Apriamo le nostre Bibbie al primo capitolo di Giacomo, e voglio leggervi i versetti dal 2 al 12; Giacomo capitolo 1, versetti dal 2 al 12.
“Fratelli miei, considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate, sapendo che la prova della vostra fede produce costanza. E la costanza compia pienamente l’opera sua in voi, perché siate perfetti e completi, di nulla mancanti. Se poi qualcuno di voi manca di saggezza, la chieda a Dio che dona a tutti generosamente senza rinfacciare, e gli sarà data. Ma la chieda con fede, senza dubitare; perché chi dubita rassomiglia a un’onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là. Un tale uomo non pensi di ricevere qualcosa dal Signore, perché è di animo doppio, instabile in tutte le sue vie. Il fratello di umile condizione sia fiero della sua elevazione; e il ricco, della sua umiliazione, perché passerà come il fiore dell’erba. Infatti il sole sorge con il suo calore ardente e fa seccare l’erba, e il suo fiore cade e la sua bella apparenza svanisce; anche il ricco appassirà cosí nelle sue imprese. Beato l’uomo che sopporta la prova; perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promessa a quelli che lo amano”.
G.K. Chesterton ha detto: ‘Credo immergersi nell’acqua calda ti tenga pulito’, e certamente c’è bisogno d’esser provati nella vita per vedere se siamo veramente autentici; e talvolta non c’è prova migliore dell’acqua calda, o dell’acqua delle sofferenze e delle prove. Il come uno gestisce i problemi è un’indicazione della sua fede, ed i guai nella tua vita e nella mia vita parlano della realtà della nostra fede, o meno. Pertanto, nello scopo di Giacomo, che è quello di darci delle prove, delle verifiche per comprovare la vera fede, la prima cosa di cui vuole parlare è la verifica delle prove, perché le prove rivelano se la nostra fede è viva o morta, se si tratta di una fede autentica o di un imitazione, se si tratta di una fede salvifica oppure no.
È un punto di partenza molto naturale, per il semplice fatto che tutti coloro che vivono nel mondo vivono delle prove. Infatti, siamo creature cadute, siamo peccatori e viviamo in mezzo ad una società caduta e peccatrice, e come risultato di ciò sperimentiamo problemi costanti. Infatti, sembra proprio che questi non si allontanino mai. Giobbe lo disse in questo modo nel capitolo 5 versetto 7, disse: “l’uomo nasce per soffrire come la favilla per volare in alto”, è come dire che la natura caduta dell’uomo è un fuoco che sputa scintille. La conseguenza naturale del fuoco della caduta dell’uomo, sono i suoi problemi. Infatti, in Giobbe 14:1, disse: ‘L’uomo nato da donna – e ciò include tutti noi, ovviamente – l’uomo nato da donna ha pochi giorni ed è pieno di problemi’, nel Salmo 22:11, Davide disse: ‘Non rimaner lontano da me – riferendosi a Dio – non rimaner lontano perchè i problemi mi son vicino”, in Isaia 8:22, Dio parla, tramite Isaia, del Suo giudizio sul mondo che aveva lasciato sugli uomini e dice, cito: “lo volgerà verso terra, ed ecco, non vedrà che difficoltà”, e senza dubbio vi ricorderete, se avete letto quella meravigliosa intuizione sulla saggezza umana che conosciamo come il libro d’Ecclesiaste, queste parole familiari nel capitolo 2, “Perciò ho odiato la vita, perché tutto quello che si fa sotto il sole mi è divenuto odioso, poiché tutto è vanità, un correre dietro al vento”, e poi al versetto 23: “Tutti i suoi giorni non sono che dolore, la sua occupazione non è che fastidio; perfino la notte il suo cuore non ha posa. Anche questo è vanità”, problemi, problemi, problemi, vanità giorno e notte, la vita sembra esser composta da problemi e solo da problemi.
Francamente, anche per i cristiani, anche per noi che siamo figli di Dio, c’è un costante affrontare guai, un costante affrontare prove in un mondo molto turbato. E anche quando riusciamo a controllare un po’ il nostro piccolo mondo, qualcuno lo invade e lo scombina, inevitabilmente è così. E certamente saprete di cosa sto parlando se avete avuto esperienza con un gruppetto di bambini a casa vostra di recente. Non importa quanto possiate cercare di proteggere il vostro piccolo mondo isolato, hanno modo di danneggiarlo. E non sono altro che una piccola illustrazione di come sia la vita. Facciamo tutto il possibile per proteggerci, per ottenere la pace ed il comfort perfetto, ma inevitabilmente, le difficoltà arrivano, sia dall’esterno che dall’interno.
Il Salmista - e questa settimana ho riletto alcuni degli scritti dei Salmi, e mi è stato nuovamente ricordato che il Salmista parla ripetutamente al Signore, e gli chiede di liberarlo dai problemi, ma non è mai così presuntuoso da chiedergli di liberarlo dalla presenza dei problemi stessi, perché sa che ciò non può accadere; non gli chiede mai: ‘liberami dai problemi’, del tipo, fagli svanire; dice solamente, ‘toglili quando li sto vivendo’. Anche nel matrimonio – “Il matrimonio” dice Pietro, che è ‘la grazia della vita’, è come dire che è la panna aggiunta alla fine, è il meglio della vita, ma anche nel matrimonio 1 Corinzi 7:28 dice che se vi sposate, dovete riconoscere che avrete problemi nella carne; cioè voglio dire, se avete problemi da soli, immaginate come sarà quando vivrete con qualcun altro che ha problemi suoi, ci saranno problemi. Anche nelle cose migliori che Dio ci ha dato!
Gesù stesso non è riuscito ad evitare i problemi. Infatti, Egli disse dei Suoi discepoli: ‘Voi siete stati con Me nelle mie difficoltà’, disse: ‘È normale nel mondo avrete tribolazioni’, è un qualcosa che dovete aspettarvi, sono ovunque. Gesù gemette nello Spirito. Giovanni lo registra al capitolo 11 versetto 33 e nel capitolo 12 versetto 27, o anche in Giovanni 13, penso sia intorno al versetto 20 o 21. Egli sapeva cosa significava avere uno spirito turbato, era turbato! Paolo disse di essere turbato “da ogni lato”, 2 Corinzi 4:8.
Dovremmo aspettarcelo, ci dovremmo aspettare difficoltà familiari, difficoltà tra amici, dovremmo aspettarci problemi sul lavoro; dovremmo aspettarci problemi a scuola; dovremmo aspettarci problemi nel mondo economico; dovremmo aspettarci problemi dalle critiche; dovremmo aspettarci problemi sotto forma di malattie e malanni; e dovremmo persino aspettarci problemi nelle nostre vite sotto forma di morte, quando colpisce persone a noi molto vicine. I problemi vengono dalla persecuzione. Voglio dire, è così che funziona la vita, e se pensi di essere l’unico ad aver problemi, allora ultimamente non ti sei guardato molto intorno perchè tutti si trovano nella stessa situazione.
Ora, Giacomo dice, in effetti, se il tuo cristianesimo è autentico, deve manifestarsi nelle difficoltà. Cioè, voglio dire francamente, se non è utile durante le difficoltà, allora non è utile a niente. Se è buono solamente quando non ne abbiamo bisogno, allora non ne abbiamo bisogno. Se la mia fede in Dio è buona solamente quando sto bene, allora a che serve? Se non mi sostiene quando la vita non va come previsto. È un test legittimo dell’autenticità della fede, quello di vedere come si comporta sotto pressione. Ora, notate per un momento il versetto 2 nel mentre riflettiamo un po’ su questo concetto. “Fratelli miei, considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate,” poikilos, ‘molteplici, variegate, varie’, questo non enfatizza il numero, ma la diversità dei problemi. Non è l’idea che avremo molte difficoltà – il che è vero – ma è che ne avremo di tutti i tipi - vari tipi; una cosa multicolore, quello era il significato originale della parola, che arrivano in tutte le sfumature, dimensioni e varietà; ogni tipo di problema, dalla nostra famiglia, dai nostri parenti, provenienti da tantissime aree di delusione, qualunque esse siano – ogni tipo di problema.
Ora, notate anche le varie prove. La parola è una parola molto familiare per gli studenti delle Scritture, peirasmos - significa ‘prove’, e fondamentalmente ha l’idea di difficoltà, di un qualcosa che rompe la tranquillità momentanea, che interrompe una vita di pace, di conforto, di gioia o di felicità. Non sappiamo realmente, nello specifico, a quali prove Giacomo si riferì quando scrisse questo, non sappiamo realmente cosa stava succedendo tra gli ebrei dispersi perchè l’avrebbe identificato come una prova specifica, ed è probabilmente meglio che non lo sappiamo, perché la natura generale della vita è così piena di prove che un’insegnamento più generale in questo senso è molto applicabile su una vasta gamma di cose, non solo per le persone a cui Giacomo scrisse, ma anche per noi. E visto che le chiama: ‘prove svariate’, ‘prove multicolori’, ‘prove varie’, senza dubbio assumendo il fatto che si presentano in un sacco di forme diverse, non è davvero importante nello specifico quali prove queste persone stavano sopportando in quel momento.
Ora la parola ‘prova’ non denota necessariamente un invito al male. Non significa necessariamente ‘tentazione’, in un certo senso, è una sfortuna che sia stata tradotta nella Versione Diodati come ‘tentazioni’, è stata tradotta come ‘prove’ in alcune edizioni e nel versetto 2, la stessa parola è stat tradotta con “tentazioni” nel versetto 12. Ed i traduttori ci hanno un po’ sviati con questa decisione perchè significa semplicemente ‘prove’, non punta necessariamente ad un invito al male. Ed il contesto qui mostra chiaramente che l’idea non è quella d’enfatizzare un invito soggettivo al male, ma piuttosto una difficoltà oggettiva per provare e rafforzare la fede. Di per sé, questa prova non è un invito al male; è solamente una difficoltà oggettiva che si può presentare nella vita e che può essere un test dell’autenticità della nostra fede.
E a proposito, secondo Moulton e Milligan – degli studiosi eccellenti che ci hanno fornito un lessico della lingua greca importante, hanno detto che la parola trasmette sempre l’idea di un test, trasmette sempre l’idea di un test, una verifica e francamente, nel greco secolare è una parola molto rara, ma molto comune nel greco biblico, perché il test della fede è una parte importantissima della vita spirituale; infatti, la forma verbale di peirasmos, peirazō, significa mettere qualcuno alla prova - mettere qualcuno alla prova. Quindi ha l’idea del testare, sia che porti ad un buon risultato o uno cattivo, la questione si focalizza sul test.
Ogni problema che si presenta nella tua vita, ed ogni prova, sia che sia piccola o grande, diventa un test per la tua fede, o passi o fallisci. Per superare il test - segnatevelo - lo rende una prova; fallirlo invece, lo rende una tentazione. Se finisce come peccato, si è dimostrata esser una tentazione ben riuscita. Se invece finisce con l’essere una vittoria, si dimostra esser una prova ben riuscita. La tentazione ci porta al peccato e ci fa cadere. La prova invece ci porta a maggior forza e ci fa proseguire. Quindi le prove sono dei test che rivelano l’autenticità e la forza della nostra fede. Possono, da un lato, rivelare l’autenticità della nostra fede, e dall’altro invece possono rivelare la forza della nostra fede. Quello che si fa nella prova rivelerà se crediamo davvero in Dio e siamo stati salvati genuinamente, e allo stesso tempo, rivelerà anche quanto sia forte la nostra fede salvifica.
Ora, potrei suggerire qui quello che penso che molte persone nella storia abbiano trascurato? Molte persone hanno ritenuto che Giacomo fosse pesante sulle buone opere; però voglio che sappiate che in questa epistola Giacomo è molto pesante sulla fede. Non è fuori equilibrio. È molto forte sulla fede, non solamente sulle opere. E Martin Lutero, che disse che questa è un’epistola piuttosto stramba, per dire che è un’espitola inutile perché era basata così tanto sul concetto della giustizia per opere, aveva davvero mancato il bersaglio perchè Giacomo è davvero forte sulla fede, e vuole comunicare che le opere sono solamente una manifestazione della vera fede, si riferisce ai test della vera fede.
Ora, lasciatemi dire un’altra cosa: dobbiamo notare anche che Giacomo qui non sta distinguendo tra le prove interne ed esterne, perché neanche noi possiamo distinguerle. Ho scoperto, nella mia vita personale, che ogni prova esterna può anche esser cosa? Una interna. Nessuna prova che io abbia mai visto rimane solamente all’esterno, altrimenti non è di fatto una prova, è proprio quando si annida nella mente che diventa una prova. Quindi qui Giacomo non sta dicendo: ‘Ecco qui le prove esteriori, e poi più tardi arriveremo a trattare le tentazioni, che sono più interiori’, no, ogni prova è sia esterna che interna. La vita cristiana non può fare tali distinzioni; queste sono solamente prove, generali, e la nostra vita è composta da queste. Vengono sotto forma di delusioni, di frustrazioni, d’incomprensioni, sogni irrealizzati, aspettative insoddisfatte, grandi perdite, grande solitudine, paura, critiche, persecuzioni, conflitti e forse tutte iniziano all’esterno, ma prima o poi finiscono all’interno, ed è quello che le rende delle prove, e questa è la vita. E tutte si presentano – guardate al versetto 3 – allo scopo di mettere alla prova la nostra fede; per aiutarci a vedere se la nostra fede è reale oppure no, e se lo è, quanto è forte. Sono dei test d’autenticità per coloro che affermano la vera fede, e test per capire la sua forza, quindi in un certo senso, possono esser applicati sia ai credenti che ai non credenti.
Quindi ricordate che lo scopo di Giacomo è quello di mettere alla prova la fede; e, miei cari, voglio dirvelo che quando state vivendo delle prove, dovreste davvero guardare attentamente a quelle prove, ed esaminarle alla luce di com’è che state reagendo, e cos’è che dice quella reazione sul conto della vostra fede. Questo è quello che dovreste imparare da essa. E se perseverate nelle prove, come modello di vita, se perseverate tramite la sofferenza come modello di vita, e non abbandonate mai la vostra fiducia in Dio, allora dimostrate d’avere una fede genuina. Robert Johnstone, scrivendo un commentario su Giacomo molti anni fa, disse questo: ‘Giacomo dimostra che dove c’è solamente una professione vuota o un semplice sentimento sognante, non basato su convinzioni ferme ed intelligenti della verità, il fuoco delle prove le brucerà’, Inoltre, disse: ‘Ma dove c’è una fede vera, l’afflizione porta naturalmente a riflettere più profondamente che in altre circostanze sul peccato ed i suoi meriti, e così facendo libera il cuore dal controllo della giustizia personale. La fonte di debolezza porta a lottare seriamente con Dio in preghiera, e l’esperienza della grazia sostenitrice così ottenuta rafforza e rallegra la speranza per il tempo a venire,’ fine citazione, questa è un’affermazione molto ricca e carica, ma quello che sta dicendo fondamentalmente è che se dovessimo mettere un falso cristiano sotto test, quello lo spazzerebbe via e lo brucerà senza alcun dubbio. Se invece doveste mettere un vero credente sotto test, quello lo porterebbe alla disperazione per la sua debolezza, e lo porterebbe in preghiera ad affidarsi sulla forza di Dio, piuttosto che sulla sua debolezza.
La prova, quindi, per una fede d’imitazione, la brucia. La prova invece, per una vera fede, la porta al dolore, al dolore dell’inadeguatezza e della debolezza, la fa allontanare dall’autogiustizia e la porta a gettarsi sulla forza di Dio. Quindi le prove o le afflizioni sono il primo test di Giacomo per esaminare la vera fede vivente. Ora è così che inizia questa sezione, e voglio mostrarvi stasera anche com’è che la conclude, quindi andiamo al versetto 12, “Beato l’uomo che sopporta la prova”, ora questa è una beatitudine, tra l’altro, molto simile a quelle di Matteo 5, dove Gesù pronunciò le beatitudini. E la scorsa settimana vi ho detto che è quasi come se le beatitudini ed il Sermon sul monte si trovano alla base del pensiero di Giacomo, e lo vedremo anche nel corso dell’epistola. Ma dice: “Beato l’uomo che sopporta la prova, perchè dopo averla superata” o letteralmente – ‘dopo che la prova finisce, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promessa a quelli che lo amano’.
Ora questa è una dichiarazione della beatitudine di colui che supera la prova; beato significa felice, o meglio ancora, significa soddisfatto, o meglio ancora significa ‘ricolmo di gioia interiore’ – ‘colmo di gioia interiore’, uno stato d’estasi dell’anima, uno stato di gioia dell’anima. Infatti, nel capitolo 5 di Giacomo al versetto 11, dice la stessa cosa: “Ecco, noi definiamo felici quelli che hanno sofferto pazientemente,” e poi dice: ‘Voi avete udito parlare della costanza di Giobbe’... e così via... Noi, consideriamo veramente felici coloro che sopportano, che superano le prove. Ora, questa non è la felicità dovuta alla libertà dalla prova, questa è la felicità dovuta alla vittoria sulle prove – grande differenza, grande differenza. Non è una felicità banale di qualcuno che non ha mai conosciuto il conflitto, è l’esaltazione di coloro che hanno combattuto ed hanno vinto – che hanno combattuto ed hanno vinto. Non è la felicità dello spettatore; è la felicità del partecipante. ‘Felice, soddisfatto, ricolmo, con uno stato interno di gioia’, è l’uomo che sopporta la prova. E di nuovo, non è una questione d’invito al peccato. Se questo fosse il problema nel versetto 12, se resistere alla tentazione di peccare fosse il centro della questione, non avrebbe detto: ‘Beato l’uomo che la sopporta’, avrebbe dovuto dire: ‘Beato l’uomo che la resiste’, ma dice: ‘Beato’ o ‘Soddisfatto è l’uomo che la sopporta’, e ci sono tre parole chiave nel versetto 12, la parola ‘sopportare’, la parola ‘prova’ e la parola ‘testato’ o prova, e le stesse tre parole ci sono anche nei versetti 2 e 3: “considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in svariate prove, sapendo che la prova della vostra fede produce costanza”, e poi nel versetto 4: “E la costanza compia pienamente l’opera sua in voi”, “considerate una grande gioia... la prova della vostra fede produce la costanza (la pazienza)”, e quindi c’è la prova, c’è il test e la costanza nei versetti 2 e 3, quindi c’è la prova, il test, e la costanza nel versetto 12, e quindi conclude che il versetto 12 sta parlando della stessa cosa del versetto 2, e questi due versetti incorniciano il testo che si trova nel mezzo. E l’intera sezione riguarda il trionfo sulle prove, la stessa cosa nei versetti 2 e 12.
Notate che nel versetto 12 dice: ‘Beato l’uomo che sopporta...’ Proprio come nel versetto 3: “la prova della vostra fede produce costanza,’ stessa idea, stessa parola. Ora, ‘sopportare’ nel versetto 12 significa sopportare pazientemente, e trionfalmente. Non significa, ‘oh con pazienza ho resistito... ho stretto i denti, ho trattenuto il respiro, ci ho provato ed ho sopportato la cosa!’ No non è quello, non si riferisce ad un sopportare in modo passivo, non è una sorta di sopravvivenza passiva, no si riferisce all’esser vincitori. È Hupomenō, presente indicativo attivo, sopportare pazientemente, e trionfalmente, esser il vincitore. Ora, il punto è semplice, la persona che afferma d’essere cristiana e che vive certe prove prove e ne esce vincitore, il che significa che non rinuncia mai alla sua fede, non abbandona mai Dio, quella dimostra di il cristiano genuino, e quella vincerà e riceverà la corona della vita che il Signore darà a coloro che lo amano.
Cioè, ci son persone che vengono, e voi le conoscete come anche io le conosco; vengono in chiesa, professano Cristo, si battezzano, poi ci sono dei problemi nella loro vita, e se ne vanno, se ne vanno! E potrebbero anche non tornare più, forse sono un po’ bruciati in una relazione, hanno gli occhi su una ragazza e lei gli dice di lasciar perdere che non era il suo tipo o quello che è; o forse sono venuti, ed hanno dovuto affrontare una certa difficoltà; un caro amico o un membro della loro famiglia è morto, e la cosa è così travolgente che se ne vanno e magari scuotendo anche il pugno in faccia a Dio, e finisce tutto lì. Vedete, la perseveranza nella prova è la prova stessa della fede viva. Ora, il versetto 12 di Giacomo chiama coloro che perseverano, ‘coloro che lo amano’, oh, è meraviglioso! Perché fondamentalmente quella è l’essenza del nostro atteggiamento verso il Signore nella salvezza, lo amiamo, e lo amiamo perché Lui ci ha – cosa? – amato per primo’
Si tratta di una relazione d’amore, non è solamente una transazione, dove Dio ci salva indipendentemente dal nostro atteggiamento, e una volta salvati possiamo avere qualsiasi atteggiamento vogliamo, no! Quelli che sono stati veramente salvati hanno un amore continuo e profondo verso di Lui. E potete sottolineare questo concetto nella vostra Bibbia come una definizione meravigliosa del vero cristiano, ‘coloro che lo amano’, il Signore, 1 Giovanni 2 dice che lo ameremo, o che ameremo il mondo, ma non entrambi, ‘Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui’, cioè questo è piuttosto basico. E per di più dice, in 1 Giovanni 2:19, “Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; perché se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma ciò è avvenuto perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri”, e quello che Giovanni sta dicendo lì è che quando è arrivata la prova, l’amore del mondo o di Dio li ha separato e coloor che amavano il mondo, se ne sono andati, e quello era okey perchè non ci appartenevano comunque; ma è nella prova che il vero amore si manifesta. In 1 Pietro, guardereste al capitolo 1 per un momento? Pietro parla della stessa cosa. Nel versetto 6, parla di molteplici prove, come le prove svariate di cui parla Giacomo. E poi nel versetto 7 dice, quasi come se prendesse in prestito la stessa idea da Giacomo, dice che: “la prova della vostra fede”, dice che tutte le vostre prove sono un test per la validità della vostra fede o meno, e “la prova della vostra fede – dice – è molto più preziosa dell’oro che perisce, sebbene provata col fuoco, può essere trovata per lode, onore e gloria alla manifestazione di Gesù Cristo”, in altre parole, sta dicendo che la vostra fede è sotto prova per dimostrarne la sua autenticità, affinché voi, avendo una fede autentica, potrete stare davanti al Signore quando Egli verrà. E poi nel versetto 8, definisce quella vera fede, “Colui che, pur non avendolo visto, voi” – qual è la parola successiva – “lo amate”, e di nuovo, lo stesso pensiero; la prova della fede è superata da coloro che amano Dio – da coloro che amano Dio.
Ed in questo sentiamo anche l’eco del Salmista, penso sia il Salmo 97 – sto indovinando e vediamo – versetto 10, sì, dice: “ Voi che amate il Signore, odiate il male!”, è così, e di nuovo, il popolo di Dio viene identificato come coloro che ‘amano il Signore’, tutte le cose cooperano per il bene di coloro che – che cosa? – amano Dio”, questa è la definizione del cristiano. Ascoltate, il cristiano non è colui che, in un certo momento, ha creduto alla verità. Un cristiano è qualcuno che ha un amore continuo per Dio, e quell’amore rimane saldo, anche nella prova. Cioè cosa potremmo mai dire di un amore ad un livello umano che fosse valido solo se non ci fossero problemi? Possiamo dimenticarcelo, non vale niente. Il punto è semplice, quindi, coloro che lo amano sono coloro che si aggrappano a Lui per virtù dell’amore, al di là di quello che la prova porta, è così che dimostrano che la loro fede è autentica.
E cosa significa quindi, amarlo? Beh, fondamentalmente, Gesù ha detto, più e più volte: ‘se mi amate – che cosa? – osserverete i miei comandamenti”, Giovanni 14:15, Giovanni 15:9 e 10, 1 Giovanni 2 versetti 5 e 6, 1 Giovanni 4:16, 1 Giovanni 5:1, 2 e 3, dicono tutti la stessa cosa, ‘Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; coloro che osservano i miei comandamenti mi amano’, quindi l’autenticità della fede si basa sull’amore, ma l’amore, per esser dimostrato come autentico, deve esser messo alla prova. Ed invariabilmente, se è vero, supera la prova e mantiene l’obbedienza – supera la prova e mantiene l’obbedienza. Ora, torniamo al versetto 12 e diamogli un’occhiata più approfondita. Come credenti che articoliamo la nostra fede, saremo messi alla prova. Se supereremo la prova, aggrappandoci al Signore anche se ci saranno momenti di lotta e di dubbio, la nostra fede non sarà distrutta, non sarà eliminata. Ci aggrapperemo a Lui perché lo amiamo, e se così sarà, allora noi saremo beati.
Ora per riassumere quest’idea, lasciatemi suggerire che lo scopo della prova è quindi duplice: in primo luogo, il suo scopo è quello d’esporre la qualità della fede; la prova, come ho detto, è progettata per rivelare che tipo di fede abbiamo. Guardate di nuovo al versetto 12, quella frase “perché dopo averla superata”, letteralmente, quando è stato approvato dopo la prova – quella è l’idea, miei cari potete percepire questa realtà nella vostra vita? Guardate, quando arrivano le prove, le difficoltà, quando c’è morte, o quando c’è solitudine, perdite o problemi, o quello che sia, potete vedere tutto quello tramite il fatto che Dio sta provando la validità della vostra fede? Che vi sta rendendo approvati. Vi sta mettendo sotto il fuoco, per così dire, affinché possiate uscirne purificati dalla scoria e affinchè la vera fede brillerà luminosa. Coloro che si aggrappano saldamente alla loro fiducia in Dio attraverso le prove, coloro la cui fede non vacilla, anche se le prove persisteranno, dimostreranno d’avere una fede viva – una fede viva.
Ora, voglio fare una digressione per un momento, perché questo è il momento perfetto per parlare di una verità biblica molto importante, un pensiero teologico molto importante. Avete sentito la frase “la perseveranza dei santi”? È una frase meravigliosa, una comune in teologia, parliamone per un momento.
Cosa s’intende dire quando si dice: ‘la perseveranza dei santi’? Diremmo che fa parte del nostro credo teologico credere nella perseveranza dei santi. In altre parole, crediamo che i santi non abbandoneranno mai la fede, persevereranno sempre, credendo in Dio seppur nel mezzo della prova. Quella è la perseveranza dei santi. In altre parole, non crederanno per un po’ e poi si tireranno indietro, persevereranno, non ci sarà alcuna prova che li porterà a rinunciare alla loro fede, perché? Perché perchè “Nessuna tentazione vi ha còlti, che non sia stata umana; però Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via – di cosa? – d’uscirne affinchè la possiate sopportare”, c’è sempre la possibilità della perseveranza dei veri santi, ed i veri santi persevereranno sempre. Questo è un pensiero molto, molto importante. Lasciate che vi dica perché è importante.
Per anni sono cresciuto sentendo una frase chiamata ‘sicurezza eterna’, l’avete mai sentita? Noi crediamo nella sicurezza eterna, e quella è una bella frase. Infatti, la sentivo sempre così: ‘una volta salvati – esattamente – sempre salvati’, esatto, e quella è una frase comune, ‘una volta salvati, sempre salvati’, e ci piace crederci, cioè a chi non piacerebbe? Non vorrei far parte di un sistema che dicesse ‘una volta salvati, ma non si sa mai...’ Non è quello che voglio... no, l’enfasi è su ‘una volta salvati, sempre salvati!’ e va bene; ma quello che sta dicendo è, ed alcuni, in un certo senso son un po’ tesi dalla cosa perchè dicono: ‘Aspetta un minuto. Una volta salvati, sempre salvati significa che si può fare quello che si vuole e che Dio, in qualche modo, non ti lascerà mai’, e l’enfasi si trova sul potere della tenuta di Dio, e va bene; l’idea della sicurezza eterna punta al fatto che Dio ti tiene; che sei sicuro nella Sua promessa immutabile; che sei sicuro nel Suo potere inviolabile. E la Scrittura enfatizza questo concetto, siamo sicuri e siamo sicuri grazie alla potenza di Dio, non c’è alcun dubbio su quello. Per esempio, lasciatemi spiegare un attimino, siamo sicuri nella nostra salvezza grazie alle promesse e grazie al potere di Dio. Giovanni 10, ve lo ricordate? Probabilmente ci siete tornati molte volte considerando la sicurezza eterna, Giovanni 10:28, “Io do loro la vita eterna, e non periranno mai, né nessuno li ruberà mai dalla mia mano”, perché? Perchè “il padre mio che me li ha dato è più grande di tutti, e nessuno potrà rapirli dalla mano del Padre mio”, giusto? Quindi siamo eternamente sicuri grazie alla promessa e grazie al potere di Dio. “Colui che ha iniziato in voi un’opera buona la porterà a compimento fino al giorno di Gesù Cristo”, in altre parole, è la promessa ed il potere di Dio.
In secondo luogo, diciamo d’essere sicuri non solo a causa della promessa e del potere di Dio, ma anche a causa delle preghiere di Cristo. Egli intercede costantemente per mezzo nostro, giusto? Quindi, non importa quello che potremmo fare, Egli intercede per noi e dice al Padre che ha già pagato per quel peccato e, quindi, è già stato perdonato. In Giovanni 6, dice: “Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me, e non perderò nessuno”, non abbandona mica coloro che gli appartengono. In Giovanni 17, prega per tutti i Suoi, affinché possano entrare nella pienezza della salvezza, e quella preghiera sarà esaudita. In Luca 22, parla di Pietro e dice: ‘Satana desidera vagliarti, ma io ho pregato per te affinchè la tua fede non venga meno”, e dice: “Quando avrai superato questa prova, voglio che fortificherai i fratelli”, in altre parole, Pietro era sicuro non solo per la promessa ed il potere di Dio, ma anche per la preghiera di Cristo. “Se qualcuno ha peccato – dice – 1 Giovanni, abbiamo un avvocato presso il Padre, Gesù Cristo il giusto, ed Egli è la propiziazione per i nostri peccati; e non solo per i nostri, ma anche per i peccati di tutto il mondo”, Cristo è il nostro intercessore, il nostro mediatore.
C’è un terzo elemento in tutto questo. Siamo sicuri non solo grazie alla preghiera ed alle promesse di Dio, e della preghiera - la promessa ed il potere di Dio, e le preghiere di Cristo, ma anche grazie alla presenza dello Spirito - la presenza dello Spirito Santo. Lo Spirito Santo è in noi, la garanzia di una gloria futura, non è così? Non dice Efesini 1 che abbiamo le primizie dello Spirito? Che ‘siamo stati sigillati dallo Spirito fino al giorno della redenzione’, ora, tutto quello enfatizza la sicurezza eterna dal punto di vista del potere di Dio, della presenza di Dio tramite il Suo Spirito e delle preghiere di Gesù Cristo. L’intera Trinità ci assicura per sempre, così che nessun cristiano che crede nel Signore sarà mai perduto, non è meraviglioso? Questa è la sicurezza eterna. E la nostra salvezza e la nostra sicurezza si basano – ascoltate bene – si basano sulla fedeltà di Dio verso il Suo patto. Si basano sulla fedeltà di Dio verso il Suo patto, “Ora il Dio della pace”, dice Paolo ai Tessalonicesi capitolo 5 versetto 23, “il Dio della pace vi santifichi interamente. Vi santifichi egli stesso completamente; e l’intero essere vostro, lo spirito, l’anima e il corpo, sia conservato irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesú Cristo”, sto pregando per voi affinché siate conservati irreprensibilmente fino all’arrivo di Gesù e poi il versetto 24 dice: “E fedele è colui che vi chiama, ed Egli farà anche questo”, siamo sicuri sulla base della fedeltà di Dio verso il Suo patto.
Questo è meraviglioso! Dio preserva il Suo popolo dall’apostasia, preserva il Suo popolo dalla defezione, e li porta tutti in cielo, e questo è chiaramente l’insegnamento della Scrittura. Ascoltate a quello che dice la Scrittura. Salmo 31: “Siate forti e coraggiosi, tutti voi che sperate nel Signore”. Salmo 37: “I passi dell’uomo giusto sono ordinati dal Signore.” E di nuovo nel Salmo 37 versetto 28: “Perché il Signore ama la giustizia e non abbandona i suoi santi – ascoltate qui – essi sono preservati per sempre”, meraviglioso. Salmo 41:2 dice: “Il Signore lo proteggerà e lo manterrà in vita; egli sarà felice sulla terra”, Salmo 97:10, “Voi che amate il Signore ed odiate il male; Egli preserva le anime dei suoi santi. Li libera dalla mano dei malvagi”, Salmo 116:6, “Il Signore preserva i semplici”, non siete contenti di quello? “Sono stato abbattuto e Lui m’ha aiutato. Egli non permetterà che il mio piede vacilli, e Colui che ti custodisce non sonneccherà. Ecco, Colui che custodisce Israele non dormirà né sonneccherà. Il Signore è il tuo custode. Il Signore è la tua ombra alla tua destra; il sole non ti colpirà di giorno né la luna di notte, il Signore ti preserverà da ogni male”, meraviglioso!
Romani 16:25, “Ora a Colui che ha il potere di stabilirti secondo il mio vangelo”, 2 Timoteo 1:12, “Per la quale causa soffro anche queste cose; tuttavia non mi vergogno, perché so in chi ho creduto e sono persuaso che egli ha il potere di custodire il mio deposito fino a quel giorno”, vi ricordate? Egli è in grado di custodire ciò che gli ho affidato, e cos’è che gli ho affidato? L’anima mia. 2 Timoteo 4:18, “Il Signore mi libererà da ogni azione malvagia e mi – ascoltate qui – salverà nel suo regno celeste. A lui sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen”. 1 Pietro 1:5 dice che siamo custoditi dalla potenza di Dio. Giuda 1, “Siamo preservati in Gesù Cristo,” e Giuda 24: “A colui che può preservarvi da ogni caduta e farvi comparire irreprensibili e con gioia davanti alla sua gloria”, non sono testi meravigliosi? Parole forti, miei cari, sulla sicurezza eterna, ma potrei dire una cosa velocemente? C’è anche un altro lato a tutto questo? C’è un altro lato! E voi potreste chiedere, ‘Qual è l’altro lato?’ L’altro lato è che non siamo solo preservati da Dio, ma da un punto di vista umano, anche noi dobbiamo perseverare.
In altre parole, non siamo preservati da Dio se rinunciamo alla nostra fede nel mezzo di una prova, e di nuovo, si torna a quel’apparente paradosso tra l’opera di Dio ed il modo di fare dell’uomo. Cioè, siamo stati salvati perché siamo stati scelti in Lui prima della fondazione del mondo, eppure non siamo e non saremo salvati senza l’esercizio della fede, non è vero? Siamo sicuri verso la fedeltà di Dio verso il suo patto, ma non lo siamo senza alcuna perseveranza. Quindi i mezzi della sicurezza eterna sono attuati tramite la potenza dello Spirito ch’energizza il vero credente a perseverare nella fede nel mezzo di ogni tipo di prova. Berkhof, Louis Berkhof, un teologo eccellente, chiama la perseveranza ‘quell’operazione continua dello Spirito Santo nel credente per cui l’opera della grazia divina che è iniziata nel cuore, continua ed arriva a compimento’, quindi la nostra parte è quella di perseverare. Ascoltate anche a quello che dice la Scrittura. Matteo 24:13, “Colui che persevererà fino alla fine, sarà salvato”, ora abbiamo appena detto che Dio ci terrà, ed abbiamo girato il tavolo sotto sopra, e la cosa sembra essere contraddittoria seppur non lo è; il modo in cui ci tiene è energizzandoci con il Suo Spirito a perseverare, “E poi Gesù disse ai Giudei, in Giovanni 8:31, se continuate nella Mia Parola, allora siete veramente Miei discepoli”. 1 Corinzi 15, “Inoltre, fratelli, vi dichiaro il vangelo che vi ho predicato, che avete anche ricevuto e nel quale state” – ascoltate qui – “per il quale siete anche stati salvati se tenete in mente quello che vi ho predicato, a meno che non avete creduto invano”. Se non vi ci attenete, mostrerete che la vostra fede non è reale. Colossesi 1, ascoltate a questo testo, “Anche voi, che un tempo eravate estranei e nemici a causa dei vostri pensieri e delle vostre opere malvagie, ora egli vi ha riconciliati nel corpo della sua carne, per mezzo della sua morte, per farvi comparire davanti a sé santi, senza difetto e irreprensibili”, non è meraviglioso? La salvezza è che siamo stati fatti comparire davanti a Dio come santi, irrimproverabili, ineccepibili al Suo cospetto – e poi dice, “se appunto perseverate nella fede, fondati e saldi e senza lasciarvi smuovere dalla speranza del vangelo che avete ascoltato”, siete solamente sicuri se perseverate. Siete solamente sicuri se perseverate. La perseveranza è il mezzo tramite il quale la sicurezza viene realizzata.
Pertanto, Ebrei 2 dice: “Perciò bisogna che ci applichiamo ancora di piú alle cose udite, per timore di essere trascinati lontano da esse”, non farvele sfuggire, “Siamo resi partecipi di Cristo”, dice Ebrei 3:14, “a condizione che manteniamo ferma sino alla fine la fiducia che avevamo da principio”, Ebrei 4:14 dice: “stiamo fermi nella fede che professiamo”, Ebrei 6:12, “Soltanto desideriamo che ciascuno di voi dimostri sino alla fine il medesimo zelo per rendere certa la pienezza della speranza, affinché non diventiate indolenti ma siate imitatori di quelli che – ascoltate – di quelli che per fede e pazienza / o perseveranza ereditano le promesse”, questa è la perseveranza dei santi, perseveriamo. Ebrei 10:39 dice: “Noi non siamo di quelli che si ritirano alla perdizione, ma di quelli che credono, per la salvezza dell’anima”, Pietro stesso disse in 2 Pietro 1:10: “Se fate queste cose, non cadrerete mai”, quindi, il punto è che nessuno di coloro che non persevera, è sicuro.
E potremmo dire: ‘E cos’è che succede quando qualcuno non persevera?’ Molto semplice: 1 Giovanni 2:19, “Sono usciti da noi perché non erano mai – cosa? – dei nostri”, hanno fallito il test della fede genuina. Nessuna prova, quindi – miei cari, ascoltatemi – nessuna prova è così grande da potervi separare dal vostro Signore, se la vostra fede è genuina, è solamente una prova per manifestare la genuinità di quella fede. Quindi la sicurezza eterna da sola non è sufficiente; non è una questione di essere una volta salvati e sempre salvati, a prescindere da ciò che si crede o che si fa... No! Se non c’è perseveranza, se non si supera il test e non ci si aggrappa al Signore, se non si continua ad amarlo e ad obbedirgli tramite ogni prova della vita, allora si conferma l’evidenza di aver una fede illegittima. Quante persone conoscete che sono venute in chiesa per un po’, hanno avuto un po’ di problemi nella vita, e se ne sono andate? Che hanno fatto una professione di fede in Cristo, ma non perseverano più, non possono identificarsi come coloro che lo amano, la loro vita non è caratterizzata dall’obbedienza?
Amo quello che dice la Confessione di Fede di Westminster: ‘Coloro i quali Iddio ha accolto nel Suo Amato, ha chiamato efficacemente, e santificato mediante il Suo Spirito, non possono né completamente né definitivamente scadere dallo stato di grazia, ma persevereranno con certezza in essa fino alla fine, e saranno eternamente salvati. Questa perseveranza dei santi non dipende dal loro proprio libero arbitrio, ma dall’immutabilità del decreto d’elezione, che scaturisce dall’amore gratuito ed immutabile di Dio Padre; dall’efficacia del merito e dell’intercessione di Gesù Cristo, dallo Spirito e dal seme di Dio che dimorano in loro, e dalla natura del patto di grazia: dai quali motivi hanno origine anche la certezza e l’infallibilità della perseveranza. Nondimeno essi, attraverso le tentazioni di Satana e del mondo, il prevalere della corruzione residua in loro, e la negligenza dei mezzi della loro preservazione, possono cadere in gravi peccati; e, per un certo tempo, continuarvi: per i quali essi incorrono nel dispiacere di Dio, e contristano il Suo Spirito Santo, giungono ad essere privati in qualche misura delle loro grazie e consolazioni,343 il loro cuore viene indurito, e la loro coscienza ferita; offendono e scandalizzano gli altri, e attirano su di sé giudizi temporanei’. Ora, quello che la Confessione di Westminster sta dicendo è che un cristiano può trovarsi in molti guai ma non abbandonerà mai definitivamente la sua fede, perché persevererà. Le prove, quindi, provano la fede genuina.
Meditate sui seguenti inni: ‘Più sicuro non è mai nessuno che i cari del Salvatore. Non la stella che in alto persiste, né l’uccello che si nasconde nel nido di casa. Dio cura e nutre i Suoi, nei Suoi sacri cortili fioriscono, come un Padre d’amore li risparmia, nelle Sue braccia amorevoli li porta; né la vita né la morte possono mai separare i Suoi figli dal Signore, poiché il Suo amore e la Sua compassione profonda li conforta nella tribolazione; Piccolo gregge, allora, abbandonati alla gioia, il Dio di Giacobbe ti proteggerà sempre, riposa sicuro con questo difensore, alla Sua volontà tutti i nemici si arrendono. Ciò che Lui prende o ciò che dà mostra l’amor prezioso del Padre, possiamo fidarci completamente dei Suoi scopi, ed è solamente tutto per il bene dei Suoi figli’.
Sì, saremo mantenuti, e lo saremo per perseverare. Così come ha detto qualcuno: ‘Gesù vive ed è per questo che vivo anch’io. Morte, il tuo dardo è via per sempre; colui che è morto per me vive per rompere i legami della morte; Egli mi solleverà dalla polvere; Gesù è la mia speranza e la mia fiducia. Gesù vive e regna supremo, ed il Suo regno rimane ancora, anch’io sarò con Lui, vivendo per sempre, regnando per sempre. Dio ha promesso, così deve essere; Gesù è la mia speranza e la mia fiducia. Gesù vive e per grazia Sua, mi dà vittoria sulle mie passioni, ed io purificherò il mio cuore ed i miei modi di fare, vivendo sempre per la Sua gloria. Lui mi solleverà dalla polvere, Gesù, la mia speranza e la mia fiducia. Gesù vive lo so bene, nulla da Lui il mio cuore può separar, né la vita né la morte né le forze dell’inferno, né la gioia né il dolore d’ora in poi e per sempre; Nessuno dei Suoi santi è perduto, Gesù è la mia speranza e la mia fiducia. Gesù vive e la morte ora non è altro che il mio ingresso nella gloria. Coraggio, allora, anima mia, poiché hai davanti a te una corona di vita; troverai che le tue speranze erano giuste. Gesù è la fiducia del cristiano’,
Ogni volta che delle prove entrano nella nostra vita, esse non dimostrano altro che l’autenticità della nostra fede offrendoci l’opportunità di perseverare, ed avendo perseverato, possiamo guardare indietro e possiamo dire: ‘Sì, so di appartenere al Signore’, c’è un secondo proposito però che vorrei menzionare velocemente. Queste prove non esistono solamente per esporre la qualità della nostra fede, ma anche per rafforzarla - per rafforzarla. E vedremo a questo scopo più avanti, non ora, ma giusto per dirvelo; queste prove rafforzano anche la nostra fede, e quindi servono ad uno scopo molto buono. Ma per coloro che non cadono sotto la prova, notereste il versetto 12 di nuovo, per coloro che non crollano, egli dice: “dopo averla superata, riceveranno la corona della vita”, ora per voi studenti di greco, questo è, secondo me, un genitivo appositivo che letteralmente potrebbe esser tradotto così: “Ricevere una corona che è vita”, la corona equivale alla vita, il punto è questo: ‘la corona è la vita eterna’, la promessa della vita eterna è quello che Dio ha promesso a coloro che lo amano. La vita eterna - annotatevelo - è la nostra ricompensa finale. E voi potreste dire: ‘Pensavo di averla già’, beh, cel’hai, ti è stata promessa, ed un giorno la riceverai nella sua realtà, nella pienezza. Stiamo ancora aspettando la completezza della salvezza. Stiamo ancora aspettando di entrare nella nostra ricompensa futura; ecco perché è in tempo futuro. Egli riceverà la corona, e cos’è la corona? È la vita eterna. Al ritorno del Signore, Egli ci concederà la pienezza della vita eterna. Questo ricorda 2 Timoteo 4:8, “D’ora in poi mi è riservata una corona, che è giustizia, che il Signore, il giusto giudice, mi darà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti quelli che amano la sua venuta”, e di nuovo, al momento del ritorno del Signore, Egli verrà e ci prenderà con Sé, e sarà per noi una corona; quella corona è la vita eterna; ci sarà una corona; quella corona è la giustizia. E noi la riceveremo in quel momento, giustizia eterna e vita eterna, e credo si riferisca alla vita eterna che riceveremo alla venuta di Gesù Cristo.
Infatti, tutte le ricompense che il Signore ci concede sono, in ultima analisi, collegate alla nostra vita eterna. 1 Timoteo 6:12, “Combatti la buona battaglia della fede e trattieni la vita eterna”, la pienezza della promessa della vita eterna. Infatti, in 1 Pietro 5:4, “Quando apparirà il sommo pastore, riceverete una corona che è gloria”, quindi è la vita eterna, è la giustizia, è la gloria; queste non sono corone che appartengono a cristiani diversi, sono corone che appartengono a tutti i cristiani; tutti i cristiani riceveranno la vita eterna, la giustizia eterna e la gloria eterna. E per di più, Apocalisse 2:10 menziona di nuovo la corona della vita, e lì è promessa a coloro che sono stati fedeli fino alla morte, che hanno vissuto delle prove - è lo stesso contesto. Sta scrivendo alla chiesa di Smirne; “avrete tribolazioni per un breve periodo di tempo; e se vi dimostrerete fedeli nel mezzo delle prove, anche se vi porterà alla morte, vi ricompenserò con la vita eterna”.
Ora, lasciatemi dire questo, la vita eterna non si guadagna con la perseveranza... non si guadagna con la perseveranza, ma la perseveranza è la prova della vera fede e del vero amore, che è ricompensata con la vita eterna. Avete colto quella distinzione? Non si guadagna con la perseveranza; è la ricompensa per la perseveranza, che dimostra l’autenticità della fede salvifica. La parola ‘corona’, per inciso, è la parola stephanos; ed è usata in modi diversi, ma generalmente nella cultura del Nuovo Testamento, aveva a che fare con una ghirlanda che veniva posta intorno alla testa del vincitore in un evento atletico; alcuni commentatori ritengono che visto che gli ebrei rifiutavano quell’idea della competizione - non gli piaceva il fatto che molti di quei giochi si svolgevano con alcuni dei partecipanti completamente nudi, o con indumenti molto minimali, cosa che gli offendeva – erano piuttosto disgustati della cosa e quindi alcuni pensano che per quello Giacomo non si sarebbe mai riferito ad una stephanos per riguardo verso quel tipo di competizione; ma penso che la cosa sia un po’ un’elusione del problema; perchè sappiamo con certezza dagli scritti antichi di Giuseppe Flavio che c’erano alcuni giochi, giochi di competizione, che si tenevano nella città di Gerusalemme sotto il regno di Erode il Grande, e quindi è molto probabile che avessero una certa familiarità con la stephanos come se fosse la corona del vincitore, e ovviamente, quando si parla di sopportare una prova fino alla fine, quello si adatta al contesto. Alcuni avrebbero voluto farci credere che stephanos ha a che fare con la corona del re, o con la ghirlanda che veniva spesso posta sulla testa di qualcuno che si sposava, oppure in una festa o una celebrazione, una corona di gioia, una corona di felicità; ma mi sembra che includa l’idea della prosperità, della felicità, dell’onore e della regalità, ma il contesto deve essere quello della corona di un vincitore. E visto che ciò sarebbe stato familiare a loro, è molto semplice supporre che sia esattamente quello che Giacomo aveva in mente.
Quindi, quello che sta dicendo è che il Signore ricompenserà con la vita eterna coloro che dimostreranno di aver avuto una vera salvezza con la loro perseveranza. Quindi, miei cari, mentre iniziamo questa sezione, dobbiamo capire che la vita è piena di prove. Voglio dire, è così che devono andare le prove; ma il come affrontiamo queste prove manifesta l’autenticità, o la mancanza d’autenticità, o la mancanza d’autenticità della nostra fede. Se resistiamo, se perseveriamo, se siamo vittoriosi, dimostriamo la vera fede salvifica, ed alla fine riceveremo la ricompensa di quella fede salvifica, e la ricompensa di quell’amore continuo, è la pienezza della vita eterna, della giustizia eterna, della gloria eterna; e tutto questo è per coloro che si dimostraeranno genuini.
Ora, in questo punto una domanda dovrebbe sorgere immediatamente spontanea, dopo aver visto il versetto 2 ed il versetto 12: Com’è che un cristiano può sopportare praticamente le prove? Cioè, com’è possibile? Qual è la praticità di tale perseveranza? Ed è esattamente quello che Giacomo vuole sottolineare, è molto pragmatico. Non è sufficiente dire: ‘Devo perseverare! Dimmi come. Come posso perseverare?’ Guardate al vostro schemino per un momento e seguite quei cinque punti che vi ho dato, questi sono gli aspetti pragmatici di una fede perseverante; gli sono richieste diverse cose: un atteggiamento gioioso - un atteggiamento gioioso, versetto 2, “Consideratelo tutta gioia;” una mente comprensiva, versetto 3, “Sapendo che...” una volontà sottomessa, versetto 4, “E la costanza compia pienamente l’opera sua in voi”, cioè lasciate che faccia quello che deve fare. E poi un cuore credente, non abbiate una fede che dubita, versetto 6, ma chiedete con fede sincera; versetto 8, non siate d’animo doppio; e poi, dal versetto 9 all’11, uno spirito umile. Il modo per suprare le prove vittoriosamente è con un atteggiamento gioioso; una mente comprensiva - ovvero, percependo la realtà della prova ed il suo scopo, con una volontà di sottomissione, accettandola dal Signore, mettendosi sotto di essa, ed imparando ciò che vuole che impariamo; un cuore che crede che non dubita mai nella fede, ed uno spirito umile che è disposto ad accettare qualsiasi cosa, ora, è così che si affrontano le prove.
Ora specificamente, la prossima volta esamineremo tutto questo, e la cosa sarà così ricca e così pratica, e voglio darvi un compito, non venite da soli la prossima settimana. Abbiamo laureato tutti gli studenti al college ieri sera, e se ne sono andati, quindi ci mancano, ma vogliamo che portiate alcune persone a prendere il loro posto mentre inizieremo a vedere i modi pratici in cui potete essere vittoriosi in ogni prova ed in ogni difficoltà. E questo sarà per la prossima settimana. Inchiniamoci insieme in preghiera.
Padre, i nostri cuori sono così pieni di ringraziamento e speranza nel mentre condividiamo la verità della Tua Parola. Ti ringraziamo perché ci hai portato in varie prove per testare la nostra fede, così che, avendo dimostrato che la nostra fede è genuina, avendo superato la prova e dimostrato che siamo quelli che ti amano rimanendo obbedienti, riceveremo la benedizione: sì, la corona della vita che Tu darà, come hai promesso, a coloro che ti appartengono. Grazie per quella grande speranza. Grazie perché non solo ci assicuri con la Tua fedeltà al patto, ma ci energizzi con il Tuo Spirito a perseverare e godere della vittoria che viene a coloro che camminano con Te. Benedici la nostra settimana. Possano le prove di questa settimana rivelarsi la fonte della nostra gioia più grande, per amor del Salvatore, amen.
FINE
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