti 24:16, priva di offesa davanti a Dio. È una coscienza soddisfatta, una coscienza tranquilla, una coscienza che dice che ogni cosa va bene, che ogni cosa è giusta.
Che cosa stiamo dicendo, dunque? Il vostro obbligo verso Dio è quello di conservare la verità e una vita pura. Quindi torniamo alle due parole chiave di queste epistole: dottrina e pietà. Ricordate che vi dissi, quando cominciammo questo studio, che le due parole chiave sarebbero state dottrina e pietà. Verità e purezza, fede e buona coscienza: è la stessa cosa, sono soltanto modi diversi di esprimere la medesima cosa. Timoteo è chiamato alla verità, alla sana dottrina. Paolo lo dice ripetutamente: sana dottrina. Ordina a quelle persone, capitolo 1 versetto 3, di non insegnare dottrine diverse. Devono insegnare la vera dottrina. Egli lo sottolinea nel capitolo 4 versetto 6: buona dottrina, parole della fede, sana dottrina.
E poi, naturalmente, vi è l’enfasi sulla pietà. Egli chiama alla pietà, capitolo 2 versetto 10. Le donne, invece di preoccuparsi dell’esteriore, dovrebbero essere adornate di pietà. Vale a dire, purezza, carattere morale, pietà. Capitolo 4 versetto 7: esercitati alla pietà. Versetto 8: la pietà è utile. Capitolo 6, la pietà, al versetto 6, con animo contento è un grande guadagno. La chiamata è sempre, continuamente, alla santità, alla pietà, alla purezza, oltre che alla sana dottrina. Ora, questo è il carattere di colui che ottiene la vittoria spirituale.
Ora, permettetemi di dire qualcosa mentre mettiamo insieme tutto questo. Il sano insegnamento e una vita pura vanno di pari passo. Esiste un legame inseparabile tra la verità e la moralità, tra il credere rettamente e il comportarsi rettamente; e sto per dirvi qualcosa, voglio che lo scriviate e lo teniate bene a mente. L’errore teologico, afferrate bene questo, l’errore teologico affonda le proprie radici in un terreno morale piuttosto che intellettuale. L’errore teologico affonda le proprie radici in un terreno morale piuttosto che intellettuale. Il punto è questo: quando le persone insegnano una dottrina sbagliata, non è perché non comprendono, ma perché sono fondamentalmente malvagie, malvagie, e si costruiscono una teologia che si adatti alla loro malvagità.
Non immaginate neppure per un momento che un falso insegnante, un liberale, un membro di una setta, un occultista o chiunque insegni falsamente riguardo alle cose di Dio sia una sorta di povera persona, benintenzionata e perbene, che si è smarrita; essi sono nell’errore perché i loro cuori sono malvagi, e non vogliono sottomettere la propria malvagità all’opera purificatrice di Cristo e del vero vangelo, così inventano un errore che si adatti ad essa. E la ragione per cui questi teologi arrivano e vogliono votare su ciò che Gesù ha detto non è che non siano intellettualmente in grado di riconoscere la veridicità della Scrittura, ma è che nella Bibbia vi sono cose alle quali non vogliono sottomettersi e, per evitare una sottomissione indesiderata, le eliminano. È così semplice.
E così, sul cuore di chiunque sia chiamato al ministero vi è la chiamata a conservare la vera dottrina e la vera purezza di vita. Leggete 2 Pietro 2 e vedrete come la cattiva teologia e la cattiva moralità vadano di pari passo. Quindi, la chiamata rivolta a un soldato fedele è una chiamata a comprendere la responsabilità e ciò di cui deve rendere conto alla chiesa, attraverso la quale siamo stati comandati, incaricati e confermati, e la responsabilità verso il Signore, dal quale siamo chiamati a servirLo con la verità e con la purezza di vita. Dio salvi la chiesa dall’errore, da una parte; ma non soltanto dall’errore, bensì dall’errore insegnato da persone corrotte. Sapete, questo è molto comune. Di quanti sentiamo parlare che sono nel ministero, che presumibilmente insegnano la verità, ma conducono vite empie? E poi, ancora peggio, vi sono quelli che insegnano l’errore e la cui condotta di vita è altrettanto caratterizzata dall’empietà.
Quindi Paolo dice: "Guarda, Timoteo, devi combattere una buona battaglia e, per farlo, devi conoscere la tua responsabilità verso la chiesa, alla quale devi rendere conto, e anche la tua responsabilità verso il Signore, al quale devi rendere conto". E poi l’ultimo punto è la tua responsabilità e il tuo dovere di affrontare i nemici. Vedremo questo il prossimo giorno del Signore. Preghiamo.
Padre misericordioso, sentiamo di esserci trovati ancora una volta su un terreno santo. In un certo senso, ci sembra di essere stati trasportati in un altro tempo e in un altro luogo. Abbiamo percepito il battito del cuore di Timoteo, mentre l’adrenalina scorreva dentro di lui quando, per la prima volta, lesse quei versetti, mentre sedeva in una stanza da qualche parte a Efeso e qualcuno gli consegnò questa epistola e gli disse: "Questa è arrivata rapidamente dall’apostolo Paolo, leggila"; ed egli si rese conto della battaglia che infuriava accanto a lui e si rese conto anche della chiamata di Dio. Comprendiamo l’accelerazione del suo cuore, il timore di affrontare un nemico tanto formidabile quanto Satana stesso, e di cercare di affrontare il falso insegnamento e l’immoralità ai più alti livelli di responsabilità nella chiesa; e comprendiamo la paura umana, la timidezza umana, l’ansia e il senso di inadeguatezza. Ma, o Signore Dio, sappiamo che tutto questo non diminuisce né l’incarico né l’ordine. Padre, aiutaci a comprendere che, ovunque si manifestino l’errore e il male, sia ai livelli più bassi che a quelli più alti, dobbiamo affrontarli. Aiutaci a comprendere che siamo in una guerra, siamo in una battaglia, dobbiamo combattere quella battaglia, dobbiamo partecipare a quella guerra; e questo significa che dobbiamo usare i doni che ci sono stati dati e che ci è stato comandato di usare. Insegniamo la Parola, che costituisce il nostro incarico, quel sacro deposito che ci è stato affidato. Aiutaci a servire la chiesa come Tu ci hai preparati e dotati a fare, e aiutaci anche ad avere una giusta relazione con Te, una relazione caratterizzata dalla verità e dalla purezza. E, o Dio, fa’ che, mentre insieme, come congregazione, viviamo queste cose e traduciamo questi principi in pratica nella nostra vita, possiamo conoscere una grande vittoria per l’avanzamento del regno e per la gloria di Cristo.
Mentre tenete il capo chino ancora per un momento conclusivo, vi è una guerra, e voi siete da una parte o dall’altra; e Gesù disse: "Chi non è con Me è contro di Me". E se non vi siete affidati a Cristo, siete contro di Lui. Per quanto tempo continuerete così? Questa settimana non ho potuto fare a meno di pensare, mentre vedevo tutte le notizie sul terribile disastro in Colombia, a decine di migliaia di persone uccise all’istante e mandate nell’eternità. Quale vivida illustrazione del giudizio del Dio eterno. Per due mesi, due mesi, quelle persone furono avvertite ripetutamente, ancora e ancora e ancora e ancora, di andarsene, ma ignorarono gli avvertimenti, li ignorarono. Ricorda il diluvio che si abbatté sulla civiltà ai tempi di Noè: furono avvertiti, avvertiti, avvertiti e avvertiti, ma non prestarono ascolto. Mi risulta che persino quelli della Croce Rossa trascorressero il loro tempo cercando di capire che cosa fare e, mentre cercavano di capire che cosa fare, perirono anch’essi.
La Scrittura dice: "Ora è il giorno della salvezza". Non sappiamo, non sappiamo mai quanto tempo abbiamo; e confidiamo che l’esempio di Timoteo diventi per tutti noi un esempio della necessità di adempiere il nostro dovere spirituale, conservando la verità e la purezza di vita, per servire l’opera di Dio e combattere dalla Sua parte contro colui che Lo odia tanto. Quale privilegio, quale privilegio.
FINE
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