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Bene, apriamo le nostre Bibbie questa sera a Giacomo, e voglio che guardiamo di nuovo al capitolo 1 dal versetto 2 al 12, e non presumo il fatto che saremo in grado di coprire tutta questa sezione. Voglio prendermi il tempo con queste verità, perché sono così ricche e meravigliose. Voglio leggere di nuovo Giacomo 1:2-12.

“Fratelli miei, considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate, sapendo che la prova della vostra fede produce costanza. E la costanza compia pienamente l’opera sua in voi, perché siate perfetti e completi, di nulla mancanti. Se poi qualcuno di voi manca di saggezza, la chieda a Dio che dona a tutti generosamente senza rinfacciare, e gli sarà data. Ma la chieda con fede, senza dubitare; perché chi dubita rassomiglia a un’onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là. Un tale uomo non pensi di ricevere qualcosa dal Signore, perché è di animo doppio, instabile in tutte le sue vie. Il fratello di umile condizione sia fiero della sua elevazione; e il ricco, della sua umiliazione, perché passerà come il fiore dell’erba. Infatti il sole sorge con il suo calore ardente e fa seccare l’erba, e il suo fiore cade e la sua bella apparenza svanisce; anche il ricco appassirà cosí nelle sue imprese. Beato l’uomo che sopporta la prova; perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promessa a quelli che lo amano”.

Ora, l’ultima volta abbiamo terminato il nostro messaggio con la frase “quelli che lo amano”, e voglio iniziare questa volta riprendendo da quella stessa frase. Amare Dio è senza dubbio la chiave per resistere a tutte le prove della vita. Forse è la prova più decisiva dell’anima rigenerata. Se c’è qualcosa di vero in una persona rigenerata, è che ama Dio. Questo mi sembra essere il punto fondamentale.

I veri cristiani qui, quindi, sono designati come ‘quelli che lo amano’, e questo è un titolo per i cristiani – e che bel titolo che è, ed è per questo che resistono; persistono perché hanno un forte amore verso Dio. E non importa quale sia la prova, quale sia la lotta, quale sia la difficoltà, resistono, perché l’amore li tiene saldi. E penso che si possa vedere questa realtà in qualsiasi relazione; qualsiasi relazione, anche a livello umano, dove il legame dell’amore è molto forte resisterà ad ogni tipo d’avversità. Ed in quelle prove, e tribolazioni, e prove, e difficoltà che si presentano nella vita del cristiano, la cosa che ci tiene vicino al Signore, che mantiene la nostra fede ferma, è questo forte legame d’amore.

Qualche anno fa, Gardner Spring un pastore a New York City; scrisse della forza perseverante dell’amore, e queste furono le sue parole, ‘C’è una grande differenza tra un affetto tale e l’amicizia egoista e profana verso Dio che si conclude con la nostra felicità come fine e motivo supremo. Se un uomo nel suo presunto amore verso Dio non ha altro scopo se non la propria felicità, se si compiace in Dio non per chi Egli è, ma per chi è per lui, in tale sentimento non c’è alcuna virtù morale. C’è, di fatto, grande amore di sé, ma nessun amore vero verso di Dio. Ma laddove l’inimicizia della mente carnale perisce, l’anima si riconcilia al carattere divino così com’è.

Dio stesso, nella pienezza della Sua gloria manifestata, diventa l’oggetto di una contemplazione devota e dilettante. Nelle sue ore preferite, la prospettiva dell’uomo è, in gran parte, distolta da sè, nel mentre i suoi pensieri si spostano verso l’eccellenza variegata della divinità, si ferma a malapena a chiedersi se l’essere il cui carattere riempie la sua mente, ed in suo confronto la sua dignità e bellezza non è altro che vanità ed essenza d’atomo egli gli estenderà la sua misericordia. La sua anima si attacca a Dio, e nel calore e fervore di tale affetto, può dire spesso: ‘Chi ho io in cielo se non Te, e non c’è nessuno sulla terra che io desideri oltre a Te; così come il cervo brama i corsi d’acqua, così l’anima mia brama Te, o Dio.’’

Ora, ovviamente, quello che intende dire con tutto quello è che il legame che unisce un uomo o una donna a Dio è il legame dell’amore; non solamente di affetti superficiali o di sentimenti frivoli, il che non sarebbe altro che egoismo – ovvero, sarebbe come dire: ‘fintantochè ricevo quello che voglio, rimarrò...’ ma un legame d’amore vero e proprio può resistere la pressione di qualsiasi prova. Gardner Spring poi pose una serie di domande per un esame personale, che penso siano state molto utili, e chiese questo al lettore: ‘Ami Dio per chi t’immagini che sia o per chi è veramente?’ Ti compiaci nel Suo carattere e ne ami ogni singola parte? Ami la Sua santità così come la Sua grazia, e la Sua giustizia così come la Sua misericordia? Lo ami solamente grazie al Suo amore verso di te, o Lo ami perché Lui è, di per Sé, amabile? Lo ami solo perché speri che ti salverà, o pensi che lo ameresti anche se, supponnedo, ti dannerebbe? È il tuo amore per Dio supremo? Chi ami più di Dio? In quale carattere contempli più bellezza? La beatitudine di chi è l’oggetto di desideri più caldi o di sforzi più vigorosi? A chi sei più grato? Non dovrebbe esser cosa difficile rispondere a questi quesiti. Ci potrebbero esser pericoli, ma certamente non ci dovrebbe esser alcuna necessità d’essere ingannati in un caso così chiaro’.

E poi disse questo: ‘L’amore supremo per Dio è la prova decisiva di un cuore rinnovato’, ed amo quella frase lì. ‘L’amore supremo per Dio è la prova decisiva di un cuore rinnovato’, le persone che sopportano le prove, come dice Giacomo, sono quelle che Lo amano.

Ora, ci sono alcune cose che non provano il vero amore. Non dimostrano la realtà di una fede viva e salvifica. La moralità esteriore per esempio non lo prova; ci sono molte persone moralmente rette esteriormente parlando che però non amano Dio. La conoscenza teologica non lo prova; ci sono molte persone che sanno molta teologia e neanche quello significa necessariamente che amano Dio. L’attività religiosa non prova una fede viva genuina. Ci sono un sacco di persone impegnate in attività religiose che non amano Dio. Persino la convinzione del peccato ed il timore del giudizio non dimostrano necessariamente una fede salvifica genuina. Allora, cos’è che prova la fede salvifica? Beh, certamente la fede salvifica si basa su un vero amore per Dio... ma cos’è che lo dimostra? Cosa dimostra il vero amore? Ecco, Giacomo si occupa di questo, l’epistola intera tratta proprio questo, e lui non fa altro che provare cosa significa amare Dio, presentando una serie di prove.

Prima, c’è la prova - e lo vedremo più avanti nel capitolo 1 – la prova della colpa nella tentazione. E poi c’è la prova del come ci relazioniamo alla Parola; poi c’è la prova dell’amore imparziale verso il prossimo, poi c’è la prova delle opere giuste; poi la prova della lingua; poi c’è la prova della saggezza umile, la prova dell’indulgenza mondana, la prova della dipendenza, la prova della pazienza, la prova della veracità ed, infine, la prova della preghiera. Ora, queste sono tutte prove che una persona che ama veramente Dio supererà. Ma la prova iniziale, e quella che stiamo esaminando in questi versetti, è la prova della resistenza sotto le prove. Rivela se l’amore è davvero il legame forte, se è una fede genuina. La vera fede, sostenuta dal vero amore, persevera in questa prova.

Ora, tornando al versetto 2, abbiamo notato l’ultima volta che c’imbatteremo in prove svariate. E come abbiamo anche notato, nel versetto 3, che questo serve a mettere alla prova la validità della nostra fede. Varie prove si presentano nella nostra vita per testare la nostra fede, per dimostrare l’autenticità del nostro amore. Pietro scrive della stessa cosa, non è vero? In 1 Pietro 1 dal 6 all’8, come abbiamo visto l’ultima volta. Poi nel versetto 12, non fa altro che riassume questa sezione con affermazioni simili. L’uomo che sopporta le prove sarà ricompensato e rivelerà esser uno che ama veramente il Signore. Quindi qui stiamo affrontando le difficoltà come delle prove per la vera salvezza, che è basata sul vero amore. Ricordatevi che la parola per ‘prova’ qui è peirasmos, che proviene dalla parola peirazō, che significa mettere alla prova. È il test della fede vivente.

Ora, l’ultima volta abbiamo parlato del fatto che noi, come veri cristiani, non solo siamo eternamente sicuri da un punto di vista di Dio, ma anche perseveriamo da un nostro punto di vista. Ve lo ricordate? Un equilibrio molto, molto importante - il vero credente è trattenuto dal Signore, ma il vero credente, si aggrappa anche al Signore. Egli persevera nella prova. E quindi, si può vedere una persona nella prova per riconoscere la validità della sua fede o del suo amore; dal riconoscere se mantiene o meno la sua fede. Se non c’è prova o tribolazione che può distruggere la loro fiducia in Dio, allora dimostrano di avere una fede viva e salvifica. Se si ritirano nel mezzo di quella prova, e maledicono Dio o si allontanano da Dio o lo rinnegano o lo ignorano, allora dimostrano di avere una fede morta.

Mio figlio, Matt, l’altro giorno mi ha raccontato di un cert uomo che una volta fu sposato qui a Grace Community Church, e poi andò in un’altra chiesa dove entrò a far parte dello staff del ministero. E sua moglie lo divorziò ed, in questo momento nella sua vita non ha più alcun interesse per la fede cristiana. Ed, a tutti gli effetti, ha rinnegato la fede, l’ha completamente accantonata, e non mostra più alcuna attrazione verso Cristo, e ciò che una cosa del genere mi dice è che una volta sottoposto ad una prova severa, la sua fede si è dimostrata morta e per nulla vivente. D’altra parte, quante persone hanno attraversato prove severe ed hanno comunque dimostrato alla fine di avere fede in Dio che era effettivamente viva?

Ma quella parte dell’enfasi con cui Giacomo è preoccupato è come noi, come santi, possiamo perseverare nelle prove e trarne il massimo; come possiamo guadagnare il massimo, oltre che a dimostrare l’autenticità della nostra fede? Beh, ci sono diversi strumenti per perseverare. La perseveranza è il santo di Dio che si attiene al suo amore ed alla sua fede. E quali sono questi strumenti? Cioè, come possiamo perseverare? Come possiamo trarre il massimo dalle nostre prove? Come veri cristiani, come possiamo esserne vittoriosi? Beh, esamineremo cinque mezzi chiave per perseverare nelle prove.

Innanzitutto, iniziamo con un atteggiamento gioioso - iniziamo con un atteggiamento gioioso. Versetto 2, “Miei fratelli” - ed intende con quella frase: ‘credenti’, giudeo-cristiani, senza alcun dubbio, ma ciò nonostante seppur erano ebrei, appartenenti alle dodici tribù disperse, come dice il versetto 1, erano cristiani, erano credenti. Perchè li chiama fratelli per tutto il corso di quest’epistola; capitolo 1 versetto 2, versetto 16, versetto 19; capitolo 2 versetto 1, versetto 5, versetto 14, versetto 15; capitolo 3 di nuovo nel versetto 1; capitolo 5 versetto 7, 9, 10, 19, e potrei averne persi alcuni. Ed alcune volte li chiama “fratelli amati”. Quindi l’identifica come credenti e collaboratori; e quindi la parola “miei” ha una sorta d’identificazione che è meravigliosa ed è calda ed ha l’obbiettivo di legarlo a loro con un unione comune. Quindi li include, per così dire, e l’identifica come fratelli cristiani e dice, per iniziare, se volete perseverare tramite svariate prove, se volete uscirne trionfanti alla fine, dovete guardare a qualsiasi sia la prova, dovete considerarla una gioia, prima di tutto, un atteggiamento gioioso.

Ora, la parola ‘considerate’, cioè ‘considerate’ è un aoristo; significa considerare o valutare come una gioia. Voglio dire che è qualcosa che dobbiamo disciplinarci, in un certo senso, una cosa che dobbiamo disciplinarci a fare. È un qualcosa che, diciamo: ‘Questa sarà una gioia, la considererò una gioia’ - un impegno cosciente verso un atteggiamento di gioia. Quando Paolo dice ai Filippesi nel capitolo 4, “Ho imparato, in qualunque stato mi trovi, ad essere contento”, lo dice subito dopo aver detto: “Rallegratevi sempre, e di nuovo ripeto, rallegratevi”, e lo disse mentre era prigioniero. Aveva imparato a farlo, aveva coltivato quell’attitudine. Non era qualcosa che era successo per caso. Quindi “fratelli miei, considerate una gioia grande” - non solamente una gioia parziale ma una grande gioia / tutta una gioia - “quando” – notate quella piccola parola “quando”; non dice: ‘se’, ma è la parola “quando”, è la parola hotan, che significa “ogni volta”, e quando usata in questa forma particolare con il congiuntivo, in un certo senso sta dicendo: “ogni volta che... e credetemi, è inevitabile’.

Quindi ‘quando / quandunque, ogni volta che venite a trovarvi” - parapiptō, che comunica l’idea d’inciampare inaspettatamente in una prova, usato qui, e penso sia usato solamente in altri due posti: una volta in Luca 10:30, dov’è raccontata la storia del buon Samaritano, e l’uomo che camminava lungo strada incontrò dei ladri... lì c’è la parola inciampò, cioè l’idea d’essere sorpresi improvvisamente ed esser sopraffatti da dei ladri; e fu anche usato in Atti 27:41, dove Paolo stava salpando su di una nave per Roma, e dice che la nave ‘inciampò’ in un luogo dove s’incontravano due mari. Se avete mai salpato in largo, allora sapete che quando due corpi d’acqua s’incontrano la cosa può essere molto agitata ed è come sbattere contro un muro, e quindi inciamparono in quel luogo - di nuovo, una sopraffazione improvvisa ed involontaria. E quindi la parola, punta ad un evento imprevisto, sorprendente, un evento involontario che in qualche modo ti travolge; ‘peri’ significa ‘intorno’, ti circonda, t’inghiottisce, quindi tutti noi nelle nostre vite in qualche modo inciamperemo, saremo sorpresi, ne saremo scioccati, e cadremo in problemi involontari che ci circonderanno, e l’intenzione di quella parola è di comunicare il fatto che sembrerà che non ci sarà alcuna via d’uscita chiara; fu così anche per Cristo, in Luca 22:28, disse ai suoi discepoli: “Or voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie peirasmos”, avete perseverato con me nelle mie prove, avete perseverato con me nelle mie difficoltà. E di fatto non c’è alcuna via d’uscita perchè ti circondano. Gesù non cercò mai problemi, ma li accettò sempre, ed il nostro caro Signore era persino gioioso, vi ricordate Ebrei capitolo 12 versetto 2, dice: “fissando lo sguardo su Gesú, colui che crea la fede e la rende perfetta che per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia”, ed Egli vivette quello che vivette perchè guardò al di là della prova, fino alla gioia che avrebbe potuto ricevere una volta finita la prova. In altre parole, quello che avrebbe realizzato - quello che avrebbe realizzato.

Più avanti in Ebrei 12, sono sicuro che siate familiari con i versetti 10 ed 11, dove dice che le prove non sembrano esser un qualcosa per cui gioire, all’inizio, nessuna disciplina al momento sembra gioiosa, ma dolorosa; “però dopo tutto, produce il frutto pacifico della giustizia in coloro che sono adeguatamente esercitati da quella prova”, quindi, quando vedi arrivare una prova, il tuo atteggiamento dovrebbe esser un atteggiamento di gioia, perché anticipi quale opera di perfezionamento il Signore farà tramite quella prova. Impari quindi a coltivare quell’atteggiamento giusto, era, naturalmente, il modo di fare del Salvatore; egli attraversò il dolore con la gioia, e quindi dovremmo forse aspettarci qualcosa di diverso? Vi ricordate in Matteo 10 quando Gesù, disse proprio quello? Disse ai suoi discepoli, mentre si preparava a mandarli, che certamente non dovevano aspettarsi nulla di diverso da quello che aveva sopportato Lui. Dice nel capitolo 10, versetto 25 che è sufficiente che il discepolo sia come il suo maestro”, e quello che stava dicendo non era tanto il fatto che il discepolato era un modello, ma il discepolato nella sofferenza. E poi in Giovanni capitolo 15, dice: “Se mi hanno odiato, odieranno anche voi. E se mi hanno perseguitato, perseguiteranno anche voi”, e nel capitolo 16, dice: “Verrà il giorno in cui gli uomini penseranno di compiacere Dio perseguitandovi”,

Possiamo rallegrarci perché vediamo oltre la prova? Possiamo rallegrarci perché abbiamo la prospettiva che tramite la prova il Signore sta portando avanti una qualche opera di perfezionamento? Notate il capitolo 16 di Giovanni per un momento, vorrei attirare la vostra attenzione su alcuni versetti per aiutar a chiarire questo punto in qualche modo; ed in realtà abbiamo coperto così tanto sul significato delle prove nel nostro ultimo messaggio, quindi stiamo solamente aggiungendo questi mezzi come conclusione e per coloro che non c’erano, mi scuso per non aver messo tutto in chiaro, ma confido che il Signore v’istruirà comunque. In Giovanni 16:20, Gesù dice: “In verità, in verità” - e di nuovo di fatto stava avvertendo i suoi discepoli - che voi piangerete e farete cordoglio, e il mondo si rallegrerà”, in altre parole, qui stava anticipando la Sua morte, ed il fatto che il mondo si sarebbe rallegrato però coloro che l’avrebbero amato avrebbero pianto ed avrebbero fatto cordoglio, “Sarete rattristati, ma la vostra tristezza sarà – che cosa? – trasformata in gioia”, e poi dà un’esempio. “ La donna, quando partorisce, prova dolore, perché è venuta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda piú dell’angoscia per la gioia che sia venuta al mondo una creatura umana”, che analogia meravigliosa. Che immagine incredibile, e voi ora, versetto 22, “nel dolore; ma io vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi toglierà la vostra gioia.”

Ora io credo che quello sia applicabile alla vita di ogni credente. Quando entriamo in qualche tipo di prova, qualunque essa sia, dobbiamo avere la visione che vede oltre la prova fino alla gioia che arriverà quando supereremo quella prova stessa, quando ne saremo rafforzati. E quindi la nostra risposta, tornando di nuovo a Giacomo capitolo 1, non è una gioia parziale, ma una gioia completa, avendo raggiunto una convinzione definita, decisa e definitiva che affronteremo le prove con il giusto atteggiamento. Possiamo avere una gioia completa. Ora, alcuni commentatori dicono che significa solamente gioia e nient’altro, il che equivale ad una gioia pura. Alcuni commentatori dicono che significa gioia non miscelata, altri commentatori dicono che si riferisce ad una gioia completa, altri ancora ad una gioia totale. Ed uno che mi piace molto disse: ‘gioia pura’. Scegliete voi, significano tutti la stessa cosa; ma questa è la gioia di colui che considera un privilegio quello d’avere la sua fede messa alla prova, perché sa che la prova lo attirerà al Salvatore. E visto che desidera così tanto quell’intimità e quella relazione di dipendenza, anche la prova sarà come un amico benvenuto.

Avete notato? Avete notato che nelle vostre prove siete molto più sensibili alla presenza di Dio? L’avete notato? Avete notato che quando state attraversando tempi difficili, la vostra vita di preghiera aumenta? La vostra comunione con Dio aumenta? Iniziate a cercare nelle Scritture per trovare delle risposte ai vostri problemi? Iniziate a chiedere alle persone di pregare per voi, e tutto quello vi porta più vicino al Signore e quindi più vicino alla fonte stessa della vostra gioia. Siamo privilegiati d’avere la nostra fede messa alla prova. Siamo privilegiati di soffrire. Dovremmo considerarlo un privilegio ed accettarlo con gioia. In 1 Pietro 2:20, dice che se fate del bene e soffrite per quello, sopportatelo pazientemente perché quello è accettabile a Dio. Stai davvero soffrendo per conto Suo. E ricordatevi questo, Ebrei 12:3 dice che non avete ancora sofferto fino allo spargere del sangue. Cioè, non avete sofferto tanto quanto Gesù, ci avete mai pensato a quello? Oh io ci penso molto spesso! Quando sto vivendo una qualche prova e mi ritrovo lì testato, e magari le cose diventano un po’ difficili, e mi ritrovo a chiedermi se sia davvero un’occasione felice e se ci sarebbe qualcosa di cui rallegrarsi, mi viene sempre ricordato che non sono lontanamente vicino a soffrire fino allo spargimento di sangue come Gesù Cristo. E se Lui fu in grado di sopportare la croce e vederla come un’opportunità gioiosa per compiere una grande cosa per il proposito di Dio, allora come posso io non sopportare la mia piccola prova con gioia? Non solo guardo a Cristo come modello, ma in qualche modo penso che Cristo sia un modello irrealistico per me, perché dico: ‘non importa quello che faccio, non sarò mai come Lui, quindi trovatemi qualcuno che sia più simile a me che potrei prendere ad esempio’, ed inevitabilmente sono attratto da un uomo di nome apostolo Paolo, che mi sembra essere il più vicino ad essere come Cristo che qualsiasi uomo potrà mai essere. E tutte le volte che vive una qualche prova, sembra sempre essere in grado di gioire e di rallegrarsi, qualunque cosa stia accadendo.

Mi viene in mente Atti 16: ora, “A mezzanotte” - Paolo e Sila erano in prigione. E dovete sapere che quello non era un bel posto. Le prigioni non erano come alcune prigioni di oggi, quello era un luogo sporchissimo senza alcuna condizione igienica, era un luogo oscuro ed umido; e non solo quello, ma lì mettevano nei ceppi, e queste significavano che dovevano allungare le loro braccia a distanza l’una dall’altra, avrebbero dovuto stirare i loro arti; ed avrebbero disteso le gambe in modo tale che fossero tirate causando ai loro muscoli di stringersi in nodi a causa dell’immobilità e dello stiramento. Ed erano lì in tale condizione, rinchiusi in ceppim seduti nella prigione; la loro vita era in gioco, e dice che ‘A mezzanotte, Paolo e Sila pregavano e cantavano lodi a Dio’. Ora, questo è un atteggiamento gioioso in mezzo ad una prova molto dfficile. Ma questo sembra essere stato il modo di fare di Paolo.

Mi viene anche 2 Corinzi 12 in mente, dove Paolo, vi ricordate? Aveva una sorta di spina nella carne, un messaggero di Satana inviato per tormentarlo; era una grave difficoltà, per cui pregò tre volte che il Signore la rimuovesse, e non fu così e quindi gli disse: ‘La mia grazia ti è sufficiente, Paolo’, non hai bisogno dell’eliminazione della prova, hai bisogno della grazia per resistere, ed io ti darò quella grazia perché la mia forza è perfetta nella tua debolezza e quindi Paolo dice: “Mi glorierò dunque molto volentieri nelle mie infermità affinché la potenza di Cristo dimorerà in me”, dovreste rallegrarvi nelle vostre prove, perchè prima di tutto vi porta più vicino al Signore; ed in secondo luogo vi permette di aver il privilegio della comunione delle sue sofferenze; ed in terzo luogo, vi – cosa? – mantiene umili, non è vero? Vi mantiene dipendenti, è un privilegio!

Guardate a Filippesi 1, non tutte le sofferenze sono necessariamente fisiche. A volte dobbiamo vivere anche delle sofferenze emotive e mentali. Ma in Filippesi capitolo 1, Paolo sta parlando delle cose che sta facendo lui, che ovviamente, in quel momento era un prigioniero quando scrisse Filippesi. E dice nel versetto 12: “Le cose che mi sono accadute” - ovvero, il suo imprigionamento – sono piuttosto avvenute per l’avanzamento del vangelo, così che “le mie catene” – dice: ‘le mie catene in Cristo sono ovvie in tutto il palazzo.” Perchè egli era incatenato a tutti i soldati romani e, di conseguenza, li stava convertendo tutti al Signore, e stavano avendo un risveglio nel palazzo di Cesare. Ed ecco perché alla fine di Filippesi, nel versetto 22 del capitolo 4, dice: “Vi salutano tutti i santi, soprattutto quelli della casa di Cesare”, non sapevano cosa avessero tra le mani. Pensavano di avere un prigioniero; in realtà avevano un evangelista auto-nominato che avevano incatenato ai loro soldati, e di conseguenza gli avevano offerto un pubblico accattivante.

E dice nel versetto 14: “Molti dei fratelli nel Signore, vedendo le mie catene, si son fatti coraggio”, in altre parole, le persone che vedevano che lui, come ministero incarcerato stava avendo successo, si lanciavano andare perchè pensavano che se anche fossero finiti in prigione, avrebbero avuto un risveglio come Paolo. Voglio dire, ci sono molti modi d’avere un ministero carcerario, giusto? E Paolo dice: ‘Tra l’altro, alcuni predicano Cristo per invidia e contesa’, il che è come dire che alcuni predicano Cristo antagonisticamente contro di me. Alcuni erano in disaccordo con Paolo. E quello che stavano facendo di fatto era che, se studiaste lo sfondo storico, è che stavano parlando malamente sul conto di Paolo e stavano dicendo che era in prigione perché aveva rovinato il suo ministero, e quindi il Signore l’aveva messo da parte, aveva avuto il suo momento ed ora era finito; alcuni stavano persino dicendo che aveva commesso qualche peccato. Qualunque cosa fosse, era certamente per contesa e discordia. Il versetto 16 dice che stavano cercavano d’aggiungere afflizioni alle sue catene. Non era abbastanza il fatto che era incatenato; ora c’erano anche delle persone che volevano ferirlo e fargli del male sperperando cose malvagie contro di lui, ‘Predicavano Cristo in contesa; però alcuni, predicavano Cristo per amore. E sapevano che era in prigione perché era stato mandato lì per difesa del vangelo.”

Ma il versetto 18 – ed amo questo – dice: ‘e quindi?’ Che cambia? “Cristo è predicato, ed in questo mi rallegro e mi rallegrerò.” Che modello! Che uomo modello, non è vero? Egli è un uomo di gioia. Guardate al capitolo 2 versetto 17. Dice: ‘Se devo essere offerto come sacrificio per la vostra fede’ - in altre parole, se morirò per portarvi la salvezza, io mi ralegro e rallegrerò! Voglio dire, era sacrificabile, non è così? Lo era davvero. Non considerava la sua vita preziosa, dice in Atti 20, tutto quello che voleva fare era finire il ministero. Nel capitolo 3 versetto 7, “le cose che erano un guadagno per me” - quali erano? “circonciso l’ottavo giorno, della stirpe d’Israele, della tribù di Beniamino, Ebreo degli Ebrei, quanto alla legge, fariseo, quanto a zelo, persecutore della chiesa, quanto alla giustizia che si ha nella legge, irreprensibile – tutto quel pedigree religioso non significava nulla per lui, di fatto era una perdita in confronto al conoscere Cristo. E dice: ‘Di fatto considero tutto una perdita per l’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho sofferto la perdita di tutte le cose, e le considero come spazzatura affinché io possa guadagnare Cristo.”

E poi nel capitolo 4, dice: “Rallegratevi nel Signore, e di nuovo ripeto: rallegratevi!’ Aveva imparato in qualunque stato si trovasse a rallegrarsi. Perché? Perché poteva vedere che si stava avvicinando a Dio, stava condividendo le sofferenze di Cristo. E quella era la sua preghiera, non era vero? ‘Affinchè io lo conosca e con Lui anche la comunione delle Sue sofferenze?’ E sapeva che avrebbe visto la potenza di Cristo nella sua debolezza, e sapeva che da quello il Signore l’avrebbe reso un uomo migliore, ed avrebbe compiuto un’opera gloriosa ed avrebbe provato la sua fede.

Questa era la gioia di Giobbe! Giobbe disse: “Egli conosce la via che prendo. Non intendo discutere con Dio. Egli conosce la via che prendo”, e poi disse: “E quando mi avrà messo alla prova, emergerò come – cosa? – come oro”, cioè, voglio che Lui faccia quello che deve fare per la gioia che ne deriva dal prodotto finale. E Giobbe disse persino – e questo si trova in Giobbe 23:10 - “Anche se Lui mi uccidesse, ancora confiderei in Lui”, sua moglie era nei paraggi a dire: ‘Maledici Dio e muori’, e lui si rallegrava.

Le prove vanno affrontate con un atteggiamento gioioso. Producono una fede provata. Ci rafforzano. Ci trascinano nella comunione con Dio. C’identificano nelle sofferenze di Cristo, e che dolce identificazione è quella. E promettono cose migliori a venire. Immagino che in un certo modo possiamo godere della sofferenza di oggi, perché sarà così meraviglioso quando arriveremo al futuro, come dice Romani 8:17, “la gloria che sarà rivelata, e le sofferenze di oggi non sono degne di essere paragonate”, giusto? È un po’ come l’uomo che si picchiava la testa contro il muro perché quando smetteva si sentiva così bene. Sarà molto bello, non è vero, quando tutto sarà finito. Che privilegio. Allora, da dove inizi con le prove? Credo che quello che Giacomo sta dicendo è che bisogna iniziare con un atteggiamento gioioso, perché conosci tutte le piccole cose che Dio sta usando quella prova per compiere cose nella tua vita. Che cosa ricca e meravigliosa vedere la fede provata, vederla fede rafforzata, vedere forse anche la perdita di qualche peccato dalla tua vita, riempire il cuore di speranza per quel giorno più bello a venire quando non ci saranno più prove, trascinarti nella preghiera e nella comunione, portarti ad identificarti con Cristo, che cose meravigliose! Ragioni di gioia!

Stavo leggendo Warren Wiersbe, che è un caro amico, ed il suo commentario su Filippesi, aveva un piccolo paragrafo eccellente e vorrei condividerlo con voi, disse: ‘I nostri valori determinano le nostre valutazioni. Se apprezziamo la comodità più del carattere, le prove ci sconvolgeranno. Se apprezziamo il materiale ed il fisico più dello spirituale, non saremo in grado di considerare tutto una gioia. Se viviamo solo per il presente e ci dimentichiamo del futuro, allora le prove ci renderanno amari, non migliori,’ fine della citazione. Ha ragione. I tuoi valori determinano la tua valutazione. Ora, ascoltate attentamente. Se non pupoteteoi rallegrarvi nelle prove, i valori sono sbagliati, avete capito? I tuoi valori sono sbagliati. Non stai vedendo che Dio ha uno scopo in tutto questo. Ora, mentre predico, sto dicendo nella mia mente, ‘Il Signore probabilmente ti farà vivere questo sermone tra qualche settimana’, non mi sorprenderebbe affatto. Walter Knight scrisse:

‘Premuto oltre misura, e stretto da ogni lato;

pressato così forte che sembra oltre il fiato;

premuto nel corpo e oppresso nell’anima,

in mente una marea che oscilla ed incalza.

Nemici m’assediano, amici mi affliggono,

in una morsa che stringe, finché le luci svaniscono.

Premuto ad amare il bastone e la verga;

in solitudine imparo, solo in Dio la mia anima alberga.

Premuto nella libertà dove nulla si attacca,

nella fede trovo forza, oltre ogni barriera si spacca.

A viver una vita nel Signore pressato,

A Cristo guidato e la sua vita su di me è rovesciata’

Non è bellissimo? È contro quello che vuole premerti. Ed Amy Carmichael disse: ‘Non hai nessuna cicatrice? Nessuna cicatrice nascosta sul piede o sul fianco o sulla mano? Ti sento che canti come un potente nella terra. Sento che la tua stella ascendente luminosa canta, e non hai alcuna marca?

Non hai alcuna ferita? Eppure io sono stato ferito dagli arcieri esausti. Mi sono appoggiato all’albero per morire e lacerato da bestie fameliche che mi circondavano allo svenimento, non hai alcuna ferita? Nessuna ferita, nessuna cicatrice; sì, come il Maestro sarà il servo, e trafitti sono i piedi che mi seguono. Ma i tuoi trafitti non son; può seguir lontano colui che ferite o cicatrici non ha?’ La gioia ed il privilegio di portare nel nostro corpo i segni di Cristo, sopportando le prove per il rafforzamento della fede, un atteggiamento gioioso.

Voglio mostrarvi una seconda cosa, un mezzo per perseverare nella prova; non solo un atteggiamento gioioso, ma una mente comprensiva – una mente comprensiva. Notate il versetto 3, qual è la prima parola nel versetto 3? Qual è? “Sapendo”, quello parla della mente. Non solo dovete avere un atteggiamento gioioso, ma anche una mente comprensiva. E la parola è ginōskō, che fondamentalmente include l’idea di una conoscenza che viene dall’esperienza personale, una conoscenza personale che abbiamo appreso perché abbiamo visto la verità. “Sapendo che” – ora, quello che intende dire con quello è semplice: ‘Guarda, se vuoi superare le prove vittoriosamente, se volete perseverare, dovete sapere alcune cose, dovete capire alcune cose’, Cristo aveva gioia nel sopportare la croce perché sapeva cosa sarebbe successo. Sapeva cosa sarebbe venuto. Anche tu hai bisogno di sapere alcune cose. Cosa devi sapere? Bè, sappiate questo, “che la prova della tua fede produce costanza”, quindi dovete sapere che ciò che sta accadendo nella vostra vita sta producendo qualcosa di molto benefico.

Vediamo se riesco a spiegare la cosa un po’ meglio. Cosa dovresti sapere per aver costanza nelle prove? Cosa dovreste sapere? Beh, prima di tutto, dovete sapere che la vostra fede è sotto prova, dovete saperlo... e potreste chiedere: ‘perchè mai?’ Perchè quando arrivate dall’altra parte della prova ed avete mantenuto la fede, è bello sapere che si è autentici, giusto? È meraviglioso! Se mi dovesse chiedere come faccio a sapere di essere un cristiano, una delle cose che direi è: ‘Beh, amo il Signore con tutto il mio cuore, certamente non tanto quanto dovrei, ma lo amo con tutto ciò che sento di poter offrire; e quindi so di esser un cristiano grazie all’amore che provo verso il Signore. Ma so anche di essere un cristiano perché ho vissito delle situazioni difficili, e ne sono uscito dall’altra parte, con tutta la speranza e tutta la fiducia ancora riposte in Lui. Quindi sappiate questo, che la vostra fede è messa alla prova. Tutto ciò che è legittimo deve esser provato, e la verifica della vera fede è una cosa meravigliosa. Che incoraggiamento vedere che la mia fede è genuina, che sono stato provato ed ho superato la prova.

E la parola “prova”, dokimion, significa ‘verifica’. Sappiate questo, che la prova della vostra fede porta perseveranza; ‘produce’, la parola ‘produce’ significa, raggiungere o compiere. Non pensate mai che le prove non portano a nulla, non è così; tutte le prove che si presentano nella nostra vita, son state progettate per compiere qualcosa. Sono state progettate per produrre qualcosa. Sono state progettate per compiere qualcosa. E cos’è qui? Hupomonē - non pazienza; la parola migliore è ‘perseveranza’, pazienza è makrothumia, che ha a che fare con l’essere pazienti verso le persone. Questa è la parola ‘perseveranza’, è la forza di resistere, quello è il senso, ‘perseveranza’, è forse la migliore. E questo è forse uno di quei passaggi da cui i teologi antichi trassero il concetto teologico della perseveranza dei santi. Si riferisce alla tenacia di spirito che resiste sotto pressione nel mentre si attende il momento di Dio per rimuovere, per congedare, e per premiare alla fine della prova. Oh che cosa meravigliosa, che cosa meravigliosa avere nella nostra vita, la perseveranza. Ed ogni volta che vivete una qualche prova, ed ogni volta che anch’io vivo una certa prova, e la superiamo, siamo rafforzati, riceviamo un po’ più di perseveranza.

Nel Salmi 40 versetto 1, “ Ho pazientemente aspettato il Signore, ed egli si è chinato su di me e ha ascoltato il mio grido. Mi ha tratto fuori da una fossa di perdizione, dal pantano fangoso; ha fatto posare i miei piedi sulla roccia,

ha reso sicuri i miei passi. Ed Egli ha messo nella mia bocca un nuovo cantico”, ragazzi, non è così che ci si sente ogni volta che si esce fuori da una prova? Ho gridato al Signore, Lui mi ha preso in braccio, mi ha messo su una roccia, mi ha messo un cantico nel cuore, e sono partito, più forte che mai grazie ai risultati di quella prova.

Ora, voglio mostrarvi qualcosa. Andiamo a 1 Corinzi 10, devo solamente approfondire un pochino su questo. 1 Corinzi 10:13, dice: “Nessuna tentazione – stesso termine, prova, tentazione – che vi ha còlti, che non sia stata umana”, in altre parole, non avrete delle prove così soprannaturali che saranno così opprimenti che non ci sarà nulla nel regno umano in grado di resistervi, no. Le prove che arriveranno saranno prove comuni per gli esseri umani, “Ma Dio è fedele – ora sottolineate questo – e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze”, ora voglio che vi fermiate e ci pensiate su. Ora, hanno tutti forse la stessa capacità in termini di sopportazione alle prove? È così? No! Un cristiano appena nato con conoscenza limitata e comprensione limitata ed un’esperienza molto limitata non avrà la capacità di sopportare le prove ad un livello che qualcun altro potrebbe. E credo che quello che l’apostolo sta promettendo qui è che Dio non vi farà mai vivere una prova che non potrete gestire, prima di farvi sperimentare delle prove preliminari per rafforzarvi. E questa è la promessa di 1 Corinzi 10:13 – non arriverà mai, nella vostra vita, o nella mia, una prova che sarà assolutamente schiacciante. Prima di tutto, il Signore ci porterà delle prove, mettendo alla prova la nostra fede, rafforzando la nostra fede, producendo perseveranza, così che gradualmente, potremo muoverci per Lui, incontrare maggiori prove e saremo pronti ad affrontarle. Il Dio sovrano, fedele, che mantiene i suoi patti e protegge i suoi figli, e lo fa in modo personale ed intimo, tramite tutti i giorni e le ore della loro vita, non solamente tramite una qualche dichiarazione fatta in passato, ma piuttosto operando con loro giorno dopo giorno.

È come un corridore; mi ricordo qualche anno fa avevano fatto, non so come si chiama, una maratona al Cal State Northridge per le persone disabili nel programma del Dr. Britton, e qualcuno mi chiese: ‘Pensi che correrai?’ Ed io dissi: ‘Beh, non lo so’, e le persone continuavano a scommettere che per farmi correre, e quindi quando arrivò il momento, c’erano un sacco di persone che avevano promesso un sacco di soldi se avessi corso e credo che uno aveva promesso cento dollari a giro. Ora, quella era tanta pressione perchè lì sapevo che ogni giro in più che facevo poteva esser cento dollari in più per il programma, giusto? Ed il tutto doveva esser fatto in un’ora. Beh, io non avevo fatto jogging, non corro più perché ho le ginocchia doloranti a causa di vecchi infortuni nel football, ma quel giorno ho deciso che avrei corso. Quindi corsi, credo di aver corso qualcosa come 26 giri in un’ora. E voglio che sappiate, miei cari, e voi non lo sapevate, ma non potevo più camminare per una settimana. Le mie ginocchia si erano gonfiate, e non voglio entrare in conto alla mia storia medica, ma non potevo più camminare. Ed ovviamente, ricevetti una lezione da mia moglie per aver esagerato, e tutto quello che riuscivo a pensare era che avevo ricevuto tutti quei soldi per quel progetto, non è vero?

Ma è stato un buon promemoria che chiunque voglia sviluppare la capacità di correre a lunga distanza deve iniziare da poco. Il mio percorso è andato al contrario, ho iniziato in grande e non ho corso da allora. Lavoriamo da poco, non è vero? Fino a raggiungere la capacità massima, ed il punto di Giacomo è proprio questo qui, capire e riconoscere che Dio sta rafforzando la vostra fede. Sta producendo una maggiore perseveranza per un ministero maggiore, per un servizio maggiore, per prove maggiori, per una gioia più grande, potrei aggiungere. E non vi ho detto molte volte che più difficile è la battaglia, più dolce è la vittoria? Non è così? Più difficile è la prova, più dolce è quando ne escie? Ed è così vero. Ed ho imparato nella mia vita stessa che ogni qual volta che si entra a far parte di una prova, c’è sempre, c’è sempre una certa luce al mattino, e quando se ne esci, ci si rallegra per l’aumento della forza e la liberazione di Dio, che di nuovo dimostrano d’esser di fiducia e rafforzano la nostra fede.

In 2 Tessalonicesi 1, Paolo scrive ai cristiani di Tessalonica, dice: “Grazia a voi e pace da Dio Padre e dal Signore Gesú Cristo. Noi dobbiamo sempre ringraziare Dio per voi, fratelli, com’è giusto, perché la vostra fede cresce in modo eccellente, e l’amore di ciascuno di voi tutti per gli altri abbonda sempre di piú”; non è bellissimo? “La vostra fede abbonda sempre di più? E l’amore che avete l’uno verso l’altro abbonda sempre di più in modo che noi stessi possiamo vantarci di voi tra le chiese di Dio per la vostra resistenza e fede in tutte le vostre persecuzioni e nelle afflizioni che sopportate”, sapete cos’ha portato loro resistenza? Ha portato una fede crescente, un amore abbondante ed una testimonianza straordinaria! È molto produttivo. Nel capitolo 3, versetto 5, dice loro: “Il Signore diriga i vostri cuori all’amore di Dio e alla paziente attesa di Cristo”, erano un gruppo meravigliosamente resistente.

Anche in Ebrei capitolo 11, abbiamo alcuni spunti su questo punto che ci viene illustrato, è la discussione sul conto di Mosè, dice: “Per fede Mosè, fattosi grande, rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del faraone, preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio, che godere per breve tempo i piaceri del peccato; stimando gli oltraggi di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto, - perchè? - perché aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa”, in altre parole, l’uomo viveva alla luce di ciò che il tutto avrebbe portato in futuro. Vide il piano futuro. E quindi, per fede in quel piano, per fede in Dio, lasciò l’Egitto, non si lasciò intimidire dall’ira del re, perché poteva vedere il Re invisibile. Per fede tenne la Pasqua, lo spargere del sangue sui montanti e sull’architrave della porta, vide la distruzione del primogenito. Per fede oltrepassò il Mar Rosso su terra asciutta, e gli Egiziani che cercavano di fare ciò furono annegati, e così via.

E poi da lì, continua a parlare di altre persone che vivettero dei momenti terribili di prova, e poi scendi giù al versetto 32 e ce ne sono più e più persone: Gedeone, Barak, Sansone, Iefte, Davide, Samuele ed i profeti, sempre per fede, per fede, per fede, i grandi eroi della fede confidarono in Dio in mezzo a circostanze incredibili! ‘Soggiogarono regni, operarono giustizia, ottennero promesse, chiusero le bocche dei leoni, pensero la violenza del fuoco, scamparono al taglio della spada, guarirono da infermità, divennero forti in guerra, misero in fuga eserciti stranieri. Ci furono donne che riebbero per risurrezione i loro morti; altri furono torturati perché non accettarono la loro liberazione, per ottenere una risurrezione migliore; altri furono messi alla prova con scherni, frustate, anche catene e prigionia. Furono lapidati, segati a metà, uccisi di spada; andarono attorno coperti di pelli di pecora e di capra; bisognosi, afflitti, maltrattati (di loro il mondo non era degno), erranti per deserti, monti, spelonche e per le grotte della terra. E tutti loro lo fecero per fede, senza neanche ricevere la loro promessa, fecero tutto per fede.

E poi inizia nel capitolo 12, e dice: ‘Questi sono gli eroi della fede. E voi siete circondati da una così grande schiera di testimoni’, ovvero, ci sono così tante persone che hanno testimoniato la virtù della fede. Ragazzi, è meglio che mettiate da parte le cose della vostra vita e vi dedichiate a correre la gara della fede come fecero loro; ed il grande finitore ed autore stesso della fede è Cristo, che è il più grande esempio di gioia in mezzo alle prove. Quando le prove vengono, quindi, dobbiamo avere una mente comprensiva. Capiamo che il Signore sta creando perseveranza e questa ci rafforza per un ministero maggiore e quindi la nostra fede è provata.

C’è un terzo ingrediente, e vi darò solo questo stasera e gli altri due la prossima volta. Il terzo strumento necessario per la perseveranza: primo un atteggiamento gioioso, secondo, una mente comprensiva; e terzo, una volontà sottomessa – una volontà sottomessa. Amo questo nel versetto 4 perchè è così diretto. Guardate qui, “Ma lasciate” e questo è un imperativo attivo presente, è un comando, “Ma lasciate che la costanza compia pienamente l’opera sua in voi”, lasciate che Dio faccia la Sua opera! Lasciate che la perseveranza faccia ciò che Dio vuole che faccia. Questo è un comando che richiede sottomissione. Quello che sta dicendo è, sottomettetevi alla prova, non combattetela, non discuteteci, non scuotete il vostro pugno contro Dio, accettala. Se cercate di combatterla, se cercate di resistergli, se cercate di discuterci e di dibattere la cosa, beh, potreste anche portarvi sotto la mano disciplinatoria di Dio, “Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore, non ti ripugni la sua riprensione; perché il Signore riprende colui che egli ama, come un padre il figlio che gradisce...” se resistete, allora sapete che Dio vi sta trattando come figli, vi sta perfezionando; vi sta plasmando; se invece ci combattete, scoprirete che la cosa diventerà sempre più difficile.

Quindi, dobbiamo sottometterci - dobbiamo sottometterci. Ricordate quando stavano studiando 1 Corinzi 10? Anni fa, dissi: ‘L’unica via d’uscita dalla prova è – cosa? – viverla. Non ci sono uscite laterali. La via d’uscita è sempre attraverso la prova, e “Dio è fedele, e non permetterà che siate tentati oltre quello che potete sopportare, ma insieme alla tentazione vi darà anche la via d’uscita, affinché possiate sopportarla”, e la via d’uscita è sempre dall’altra parte. Quindi con gioia nelle prove, perché vediamo il glorioso futuro, perché siamo attirati ad una dolce comunione con il Padre, perché siamo arricchiti nella comunione delle sofferenze di Cristo, perché vediamo il peccato che man mano viene eliminato dalla nostra vita, perché ci dà una speranza maggiore per il cielo. Nella gioia di tutto quello, iniziamo a vedere come perseverare.

Poi viene la comprensione che Dio sta facendo tutto questo per creare una maggiore resistenza, per una maggiore utilità, per prove maggiori; e poi ci sottomettiamo a tutto quello, con uno spirito di sottomissione o una volontà di sottomissione. E guardate a cosa dice qui, “E la costanza compia pienamente l’opera sua in voi,” lasciategli fare quello che deve fare, lasciate che la perseveranza compia il suo lavoro perfetto in voi - sta solo cercando di rendervi migliori. La parola “pienamente” qui sarebbe meglio tradotta con l’idea dela maturità spirituale, maturità spirituale. Non essere riluttante quando ci sono le prove. Non combatteteci, non resistete. Non resistete all’opera meravigliosa di perfezionamento che vuole compiere nella vostra vita.

Nel Salmo 131 – solamente un Salmo di tre versi, che spesso non viene calcolato – ma ascoltate a quello che dice: “Signore, il mio cuore non è orgoglioso e i miei occhi non sono altèri; non aspiro a cose troppo grandi e troppo alte per me. In verità l’anima mia è calma e tranquilla. Come un bimbo divezzato sul seno di sua madre, cosí è tranquilla in me l’anima mia. O Israele, spera nel Signore, ora e per sempre”, Bellissimo pensiero. Signore, quello che mi hai fatto passare mi ha fatto crescere. Sono maturato. Non uso più il biberon, è quello che sta dicendo, e questo è un privilegio; un cuore grato per essere stato svezzato per esser più forte.

Giobbe ringraziò Dio e si sottomise volontariamente ad ogni prova che il Signore gli diede, anche se il suo cuore a volte era confuso. E sapete cos’è interessante? Non erano le circostanze a confondere Giobbe. Non erano le circostanze a disturbarlo. Era il fatto che non poteva ottenere una risposta da Dio che lo disturbava. Continuava a chiedere e nulla tornava indietro. E quella era la difficoltà! In Giobbe 5:7, dice - Elifaz sta parlando – “ma l’uomo nasce per soffrire, come la favilla per volare in alto. «Io però vorrei cercare Dio,

a Dio vorrei esporre la mia causa; a lui, che fa cose grandi,

imperscrutabili, meraviglie innumerevoli; che sparge la pioggia sopra la terra e manda l’acqua sui campi; che innalza quelli che erano abbassati e pone in salvo gli afflitti, in luogo elevato”, sta dicendo: quando passi per la prova, affidati solamente a Dio; affidati solamente a Dio, confida in Lui.

Il Salmo 37 dice: “Non adirarti a causa dei malvagi. Affida la tua via al Signore, confida anche in Lui”, dice la Scrittura; “Egli lo farà avvenire”, ora ascoltate, seguite questo: la perseveranza non è l’obiettivo, l’obiettivo è la perfezione. La perseveranza è un mezzo per raggiungerla. Funziona così: passi per una prova, e così facendo diventi più forte, hai maggiore perseveranza. Quella perseveranza ti permetterà di passare per prove più grandi e quella maggiore perseveranza, una prova ancora più grande, e la sequenza ti porterà ad una maturità spirituale più elevata. La perfezione di fatto è sinonima con la maturità spirituale. Lascia che la perseveranza compia il Suo obiettivo, o alla fine, o al compimento, che è la maturità spirituale. Non significa esser privi di peccato. No, non c’è indicazione d’essere senza peccato. Giacomo 3:2, “In molte cose inciampiamo tutti”, ma il punto è la maturità spirituale, d’esser sviluppati e maturi, in termini di 1 Giovanni 2:14, è l’essere un padre spirituale che conosce Colui che è dal principio.

A proposito, quel termine ‘perfetto’, teleion, è usato in fonti secolari per animali che sono cresciuti completamente. Qui è usato per cristiani che non son cresciuti completamente. Rende un cristiano completamente sviluppato. Quindi il Signore ti sta dando perseveranza, per sottoporti a prove maggiori per renderti un cristiano più forte e più maturo. Ed in Filippesi 3:15, Paolo dice: “Sia questo dunque il sentimento di quanti siamo maturi” e così via... Quindi è raggiungibile, ci si può arrivare. Il Signore ti sta facendo vivere certe cose per portarti lì. La fede è messa alla prova per renderci più dipendenti, per darci una fede più forte, per spingerci ad una comunione più profonda, e quello ci rende più maturi.

La parola “perfetto” ha l’idea di ricchezza di carattere. Portarci nel luogo dove vogliamo essere veramente e dove il Signore vuole che siamo. E comunica anche l’idea d’equilibrio, di una giustizia stabile ed equilibrata. Il miglior versetto per spiegare la cosa – ed amo questo – in Galati 4:19, Paolo dice: “Non sarò mai soddisfatto o sarò in travaglio, avrò sempre dolore spirituale fino a quando” – ascoltate qui – “Cristo sarà” – che cosa? – “formato in voi”, non è un pensiero meraviglioso? Questo è il desiderio. Questo è l’obiettivo spirituale finale, finché Cristo non sarà completamente formato in noi. E Lui descrive cosa intende con perfezione nel versetto 4, “E la costanza compia pienamente l’opera sua in voi, perché siate perfetti “ – e lì ripete teleioi di nuovo – “e completi”, e quella è una parola meravigliosa, holoklēros: Holos significa intero; oggi abbiamo una parola, ‘olografia’, che è un’immagine a 360 gradi, olografia; “holos” e “klēros” significa tutte le parti. Vuole che siate intatti in tutte le parti: ben equilibrati e completamente uniti spiritualmente parlando, e poi il negativo è, “Mancando di nulla”, oh, che affermazione completa! Ti mette nella prova, così che possiate ricevere più perseveranza, così che possiate vivere ancora più prove, fino a diventare completamente completi come una persona matura in Cristo.

Solamente le prove possono compiere una cosa del genere, prendono la Parola di Dio che è in grado di perfezionarci, come dice 2 Timoteo e le prove, 1 Pietro 5:10, il Dio di ogni grazia, dopo che avete sofferto per un po’, vi renderà - che cosa? - “perfetti” - le prove, la Scrittura, e la perfezione che ne deriva.

Lasciate che vi porti ad un passaggio, nel mentre ci addentriamo alla conclusione, Geremia 48, Geremia 48 uno dei miei testi preferiti dell’Antico Testamento, perché è così ricco di significato. In Geremia 48, viene pronunciata una condanna contro Moab, che, ovviamente, si trovava a sud est di Gerusalemme, una nazione vicina, pagana. Infatti, Dio li aveva maledetti, e non era permesso che alcun Moabita fosse nella casa d’Israele. E c’era un’eccezione meravigliosa di quella realtà per grazia di Dio, nella storia di Rut. Ma nel versetto 11, e voglio che notiate questo: “Moab è stato a suo agio fin dalla sua giovinezza”, sapete qual era il problema di Moab? Moab era empia. Moab non era rigenerata. Moab era dissoluta, e sapete il perché? Perché Moab non ebbe mai alcun problema nella sua vita; una vita senza problemi produce un carattere molto debole. Ok? Ora guardate. “e riposava come vino sulla sua feccia”, ora cos’è la feccia? La feccia è i sedimenti che si depositano sul fondo di un’otre nel processo di produzione del vino; riposava come vino sulla sua feccia... non è stato travasato da vaso a vaso, non è andato in esilio; per questo ha conservato il suo sapore, il suo profumo non si è alterato”, e diremmo: ‘Che cosa significa tutto questo?’ Beh, ve lo dico io di cosa si tratta... questa è un’illustrazione della produzione del vino. Ora, voglio dirvi come si fa. Dico questo per studio, non per esperienza. Vi voglio dire come si fa, c’è una serie di otri. Si prende il frutto della vite, il succo d’uva e lo si versa in un’otre e lo si lascia riposare. E nel mentre si riposa per un po’, i sedimenti, o i depositi o il materiale eccessivo, cade sul fondo ed inizia a separarsi dal vino, dal succo. Poi, dopo un certo periodo di tempo - e questo è il processo tipico di produzione del vino – lo si toglie da quell’otre e lo si versa nell’altra, di conseguenza alcuni dei sedimenti rimangono sul fondo e poi lo si versa nell’altra otre e di nuovo quel processo si deve ripetere nel tempo e qualsiasi deposito o sedimento rimasto cade sul fondo dell’altra; e la cosa si ripete più e più e più volte ed infine lo si riversa in un’otre finale, si aspetta a lungo e lo si riversa di nuovo, e non ci sarà alcun sedimento ed il gusto sarà dolce.

Tutti quei sedimenti vengono raccolti, e da quello si ottiene l’aceto; ma il vino a quel punto ha una fragranza dolce ed un sapore dolce. Ed ha raggiunto quella condizione perché è stato riversato da un recipiente all’altro, ed in ogni caso il riversamento ha permesso all’amarezza di cadere e di depositarsi sul fondo. E Dio sta dicendo che se solo Moab fosse stato versato da problema a problema a problema, in modo che l’amarezza potesse man mano svanire, Moab avrebbe offerto un profumo soave, però Moab è stato a suo agio, e quella è una brutta condizione.

Considerate una gioia, e comprendetela e sottomettetvi perchè man mano che Dio si versa, su me e su te da una prova all’altra ed all’altra ancora, tutta l’amarezza si deposita sul fondo finché finalmente porteremo davanti al Signore solamente un dolce profumo, un dolce profumo soave senza alcuna amarezza. Ci rallegriamo nelle nostre prove con tutto questo in mente. Comprendiamo l’opera di perfezionamento e ci sottomettiamo volentieri. Ora, se affrontereste le vostre prove in questo modo, trasformereste i problemi in trionfi, giusto? Ci sono altre due da affrontare, e le guarderemo la prossima volta. Preghiamo.

Padre, non vorremmo che, avendo ascoltato, dimenticassimo, o avendo ricordato, non applicassimo, ma desidereremmo, Signore, che ascoltassimo e metteremmo in pratica queste cose nelle nostre vite. Aiutaci ora ad interiorizzarle e rendendole personali, anche ora, mentre ascoltiamo e pronunciamo queste parole scritte così splendidamente dall’autore dell’inno, e fa si che siano la nostra preghiera che quando cantiamo ‘Sii tranquilla, anima mia’, quello significhi veramente ‘anima mia’, e qualunque sia quella prova, qualunque sia quella difficoltà, fa si che possiamo lasciarla a Te per ordinarla e provvederla, sapendo che in ogni cambiamento sarai fedele, che sei il nostro migliore, il nostro amico celeste. E non importa quanto spinosa possa essere la via, Tu ci condurrai ad una fine gioiosa. Fa si che questa sia l’espressione dei nostri cuori mentre la canteremo insieme. E, Signore, opera in ogni vita la Tua opera perfetta e graziosa per amore del Salvatore. Amen.

FINE

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