Questa sera, per il nostro studio biblico, torniamo a Giacomo capitolo 3, e consideriamo ancora una volta il tema del "Domare la lingua". A giudicare dalle presenze di questa sera, il messaggio della settimana scorsa vi ha punto un po’ troppo sul vivo... No, questi sono giorni molto impegnativi, e so bene come funziona con le feste, la famiglia e tutte le cose che succedono; mi piacerebbe che le cose non fossero così, però a volte l’insegnamento della Parola di Dio finisce per passare un po’ in secondo piano; e specialmente, in questo periodo dell’anno dovrebbe essere la cosa principale nei nostri cuori; però mentre torniamo di nuovo a Giacomo capitolo 3, riflettendoci su, pensavo proprio all’intera questione della lingua. E sono tornato con la mia mente alla mia infanzia.
Ed una delle cose che ricordo molto vividamente, e che riecheggia nei corridoi della mia memoria, è una frase che mia madre mi ripeteva spesso, che era qualcosa del tipo: "Johnny, se ti sento dire ancora una volta una cosa del genere, ti lavo la bocca con il sapone", vi è mai capitato? Bene. Non so se ai nostri giorni si usi più di tanto, non sono certo che oggi si traccino ancora confini netti fra ciò che è accettabile e ciò che non lo è, almeno non nel modo in cui lo si faceva quando ero bambino io. Ma nella nostra famiglia, le parolacce, le parole scortesi o prive di grazia, erano forse piuttosto rare, ma quando capitavano, quando non erano appropriate, mia madre era pronta a lavarmi la bocca con il sapone
E voglio dirvi che riesco ancora a sentire il sapore, era il Fels-Naptha, quello era il sapone che usava, un sapone molto amaro, a base di soda caustica, che ebbe davvero un forte effetto su di me; infatti, ancora oggi non ho assolutamente alcuna tolleranza per i discorsi empi, le parole cattive, il linguaggio volgare, e penso che ciò possa dipendere non solo dalla mia teologia, ma anche dal fatto che in diverse occasioni mi è stata lavata la bocca con il sapone. E potrei dire che mia madre apparteneva ad una lunga schiera di persone desiderose di avere un linguaggio puro; e Giacomo, certamente, dal punto di vista umano, è in testa a quella schiera, perché il suo è il brano più esplicito di tutta la Bibbia per quanto riguarda la purezza del nostro parlare.
E se Giacomo fosse ancora vivo, e magari potesse parlarci oggi, sottolineerebbe oggi, forse più che in qualsiasi altro momento della storia del mondo, la necessità che le persone si lavino la bocca spiritualmente, se non proprio letteralmente. E sono certo che Giacomo fosse profondamente preoccupato per questa questione della purezza del parlare, perché sapeva che anche il suo Signore lo era. Sapeva ciò che abbiamo visto la settimana scorsa, in Matteo capitolo 12, dove Gesù disse che dovremo rendere conto a Dio di ogni parola oziosa. Non soltanto delle parole malvagie, ma anche delle parole oziose, delle parole dette con leggerezza, delle parole che non servono ad alcuno scopo buono e positivo. E sapendo come il Signore trattava il parlare malvagio, questo gli dava un grande impulso a trattarlo nello stesso modo.
E così, proprio come Gesù insegnò che il nostro parlare doveva essere puro, anche Giacomo insegnò che il nostro parlare doveva essere puro. E proprio come Gesù insegnò che il cuore si rivela attraverso la bocca, così Giacomo sta insegnando esattamente la stessa cosa, e voglio che lo comprendiate. In Matteo 12:34-37, come abbiamo visto l’ultima volta, Gesù dice che sarete giustificati dalle vostre parole oppure sarete condannati dalle vostre parole. In altre parole, il vostro modo di parlare rivela talmente tanto ciò che avete nel cuore, che in base al modo in cui parlate si può determinare il vostro destino eterno. La lingua fornisce la prova di ciò che il vostro cuore è realmente—ed è una cosa molto, molto importante. La nuova nascita, la rigenerazione, la salvezza, con la trasformazione e la santificazione che ne conseguono, fanno di voi una nuova creatura; e parte dell’essere una nuova creatura consiste nell’avere un nuovo modo di parlare.
I cristiani parlano in modo diverso da come parlano gli altri—non in modo perfetto, ma certamente in modo diverso. Ascoltate ciò che disse l’apostolo Paolo in Colossesi—un testo molto importante—al capitolo 3: "Se dunque siete stati risuscitati con Cristo, cercate continuamente le cose di lassù, dove Cristo è seduto alla destra di Dio. Abbiate l’animo alle cose di lassù, non a quelle che sono sulla terra. Poiché voi siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio". Ora, Paolo dice che siete morti e che avete una nuova vita nascosta con Cristo in Dio. Perciò, con questa vostra nuova vita, dovete rivolgere la mente alle cose di lassù, e non alle cose che sono sulla terra.
"Considerate dunque come morte le membra del vostro corpo terreno rispetto all’immoralità, all’impurità, alle passioni, ai desideri malvagi e all’avidità, che equivale all’idolatria. Poiché è a motivo di queste cose che verrà l’ira di Dio, e anche voi un tempo camminavate in esse, quando vivevate in esse". L’implicazione è che ora che siete una nuova creatura avete un approccio alla vita completamente nuovo, una natura trasformata ed un comportamento trasformato. Poi, al versetto 8, dice: "Ma ora deponete anche voi tutte queste cose: ira, collera, malizia, calunnia e parole ingiuriose dalla vostra bocca". Mettetele tutte da parte; non hanno alcun posto nella vita di un credente, “Non mentite gli uni agli altri"—e questo è un altro genere di parlare illecito—"poiché avete deposto il vecchio uomo con le sue opere malvagie e avete rivestito il nuovo, che si va rinnovando nella vera conoscenza secondo l’immagine di Colui che lo ha creato".
Quindi, ora che siete credenti, avete un cuore nuovo. E ora che avete un cuore nuovo, dovete avere anche un nuovo comportamento. E questo nuovo comportamento comprende anche un nuovo modo di parlare—un nuovo modo di parlare. Infatti, il vostro parlare viene descritto nel modo migliore più avanti, al versetto 16: "La Parola di Cristo abiti in voi abbondantemente; con ogni sapienza istruitevi ed ammonitevi gli uni gli altri con salmi, inni e cantici spirituali, cantando con gratitudine nei vostri cuori al Signore. E qualunque cosa facciate, in parola o in opera, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie per mezzo di Lui a Dio Padre". Quindi il vostro modo di parlare viene profondamente influenzato dalla vostra nuova natura, dalla vostra trasformazione. L’uomo nuovo in Cristo ha una bocca nuova, ha una lingua nuova, un nuovo modo di parlare.
La lingua, dunque, diventa una sorta di autentica cartina di tornasole del cuore. Tornando al capitolo 1, ricordate il versetto 26? "Se qualcuno fra voi sembra essere religioso, o pensa di essere religioso, o si presenta come una persona religiosa, ma non tiene a freno la propria lingua, inganna il proprio cuore e la sua religione è inutile". Se la vostra presunta salvezza non si manifesta nel vostro modo di parlare, allora la vostra salvezza non è altro che un autoinganno. Potremmo dunque dire, come disse Giacomo al capitolo 2, che la fede produce le opere. Ed una delle opere prodotte dalla fede è un modo di parlare che onora Dio. Ora, voglio soffermarmi su questo soltanto per un momento, affinché comprendiate chiaramente alcune distinzioni teologiche.
I veri credenti—segnatevi questo, ecco la parola—i veri credenti avranno una lingua santificata. Avete capito? I veri credenti, i veri cristiani, le persone completamente trasformate, coloro che sono stati resi nuovi in Cristo, avranno una lingua santificata. E permettetemi di aggiungere qualcosa: i veri credenti devono avere una lingua santificata. Avete capito? I veri credenti avranno una lingua santificata. I veri credenti devono avere una lingua santificata. E voi potreste dire: "Beh, aspetta un attimo. Se l’avremo, allora perché ci dici che dobbiamo averla?" Perché una cosa è una realtà sovrana della nuova nascita, mentre l’altra è una responsabilità umana che spetta realmente a noi adempiere; ed è proprio questa la straordinaria tensione ed il paradosso della nostra esperienza cristiana.
Se siamo veramente nuovi in Cristo, avremo un parlare puro. E se siamo veramente nuovi in Cristo, ci assumeremo la responsabilità di assicurarci di avere un parlare puro. Questo è un costante paradosso biblico. Se comprendete questo—e ne parliamo molte volte nel nostro studio biblico—ma se comprendete questo, siete davvero sulla strada per comprendere un mistero. Non potete comprenderlo pienamente, ma lasciate che ve lo spieghi in questo modo. Noi siamo salvati per grazia sovrana, giusto? Scelti in Lui prima della fondazione del mondo, eppure dobbiamo credere. Dio ci custodisce secondo il Suo decreto sovrano, eppure dobbiamo perseverare. Viviamo mediante la potenza sovrana—non sono più io, ma è Cristo che vive in me—eppure dobbiamo ubbidire.
E, come direbbe Giacomo, poiché siamo nuove creature, sopporteremo le prove, e dobbiamo sopportarle. Riceveremo la Parola e le ubbidiremo, e dobbiamo ricevere la Parola ed ubbidirle. Mostreremo grazia verso i bisognosi senza parzialità, e dobbiamo mostrare grazia verso i bisognosi senza parzialità. Produrremo buone opere, e dobbiamo produrre buone opere. In altre parole, non riuscirete mai a sciogliere del tutto questo nodo: ciò che Dio dice che sarà vero di voi deve anche essere vero di voi. Il fatto che Dio lo abbia detto non significa che possiamo restare passivi e sperare che tutto accada da sé. Ed è proprio questo il mistero degli apparenti paradossi dell’esperienza cristiana. Dove vi sono una fede autentica e vivente, una vera rigenerazione ed una vera trasformazione, queste cose saranno il risultato, e devono essere il risultato.
Dio le produrrà in noi, ma le produce in noi attraverso il nostro impegno nei loro confronti. Lo comprendete? Questo è il modo migliore in cui possiamo spiegarlo. Quindi, quando Giacomo parla della lingua, parla della verità secondo cui la lingua rivelerà la condizione del cuore e, nello stesso tempo, ci chiama a fare tutto ciò che possiamo per assicurarci che essa faccia davvero proprio questo. Quindi, non possiamo semplicemente sederci e dire: "Beh, Dio dice che sono una nuova creatura. Accadrà tutto da sé". Dio dice che siete una nuova creatura, e tutto questo avverrà, ma non avverrà da sé; avverrà attraverso il vostro impegno, reso efficace dallo Spirito—ed è una cosa fondamentale. Quindi, mentre questo brano—notate bene—è una dichiarazione sul carattere della fede vivente, così come viene rivelata dal nostro parlare, è anche una chiamata a correggere il nostro modo di parlare, perché le due cose vanno di pari passo.
Ciò che Dio dice che sarà vero di noi, deve essere vero di noi. Dio si occupa del "sarà", e noi, sottomettendoci alla Sua potenza, ci occupiamo del "deve essere". Ora, Giacomo presenta cinque ragioni convincenti per controllare la nostra lingua—cinque ragioni convincenti—ricordate quali erano le prime due che abbiamo esaminato l’ultima volta? La prima: il suo potenziale di fare che cosa? Di condannare. Versetti 1 e 2: "Fratelli miei, non siate in molti a diventare maestri, sapendo che riceveremo un giudizio più severo. Poiché tutti manchiamo in molte cose". E qui Giacomo dice che la lingua ha un enorme potenziale di attirare il giudizio, ed usa gli insegnanti come sua illustrazione.
Dice: "Nessuno si affretti ad entrare nel ministero dell’insegnamento", perché la lingua ha un potenziale così grande di condannarvi, che non vorrete trovarvi in una situazione in cui usate la vostra lingua senza comprendere il pericolo potenziale che vi è coinvolto. Non affrettatevi a diventare insegnanti delle Sacre Scritture, perché nessuno può evitare di sbagliare con la lingua. E quando siete insegnanti e sbagliate con la lingua, le conseguenze si estendono molto lontano. Ora, notate, per favore, che non dice: "Nessuno sia insegnante"; dice: "Non siano in molti ad essere insegnanti". Coloro che sono chiamati, coloro che hanno ricevuto il dono e coloro che sono preparati, va bene; ma tutti gli altri farebbero meglio a starne lontani, a causa dell’enorme potenziale della lingua di dire la cosa sbagliata, di rappresentare in modo errato la verità di Dio e, di conseguenza, di attirare su di voi un giudizio molto severo.
Ora, lasciate che diventi personale per un momento. È davvero una mia convinzione—e non lo dico molto spesso, ma è una mia convinzione—che oggi vi siano fin troppe persone che insegnano la Bibbia—fin troppe. E non sto dicendo che ci sia un qualche brano biblico a cui possa rivolgermi per dimostrarlo, ma penso che ciò che Giacomo sta dicendo qui presupponga che molte persone si affolleranno tra le file degli insegnanti pur non avendone affatto i requisiti, e attireranno su di sé delle conseguenze molto severe in termini di punizione, disciplina da parte di Dio, o comunque vogliate chiamarla. È mia convinzione che vi siano fin troppe persone che insegnano la Parola di Dio e che farebbero meglio a non farlo, perché non sono adeguatamente equipaggiate, non sono adeguatamente preparate e, a motivo degli errori contenuti nel loro insegnamento, stanno attirando su di sé un giudizio più severo di quello che avrebbero mai sperimentato se non avessero mai insegnato.
Abbiamo bisogno di meno insegnanti. Sono convinto che abbiamo bisogno di meno chiese. Abbiamo bisogno di un maggior numero di insegnanti eccellenti e di un maggior numero di chiese eccellenti. E Giacomo sta chiedendo la stessa cosa—che vi sia la consapevolezza della serietà della questione dell’insegnamento, a causa del potenziale della lingua di cadere in errori seri e gravi. Quindi la lingua deve essere controllata a causa del suo potenziale di condannare. In secondo luogo, la lingua deve essere controllata a causa del suo potere di controllare. Se non la controllate, essa può controllare ogni cosa. Versetto 2: "Se uno non sbaglia nel parlare, quello è un uomo perfetto, capace anche di tenere a freno tutto il corpo. Ora, noi mettiamo il morso nella bocca dei cavalli perché ci ubbidiscano, e guidiamo tutto il loro corpo".
"Guardate anche le navi: benché siano così grandi e siano spinte da venti impetuosi, vengono tuttavia guidate da un piccolissimo timone dovunque il timoniere desidera. Così anche la lingua è un piccolo membro, e si vanta di grandi cose". Ora, Giacomo qui dice: "Guardate, la lingua ha un enorme potere di controllare. È come un morso che, facendo pressione contro la lingua del cavallo, ne controlla tutto il corpo. È come un timone che, guidato dal timoniere, fa voltare l’intera grande nave. La lingua è un piccolo membro, si vanta di grandi cose, ed ha ogni ragione di vantarsi di grandi cose, perché, anche se è piccola, può produrre degli effetti di vastissima portata. E soltanto una persona assolutamente perfetta e senza peccato non sbaglierebbe mai con la propria lingua, e soltanto Gesù è stato in grado di farlo.
Un credente maturo, se cammina nella somiglianza a Cristo per quanto è umanamente possibile, controllerà la propria lingua. Ma tutti noi che viviamo in questa carne umana peccheremo con la nostra lingua, e la lingua ha un enorme potere di controllare. Infatti, ciò che abbiamo visto l’ultima volta è che Giacomo dice: "Controllate la vostra lingua", perché è la parte di voi che pecca più di tutte; e se controllate la vostra lingua, controllerete anche tutto il resto, perché le dinamiche spirituali che controllano la vostra lingua controlleranno di conseguenza tutte le battaglie spirituali minori che riguardano le varie altre parti della vostra umanità. Quindi, quando applicate i mezzi della grazia alla disciplina ed alla santificazione della lingua, questo interesserà anche tutte le altre aree, perché la lingua è la prima nel peccare.
Peccate con essa più frequentemente che con qualsiasi altra parte del vostro corpo. Potete peccare con la lingua semplicemente dicendo qualcosa. Come ho detto l’ultima volta, non potete fare qualsiasi cosa, ma certamente potete dire qualsiasi cosa. Voi peccate più facilmente con la vostra lingua, e anch’io. Pecchiamo più prontamente con la nostra lingua. Pecchiamo più potentemente con la nostra lingua. Quindi dobbiamo controllare la lingua a causa del suo potenziale di condannare e del suo potere di controllare. Ora, in terzo luogo—ed è qui che vogliamo riprendere da dove ci eravamo fermati l’ultima volta—una cosa molto interessante, ai versetti 5 e 6: a causa del suo pericolo di corrompere. La lingua è molto pericolosa. Nei versetti dal 2 al 5, stava semplicemente dicendo che la lingua controlla. Non ha detto che questo fosse un male. Non ha detto che fosse un bene.
Ha semplicemente detto che la lingua è un membro che controlla. Domina una persona ed è la chiave del suo comportamento; e proprio a causa del suo potere di controllare, deve essere controllata. Ora mostra che la lingua, proprio a causa del suo potere di controllare, è una cosa tremendamente pericolosa. Il potere di controllo della lingua non sempre viene usato a fin di bene. Anzi, molto spesso opera per il male, ed un tono decisamente negativo domina le parole di Giacomo mentre parla del potere della lingua e del suo pericolo. Guardate di nuovo il versetto 5. Aveva detto: "Anche se la lingua è piccola, si vanta di grandi cose". Poi dice—ed è proprio da qui che il versetto dovrebbe cominciare, con la parola "ecco". Qui c’è chiaramente un’interruzione, “Ecco quanto grande può essere l’incendio acceso da un piccolo fuoco”, dice la Versione Autorizzata.
Ora, questa è un’esclamazione riguardo al pericolo della lingua. Possiede una spaventosa potenza distruttiva. Il testo in realtà dice—capite bene—: "Quanto grande una foresta viene incendiata da un fuoco così piccolo", o, più letteralmente: “Quanto è grande la foresta, e quanto piccolo il fuoco che la incendia”. Il contrasto è impressionante. In un incendio boschivo, potete prendere una sola sigaretta accesa e dare alle fiamme migliaia, perfino decine di migliaia di ettari. Il fuoco è una cosa affascinante. Potete prendere una fiammella piccolissima e ridurre in cenere un’intera città. Il fuoco possiede una capacità straordinaria. L’acqua non può moltiplicarsi. Se avete una tazza d’acqua e la rovesciate, non si trasformerà in un’inondazione. Non può farlo. Ma se avete un fiammifero, potete provocare un incendio boschivo o bruciare un’intera città, perché il fuoco ha la capacità di moltiplicarsi.
E la lingua non è come l’acqua, è come il fuoco; ciò che dice può incendiare un’intera foresta. E l’immagine qui è molto vivida, perché tra le sterpaglie secche della Palestina, una piccola scintilla che volava via da un fuoco durante una serata fredda poteva toccare il terreno arido nella stagione secca ed appiccare un incendio che avrebbe letteralmente ricoperto tutto il paesaggio, distruggendo ogni cosa sul suo cammino. Noi in California lo conosciamo bene, perché il territorio qui è quasi uguale a quello della Palestina. Nel Salmo 83 leggiamo: "O Dio mio, rendili come un turbine, come la stoppia davanti al vento. Come il fuoco brucia una foresta e come la fiamma incendia i monti". Il salmista qui allude al fatto che una piccola fiamma può incendiare un’intera montagna, un’intera foresta.
Ora, questa è una verità evidente. È ciò che chiamiamo un assioma, o una verità evidente. Ecco, quale grande foresta può incendiare un fuoco così piccolo? A Chicago, l’8 ottobre 1871, alle 8:30 di sera, una scintilla ebbe origine nel fienile della signora O’Leary. E prima che tutto fosse finito, quell’unica scintilla, provocata presumibilmente da quell’unica mucca nel fienile della signora O’Leary, bruciò 17.500 edifici. Trecento persone morirono bruciate, 125.000 persone rimasero senza casa e, nel 1871, i danni furono stimati in 400 milioni di dollari—una sola scintilla. Stavo leggendo nel 1903—non stavo leggendo nel 1903, nel 1903 non ero neppure nato. Stavo leggendo CHE nel 1903—voglio dirlo correttamente.
Stavo leggendo che nel 1903, in una piccola casa in Corea, una pentola di riso traboccò sopra una stufa alimentata a carbone, e prima che quel piccolo fuoco di carbone avesse finito di fare i suoi danni, 3.000 edifici furono completamente rasi al suolo dal fuoco, all’interno di un’area di circa 2,6 chilometri quadrati.
Ora, questo illustra il potere del fuoco, e voi lo comprendete. E quindi ciò che Giacomo dice al versetto 5 è: “Pensate!”—la parola “ecco” introduce un’esclamazione—”quale grande incendio può accendere una piccola fiamma”. E poi, al versetto 6, arriva al punto: "E la lingua è"—che cosa?—"un fuoco". La lingua è un fuoco. Proverbi 15:28 dice: "La bocca dell’empio riversa cose malvagie e cattive". E presenta la bocca dell’empio come un fuoco. In Proverbi 16:27 dice: "L’uomo empio va scavando il male, e sulle sue labbra c’è come un fuoco ardente". Tutto ciò che la sua bocca infuocata tocca prende fuoco, ed il fuoco si diffonde. Proverbi 26:20 dice: "Quando manca la legna, il fuoco si spegne; così, quando non c’è il maldicente, la contesa cessa".
E l’immagine qui è che il maldicente, cioè colui che diffonde una diceria maligna, una calunnia, un pettegolezzo o una menzogna, è come la legna che alimenta il fuoco. Lo stesso brano di Proverbi, al versetto 21, dice: "Come il carbone alimenta le braci e la legna il fuoco, così l’uomo litigioso accende le contese". La parola "accende" significa far divampare. Ancora una volta vediamo l’immagine del pettegolezzo, della calunnia e della contesa come un fuoco che devasta. Nel Salmo 52:2 leggiamo: "La lingua escogita malvagità come un rasoio affilato". Anche questa è un’immagine affascinante. La lingua è come un rasoio; taglia. Non dimenticherò mai quando, mentre ero uno studente universitario, presi in mano il Los Angeles Times e lessi di un uomo che aveva fatto salire in macchina una ragazza che si prostituiva in una strada nella zona est di Los Angeles, e l’aveva portata con sé per soddisfare i desideri della propria carne.
E lui si chinò per baciarla, e lei aveva tra le labbra una lametta con la quale, in un istante, gli tagliò via entrambe le labbra, quella superiore e quella inferiore. Una cosa assolutamente incredibile—quello era il suo modo di vendicarsi degli uomini che, in qualche maniera, l’avevano ferita in passato. E non penso mai a quella storia senza pensare al fatto che l’unica cosa più devastante, pericolosa e potente di quella lametta è la lingua. La lingua è una lametta, "un rasoio affilato", dice il Salmo. La lingua è un fuoco che si accende e brucia. Quello stesso Salmo 52:2, che dice che la lingua è un rasoio affilato, dice anche ai versetti 3 e 4: "Tu ami il male più del bene, e la menzogna più che il parlare secondo giustizia.
"Tu ami ogni parola che divora, o lingua ingannatrice. Perciò Dio ti distruggerà per sempre; ti prenderà, ti strapperà dalla tua dimora". Dio giudicherà coloro le cui lingue provocano danni. Nel Salmo 57:4 il salmista dice: "L’anima mia è in mezzo ai leoni; io dimoro tra uomini che sono come fiamme, figli degli uomini i cui denti sono lance e frecce, e la cui lingua è una spada affilata". In Giobbe 19:2, Giobbe dice: "Fino a quando mi schiaccerete con le vostre parole?" Il potere devastante della lingua, capace di mettere in giro una voce e di diffondere una menzogna maligna, concepita con intento malvagio, è come un incendio incontrollabile che non può essere fermato.
Ricordo che moltissime volte mio padre mi diceva: "La mia più grande paura nel ministero è ciò che la gente potrebbe dire". Quella era, ed ancora oggi sono certo che sia, la sua più grande paura: che qualcuno potesse dire qualcosa di falso e distruggere completamente il suo ministero. E mi diceva: "La gente può dire qualsiasi cosa. La gente può dire qualsiasi cosa. Prega che Dio ti protegga dal male delle lingue delle persone che ti calunniano, perché potresti non riuscire mai a rimediare al danno che fanno". La lingua è un fuoco. La lingua è una cosa devastante e deve essere tenuta sotto controllo.
Morgan Blake, un giornalista sportivo dell’Atlanta Journal, scrisse, credo, un’affermazione interessante.
Disse: "Io sono più letale di una granata sibilante sparata da un obice. Vinco senza uccidere. Distruggo le case, spezzo i cuori e rovino le vite. Viaggio sulle ali del vento. Nessuna innocenza è abbastanza forte da intimidirmi. Nessuna purezza è abbastanza pura da scoraggiarmi. Non ho alcun riguardo per la verità, alcun rispetto per la giustizia, alcuna misericordia per chi è indifeso. Le mie vittime sono numerose come la sabbia del mare, e spesso sono del tutto innocenti. Non dimentico mai e perdono di rado, ed il mio nome è pettegolezzo". Ed è per questo che Proverbi capitolo 10, versetto 19, dice: "Chi frena le proprie labbra è saggio". Non siate il combustibile per il fuoco di qualcun altro. Non siate la legna o il carbone che mantengono acceso il fuoco.
E poi notate di nuovo il versetto 6. E qui, credo, troviamo la dichiarazione più forte che sia mai stata fatta sul pericolo della bocca. Infatti, questa dichiarazione è talmente forte che non sono certo di riuscire a trasmettervi tutto ciò che vorrei. Non ho sufficiente padronanza delle parole per riuscire a comunicarvene tutta la forza. Ma confiderò che lo faccia lo Spirito di Dio. Questa è la dichiarazione più potente che sia mai stata fatta sul pericolo della lingua. Dice: "La lingua è un fuoco", e poi aggiunge questo: "Un mondo, o un sistema, un kosmos d’iniquità". È un kosmos d’iniquità. Qui vi sono quattro elementi, “Così è posta la lingua fra le nostre membra: contamina tutto il corpo, infiamma il corso, o la ruota, della natura, ed è infiammata dall’inferno".
Questa dichiarazione è davvero sconvolgente. Ha quattro parti, e voglio che seguiate attentamente, perché ci mettono in guardia riguardo al pericolo della lingua. Primo: è un sistema d’iniquità. Ora, questo è un titolo strano per una lingua—un kosmos. Kosmos, noi spesso lo traduciamo con "mondo", ma non mondo nel senso della Terra, non nel senso della terra fisica, ma nel senso di un sistema malvagio. E ciò che sta dicendo è che la lingua è un sistema iniquo. È un ordine ingiusto, ostile e ribelle all’interno della nostra umanità. È un intero potenziale di male che non raggiunge lo standard di Dio. È il punto focale dell’iniquità che si manifesta nel comportamento umano. Infiamma tutte le nostre capacità nel suo tentativo di trascinare l’intera persona nel proprio sistema malvagio.
Un commentatore disse: "È il microcosmo del male fra le nostre membra". La lingua, nella sua umanità carnale, è un sistema vile, miserabile e malvagio. Nessun’altra parte del corpo ha un potenziale di disastro così vasto come la lingua. Quindi, prima di tutto, in sé e per sé, è un sistema d’iniquità. È una rete che genera il male. In secondo luogo—notate come ora il pensiero comincia ad espandersi—in secondo luogo, la lingua è posta fra le nostre membra come ciò che contamina l’intero corpo. In sé stessa è un sistema malvagio, e poi contamina tutto il corpo. È come il fumo di un incendio; macchia tutto ciò che non brucia. Macchia ogni cosa. Ricordo che quando ero all’università, un negozio bruciò, e tutti dicevano: "Ehi, stanno facendo una svendita per incendio".
Ed io andai lì, perché avevo bisogno di una giacca sportiva e non avevo molti soldi, e ne avevano una a 9 dollari. Dissero che era stata danneggiata dal fumo. Ed io pensai: "Va bene, mi basterà portarla fuori dal negozio, indossarla per qualche giorno e l’odore se ne andrà. La appenderò fuori all’aria fredda", o qualcosa del genere. E non dimenticherò mai che, per tutto il tempo in cui ebbi quella giacca, che arrivai a detestare, ma che, avendo un guardaroba limitato, indossavo spesso, avevo addosso un persistente odore di bruciato. E so che chiunque incontrassi pensava che fossi un accanito fumatore. E, come il fumo di un incendio—ricordo persino il colore, azzurro chiaro; era brutta già in partenza—era come il fumo che macchia tutto ciò che non brucia. Quindi la lingua è un fuoco impetuoso, e ciò che non riesce a consumare, lo macchierà con il suo fumo putrido e ripugnante.
E così avete proprio nel vostro corpo, dietro i vostri denti e rinchiuso dentro la vostra bocca, questo sistema d’iniquità che vuole scatenarsi—e lo avete sentito molte volte. E ciò che fa è macchiare tutta la vostra persona con il fumo ripugnante, se non con le fiamme, delle sue intenzioni malvagie. Giacomo dice che è posta fra le nostre membra. È collocata fra le nostre membra, cioè fra le parti del nostro corpo. Vale a dire che è compresa fra tutte le nostre capacità umane, e la lingua le macchia tutte. Usa la parola "contamina". È una parola molto vivida. Viene usata in Giuda 23, e significa inquinare—dice: "Salvatene altri con timore, strappandoli dal fuoco, odiando perfino la veste macchiata, o contaminata, dalla carne", qualcosa che è stato reso ripugnante, malvagio o miserabile.
Quindi segnatevelo: una lingua sporca produce una persona sporca. Una lingua sporca macchia l’intera persona. Quel mondo d’iniquità che viene liberato nella vostra bocca o brucia o macchia con il suo fumo tutta la vostra persona. È ciò di cui parla Marco 7, versetto 20: "Ciò che esce dall’uomo contamina l’uomo". Versetto 23: "Tutte queste cose malvagie procedono dal di dentro e contaminano l’uomo". E quali sono queste cose? Beh, fra esse menziona l’inganno, la dissolutezza, la bestemmia, l’orgoglio e la stoltezza, e tutte queste comprendono peccati della lingua. E perfino gli altri peccati possono avere un rapporto con la lingua. Quindi una persona viene moralmente annerita da una sola pennellata della lingua. La parola "corpo" qui—dice che contamina tutto il corpo—significa semplicemente l’intera persona. Corpo viene usato nello stesso modo in cui viene usata anima; non significa soltanto il vostro corpo fisico, significa la persona nella sua totalità.
Quindi, prima di tutto, nella vostra bocca avete un sistema d’iniquità. In secondo luogo, esso macchierà e brucerà tutta la vostra persona. E guardate, in terzo luogo—questo è davvero incredibile—il pensiero si espande di nuovo, “Ed infiamma l’intero corso della natura", dice la Versione Autorizzata. Una traduzione migliore sarebbe: "Sta infiammando"—al tempo presente—"il cerchio della vita". Che cosa significa? Il pensiero si sta espandendo. Prima c’è il sistema di malvagità. Secondo, esso macchia l’intera persona. Ora, incendia, e il greco dice: "la ruota della nascita", o "il cerchio della vita". Che cosa significa? Tutto il meccanismo della vostra vita. Non soltanto macchia voi, ma tocca tutto ciò che voi toccate. Influenza tutto il meccanismo della vostra vita. Va oltre il corpo e raggiunge ogni persona che fa parte del cerchio della vostra vita.
Le persone vi conoscono dal modo in cui parlate, giusto? Vi conoscono dal modo in cui parlate. La lingua va oltre la vostra bocca e macchia il vostro corpo. Va oltre il vostro corpo e tocca l’intera rete di persone con cui entrate in contatto. Il pettegolezzo—quella cosa ripugnante—le voci, la calunnia, le false accuse, le menzogne ed il parlare malvagio possono macchiare, contaminare e distruggere un’intera famiglia, un intero gruppo di persone, una scuola, una chiesa, una comunità. E poi parla di un quarto elemento in questa che è la dichiarazione più devastante sul pericolo della lingua. Alla fine del versetto 6 dice: "È infiammata dall’inferno". Al tempo presente; è continuamente accesa, per così dire, dall’inferno. Ragazzi, che pensiero vivido, davvero vivido.
La parola usata qui per "inferno" è Gehenna, ed il termine Gehenna ha bisogno di essere spiegato. In tutto il Nuovo Testamento viene usato soltanto nei Vangeli, con questa sola eccezione; questa è l’unica volta in cui appare al di fuori dei Vangeli di Matteo, Marco e Luca. Il Signore lo usò almeno dieci volte, secondo quanto è stato riportato, e usò sempre la parola Gehenna per riferirsi al luogo eterno di fuoco dove andranno le anime dannate. E potete leggere in Matteo ed in Luca le occasioni in cui la usò. È il luogo dove il fuoco non si spegne mai, dove il verme non muore mai, dove la sete non viene mai placata. È quel luogo che brucia eternamente. Ma che cosa significa la parola Gehenna?
Viene tradotta con "inferno", ma si potrebbe semplicemente dire: "È infiammata dalla Gehenna". Che cos’è la Gehenna? A sud-sudovest di Gerusalemme, io sono stato sull’orlo scosceso del monte Sion. E se guardate verso sud, ed alcuni di voi sono stati lì, vedete una valle profonda che scende a picco da una parete rocciosa, una valle profonda e bassa, conosciuta come la "Valle di Hinnom". La Gehenna è la Valle di Hinnom. È la parola greca che traduce l’espressione ebraica "Valle di Hinnom": Gehenna. Ora, lasciate che vi racconti qualcosa di quel luogo. In 2 Re 23:10—non è necessario che andiate a cercarlo, ma in 2 Re 23:10—il re Giosia—ricordate il giovane Giosia, che venne e portò un grande risveglio, riconducendo il popolo d’Israele a Dio?
Una delle cose che fece fu abolire l’idolatria. Una delle forme d’idolatria era il sacrificio umano. Gli adoratori di Moloc, M-O-L-O-C, adoravano questo falso idolo offrendo i loro figli nel fuoco perché venissero bruciati, letteralmente dei sacrifici umani. Quando Giosia divenne re di Giuda, andò e impedì a tutti gli adoratori di Moloc di bruciare vivi i propri figli. A proposito, il dio Moloc era un toro—un toro con le braccia distese, e fra quelle braccia distese ardeva un fuoco, ed i bambini venivano deposti sulle braccia di Moloc e bruciati come sacrifici umani. Giosia pose fine a quei sacrifici, e quei sacrifici avvenivano nella Valle di Hinnom.
Quindi, fin dai tempi più antichi, la Valle di Hinnom era un luogo di fuoco, con il fetore della carne dei bambini. Gli Ebrei, allora, arrivarono a considerare quel luogo con un odio profondo. E quella valle così profonda, che precipitava giù dall’altopiano di Gerusalemme, divenne la discarica della città. Immondizia, rifiuti, i cadaveri degli animali e dei criminali venivano gettati nella Valle di Hinnom, o Gehenna. Ora, per bruciare quei rifiuti—e Gerusalemme ne aveva in abbondanza—e per bruciare i cadaveri degli animali e dei criminali che vi venivano gettati, il fuoco ardeva continuamente. Vi era un fetore nauseante, prodotto dalla combinazione dei rifiuti e della carne che bruciava, e quel luogo divenne conosciuto come la "Gehenna di fuoco", perché il fuoco non si spegneva mai.
E così la Gehenna divenne un simbolo adatto del fuoco che arde continuamente e dei vermi che strisciano, per illustrare il futuro inferno degli empi. Ma in quell’inferno, disse Gesù, “il fuoco non consuma mai del tutto”. E potremmo dire, allora, che l’inferno è l’eterna discarica dell’universo. Quindi notate: la lingua è, di per sé, un sistema malvagio; però influenza l’intera persona riversando la propria sporcizia, e imprime la propria macchia ripugnante ed il proprio fuoco su tutto il meccanismo della vita, estendendosi fino a tutta la rete d’influenza di una persona; e ciò che mette in moto tutto questo è il fatto che essa viene infiammata dall’inferno stesso. In altre parole, dietro a tutto questo c’è Satana.
Quella lingua che avete voi e che ho io è uno strumento di Satana per contaminare tutta la vostra persona, per corrompere tutto il cerchio della vostra vita, e tutto questo viene direttamente dalla fossa dell’inferno e conduce nuovamente alla fossa dell’inferno. Insomma, è una descrizione davvero forte, non è vero? Che quadro impressionante della capacità corruttrice della lingua: è terribilmente pericolosa. E non c’è da meravigliarsi che Giacomo sia così profondamente preoccupato che noi teniamo la lingua sotto controllo per l’onore di Dio, a causa del suo enorme potenziale. Ricordate il Salmo 55:21, dove Davide dice: "Le parole della sua bocca erano più dolci del burro, ma la guerra era nel suo cuore; le sue parole erano più morbide dell’olio, eppure erano spade sguainate".
A volte la lingua è così subdola che pensiamo abbia delle buone intenzioni, mentre invece ne ha di malvagie. Deve essere controllata. Ed ogni credente si rende conto che, nella propria condizione decaduta, nella propria carne, nella propria umanità, rimane ancora il potere devastante della lingua. La vostra lingua, cari amici, non è ancora glorificata. Non sarà meraviglioso avere una lingua glorificata che non farà altro che lodare Dio e parlare secondo giustizia? Quindi dobbiamo controllare la lingua a causa del suo potenziale di condannare, del suo potere di controllare e del suo pericolo di corrompere. In quarto luogo, volete notare i versetti 7 ed 8? È un punto molto breve e diretto, e cerco di usare un’allitterazione in questi ultimi due punti, semplicemente per aiutarvi a mantenere il filo del pensiero.
E questo punto riguarda la sua natura primitiva, che si ribella a ogni tentativo di controllo. Ora, ciò che intendo per natura primitiva è che essa è primitiva, è selvaggia, è indomita, è feroce, è incivile, indisciplinata, incontenibile, irresponsabile, e la lingua combatterà contro ogni tentativo di controllarla. Lo avete notato? Vuole controllare, non essere controllata. Quindi notate ciò che dice ai versetti 7 ed 8: "Ogni specie di bestie, di uccelli, di rettili e di animali marini viene domata, ed è stata domata, dalla razza umana; ma nessun uomo può domare la lingua; essa è un male irrequieto, pieno di veleno mortale". Ora, ciò che sta dicendo è che la lingua è indomabile. È primitiva in questo senso. È incivile, indisciplinata, umanamente indomabile; ed è proprio per questo che è così pericolosa.
E le lingue delle persone non rigenerate sono ancora più pericolose. È incredibile—è incredibile come un uomo che voleva fare causa alla Grace Community Church abbia potuto usare la sua lingua per appiccare un incendio in tutto il mondo, allo scopo di screditare tutto ciò che rappresentiamo. Ma, in effetti, è proprio questo che accade. E la lingua non può essere domata. E Giacomo dice che Dio ha dato all’uomo il potere di controllare gli animali—tornate a Genesi capitolo 1. E perfino dopo la caduta, Dio ribadì a Noè che sarebbe stato in grado di far entrare tutti gli animali nell’arca. Quando Dio disse: "Li farai entrare a due a due", Dio diede a Noè la capacità di controllare quegli animali, per assicurarsi che entrassero a due a due. Ed ancora oggi l’uomo domina; l’uomo è ancora in grado di domare gli animali.
Siete stati al circo, ed avete visto dei leoni domati. Avete visto un uomo mettere la testa nella bocca di un leone. Avete visto delle persone cavalcare delle orche. Voglio dire, per la maggior parte, l’uomo è in grado di domare gli animali selvatici—bestie feroci, grandi e forti, le più aggressive, le più letali. Ho perfino visto delle persone, e le avete viste anche voi, con dei serpenti che strisciavano su tutto il loro corpo, ed erano in grado di dominarli. E così, al versetto 7, dice ogni genere, phusis, ogni specie; e poi ne menziona due che camminano e volano. Menziona quelli che camminano e volano, e poi quelli che nuotano e strisciano. Quelli che camminano e volano sono le bestie e gli uccelli, mentre quelli che strisciano e nuotano sono i serpenti e le creature del mare.
Naturalmente, gli animali più nobili sono quelli che camminano e volano, mentre i meno nobili sono quelli che nuotano e strisciano. La parola bestie, thērion, non viene mai usata per gli animali domestici. Ma l’uomo può domare gli animali selvatici. Può domare gli uccelli, può domare i rettili e può domare le creature del mare. Lo sappiamo tutti. Vengono tutti domati, al tempo presente, vengono continuamente sottomessi, e sono stati sottomessi lungo tutta la storia dell’uomo. Ma nessuno può domare la lingua. Nessuno fra gli uomini può domare la lingua. Nessuno è in grado di farlo; dunamai, nessuno possiede il potere di farlo. Perfino nei credenti, la lingua esce dalla propria gabbia, non è vero? Non riusciamo a controllarla.
Giacomo non dice—segnatevi questo—non dice che non può essere domata; dice che l’uomo non può domarla. C’è una differenza. Avete capito? Non dice che non può essere domata, dice che l’uomo non può domarla. Chi può domarla? Dio può farlo, mediante la Sua potenza. Se il primo peccato riportato dopo la caduta venne da una lingua indomita—ed è proprio così, quando Adamo diede la colpa a Dio—allora il primo atto della nuova creazione e della chiesa fu una lingua finalmente domata, perché la prima cosa che accadde dopo la venuta dello Spirito Santo fu che tutti ricevettero, per così dire, delle lingue come di fuoco, che si dividevano, e cominciarono immediatamente a parlare delle opere meravigliose di Dio. Il primo peccato fu un peccato della lingua, e alla nascita della chiesa, la lingua purificata parlò delle opere meravigliose di Dio.
Ma qui Giacomo dice che la gravità dell’incapacità dell’uomo di controllare la propria lingua selvaggia e feroce sta nel fatto che essa è un male irrequieto. È sempre pronta a liberarsi. Combatte contro ogni freno. Non vuole essere trattenuta. Irrequieta è la stessa parola tradotta con "instabile" in Giacomo 1:8, akatastatos, e poi dice che è un veleno malvagio, o un veleno mortale. Non è soltanto come un animale in gabbia, un mostro d’incoerenza che vuole liberarsi dai propri vincoli, ma quando riesce a liberarsi porta con sé un veleno che dà la morte, come la lingua di un serpente. Romani 3:13 dice: "Sotto le loro labbra c’è veleno di aspidi". Ricordate il Salmo—è forse il 140, versetto 3?—"Hanno affilato la loro lingua come un serpente; veleno di vipera è sotto le loro labbra". La lingua è come un serpente mortale; sputa fuori un veleno mortale. La lingua è un assassino.
Il Salmo 64 è composto di soli dieci versetti; ascoltate che cosa dice: "Ascolta, o Dio, la mia voce mentre prego; preserva la mia vita dal terrore del nemico. Nascondimi dal consiglio segreto dei malvagi, dal tumulto degli operatori d’iniquità, i quali affilano la loro lingua come una spada"—cioè la affilano come si affila una spada—"i quali tendono i loro archi per scagliare le loro frecce, cioè parole amare, per colpire di nascosto l’integro"—gli integri, i giusti—"all’improvviso lo colpiscono e non temono. Si incoraggiano a vicenda in un’impresa malvagia; parlano di nascondere dei lacci e dicono: ‘Chi li vedrà?’
"Ricercano delle iniquità; portano a compimento una ricerca accurata; il pensiero interiore di ciascuno di loro ed il loro cuore sono profondi. Ma Dio scaglierà contro di loro una freccia; all’improvviso saranno feriti. Così la loro stessa lingua li farà cadere; tutti quelli che li vedranno fuggiranno via". E da lì continua. Dio rivolgerà contro di loro le loro stesse lingue. Ma le loro lingue sono come frecce, lance e spade. La lingua è un assassino. Ricordate i principi degli Ammoniti, con la lingua di serpente, che dissero delle menzogne contro Davide, accusandolo di ipocrisia per aver voluto onorare Naas, il loro re, e suo figlio Hanun?
Il risultato fu che il re radunò un esercito composto da migliaia dei propri uomini, ed aggiunse dei mercenari, in tutto 30.000 soldati di fanteria, oltre ad altri, e li mandò a distruggere Davide a causa di quella menzogna, senza alcuna ragione. Ed il risultato fu una terribile strage di 700 conducenti di carri siriani, 40.000 cavalieri ed il loro comandante, tutto a causa della menzogna di un solo uomo. E ricordate che la lingua velenosa di Aman doveva essere lo strumento satanico per lo sterminio degli Ebrei da parte dei Medi e dei Persiani nel libro di Ester, ma Dio li salvò per mezzo di Mardocheo ed Ester. Ed Aman, che aveva tramato ogni cosa con la propria lingua malvagia, fu impiccato alla forca che aveva preparato per gli Ebrei.
E ricordate quegli uomini dalla lingua feroce che mentirono al re Sedechia riguardo a Geremia, tanto che lo gettarono in una cisterna, dove affondò nel fango—Geremia 38. E ricordate le labbra irrequiete, sempre in movimento e velenose dei capi giudei, i quali accusarono il più grande profeta mai vissuto, Giovanni Battista, di avere un demonio, ed accusarono l’immacolato Figlio di Dio di essere un mangione, un ubriacone, un amico degli emarginati ed un peccatore posseduto da un demonio. Ed il risultato fu che sia Giovanni Battista che Cristo vennero uccisi. Molte persone sono morte a causa del veleno mortale della lingua; perfino il nostro stesso Signore.
I nemici del Vangelo, con le loro lingue infuocate, indussero segretamente alcuni uomini a mentire riguardo a Stefano, dicendo che aveva pronunciato delle bestemmie contro Mosè e contro Dio.
E con le loro parole sobillarono il popolo e lo lapidarono, come ci racconta Atti capitolo 6. E quando Paolo arrivò a Gerusalemme, in Atti 21, i Giudei provenienti dall’Asia sobillarono il popolo contro di lui, accusandolo falsamente di aver fatto entrare un Gentile nel tempio. E trascinarono Paolo fuori per ucciderlo, ma venne salvato dai Romani mentre tentavano di ucciderlo a forza di percosse. Trascorse più di due anni in prigione. E gli esempi potrebbero continuare: tale è il potere e il pericolo della lingua; essa è un veleno mortale, mortale—un’arma letale, che uccide la reputazione, uccide la gioia, uccide la pace, uccide l’amore, uccide ogni cosa che incontra sul proprio cammino.
Quindi la lingua deve essere controllata a causa del suo potenziale di condannare, del suo potere di controllare, del suo pericolo di corrompere e della sua natura primitiva, che si oppone a ogni tentativo di controllo. Infine—e questa è stata una "P" davvero difficile da trovare per il nostro schema—la perfidia. Significa slealtà, significa qualcosa di deliberato, significa una violazione della fiducia, una violazione deliberata della fiducia. Significa infedeltà, ipocrisia, incoerenza, doppiezza. La lingua e la sua perfidia nel compromettere—la lingua è un’ipocrita. Oh, quanto è ipocrita! In un momento dirà una cosa, ed in un altro momento ne dirà un’altra. Non è forse così? Non lo ha forse fatto? Certamente. Notate che la lingua può essere nobile, versetto 9: "Con essa"—cioè, con la lingua—"benediciamo Dio, il Padre".
Non è meraviglioso? La vostra lingua, la mia lingua, può essere usata per benedire Dio, il Padre. Questo, tra l’altro, è molto rilevante per i Giudei ai quali Giacomo scrive, perché ogni volta che menzionavano il nome di Dio, lo facevano sempre seguire da queste parole: "Benedetto sia Lui, benedetto sia Lui". E così, con la loro lingua, benedicevano Dio di continuo. Tre volte al giorno dovevano ripetere lo Shemoneh Esrei, le diciotto preghiere chiamate elogi o benedizioni, ed ognuna di quelle diciotto preghiere che recitavano tre volte al giorno terminava con: "Benedetto sei Tu, o Dio". Ed era consuetudine per il Giudeo benedire continuamente Dio con la propria lingua. I Salmi sono pieni di benedizioni del genere.
E la funzione più meravigliosa della lingua è quella di benedire Dio; così, al versetto 9, dice: "Con essa benediciamo Dio, il Padre; eppure"—seguite ancora—"con essa malediciamo gli uomini, che sono fatti a somiglianza di Dio". Ecco la doppiezza. Ecco l’ipocrisia. Ecco la perfidia della lingua, il suo tradimento. La stessa lingua che benedice Dio maledice coloro che sono fatti a Sua immagine, li calunnia, li critica, li accusa, li maltratta, con ira, gelosia, invidia, odio ed amarezza. Maledire significa desiderare il male per qualcuno, e l’uomo è fatto a somiglianza di Dio. Ed è, tra l’altro, una somiglianza indistruttibile. È stata deturpata, ma è una somiglianza indistruttibile.
Perfino l’uomo decaduto e peccatore è ancora a somiglianza di Dio—in quale senso? Nel senso che l’uomo, come Dio, è razionale; l’uomo, come Dio, è un essere personale; l’uomo, come Dio, è morale; l’uomo, come Dio, è consapevole di sé. L’uomo possiede una volontà, una coscienza, la ragione. L’uomo può conoscere, l’uomo può amare; l’uomo può agire sulla base del pensiero razionale, delle motivazioni e delle intenzioni. E così è fatto ad immagine di Dio; e come può l’uomo benedire Dio e maledire l’uomo, quando l’uomo è fatto ad immagine di Dio? E così, al versetto 10, dice: "Dalla stessa bocca procedono benedizione e maledizione—dalla stessa bocca, benedizione e maledizione". Proprio così. E vi sono moltissimi esempi di questo, non soltanto nella Scrittura, ma certamente anche nella vita di tutti noi.
Pensate, le stesse bocche dei Farisei che, con lo stesso fiato, benedicevano Dio e maledicevano Cristo. E poi penso sempre alla bocca di Pietro, che dice: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente", e poche settimane dopo impreca con veemenza, dicendo: "Io non conosco quell’uomo"—la stessa bocca. La bocca dell’apostolo Paolo pronuncia delle verità gloriose e meravigliose, e poi, in Atti 23, maledice il sommo sacerdote di Dio con un linguaggio che non ha alcun posto nella bocca di un servo di Dio: "Dio colpirà te, parete imbiancata", gli dice. Dalla stessa bocca, dalla mia bocca, dalla vostra bocca, dalla bocca di tutti noi, procedono benedizione e maledizione. E così, alla fine del versetto 10, dice: "Fratelli miei, queste cose non devono essere così". Non è giusto.
Questa, tra l’altro, è una negazione molto forte. Viene usata soltanto qui in tutto il Nuovo Testamento—è molto forte, ou chrē, “Non è giusto", sta dicendo, “Questo non è giusto". Ogni modo di parlare profano è incoerente, è inaccettabile, è un compromesso. Dio ci ha salvati, e quando Dio ci ha salvati, ci ha trasformati, e quando ci ha trasformati, ci ha dato la capacità di parlare in modo nuovo, e si aspetta che parliamo in quel modo. È un’incoerenza intollerabile. E Giacomo illustra ciò che è evidente con tre immagini; versetto 11: "Una fonte fa forse sgorgare dalla stessa apertura acqua dolce ed acqua amara?" Qual è la risposta? La risposta è: "No".
"Una fonte fa sgorgare"—il verbo "far sgorgare" significa erompere o zampillare—"dalla stessa apertura"—la stessa opē, lo stesso foro o la stessa fessura nella roccia—"acqua dolce ed acqua amara?" Naturalmente no, è impossibile. E qui la domanda si aspetta una risposta negativa; mēti richiede una risposta negativa. Non può essere glukus—questa è la parola greca per "dolce"—ed anche pikros, imbevibile. È un’illustrazione semplice, non è vero? Non potete avere una sola fonte che faccia sgorgare acqua dolce ed acqua amara. Versetto 12: "Può forse il fico, fratelli miei, produrre olive?" E che dire di questo: "Una vite può produrre fichi?" Assolutamente impossibile—assolutamente impossibile. Lasciate che la natura vi insegni ciò che è evidente. Non potete avere acqua dolce ed acqua amara che escono dalla stessa fonte, non potete avere olive su un fico e non potete avere fichi su una vite.
E poi arriva l’affermazione di fatto che conclude il brano. Versetto 12: "Così"—conclusione—"nessuna fonte può produrre insieme acqua salata ed acqua dolce". Questa è una conclusione, amici miei, non una domanda. Sta dicendo che un cuore puro, un cuore rinnovato, non può produrre acqua amara, ed un cuore amaro non può produrre acqua dolce. Quindi il sapore di ciò che ne sgorga rivela la natura della sorgente, giusto? E così ritorna proprio al punto da cui era partito. I veri credenti saranno rivelati dal loro modo di parlare. E se siete dei veri credenti, questo dovrebbe essere visibile dal vostro modo di parlare, e sarà visibile dal vostro modo di parlare; e voi potreste dire: "Beh, aspetta un momento, ogni tanto c’è un po’ d’acqua amara in mezzo a quella dolce". Lo so.
Ma Giacomo sta tracciando per noi delle linee precise, e sta dicendo che è una verità evidente che l’acqua salata non può uscire da una fonte d’acqua dolce. Ed è una verità evidente nella vostra vita che, se siete stati trasformati da Cristo, il vostro modo di parlare lo dimostrerà. Questo è ciò che sta dicendo. Un fico deve avere come propria sorgente un albero di fichi. Un grappolo d’uva deve avere come propria sorgente una vite. Un’oliva deve avere come propria sorgente un ulivo. L’acqua salata ha come sorgente il sale. L’acqua dolce ha come sorgente dell’acqua dolce. Le parole amare provengono da un cuore amaro. Le parole critiche provengono da un cuore critico. Un modo di parlare diffamatorio e privo d’amore procede da un cuore al quale l’amore di Gesù è estraneo. I veri credenti saranno rivelati dal loro modo di parlare, e devono essere rivelati dal loro modo di parlare.
E così Giacomo affronta tutto questo tenendo presente quella tensione. In un momento dice: "Se siete cristiani, le cose saranno così". In un altro momento dice: "Se siete cristiani, le cose devono essere così". E quindi, mentre dice che questa cosa è vera, ci chiama ad assicurarci che sia vera. Ed è questa la tensione nella quale dobbiamo vivere. In Luca 6, versetto 43, Gesù disse: "Un albero buono non produce frutto cattivo, né un albero cattivo produce frutto buono. Poiché ogni albero si riconosce dal proprio frutto. Infatti, non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono, dal buon tesoro del proprio cuore, trae fuori ciò che è buono; e l’uomo malvagio, dal malvagio tesoro del proprio cuore, trae fuori ciò che è malvagio; perché dall’abbondanza del cuore parla la bocca".
E credo che Giacomo avesse in mente questo brano quando scrisse queste parole. In realtà, stava facendo riferimento a ciò che aveva detto il nostro Signore. Il vero credente si riconosce dal suo modo di parlare. Un vero credente parla con una lingua che è tenuta sotto controllo. Pietro dice che il vero credente amerà la vita, 1 Pietro 3:10, e vedrà dei buoni giorni: "Trattenga la propria lingua dal male e le proprie labbra dal parlare con inganno". Da una parte, lo faremo. Dall’altra parte, dobbiamo farlo.
E così Giacomo ci mette in guardia riguardo a due cose: primo, siamo rivelati dalla nostra bocca; secondo, la nostra bocca possiede un enorme potenziale di provocare disastri. E così ci chiama ad avere una lingua domata. E se ce l’abbiamo, è la prova che siamo cristiani. E se ce l’abbiamo, è la prova che stiamo camminando nell’ubbidienza.
E mentre guardate alla vostra vita, miei cari, se vedete uscire dalla vostra bocca delle cose che non dovrebbero uscire, dovete confessarle come peccato ed abbandonarle. Ed il modo in cui reagite a quei momenti in cui dalla fonte dolce esce dell’acqua amara è la chiave della vostra forza spirituale, la chiave della vostra efficacia e della vostra potenza spirituale. Beh, ci sarebbe molto altro da dire, ma preghiamo. Padre, Ti ringraziamo ancora questa sera per la Tua Parola rivolta a noi. Aiutaci a controllare la lingua. Dacci la forza di farlo. Fa’ che siamo uomini buoni che, dal buon tesoro del cuore, traggono cose buone, e sorgenti d’acqua dolce che fanno sgorgare acqua dolce. Fa’ che, ogni volta che apriamo la bocca, possiamo comunicare grazia a coloro che ci ascoltano.
O Signore, ci viene in mente quel brano meraviglioso, meraviglioso dell’apostolo Paolo, in Efesini 4, dove dice: "Nessuna parola corrotta esca dalla vostra bocca, ma soltanto quella che è buona per l’edificazione, secondo il bisogno, affinché comunichi grazia a coloro che ascoltano". E ricordiamo che la Scrittura dice: "Il vostro parlare sia sempre con grazia, condito con sale". Signore, fa’ che ci riconoscano non soltanto da ciò che facciamo, ma anche da ciò che diciamo. E fa’ che siamo caratterizzati da un parlare santo e che, proprio per questo, siamo riconosciuti come figli di Dio. E Ti ringraziamo perché ci rendi capaci di farlo, poiché ci hai dato un cuore nuovo e, con esso, una lingua nuova. Benediciamo il Tuo nome, per amore del Salvatore. Amen.
FINE
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