Aprite la vostra Bibbia, se volete, a 2 Pietro, capitolo 3. Stiamo per intraprendere, in questo capitolo, un’avventura davvero straordinaria. Non è il genere di capitolo che si possa percorrere in fretta, a meno che non vogliate perdervi qualche ricco tesoro. E quindi so che procederete con me al ritmo che lo Spirito di Dio, per così dire, detta al mio cuore, accogliendo e assaporando tutte le grandi verità che troviamo qui.
Giunti a 2 Pietro, capitolo 3, troviamo una sezione della Scrittura che potremmo ben intitolare: “La certezza della seconda venuta”, la certezza della seconda venuta. La chiesa del Signore Gesù Cristo ha sempre vissuto nell’attesa del Suo ritorno per raccogliere il Suo popolo redento, primo; per distruggere gli empi, secondo; e per stabilire il Suo glorioso regno, terzo. E noi abbiamo vissuto in questa speranza, come tutti i credenti prima di noi e come vivranno i credenti dopo di noi, se il Signore dovesse tardare. Viviamo nella speranza, dice l’apostolo Paolo, ed è proprio la speranza della venuta del Signore Gesù Cristo.
Quella speranza, secondo la Parola di Dio, è una potente motivazione. In realtà, potrebbe ben essere la più grande, o una delle più grandi, fra tutte le motivazioni per la nostra gioia, per il nostro servizio, per la nostra santità. Viviamo nell’attesa che Gesù ritorni, che con Sé porti la Sua ricompensa da dare a coloro che sono fedeli, e che con Lui venga anche una gioia eterna, in qualche misura e in qualche modo legata al livello di dedizione e di fedeltà che abbiamo manifestato nella nostra vita.
Guardiamo alla venuta di Gesù Cristo perché sappiamo che essa è collegata anche all’imprigionamento, se volete, di Satana, al regno e al dominio di Gesù Cristo, che amiamo e serviamo, e all’instaurazione della giustizia eterna in una realtà dalla quale il peccato sarà per sempre assente. Quindi la venuta di Gesù Cristo è il grande evento, la grande attesa, la grande meta, il grande scopo, il grande compimento della nostra fede cristiana.
Poiché questo è vero, lo abbiamo celebrato in modo particolare mentre la domenica mattina abbiamo studiato 2 Pietro e 1 Tessalonicesi. E poiché è vero che la seconda venuta può essere una motivazione spirituale così potente nella vita della chiesa, è anche vero, allora, che Satana si adopera con tutte le sue forze per negare la seconda venuta. Se Satana riesce a distogliere lo sguardo della chiesa dalla seconda venuta, o addirittura a fargliela negare come realtà, allora può privarla di una fonte davvero significativa di speranza e di motivazione spirituale.
Non ci sorprende, dunque, che nel corso della storia della chiesa, fin dai tempi del Nuovo Testamento, essa abbia sempre avuto…ascoltate attentamente…al proprio interno degli scettici che ritenevano fosse loro compito negare la venuta di Cristo. La chiesa ha sempre dovuto sopportare la negazione del ritorno di Cristo. Ci sono quelli che inevitabilmente lo spiritualizzano fino a farlo svanire e dicono: “Il regno di Cristo consiste semplicemente nel fatto che Cristo regna dentro di voi, e Gesù non tornerà mai su questa terra. In realtà le cose non saranno mai diverse da come sono adesso; continueremo semplicemente a vivere, poi moriremo e andremo in cielo, in una sorta di ciclo interminabile di nascite e morti umane”.
Una cosa del genere, che elimina questa grande speranza, questa grande forza motivante, costituisce una minaccia per la vita, l’energia, lo slancio, la determinazione, lo zelo, la passione e l’efficacia della chiesa nel mondo. E affinché non pensiate che stia parlando troppo in termini generali, lasciate che vi dia almeno un’idea delle fonti da cui la chiesa contemporanea trae alcuni dei suoi orientamenti. Se aveste studiato in seminario in qualunque momento degli ultimi cinquant’anni, in particolare degli ultimi venticinque, e certamente ancora oggi in alcuni seminari, riconoscereste alcuni nomi molto familiari che hanno influenzato la teologia di oggi.
Questi nomi hanno avuto un enorme impatto sui seminari e sulle università, quindi sui professori, sugli studenti, sui pastori e sulle guide spirituali; di conseguenza, hanno influenzato anche la chiesa. Alcuni di quei nomi potreste riconoscerli, altri no, ma lo ripeto: se foste stati studenti di seminario, li riconoscereste tutti, e forse avete bisogno di sapere qualcosa della loro influenza.
Prima di tutto, un uomo di nome Adolf von Harnack, alcuni anni fa, scrisse un libro, What is Christianity? Nei suoi scritti, che hanno esercitato un’influenza enorme sulla teologia contemporanea, si legge questo: “Il regno di Dio viene quando raggiunge l’individuo, entra nella sua anima e ne prende possesso. È vero, il regno di Dio è il governo di Dio; ma è il governo del Dio santo nei cuori degli individui; è Dio stesso nella Sua potenza. Da questo punto di vista, tutto ciò che era drammatico in senso esteriore e storico è scomparso; e sono scomparse anche tutte le speranze per il futuro”. Fine della citazione. Adolf von Harnack sta dicendo che non esiste alcuna seconda venuta, non esiste alcun regno futuro. È soltanto una realtà spirituale nel presente. Egli respinse completamente tutti gli aspetti escatologici del regno di Dio.
Un altro scrittore molto noto, di cui ricordo di aver letto parecchie opere quando ero studente di seminario, è C.H. Dodd, che scrisse un libro in particolare intitolato Parables of the kingdom. Questo libro ha influenzato molti teologi contemporanei. E se cercaste di comprendere Dodd più a fondo, arrivereste alla convinzione, senza alcuna esitazione, che egli nega qualsiasi seconda venuta letterale di Gesù Cristo. Egli afferma: “Poiché il Signore non ritornò letteralmente sulle nuvole del cielo negli anni Trenta del primo secolo, aspettarsi che Egli ritorni in tal modo nel ventesimo secolo significa andare contro il cristianesimo primitivo, che è il vero cristianesimo”.
Di fatto, C.H. Dodd insegnava che la dottrina della seconda venuta è un mito. E cito: “Il mito meno inadeguato della meta della storia è quello che si modella sul grande evento divino del passato, conosciuto nella sua concreta realtà, e ne rappresenta l’esito finale in una forma che porta il tempo alla fine e colloca l’uomo nell’eternità. Il mito meno significativo è la seconda venuta del Signore e il giudizio finale”. Fine della citazione. C.H. Dodd insegnava, infatti, che l’insegnamento del Nuovo Testamento sulla seconda venuta è subcristiano.
Karl Barth, noto esponente di quella che divenne conosciuta come neo-ortodossia, sosteneva ciò che chiamava un’escatologia senza tempo, nella quale la venuta di Cristo non viene più intesa come un futuro ritorno letterale di Cristo. Ma Barth disse, cito: “È un simbolo senza tempo dell’infinita serietà dell’eternità in ogni situazione esistenziale”. Fine della citazione. Qualunque cosa al mondo voglia dire.
Rudolf Bultmann, anche lui ben noto agli studenti di teologia, si dedicò per tutta la vita, per usare le sue parole, a “demitizzare il Nuovo Testamento”. Concluse: “Tra gli elementi mitologici del Nuovo Testamento che devono essere reinterpretati e, perciò, non più presi alla lettera, vi sono i seguenti: il cielo, l’inferno, la risurrezione di Gesù Cristo, la seconda venuta di Cristo e il futuro giorno del giudizio”. Bultmann sostiene anche di trovare sostegno alla propria posizione negli scritti di Paolo. Paolo, ammette, insegnò che vi sarebbero stati eventi apocalittici futuri, come la seconda venuta e il giudizio finale. Ma, dice, “questa è escatologia mitica. E quindi Paolo deve essere demitizzato”.
Me ne viene in mente ancora uno, familiare agli studenti di teologia: Jürgen Moltmann, un altro tedesco. Quanto a Moltmann, potete cercare invano nei suoi scritti qualcosa sulla seconda venuta di Cristo che non sia talmente ambiguo da essere assolutamente privo di senso. È ambiguo sulla seconda venuta. È ambiguo sul giorno del giudizio. È ambiguo su una futura risurrezione. È ambiguo su un nuovo cielo e una nuova terra. I suoi commenti sono vaghi. I suoi commenti sono astratti. I suoi commenti sono imprecisi. E ci mostrano che sta facendo tutto il possibile per evitare perfino di dover affrontare simili questioni.
Direi che questo piccolo gruppo di uomini ha influenzato la teologia moderna e contemporanea della chiesa quanto pochi altri. E il punto essenziale è che negano la seconda venuta di Gesù Cristo. Negano il giorno del giudizio del Signore. Voi potreste dire: “Perché ci stai dicendo tutto questo?”. Perché è molto importante che comprendiate che ciò che Pietro sta affrontando in questo capitolo è esattamente ciò che affrontiamo noi oggi. Lo stesso tipo di falsi insegnanti che tormentava i credenti ai quali Pietro scrive tormenta anche la chiesa oggi.
Allora negavano il ritorno di Cristo e il giudizio. Oggi lo negano di nuovo. E, in realtà, se leggete 2 Pietro, e siete stati con noi nel nostro studio, questo è un punto culminante del libro. Nei capitoli 1 e 2 abbiamo affrontato argomenti piuttosto impegnativi, e ora credo che arriviamo al culmine delle loro eresie. Questo porta Pietro, nel capitolo 3, a trattare con grande cura questa negazione della seconda venuta e del giudizio, potenzialmente distruttiva e capace di portare alla perdizione.
Ora dovete ricordare che Pietro scrive questa breve epistola sotto ispirazione per aiutare i cristiani a discernere i falsi insegnanti e a possedere la solidità dottrinale e le risorse spirituali necessarie per vincere la loro influenza. Pietro, dunque, si trovava di fronte a falsi insegnanti, proprio come accade a noi e alla chiesa in ogni generazione. E ci sono sempre stati quelli che negano la seconda venuta e negano il giudizio.
Così, quando apre quest’ultimo capitolo, è questo che ha nel cuore. I primi nove versetti si concentrano sul dibattito riguardo alla venuta di Cristo e al giudizio futuro. Il versetto 10 afferma quel giudizio. I versetti 11-18 parlano delle sue implicazioni sulla nostra condotta. Pietro, dunque, qui affronta direttamente questo dibattito, ed è un brano incredibile. Vedrete cose e imparerete cose che forse non avete mai compreso prima, man mano che questo brano si dispiega.
Ora, il dibattito ha due fronti: da una parte gli argomenti degli schernitori contro la seconda venuta; dall’altra gli argomenti dei santi a favore della seconda venuta. E faremo del nostro meglio per vedere come si sviluppano. Guardiamo i versetti 1-9. Lasciate che ve li legga, così coglierete il flusso del pensiero.
“Questa, carissimi, è ormai la seconda lettera che vi scrivo; in entrambe risveglio, mediante il ricordo, la vostra mente sincera, affinché ricordiate le parole dette in precedenza dai santi profeti e il comandamento del Signore e Salvatore trasmesso dai vostri apostoli. Sappiate anzitutto questo: negli ultimi giorni verranno degli schernitori con i loro scherni, seguendo le proprie concupiscenze e dicendo: ‘Dov’è la promessa della Sua venuta? Da quando i padri si sono addormentati, tutto continua come dal principio della creazione’.
“Infatti, mentre sostengono questo, sfugge loro che, per la parola di Dio, i cieli esistevano da lungo tempo e la terra fu formata dall’acqua e per mezzo dell’acqua; e per mezzo di esse il mondo di allora fu distrutto, sommerso dall’acqua. Ma i cieli e la terra di ora, per la Sua parola, sono riservati al fuoco, custoditi per il giorno del giudizio e della distruzione degli uomini empi. Ma non vi sfugga quest’unica cosa, carissimi: per il Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno. Il Signore non tarda nell’adempiere la Sua promessa, come alcuni considerano il tardare, ma è paziente verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento”.
Possiamo fermarci qui. In quei nove versetti viene presentato questo meraviglioso dibattito. A una prima lettura sommaria, come quella che abbiamo appena fatto, potreste avere più domande che risposte; ma, man mano che il brano si sviluppa, ciò che sta accadendo diventerà molto chiaro. Il contrasto ruota attorno alla domanda del versetto 4. E la domanda è: dov’è la promessa della Sua venuta? Oppure potremmo tradurla: che ne è stato della Sua promessa di ritornare? O, per dirlo con un tono più sprezzante: dov’è Gesù, voi tutti che dicevate che sarebbe tornato?
Con arroganza negano il giorno del giudizio; negano il ritorno di Cristo. Mettono quindi in dubbio la veracità della Parola di Dio scritta, che, tra l’altro, hanno letto, perché questi falsi insegnanti, come abbiamo osservato in passato, sono dentro la chiesa. Conoscono la Scrittura. La stanno negando. Negano anche la parola pronunciata dagli apostoli, che hanno udito e che è stata trasmessa fino a loro, e gli scritti del Nuovo Testamento che non erano ancora stati raccolti nel canone che noi oggi possediamo. Stanno dunque negando ciò che è stato scritto e ciò che è stato detto.
Sanno ciò che dice la Scrittura. Hanno fatto parte della chiesa. Ci sono stati abbastanza a lungo da conoscere bene le parole di Gesù. E sanno, per esempio, che in Matteo 10:23 Gesù disse: “Quando vi perseguiteranno in questa città, fuggite nella successiva, perché in verità vi dico che non avrete finito di percorrere le città d’Israele prima che venga il Figlio dell’uomo”. Lo sapevano. Sapevano che Gesù aveva affermato che sarebbe venuto. Conoscevano anche la requisitoria di Gesù contro i capi religiosi in Matteo 24 e conoscevano il testo, il versetto 3.
I discepoli dissero: “Dicci quando avverranno queste cose e quale sarà il segno della Tua venuta e della fine dell’età presente”. Sapevano che Gesù aveva detto, al versetto 29: “Subito dopo la tribolazione di quei giorni il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno scosse. Allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo; allora tutte le tribù della terra faranno cordoglio e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo con potenza e grande gloria”.
Sapevano che Gesù aveva detto questo. Sapevano ciò che aveva detto al versetto 42: “Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno verrà il vostro Signore”. Sapevano che Gesù aveva detto, in Giovanni 14: “Io vado alla casa del Padre per prepararvi un luogo. E se vado, tornerò e vi accoglierò presso di Me, affinché dove sono Io siate anche voi”. Conoscevano la testimonianza dell’angelo riportata in Atti 1, che disse: “Questo stesso Gesù, che è stato portato via da voi, verrà nella stessa maniera in cui Lo avete visto andare”. Lo avete visto andare letteralmente, fisicamente; è così che verrà. Sapevano tutto questo.
Ma lo sanno anche gli schernitori moderni. Lo sanno anche gli scettici moderni. Sanno che questo è nella Bibbia. Lo demitizzano. Lo chiamano mito e lo espungono dalla Scrittura. Lo spiegano in modo da svuotarlo di ogni significato. Lo spiritualizzano. Non c’è alcun dubbio che Gesù abbia detto che sarebbe tornato. I Vangeli ne sono pieni. Non c’è alcun dubbio che gli scrittori del Nuovo Testamento credessero che Egli intendesse ciò che aveva detto. Ma questi schernitori e questi derisori, che dicono sarcasticamente: “Dov’è Gesù? Non dovrebbe tornare?”, sapevano benissimo che Egli lo aveva detto. Questa è una negazione esplicita dell’insegnamento di Cristo, dell’insegnamento degli apostoli.
Ora, il loro argomento assume tre forme. E questa sera affronteremo il loro argomento, mentre la prossima volta affronteremo la confutazione di Pietro. Il loro argomento assume tre forme; seguite bene. La prima è l’argomento del ridicolo, l’argomento del ridicolo. Versetto 3: “Sappiate anzitutto questo: negli ultimi giorni verranno degli schernitori con i loro scherni, seguendo le proprie concupiscenze e dicendo: ‘Dov’è la promessa della Sua venuta?’”. La prima affermazione che voglio farvi notare è questa: verranno degli schernitori con i loro scherni. È ciò che dice.
Ora, questo è il…questo è il solito espediente, che io chiamerò intimidazione mediante il sarcasmo, lo scherno, la derisione, il ridicolo. “Non sarete mica dei fondamentalisti, vero? Non sarete mica di quelli che brandiscono la Bibbia, vero? Non sarete mica persone anti-intellettuali che prendono tutto alla lettera; non sarete mica incapaci di pensiero critico, vero?”. E, sapete, questo genere di intimidazione può funzionare in questa particolare questione, perché è qualcosa di emotivo. Questo genere di ridicolo, scherno e sarcasmo, questa intimidazione attraverso la derisione, funziona soprattutto su persone emotivamente instabili o già coinvolte sul piano emotivo. Voi potreste dire: “È pertinente?”. Moltissimo.
Lasciate che vi ricordi qualcosa. Nella chiesa primitiva credevano che Gesù sarebbe tornato molto presto. Ricordate le domande dei discepoli? “È in questo tempo che ristabilirai il Tuo regno?”. Giusto? E la domanda dei discepoli: “Qual è il segno del Tuo ritorno?”. Credevano che fosse imminente. In Giovanni 14, quando Gesù disse: “Io vado via e tornerò e vi accoglierò presso di Me, affinché dove sono Io siate anche voi. Ma prima di tornare andrò alla casa del Padre e preparerò la vostra stanza”. E loro credevano che sarebbe accaduto molto presto. Tendevano a pensare che sarebbe avvenuto durante la loro vita.
Pietro, naturalmente, sapeva che non sarebbe avvenuto durante la sua vita. Lo sapeva con certezza. Voi potreste dire: “Come lo sai?”. Perché Gesù gli aveva detto che non sarebbe successo durante la sua vita. Voi potreste dire: “Quando glielo disse?”. Guardate Giovanni 21. In Giovanni 21, versetto 18, Gesù dice a Pietro: “In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi da solo e andavi dove volevi”. In altre parole, facevi esattamente ciò che volevi. “Ma quando sarai vecchio, stenderai le mani”. Notate quella piccola espressione al versetto 18. Nella letteratura extrabiblica viene usata per descrivere la crocifissione. “Sarai crocifisso”. E lo fu.
E qualcun altro ti cingerà, o ti legherà, e ti porterà dove non vuoi andare. Ora guardate il versetto 19: “Gesù disse questo, indicando con quale morte Pietro avrebbe glorificato Dio”. A Pietro fu detto: morirai; il che significa: “Pietro, morirai prima che il Signore ritorni, prima che Io torni”. Quindi Pietro sapeva che non sarebbe vissuto fino alla seconda venuta. Non sarebbe stato ancora in vita al ritorno di Gesù Cristo, perché aveva ricevuto da Gesù una parola precisa al riguardo.
Ma in quello stesso testo di Giovanni 21, Gesù disse a Pietro anche qualcos’altro. Pietro, dopo aver udito questo, aveva capito il messaggio. Poi vide Giovanni e disse: “Bene, e lui? E lui?”. Al che Gesù rispose: “Se decido che rimanga in vita fino alla seconda venuta, non sono affari tuoi”. D’accordo, ma questo lasciò comunque aperta una possibilità: forse Giovanni vivrà fino alla seconda venuta. E così, nella chiesa primitiva, alcuni credevano che Gesù sarebbe tornato durante la loro vita. Perché no?
I loro cuori erano pieni di attesa. In realtà, leggendo le epistole si avverte una certa aspettativa. Sentite l’apostolo Paolo dire: “Non tutti ci addormenteremo”, giusto? 1 Corinzi 15:51; include se stesso. Non dice “quelli” o “loro” che saranno vivi in un lontano futuro, quando accadrà. “Tutti saremo trasformati. La tromba suonerà, i morti risusciteranno incorruttibili e noi saremo trasformati”. Ricordiamo, non è vero? 1 Tessalonicesi capitolo 4: “Non vogliamo, fratelli, che siate nell’ignoranza riguardo a quelli che dormono, affinché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza. Se crediamo che Gesù è morto ed è risuscitato, allo stesso modo Dio ricondurrà con Lui quelli che si sono addormentati in Gesù”.
Poi continua dicendo: “Allora noi che saremo vivi e rimarremo quando Gesù verrà saremo rapiti insieme con loro per incontrare il Signore nell’aria”, e così via. Non c’è alcun dubbio che vi fosse una fortissima attesa del ritorno di Gesù durante la loro vita. Un altro testo, Giacomo 5:8-9, dice: “Siate pazienti anche voi; fortificate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina”. Questo è Giacomo 5:8. Vivevano nell’attesa. Vivevano protesi verso quel momento. Il Signore non aveva detto loro quando sarebbe venuto. Presumevano che sarebbe avvenuto durante la loro vita.
Ora, ricordate il nostro studio di 1 Tessalonicesi? Non credo che nel Nuovo Testamento ci sia stata una chiesa che attendesse il ritorno del Signore più intensamente dei Tessalonicesi. Nel capitolo 1 di 1 Tessalonicesi, Paolo parla della loro perseveranza nella speranza nel Signore Gesù. Al versetto 10 dice che aspettavano il Figlio di Dio dai cieli. E poi, al capitolo 2 versetto 19, dice che voi siete la mia gioia alla presenza del nostro Signore Gesù alla Sua venuta. E poi, al capitolo 5 di 1 Tessalonicesi, versetti 1-2: “Quanto poi ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che vi si scriva nulla, perché voi stessi sapete molto bene che il giorno del Signore verrà come un ladro nella notte”. Così vivevano nell’attesa del Suo ritorno.
Ora ricordate, i Tessalonicesi avevano un problema. Che cosa accadde? Alcuni di loro cominciarono a fare che cosa? A morire. E cominciarono a morire. Parlavano di “addormentarsi”, perché sapevano che la morte era temporanea. E man mano che cominciavano a morire, i cristiani si angosciavano profondamente, perché avevano pensato che, in un certo senso, tutti sarebbero rimasti vivi e Gesù sarebbe tornato subito. E cominciarono ad affliggersi. E cominciarono a preoccuparsi per quelli che erano morti. Avrebbero perso il rapimento? Avrebbero perso il ritorno di Cristo? Avrebbero perso il regno? Avrebbero perso il cielo? E fu proprio questo genere di domande e di interrogativi a spingere Paolo a scrivere come fece in 1 Tessalonicesi e anche in 2 Tessalonicesi.
Perché il ritardo? E così c’erano molti cristiani che si erano aspettati che il Signore venisse presto. E quando non venne…notatelo…ne furono emotivamente scossi; rimasero delusi. Non lo capivano e i loro amici stavano morendo. E quando arrivarono gli schernitori e cominciarono a deriderli, la derisione faceva presa proprio su quelli che erano emotivamente turbati. “Dov’è Gesù Cristo, ragazzi? Non dovrebbe essere qui? Voglio dire, non sarebbe dovuto accadere molto tempo fa? Voglio dire, qui la gente continua a morire”. Facendo leva sulla loro delusione emotiva e su quella sorta di trauma personale, questo particolare espediente diventò efficace.
Così Pietro dice loro: “Sappiate questo”; dovete capire alcune cose. Dovete capire come agiranno gli schernitori. Dovete capire come opereranno. Devo avvertirvi del loro piano e del loro modo di operare. Prima di tutto, dice, prima di tutto…tra l’altro, non è il primo elemento di una lista; indica ciò che viene prima di tutto, ciò che ha la precedenza. “La cosa più importante è che sappiate come cercheranno di rubarvi la speranza”, perché se riescono a rubarvi la speranza possono assecondare la vostra carne e togliervi la motivazione e la gioia.
Pietro sa quanto sia decisiva una salda fiducia nel ritorno di Cristo. E quando arriva ai versetti 11-18, Pietro mette davvero in evidenza l’impatto pratico del credere nel ritorno di Cristo. E così Satana si adopera con tutte le sue forze per togliere quella speranza. Mostratemi un teologo liberale, mostratemi uno che non crede nella verità della Scrittura, e ogni volta vi mostrerò qualcuno che nega la seconda venuta di Cristo. Quindi i cristiani devono sapere che Satana farà ogni sforzo per mettere in ridicolo la seconda venuta.
Ed eccoci qui, seduti duemila anni dopo, e quando arrivano gli schernitori e dicono: “Ehi, gente, dov’è Gesù? Dov’è? Voglio dire, quelli del primo secolo erano turbati perché non era ancora tornato. Ed eccovi qui duemila anni dopo: non pensate che tutta questa storia sia una beffa?”. E forse ci sono persone che sono state molto angosciate, oppresse e deluse dalla vita, che hanno desiderato intensamente la venuta di Gesù Cristo, eppure la Sua venuta non è ancora avvenuta. E forse tutto questo può risultare piuttosto intimidatorio.
E forse diranno: “Ah, forse è soltanto una cosa spirituale, e il regno viene nel vostro cuore, e finisce lì. Viviamo semplicemente la nostra vita, moriamo e poi andiamo in cielo, e non ci sarà mai una venuta di Cristo, non ci sarà mai un regno, non ci sarà mai un tempo di vera ricompensa e non ci sarà mai un tempo di giudizio. Lasciamo semplicemente perdere tutto questo”.
Così Pietro rimette le cose nella giusta prospettiva. Torna al versetto 3 e dice: “Negli ultimi giorni”. Devo commentare questa espressione; è un’espressione comune del Nuovo Testamento e un concetto comune del Nuovo Testamento, tratto da Isaia 2. Si riferisce all’epoca iniziata con la prima venuta di Cristo. Si riferisce all’epoca del Nuovo Testamento. Questi sono gli ultimi giorni. Significa semplicemente il tempo del Nuovo Patto, il periodo successivo alla venuta di Cristo, l’intero arco di tempo dalla prima venuta alla seconda venuta. Se avessimo tempo vi mostrerei diversi passi. Potreste volerli annotare: Atti 2:17; 2 Timoteo 3:1; Ebrei 1:2; 1 Pietro 1:20; 1 Giovanni 2:18-19; Giacomo 5:3; Giuda 18. Ecco alcuni esempi; se non siete riusciti ad annotarli tutti, sono sulla registrazione.
Ma ripetutamente, nel Nuovo Testamento, l’espressione “gli ultimi giorni” si riferisce a tutto quel periodo di tempo che va dall’evento decisivo dell’arrivo del Messia fino al Suo ritorno. Sono tutti gli ultimi giorni. Sono tutti gli ultimi giorni. E mi piace ciò che J.N.D. Kelly dice nel suo commentario a 2 Pietro. Dice che tutta questa epoca sarà caratterizzata, cito, “dall’emergere di sabotatori della sana religione”. Fine della citazione. E i sabotatori sono là fuori a cercare di sabotare la seconda venuta. E lo fanno fin dalla venuta di Cristo, per tutto il corso degli ultimi giorni.
Ora, notate ancora, al versetto 3, Pietro dice: “Verranno degli schernitori”. Tempo futuro; questa è una profezia. Ma poiché profetizza usando parole molto simili a quelle di Giuda 18: “Negli ultimi tempi vi saranno degli schernitori”, Giuda lo dice in questo modo. Poiché sta profetizzando, sta dicendo che da questo momento in poi, per tutto il periodo degli ultimi giorni, questo sarà vero. Ora, ciò non significa che stia dicendo che non fosse già vero allora. Sappiamo che era vero anche allora.
Ricorderete che in Matteo 24 il Signore disse che anche questo sarebbe accaduto. La prima cosa che il Signore dice, rispondendo alla loro domanda al versetto 4, è: “Badate che nessuno vi svii riguardo al Mio ritorno, perché molti verranno nel Mio nome dicendo: ‘Io sono il Cristo’, e ne svieranno molti”. Più avanti, al versetto 11, dice: “Sorgeranno molti falsi profeti e ne svieranno molti”. E al versetto 23: “Verranno alcuni dicendo: ‘Ecco il Cristo’, oppure: ‘È là’, e sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, compiranno segni e cercheranno di sviare, se possibile, perfino gli eletti”. Ve lo dico in anticipo. Molte false dottrine, molti falsi profeti.
Così Pietro, riecheggiando per così dire le parole del nostro Signore, dice che accadrà, ma non sta negando che esistesse già proprio allora. Anzi, non è neppure qualcosa di nuovo. Se volete tornare all’Antico Testamento, potete trovare persone che schernivano Dio. Potete tornare a Isaia 5 e sentire quel terribile scherno del versetto 19. I peccatori dicono a Dio: ‘Si affretti, acceleri la Sua opera, affinché possiamo vederla; si avvicini e si compia il disegno del Santo d’Israele, affinché possiamo conoscerlo’.
I profeti dicevano: “Dio vi giudicherà”. E gli schernitori dicevano: “Bene, allora si faccia avanti. Forza, Dio: se ci sei davvero e ci giudicherai, vediamo se lo fai”. Agitano il pugno in faccia a Dio, schernendo la prospettiva del giudizio. No, non è niente di nuovo; c’è sempre stato. Ci sono sempre stati quelli che schernivano la minaccia del giudizio, schernivano la promessa del giudizio. Niente di nuovo.
Così, dice Pietro, “negli ultimi giorni verranno degli schernitori con i loro scherni”. Tra l’altro, riprende una costruzione ebraica molto enfatica e la rende in greco: schernitori con i loro scherni, una forma molto forte per sottolineare ciò che fanno. Cercano di attaccare mediante il ridicolo la realtà del ritorno di Cristo, del giudizio di Cristo. Non è un argomento intellettuale; è emotivo. Non è nemmeno un argomento logicamente solido; in realtà è semplicemente un tentativo d’intimidire, presentando questa fede come qualcosa di sciocco, adatto solo a menti deboli e prive di rigore intellettuale. Fa leva sulla delusione. E ancora oggi funziona su alcuni che si lasciano intimidire dalla cosiddetta élite intellettuale che nega il ritorno di Cristo.
Ma notate il secondo argomento. Vanno davvero oltre. E questo è un argomento che non vogliono formulare, ma che Pietro formula per loro. Ciò che è davvero interessante è l’argomento morale, versetto 3. La fine del versetto dice: “Questi schernitori che verranno con i loro scherni seguono le proprie concupiscenze”. Ora, amici, ecco il vero motivo. Ecco il vero motivo. “Seguire” significa “camminare”. Questo è il loro stile di vita.
Camminare indica il modo di comportarsi, il corso della propria vita. Vivono assecondando la propria epithumia. Che cos’è? Passione, desiderio sessuale. Ora, tra l’altro, abbiamo già incontrato questi falsi profeti; ricordate che cosa li caratterizzava? Tornate per un momento al capitolo 2, versetto 2. In 2 Pietro 2:2 dice: “Seguiranno la dissolutezza”. Sono sensuali. Al versetto 10 dice: “Si abbandonano alla carne nelle sue corrotte concupiscenze”.
Il versetto 13 dice che “sono macchie e vergogne”, che “si dilettano nei loro inganni” e che “fanno baldoria in pieno giorno”. Sono pervertiti nella loro condotta e sono talmente sfacciati da farlo durante il giorno. Il versetto 14 dice: “Hanno gli occhi pieni d’adulterio”. Vi ho detto che cosa significa. Non riescono a guardare una donna senza vederla, letteralmente, come una possibile partner sessuale. Non cessano mai di peccare. Più avanti, al versetto 18, dice: “Adescano mediante le concupiscenze della carne, mediante la sensualità”.
Vedete, i falsi insegnanti che non conoscono la verità e non conoscono Dio non hanno nulla che tenga a freno la loro carne. E così sono bestie prive di ragione, trascinate dalla passione. Negano, scherniscono la seconda venuta di Gesù Cristo. Perché? Perché vogliono inseguire i piaceri sessuali e sensuali senza doverne rendere conto, senza punizione e senza conseguenze. Questo è il punto essenziale. Il loro scherno nasce dalle loro scelte morali. Vedete, vogliono un’escatologia che si adatti alla loro condotta. Ogni perversione morale tra persone religiose deve avere una teologia che la permetta, giusto? Così sviluppano una teologia che permetta la loro perversione.
Ascoltate, se credete nella seconda venuta e credete che il Signore tornerà, e che tutti noi dovremo rendere conto della nostra vita e saremo ricompensati sulla base di ciò che abbiamo fatto, e che certe cose nella nostra vita saranno bruciate, e se credete che Dio rivelerà le cose segrete del cuore, come dice 1 Corinzi 4, allora Giovanni ha ragione.
Chiunque ha questa speranza in sé si purifica, giusto? Perché quando Egli verrà io voglio essere puro. Ma se non voglio essere puro, se voglio vivere una vita dissoluta, dominata dalle passioni, allora devo sbarazzarmi di qualsiasi futura resa dei conti. Così parlo molto della grazia e parlo molto del regno interiore, ma non parlo mai del giudizio e della responsabilità. Non parlo di Dio come di un giusto Giudice che esige santità e castiga il peccato.
Vedete, la speranza del ritorno di Gesù Cristo significa che ci sarà un momento finale in cui dovremo rendere conto di come abbiamo vissuto. Lasciate che vi dica qualcosa che forse all’inizio non comprenderete, ma rifletteteci. Io credo che la teologia liberale non sia il prodotto dell’intelletto; è il prodotto dell’immoralità. È figlia diretta della passione. È un tentativo di negare la responsabilità spirituale.
Michael Green disse: “L’edonismo antropocentrico si fa sempre beffe dell’idea di norme ultime e di una separazione finale tra salvati e perduti. Per gli uomini che vivono nel mondo del relativo, l’affermazione che l’assoluto porrà fine al relativo è a dir poco ridicola. Per gli uomini che alimentano la fede nell’autodeterminazione e nella perfettibilità umane, l’idea stessa che siamo responsabili e dipendenti è una pillola amara da ingoiare. Non c’è da meravigliarsi che schernissero”. Fine della citazione.
Vogliono ignorare la legge inesorabile di Romani 1:18, secondo cui l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni ingiustizia. Questo si vede con particolare chiarezza nell’evoluzionismo. Un noto evoluzionista che negava la creazione divina, l’intervento divino e il giudizio divino fu Aldous Huxley, nipote di Thomas Huxley.
Scrisse Confessions of a Professed Atheist. Ascoltate ciò che disse; è estremamente rivelatore. Questo è Aldous Huxley, fratello di Julian. Scrisse questo: “Avevo dei motivi per non volere che il mondo avesse un significato; di conseguenza supposi che non ne avesse alcuno, e riuscii senza alcuna difficoltà a trovare ragioni soddisfacenti per questa supposizione. Il filosofo che non trova alcun significato nel mondo non si occupa esclusivamente di un problema di pura metafisica. Si preoccupa anche di dimostrare che non esiste alcuna valida ragione per cui egli personalmente non debba fare ciò che vuole fare.
“Per me”, scrive Huxley, “come senza dubbio per la maggior parte dei miei contemporanei, la filosofia dell’assenza di significato era essenzialmente uno strumento di liberazione. La liberazione che desideravamo era al tempo stesso una liberazione da un certo sistema politico ed economico”, ascoltate questo, “e una liberazione da un certo sistema morale. Ci opponevamo alla morale perché interferiva con la nostra libertà sessuale”. Fine della citazione.
L’evoluzione non è figlia della scienza; è figlia della liberazione sessuale. Non nasce da persone che vi sono arrivate per ragioni puramente intellettuali. Nasce da persone che non volevano attribuire alcun significato né alla cultura né al comportamento, né ammettere alcun giudizio, alcuna responsabilità o alcun Dio, così da poter vivere come volevano. È una questione morale, non una questione intellettuale. Ecco la vera ragione per credere nell’ateismo, nell’evoluzione o nella teologia liberale. Eliminate la responsabilità, eliminate il giudizio. E se credete in Dio, allora Dio è un Dio amorevole che se ne sta semplicemente lassù a sorridere di tutto.
Dovete negare che Dio giudicherà il peccato, se volete sentirvi liberi di peccare senza limiti, giusto? Non illudetevi nemmeno per un momento: queste persone che si pavoneggiano da intellettuali non sono intellettuali; sono persone di ben poca statura morale. Vogliono liberarsi da ogni vincolo alla loro libertà sessuale e vogliono una filosofia accomodante. Così, sotto la loro negazione del ritorno di Cristo per giudicare, c’è l’amore per le passioni sensuali, e la vogliono senza dover rendere conto. Ecco l’argomento del ridicolo, l’argomento morale.
Ce n’è ancora uno; vi accennerò soltanto. La prossima settimana vedremo come Pietro lo affronta. L’argomento dell’uniformità; questo mi piace. Vorrei che avessimo tempo questa sera. Se potessimo restare fino a mezzanotte ci divertiremmo moltissimo, ma non possiamo. Versetto 4: questo è l’argomento dell’uniformità. Ecco il loro grande argomento, versetto 4. Ora passiamo al piano intellettuale. Abbiamo superato il ridicolo e l’argomento emotivo. Abbiamo esaminato l’argomento morale; ora arriviamo al loro argomento più forte sul piano intellettuale, d’accordo?
Questo è il loro argomento più forte. Versetto 4: “Dov’è la promessa della Sua venuta?”. Ah, ed ecco che tirano fuori il loro argomento intellettuale: “Da quando i padri si sono addormentati, tutto continua come dal principio della creazione”. Questo è il loro argomento. Bene, Voi potreste dire: “Che cosa stanno dicendo?”. Stanno dicendo che Gesù non verrà mai. Perché? Perché non è mai tornato. Tutto semplicemente…è come dire: “Io non morirò mai. Non sono mai morto”.
I falsi insegnanti fanno leva su questa lettura revisionista della storia. Stanno riscrivendo la storia. Usano l’argomento emotivo, poi usano l’argomento morale, e ora usano l’argomento filosofico, intellettuale, e diventano storici revisionisti. E questo è ciò che dicono: “Bene, da quando i padri si sono addormentati”. Che cosa intendete con questo? Chi sono i padri? Alcuni dicono i padri della fede cristiana. Potrebbe essere. Potrebbe darsi che parlino dei cristiani della prima generazione che sono morti. È piuttosto improbabile.
Ogni volta che vedete il termine “padri”, ogni riferimento del Nuovo Testamento ai “padri”, altrove nel Nuovo Testamento, si riferisce ai patriarchi dell’Antico Testamento. Ed è questo che stanno realmente dicendo. Tornano indietro…seguite il mio pensiero…tornano alla Genesi e dicono: “Guardate, tutto è sempre andato avanti nello stesso modo, fin dai patriarchi. Tornate indietro fino al principio. Tutto continua semplicemente nello stesso modo”.
Noterete i riferimenti ai padri in Romani 9:5 ed Ebrei 1:1. Lì indicano certamente i patriarchi dell’Antico Testamento. Non fondano il loro argomento su un passato recente; risalgono quanto più indietro possibile per dimostrare uniformità, per dimostrare immutabilità: nulla cambia mai, continuità, processo graduale e immutabile. Quindi in realtà stanno dicendo: “Ah, gli eventi cataclismatici non accadono; semplicemente non accadono. Grandi interventi divini e giudizi del genere non accadono.
Da quando i padri si sono addormentati”, ricordate, questo è un termine del Nuovo Testamento per indicare la morte. In realtà, la parola “cimitero” deriva da un termine greco che significa “luogo dove si dorme”, un nome carico di speranza che i cristiani diedero ai luoghi di sepoltura. Quindi, da quando morirono i primi uomini, da quando morirono i patriarchi, seguite questa affermazione del versetto 4: “Tutto continua come dal principio della creazione”. Questo è il loro argomento intellettuale, filosofico.
Ascoltate questo. È l’argomento dell’uniformitarismo o dell’immutabilità. Questa è la filosofia del peccatore. E qual è, nella nostra società, il risultato più evidente di questa filosofia? L’evoluzione. L’evoluzione è uniformitarista. Che cosa dice l’evoluzione? Tutto procede, inesorabilmente, esattamente allo stesso ritmo. Non c’è Dio, non c’è cambiamento, non c’è giudizio, non c’è niente di niente; tutto procede esattamente così.
E sapete che cosa dicono? Dicono: “Lo osserviamo e vediamo che procede così, quindi deve essere sempre andato così. E per andare da qui a là ci ha messo questo tempo. Quindi, se continuiamo a tornare indietro allo stesso ritmo, allo stesso ritmo, allo stesso ritmo, allo stesso ritmo, allora tutto ha cinque miliardi di anni”. Questa è uniformità, uniformitarismo. È la filosofia della costanza. Satana l’ha inventata molto presto, molto presto.
Ora voi conoscete l’evoluzione uniformitarista come il frutto del pensiero, prima di tutto, di Charles Lyell, poi di Darwin e infine di Huxley. Ma tutto questo esisteva molto prima di quei tipi. Quei tipi sono soltanto degli ultimi arrivati. Quella concezione era già ben sviluppata proprio qui, 2 Pietro 3. Ciò che stanno dicendo è questo: la parousia è impossibile. Gesù non verrà mai; non ci sarà mai un giudizio catastrofico; non ci sarà mai un intervento di Dio. Non c’è mai stato; non ci sarà mai. Non esistono catastrofi; non esistono miracoli. È tutto un processo naturale: processo naturale, continuità.
Negerebbero una creazione catastrofica in sei giorni, anche se la Bibbia dice questo. E semplicemente la demitizzano. Negherebbero che in Giosuè 10 il sole si sia fermato, il che significa che la terra smise di ruotare, senza che nessuno cadesse giù. Negherebbero quanto è scritto in 2 Re 20, cioè che l’ombra sulla meridiana tornò indietro. Negherebbero che il Mar Rosso si sia diviso. Negherebbero che Dio sia mai intervenuto per giudicare. Quindi perché dovremmo aspettarci che lo faccia?
Tra l’altro, più a lungo il Signore ritarda il Suo giudizio, più gli schernitori si sentono sicuri della loro visione della storia. Il mondo è molto stabile. È un sistema chiuso governato da leggi fisse. E in pratica dicono: “Non potete credere alla Bibbia; le parole della Bibbia non sono affidabili”. I peccatori dominati dalla sensualità trovano in questa falsa sicurezza la loro unica speranza di peccare senza paura. Questo è davvero importante.
Guardano il loro piccolo frammento di tempo e traggono conclusioni su tutta la storia. Dal fatto che per pochi anni tutto sia rimasto immutato, concludono che non sia mai avvenuto alcun cambiamento. Autoinganno, giochi mentali per assecondare le passioni, negazione della verità della Scrittura: l’evoluzione è lo strumento del diavolo per assecondare l’immoralità dei peccatori che non vogliono venire a Dio. Questo è devastante. Se Satana riesce a far credere alle persone che l’evoluzione sia vera, rende molto più difficile raggiungerle efficacemente con il vangelo.
Ascoltatemi. Una delle cose che imparate studiando il libro degli Atti — e ve la dirò rapidamente, perché forse è la cosa più importante che ho detto questa sera — è questa: ogni volta che gli apostoli evangelizzavano persone di ambiente giudaico, usavano sempre la Scrittura. Potete cominciare da Atti 2, Atti 7, Atti 8, Atti 10.
In Atti 2 Pietro predica partendo dalla Scrittura. In Atti 7 Stefano predica ai Giudei partendo dalla Scrittura. In Atti capitolo 8, Filippo trova un uomo sul suo carro che legge Isaia e gli spiega la Scrittura. Nel capitolo 10 c’è un uomo di nome Cornelio, un uomo timorato di Dio, e Pietro va da lui e gli annuncia Cristo partendo dalla Scrittura. A quale Scrittura si riferisce? Quale Scrittura? L’Antico Testamento.
L’evangelizzazione di quelle persone che possedevano la Scrittura si basa sempre sulla Scrittura. Quando Paolo andava nella sinagoga, ragionava con loro come? Partendo dalla Scrittura. Ma ascoltate attentamente questo. Ogni volta che il vangelo veniva predicato a pagani che non avevano la Scrittura, l’evangelizzazione si basava sulla creazione, sul Dio della creazione. Lasciate che ve lo mostri molto brevemente in Atti 14. Ascoltate attentamente.
In Atti 14, versetto 15, leggiamo questo. Qui vediamo Paolo che predica a un gruppo di pagani convinti che lui e Barnaba siano Zeus ed Ermes: pagani veri e propri, senza Scrittura. Questo è ciò che dice. Come si rivolgerà a loro? Come evangelizzate un gruppo di pagani che non hanno nemmeno la Scrittura? “Uomini”, versetto 15, “perché fate queste cose? Anche noi siamo uomini della stessa natura di voi e vi annunciamo il vangelo affinché abbandoniate queste cose vane”.
Ora, come farà a raggiungerli? Come si rivolgerà a loro con il vangelo? Partirà dall’Antico Testamento? No, non hanno l’Antico Testamento. Allora che cosa dice? “Vi parliamo del Dio vivente che…” Che cosa ha fatto? “Ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi”. Lo vedete? Con i pagani si parte sempre da questa domanda: come spiegate la creazione?
Nel capitolo 17 Paolo si trova sull’Areopago con un gruppo di filosofi, un gruppo di intellettuali pagani. Come si rivolge a loro? Con la Scrittura? No, non conoscono la Scrittura. Non sanno nulla della Scrittura. Così, al versetto 23, dice: “Lasciate che vi parli del Dio che non conoscete”. Ecco il Dio che non conoscete, versetto 24: “Il Dio che…” Che cosa ha fatto? “Ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso; Egli è Signore del cielo e della terra”.
Ora voglio mostrarvi un altro testo che trovo affascinante, Apocalisse capitolo 14, versetti 6 e 7. In Apocalisse 14:6-7, ascoltate questo: “Vidi un altro angelo che volava in mezzo al cielo e aveva il vangelo eterno”. Oh, che cos’è questo? “Un vangelo eterno da annunciare a quelli che abitano sulla terra”, non a persone che possedevano la Scrittura, ma “a ogni nazione, tribù, lingua e popolo”, al mondo pagano.
E che cosa predica l’angelo quando predica il vangelo eterno? Come si rivolge ai pagani? In questo modo: “Temete Dio e dateGli gloria, perché l’ora del Suo giudizio è venuta, e adorate Colui che…” Che cosa ha fatto? “Ha fatto il cielo, la terra, il mare e le sorgenti delle acque”. Con i pagani si parte sempre dalla creazione. Quindi, di che cosa pensate che Satana voglia convincere il mondo? Dell’evoluzione, perché allora non avete alcun punto di partenza evangelistico. Non avete alcun punto d’aggancio, nessuna porta aperta, nessuna via d’accesso.
Se Satana riesce a far credere a tutti la menzogna dell’evoluzione, alla quale, lo ripeto, non si arriva per via intellettuale ma per il desiderio di essere liberi di peccare, allora può ostacolare in modo significativo l’evangelizzazione dei pagani. E credetemi, cari amici, viviamo in una nazione pagana. Dobbiamo rivolgerci alla società pagana in cui viviamo partendo da questo punto: “Guardate il mondo intorno a voi; non vi sembra ragionevole pensare che esista un Dio? E io voglio dirvi chi è quel Dio”. È così che evangelizzate i pagani.
Ma se tutti i pagani sono convinti che tutto questo sia venuto dal nulla, che la formula per ogni cosa sia: nessuno per niente uguale a tutto, siete bloccati. Non c’è alcun ponte. I falsi insegnanti seguono dunque trek vie d’attacco: il ridicolo, la moralità e l’uniformità. Usano questi argomenti per negare che Cristo tornerà a giudicare il mondo.
Egli non verrà. Mettono in ridicolo quest’idea. Non vogliono che quel pensiero entri nella loro mente. Potrebbe mettere un freno al loro stile di vita peccaminoso. E così intellettualizzano, filosofeggiano e arrivano all’uniformitarismo. E questi sono i loro argomenti migliori, amici, e se volete sapere che cosa risponde Pietro, sarete qui domenica sera prossima. Chiniamo il capo insieme in preghiera.
Padre, Ti ringraziamo per questa parola così chiara, che ci aiuta a riconoscere le strategie degli schernitori e dei derisori, strumenti del nemico delle nostre anime. Ti ringraziamo per ciò che Pietro ci ha dato. E fa’ che ricordiamo che egli disse: “Sappiate questo, prima di tutto”; fa’ che comprendiamo l’espediente che stanno usando, che ne siamo consapevoli e restiamo in guardia, affinché non ne diventiamo vittime.
Confidiamo nella Tua Parola, crediamo nella Tua Parola, non ci lasceremo intimidire dal ridicolo. Non cadremo vittime dello stile di vita di coloro che rivendicano una libertà senza responsabilità. E non cederemo alla logica assolutamente stolta e ridicola dell’uniformitarismo evoluzionista. Signore, resteremo saldi sulla Tua Parola, sulla Tua verità. Ti ringraziamo per la fiducia che abbiamo in essa. Per amore di Cristo, amen.
FINE
This article is also available and sold as a booklet.
