Questa sera torniamo ancora alla gioia di studiare la Parola di Dio. E mentre riflettevo sul messaggio di questa sera, da 1 Pietro 1:3-5, mi sono reso conto che per la maggior parte di noi ciò che impareremo questa sera potrebbe non essere immediatamente utile, ma potrà essere in qualche modo custodito nei nostri cuori e nelle nostre menti e utilizzato in quei momenti più opportuni, quando affronteremo difficoltà nella vita, ostilità, persecuzioni e rifiuto. Perché questo è precisamente il tema che Pietro voleva affrontare quando scrisse questa grande prima epistola. Egli sta scrivendo ad una chiesa che sta attraversando persecuzione, ostilità, rifiuto, animosità ed odio; e proprio mentre inizia questa meravigliosa lettera d'incoraggiamento ed esortazione, esplode nei versetti dal 3 fino al 5 in un grande, grandissimo inno di lode. E, in un certo senso, insegna loro che la lode è veramente un modo molto appropriato per uscire dal dilemma del come affrontare il dolore, la persecuzione, l’odio e l’ostilità.
E così, se ci chiediamo perché Pietro comincia nel modo in cui lo fa al versetto 3 dopo il suo saluto, ricordatevi che stava scrivendo a credenti "dispersi" che erano stranieri in questo mondo. I cristiani che erano dispersi nell’Impero Romano erano stati accusati dell’incendio di Roma, che era avvenuto proprio poco prima della scrittura di quest'epistola; ed erano quindi il bersaglio di una persecuzione tremenda che stava cominciando ad intensificarsi; ed egli ricorda loro nella lettera che era un qualcosa da aspettarsi, perché loro erano stranieri sulla terra; e infatti, erano cittadini del cielo, erano un’aristocrazia regale, erano figli di Dio. Abitanti di un regno che non fa parte di questo mondo, erano pietre viventi, un sacerdozio santo. Ed sono un popolo che appartiene in modo speciale a Dio.
Di conseguenza, il mondo non può tollerarli. E così diventano l’oggetto dell’ostilità del mondo. Ma nondimeno, non devono temere le minacce della persecuzione. Non devono lasciarsi intimidire. Non devono essere turbati dall’animosità del mondo. Non devono avere paura quando soffrono. E non devono vergognarsi quando vengono derisi e attaccati. Per cercare di sollevare il loro spirito, per cercare di elevare le loro anime e innalzare i loro cuori, egli comincia con un gioioso inno di lode che possiamo giustamente chiamare una dossologia. Notate il versetto 3: “Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per un’eredità incorruttibile, incontaminata e che non appassisce, conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio mediante la fede siete custoditi per una salvezza pronta ad essere rivelata nell’ultimo tempo”.
È interessante notare che il verbo principale che descrive l’azione principale in questo passo è solo sottinteso, non è nemmeno presente. È il verbo “sia” al versetto 3, che non compare nel greco. Il testo greco dice: “Benedetto il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo”. Il verbo “sia” è sottinteso, ed è quello il verbo principale. Quello che sta dicendo è: “Benedite Dio”. È allo stesso tempo una dossologia personale, e in un certo senso anche un imperativo per gli altri di benedire Dio. È inteso, come ho detto, a innalzare i loro cuori verso l’alto in una lode esaltata al Signore, a sollevare i loro cuori nella gioia dell’adorazione e nella gioia dell’attesa dell’eredità che li aspetta. È dunque, in un certo senso, un inno di lode per incoraggiare i credenti nel mezzo di una vita difficile in questo mondo ostile.
Pietro, dunque, sta chiamando a un’adorazione gioiosa, a una gioia entusiasta, qualunque cosa stia accadendo intorno a loro. Questa gioia nasce dal fatto che conoscono il loro Dio e sanno ciò che il loro Dio ha preparato per loro. Possono essere stranieri in questo mondo, possono essere forestieri, possono essere emarginati che non appartengono e non sono apprezzati, ma c’è un luogo dove appartengono, e c’è un mondo dove trovano il loro posto, e c’è un’eredità futura che riceveranno, e in essa ci sarà tutto ciò che Dio ha promesso loro e ha provveduto per loro in Cristo.
Così Pietro ci offre quella che è davvero una prospettiva molto pratica e utile su come imparare a vivere, guardando oltre le difficoltà terrene verso l’eredità eterna. In effetti, potremmo perfino dare a questo messaggio il titolo: “Come guardare oltre le tue difficoltà verso la tua eredità eterna”, perché è proprio questo che ha nel cuore.
Per cogliere tutta la bellezza di questo, diamo uno sguardo a quella parola, “eredità”, nel versetto 4. E l’idea è di benedire Dio, di lodare Dio, di adorare Dio per l’eredità che ci ha promesso. Ora, la parola chiave è “eredità”. Sapete cosa significa questa parola: è ciò che vi viene trasmesso da vostro padre, è ciò che ricevete come dono, un lascito che vi viene dato perché appartenete a una certa famiglia. Non è qualcosa che si guadagna davvero. Non è qualcosa che si compra. È qualcosa che si riceve come dono a motivo della famiglia in cui si è nati. E la parola qui, klēronomia, non significa soltanto il diritto a un’eredità promessa, ma un’eredità realizzata; non solo il titolo a qualcosa nel futuro, ma il possesso di qualcosa nel presente.
Ora, questa parola ha un’origine molto ebraica nel suo modo di pensare. Pietro dice a questi cristiani dispersi: “Dovreste adorare Dio, benedire Dio, lodare Dio, esaltare Dio, rendere culto a Dio, rallegrarvi in Dio a motivo della vostra eredità”. E dire questo avrebbe fatto scattare nella loro mente il fatto che anche gli ebrei nell’Antico Testamento avevano un’eredità. Infatti, questa stessa parola è usata nella traduzione greca dell’Antico Testamento conosciuta come la Settanta, ed è usata per descrivere la porzione assegnata della terra di Canaan che fu data a ciascuno del popolo scelto da Dio.
Infatti, l’Antico Testamento si riferisce ripetutamente alla terra d’Israele che Dio distribuì a ogni tribù e a ogni famiglia, e quindi a ogni ebreo, e la diede loro, dice, “in eredità”. Potete leggere Deuteronomio 15:4, Deuteronomio 19:10, e molti altri passi, e scoprirete che sotto l’antico patto il popolo di Dio, Israele, ricevette un’eredità terrena. Va bene? Il punto chiave è un’eredità terrena, cioè una porzione della terra di Canaan. Ogni tribù aveva una parte, ogni famiglia nella tribù aveva una parte, e quindi ogni individuo aveva una parte.
L’eredità, dunque, di una nazione terrena era una terra terrena. L’eredità di un Israele terreno era un Canaan terreno. Fu promessa originariamente tramite Abraamo, ed essi aspettarono, e aspettarono, e aspettarono attraverso periodi di schiavitù, e periodi di peregrinazione nel deserto, e alla fine entrarono nella terra promessa che era stata loro promessa molti, molti anni prima tramite Abraamo e i patriarchi.
E così Pietro, facendo leva sulla comprensione dei suoi lettori che erano ebrei, dice: “Voi, come popolo di Dio, un popolo spirituale, avete anche un’eredità, un’eredità spirituale”. Proprio come un popolo terreno, Israele, aveva un’eredità terrena, Canaan, voi come popolo spirituale, la chiesa, avete un’eredità spirituale, il cielo, il cielo, conservato per voi nei cieli. E voi, anche se siete perseguitati e afflitti, potete aspettare con pazienza, e nel processo dell’attesa potete lodare Dio per l’eredità che vi ha promesso. Ed egli intende fare ciò che fece il salmista, intende dare loro canti di dolcezza nella notte della disperazione mentre si trovano sotto una persecuzione severa.
Ora, vuole ricordare loro la loro eredità. Hanno bisogno di questo promemoria, e anche noi ne abbiamo bisogno, amati. Attraverseremo prove. Lo facciamo continuamente. È così essenziale che ci concentriamo sulla nostra eredità; ecco perché il nostro recente studio sul cielo è stato una tale benedizione per tutti noi. Ma pensatelo così, con un’analogia, d’accordo? In questa vita siamo figli di Dio. Siamo sempre figli. Non smettiamo mai di esserlo. Saremo figli finché saremo qui. E questa metafora è ricca. Una delle cose che significa è che in questa vita non arriveremo mai a una comprensione completa. Non arriveremo mai a una piena maturità, a una piena età adulta. Saremo sempre figli.
Ma come figli di Dio, siamo eredi di Dio e coeredi con Cristo. Ma, dice Giovanni, non è ancora stato manifestato ciò che saremo. Non possiamo in questa vita comprendere pienamente la nostra eredità. È analogo, per esempio, a un piccolo principe. Immaginate un piccolo principe, solo un bambino. Prima degli anni della maturità e dell’età adulta, è limitato nella sua comprensione. Questo piccolo principe non può davvero afferrare ciò che erediterà perché è il figlio del re. Non comprende l’enormità dell’eredità. Non ha realmente consapevolezza di ciò che diventerà e di ciò che diventerà suo. Di conseguenza, non pensa come un re. Non agisce come un re. Non si comporta come uno che possiede un’immensa eredità. Un giorno entrerà in possesso di un nobile dominio, ma non vive secondo quella nobiltà. Non è veramente regale. Sebbene la sua eredità sarà ricca, sebbene sia piena di immenso onore, sebbene sia vasta nella sua grandezza, il piccolo principe non la comprende. E può persino fare quei piccoli capricci sciocchi per qualche frivolezza terrena che non vale nulla in confronto all’eredità illimitata che un giorno riceverà.
Il piccolo principe è tenuto sotto una disciplina rigorosa. I suoi genitori si preoccupano di disciplinarlo, probabilmente più severamente di quanto disciplinino qualsiasi loro servitore, perché vogliono che arrivi al punto in cui, come re, sarà sotto controllo e saprà gestire correttamente quell’immensa eredità che è sua, senza trattarla in modo irresponsabile. Così, il piccolo principe viene probabilmente corretto in modo più deciso e disciplinato più severamente di chiunque altro, per adattarlo a un comportamento che sia all’altezza della sua eredità e della sua condizione regale. Man mano che il bambino cresce, comincia a capire poco a poco cosa significhi davvero quell’eredità e comincia ad afferrare di cosa si tratta.
È proprio come noi. Siamo come un piccolo principe. Siamo eredi di Dio, anche se non è ancora stato manifestato ciò che saremo. Siamo eredi di Dio, anche se non comprendiamo pienamente ciò che erediteremo, e le cose che Dio ha preparato per coloro che lo amano, per il momento, sono nascoste ai nostri occhi. E come bambini, spesso facciamo quei piccoli capricci sciocchi perché non riusciamo a ottenere qualche piccola frivolezza di questo mondo che pensiamo di volere. E ci lamentiamo e ci agitiamo come bambini quando non otteniamo ciò che vogliamo. Diamo troppa attenzione alle cose insignificanti perché non comprendiamo la nostra eredità. E il Signore ci disciplina più di quanto disciplini quelli che non sono suoi figli, non è vero? Perché è nel processo di prepararci alla nobiltà della nostra eredità affinché possiamo essere figli maturi, capaci di comportarci in modo coerente con la nostra eredità.
Così Pietro ci sta dando qui un aiuto per farci avanzare in questo tempo di infanzia della nostra esistenza verso una comprensione più piena dell’eredità che è già nostra. Questo riecheggia, credo, l’esortazione di Paolo ai Colossesi a rivolgere il pensiero alle cose di lassù e non a quelle sulla terra. Riecheggia l’istruzione di Gesù: “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia”, e non preoccupatevi di tutte le altre cose. Riecheggia l’appello di Giovanni: “Non amate il mondo, né le cose che sono nel mondo”, chiamandoci anche a un livello più alto di adorazione. E Pietro qui sta dicendo: “Voglio che adoriate Dio per la vostra eredità eterna e distogliate lo sguardo dal mondo in cui vivete”. È una questione molto, molto importante.
Ora la domanda sorge, ovviamente: qual è la nostra eredità? Che cos’è? Ci viene descritta alla fine del versetto 5. La nostra eredità è una “salvezza pronta ad essere rivelata nell’ultimo tempo”. La nostra eredità, dice, è la pienezza della salvezza eterna nella sua forma compiuta. La pienezza della salvezza eterna con tutto ciò che implica nella sua totalità, questa è l’eredità stabilita del cristiano.
Così Pietro sta dicendo: “Guardate, perché non distogliete lo sguardo dalle vostre difficoltà e semplicemente benedite Dio per la salvezza eterna che vi ha promesso?”. La parola “salvezza”, tra l’altro, significa “liberazione”. Significa “salvataggio”. E qui indica quella liberazione e quel salvataggio pieno, finale, eterno che non è ancora stato rivelato. Questo è molto chiaro dal versetto 5. Sarà rivelato nell’ultimo tempo. Sta dicendo che la vostra eredità è quella salvezza finale e completa dalla maledizione della legge, dal potere del peccato, dalla presenza del peccato, da ogni corruzione, da ogni macchia di iniquità, da ogni tentazione, da ogni dolore, ogni sofferenza, ogni morte, ogni punizione, ogni giudizio, ogni ira: una salvezza eterna, piena e completa.
Ora, c’è un senso in cui la salvezza è passata. Siamo stati salvati quando abbiamo creduto in Cristo. C’è un senso in cui la salvezza è presente: siamo continuamente purificati da ogni peccato, 1 Giovanni 1:9, quindi stiamo venendo salvati. Siamo stati salvati nel passato, i nostri peccati sono stati perdonati e ci è stata data la vita eterna. Siamo continuamente salvati, liberati e riscattati mentre attraversiamo questo mondo di peccato, ed Egli continua a purificarci. Ecco perché Efesini 2:8 dice: “Per grazia siete stati salvati”, e il greco dice: “Per grazia voi siete stati salvati con effetti che continuano”, un passato con risultati permanenti.
Ma la salvezza è anche futura. Saremo completamente, pienamente, per sempre liberati dal peccato e dal giudizio nel senso più pieno, nel futuro, nel futuro. E questa è la nostra eredità eterna definitiva. Paolo dice che noi, in 1 Tessalonicesi 1:10, “saremo liberati dall’ira a venire”. Stiamo aspettando il Figlio suo dal cielo, cioè Gesù, che ci libera dall’ira a venire. In Romani 13:11, un versetto che forse conoscete, si dice che la vostra “salvezza è più vicina di quando credemmo”. Quale salvezza? Pensavamo di averla già. Bene, nel senso della sua forma eterna, piena e finale, è ora più vicina di quando abbiamo creduto. Ha senso, non è vero? Siamo più vicini a quella realtà di quanto lo fossimo quando credemmo nel passato.
In Ebrei 1:14 si dice degli angeli che sono “spiriti ministratori, mandati a servire a favore di coloro — ecco — che erediteranno la salvezza”. Abbiamo la salvezza dal passato. La possediamo nel presente. E tuttavia dobbiamo ancora ereditarla nel futuro.
Anche in Ebrei capitolo 9 è menzionata come un’eredità futura. Versetto 28: “Cristo, dopo essere stato offerto una sola volta per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza riferimento al peccato, per la salvezza di coloro che lo aspettano con desiderio”. Dunque c’è ancora un aspetto futuro della nostra salvezza, ancora a venire, ancora a venire. È pronta per essere rivelata. Questo significa che non è ancora stata rivelata, ma è pronta per la sua rivelazione. E quando avverrà? Notate ancora al versetto 5: “nell’ultimo tempo”. Oppure nell’ultima epoca, nell’ultimo periodo della storia redentiva. Vale a dire il ritorno di Cristo, il ritorno di Cristo.
Così Pietro sta dicendo a questi credenti: “Guardate al futuro. Guardate al tempo in cui Cristo ritornerà, l’ultimo tempo, il momento, se volete, in cui sarete nella sua presenza”. Concentratevi sulla pienezza della vostra salvezza finale che non sarà rivelata fino all’ultima epoca redentiva, cioè il ritorno di Cristo. Pietro dice: “Benedite Dio. Benedite Dio per quell’eredità eterna”. Il mondo può non accettarvi. Il mondo può non apprezzarvi. Il mondo può essere ostile e perseguitarvi. Il mondo può non considerarvi come suoi. Il mondo può non concedervi i suoi diritti e privilegi. Ma voi avete un’eredità eterna che sarà rivelata nell’ultima epoca, che Dio vi ha promesso: un’eredità celeste, non terrena; gloriosa, non ordinaria; pura, non impura; santa, non peccaminosa. Questa è la promessa.
Tutto questo risale, non è vero?, all’insegnamento di Cristo, per esempio in Matteo 25:34: “Il Re dirà a quelli alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ereditate il regno che è stato preparato per voi fin dalla fondazione del mondo”. C’è un regno che è stato preparato per noi, che erediteremo. È la nostra eredità.
In Atti 26:18 Paolo dice che fu mandato da Dio “per aprire loro gli occhi, affinché si convertano dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio, per ricevere il perdono dei peccati e un’eredità tra coloro che sono santificati mediante la fede in me”. Sono le parole di Cristo a Paolo al momento della sua conversione. Un’eredità, dice Gesù, che riceveranno.
In Efesini, ricordate quel meraviglioso passo? Il capitolo 1, così ricco, a cui torniamo continuamente. Dice al versetto 11 che abbiamo “ottenuto un’eredità”. Al versetto 14, lo Spirito Santo è la caparra della nostra eredità. Al versetto 18: “le ricchezze della gloria della sua eredità nei santi”. Abbiamo un’eredità gloriosa. Colossesi 1:12 dice che dobbiamo “ringraziare il Padre che ci ha resi idonei a partecipare all’eredità dei santi”, dicendo essenzialmente la stessa cosa che ha detto Pietro. Dobbiamo ringraziare il Padre che ci ha resi idonei a partecipare all’eredità eterna concessa ai santi. Ebrei 9:15 dice che abbiamo “la promessa dell’eredità eterna”.
Beh, questo lo sapete. E tutto questo parla della salvezza piena e finale. Ma lasciatemi andare un po’ più in profondità, va bene?, e mostrarvi qualcosa che trovo affascinante. Guardate nella vostra Bibbia a Giosuè capitolo 13. Questo è un dettaglio che potreste perdere se non fate attenzione. Giosuè 13:33. E qui torniamo indietro alla promessa di Dio in un tempo antico, ma pur sempre una promessa che possiamo rivendicare.
Quando entrarono nel paese, versetto 32: “Queste sono le parti che Mosè diede come eredità nelle pianure di Moab, oltre il Giordano, a est di Gerico. Ma alla tribù di Levi —” dice, la tribù sacerdotale “— Mosè non diede alcuna eredità: il SIGNORE, il Dio d’Israele, è la loro eredità”.
Ora, poiché erano — cosa? cosa erano? — sacerdoti, il Signore stesso era la loro eredità. Avrebbero letteralmente ereditato Dio. E se torniamo a 1 Pietro e ricordiamo che noi siamo un regno di sacerdoti, anche noi siamo un sacerdozio regale, 2:9, allora possiamo sapere che Dio, che è il possesso stesso dei sacerdoti di Levi, è anche il possesso del sacerdozio regale di Cristo. Noi ereditiamo Dio. Dio è la nostra stessa eredità. Che pensiero straordinario.
Nel Salmo 16, credo che Davide abbia colto questo. “Il SIGNORE è la parte della mia eredità”, Salmo 16:5. Avrebbe ereditato Dio prima di qualsiasi altra cosa. Nulla può stare accanto alla ricchezza di questa realtà. Nel Salmo 73:23: “Tuttavia io sono sempre con te; tu mi hai preso per la mano destra. Mi guiderai con il tuo consiglio e poi mi accoglierai nella gloria. Chi ho io in cielo fuori di te? E sulla terra non desidero altri che te”. E al versetto 26: “Dio è la roccia del mio cuore e la mia eredità per sempre”, la mia parte per sempre. Così, ancora una volta, il salmista sapeva che avrebbe ereditato Dio.
Geremia afferrò questo pensiero in Lamentazioni 3:24: “Il SIGNORE è la mia parte, dice l’anima mia; perciò, spererò in lui”. Che pensiero straordinario. Amati, quando andremo ad essere con il Signore per ereditare la nostra salvezza eterna, nello stesso tempo erediteremo Dio. Dio verrà a dimorare con noi. Dio stabilirà la sua dimora con noi. Noi ereditiamo Lui proprio come Lui eredita noi. Noi viviamo nella sua casa, è un modo di dirlo. Egli vive nella nostra casa, è un altro modo di dirlo.
Noi ereditiamo anche Cristo. Ereditiamo anche Cristo. Prima Giovanni dice che quando lo vedremo saremo simili a lui, perché lo vedremo come egli è. Dice che siamo coeredi con Cristo. Cristo diventa la nostra parte. Entriamo in un’unità eterna con Lui. Lo possediamo veramente, come Lui possiede noi. Siamo simili a Lui nella sostanza stessa dell’esistenza. Egli diventa noi e noi diventiamo Lui in un senso molto reale, senza che nessuno dei due perda la propria identità.
In terzo luogo, bisogna notare che, come leggiamo in Efesini 1:14, lo Spirito Santo è la garanzia presente della nostra eredità, l’arrabōn, che significa “anello di fidanzamento”, caparra. E lo Spirito Santo è proprio quell’anello di fidanzamento, quella caparra, quella prima rata. E il fatto che Egli viva in noi è la garanzia del nostro anticipo eterno. Così abbiamo già ereditato lo Spirito. Erediteremo la somiglianza al Figlio ed erediteremo Dio stesso nella nostra eredità eterna. Mi sembra che, qualunque cosa possiamo avere o non avere dei beni di questo mondo, sia davvero poca cosa.
Dobbiamo anche riconoscere che lasceremo questo mondo nudi, ma se amiamo Cristo saremo rivestiti di tutto ciò che Dio può dare, ben oltre le nostre più sfrenate immaginazioni. Ed è per questo che Paolo disse: “Non è ancora stato manifestato. Le cose che occhio non ha visto e orecchio non ha udito ci saranno rivelate”. Questa è una ragione per lodare. Questa è una ragione per lodare. Ed è proprio a causa di quell’eredità, quella salvezza non ancora rivelata che attende l’ultimo tempo, l’ultima epoca, quando vedremo Dio in Cristo nella gloria, che Pietro chiama alla lode.
Tornando al versetto 3: “Benedetto sia il Dio”. Possiamo fermarci lì. “Benedetto sia il Dio” che provvede una tale eredità. Per un ebreo, tra l’altro, il modo più comune di iniziare una preghiera era dire: “Benedetto sei tu, o Dio”. Infatti, se erano fedeli alle loro abitudini di preghiera, lo dicevano giorno dopo giorno, più e più volte, molte volte al giorno: “Benedetto sei tu, o Dio”. E quindi è appropriato che anche noi diciamo la stessa cosa.
Va però notato che l’ebreo tipicamente definiva Dio come: “Benedetto sia Dio, il creatore e il redentore dall’Egitto”. Questi erano i due modi più comuni per identificare Dio: il Dio creatore e il redentore del suo popolo dall’Egitto. Qui Dio è identificato come il Dio che è il Padre del nostro Signore Gesù Cristo, e questa è la sua identità unica nel nuovo patto.
Ora, il termine “benedetto” non richiede molto tempo. Significa semplicemente “degno di benedizione, degno di adorazione, degno di lode, degno di culto”. E poiché Dio è così degno, dobbiamo benedirlo. A motivo della sua bontà graziosa, dobbiamo benedirlo. C’è un senso in cui, anche quando lo benediciamo, sembriamo essere molto al di sotto di ciò che Egli merita.
Robert Leighton, scrivendo nel 1853, disse: “Tutto questo è ben al di sotto di Lui e delle sue misericordie. Che cosa sono le nostre lodi balbettanti in confronto al suo amore? Nulla, meno che nulla; ma l’amore preferisce balbettare piuttosto che restare muto”. Mi piace. Anche se la nostra lode è insufficiente, l’amore preferisce balbettare piuttosto che tacere.
Come ho detto prima, il verbo “sia” è sottinteso, ed è il verbo chiave di tutto il testo. Presuppone che l’azione sia quella di benedire Dio. Non è solo qualcosa che Pietro sta facendo, è qualcosa che sta insegnando anche agli altri a fare. È una chiamata all’adorazione, una chiamata alla lode.
Ora, questa sera considereremo soltanto uno di cinque punti, e poi lasceremo gli altri a tra due settimane da stasera, perché la prossima settimana avremo il nostro messaggio speciale. Ma voglio che notiate che ci sono delle componenti di questa dossologia che spiegano in dettaglio la nostra eredità. Noi vogliamo lodare con intelligenza. Vogliamo adorare Dio con intendimento. E quindi, meglio comprendiamo la nostra eredità, meglio saremo in grado di lodarlo e più saremo desiderosi di lodarlo. Così Pietro ci presenta la fonte della nostra eredità, il motivo della nostra eredità, il mezzo mediante il quale ci appropriamo di quell’eredità, la natura della nostra eredità — cioè com’è — e infine la sicurezza della nostra eredità.
E per questa sera consideriamo soltanto la fonte della nostra eredità, la fonte, versetto 3. “Benedetto sia il Dio e Padre del Signor nostro Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere...” e così via. Ora entriamo per un momento in questo testo. La fonte della nostra eredità è Dio. La fonte è Dio. Qual è il titolo di Dio? Dio, cioè il Padre del Signor nostro Gesù Cristo. Noi tutto questo lo sappiamo. Non siamo certo lasciati nelle tenebre su questo, ma lasciate che vi ricordi soltanto che cosa significa.
Dire che Dio è il Padre del Signor nostro Gesù Cristo significa dare a Dio una nuova identità nella mente ebraica, perché Dio era sempre stato conosciuto come Creatore e Redentore dall’Egitto. Egli creò e redense il suo popolo fuori dall’Egitto. La sua opera di creazione sottolinea la sua onnipotente potenza sovrana. Il fatto che abbia redento il suo popolo sottolinea la sua potenza salvifica, la sua opera di salvezza. Così gli ebrei benedicevano Dio come Creatore e Redentore dall’Egitto. Ma noi benediciamo Dio come il Padre del Signor nostro Gesù Cristo. Ed è stato proprio Gesù a istruirci in questo.
Tornate a Giovanni 4:21. Gesù, parlando alla donna al pozzo in Samaria, disse: “Donna, credimi, l’ora viene che né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete; noi adoriamo quel che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché tali sono gli adoratori che il Padre cerca”. Così al versetto 21 menziona l’adorare il Padre, e due volte anche al versetto 23.
Ora, che cosa intende con “il Padre”? Intende il Padre degli uomini? No. Intende il Padre, non in relazione agli uomini, non in relazione ai credenti — seguitemi bene — ma in relazione alla Trinità. È un punto molto importante. Ogni singola volta che Gesù si rivolse a Dio in tutto il racconto dei Vangeli, lo chiamò “Padre”, con una sola eccezione. E fu quando, sulla croce, venne abbandonato e disse: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Ogni altra volta che si rivolse a Dio in preghiera lo chiamò “Padre”. Non si tratta del fatto che Dio venga descritto come vostro Padre e mio Padre, ma come il Padre del Signor Gesù Cristo.
Infatti, durante la vita di Gesù, nessun singolo ebreo avrebbe chiamato Dio “Padre mio”. Nell’Antico Testamento Dio è chiamato “Padre” molto, molto raramente, e sempre in senso collettivo, come Padre di una nazione, non come Padre personale; certamente non “Abbà, Padre”, che significa “papà”, un termine di intimità.
Quando Gesù usa il termine “Padre” in senso personale e chiama Dio “Padre mio”, come fa spesso, rompe con la tradizione. E sta identificando Dio come suo Padre. In Giovanni 5:17, per esempio, Gesù disse: “Il Padre mio opera fino ad ora, e anch’io opero”. Gesù disse: “Io e il Padre siamo uno”. Gesù disse, quando Filippo gli disse: “Mostraci il Padre”, “Avete visto me e non sapete che avete visto il Padre”.
Ora il punto è questo. Chiamando Dio “Padre”, Gesù stava dicendo: “Io sono della stessa essenza di Dio”, perché il simile genera il simile. Se Dio era suo Padre, allora Egli aveva la natura di Dio. In Giovanni capitolo 10, gli ebrei, naturalmente, lo sapevano; ed è per questo che lo accusarono di bestemmia. Giovanni 10:29, Gesù disse: “Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti, e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio”. E poi disse: “Io e il Padre siamo uno”. E i Giudei raccolsero delle pietre per lapidarlo. Perché? “Non ti lapidiamo per un’opera buona” — versetto 33 — “ma per bestemmia; perché tu, che sei uomo, ti fai Dio”. Perché? In che modo si faceva Dio? Dicendo che Dio era suo Padre. Stava dicendo: “Sono della stessa essenza di Dio”. Gli ebrei non dicevano una cosa del genere. E l’unico modo in cui voi potrete mai dire che Dio è vostro Padre è che Egli abbia posto la sua vita dentro di voi.
In Giovanni capitolo 17 Gesù indica ancora il fatto che Dio era suo Padre. Gesù dice nella preghiera, cominciando dal versetto 1: “Padre, l’ora è venuta; glorifica il Figlio tuo, affinché il Figlio glorifichi te”. In altre parole: “Tu sei mio Padre e io sono tuo Figlio”. Versetto 5: “Ora dunque, Padre, glorificami tu presso di te della gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse”. In altre parole, riportami all’uguaglianza che avevamo prima che io venissi in questo mondo. Gesù sta di nuovo affermando di essere Dio. E ogni volta che chiama Dio “Padre”, sta affermando di avere la stessa natura del Dio eterno, ed è proprio questo che faceva infuriare gli ebrei, perché stava rivendicando di essere Dio, e loro vedevano questo come bestemmia.
Matteo 11:27 dice: “Ogni cosa mi è stata data in mano dal Padre mio; e nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo”. In altre parole, condividono reciprocamente la stessa vita. L’uno è legato all’altro. Non potete conoscere il Figlio se non il Padre. Non potete conoscere il Padre se non il Figlio. Essi si conoscono in un’intimità che nessun altro può comprendere.
Questo viene ripreso nelle epistole, e lo vedete in molti luoghi. Efesini 1:3: “Benedetto sia il Dio”. Quale Dio? Di quale Dio stiamo parlando? “Il Dio e Padre del Signor nostro Gesù Cristo”. Quel Dio. Il Dio che è il Padre di Cristo. Versetto 17: “Affinché il Dio del Signor nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria...”, Efesini 1:17. Lo troviamo anche in 2 Corinzi 1:3: “Benedetto sia Dio”. Quale Dio? “Il Dio e Padre del Signor nostro Gesù Cristo”. Giovanni, nella sua seconda epistola, scrivendo al versetto 3, credo, dice: “Grazia, misericordia e pace saranno con noi da parte di Dio Padre e da parte di Gesù Cristo, il Figlio del Padre”.
Ora afferrate questo, perché dovrebbe essere archiviato da qualche parte nel vostro schedario della comprensione biblica. Ogni volta che vedete Dio chiamato “Padre”, il significato primario non è che Egli sia vostro Padre e mio Padre; il significato primario è che Egli è il Padre del Signor Gesù Cristo, e questo allora dice che Cristo è Dio. Ed è per questo che Gesù disse: “Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”.
Allora, quale Dio è la fonte di tutta la nostra eredità? Il Dio che è il Padre del Signor Gesù Cristo, il Dio che è uno con Gesù Cristo, il Dio che si conosce solo attraverso Gesù Cristo. E, tra l’altro, Pietro sceglie di usare al versetto 3 il nome redentivo completo di Cristo: “Benedetto sia il Dio e Padre del Signor nostro Gesù Cristo”, tutti e tre i nomi. Lenski lo chiama “una confessione concentrata”, una confessione concentrata. Tutto ciò che la Scrittura rivela del nostro Dio Salvatore è racchiuso in quel nome. “Signore” significa sovrano; “Gesù”, incarnato; “Cristo”, l’Unto, il Re, il Messia. È una confessione, una confessione concentrata, semplicemente dire “Signor Gesù Cristo”. E a me piace pronunciare tutti e tre, e dovremmo pronunciare tutti e tre, il nome completo in cui è racchiusa la nostra salvezza.
Ma volete notare il piccolo pronome “nostro” al versetto 3? “Benedetto sia il Dio e Padre del...” non soltanto del Signor Gesù Cristo, ma “del Signor nostro Gesù Cristo”. E così Pietro, con quella semplice piccola parola, personalizza tutto. Il Signore divino dell’universo è nostro. Il Gesù dell’incarnazione, della morte e della risurrezione è nostro. Il Cristo, l’Unto, il Re e Messia, è nostro. Non una divinità distante da placare, ma un Signore e Salvatore personale. Egli è nostro adesso, e la pienezza di tutto ciò che Egli è sarà nostra nel futuro, quando saremo simili a Lui.
Il fatto che il Signor Gesù Cristo sia nostro ci collega a Dio, perché se siamo uno con Lui, siamo uno con Dio. E 1 Corinzi 6:17 dice: “Chi si unisce al Signore è un solo spirito con lui”. Noi siamo uno con Cristo. Siamo uno con Dio. Ecco perché Gesù dice: “Venite e sedete con me sul mio trono, come io mi sono seduto col Padre mio sul suo trono”. Nell’eternità Cristo sarà sul trono del Padre e noi saremo sul trono di Cristo, e quindi sul trono del Padre. Saremo, in un senso molto reale, assorbiti in una relazione di intimità eterna con Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo.
Chi è dunque la fonte della nostra eredità? Chi è la fonte? Colui al quale rendiamo la lode. Non benediremmo Dio se non ce l’avesse data Lui. Se aveste guadagnato la vostra eredità per opere, perché dovreste benedire Dio? Se aveste ottenuto la vostra eredità tramite un predicatore, perché dovreste benedire Dio? Se vi fosse stata data la vostra eredità tramite qualcuno che vi ha testimoniato l’Evangelo, perché dovreste benedire Dio? Se aveste ricevuto la vostra eredità per la vostra capacità personale di comprendere la Scrittura, perché dovreste benedire Dio? Noi benediciamo Dio perché Egli è la fonte, ed è la fonte in quanto Dio e Padre del Signor nostro Gesù Cristo; e senza l’opera di Cristo Dio non potrebbe essere la fonte, perché noi non potremmo ottenere l’eredità.
Così abbiamo un dono, un’eredità che ci è stata data gratuitamente, perché siamo stati fatti figli di Dio. In che modo? Fine del versetto 1: “Siamo stati eletti secondo la relazione d’amore prestabilita da Dio Padre, mediante l’opera santificante e salvifica dello Spirito”. Dio ci ha scelti per essere figli, e quando ci ha scelti per essere figli, ha quindi scelto di darci un’eredità eterna. Egli è la fonte.
E vedete, è proprio per questo che Pietro chiama alla lode. Lodate il Dio che è la fonte della vostra eredità eterna. Lasciate che vi dica una cosa: non è giusto, è un peccato, credo, di proporzioni enormi vivere una vita senza riconoscenza. È un peccato non essere costantemente, sempre, a lodare Dio, a benedire Dio, ad adorare Dio, ad onorare Dio, ad esaltare Dio, a rendere culto a Dio per la vostra eredità eterna, della quale Egli è l’unica fonte per mezzo di Cristo. Avete un cuore riconoscente? Voglio dire, un cuore costantemente riconoscente? Spero di sì. Condividiamo insieme una parola di preghiera.
Padre, ti ringraziamo per il modo in cui ci hai rivelato la tua generosità e la tua bontà. Ti ringraziamo per le misericordie assolutamente inesauribili ed eterne che hai riversato su di noi, non a causa di qualcosa che abbiamo fatto. E vogliamo venire a te con lode. Vogliamo venire a te con adorazione. Vogliamo ringraziarti per il dono che ci hai fatto. Ti lodiamo, Signore, per la nostra eredità eterna.
E, Signore, preghiamo che la nostra lode vada oltre un semplice pensiero momentaneo, che vada oltre solo uno o due respiri mentre lasciamo questo culto. Preghiamo, Signore, che rimanga con noi, così che ci ricordiamo giorno dopo giorno di offrirti la nostra lode. E, Signore, se in qualcuno dei nostri cuori c’è uno spirito di ingratitudine, uno spirito di malcontento, uno spirito che respinge la lode, perdonaci e purificaci, riempi i nostri cuori di gioia.
Signore, aiutaci ad essere fedeli nel renderti ciò che ti è dovuto; non importa quanto profonda sia la difficoltà, non importa quanto ansioso sia il cuore, possiamo essere ricolmi di lode. Preghiamo nel nome di Cristo. Amen.
FINE
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