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Aprite la vostra Bibbia a Giacomo capitolo 1, esamineremo insieme i versetti dal 13 al 18, Giacomo 1:13-18. Se stasera non copriremo tutto, probabilmente completeremo la parte rimanente la prossima domenica sera quando avremo anche un culto di adorazione ed in qualche modo assembleremo il tutto per una meravigliosa serata insieme, se il Signore ci guiderà a proseguire un po’ più a lungo. Guardate alla vostra bibbia nel mentre vi leggerò i versetti che vanno dal 13 al 18, “Nessuno, quand’è tentato, dica: «Sono tentato da Dio»; perché Dio non può essere tentato dal male, ed egli stesso non tenta nessuno; invece ognuno è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce. Poi la concupiscenza, quando ha concepito, partorisce il peccato; e il peccato, quando è compiuto, produce la morte. Non v’ingannate, fratelli miei carissimi; ogni cosa buona e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre degli astri luminosi presso il quale non c’è variazione né ombra di mutamento. Egli ha voluto generarci secondo la sua volontà mediante la parola di verità, affinché in qualche modo siamo le primizie delle sue creature”, mentre ci avviciniamo a questo testo, lasciate che vi faccia notare che il versetto 14 inizia con queste parole: “ognuno è tentato”, tutti noi possiamo testimoniare la veridicità di questa affermazione, “Ognuno è tentato”, la tentazione è l’esperienza comune di ogni essere umano, che sia cristiano oppure no. Paolo dice in 1 Corinzi 10 che le tentazioni sono comuni agli uomini. Un antico autore disse che anche quando siamo salvati, dobbiamo ricordarci che il nostro battesimo non ha annegato la nostra carne. La tentazione è comune ad ogni uomo. Ogni uomo è tentato, quindi tutti affrontiamo la battaglia della tentazione ed il come l’affrontiamo è un segno dell’autenticità della nostra fede o della mancanza di una fede vera e salvifica. Così come il modo in cui affrontiamo le prove e gli rispondiamo nei versetti dal 2 al 12 può esser visto come un test della fede genuina, il modo in cui affrontiamo anche la tentazione è anche un test della fede genuina.

È normale che le persone non redente non accettino la colpa per la propria peccaminosità. Quando sono tentate e cadono nel peccato, è tipico che incolpino qualcun altro. I bambini vengono al mondo rifiutando di assumersi la responsabilità delle proprie azioni. La prima volta che si rimprovera un bimbo per qualcosa, la sua reazione iniziale istintiva è dire: ‘Non l’ho fatto. Non è colpa mia, ma tu non capisci’, accettare pienamente la responsabilità per la debolezza e la tentazione non è qualcosa che gli uomini fanno molto bene. I bambini evitano la colpa per i loro stessi errori e crescono con il diventare degli adulti che fanno più o meno la stessa cosa. In questo passaggio, Giacomo sta dicendo che il modo in cui rispondiamo alla tentazione e dove riponiamo la colpa, è un altro indicatore dell’autenticità della nostra fede salvifica o della sua mancanza. Ora, in un certo senso, il passaggio dal versetto 12 al 13 è repentino. Aveva appena parlato delle prove, usando lo stesso verbo peirazō, lo stesso sostantivo peirasmos, che significa prove o tribolazioni, ed aveva usato quella parola precisa per parlare delle prove che il Signore permette di entrare nella nostra vita per renderci più forti.

Ed aveva appena detto che la persona che sopporta queste prove è beata. Abbiamo appreso che queste prove sono circostanze esterne, che mettono alla prova la nostra fede e producono crescita spirituale, ma quelle prove possono anche diventare tentazioni. Ed invece di esser un mezzo per la crescita spirituale, possono diventare una fonte di sollecitazione al male. Ogni difficoltà che entra nella mia vita o mi rafforza perché obbedisco a Dio e rimango fiducioso nella sua cura e confido nella sua forza e quindi cresco; oppure sono tentato a dubitare di Dio, a negare la sua parola, a disobbedire, a fare ciò che è opportuno e quindi cado nella sollecitazione a fare ciò che è male. La stessa parola che punta alla seduzione al male è anche usata per parlare della prova. La differenza sta nel come le rispondiamo. Se rispondiamo ad una prova con obbedienza, allora diventa per noi uno strumento di crescita spirituale. Se le si risponde con disobbedienza, essa si trasforma in tentazione e gli si cade in preda. Ogni prova ha il potenziale di diventare una tentazione a seconda della nostra risposta; quindi Giacomo fa questo passaggio dalle prove, che portano alla crescita ed alla benedizione, alle tentazioni, che portano al peccato e alla morte. Quindi, ogni circostanza della vita che affrontiamo ci pone davanti ad una decisione; infatti, richiede una decisione: Persevererò? Proseguirò nella fede in Dio obbedendo alla Sua parola, o ascolterò alla voce che suggerirà che la via più facile è la disobbedienza ed il peccato?

Ora, se cadessi nel peccato, di chi sarebbe la colpa? Sarebbe colpa di Dio perchè ha portato la prova o l’ha permessa? Sarebbe la colpa delle mie circostanze? O del fatto che son stato creato da Dio così come sono e non posso farci nulla a riguardo? Di chi è la colpa? Se Dio porta le prove, allora ne è forse responsabile quando diventano tentazioni? La questione di chi è la colpa nella tentazione al peccato, è il cuore di questo passaggio ed è essenziale perché a tutti gli effetti è una questione tanto antica quanto il peccato stesso. Andate nella vostra Bibbia a Genesi capitolo 3, Genesi capitolo 3, e nel mentre approcciamo il versetto 11, Adamo ed Eva sono già caduti nel peccato e vengono confrontati da Dio. E Dio parla ad Adamo nel versetto 9 e dice: “dove sei?” dice: “ho sentito la tua voce nel giardino, avevo paura perché ero nudo e mi sono nascosto”, cosa che non aveva mai fatto prima d’ora, ma aveva peccato ed aveva paura di affrontare una divinità infinitamente santa, e quindi si stava nascondendo. E Dio gli disse nel versetto 11: “Chi ti ha mostrato che eri nudo?” Tutto d’un tratto c’è una consapevolezza personale che non c’era mai prima. “Hai forse mangiato del frutto dell’albero, che ti avevo comandato di non mangiare?”

E ascoltate all’uomo, tutto quello che doveva dire era cosa? Sì, l’ho fatto... ma disse: “La donna che tu mi hai messa accanto, è lei che mi ha dato del frutto[c] dell’albero, e io ne ho mangiato”, di chi era la colpa? Beh, lui suggerisce la donna, cioè, dopotutto, una notte è andato a dormire, non aveva mai visto una donna in vita sua e si svegliò la mattina successiva ed era sposato. Non sapeva nemmeno cosa fosse una donna, ma il vero problema qui non è che sta incolpando Eva. Questa è l’affermazione: “La donna che – cosa? – che tu mi hai dato” Di chi era la colpa? Di Dio. Avresti potuto scegliere qualsiasi donna, perché lei? Perché hai creato una donna che avrebbe fatto una cosa del genere? A proposito, Adamo non è stato l’unico che ha parlato a Dio in questo modo. Notate il versetto 13, “Dio il Signore disse alla donna: «Perché hai fatto questo?» La donna rispose...” Sono stata io... no, disse: “«Il serpente mi ha ingannata e io ne ho mangiato»“ Sono vittima tanto quanto mio marito, siamo vittime di qualcosa che hai creato tu. Eravamo in questo giardino meraviglioso e tutto d’un tratto è apparso questo serpente. Non l’ho creato io il serpente, non ho permesso che il serpente parlasse, la colpa è stata attribuita a Dio ed è stato così da allora. Dio mi ha fatto, Dio mi ha creato con la mia peccaminosità. Dio mi ha creato con le mie circostanze. Dio mi ha messo nella situazione in cui mi trovo nel mio matrimonio. Dio mi ha dato il mio ambiente. Dio ha creato la scena, non è colpa mia! In Isaia 63:17 si sente quest affermazione strana: “Signore, perché ci fai peregrinare lontano dalle tue vie e rendi duro il nostro cuore perché non ti tema?” Che cosa terribile incolpare Dio per il tuo peccato, ma quella è la tendenza della carne caduta, di sfuggire alla responsabilità per il nostro comportamento e spingersi addirittura ad incolpare Dio.

Siamo stati tutti tentati, pecchiamo tutti e spesso incolpiamo Dio, incolpando le nostre circostanze, le nostre debolezze, le nostre propensioni, l’ambiente che ci circonda, i nostri amici, parenti, famiglia, la nostra condizione economica o quello che sia... e quindi, nel versetto 13, Giacomo dice: “Nessuno, quand’è tentato, dica: «Sono tentato da Dio»“, e quella è un’esortazione che proibisce a chiunque d’incolpare Dio.

Robert Burns, il famoso poeta scozzese, scrisse: ‘Tu sai che mi hai formato con passioni selvagge e forti; ed ascoltar la loro voce ammaliante m’ha spesso portato a torti’, fine della citazione. E Robert Burns, con quelle parole ha espresso quello che le persone hanno creduto nel corso dei secoli, che Dio ci ha creati con passioni selvagge e forti; e quindi, cosa altro poteva aspettarsi se non una suscettibilità alla tentazione. Anche gli ebrei tra i rabbini dei tempi antichi credevano questo.

I rabbini chiamavano l’impulso malvagio dell’uomo yetzar hara, e dicevano che lo yetzar hara è l’impulso malvagio dell’uomo, in contrapposizione all’impulso buono, ed alcuni ebrei ragionavano che, visto che Dio ha creato tutto e visto che ha creato anche l’uomo, per forza di cose ha anche creato questo ‘yetzar hara’; se ha creato tutto, certamente ha creato anche quello... E quindi questo ha portato ad alcuni detti rabbinici come questo: ‘Dio disse, mi ravvedo d’aver creato la tendenza empia nell’uomo perchè se non l’avessi fatto non si sarebbe ribellato; io ho creato la tendenza all’empietà; io ho creato la legge come mezzo di guarigione, e se vi occupate con la legge, non ne cadrete sotto il suo potere’, Dio pose la buona tendenza sulla mano destra dell’uomo e quella empia sulla sua sinistra’, così dicevano i rabbini.

È una credenza strana, ma antica, che Dio sia responsabile delle nostre tentazioni ed i nostri peccati. Giacomo vieta assolutamente tale pensiero. Infatti, suggerisce che chi conosce davvero Dio ha una mansuetudine ed un senso di colpa verso il proprio peccato, e non penserebbe mai d’incolpare Dio, come atto continuo, seppur occasionalmente potremmo trarre certe illusioni. Ora notate ancora nel versetto 13, che c’è un participio passivo presente, “Nessuno, quand’è tentato”... ovvero, nel mentre, nel processo del combattimento; nel mentre uno è tentato, ‘che nessuno si scusi, che nessuno provi a togliersi dall’uncino, dicendo, ‘è colpa di Dio’. Quando vi trovate sul cammino della tentazione continua e siete quasi al punto di cedere, non fate scuse e dite di esser tentati da Dio stesso, ‘Che nessuno lo dica’, infatti include le virgolette, “«Sono tentato da Dio»“ come se fosse la frase che qualcuno direbbe in quella situazione specifica. Ora, voglio mostrarvi qualcosa di molto interessante nella scelta delle preposizioni di questo versetto, la piccola parolina ‘di’ in italiano ha solamente una grafia ed un significato, ‘di’, però in greco ci sono due parole che possono essere tradotte come ‘di’, una è apo e l’altra è upo, e sono parole molto importanti, ‘Apo’ e ‘Upo’. Apo allude ad un concetto remoto, parla di distanza, di una relazione indiretta. Upo invece si riferisce ad un’agenzia diretta, colui che lo sta effettivamente facendo. Qui la scelta è Apo, remoto, e ciò che sta dicendo è: “Nessuno dica quando è tentato, sono stato tentato da Dio’, non è che Dio è lì che mi tenta direttamente, ma che, per lo meno, in maniera remota, Egli è la vera causa di questo problema. Che a distanza, Dio è colui che mi ha creato in questo modo, che ha creato le mie circostanze, mi ha messo in questo ambiente, ha fatto accadere tutte queste cose e quindi è davvero responsabile. Non è usuale che qualcuno dica: Dio mi sta effettivamente sollecitandomi al male, ma è comune che le persone dicano: è Dio che mi ha creato ed ha portato questa situazione e quindi in ultima analisi è responsabile di quello che faccio. La maggior parte degli uomini non si spingono così tanto da vedere Dio come il tentatore diretto, ma sentono che si debba comunque biasimare, per lo meno indirettamente, ‘Apo’, per il fatto che ha permesso la situazione e persino la possibilità del fallimento. Quindi questo direbbe, ‘non permetterti mai a dire che Dio, non è solamente l’agente diretto della tentazione, ma che non è neanche quello remoto, non permetterti di dire una cosa simile’, non vederti mai come una povera vittima della provvidenza di Dio, della creazione di Dio o del fatto che Dio permetta che qualcosa accada. Ora Giacomo non sta vietando il dare la colpa a Satana; non sta vietando il dare la colpa ai demoni o al mondo o agli uomini, ma a Dio. Proverbi 19:3 dice: “La stoltezza dell’uomo ne perverte la via, ma il suo cuore si irrita contro il Signore”.

Filone ha detto, quando la mente ha peccato e si è allontanata dalla virtù, attribuisce la colpa a cause divine, ed aveva ragione. Sfuggire alla responsabilità del proprio peccato è uno dei passatempi preferiti degli esseri umani. Ed ogni volta che attribuiamo la colpa altrove, è come se rendessimo Dio responsabile per il semplice fatto che ha creato tutto. Alcuni si son persino spinti a dire che: ‘la colpa della tentazione è di Dio e se sei daccordo ricordati di Matteo 6:13 dove la preghiera del discepolo dice: ‘Non c’indurre in tentazione’’, ho letto un autore questa settimana che ha detto, ‘dobbiamo pregare che Dio non c’induca in tentazione perchè se non glielo chiediamo, lo farà’.

Giacomo non vuole aver nulla a che fare con tali stoltezze fatalistiche. Come il pover’uomo che incolpa la sua povertà quando diventa un ladro e ruba e si ritiene giustificato nell’azione perchè era povero, e quindi incolpa le sue circostanze. Come l’ubriacone che va in giro, distrugge la sua macchina e nel processo uccide pure qualcuno per poi dar la colpa a sua moglie per un’unione infelice, o un matrimonio infelice, o incolpa la sua attività per averlo spinto a bere o incolpa la pressione e si sente esentato da ogni vero senso di colpa.

Quindi è così, gli uomini incolpano Dio per aver creato le loro passioni interiori; incolpano Dio per aver creato le loro circostanze; e di nuovo, Robert Burns, il poeta scozzese, disse che era, e cito, ‘Spinto da passioni, in cammino ardito; Eppur, la luce che mi sviò, dal cielo era un raggio di luce infinito. E di nuovo, articolando quello che gli uomini hanno percepito per anni, ovvero, che non sono veramente responsabili per quello che sono perchè sono fatti così. Giacomo dice che questo è intollerabile, Dio non è responsabile della nostra tentazione. Non possiamo dire questo e se non è responsabile per la tentazione, allora non può neanche esser responsabile di cosa? Del peccato che ne deriva.

Ora per sostenere questa esortazione nel versetto 13, Giacomo ci dà cinque prove, cinque prove, questo è incredibilmente ricco, e voglio che le afferriate perchè è molto, molto pratico, ci sono cinque prove che Dio non è responsabile della tentazione e quindi neanche del peccato: Numero uno, la natura del male, la natura del male. Il versetto 13 dice: “ Nessuno, quand’è tentato, dica: «Sono tentato da Dio»“, che è la causa indiretta. Ed ecco il perchè: “perché Dio, perché Dio”, letteralmente, nel testo greco dice: ‘non ha esperienza con il male, nè tenta alcuno”, ora ascoltate, questa è novità, perchè le divinità pagane e le divinità delle religioni storiche sono sempre state soggette a tentazioni. Avete mai letto la mitologia greca? Avete mai letto delle divinità dell’antica Asia? Avete mai letto alcuni degli studi etnologici che mostrano le religioni degli uomini? Lì troverete che le divinità e gli dèi del paganesimo sono sempre soggetti a tentazioni verso il male e che loro stessi sono visti frequentemente come peccatori e persino come tentatori; ed il motivo è perché tutte le false divinità, segnatevi questo, tutte le false divinità non sono altro che la creazione delle menti di uomini caduti o delle menti di demoni caduti ed essendo state generate da una sorgente caduta, manifestano la stessa corruzione e la stessa empietà dalla quale provengono.

Il loro carattere è corrotto perché i loro creatori sono corrotti e nessun fiume può salire più in alto della sua fonte. Ma Dio, dice, “non può essere tentato dal male”, questa parola è usata solamente qui nel Nuovo Testamento, apeirastos significa, non ha alcuna esperienza con il male. Non ha alcuna esperienza di male. Non ha alcuna capacità per il male. Non ha alcuna vulnerabilità al male. E a proposito la parola ‘male’ è neutra, e plurale, senza l’articolo, è un male generico di qualsiasi tipo. L’intero regno del male con tutta la sua natura base ed immorale non ha assolutamente alcun modo di penetrare la natura di Dio. Dio prova disgusto verso ogni forma di male. Non può trovare alcun posto nel suo carattere santo, quindi la natura del male è infinitamente lontana dalla santità di Dio. Levitico 19:2 dice: “Il Signore è santo”, in Levitico 20:26, “il Signore è santo”. In Isaia 6, “Santo, santo, santo”. 1 Pietro 1:16, “il Signore è santo”. La santità non può essere penetrata dal peccato. Quindi la natura del male lo pone lontano da Dio. Egli non può essere sollecitato da alcun intenzione empia, e credo che Satana, in Giobbe 1, si sia presentato davanti a Dio con l’intento di cercare di far perdere a Dio la fede nella sua capacità di mantenere il carattere retto di uno dei suoi santi, Giobbe.

Credo che Apocalisse 12:10 dica che Satana è sempre l’accusatore dei fratelli. SI presenta a Dio per tentarlo a violare la sua alleanza verso il suo popolo a causa dei loro peccati. In Romani 8, ci viene detto che, ovvero l’implicazione lì è che c’è qualcuno che vuole condannarci, che vuole esporre denuncia contro gli eletti di Dio, ma nessuno può farlo perché Cristo ci ha già giustificati davanti a Dio. Ma credo che Satana, in qualsiasi momento e luogo da lui ammesso, vuole venire contro Dio, ma Dio non ha assolutamente alcuna vulnerabilità perché la natura del male è totalmente estranea alla sua natura.

È inespugnabile all’assalto del male. La sua santità è eternamente pura. Infatti, in Abacuc vi ricordate quello che dice? Nel versetto 13 del capitolo 1: “Tu, che hai gli occhi troppo puri per sopportare la vista del male, e che non puoi tollerare lo spettacolo dell’iniquità”, troppo puro per contemplare il male e troppo pure per vedere l’iniquità. Dio è un Dio santo. La natura del male quindi rende impossibile che Dio sia mai tentato con successo o che Lui possa persino tentare qualcun altro, perché tentare qualcun altro significherebbe che in qualche modo lui proverebbe un certo piacere nel vedere qualcun altro compiere del male, ma colui che non conosce il male non può provare alcun piacere in esso.

2 Samuele 24 presenta un punto interessante ed è probabilmente buono accennarlo, dice questo, giusto per, nel caso non lo troviate e v’incuriosisca: “Il Signore si accese di nuovo d’ira contro Israele, e incitò Davide contro il popolo, dicendo: «Va’ e fa’ il censimento d’Israele e di Giuda»“, ora Davide aveva commesso un peccato, il peccato di contare il popolo, invece di fidarsi in Dio, voleva fidarsi nella potenza del suo popolo. E dice che l’ira del Signore si accese contro Israele e Lui “incitò Davide”, e quello sembrerebbe dire che Egli incitò Davide verso quel peccato. E questo è l’unico posto nella Bibbia dove un pensiero tale viene presentato, ma per lo Spirito Santo di Dio abbiamo un passaggio comparativo in 1 Cronache 21.

Questo testo è parallelo e questo dice così: “Satana si mosse contro Israele, e incitò *Davide a fare il censimento d’Israele”, l’aspetto accurato di quella tentazione per quanto riguarda chi fosse il tentatore si trova in 1 Cronache 21:1 e dice che fu Satana a farlo. La prospettiva più ampia però, presentata da Samuele, è che Dio lo permise perchè Davide aveva la scelta di rispondere alla seduzione di Satan, oppure no. Dio non tenta al male. E questo è esplicitamente dichiarato, e quando andate a 2 Samuele 24 e sembra che sia così, bisogna andare direttamente a 1 Cronache 21, dove dice che fu Satana a farlo, e quindi quello che lo scrittore di Samuele sta dicendo è che l’azione era nella sfera di permesso di Dio per l’adempimento del giudizio di Dio se Davide, infatti, avesse scelto di fare il male.

Matteo 4 dice che lo Spirito Santo condusse Gesù nel deserto per essere messo alla prova dal diavolo. Di nuovo, qualcuno potrebbe dire: ‘Beh, ma non è quindi vero che Dio, per mezzo del Suo spirito, lo condusse fuori ad esser tentato?’ No, lo condusse fuori per essere messo alla prova e dal momento che superò tutte le prove, nessuna di esse fu davvero una tentazione perché non portarono mai a cosa? Al peccato. E tramite quelel prove, dimostrò di esser il Figlio di Dio. Gli angeli vennero e gli ministrarono. Potremmo dire: ‘ma che dire quindi di Matteo 6:13, ‘non c’indurre in tentazione’”? E di nuovo, anche quello ha a che fare con le prove.

E quello è il grido del cuore di un santo che sta dicendo: ‘Oh Dio, mentre prego, non condurmi in alcuna prova che sia più di quanto io possa sopportare. Signore, non condurci nel tipo di prove che potrebbero diventare tentazioni perchè son più di quanto possiamo gestire’, ed il Signore risponderà a quella preghiera, perché 1 Corinzi dice: “Nessuna prova, o tentazione vi ha còlti, che non sia stata umana; però Dio è fedele e non permetterà che siate tentati – come? – oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscirne, affinché la possiate sopportare”. ‘Non c’indurre in tentazioni che sono al di là delle nostre capacità’, quella è la preghiera di Matteo 6. Quindi la verità di Giacomo rimane vera. Dio non tenta nessuno. Permette che le tentazioni accadano e uomini come Davide possono fare una scelta, ma Dio non tenta. Permette che siamo messi alla prova, così come ha permesso che Cristo fosse messo alla prova, ma mai oltre ciò che siamo in grado di sopportare, e ci darà sempre le risorse necessarie per vincere se scegliamo di usarle.

E quando imploriamo ‘non ci indurre nella prova, o nella tentazione’, stiamo dicendo semplicemente: ‘Dio, ti stiamo chiedendo di fare quello che hai promesso di fare e non darci mai, più di quanto possiamo sopportare’, quindi, la natura del male dice che Dio non può essere tentato. Non può nemmeno sperimentare il male, e quindi non può tentare nessuno. Come ho detto, per tentare qualcun altro, dovrebbe provare un certo diletto nella tentazione e nel peccato, cosa di cui è incapace, perchè il suo diletto risiede solamente in ciò che è puro e santo.

Quindi la natura di Dio, dice Giacomo, ci dice; o la natura del male ci dice che Dio non può essere la fonte della tentazione e del peccato perché il male è contrario alla sua natura. In secondo luogo, la natura dell’uomo, la natura dell’uomo, non solo cos’è il male, ma anche cos’è l’uomo. Guardate al versetto 14, questo è così interessante, “invece ognuno”, o letteralmente hekastos, ogni uno o ciascuno, “ma ciascuno, ogni individuo è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce”, ‘ma’, è la prima parola, e questo è il fatto essenziale della cosa, la tentazione non viene da Dio, “ma” ogni uomo, ciascuno di noi, senza eccezioni, tutti gli individui, non c’è nessuno al di fuori di questa prospettiva, tutti, “sono tentati”, e questo è al tempo presente, che si spinge all’esperienza ripetuta della tentazione, “è tentato – e segnatevelo – dalla propria, cosa? “concupiscenza” nell’originale dice “Trascinato via e sedotto”, tentato. Parole interessanti, entrambe sono dei participi. La prima proviene dalla caccia, ed è usata per attirare un animale in una trappola. La trappola viene preparata con un’esca e l’animale ne viene attirato. Il verbo stesso helkō-mai, significa essere trascinato da un potere interno, una forza interiore. Significa essere condotti, essere costretti, essere spinti, essere attirati in una trappola. Esser vittime dell’esca ed esser catturati di conseguenza. È un termine di caccia. Il secondo termine invece, ‘sedotti’, è un termine di pesca. Quella parola significa, letteralmente, ‘catturare o prendere’ ed il suo uso letterale era per catturare il pesce con l’esca. Preparare l’amo con l’esca e cacciare il pesce con essa.

In 2 Pietro 2:14 e 18, viene tradotto con ‘sedurre o ingannare’, deleazomenos significa sedurre, catturare il pesce con l’esca. Il problema è questo, ogni persona è tentata quando l’amo è pronto o quando la trappola è pronta e quindi siamo attirati, costretti, trascinati, ingannati dalla nostra cosa? “Concupiscenza”. Questi termini mostrano che colui che è stato tentato, attirato ed ingannato, viene agganciato ed intrappolato nel peccato. Pensate a questa immagine, il motivo per cui gli animali vengono esca e intrappolati, e i pesci vengono esca e intrappolati, è perché l’esca sembra buona, è attraente, è invitante e tutto quello che vedono è l’esca. Ma invece del piacere anticipato quando afferrano l’esca, arriva il dolore della cattura e della morte, e lo stesso è per la tentazione. S’aggira là fuori e promette un’indulgenza gustosa, promette un boccone soddisfacente, promette un piacere maggiore, divertimento, ricompensa, e attira la vittima ingenua nella sua trappola e verso l’amo in modo letale. Ora, cos’è che fa tutto questo? Cosa fa?

Di chi è la colpa? Cos’è che ci attira così fortemente verso quell’esca? È fose Dio? No. È Satana? No, Satana prepara l’esca ed il mondo prepara l’amo, ed i demoni preparano l’amo e anche gli uomini lo preparono, ci son tante persone che preparano l’amo, ma cos’è che ci attira verso di esso? Cos’è che ci attira verso la trappola, cos’è? La nostra concupiscenza, e questa è la natura dell’uomo. La nostra condizione decaduta ha, come parte della sua entità, il desiderio del male. Notereste che non dice che è trascinato via dalla concupiscenza ma dalla sua concupiscenza, è molto enfatico. Il suo proprio, enfatizza che non stiamo parlando di un qualcosa di generico, ovvero di un qualcosa che tutti possiedono comunitariamente con il resto delle persone, nello stesso modo... no, “ma ogni individuo”, hekostas, ognuno, ha la sua inclinazione particolare verso la concupiscenza, che di fatto è quella cosa che lo attira all’esca. E non è vero che la passione di una persona è repulsione per qualcun altra? Certamente! Vedo persone che son letteralmente, dalla loro concupiscenza, son state letteralmente ingolfate nell’omosessualità. E quello mi è assolutamente ripugnante. Potete abboccare a quell’esca quanto volete davanti a me, mi vedrete sempre andare nella direzione opposta. Abbiamo tutti una certa, non voglio usare il termine ‘caratteristica’, ma abbiamo tutti certe caratteristiche della nostra concupiscenza che rendono alcune trappole ed alcuni ami d’esca più allettanti rispetto ad altri. Ed è per questo che sta individualizzando la cosa dicendo “la sua propria concupiscenza”, ora questo si riferisce all’inclinazione dell’anima a godere o acquisire qualcosa.

La parola “concupiscenza” è epithumia, la parola di base è thumos a cui è aggiunta la preposizione. Significa “desiderio dell’anima”, è una passione forte dell’anima. Ed il problema nel nostro peccare non è Dio. Il problema non è nemmeno il diavolo, il problema non sono nemmeno i demoni. Il problema non è nemmeno il mondo o gli uomini empi che ci circondano, ascoltate, il modno, gli uomini empi, i demoni, il diavolo stesso hanno tutti circondato Gesù Cristo per tutta la sua vita eppure, non ha mai peccato perché in lui non c’era mai alcuna epithumia, non c’era mai alcuna ‘concupiscenza’, non c’era alcuna attrazione. Niente di quello che potevano mettere sull’amo l’attirava, in alcun modo. Vedete, il problema non è il tentatore esteriore, a pesare di Flip Wilson, il diavolo non ti fa fare un bel niente. Il problema non è il tentatore esterno, il problema è il traditore interno, quello è il problema. La nostra tentabilità deriva dalla nostra natura e dai nostri desideri peculiari e l’anima di ogni persona ha i suoi modelli di desiderio carnale, e come risultato del suo ambiente, della sua isrtuzione e delle sue scelte personali. Quindi, è assurdo quando le persone si mutilano via parti del corpo. La questione è che nella natura dell’uomo, c’è una propensione a desiderare cose che soddisfano e se attratti da quelle cose al di fuori della volontà di Dio, c’è la capacità di abboccare all’amo.

A proposito, notereste anche che dice che quando viene tentato “dalla sua concupiscenza”, usa il termine ‘hupo’, che implica il fatto che la vera tentazione è il desiderio. L’agente vicino e diretto e quello che di fatto è responsabile del peccato è ‘il desiderio’. Pogo disse, abbiamo incontrato il nemico ed il nemico siamo noi, è vero, è un qualcosa di profondo. Il nemico siamo noi. Guardate a Romani 7 per un momento e lasciate che vi rinfreschi la mente con un passaggio che abbiamo studiato in passato, Romani 7. Paolo qui comunica dov’è che risiede il problema. A partire dal versetto 15. Quello che faccio, non lo capisco, e sta parlando da credente, “infatti non faccio quello che voglio, ma faccio quello che odio”, suona familiare? Certamente. “Ora, se faccio quello che non voglio, ammetto che la legge è buona”; in altre parole, ci sono cose che so essere giuste e sbagliate e so quali sono e voglio fare il bene e non fare il male, quindi la legge è buona. La legge mi sta dando la giusta direzione. Ma tutti questi desideri malvagi, dice al versetto 17, “non sono più io”, non è il vero io, non è quell’io rigenerato, “ma è il peccato che abita – dove? – in me”, vedete? Il problema, sta dicendo, il problema con la mia tentabilità è collegato al peccato che abita in me, che a sua volta è legato alla carne, e lo dirà al versetto 18, “Difatti, io so che in me”, ovvero nella mia carne, nella mia carne, dice, giù al versetto 23, “ma vedo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato che è nelle mie membra”, mi vedo come un infelice – versetto 25 – uno che serve la legge del peccato con la mia carne. Ora quello è il problema; il problema è che anche se siamo stati redenti e anche se abbiamo ricevuto una nuova natura e anche se siamo stati creati in Cristo Gesù, abbiamo ancora un nemico interiore, la passione, è quel desiderio d’essere soddisfatti da qualcosa che di per sé potrebbe anche essere qualcosa di buono, infatti, la maggior parte della lussuria non è altro che la perversione e la distorsione di un qualcosa di buono che Dio ci ha dato. Per esempio, Dio ci dà la benedizione del sonno e alcune persone però ne sono così ossessionate da diventare pigre ed indolenti. Dio ci ha dato il dono dei vestiti per poter coprire il nostro corpo e tenerci al caldo e per alcune persone diventa una lussuria assolutamente consumante a tal punto che sono così affascinati dalla soddisfazione che ricevono quando le persone che li circondano notano quello che stanno indossando, che quello controlla letteralmente il loro budget e la loro vita stessa. È meraviglioso che Dio ci abbia dato il dono di aver rifugio dagli elementi, la meravigliosa realtà della privacy e la capacità di condurre le nostre faccende in un luogo più privato con le perosne che amiamo, eppure alcune persone vogliono essere coccolate e curate in tal maniera che va al di là delle necessità umane e diventa una sorta di feticcio. Non c’è nulla di male con la sete, Dio ce l’ha data come desiderio, che ci porta a fare cose che sono benefiche per il nostro corpo, ma alcune persone si ubriacano fino alla fogna. Non c’è nulla di male con il cibo, ma alcune persone diventano ghiotte. Non c’è nulla di male nel soddisfare i nostri bisogni, ma è facile pervertire i propri bisogni e andare ben oltre ciò che son realmente. Anche il sesso ci è stato dato da Dio come un dono meraviglioso e glorioso, ma quando pervertito e cercato al di là della volontà di Dio diventa diventa l’amo insidioso per intrappolare la persona che è guidata dal desiderio per quelle cose.

Non abbiamo bisogno di Satana. Non abbiamo bisogno di demoni. Non abbiamo nemmeno bisogno del mondo. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è la passione residente della carne e questa si muoverà verso gli ami insidiosi. E come ho già detto, di solito, la passione radicale è la perversione di un dono dato da Dio, la sua distorsione. Quindi, Dio non è responsabile per la nostra tentazione e per il nostro peccato. La natura del male stesso ce lo dice perchè Egli non ha alcuna parte nella natura di Dio. In secondo luogo, la natura dell’uomo ci dice dov’è che si trova il problema, in noi stessi. La concupiscenza è il problema. Ora, Giacomo ci porta ad un terzo pensiero che espande il secondo. La terza prova che Dio non è la fonte del peccato è la natura della lussuria stessa. Avendo identificato la lussuria nella natura dell’uomo, ora passa a discutere la cosa nei versetti 15 e 16 in termini molto, molto pratici ed utili, ed è qui che voglio che vi concentriate perchè questo è il cuore del messaggio per la nostra vita. Al versetto 15, Giacomo cambia metafora passando dalla caccia e dalla pesca al parto, con la quale continua a discutere la natura della concupiscenza.

Poi, dice, “quando la concupiscenza ha concepito,” e presenta la concupiscenza come se fosse una madre in concepimento e che quindi partorisce un figlio, che è il peccato, ed il peccato quando è compiuto, non fa altro che produrre cosa? La morte. E questo è molto, molto utile, ascoltate attentamente. La maggior parte delle persone pensa al peccato come un atto isolato o come una serie d’azioni o di comportamenti. Dio però sta dicendo qui che il peccato non è un atto, il peccato è il risultato di un processo, ok? È il risultato di un processo. Inizia con, e vi darò delle D così che potete scriverle e ricordarle. Inizia con il “desiderio”, con l’epithumia o la concupiscenza; e posso aiutarvi un attimo con il vostro schemino? Scrivete la parola desiderio e poi, di fronte, scrivete la parola emozione. Il desiderio è correlato all’emozione. Inizia con un sentimento. Inizia con quel sentimento di voler essere soddisfatti. Voler acquisire qualcosa per soddisfarci. Qualcosa di nuovo, qualcosa che ci è stato fatto penzolare di fronte alla faccia, qualcosa che abbiamo visto in gioielleria, o al concessionario, o al centro commerciale o dove sia... o c’è una casa e continui a passarci davanti ogni volta ed è un qualcosa di puramente emotivo che però ti fa qualcosa, ti fa sentire un certo desiderio. Inizia tutto lì, il peccato inizia dal desiderio.

La seconda D è la deviazione, l’inganno. E proprio difianco alla deviazione scrivete la parola mente. Quello che succede è che s’inizi con il desiderio nell’emozione e poi si arriva alla deviazione della mente, all’inganno perchè s’inizia a giustificare e razionalizzare un certo diritto che abbiamo per quel desiderio. Giusto? Non è altro che lo schema, la progressione inevitabile. Ora, questo è quello che abbiamo visto nel versetto 14, “essendo stati attratti e sedotti”, l’amo è pronto, la trappola è preparata ed inganna l’intelletto. Questo guarda e dice, ‘ho diritto a quello, sembra buono, mi soddisferà, calmerà il mio bisogno, placherà i miei desideri’...

E quindi, quello che inizia con il desiderio nell’emozione si sposta all’inganno nella mente e s’inizia davvero a credere d’averne il diritto, s’inizia a credere che sia un qulcosa di bello e di appagante, un qualcosa che porterà ad una certa soddisfazione ed il fatto che offrirà quello che vogliamo e quindi cosa facciamo? Ci muoviamo e... cosa? La lussuria concepisce. Chiamiamo questa la terza D, Disegno, progettazione. Ora qui inizia a formarsi il concetto di come portare a termine il peccato. Questo avviene nella volontà. Si è passato dalle emozioni alla mente ed ora la volontà è attiva e s’inizia a giocare con la mente e quello che la mente ha già concluso, viene formato in un progetto vero e proprio, in un disegno creato dalla volontà.

Quando la concupiscenza ha concepito, il disegno s’inizia a formare. A proposito, la parola “concepire”, sullabousa significa letteralmente ‘diventare incinta’, quando la nostra lussuria, per così dire, è stata sedotta dalla prostituzione dell’amo da pesca, diventa incinta, ed il disegno inizia ad esser concepito, per così dire, nel grembo dell’anima della persona. Emozione, e desiderio verso qualcosa di soddisfacente, ma di sbagliato, e poi si sposta alla mente e si convince di averne ogni diritto, ed essendosi convinto a tal fine, concepisce il peccato stesso, e questo, è concepito. E poi abbiamo la quarta “D” la disobbedienza. Si verifica l’atto. Produce il peccato.

Ogni bambino che nasce, nasce da quello stesso processo. Prima, c’è un desiderio tra un uomo e una donna. Quel desiderio viene poi attuato nella loro mente, decidono di farlo, prendono la decisione, poi lo concepiscono ed eventualmente il bambino viene alla luce. E lo stesso è per il peccato, concepito, inizialmente, come un mero desiderio nella mente, poi giustificato nelle emozioni, poi nella mente, concepito nella volontà e realizzato nel comportamento, nell’azione. Quella è la sequenza. La parole ‘partorisce’ il peccato... la vedete lì? È tiktō, significa ‘dare alla luce’, e si manifesta nel comportamento, quindi accanto alla disobbedienza potete scrivere ‘comportamento’, l’atto effettivo dall’emozione alla mente alla volontà al comportamento. Le emozioni portano la mente a razionalizzare la cosa, la mente razionalizzata porta la volontà a pianificare, e poi nasce il bambino, il fatto è compiuto e tutto inizia con il desiderio. Ora lasciate che vi dica qualcosa di molto pratico. A quale punto, quindi, nella nostra vita affrontiamo il peccato? Qui al livello del comportamento? No, molto prima, a quale livello? Il desiderio. È la persona che è in grado di controllare le proprie risposte emotive che affronterà efficacemente il peccato. Oppure la persona che, seppur sente quelle risposte emotive, ha una mente santificata e quando va dalle emozioni alla mente viene fermata. Se arriva alla volontà e qualcosa viene concepito, allora nascerà. Un bambino concepito è un bambino nato. Quel bambino deve uscire. E quindi, nel trattare il peccato della nostra vita, non possiamo occuparci solamente con la fine della linea, praticamente parlando dobbiamo spingerci molto prima, al principio stesso. Se le emozioni sono esposte all’amo, ci saranno problemi. E sapete, tutto nella nostra società empie lavorerà sulle vostre emozioni: tutte le cose più drammatiche, i film, la televisione, i libri, la musica, l’abbigliamento e tutti i luoghi, i suoni, son tutte cose che attraggono la nostra attenzione e son stati tutti progettati per catturare le nostre emozioni, son tutte una facciata che vuole attirarci. Anche la pubblicità televisiva è completamente sconcertante. Cioè, io son lì che li vedo vendere una macchina e non ti dicono nulla sulla meccanica della macchina che non è altro che un macchinario, ma niente. Tranne che per una qualche sceneggiatura drammatica accompagnata da una musica folle e selvaggia, o cose futuristiche che volano dappertutto. E cosa c’entra con l’auto? Non ha assolutamente nulla a che fare con l’auto, ma ha tutto a che fare con le tue – cosa? – emozioni, con le tue emozioni, è da lì che inizia tutto, è da lì che inizia tutto.

Le donne indossano il profumo spesso e lasciano la scia... ora quello non è per accattivare il tuo intelletto... Dobbiamo proteggerci al livello delle nostre emozioni ed in secondo luogo, al livello della nostra mente e quindi la mente deve essere resa prigioniera di Cristo. Non è quella una grande verità? Portare ogni cosa nella mente, in cattività a Cristo. Una mente non protetta, non controllata, non allerta si riempirà d’immagini empie. Quindi io devo controllare le mie emozioni e la mia mente perché è lì che inizia tutto.

Quindi, voglio essere sicuro che le mie emozioni siano dedicate alle cose di Dio. Sapete qual è una meravigliosa benedizione in questo senso? È la buona musica cristiana, perché amo la musica, così come tutti, e la musica non è altro che un qualcosa d’emotivo più che cognitivo, gran parte è cognitiva, ma la maggior parte è emotiva, e non è meraviglioso che abbiamo il privilegio, in questi giorni e di questi tempi, abbiamo il privilegio di godere dell’aspetto emotivo e di avere l’anima che canta e le emozioni che abbiamo con la musica in modo che onorino Dio e non è meraviglioso quando i bambini crescono imparando della buona musica cristiana così che le loro risposte emotive e le loro gioie e i loro dolori possono esser impostati su musica che è fondamentalmente musica che glorifica Dio piuttosto che la musica del mondo?

Ci sono modi di poter gestire le nostre emozioni. Non possiamo esporle continuamente a cose che ci attirano lontano dalle cose di Dio, non possiamo farlo senza pagarne un caro prezzo, e la mente? È molto semplice, abbiamo bisogno della mente di Cristo, dobbiamo rinnovare la nostra mente, abbiamo bisogno di una mente che è focalizzata sulle cose di lassù e non sulle cose di quaggiù; abbiamo bisogno di una mente saturata dalla parola di Cristo nella quale ci dimora riccamente. Hai bisogno di una mente, come Paolo dice in Romani 12:2, che è trasformata e non conformata al mondo. Dobbiamo... posso dirlo in poche parole? Amare il Signore Dio vostro con tutta la vostra... mente. Cosa c’è nella vostra mente? Cosa c’è nella tua mente? Se la tua mente si nutre della parola di Dio, allora fermerai il peccato molto prima che si sviluppi; Se le tue emozioni sono sotto il controllo dello spirito di Dio ed i tuoi sentimenti sono stati resi prigionieri a lui, fermerai il peccato lì dove inizia. Se lascierai andare le tue emozioni e le esporrai a tutto ciò che il mondo gli sta gettando addosso e permetti che la tua mente rimanga aperta a tutto ciò che vola dentro e fuori e non è coltivata e arata profondamente con la parola di Dio, allora concepirai il peccato e darai il bambino alla luce. E posso aggiungere quello che poi anche lui aggiunge al versetto 15, “E quando il peccato è compiuto”, apokueō significa ‘causare la gravidanza’, ovvero quando il peccato viene alla luce, il che è sinonimo di tiktei, l’altro verbo. “partorisce il peccato; e il peccato, quando è compiuto, produce – che cosa? – la morte”, quando il peccato nasce, nasce assassino, omicida, che quadro, che quadro. L’emozione e dall’emozione nasce la decisione e dalla decisione nasce la concezione della volontà e poi il comportamento e l’immagine del portare il bambino è così bella fino alla fine quando il bambino nasce ed il bambino si rivela essere un assassino.

Il peccato è un omicida, “Il salario del peccato è – cosa? – la morte”. La morte spirituale, che separa l’anima da Dio, la morte fisica, che separa l’anima dal corpo, la morte eterna, che separa l’anima ed il corpo da Dio. E qui non sta parlando in modo particolare di cristiani o di coloro che non lo sono, sta solamente dicendo che tutto quello che il peccato produce è la morte... anche per un credente, produce certamente la morte fisica, come dimostrano 1 Corinzi 11 e 1 Giovanni 5:16, ogni tipo di morte deriva dal peccato, quindi l’idea che tu stia portando alla vita una sorta di comportamento soddisfacente è una menzogna, tutto ciò che porti è peccato e tutto ciò che il peccato porta è la morte. E quindi dice nel versetto 16, “Non v’ingannate, fratelli miei carissimi”, “non v’ingannate”, e di nuovo, quella parola è la stessa parola dalla quale riceviamo il termine ‘pianeta’, come se qualcosa stesse vagando via.

Sappi dove sta il problema, sta dicendo, non siate ingannati. Fermatevi lì. Smettete d’incolpare Dio e smettete d’incolparvi da soli e smettete di guardarvi dentro da soli e non andate avanti ciecamente nella vita accettando le cose come stanno ed incolpando Dio, rendetevi conto che avete, dentro di voi, un nemico e quel nemico è il vostro stesso decadimento, ed la vostra lussuria è il nemico ed è un menico che deve essere affrontato. Non potete esporre la vostra emozione a tutto ciò che vi attira. Non potete lasciare che la vostra mente diventi prigioniera di quelle cose, dovete riconoscere dov’è il problema, non esserne ingannati, dovete tornarci e dovete affrontarlo a quel livello. Fermatelo al principio. Riempite la vostra mente con le cose di Dio in modo che non possano mai accoppiarsi con i vostri sentimenti e concepire il peccato nella vostra volontà. Se le tue emozioni sono controllate, o se la tua mente è sotto controllo, una delle due, non permetterà che l’altra s’accoppi per il concepimento del peccato. La natura del male, la natura dell’uomo e la natura della lussuria eliminano il fatto che Dio possa mai tentarci a peccare e poi una prova diretta, “la natura di Dio”. Versetto 17, guardate qui, questo è così meraviglioso, la natura di Dio! Ecco il cuore del testo, leggettelo per voi stessi: “Non v’ingannate, fratelli miei carissimi; ogni cosa buona e ogni dono perfetto vengono dall’alto”, voglio dire, le uniche cose che scendono da lui sono cosa? Sono buone, e perfette. Noi possediamo una natura che dà origine al peccato, Dio no. La natura di Dio è tale che produce solamente il bene. Questa è una cosa duplice, dal lato negativo, quello che sta dicendo è che Dio non potrebbe mai produrre il peccato, dal lato positivo, pensateci su, quello che sta dicendo è che Dio riverserà il bene, bene, bene, bene, bene, bene e ancora più bene, e quindi perché mai al mondo stai inseguendo ami insidiosi per esser soddisfatto quando Dio sta riversando tutto quello che potresti mai desiderare per tutta la tua soddisfazione. Dal lato negativo, Dio non potrebbe mai produrre del male perchè è buono; Dal lato positivo, produce bontà infinita ed illimitata che rende stolto chiunque sia tentato di essere attirato da qualche amo o da qualche trappola insidiosa quando tutta la bontà di Dio è disponibile per la Sua grazia.

La nostra carne è un pozzo di acque torbide quando pensiamo a quello che fa. E perché mai vorremmo bere da quella fonte, quando possiamo venire al pozzo, alla fonte stessa della vita. Dio ci dà ogni cosa buona ed ogni dono perfetto. Avete notato i due “ogni”? Ogni, ogni, tutto è incluso, tutto è incluso, “ogni ogni”, avete notato i due doni? Dono, dono, uno è dosis, che si riferisce all’atto di dare, l’altro è dōrēma che si riferisce al dono dato. Ogni atto di dare e ogni dono donato in quell’atto sono buoni e perfetti, buono significa, buono, non c’è alcun comparativo per questo, non è buono, più buono, il più buono, è solamente buono, completo, di nulla mancante ed è anche completamente sufficiente, è perfetto, completo. “Ogni, ogni” buon dono, ogni ogni buon dono dato da Dio è perfetto, benefico. Assolutamente completo. Non c’è da stupirsi che Gesù ha detto in Matteo, “chiedete e vi – cosa? – sarà dato; cercate e troverete”, oh, che passaggio meraviglioso e se veramente cercassimo qualcosa, se veramente cercassimo qualcosa nell’anima che sia giusto e buono, e lo chiederemmo a Dio, non pensate forse che Dio ce lo concederà? “Se voi, pur essendo empi, dice, sapete dare buoni doni ai vostri figli. Se voi padri, che siete caduti, sapete essere buoni verso i bambini che amate, quanto più darà vostro padre che è nei cieli cose buone a quelli che? Che glielo chiedono. Ed in Luca 11:13, dice che darà loro il suo Santo Spirito. Quanto è stupido correre dietro ad ami e trappole nascoste, attirati dalla propria concupiscenza, quando Dio ha così tanto da dare, una provvisione inesauribile, “Ogni dono buono ed ogni dono perfetto” è suo da dare.

Una donna vide il mare per la prima volta nella sua vita e disse ad una sua amica, che meraviglia vedere qualcosa di cui cen’è abbastanza. E quando guardate alle benedizioni di Dio, state guardando a qualcosa di cui cen’è abbastanza. Tornando al versetto 17, “ogni cosa buona e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono”, viene tutto dall’alto, e sta tutto fluendo verso di noi, che stoltezza, afferrare l’amo allettante del peccato; quanto è stupido entrare nella trappola quando ogni dono buono ed ogni dono perfetto sta scendendo come pioggia dal cielo su di noi. Satana ha cercato di dire ad Eva che Dio le stava nascondendo qualcosa, ‘Dio non ti sta permettendo di avere il meglio, faresti meglio ad afferrare quella soddisfazione, faresti meglio ad afferrare quella cosa migliore’, ‘Dio ti sta tenendo lontano dal meglio’, e lei credette a quella menzogna ed il bambino fu concepito, naque ed il bambino era la morte.

Il bambino era la morte. E mi ricordo, ci stavo proprio pensando su questo pomeriggio stesso, 2 Samuele 12, il peccato terribile di Davide con Betseba, ascoltate a quello che dice la parola di Dio, e naturalmente, Natan si avvicinò a Davide, e gli disse, al versetto 7, “Davide, tu sei quell’uomo!” ‘Tu sei il peccatore, l’hai fatto tu. Tu sei l’adultero, tu sei l’omicida, ed ecco cos’è che il Signore ha da dirti: ‘Davide, io ti ho unto re d’Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, ti ho dato la casa del tuo signore e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo signore; ti ho dato la casa d’Israele e di Giuda e, se questo era troppo poco, vi avrei aggiunto anche dell’altro”, Davide, perché mai afferrare quello che è proibito quando ti avrei dato qualsiasi cosa, qualsiasi cosa. Darci ogni bene, ogni cosa perfetta sarà una gioia per Lui.

Vengono da Lui, notate che viene chiamato “il Padre degli astri luminosi”, quella è una grande affermazione, era un modo antico ebraico di riferirsi a Dio come il creatore. Le luci che avevano in mente erano il sole la luna e le stelle. Lui è il padre degli astri luminosi, i corpi celesti, e potremmo chiedere: ‘perché ha scelto proprio quel titolo? Perché si adatta alla sua illustrazione. Lui è il padre delle luci, ma con lui non c’è variazione né ombra di mutamento”, cosa molto grafica, molto grafico; Egli è colui che ha creato tutti i corpi stellari. Li ha creati tutti, ma non è come loro, loro variano. Cambiano, si affievoliscono, s’illuminano. Portano luce. Proiettano ombre, sono qui di giorno e se ne vanno di notte, son qui di notte, spariscono di giorno. Il loro beneficio per noi va e viene però Dio non è così. La luce brillante di Dio, la luce della bontà e la luce della grazia non variano. Non cambiano, ed usa il termine parallagē da cui otteniamo parallasse, ovvero, non passa da una condizione all’altra. Non ha ombre, non diventa mai buia. 1 Giovanni 1:5, in lui non c’è affatto cosa? Oscurità. Malachia 3:6, “Io sono il Signore, non cambio”. Non ci sono giorni in cui smette di dare doni spirituali. Non ci sono giorni in cui smette di dare luce spirituale. Il flusso delle cose buone da parte di Dio non variano mai e non si fermano mai. “Davide, Davide, ti avrei dato tali e tali cose”, voglio dire, diciamolo chiaramente gente, un pesce grasso non prende esche, m’avete capito? E se state sfruttando le vostre risorse divine, che cosa penseresti mai di ricevere da quell’amo insidioso? Riempitevi di doni divini, “vien tu fonte d’ogni benedizione; accord il mio cuor a cantar la grazia tua; flussi di misericordia mai cessanti, richiedon canti più forti alla lode tua”. I flussi di misericordia non cessano mai, nulla può eclissare la bontà di Dio, nulla può fermare la sua benevolenza. Nulla può interrompere il flusso della sua luce celeste. Non abboccate all’esca del diavolo. Non concepite e date alla luce un figlio mortale che potrebbe segnare la vostra stessa morte. Dio dà tutto ciò che è buono e solo ciò che è buono. Chi è responsabile del peccato? Tu. È così, tu... ed un’ultima prova, che mi limiterò a menzionare perchè la voglio approfondire nel prossimo messaggio.

Un’ultima prova, la natura della rigenerazione. Guardate a questo versetto 18, lo approfondiremo la prossima settimana, “Egli ha voluto generarci secondo la sua volontà mediante la parola di verità, affinché in qualche modo siamo le primizie delle sue creature”, ascoltatemi qui, Dio non avrebbe potuto indurci a peccare; Dio non vuole che pecciamo perché Dio ci ha rigenerato per renderci più simili a lui. La natura della rigenerazione esclude che Dio possa mai indurci a peccare. Ci ha dato una vita nuova. La lussuria genera morte, ma Dio genera vita. Dio non ci tenta a fare il male, ci ricrea per fare il bene.

Per poi farci diventare le sue primizie, la sua amata possessione. Di chi è la colpa del tuo peccato? Faresti meglio a saperlo perché devi affrontarlo. Agostino, il grande santo di Dio, aveva vissuto con una prostituta prima della sua conversione. Dopo essere stato meravigliosamente salvato, stva camminando per strada e questa prostituta lo vide, e gridò il suo nome ma lui continuò a camminare; la vide, ma mantenne gli occhi dritti e continuò a camminare. Lei continuò a gridargli dietro e gli corse dietro quando infine, disse, Agostino, sono io! Al quale lui rispose, ‘lo so, ma non sono più io’. È vero, ci ha rigenerato per essere una nuova creazione di suo possedimento. Ed in noi, abbiamo quella nuova creazione che ci permette di superare il male se usiamo i mezzi della grazia, le armi della nostra guerra, che non sono carnali, la preghiera, lo studio della parola di Dio, una mente disciplinata. La forza della responsabilità spirituale per fermare il peccato nel punto in cui inizia. Beh, ho preso più tempo di quanto forse avrei dovuto, ma è così importante, preghiamo.

Padre, che verità fondamentale e pratica che abbiamo appreso stasera. Grazie per la vittoria che vediamo nelle nostre vite che ci dai per mezzo del tuo spirito che ci mostra che abbiamo una carne conquistabile. Grazie perché se camminiamo nello spirito, non soddisferemo i desideri della carne. Grazie perché se abbiamo la mente di Cristo, se la nostra mente è riempita dalla ricchezza della tua parola, il nostro comportamento è controllato. Oh Dio, ti ringraziamo per la meravigliosa speranza che troviamo nell’opera dello spirito. Riconosciamo la nostra caducità, riconosciamo la nostra tentabilità, ma celebriamo anche la vittoria disponibile nel potere del beato spirito. Per uno le cui emozioni e la cui mente sono controllate da quello stesso spirito e dalla parola di Dio. A questo fine, preghiamo per ogni persona qui presente, per amore di Gesù, amen.

FINE

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