Nel mentre guardiamo insieme alla Parola di Dio arriviamo a 1 Pietro capitolo 2 per lo studio di questa sera. Mi è difficile esprimere quanto lo studio di questo capitolo sia stato ricco, piacevole e pertinente. Lo studio del capitolo 2 ed in particolare iniziando dal versetto 11 in poi, e come abbiamo visto che Dio ci ha chiamati, come credenti, ad un ruolo di sottomissione nella società. È stato veramente interessante notare che questa serie di messaggi è arrivata proprio al momento in cui molti Cristiani sono impegnati in disobbedienza civile anche nella nostra stessa città, come abbiamo visto ieri nell’Operazione Riscatto. Penso che abbiamo imparato, in modo piuttosto esplicito, quello che la Bibbia ha da dirci sul nostro dovere come credenti, di vivere un tipo di vita che manifesti Gesù Cristo in mezzo ad una società empia.
E nello spiegarci gli elementi della nostra condotta Cristiana, Pietro alla fine del capitolo 2, arriva a parlare di Cristo perché Egli è il modello che dobbiamo seguire. Ed abbiamo visto questo fatto qui la scorsa volta, abbiamo guardato al Gesù sofferente come al nostro modello, come al nostro standard. E nel messaggio di questa sera continueremo a considerare il Signore Gesù come fece Pietro, non solo come il nostro standard, ma come il nostro sostituto ed infine nel versetto 25, come il nostro Pastore.
Al cuore dell’adorazione della chiesa c’è la meravigliosa celebrazione della cena del Signore, uso ormai familiare a tutti noi. In quel momento, durante la cena del Signore, prendiamo il pane ed il vino in ricordo di Cristo e come segno di comunione con lui. Al cuore della cena del Signore vi è una dottrina, e quella dottrina è proprio il nucleo del Vangelo Cristiano. Quindi, al centro della chiesa c’è la cena del Signore, e al suo centro c’è una dottrina molto importante che è riassunta nelle parole del nostro Signore, che disse: «Questo è il mio corpo dato per voi» – “per voi”. L’essenza del Vangelo Cristiano si trova nel fatto che Gesù Cristo ha fatto qualcosa per noi. Più specificamente, è morto per noi. Questo è il punto: la sua morte era per noi, e questo è precisamente quello che Pietro sta dicendo in questo testo.
Dice al versetto 21: “Cristo ha sofferto per voi” – ‘ha sofferto per voi’; fu proprio per noi che Cristo soffrì, questo è il suo punto. Guarderemo alle sofferenze di Cristo in tre modi: Prima di tutto, abbiamo già notato che Pietro ha considerato le sofferenze di Cristo, come al modello da seguire quando noi stessi soffriamo a motivo di trattamenti ingiusti. “Cristo ha sofferto per voi”, dice al versetto 21: “lasciandovi un esempio”, oppure un modello o uno standard: “perché seguiate le sue orme. Egli non commise peccato e nella sua bocca non si è trovato inganno. Oltraggiato non rendeva gli oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva a colui che giudica giustamente”.
Sulla croce, Cristo soffrì per noi, per lasciarci un esempio di come anche noi dobbiamo soffrire pazientemente, sopportando maltrattamenti ingiusti. Cristo, come abbiamo visto la scorsa Domenica sera, fu trattato più ingiustamente di quanto ogni altra creatura potrà mai essere trattata, perché egli fu l’unica persona perfetta e di conseguenza, tutto quello che subì fu del tutto immeritato, e l’inferno così come l’umanità ha dissimulato la sua forza contro di lui. Dunque, egli soffrì a tal punto che nessuno di noi potrà mai conoscerne la misura. Nel subire tale sofferenza, fu l’esempio perfetto di sopportazione paziente, sebbene la sofferenza subita fu la più ingiusta di ogni altra. Nonostante tutto però ci ha mostrato il modello perfetto di sopportazione paziente.
Egli, dunque, diventa il nostro standard, il nostro modello, egli soffre per stabilire un esempio. Come credenti, in una società empia, noi soffriremo ingiustamente, ma siamo chiamati a seguire il modello di Gesù Cristo. Ma c’è un motivo più grande per cui soffrì. Non soffrì solo per essere il nostro modello, ma questa sera voglio che consideriate il fatto che soffrì anche come nostro sostituto, soffrì come nostro sostituto. Notate il versetto 24, un testo importantissimo che dovrebbe essere sottolineato in ogni Bibbia. “Egli ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno della croce, affinché morti al peccato, vivessimo per la giustizia, e mediante le sue lividure siete stati guariti”.
Questo grande versetto parla di Cristo come nostro sostituto, parla di Cristo come colui che prese il nostro posto. E tra l’altro abbiamo visto la scorsa volta che Pietro, nell’esporre la parte finale del capitolo 2, aveva in mente Isaia 53. E qui citerà Isaia 53 versetto 4, versetto 5 e versetto 11 perché in quei versetti d’Isaia 53 il profeta parla della morte sostitutiva di Cristo nel portare il peccato. E io direi di nuovo che qui si parla del cuore del vangelo Cristiano, quella grande dottrina della sostituzione. Il fatto che Cristo era il nostro sostituto nella sua morte, è basilare per la nostra fede. Infatti, potremmo tranquillamente affermare che tutti gli altri elementi della salvezza, fanno da corollario a questa grande verità centrale.
Uno dei miei autori preferiti, che ora è con il Signore, un uomo di nome Leon Morris, fareste bene a leggere tutto quello che ha scritto. Leon Morris scrisse: “La redenzione è sostitutiva, ciò significa che Cristo pagò quel prezzo che noi non potevamo pagare, lo pagò al nostro posto per liberarci. La giustificazione afferma la nostra salvezza giuridicamente. Secondo il Nuovo Testamento, Cristo prese la nostra responsabilità legale, la prese al nostro posto. La riconciliazione significa rendere le persone rappacificate eliminando la causa dell’ostilità. In questo caso, la causa è il peccato e Cristo lo ha rimosso per noi”. Inoltre, Morris afferma che: “Noi non potevamo affrontare il peccato, Cristo poteva farlo e lo ha fatto, in modo tale che ci è riconosciuto. La propiziazione indica la rimozione dell’ira divina, e Cristo l’ha rimossa prendendo l’ira per noi. Fu il nostro peccato a pesare su di lui, e fu lui che lo portò. C’era forse un prezzo da pagare? Egli lo pagò. C’era vittoria da raggiungere? Egli la raggiunse. C’era pena da subire? Egli la subì. C’era giudizio da affrontare? Egli l’affrontò”, fine della citazione.
Quello che Leon Morris sta dicendo è che, sia che si parli di redenzione, di giustificazione, di riconciliazione, oppure della rimozione del peccato e della trasgressione, o che si parli della propiziazione, o della copertura del peccato, in qualche modo, sono tutti aspetti corollari della grande verità della sostituzione, cioè che Cristo prese il nostro posto sulla croce. E quindi l’apostolo Paolo vede Cristo come un sostituto.
In 2 Corinzi, afferma la medesima verità pronunciata da Pietro: “Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui”, e li fa eco alle parole di Pietro. Pietro disse: «è la sostituzione!», Paolo dice, «è la sostituzione!» che si trova al cuore del vangelo Cristiano! Paolo dice in Galati 3:13 che Cristo... “divenne maledizione”, e poi aggiunge due parole: “per noi... per noi”. Per dirla in modo semplice, se Cristo non fosse il mio sostituto, la mia condizione sarebbe ancora quella del peccatore condannato. Se i miei peccati e le mie colpe non fossero state trasferite su di lui e se Cristo non se ne fosse caricato, allora graverebbero ancora su di me. Se non avesse affrontato lui il problema del mio peccato, allora dovrei farlo io. Se non si fosse caricato della mia colpa, essa sarebbe ancora su di me. Non ci sono altre possibilità: o lui o io.
E tra l’altro, alcuni hanno suggerito che sia immorale insegnare la dottrina della sostituzione. Alcuni teologi hanno suggerito una tale cosa, che è immorale insegnare che Dio fatto uomo prese su di sè il peccato e lo portò su sè stesso sia il mio che il tuo peccato. Ma non è affatto immorale perché non stiamo caricando Dio di qualcosa che non ha voluto; non stiamo contaminando la sua santità, per niente a fatto. La verità è che nel processo della salvezza, prendete nota di questo, Dio non sta trasferendo la pena da un uomo colpevole a uno innocente. No! È lui stesso a portare il peccato, perché Gesù era Dio in forma umana. Il punto è questo: nessuno attribuisce la morte sostitutiva su Dio. Egli la prese da sè, non è una cosa immorale. Non è un affronto verso un Dio santo quello di dire che portò il peccato su sè stesso, lo fece di sua propria volontà ed è il suo desiderio quello di punire il peccato, ed è il suo desiderio quello di essere la vittima che si caricò della punizione.
Il nocciolo della questone è questo: o Cristo prese i miei peccati e li portò, oppure lo farò io. O fu lui a pagare la paga per i miei peccati, o la pagherò io rimanendo per sempre all’Inferno. Cosa dice il testo? Inizia con queste parole: “Egli ha portato i nostri peccati”, “Egli” è enfatico, ed ha lo scopo di sottolineare che si sta parlando di Dio fattosi uomo per portare i nostri peccati, non perché qualcuno al di fuori della Trinità lo abbia forzato, ma perché l’ha scelto da sé. Egli stesso portò i nostri peccati, lo fece spontaneamente; il pronome personale enfatico, indica che egli lo fece spontaneamente ed indica anche che lo fece volontariamente. Dio, spontaneamente e volontariamente, prese su di sè i nostri peccati. Venne nel mondo per salvare il suo popolo dal loro peccato come ci dice Giovanni sul conto dell’agnello di Dio in Giovanni 1:29. Pietro non sta facendo altro che riaffermarlo, dice che Gesù in modo volontario, prese su di sé il peccato. Egli stesso, senza influenze esterne portò i nostri peccati. Questa è la chiave.
Alcuni pensano che Gesù sia morto da martire, e già lo sapevate. Credono che sia un grande esempio per chiunque sia pronto a morire in nome di una buona causa. Questa è la tipica mentalità da “Jesus Christ Superstar”, Che Gesù era un martire che visse per una buona causa e che fu un esempio di come portare avanti una causa così importante da esser persino pronto a morire per essa. Certo, un martire potrebbe essere un esempio di sofferenza, ma non può essere un sostituto. Un martire non può prendere il mio peccato, sacrificandosi.
Guardate a 1 Pietro 3:18 per un momento, dove Pietro ribadisce questa stessa grandiosa verità della sostituzione: “Anche Cristo ha sofferto una volta per tutti - ed ecco qui - lui giusto per gli ingiusti”. Lui, il giusto, morì per sostituire noi stessi, gli ingiusti. Egli prese il nostro posto. Il verbo “portò” lì, significa portare un peso enorme e gravoso, e questo è esattamente quello che era il peccato, un peso enorme che Gesù portò per noi altri. Infatti, se volete sapere quanto è pesante quel peso, leggete Romani 8 dove dice che tutta la creazione geme ed è in travaglio, sotto il peso del peccato. Gesù prese il fardello pesante dei nostri peccati.
Ora, lasciatemi proseguire per un momento con alcuni altri pensieri. Nello specifico, cosa significa che egli portò i nostri peccati? Ho cercato questo concetto un po’ nell’Antico Testamento, perchè proviene dall’Antico Testamento, e volevo che lo comprendiate. Quella frase: “Gesù portò i nostri peccati” non è proprio un qualcosa di comune nel Nuovo Testamento. La troviamo solo qui e in Ebrei 9 versetto 28. Ma, compare spesso nell’Antico Testamento, e se comprendete il modo in cui viene usato nell’Antico Testamento, comprenderete anche come l’avrebbe inteso Pietro, perchè prima di essere un santo del Nuovo Testamento, era un santo dell’Antico Testamento.
Quando andate all’Antico Testamento, diventa molto chiaro cosa significa “portare il peccato”, lasciatemi spiegare. Per esempio, riguardo a Israele è scritto: “Portò i suoi peccati vagando nel deserto per quarant’anni”, vi ricordate quando Dio fece uscire Israele dall’Egitto, e li portò nella terra di Canan da Cades Barnea, le spie andarono nella terra per quaranta giorni e quando tornarono, dissero al popolo: «Non andate in quella terra, ci sono dei giganti e non possiamo affrontarli, ci distruggeranno», e Dio disse: «Va bene, per la vostra incredulità e mancanza di fiducia, vi punirò facendovi vagare nel deserto per - per quanto tempo? – per quarant’anni, per quarant’anni». Invece di andare dritti nella la terra promessa, Dio li punì facendoli vagare nel deserto per quarant’anni.
Ascoltate a Numeri 14:33 e seguire, ve lo leggo, Numeri 14:33, “I vostri figli – Dio gli disse - andranno... nel deserto per quarant’anni e porteranno la pena delle vostre infedeltà finché i vostri cadaveri non siano consumati nel deserto. Come avete messo quaranta giorni a esplorare il paese, porterete la pena delle vostre iniquità per quarant’anni, un anno per ogni giorno”. Cosa significa dunque portare l’iniquità? Significa essere cosa? Essere puniti! Ecco cosa significa! Per ogni giorno nella terra, tu porterai le tue iniquità per un anno nel deserto. In altre parole, soffrirai la punizione dei tuoi peccati.
Portare la pena significa patire la punizione. In Ezechiele abbiamo un altro esempio, e ce ne sono molti altri ma ne sto selezionando solo un paio. In Ezechiele capitolo 18 versetto 20 dice: “La persona che pecca è quella che morirà”, ascoltate questo: “Il figlio non pagherà per l’iniquità del padre, e il padre non pagherà per l’iniquità del figlio” che cosa significa? Nessun figlio sarà punito per il peccato di suo padre, e nessun padre sarà punito per il peccato di suo figlio. Portare la pena significa essere puniti, in questo caso la persona che pecca morirà. Il profeta dice: «Figli, voi non morirete per i peccati dei vostri padri. Padri, voi non morirete per i peccati dei vostri figli».
Dunque, portare il peccato significava subire la pena del peccato, e questa è una distinzione biblica molto importante da fare, che ci permette di comprendere chiaramente quello che Gesù compì sulla croce. Egli si caricò della punizione. L’ira di Dio contro il peccato fu scaraventata su di lui, in vece nostra. Questo è esattamente quello che significa. In Numeri capitolo 18 versetto 1: “Il Signore disse ad Aronne: ‘Tu, i tuoi figli e la casa di tuo padre con te porterete il peso delle iniquità commesse nel santuario; e tu e i tuoi figli porterete il peso delle iniquità commesse nell’esercizio del vostro sacerdozio’” cosa sta dicendo? In un certo senso, questa è l’investitura del sacerdozio e sta dicendo: «Quando violerete il santuario, e quando violerete il sacerdozio, ne porterete la colpa», che cosa significa? Patirete la punizione.
Nel versetto 23 di Numeri 18 dice: “Ma il servizio della tenda di convegno lo faranno soltanto i Leviti; ed essi porteranno il peso delle proprie iniquità”, in altre parole, se i Leviti nel corso del loro servizio, avessero violato la legge di Dio, ne avrebbero subito la punizione, questo è quello che significa. E questo lo si trova ripetutamente negli scritti d’Ezechiele; l’abbiamo visto nel capitolo 18, però possiamo notare anche il capitolo 4 versetto 4 dove viene detto ad Ezechiele: “Poi sdraiati sul tuo lato sinistro, e metti su questo lato l’iniquità della casa d’Israele; per il numero di giorni che starai sdraiato su quel lato, tu porterai la loro iniquità”. Egli affrontò una punizione simbolica, che mostrava al popolo d’Israele cosa succede quando si è puniti per le proprie iniquità. Lo troviamo di nuovo al quarantaquattresimo capitolo d’Ezechiele, ed in altri testi dell’Antico Testamento.
Quindi, Pietro dice... e torniamo indietro a 1 Pietro e a quello che intende dire. Dice che Egli ha portato i nostri peccati nel suo corpo. Che cosa significa? Vuole forse dire che divenne un peccatore? Be, Paolo dice che: “Egli divenne peccato per noi”, ma quella è una questione diversa. Quando dice che Egli ha portato i nostri peccati, intende dire che Egli subì la punizione, che Egli sopportò la pena, e non fu solo una morte fisica, fu una morte spirituale: “Dio mio, Dio mio perché mi hai – cosa? – perchè mi hai abbandonato?” Quello fu il grido della morte spirituale, che è la separazione da Dio. Egli la sopportò per noi.
Sì, le nostre iniquità furono caricate su di lui. Sì, egli portò i nostri peccati nel suo corpo, ma Pietro non sta parlando di questo. Pietro sta dicendo che Egli prese la punizione per quello, e così facendo soddisfò un Dio santo. Egli portò i nostri peccati, che verità entusiasmante! Che verità entusiasmante!
Spurgeon, che è sicuramente il predicatore preferito di tutti, amava la dottrina della sostituzione, l’amava assolutamente. Se leggete diffusamente i suoi scritti, l’incontrerete più e più volte. Lui sapeva che era al centro del Cristianesimo. Lasciate che vi legga alcune delle cose che ha detto, e queste le ho prese un po’ da diverse sezioni dei suoi scritti. Disse: “In una sola parola, la grande realtà sulla quale si fonda la speranza Cristiana, è quella della sostituzione. Il sacrificio vicario di Cristo per i peccatori, Cristo è stato fatto peccato per noi, affinché possiamo essere giustizia di Dio in Lui. Cristo offrì un sacrificio vero ed adeguato sostitutivo al posto di coloro che il Padre gli diede, che sono riconosciuti per la loro fede in lui. Questo è il fatto cardinale del Vangelo”.
Quello che sta dicendo, dunque, è che l’espiazione e la sostituzione sono al centro. Disse: “Non c’è dottrina che accende la mia anima con un tale piacere, come quella della sostituzione. Essa è il midollo di tutta la Bibbia. È l’anima della salvezza, è l’essenza del Vangelo, e tutti i nostri sermoni dovrebbero esserci saturati, perché è la linfa vitale del ministero del Vangelo”. E poi aggiunse: “Non sono in grado di distanziarmi di un solo centimetro dall’antica fede nel Vangelo della sostituzione, la cosa che faccio, è predicarla...” dice: “Se metti da parte la dottrina del sacrificio sostitutivo di Cristo hai svuotato il Vangelo e strappato il suo stesso cuore”.
Di Spurgeon, ho annotato il doppio delle citazioni che vi ho letto. Disse: “Prego Dio che ogni pietra di questo edificio possa ruzzolare, e ogni trave sia scossa, prima che su questo pulpito salga a predicare un uomo, che neghi il sacrificio sostitutivo di Gesù Cristo, o che lo consideri di sfondo, perché questa è la nostra parola d’ordine”, e già lo sapete, Gesù fu il nostro sostituto. Egli non solo divenne peccato per noi, ma portò la nostra punizione. Come? Tornate al versetto 24, “nel suo corpo, sulla croce”, tramite la crocifissione. Doveva morire sulla croce, doveva esser innalzato, doveva essere crocifisso. Quello era il piano, e come dice Paolo, doveva anche essere appeso per diventare maledizione prevista per coloro che sono appesi al legno. Egli doveva essere crocifisso sul legno, nel suo corpo, appeso alla croce, avvertì l’immane punizione di Dio.
A proposito, qui la parola “croce”, significa letteralmente “legno”, Egli stesso portò i nostri peccati nel suo corpo, sul legno, il legno... Perché lo fece? Il versetto 24 dice: “Affinché morti al peccato, vivessimo per la giustizia”, che affermazione meravigliosa. Egli lo fece affinché cessassimo di vivere nel peccato ed iniziassimo a vivere per la giustizia, mi avete sentito? Non dice che lo fece affinché potessimo andare in cielo, non dice che lo fece affinchè potessimo avere pace, non dice che lo fece affinchè potessimo sperimentare l’amore. Non lo fece primariamente per queste ragioni. Lo fece affinchè... e vi prego di notare, lo fece affinché noi morissimo al peccato e vivessimo per la giustizia. Lo fece per trasformarci da peccatori a santi. Lo fece per cambiarci, lo fece per rigenerarci, “prese su di sè la punizione, affinché morti al peccato, vivessimo per la giustizia”.
Dunque, lo scopo della morte sostitutiva di Cristo, non è solo il perdono del peccato, non è solo la rimozione della colpa, non fu solo un cambiamento del nostro status, o della nostra posizione, per favore! Prendete appunti! Non fu solo una questione forense, un cambiamento dichiarato, fu un cambiamento reale. Egli prese il nostro posto per trasformarci, affinché potessimo morire al peccato. A proposito, qui la parola “morire”, è unica nel Nuovo Testamento, non è il termine comune, infatti, è l’unica volta che viene usata, significa “essere lontano da, disperso, o partire, oppure cessare d’esistere”.
Infatti, questo participio è usato nel Greco classico per riferirsi al morto come al ‘caro dipartito’. Quello che sta dicendo è che lo scopo dell’opera sostitutiva di Cristo, è che noi potessimo allontanarci dal peccato, ecco quello che sta dicendo... che potessimo allontanarci dal peccato, e che potessimo vivere per la giustizia, e conformarci ad un nuovo modello di vita. Qui Pietro è in linea con Paolo in Romani 6: “Essendo stati crocifissi con Cristo, siamo morti al peccato e risorti per camminare in novità di vita”, è un cambiamento reale! Quel brano meraviglioso di Romani 6, si trova al cuore di tutta la vita Cristiana. Se non l’avete studiato con attenzione, oh quanto dovreste farlo! Ho scritto quel libretto su Romani 6 e 7 ed abbiamo anche delle registrazioni su quel passaggio, ogni Cristiano dovrebbe padroneggiare quel materiale!
Noi, come Cristiani, siamo stati crocifissi con Cristo, e con lui siamo morti al peccato. Ma come? Abbiamo pagato la colpa, e questo è un aspetto, ma non solo questo, abbiamo abbandonato il peccato, e Pietro va oltre quello che Paolo afferma in Romani 6, Paolo dice che noi, con il pagamento della paga per il peccato tramite la morte di Cristo, siamo morti al peccato. Le condizioni di questo pagamento prevedono che il peccato non abbia potere su di noi. Ma Pietro sta dicendo, che inoltre “siamo salvati per abbandonare il peccato”, ora Paolo parla di questo, quando si riferisce al vivere secondo quella nuova vita, ma Pietro usa il termine che significa “allontanarsi da”.
Dunque, cari, Cristo morì per voi affinché possiate allontanarvi dal peccato e affinchè possiate vivere per la giustizia, per cambiare il vostro modello di vita, per convertirvi, per essere rigenerati, per fare di voi una nuova persona, da peccatori a santi. E poi allude a Isaia 53:5 quando dice: “Mediante le sue lividure siete stati guariti”. La parola “lividure” molops, molops, sapete cosa significa? Cicatrici da fustigazione, quello è esattamente quello che significa, lividi, segni, ferite da frustate. Tramite le sue ferite, tramite i suoi dolori, tramite il suo portare la punizione, siamo stati guariti.
Non è ingiusto dire che anche la fustigazione di Gesù, le frustate che lacerarono la sua schiena, facevano parte della punizione di Dio che egli portò per il peccato. Queste divennero il mezzo per la nostra guarigione spirituale. Qui non sta parlando di guarigione fisica, si riferisce principalmente a quella spirituale. Parla della trasformazione dalla morte alla vita, dal peccato alla giustizia. Egli prese il nostro posto per farla diventare una realtà. E c’è sempre qualcuno che dice: «Ma guarda, quando dice: “Mediante le sue lividure siete stati guariti”, sento sempre persone dire: “Ma questo significa che a motivo dell’espiazione, devi richiedere la guarigione”». E va bene, sono d’accordo, credo che nell’espiazione ci sia la guarigione, ma non ancora. Questa guarigione verrà alla nostra glorificazione, mi capite?
C’è una certa guarigione nell’espiazione, su questo non c’è dubbio. Mediante le sue lividure siamo stati guariti spiritualmente, e saremo guariti fisicamente perché verrà il giorno in cui non avremo più dolori, né problemi fisici. Vi ricordate Matteo 8:16, lì Gesù cacciava i demoni, e guariva tutti i malati affinché si adempisse quello che fu detto dal profeta Isaia dicendo: “Egli ha preso le nostre infermità e portato le nostre malattie”, e la gente dice: «Vedi? Vedi? Prese le nostre infermita e le nostre malattie quando guarì quelle persone!», «Esatto! Era un esempio che mostrava a quelle persone, ciò che tutti noi sperimenteremo nella gloria futura, la guarigione dalle malattie fisiche», ma la guarigione fisica non è il tema di questo testo.
Nell’espiazione c’è la promessa della guarigione fisica, ma il suo pieno adempimento è ancora da realizzare. Miei cari, ascoltate! Se l’espiazione includesse la guarigione fisica, nessun credente sarebbe mai... cosa? Ammalato o che altro? O morirebbe, quant’è ovvia questa cosa qui? Ma, per mezzo dell’espiazione, eglici ha promesso la guarigione... nel futuro, nel futuro.
Per cui, il nostro Signore soffrì. Soffrì come la nostra norma, per mostrarci un modello di sofferenza virtuosa nel mezzo di maltrattamenti ingiusti, e soffrì come nostro sostituto, e questo è così basilare, Egli prese il nostro posto. È davvero al di là della nostra capacità di comprendere, non è vero? Che l’amato Figlio di Dio, puro, che non ha né conosciuto, né è stato contaminato dal peccato, prese su di sé non solo il nostro peccato, ma la nostra punizione, e lo fece volontariamente.
Infine. Pietro dice che egli non è solo il nostro standard o sostituto, ma anche il nostro Pastore, ma anche il nostro Pastore, amo questo, versetto 25. Vedete? Il Signore doveva farlo perché come pecore, ci smarriamo continuamente. Vedete, se il Signore non avesse provveduto un sacrificio, non avrebbe mai potuto portarci nel suo gregge. Se il Signore non avesse provveduto un sostituto, non avrebbe mai potuto salvarci. Pietro sta ancora pensando a Isaia 53:6. Sicuramente l’aveva appena letto appena prima che lo Spirito lo ispirasse a scrivere questo testo. Isaia 53:6 dice: “Noi tutti eravamo - cosa? - smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma il Signore ha fatto ricadere su di Lui l’iniquità di noi tutti”, che cosa significa? A causa di questo, Egli portò la punizione e, a motivo di questo siete tornati al Pastore e custode delle vostre anime.
Egli doveva portare il tuo peccato per diventare il tuo Pastore. Tu ed io eravamo erranti come pecore, e lo disse, così come lo disse Isaia: «Tu sei come una pecora smarrita, ma c’è stato un Pastore che ti ha fatto tornare perché ha dato la sua vita per te». E quando dice: «Tu eri continuamente errante come una pecora», si riferisce alla tua condizione quando eri privo di salvezza nel passato. Ma ora, grazie a ciò che Dio ha provveduto in Cristo, “voi siete tornati”, questo è il significato del verbo. “Voi siete tornati”, e queso si riferisce alla fede di ravvedimento. Siete tornati come il figlio prodigo che “tornò” al padre.
Notereste per favore che non siete tornai ad un sistema, né ad una teologia, o a una religione, ma a una persona. Amo questa cosa qui, siete tornati “al Pastore e custode delle vostre anime”. Letteralmente delle vostre vite, include la persona intera. Al vostro Pastore e custode, e chi è quello? Chi è il buon Pastore? Il Signore Gesù Cristo, e voi direste: «ah ma questo si trova nel vangelo di Giovanni», questo si trova anche nell’epistola di Pietro. Guardate al versetto 4 del capitolo 5, chiama Cristo “Il pastore supremo”, “Il pastore supremo”, è davvero meraviglioso, Pietro chiama Cristo “il pastore supremo” al capitolo 5 e qui lo chiama “Pastore e guardiano”, che fra l’altro, questa è una cosa molto importante perché nell’Antico Testamento chi era il vero Pastore? “Il Signore è il mio pastore”, dunque, Pietro sta dicendo che Gesù è è il Signore, che Gesù è Dio. Questa è un’affermazione della sua deità.
Il termine “Pastore” è il suo titolo, mentre il termine “Guardiano” si riferisce alla sua funzione. Qual è la funzione del pastore? Quella di custodire, quella di custodire. Ed è interessante che la parola ‘pastore’ è poimèn, e la parola “guardiano” invece è èpìskopos che è il termine per “vescovo”, o “sorvegliante”, ed entrambe si riferiscono agli anziani. Noi siamo i pastori guardiani del gregge, sotto il supremo Pastore e Guardiano.
A proposito, in Ezechiele 34:23 e 24 e in Ezechiele 37:24 il titolo di Pastore riferito a Dio, diventa Messianico, così anche in Ezechiele il Messia sarà il Pastore. Ogni Ebreo avrebbe dovuto capire che quella era una promessa del fatto che il Messia sarebbe stato Dio. Egli è il Pastore che custodisce, sorveglia, guida, vigila, e per di più, dà anche la sua vita per il gregge. In Giovanni 10, Gesù dice: “Io sono il buon Pastore che dà la sua vita per le pecore”. Gesù ha messo in ballo la sua stessa vita per portarci a Lui.
Il Gesù sofferente. Soffrì per essere il nostro standard, soffrì per essere il nostro sostituto. Soffrì per essere il nostro Pastore e per riunirci a sé stesso.
Spurgeon disse: «Quando i dolori irrompono nel nostro corpo, e appare l’orrida morte, la gente vede la pazienza del credente morente. Le nostre infermità diventano il velluto nero su cui il diamande brillante dell’amore di Dio risplende ancor più luminoso. Grazie a Dio io posso soffrire. Grazie a Dio io posso esser oggetto di vergogna e di disprezzo, perché in questo modo Dio sarà glorificato». Cosa voleva dire? In effetti, stava riassumendo il pensiero di Pietro. Tutto questo iniziò quando Pietro voleva dirci che, come credenti dovremmo aspettarci di soffrire.
Indietro al versetto 11 disse: «Guarda, voi siete stranieri e pellegrini in un mondo ostile, e non solo quello, ma avete concupiscenze carnali che muovono guerra contro la vostra anima, avete pagani che sparlano di voi», versetto 12, «Avete autorità umane che vi abusano, avete padroni scortesi che si approfittano di voi. Soffrirete ingiustamente! E quindi guardate a Cristo! Guardate a colui che è il modello». E vi chiedete: «Perché non si è fermato lì?», «Perché non poteva!» Quando di fatto si riconosce la sofferenza di Gesù, non si può dire che Egli soffrì solo per esser un esempio. Bisogna dire che soffrì come portatore di peccato, come un Pastore con l’obbiettivo di raggruppare le sue pecore.
Qui però, il punto principale è che Satana vuole intensificare i maltrattamenti ingiusti e nel mezzo vuole anche farci perdere la nostra vittoria e la nostra testimonianza. Pecchiamo con le nostre bocche con le nostre azioni e i nostri atteggiamenti, facciamo ritorsioni e ci vendichiamo, però Pietro vuole che sappiamo che questo non è coerente con quello che Dio ci ha chiamati a fare. Anche se soffriamo ingiustamente, possiamo vincere. C’è un buon suggerimento sul come farlo.
E con questo concludiamo... Guardate ad Apocalisse 12, versetto 11. Questa è una descrizione di alcuni credenti devoti, che sono stati sotto l’attacco di Satana, l’accusatore dei fratelli che ha aggredito incessantemente la loro integrità. Ma il versetto 11 dice che essi l’hanno vinto. Di chi sta parlando? Di Satana. L’hanno vinto, hanno vinto tutte le sue aggressionni, tutti i suoi insulti, tutte le sue persecuzioni, tutti i suoi sforzi di distruggerli e di distruggere la loro testimonianza, hanno vinto. Come? Grazie al “sangue dell’Agnello”, grazie “alla parola della loro testimonianza”, e grazie al fatto che “non hanno amato la loro vita seppur dinnanzi alla morte”.
E tu com’è che vinci? Prima di tutto, per mezzo del sangue dell’Agnello, e questa è la salvezza, è la potenza di Dio. Tu vinci perché per mezzo del sangue dell’Agnello, hai la potenza di Dio per vincere. Secondo, essi hanno vinto grazie alla parola della loro testimonianza, e questo significa che hanno vinto, perchè non volevano rovinare la loro testimonianza, e quando furono perseguitati e trattati in modo ostile non si sono vendicati, non volevano perdere la loro testimonianza! Hanno mostrato un coraggio fermo ed uno spirito irremovibile.
Vi dico che oggi ci sono così tanti compromessi, così tanti. Questi non sarebbero scesi a compromessi. Come cel’hanno fatta? Perché con la salvezza avevano la potenza di Cristo, perchè non erano disposti a compromettere la loro testimonianza, ed infine, perché non diedero davvero importanza alle loro vite. Per loro non era una cosa importante se soffrivano oppure no in questa vita, non gl’interessava più di tanto, e se grazie alla salvezza avete la potenza di Dio, se per convinzione avete un’audacia senza compromessi, da non equivocare la vostra testimonianza, ma la conservate intatta e pura a tutti i costi, e se davvero non t’importa più tanto della tua vita qui, vincerete.
Certamente, sarebbe la nostra preghiera che questo si possa dire di noi: «hanno vissuto in un mondo ostile. Satana gli ha lanciato addosso tutto quello che poteva, ma hanno vinto. Non hanno mai perso la loro testimonianza, non si sono mai preoccupati della loro vita», preghiamo.
Padre, grazie per averci ricordato di chi è il nostro Signore Gesù Cristo. Ti benediciamo, ti lodiamo perché Egli è il nostro modello ed esempio perfetto per accettare pazientemente la sofferenza ingiusta e modellare la nostra risposta sul suo esempio, accettandola ed affidando l’equità e la rettitudine nelle tue mani. Grazie che l’abbiamo visto come il nostro sostituto che porta il peccato, colui che ha pagato la pena per i nostri peccati, che è morto al posto nostro. Grazie per avercelo mostrato come il Pastore sofferente che dà la Sua vita per le sue pecore affinché le soccorra e le raccolga nell’ovile. Padre, è tutto a riguardo di Cristo. Vogliamo amarlo ed innalzarlo, così come abbiamo visto questa mattina in Filippesi 3, tutto il resto è danno, mentre tutto, in Lui, è guadagno. Possa Egli essere sempre lodato nella nostra vita. Amen.
FINE
This article is also available and sold as a booklet.
