Questa sera, mentre torniamo al nostro studio, guarderemo ora a 1 Pietro, e che gioia è venire di nuovo a questa meravigliosa lettera scritta dal caro apostolo che amiamo così tanto, Pietro. Arriviamo ai versetti 10-12, mentre egli comincia davvero ad aprire il suo cuore in questa meravigliosa epistola. E se dovessi dare un titolo a questi tre brevi versetti, li chiamerei “La grandezza della nostra salvezza”. Questo mi sembra essere il suo tema, la grandezza della nostra salvezza.
Cominciando dal versetto 10, Pietro scrive: “Intorno a questa salvezza, i profeti che profetizzarono della grazia che sarebbe venuta a voi, fecero attente ricerche e indagini, cercando di sapere quale persona o quale tempo lo Spirito di Cristo che era in loro indicasse, quando preannunciava le sofferenze di Cristo e le glorie che sarebbero seguite.
Fu loro rivelato che non servivano sé stessi, ma voi, in queste cose che ora vi sono state annunciate da coloro che vi hanno predicato il vangelo mediante lo Spirito Santo mandato dal cielo; cose nelle quali gli angeli desiderano fissare lo sguardo”. Mentre Pietro comincia la sua lettera, la realtà della salvezza è nel suo cuore. L’ha menzionata al versetto 5. L’ha menzionata, come ho appena notato, al versetto 9. La menziona di nuovo al versetto 10. Sta scrivendo, ricordate, a dei cristiani perseguitati, dispersi, respinti, odiati, disprezzati, che al versetto 1 chiama “stranieri dispersi”. Vivono in un mondo ostile. Sono stati accusati dell’incendio di Roma e la persecuzione contro di loro sta aumentando. E Pietro, in questa sezione iniziale del capitolo 1, sta davvero dicendo: per quanto sia difficile, per quanto sia severa la persecuzione, per quanto sia doloroso il rifiuto, potete sempre guardare avanti alla salvezza delle vostre anime.
Già al versetto 1, egli ha lasciato intendere che potrete anche essere respinti dal mondo, ma siete eletti da Dio. Potrete anche essere maledetti dal mondo, versetto 3, ma siete stati benedetti da Dio, il quale deve essere benedetto. E così, per quanto sia difficile, egli vuole che i suoi lettori si concentrino sulla salvezza delle loro anime, quella piena e finale liberazione dal peccato, da Satana, dalla morte e dall’inferno, che Dio ha scelto nella sua grazia di dare loro mediante la fede nel suo Figlio, il Signore Gesù Cristo.
Pietro sta celebrando la salvezza. E a volte, per i cristiani lungo la storia della chiesa, c’è stato ben poco altro da celebrare. E Pietro ricorda loro che, per quanto le cose peggiorino, per quanto siate privati di tutto, avete sempre la speranza della vostra salvezza eterna. E in questo potete essere consolati.
Salvezza. Che parola. C’è forse una parola nella lingua italiana tanto benedetta quanto questa? C’è forse una parola nella lingua italiana tanto piena di speranza quanto questa? C’è forse una parola nella lingua italiana tanto consolante quanto questa, tanto sicura, tanto rassicurante? Io non credo. Salvezza, salvezza spirituale, il soccorso dell’anima umana dal peccato, dalla morte, dall’inferno e da Satana, il tema più grande della Scrittura.
Voi sapete che cosa dice la Bibbia. L’uomo è colpevole di peccato. Poiché è colpevole di peccato, è diretto verso il giudizio eterno, per trascorrere l’eternità nel tormento dell’inferno. Ha disperatamente bisogno di essere liberato da questo. Ha bisogno di essere salvato, di essere liberato. E non può salvare sé stesso. La Bibbia rende molto chiaro che con le sue opere, con le sue azioni e con i suoi sforzi non può salvare sé stesso, non può soccorrere sé stesso, non può liberare sé stesso. Ma il messaggio della Bibbia è che, mentre l’uomo non può salvare sé stesso dal tormento eterno come punizione per il suo peccato, Dio può salvarlo e lo salverà.
La Bibbia ci dice che Dio ama il peccatore. Dio ha dimostrato il suo amore verso di noi, e “mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi”, Romani 5:8. Dio non solo ama il peccatore, ma Dio è in grado di soccorrere i peccatori. Salmo 3:8, affermazione meravigliosa: “La salvezza appartiene al Signore”. Egli ha il potere di farlo. Non solo Dio ama il peccatore, e non solo Dio è in grado di soccorrere il peccatore, ma Dio è disposto a soccorrere il peccatore. “Dio, nostro Salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati”.
Inoltre, Dio ha pianificato di soccorrere il peccatore. Seconda Timoteo 1:9: “Egli ci ha salvati secondo il suo proprio proposito”. Dio ama il peccatore. Dio è disposto a soccorrere il peccatore. Egli è in grado di soccorrere il peccatore. Ha pianificato di soccorrere il peccatore. E Dio ha fatto di Cristo il mezzo per soccorrere il peccatore. Paolo dice: “Io non mi vergogno del vangelo di Cristo, perché esso è potenza di Dio per la salvezza”. Cristo è il mezzo della salvezza. E poi Dio ha anche ordinato dei predicatori per annunciare che Cristo è il mezzo della salvezza. Dio ha messo in moto il piano di salvezza. Ama il peccatore. È in grado di soccorrere il peccatore. È disposto a soccorrere il peccatore. Ha pianificato di soccorrere il peccatore. Ha fatto di Cristo il mezzo per soccorrere il peccatore. E ha ordinato dei predicatori per annunciare il piano di salvezza e per chiamare i peccatori a Sé, per chiamare i peccatori al ravvedimento.
Dunque, dovremmo lodare il Signore, non è vero, per ciò che Egli ha fatto, per la salvezza che ha provveduto mediante la sua scelta sovrana, come notato prima nei versetti 1 e 2. Che dono glorioso abbiamo da Dio nella nostra salvezza eterna. La cosa triste è che, se non stiamo attenti, perderemo il senso della gratitudine. Chi ha detto: “La familiarità genera disprezzo”, aveva ragione. E non dovremmo mai perdere quel cuore pieno di gioia per la nostra salvezza, ma è facile che accada.
In 1 Cronache 16:23 c’è un buon promemoria. “Cantate al Signore, proclamate di giorno in giorno la buona notizia della sua salvezza”. Questa è saggezza. Cantate al Signore e proclamate ogni giorno la buona notizia della sua salvezza, se non altro perché non dimentichiate, perché non diventiate freddi davanti alla realtà della grandezza della vostra salvezza.
Nel Salmo 96:2 avete quella stessa affermazione ripetuta: “Cantate al Signore”—e poi viene aggiunto—“benedite il suo nome; proclamate di giorno in giorno la buona notizia della sua salvezza”. Un cuore costante di lode per la nostra salvezza coltiverà la nostra memoria.
Pietro vuole chiamare i suoi lettori, e noi, a ricordare la grandezza della nostra salvezza, ad adorare Dio, a venerare Dio, a ringraziare Dio per il privilegio di essere stati così favoriti da essere salvati eternamente. Ha già menzionato, nei versetti 3-4—potete guardarli—che abbiamo “una speranza vivente mediante la risurrezione di Cristo dai morti, che provvede per noi un’eredità incorruttibile, incontaminata, che non appassisce e permanentemente conservata per noi nei cieli”. E questa dovrebbe essere la più grande fonte di gioia in mezzo alle nostre sofferenze. Per quanto le cose vadano male, il versetto 8 dice che dovremmo “esultare grandemente di una gioia ineffabile e piena di gloria, perché sappiamo che otterremo la salvezza delle nostre anime”. Questo è un buon promemoria. Qualunque cosa accada nella vita, ci concentriamo sulla salvezza. Quando nella vita non tutto va come vorremmo, torniamo a questo punto, alla beatitudine della nostra salvezza eterna. Questo è il suo tema.
Ora, in questi tre versetti—troverete questo affascinante—egli si avvicina alla grandezza della salvezza, o alla beatitudine della salvezza, in un modo davvero insolito. Se io mi fossi seduto a scrivere questa piccola sezione sulla grandezza della salvezza, non l’avrei mai affrontata in questo modo. Probabilmente avrei parlato del fatto che la salvezza è grande a motivo del grande Dio che l’ha data. La salvezza è grande a motivo del grande Salvatore che l’ha acquistata. La salvezza è grande a motivo della grande differenza, del cambiamento, della trasformazione drammatica, e così via, che produce nella vita. Mi sarei concentrato sul piano di Dio, sull’opera di Cristo, sulla trasformazione della vita di una persona, e così avrei dimostrato la grandezza della salvezza.
Ma lo Spirito Santo non fa questo. Piuttosto che guardare—e segnatevi questo, perché dovete coglierlo, altrimenti perderete l’intento del passo—piuttosto che guardare alla grandezza della salvezza attraverso gli occhi di chi la riceve, Egli guarda alla grandezza della salvezza attraverso gli occhi degli agenti che l’hanno portata. Non guarda alla grandezza della salvezza dal nostro punto di vista, ma dal punto di vista di quattro persone molto importanti: primo, i profeti dell’Antico Testamento che proclamarono il messaggio; secondo, lo Spirito Santo che ispirò il messaggio; terzo, gli apostoli del Nuovo Testamento che furono i predicatori del vangelo; e quarto, gli angeli. E dimostra la grandezza della salvezza attraverso il modo in cui i profeti la vedevano, il modo in cui lo Spirito la vedeva, il modo in cui gli apostoli la vedevano, e il modo in cui gli angeli la vedono. Che approccio affascinante. Non come la vediamo noi, ma come la vedono gli agenti che portarono quel messaggio.
Dunque, possiamo dire che seguiranno quattro cose. La salvezza fu il tema dello studio dei profeti, fu il tema dell’ispirazione dello Spirito, fu il tema della testimonianza degli apostoli, e fu il tema dell’interesse degli angeli. Questo è così ricco, così ricco. E il fatto stesso che i profeti dell’Antico Testamento fossero così interessati ad essa, che lo Spirito fosse così interessato ad essa, che gli apostoli del Nuovo Testamento fossero così interessati ad essa, che gli angeli fossero così interessati ad essa, parla della sua grandezza. Ci sarebbero state molte cose a cui i profeti avrebbero potuto essere interessati, moltissime cose a cui lo Spirito avrebbe potuto essere interessato, moltissime cose per gli apostoli del Nuovo Testamento e per gli angeli, ma questo era il cuore del loro interesse.
Guardiamo, prima di tutto, al tema dello studio dei profeti, nel versetto 10 e nella prima parte del versetto 11. E ricordate ora, ciò che Pietro vuole fare è farci comprendere quanto sia grande la nostra salvezza, così che, qualunque cosa stia andando in pezzi intorno a noi, ci aggrappiamo a quella salvezza eterna delle nostre anime, che è così superiore nella sua grandezza. La prima testimonianza, dunque, viene dai profeti. Ed egli comincia al versetto 10: “Intorno a questa salvezza”—la salvezza delle nostre anime appena menzionata—“i profeti che profetizzarono della grazia che sarebbe venuta a voi fecero attente ricerche e indagini, cercando di sapere quale persona o quale tempo”—fermiamoci a questo punto.
Ora qui sta parlando dei profeti, dei profeti dell’Antico Testamento. E dice che essi, “che profetizzarono della grazia che sarebbe venuta”—della salvezza futura—“fecero attente ricerche e indagini su quelle profezie, cercando di determinare quale persona o quale tempo fossero coinvolti”. Studiavano letteralmente i loro stessi scritti profetici per conoscere tutto ciò che potevano riguardo alla salvezza promessa.
Ora pensateci, tra tutta la verità che avrebbero potuto studiare, perché erano così presi da questo? Perché questo è il tema più grande dell’universo, la salvezza che Dio ha provveduto per i peccatori. In questo preciso momento nel tempo e su questo piccolo teatro chiamato terra, questo è il tema più grande. Di tutta la verità che ricevettero nella loro rivelazione divina da proclamare e mettere per iscritto, questa era la loro passione. Volevano comprendere la salvezza. Questa era la ricerca dei profeti dell’Antico Testamento.
Ora, qualche dettaglio riguardo a questa salvezza; egli dice, e qui nel testo originale non c’è l’articolo, solo un riferimento generale, “profeti che profetizzarono”. Da Mosè a Malachia, tutti quei profeti dell’Antico Testamento che parlarono da parte di Dio avevano lo sguardo fisso sulla salvezza. Erano davvero affascinati dalle promesse della salvezza. Direte: “Beh, non erano anche loro destinatari della salvezza?” Sì. Ma anche se ricevettero la salvezza—segnatevi questo—la ricevettero senza averne visto pienamente il compimento. Lo capite?
Ricevettero il dono della salvezza senza mai vedere o conoscere il Salvatore, Gesù Cristo. Ricevettero il dono della salvezza senza mai vedere o comprendere pienamente tutto ciò che era coinvolto nella sua vita, nella sua morte e nella sua risurrezione. Ricevettero una salvezza, in un certo senso, senza il pieno beneficio di vedere il compimento di quella salvezza.
Ma c’era più di questo. Perché nelle loro profezie la promessa di Dio era che questa salvezza futura sarebbe stata una salvezza che sarebbe andata oltre Israele, a tutte le nazioni della terra. Questo era il mistero. Questa era la sua unicità. Quindi, loro sapevano che Dio aveva rivelato un grande piano futuro di redenzione, non solo per Israele, ma per il mondo, e che quella redenzione e liberazione sarebbero state portate dal Messia promesso, il profeta-sacerdote-re che doveva venire. Sapevano che era futura, la grazia che sarebbe venuta, e volevano comprenderla meglio. Ne erano affascinati.
Notate quella piccola frase: “della grazia che sarebbe venuta”. Il soggetto del loro studio intenso era la grazia. La parola “grazia” è una parola più grande di salvezza. Salvezza parla dell’atto del salvare. Grazia parla del motivo, e abbraccia tutto il motivo di Dio dietro la sua opera salvifica. Dunque la grazia comprende davvero la salvezza, ma è un termine più ampio. Erano affascinati dallo studio della grazia di Dio, della benedizione immeritata di Dio, del favore non guadagnato, della bontà perdonante verso i peccatori. Erano affascinati dal sapere che Dio aveva promesso una salvezza per grazia che avrebbe abbracciato il mondo.
Ora lasciatemi aggiungere subito, amati, che non dovete pensare che, siccome dice che essi “profetizzarono della grazia che sarebbe venuta”, non ci fosse grazia nell’Antico Testamento. Questo è un terribile errore da fare, e molti commettono questo errore, presumendo che l’Antico Testamento fosse tutto legge e niente grazia. Non è vero. Dio—ascoltate questo—Dio per natura è misericordioso, è vero? Dio per natura è pieno di grazia. Lo stesso Dio che è pieno di grazia nella nostra epoca era pieno di grazia in quell’epoca, perché questo è ciò che Egli è.
Dio non è in processo, nonostante ciò che ci dice la teologia del processo. Dio è sempre stato immutabilmente lo stesso e sempre immutabilmente pieno di grazia. Era pieno di grazia nell’economia dell’Antico Testamento. È pieno di grazia nell’economia del Nuovo Testamento. Dio è pieno di grazia, punto. E da sempre c’è Dio—e questo è eterno—e per sempre ci sarà Dio—e questo è eterno—Egli è pieno di grazia. In Genesi, il primissimo libro della Bibbia, Giuseppe alzò gli occhi, vide suo fratello Beniamino, figlio di sua madre, e disse: “È questo il vostro fratello più giovane di cui mi avete parlato?” E disse: “Dio ti sia propizio, figlio mio”. I patriarchi erano pienamente consapevoli della grazia di Dio. Lo sapevano. In Esodo 22:27—cominciamo dal versetto 26—“Se prendi”—qui è Dio che dà loro la legge—“se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo restituirai prima del tramonto. Perché è la sua unica coperta, è il mantello per il suo corpo. Con che cosa dormirà? E avverrà che quando griderà a Me, Io lo ascolterò”—dice Dio—“perché Io sono misericordioso”. Dio è sempre stato pieno di grazia.
In Esodo 33 ricordate che Mosè ebbe una visione di Dio. E in 33:19 leggiamo, Dio disse: “Io farò passare davanti a te tutta la mia bontà, proclamerò il nome del Signore davanti a te; farò grazia a chi farò grazia, e avrò compassione di chi avrò compassione”. Questi sono solo pochi esempi presi direttamente dai primi due libri dell’Antico Testamento. Dio è sempre stato pieno di grazia. I Salmi sono pieni di affermazioni sulla grazia di Dio. I profeti sapevano che Dio era pieno di grazia. Il fatto stesso che Egli non li consumasse nel loro peccato era un’indicazione della sua grazia. Giona, per esempio, il profeta, in Giona capitolo 4 pregò il Signore: “Ti prego, Signore, non era forse questo ciò che dicevo mentre ero ancora nel mio paese? Perciò, per prevenire questo, fuggii a Tarsis, perché sapevo che Tu sei un Dio misericordioso e compassionevole”. Sapete perché Giona fuggì da Dio? Aveva paura di predicare ai Niniviti. Sapete perché? Perché pensava che Dio li avrebbe salvati. E non sopportava l’idea che dei Gentili fossero salvati. Per lui era ripugnante. Così fuggì perché sapeva che Dio è pieno di grazia.
Non ci fu mai alcun dubbio nell’Antico Testamento sul fatto che Dio fosse pieno di grazia; Egli è sempre stato ciò che è. Ma doveva venire una grazia superiore. Doveva venire una grazia più grande di quella che avevano visto perfino a Ninive, o in Israele. C’era una grazia che andava molto oltre qualsiasi cosa avessero immaginato. Per esempio, il profeta Isaia la profetizzò al capitolo 45 versetto 20, ascoltate qui, guardate a quello che disse Isaia, da parte del Signore, “Radunatevi e venite, avvicinatevi insieme, voi superstiti delle nazioni; non hanno conoscenza quelli che portano in giro il loro idolo di legno e pregano un dio che non può salvare. Dichiarate e presentate la vostra causa; sì, consultatevi insieme. Chi ha annunciato questo fin dai tempi antichi? Chi l’ha dichiarato da lungo tempo? Non sono forse Io, il Signore? E non c’è altro Dio fuori di Me, un Dio giusto e Salvatore”.
Qui Isaia sta dicendo che Dio annuncia di essere un Salvatore per tutte le nazioni. “Non ce n’è nessuno fuori di Me. Volgetevi a Me e siate salvati, voi tutti, estremità della terra; perché Io sono Dio e non ce n’è alcun altro. Ho giurato per Me stesso, dalla mia bocca è uscita una parola in giustizia, e non tornerà indietro: a Me si piegherà ogni ginocchio, e ogni lingua giurerà fedeltà. E diranno di Me: ‘Solo nel Signore vi sono giustizia e forza’. Gli uomini verranno a Lui”.
Assolutamente incredibile. Isaia sta predicendo che ogni nazione piegherà il ginocchio davanti a Dio, che entreranno in una salvezza, una salvezza per grazia. Non avevano ancora visto questo compiersi. Sapevano che era legato al Messia.
In Isaia 55:1-7, ascoltate ciò che dice Isaia. “O voi tutti che siete assetati, venite alle acque”. Questo è un invito gratuito a tutti, di ogni nazione. “E voi che non avete denaro, venite, comprate e mangiate. Venite, comprate vino e latte senza denaro, senza prezzo. Perché spendete denaro per ciò che non è pane”—perché seguite falsi dèi? Questo sta dicendo—“e il vostro salario per ciò che non sazia? Ascoltatemi attentamente, e mangerete ciò che è buono, e la vostra anima si delizierà nell’abbondanza. Inclinate il vostro orecchio e venite a Me. Ascoltate, affinché viviate; e Io farò con voi un patto eterno, secondo le misericordie fedeli promesse a Davide. Ecco, Io l’ho costituito testimone per i popoli”—le nazioni—“capo e comandante per i popoli. Ecco, chiamerai una nazione che non conosci, e una nazione che non ti conosce accorrerà a te, a motivo del Signore tuo Dio, del Santo d’Israele”. Dio dice che tutti possono venire. E poi dice che le nazioni verranno, e persone che non erano il suo popolo diventeranno il suo popolo, Gentili, Gentili.
Quindi questo è ciò che dovete comprendere. I profeti stavano scrivendo di una grazia salvifica futura che era molto più grande di qualsiasi cosa avessero sperimentato. Stavano scrivendo del Messia, che avrebbe portato una salvezza capace di toccare il mondo. Le loro profezie contenevano diversi fatti fondamentali. Posso solo toccarli leggermente, a motivo del tempo. Ma quando profetizzavano riguardo al Messia e alla grazia della salvezza, profetizzavano prima di tutto che il Messia avrebbe sofferto. Il Salmo 22 descrive in dettaglio la sua crocifissione, Isaia 53 descrive in dettaglio la sua sofferenza.
In secondo luogo, profetizzavano che il Messia avrebbe trionfato. Il Salmo che dice che Dio non avrebbe lasciato che il suo Santo vedesse la corruzione. Il Salmo 2, che Egli avrebbe “stabilito il suo Re sul suo santo monte”, avrebbe governato “con una verga di ferro” e con uno scettro. Isaia 9 diceva che “il governo sarebbe stato sulle sue spalle” e che Egli sarebbe stato “Dio potente”. Dunque i profeti profetizzarono un Messia che avrebbe sofferto e un Messia che avrebbe trionfato.
In terzo luogo, profetizzarono un Messia che avrebbe salvato, un Messia che avrebbe salvato. Che avrebbe fasciato quelli dal cuore spezzato, che avrebbe portato salvezza fino alle estremità della terra. Ecco perché Gesù, quando andò nella sinagoga di Nazaret e gli fu dato il libro della legge dell’Antico Testamento, lo aprì e lesse proprio da Isaia capitolo 61 queste parole: “Lo Spirito del Signore è sopra di Me, perché Egli mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato a proclamare la liberazione ai prigionieri, il recupero della vista ai ciechi, a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno favorevole del Signore”. Questa è una profezia messianica del Salvatore che sarebbe venuto a salvare. E poi chiuse il libro e disse: “Oggi questa Scrittura si è adempiuta ai vostri orecchi”. Dunque i profeti dell’Antico Testamento dissero: Egli soffrirà, Egli trionferà, Egli salverà.
Forse una buona illustrazione del contenuto del messaggio dei profeti dell’Antico Testamento, come qualunque altra, ci viene data in Romani da Paolo, mentre Paolo cita alcuni di questi profeti. Guardate Romani 9, lo toccheremo solo molto brevemente, Romani 9:25. Questo è così bello, così ricco. E qui Paolo, naturalmente, sta costruendo un argomento sulla salvezza. Fa parte della sua ampia discussione sulla salvezza. E qui parla del fatto che i profeti dell’Antico Testamento videro la salvezza dei Gentili. Il versetto 24 menziona che un popolo sarebbe stato chiamato anche fra i Gentili.
E poi dice: “Come dice anche in Osea”—il profeta dell’Antico Testamento—“Io chiamerò ‘popolo mio’ quelli che non erano mio popolo, e ‘amata’ quella che non era amata. E avverrà che nel luogo dove fu detto loro: ‘Voi non siete mio popolo’, là saranno chiamati figli del Dio vivente”. Non è meraviglioso? Ecco Osea il profeta che predice una grazia che sarebbe venuta, una salvezza che avrebbe abbracciato i Gentili.
Andate a 9:33. Dice: “Ecco, io pongo in Sion una pietra d’inciampo e una roccia di scandalo, e chi crede in Lui non sarà deluso”. E ancora, l’elemento qualificante non è una nazione, non è Israele, ma chiunque crede.
Poi, per favore, notate 10:11, e qui cita Isaia 28:16: “Chiunque crede in Lui non sarà deluso”. La stessa affermazione della fine del capitolo 9. Una salvezza universale per chiunque crede. Guardate 10:13. Il versetto 13 è citato da Gioele capitolo 2: “Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato”. E poi scendete al versetto 20, e al versetto 20 cita Isaia 65: “Sono stato trovato da quelli che non mi cercavano, mi sono manifestato a quelli che non chiedevano di Me”. E questa è la salvezza dei Gentili. D’altra parte: “Ho steso tutto il giorno le mani verso il mio popolo, ed essi sono stati disubbidienti e ostinati”.
Andate al capitolo 15 per un ultimo pensiero. E qui di nuovo, Paolo sta parlando della grazia di Dio nella salvezza dei Gentili, e di nuovo al versetto 9 cita l’Antico Testamento. Dice: “Affinché i Gentili glorifichino Dio per la sua misericordia; come è scritto”. E cita il Salmo 18:49: “Perciò ti celebrerò fra i Gentili, e canterò inni al tuo nome”. E poi al versetto 10 dice di nuovo: “Rallegratevi, o Gentili, con il suo popolo”. Questo è tratto dal Pentateuco, Deuteronomio 32. Mosè, il profeta, disse questo. Poi il versetto 12. Il versetto 12 viene da Isaia: “Spunterà la radice di Iesse, e Colui che sorgerà per governare i Gentili; in Lui spereranno i Gentili”.
Dunque, avete il quadro. La salvezza dei Gentili. Più avanti, al versetto 21: “Coloro ai quali non era stato annunciato nulla di Lui vedranno, e coloro che non avevano udito comprenderanno”. Tratto di nuovo da Isaia 52.
Ora notate ciò che Paolo sta facendo. Tutte quelle profezie, che siano di Mosè, o di Gioele, o di Osea, o di Isaia, predicevano tutte una grazia che sarebbe venuta e che superava qualunque cosa essi avessero sperimentato. Il Messia sarebbe venuto e avrebbe salvato non solo il Giudeo, ma le nazioni. E così Paolo, in Romani, mentre scrive della salvezza che è venuta in Cristo, torna indietro, sceglie alcune profezie selezionate e dice: “Ora questo si è adempiuto”. In Cristo c’è la grazia di cui scrissero i profeti.
Ma ecco il punto. Quando ne scrissero, non avevano Romani. Quando ne scrissero, Cristo non era ancora nato, non era ancora morto, non era ancora risorto. Quando ne scrissero, la chiesa non era ancora nata, quindi non c’era un solo corpo, Giudeo e Gentile, con il muro di separazione abbattuto, non c’era una grazia superiore che si fosse estesa nel mondo intero.
Ma così profondo e pervasivo era il loro desiderio di comprendere quella meravigliosa profezia, che egli dice, tornando al versetto 10: “I profeti fecero attente ricerche e indagini su di essa”. Studiavano i loro stessi scritti. Studiavano i loro stessi scritti. Sapevano di profetizzare della grazia che sarebbe venuta a voi—quelle piccole parole “a voi” sono molto importanti. Sapevano di scrivere riguardo a una generazione futura, non per loro, ma per qualcuno nel futuro. Ed era così affascinante per loro studiare il Messia, le sue sofferenze, il suo trionfo, la sua salvezza, e il mondo che sarebbe venuto a Dio, che fecero attente ricerche e indagini.
Quelle due parole non credo che possiamo separarle nel significato e dire che ciascuna significhi qualcosa di molto distinto. In realtà significano la stessa cosa, sta solo arricchendo l’idea usando due parole. Studiavano diligentemente i loro stessi scritti. Scavavano nei loro scritti e negli scritti degli altri profeti per comprendere meglio la salvezza.
Ora, che cosa sto dicendo qui? Che cosa sta dicendo Pietro? Ascoltate, questo è ciò che sta dicendo. La salvezza era una realtà così meravigliosa che perfino i profeti dell’Antico Testamento passavano il loro tempo cercando di comprenderne le meraviglie. Ecco quanto è grande. Ecco quanto è meravigliosa. Tra tutte le cose che avrebbero potuto investigare, questa fu quella che scelsero di investigare.
Qui viene rivelato il cuore di Pietro, per vedere la grandezza della salvezza. Notate semplicemente quanto i profeti desiderassero comprenderla. Gli uomini pii dell’epoca dell’Antico Testamento, i servitori scelti da Dio che scrissero la Scrittura, erano innamorati del concetto di salvezza. La realtà della storia della salvezza in Cristo consumava i loro cuori. Fecero attente ricerche. Questa è una parola molto intensa, ekzēteō, una preposizione intensifica sempre il verbo. La cercavano diligentemente. Facevano indagini, un altro termine composto, exeraunaō, cercare diligentemente, intensamente. Perché non comprendevano pienamente. Non potevano comprendere pienamente.
Come avrebbero potuto comprendere? Cristo non era venuto. Non era vissuto. Non aveva insegnato. Non era morto. Non era risorto. I profeti non comprendevano. Non comprendevano molte cose. In Isaia 6:11, Isaia dice: “Allora io dissi: ‘Signore, fino a quando?’” E in un certo senso sta ammettendo: “Vorrei comprendere questo”. Abacuc, al capitolo 1, dice: “Signore, fino a quando permetterai che questo abuso del tuo popolo continui?” C’erano molte cose che non comprendevano, molte cose che avrebbero potuto studiare, molte cose che avrebbero potuto investigare, molte cose che dovevano essere di grandissimo interesse per loro.
Daniele 7:15: “Quanto a me, Daniele, il mio spirito fu turbato dentro di me, e le visioni della mia mente mi spaventarono. E così mi avvicinai a uno di quelli che stavano lì”—un angelo—“e gli chiesi il significato esatto di tutto questo”. Non lo comprendeva. L’angelo gliene spiegò una parte. Vedete dunque, quei profeti avevano un dilemma interessante. Vivevano così lontano dall’altra parte della croce e dell’opera di Cristo che non c’era modo per loro di comprendere tutto. Non c’era modo per loro di assorbirlo tutto, nessun modo di vederlo chiaramente.
Ascoltate Matteo 13:17, le parole di Gesù: “In verità vi dico”—disse questo ai suoi discepoli—“che molti profeti e giusti hanno desiderato vedere le cose che voi vedete, e non le hanno viste; e udire le cose che voi udite, e non le hanno udite”. Erano limitati. Erano limitati. E così studiavano i loro stessi scritti, e che cosa studiavano? Il Messia e la salvezza che Egli avrebbe portato. Non era solo un’indagine accademica, era una compulsione appassionata e pressante a comprendere la grandezza della salvezza.
Nota a margine. Alcuni hanno suggerito, riguardo a questo passo, che esso rifletta un atteggiamento dei profeti prima che avessero ricevuto qualsiasi profezia. Alcuni hanno suggerito che desideravano talmente comprendere che Dio diede loro le profezie sul Messia. E che ciò che avete qui è che essi fanno attente ricerche e indagini riguardo a una verità che non è ancora rivelata. E così cercavano di comprendere prima di ricevere la Parola di Dio, poi Dio diede loro la Parola affinché comprendessero.
Io non credo affatto che questa posizione rifletta il testo. È molto più fedele al testo comprendere che dovevano prima aver avuto qualche rivelazione, altrimenti che cosa avrebbero cercato? Su che cosa avrebbero indagato? E la verità è che, se non avessero avuto alcuna rivelazione riguardo a una grazia futura che sarebbe venuta nel Messia, non avrebbero avuto alcuna domanda da fare, perché non si fanno domande su qualcosa che non si sa nemmeno esista. No.
Inoltre, Dio non dà rivelazione a persone che la implorano. Egli sceglie i suoi profeti. E non diede loro rivelazione semplicemente perché erano curiosi. Io sono stato curioso su molte cose, e non ho ancora ricevuto una rivelazione. Non funziona così. E inoltre, il versetto 11 dice esattamente a che cosa erano interessati, e non era la dottrina della salvezza, non era la dottrina del Messia, non era se il Messia avrebbe sofferto, trionfato e salvato. Ciò che volevano sapere era quale persona fosse il Messia e in quale tempo sarebbe venuto. Molto specifico. Avevano abbastanza rivelazione da suscitare il loro interesse. Non stavano cercando che venisse una profezia, stavano cercando di comprendere la profezia che era già venuta.
E che cosa volevano sapere? Versetto 11: “cercando di sapere”—eraunaō, letteralmente tradotto “investigando”, investigando per sapere—“investigando per comprendere quale persona e quale tempo”. Chi e quando. Ora, questo è comprensibile, non è vero? Se foste stati un profeta dell’Antico Testamento e aveste avuto tutte queste informazioni incredibili, non vi sareste chiesti: chi è questo Messia? Chi sarà? Chi sarà? Ci sono ancora oggi alcuni Giudei che se lo chiedono. Chi sarà? E quando verrà? E quando verrà? Chi è il Messia e quando verrà?
Quale persona porterà questa salvezza? Chi sarà il Salvatore, giudice, re, profeta, sacerdote? Chi sarà il Messia? E quale kairos, quale stagione, quale era, quale epoca? Chi è l’ultimo profeta dell’Antico Testamento? Chi fu l’ultimo profeta dell’Antico Testamento? Giovanni Battista. Lasciate che vi dia un’intuizione. Guardate Matteo 11. Giovanni Battista è un’illustrazione classica di questo atteggiamento tra i profeti.
Sapete qual è la cosa che Giovanni voleva sapere più di ogni altra, la cosa che voleva sapere più di tutte? Chi è il Messia? Egli era nella linea dei profeti. Tutti loro volevano sapere questo. Lui non era diverso. “Avvenne”—versetto 1 di Matteo 11—“che Gesù, quando ebbe finito di dare istruzioni ai dodici, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città. Ora Giovanni, essendo in prigione, avendo udito parlare delle opere di Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli”. I discepoli di Giovanni Battista andarono da Gesù e dissero questo: “Sei Tu colui che deve venire?” Questa è sempre la domanda che i profeti si ponevano. Chi? “O dobbiamo aspettarne un altro?” Sei Tu quello, ed è questo il tempo, oppure è qualcun altro in un altro tempo? Questo voleva sapere.
Vedete, i discepoli di Giovanni erano consapevoli del ministero di Gesù, secondo 9:14. E avevano riferito a Giovanni Battista ciò che Gesù stava facendo, secondo Luca 7:11-18. E ora Giovanni è curioso. Vuole sapere. Vuole sapere ciò che tutti i profeti volevano sapere: chi e quando? È questo il tempo ed è quest’uomo? Sei Tu colui che viene? Sei Tu l’atteso? A proposito, uno dei titoli più comuni del Messia era proprio l’atteso, colui che viene. Perché tutti guardavano e aspettavano. Oppure dobbiamo aspettarne un altro?
In risposta, Gesù gli diede le sue credenziali. Disse: “Andate a riferire a Giovanni questo: ditegli che i ciechi recuperano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è predicato il vangelo”. Ditegli questo. Direte: “Perché vuoi dirgli questo?” Perché ogni parte di questo adempie le profezie dell’Antico Testamento riguardo al Messia, e se glielo dite, lui saprà. Saprà.
Dunque i profeti dell’Antico Testamento, incluso Giovanni, guardarono nei loro stessi scritti, nelle loro stesse profezie, per esserne certi. E non dimenticate questo: Giovanni aveva già detto di Gesù: “Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”, e anche se Dio lo aveva ispirato a dirlo, egli si chiedeva ancora che cosa significasse, stava ancora guardando nella propria profezia, e voleva accertarsi se davvero questo fosse il tempo e questa fosse la persona.
E il punto di Pietro è: quanto è grande la salvezza, se è lo studio che occupa tutti i profeti. Se ne sono così preoccupati, così entusiasti, così desiderosi di immergersi profondamente nelle sue verità e comprenderla pienamente, allora quanto dovrebbe essere preziosa per noi, giusto? Vi rendete conto che generazione dopo generazione, secolo dopo secolo, quegli uomini pii cercarono di conoscere ciò che io e voi diamo per scontato? Lo capite? E a volte lo trascuriamo? Fu il tema dello studio dei profeti, ecco quanto è preziosa.
Secondo punto, e i prossimi due punti sono più brevi del primo, quindi rilassatevi. Il secondo è che la grande salvezza di cui Pietro scrive è il tema dell’ispirazione dello Spirito Santo. Non solo i profeti erano impegnati in questo, ma lo è anche lo Spirito Santo. E Pietro ci dà una comprensione cruciale del fatto che tutta la rivelazione fu divinamente rivelata dallo Spirito Santo, e la grandezza della nostra salvezza si vede nel fatto che essa fu il tema della rivelazione dello Spirito Santo.
Ascoltate, tutto ciò che i profeti ricevettero lo ricevettero da chi? Dallo Spirito Santo. Tutto ciò che gli scrittori del Nuovo Testamento ricevettero lo ricevettero dallo Spirito Santo. Tutto ciò che leggiamo, leggiamo ciò che lo Spirito disse. Torniamo al versetto 11, essi “cercavano di sapere quale persona o quale tempo”—ecco la chiave—“lo Spirito di Cristo che era in loro indicasse, quando preannunciava le sofferenze di Cristo e le glorie che sarebbero seguite”. Pietro ci introduce dunque all’idea che questi profeti volevano davvero comprendere la persona e il tempo che lo Spirito di Cristo in loro indicava, mentre prediceva attraverso di loro le sofferenze di Cristo e le glorie che sarebbero seguite.
Ora, le profezie che scrissero avevano questi due elementi: le sofferenze di Cristo e la gloria che sarebbe seguita. Andate nell’Antico Testamento, leggete il Salmo 22, parla tutto della sofferenza di Cristo. Leggete il Salmo 69:1-21, parla della sofferenza di Cristo. Leggete Isaia 52:13 fino a 53:10 circa, tutto sulle sofferenze di Cristo. Leggete Daniele 9:24-26, le sofferenze di Cristo, il Messia sarà tolto di mezzo. Leggete Zaccaria 12:10, Egli sarà trafitto, Zaccaria 13:7, ancora sulle sofferenze di Cristo. Scrissero delle sofferenze di Cristo sotto l’ispirazione dello Spirito Santo.
Non avrebbero potuto saperlo senza lo Spirito, vero? Non potevano leggere il futuro. Non potevano neppure comprendere ciò che scrivevano, figuriamoci cercare di inventarsi qualcosa da scrivere da soli. E poi dice che scrissero delle “glorie che sarebbero seguite”. Che cosa significa? La risurrezione di Cristo, l’ascensione di Cristo, l’intronizzazione di Cristo.
Scrissero del bambino che sarebbe diventato il Re e del governo che sarebbe stato sulle sue spalle, Isaia 9. Scrissero in Daniele 2 di Colui che sarebbe stato il Re definitivo, e in Daniele 7, e in Zaccaria 2, e in Zaccaria 14. I profeti scrissero della gloria, e scrissero della sofferenza, ma tutto questo fu ispirato dallo Spirito Santo.
A proposito, le sofferenze di Cristo e le glorie di Cristo sono i temi principali della profezia dell’Antico Testamento. Apocalisse 19:10 dice: “la testimonianza di Gesù è lo spirito della profezia”, quindi tutta la profezia è realmente orientata a testimoniare di Cristo. E nel testimoniare di Cristo, si concentrava principalmente sulla sua sofferenza e sulla sua gloria, ciò che gli permise di diventare il Salvatore. In Luca 24, Gesù disse sulla via di Emmaus a quei discepoli: “O uomini insensati e lenti di cuore a credere a tutto ciò che i profeti hanno detto!” E che cosa dissero i profeti? “Non era forse necessario che il Cristo soffrisse queste cose ed entrasse nella sua gloria?” Sofferenza, gloria, sofferenza, gloria, sempre il tema, sempre il tema. Quel tema fu il tema dello studio dei profeti perché fu il tema dell’ispirazione dello Spirito.
E così dice lo Spirito di Cristo—a proposito, questo mostra che Cristo preesisteva alla sua incarnazione in forma spirituale. Notate la piccola frase “in loro” o “dentro di loro”. Lo Spirito prese dimora negli scrittori dell’Antico Testamento. Ecco perché 2 Pietro 1:21 dice: “Nessuna profezia venne mai da volontà d’uomo”—ascoltate questo—“ma degli uomini, sospinti dallo Spirito Santo, parlarono da parte di Dio”. La parola “sospinti”, portati avanti dallo Spirito Santo, 2 Pietro 1:21, uno dei versetti più importanti del Nuovo Testamento.
Lo Spirito che dimorava in loro li ispirò a scrivere della gloriosa salvezza che doveva venire. La parola “indicava”, la vedete lì? Lo Spirito di Cristo era in loro e indicava, oppure alcune Bibbie possono dire “testimoniava”, promarturomenon significa “testimoniare in anticipo, rendere testimonianza prima”. Dunque ecco lo Spirito che li ispirava, testimoniando di una salvezza futura, così che ciò che scrissero, come dice 2 Timoteo 3:16, era “ispirato da Dio”, soffiato da Dio.
Il versetto 12, tra l’altro, notate che afferma anche questo. Verso la fine del versetto, dice che gli apostoli del Nuovo Testamento vi hanno predicato il vangelo “mediante lo Spirito Santo mandato dal cielo”. Dunque lo Spirito Santo ispirò non solo gli scrittori dell’Antico Testamento, ma anche gli apostoli del Nuovo Testamento. Quindi sia l’Antico che il Nuovo Testamento sono il soffio dello Spirito di Dio, di origine divina.
Così lo Spirito Santo rivelò a quella generazione questa grande salvezza. Il versetto 12 dice: “Fu loro rivelato”—fu rivelato a loro, cioè ai profeti dell’Antico Testamento, seguite questo—“che non servivano sé stessi”, che tutto questo messaggio non era per la loro generazione, non per il loro tempo. Questo è così importante.
Posso prendermi un momento per ricordarvi un versetto che probabilmente non avete mai letto o a cui non avete mai pensato? Forse ci siete passati sopra leggendolo, ma senza pensarci. Numeri 24:17. Ascoltate, ascoltatelo soltanto. “Io lo vedo, ma non ora; lo contemplo, ma non da vicino; una stella sorgerà da Giacobbe, e uno scettro si eleverà da Israele”—ma non ora e non da vicino. Già nel Pentateuco, lo Spirito di Dio cominciava a testimoniare del Messia che sarebbe venuto. E non stavano parlando della loro epoca e del loro tempo.
In Ebrei 11 riceviamo un po’ più di comprensione, Ebrei 11:13 dice: “Tutti costoro morirono nella fede”—tutti i patriarchi—“senza aver ricevuto le cose promesse, ma avendole viste e salutate da lontano”. Esatto. Potevano vederle solamente da lontano. E poi alla fine di quell’undicesimo capitolo, quei due versetti finali meravigliosi, 39 e 40: “E tutti costoro”—tutti questi eroi dell’Antico Testamento che sono stati nominati in questo capitolo—“pur avendo ricevuto approvazione mediante la loro fede”—ascoltate—“non ottennero ciò che era stato promesso”. Non lo ottennero. Non era per la loro epoca. “Perché Dio aveva provveduto qualcosa di meglio per noi, affinché essi non fossero resi perfetti senza di noi”. Non era per il loro tempo, era per noi.
Ora, il punto qui non è che le profezie non avessero valore. Avevano un valore immenso. Ma soltanto che l’adempimento delle profezie non era per quella generazione, ma per una generazione futura nella quale si sarebbe compiuto, e che alla fine sarebbe arrivato un tempo e una generazione in cui la salvezza sarebbe stata compiuta e i Gentili sarebbero stati coinvolti nella benedizione del patto mediante l’opera del Messia. Dunque i profeti videro il Messia, videro la grazia futura, videro la salvezza, ma non sapevano chi, e non sapevano quando, però fu rivelato loro che non era per la loro generazione. E Pietro ci dice che tutto questo era la testimonianza dello Spirito Santo. Quanto è grande la salvezza, se non è soltanto il tema dello studio dei profeti, ma il tema dell’ispirazione dello Spirito.
Terzo punto, uno breve: è il tema della proclamazione degli apostoli. Di nuovo il versetto 12, dice: “in queste cose che ora vi sono state annunciate da coloro che vi hanno predicato il vangelo mediante lo Spirito Santo mandato dal cielo”. E questa affermazione introduce semplicemente gli apostoli del Nuovo Testamento. “Queste cose”—cioè la grazia della salvezza che doveva venire, la sofferenza e la gloria del Messia, tutto ciò che lo Spirito ispirò negli scrittori dell’Antico Testamento—“ora vi sono state annunciate da coloro che vi predicano il vangelo”. Questi sono i predicatori del Nuovo Testamento.
“In queste cose” si riferisce direttamente al chi e al quando. “In queste cose”, il chi, quale persona, e il quando, quale tempo, ora vi sono predicati. E non è forse questo che fecero i predicatori del Nuovo Testamento? Non vennero forse dicendo: “Il Messia è Gesù Cristo e il tempo è”—che cosa?—“adesso?” Paolo non dice forse: “Ecco, ora è il tempo accettevole, oggi è”—che cosa?—“il giorno della salvezza?” È venuta, è qui. È qui.
“In queste cose”, il chi e il quando, i dettagli delle profezie dell’Antico Testamento su Cristo si sono adempiuti, “vi sono stati annunciati da coloro che vi hanno predicato il vangelo”. Chi sono questi? Luca, Paolo, Barnaba, Filippo, Giovanni, gli apostoli. Essi lo predicarono. Infatti Paolo disse: “Mi proposi di non sapere altro fra voi se non Cristo e Lui”—che cosa?—“crocifisso”. E perché predicava solo quello? Solo Cristo, e Cristo crocifisso, e la salvezza in Cristo; perché era pronto a predicare il vangelo a ogni occasione? Perché non si vergognava del vangelo di Cristo? Perché? “Perché la predicazione della croce è per quelli che periscono follia, ma per noi che crediamo vita eterna”.
Questo era il loro messaggio. La predicazione apostolica della croce era il messaggio. Paolo dice in 1 Corinzi 2: “Non sono venuto a voi con sapienza umana. Non sono venuto a voi con filosofia. Sono venuto a voi con la croce, determinato a non sapere altro se non Cristo e Lui crocifisso”.
Dunque, ciò che occupava lo studio costante dei profeti, ciò che occupava l’ispirazione costante dello Spirito, divenne anche il tema costante dei predicatori del Nuovo Testamento. E quanto erano devoti a questo? Ascoltate, amati, morirono per questo, non è vero? Morirono per questo. Diedero la loro vita per questo. Ecco quanto è grande la salvezza. Il tema dello studio dei profeti, il tema dell’ispirazione dello Spirito, il tema della testimonianza apostolica.
E infine, il tema dell’interesse degli angeli. Amo questo. Lo inserisce semplicemente al versetto 12: “cose nelle quali gli angeli desiderano fissare lo sguardo”. Avete mai desiderato essere un angelo? Quando ero un bambino pensavo: “Beh, non sarebbe bello essere un angelo? Volare, sapete, ed essere buono tutto il tempo. Essere un angelo, avvicinarsi di nascosto alle persone e fare cose buone, essere alla presenza di Dio”.
Oh, vi siete mai chiesti come sarebbe essere un angelo? Vi siete mai chiesti come sarebbe vedere ciò che gli angeli vedono in quella dimensione che noi non possiamo percepire, quella dimensione spirituale che non è visibile a noi? Vi siete mai chiesti com’è per gli angeli combattere contro i demoni in quella sfera che per noi è un mistero? Quel mondo invisibile che è reale tanto quanto il nostro, solo che non può essere visto con l’occhio fisico? Vi siete mai chiesti come sarebbe far parte di quel mondo angelico e sperimentare quella santità eterna che possiedono gli angeli santi?
Ho una notizia per voi. Gli angeli stanno dicendo la stessa cosa. “Mi chiedo com’è essere salvati. Mi chiedo com’è ricevere grazia. Mi chiedo com’è essere perdonati”, affascinante. Tornate alla fine del versetto 12: “cose”, che cosa vuol dire cose? Le realtà della salvezza, nelle quali gli angeli desiderano fissare lo sguardo.
Quelle due parole, “desiderano fissare lo sguardo”, sono cariche di significato. Sapete qual è la parola “desiderano”? Prendete questa: epithumeō. Sapete che cosa significa questa parola? Bramare, in senso negativo. Descrive un desiderio forte, un impulso travolgente. Non è una cosa vaga. Gli angeli non stanno dicendo: “Ah, a proposito, non sarebbe interessante vedere com’è la salvezza?” Questa è una passione per loro. È un impulso forte. Il termine, nella forma epithumousin qui, significa fondamentalmente un impulso non soddisfatto, un desiderio non appagato. E gli angeli hanno questo desiderio insoddisfatto di guardare dentro le cose della salvezza.
“Fissare lo sguardo”, parola meravigliosa. Sapete che cosa significa letteralmente? “Sporgere il capo in avanti, o chinarsi”. È usata per descrivere ciò che Pietro e Giovanni fecero al sepolcro. Ricordate quando corsero e si chinarono per guardare dentro? Stesso verbo. Gli angeli vogliono chinarsi, scendere qui, e guardare dentro questa cosa. Hanno una passione pressante per comprenderla. Perché? Perché non la sperimenteranno mai.
Gli angeli santi non hanno mai bisogno di essere salvati, gli angeli caduti non possono essere salvati. Gli angeli santi si chinano per scrutare la realtà della salvezza nel mondo umano. E potrei aggiungere che forse ci sono anche alcuni angeli caduti che vorrebbero guardare dentro la salvezza nella speranza di riceverla, ma non la riceveranno mai. Mai. Gli angeli sono stati coinvolti, gli angeli santi sono stati coinvolti nella salvezza. Gli angeli santi annunciarono la nascita di Cristo. Gli angeli santi lo servirono nella tentazione. Servirono lì alla risurrezione. Assistettero alla sua ascensione. Ora eseguono i suoi ordini a favore dei santi. Gli angeli caduti erano lì intorno. Lo attaccavano nella sua tentazione. Lo assediavano durante la sua vita. Cercavano di ucciderlo e di tenerlo morto sulla croce. Cercavano di tenerlo nella tomba. Hanno assalito la sua opera e la sua chiesa.
Gli angeli, santi e caduti, sono stati intorno all’opera della salvezza, ma nessuno di loro la sperimenterà mai. Gli angeli santi non ne hanno bisogno. Gli angeli caduti non possono averla. Ma hanno un desiderio potente di guardare più a fondo nell’immensa, miracolosa, graziosa salvezza che non sperimenteranno mai.
Credo che qui si abbiano soprattutto in mente gli angeli santi. Offro solo quell’altra possibilità come pensiero possibile. E credo che gli angeli santi vogliano guardarvi dentro per il motivo che possano comprenderla meglio, per il motivo che possano glorificare Dio di più, perché è per questo che esistono. Non è semplice curiosità. È per renderli capaci di dare maggiore gloria a Dio.
Dio ha mostrato loro la sua chiesa. Ricordate in Luca 15, quando il peccatore ritorna, dice che gli angeli del cielo fanno cosa? Si rallegrano. Gli angeli si rallegrano e lodano Dio per aver salvato un peccatore. In 1 Corinzi, credo sia 4:9, Paolo dice: “Dio ha messo noi apostoli come ultimi, come uomini condannati a morte; poiché siamo diventati uno spettacolo per il mondo, sia per gli angeli sia per gli uomini”. Gli angeli stanno osservando Paolo. Stanno osservando l’apostolo Paolo. Vedono la potenza di Dio nella sua vita. In Efesini 3:10 dice: “Affinché la multiforme sapienza di Dio sia ora fatta conoscere, per mezzo della chiesa, ai principati e alle potestà nei luoghi celesti”. Dio sta mettendo la sua grazia nella chiesa in mostra davanti agli angeli. Stanno osservando i suoi ministeri. Stanno osservando la sua chiesa. Stanno assimilando tutto.
Non parteciperanno mai, ma c’è una cosa interessante, interessante in Apocalisse capitolo 5. Ascoltate questo. Dice: “L’Agnello prese il libro”—cioè l’atto di proprietà della terra, il Signore Cristo, l’Agnello—“e i quattro esseri viventi”—questi sono angeli—“e i ventiquattro anziani”—che rappresentano i santi—“si prostrarono davanti all’Agnello, ciascuno aveva una cetra, coppe d’oro piene di incenso, che sono le preghiere dei santi, e cantavano un cantico nuovo”. Ora guardate questo, ecco il cantico. “Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli; perché sei stato immolato e hai acquistato per Dio con il tuo sangue uomini da ogni tribù, lingua, popolo e nazione”.
Non è un cantico meraviglioso? Potete cantare questo cantico? Potete cantare il cantico della redenzione? Certo, siete stati redenti. Ma guardate questo, versetto 11: “Io vidi, e udii la voce di molti angeli intorno al trono, agli esseri viventi e agli anziani; e miriadi di miriadi e migliaia di migliaia, e tutti dicevano: ‘Degno è l’Agnello che è stato immolato di ricevere potenza’”. Gli angeli si uniscono al cantico della redenzione anche se non l’hanno sperimentata. Noi siamo quelli che sanno davvero che cosa stanno cantando. Loro l’hanno vista come osservatori, e vogliono vederla come osservatori, e vogliono scrutarla per potersi unire al cantico della redenzione e dare gloria a Dio.
Non è un pensiero bellissimo? Che salvezza. Dunque Pietro dice: “Guardate, qualunque siano le vostre prove, qualunque siano le vostre difficoltà, ricordate la grandezza della vostra salvezza, una salvezza che i profeti studiarono, che lo Spirito ispirò, della quale gli apostoli rendono testimonianza, e che è l’interesse continuo degli angeli stessi”.
Posso farvi una domanda? La vostra salvezza è così preziosa per voi? O avete lasciato il vostro primo amore? È una domanda giusta. All’inizio era preziosa per voi, non è vero? Il vostro primo amore, quando siete stati salvati per la prima volta. Oh, era grande. Com’è adesso? L’avete persa di vista? Lasciate che sia ravvivata nel vostro cuore.
Direte: “Come?” Bene, alla chiesa di Efeso, che aveva lasciato il suo primo amore, fu ordinato di fare questo: tornate e fate le prime opere. Tornate e cominciate a vivere come vivevate subito dopo essere stati salvati, con quel cuore ardente, quella testimonianza zelante, quell’amore entusiasmante per Dio, quel senso di fame per la Parola, quel desiderio di comunione cristiana, quell’amore per la preghiera, le prime opere. Se avete lasciato il primo amore, tornate e fate le prime opere. Questo dice Apocalisse 2. E ricordate di nuovo la grandezza della vostra salvezza. Preghiamo insieme.
Padre, ci siamo presi molto tempo questa sera per spiegare tutto questo, ma per la costrizione del cuore non c’era modo di lasciare qualcosa di non detto in questa potente, travolgente porzione della Scrittura. Grazie. Grazie per la salvezza piena di grazia che abbiamo, e fa’ che possiamo esultare in essa, goderne.
Anche in mezzo alle prove, fa’ che non perdiamo mai la nostra prospettiva, e che sappiamo di aver ricevuto la salvezza eterna, così grande, così gloriosa, che trascorreremo l’eternità a lodarti per essa. “Grazie” non è abbastanza per esprimere il grido del nostro cuore, che Tu ci hai scelti per questo dono glorioso, nel nome di Gesù. Amen.
FINE
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