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Ora apriamo la Parola di Dio per il nostro studio di questa sera. Seconda lettera di Pietro, capitolo 3, stiamo esaminando l’ultima sezione di questa epistola, i versetti da 11 a 18, e la intitoliamo: “Vivere nell’attesa del ritorno di Cristo [Living in Anticipation of Christ’s Return]”. Pietro ha esposto la rivelazione divina in questa grande epistola allo scopo di proteggere la chiesa dall’incessante assalto dei falsi insegnanti.

E ricorderete che nel capitolo 1 ci ha dato alcune istruzioni molto importanti su come assicurarci di essere in un giusto rapporto con Dio. Poi, nel capitolo 2, ha descritto le caratteristiche dei falsi insegnanti. E quindi, nel capitolo 3, ha confutato il loro errore principale, qualunque fosse l’assemblea a cui si stava rivolgendo. Evidentemente, questi falsi insegnanti attaccavano la dottrina della seconda venuta. Così, nei primi dieci versetti del capitolo 3, Pietro ha confutato magistralmente coloro che negano la seconda venuta di Gesù Cristo.

Dunque il capitolo 1 ha davvero posto un fondamento parlando del nostro rapporto personale con il Dio vivente e della necessità di assicurarci che sia come deve essere. Il capitolo 2 ci ha mostrato molto chiaramente che cosa dobbiamo cercare quando valutiamo coloro che si presentano come veri insegnanti ma non lo sono. Il capitolo 3, poi, difende la verità della seconda venuta di Gesù Cristo. E così, dopo aver completato quei primi dieci versetti, dobbiamo dire che Pietro ha davvero inferto un colpo mortale a coloro che diffondono menzogne sul ritorno di Gesù Cristo.

In questa epistola ha smascherato i falsi insegnanti. Ha fornito a tutti i cristiani che la leggono e la comprendono gli strumenti per difendersi. Ha demolito i loro errori riguardo al giudizio e al ritorno di Cristo. E ora l’epistola è quasi finita. Con forza ha affermato la verità che Gesù verrà. E dovremmo davvero ringraziarlo per questo. Il mondo dovrebbe ringraziarlo per questo. Perfino il mondo non rigenerato dovrebbe essere grato del fatto che la storia abbia una meta, che la storia abbia uno scopo.

Se Gesù non viene, se non c’è giudizio, se Dio non interverrà, pensate a che cosa significa. Significa che gli uomini restano assolutamente senza speranza, senza futuro, senza niente. William Barclay ha riportato tre splendidi esempi, tratti da tombe pagane, di ciò che accade quando gli uomini rifiutano la concezione della storia secondo cui essa ha una meta, un culmine, e Dio interverrà mediante la venuta di Cristo portando la storia alla sua giusta conclusione. Una di quelle tombe esprime l’edonismo; dice: “Non ero nulla, non sono nulla; dunque tu che sei ancora vivo, mangia, bevi e sii allegro”.

Quando la storia non ha una meta, quando non ha una fine, quando non ha un futuro, in alcuni cuori prevale l’edonismo e vivete come vi pare. Dopotutto, non c’è nulla che vi trattenga. E poi su una delle tombe c’è scritto: “Un tempo non esistevo, ora non esisto. Non ne sono consapevole, non mi riguarda”. E questo indica che, per alcuni, non c’era altro che apatia. Non mi importa davvero; non ho avuto alcuna esistenza, non ne ho adesso, non ne avrò, non significa nulla.

Infine, non avere una meta e una conclusione nella storia conduce alla disperazione. Un’altra tomba dell’antichità dice: “Charidas, che cosa c’è sotto? Tenebre profonde. Ma che dire delle vie verso l’alto? Tutto è una menzogna; allora siamo perduti”. Un epitaffio notevole per una tomba. Che si tratti di edonismo, di apatia o di disperazione assoluta, senza l’intervento di Dio nella storia umana, senza una meta per la storia, senza uno scopo per la storia, senza una conclusione per la storia, senza che i torti vengano raddrizzati, la vita non assume assolutamente alcun significato. E così, perfino coloro che non conoscono Cristo dovrebbero essere grati che Egli ritorni per mettere ogni cosa a posto.

Ma, al di là di questo, Pietro non si preoccupa tanto dei non credenti quanto dei cristiani. Gli sta a cuore che noi, come credenti, abbiamo una giusta comprensione e una giusta risposta al ritorno di Gesù Cristo. E così, prima di poter chiudere questa epistola, ha un’ultima cosa da dire. Uno scrittore la mette così: “Con le poche forze che gli restano, stringe più saldamente la penna e, con mano più ferma, scrive sulla pergamena davanti a sé le parole finali del suo fedele tentativo di fortificare i suoi fratelli.

“La sabbia nella clessidra del tempo sta scorrendo via e presto, né con la voce né con la penna, egli potrà più servire il Salvatore qui fra i figli degli uomini. Uomini feroci gli si stanno stringendo attorno e forse la sentenza di morte è già stata pronunciata. Molto presto, forse, mani brutali lo trascineranno al legno maledetto dove sarà crocifisso. Mentre considera le possibilità immediate e ripassa ancora una volta le parole che ha appena scritto, si domanda se non ci sia bisogno di un’ulteriore enfasi. Decide di sì. E mette per iscritto le parole finali”.

Le parole finali cominciano al versetto 11. “Poiché tutte queste cose devono essere distrutte in questo modo”, dice Pietro, “che sorta di persone dovreste essere”. Fermiamoci qui. Dopo aver appena reso chiarissimo che Gesù viene, ora pone la questione davvero, davvero importante. Che cosa significa questo per voi? Che tipo di persone dovreste essere? Se sapete che Gesù viene; se attendete quello che egli chiama il giorno di Dio, quello che al versetto 18 chiama il giorno dell’eternità; se attendete lo stato finale, il futuro glorioso, l’eternità che Dio ha preparato per coloro che Lo amano, quale effetto dovrebbe avere sulla vostra vita adesso? Se guardate con attesa a quel cielo finale, a quella gloria finale, non dovrebbe avere implicazioni molto, molto forti sul modo in cui vivete?

Ora tenete presente questo. Egli usa qui l’espressione “il giorno di Dio”, come vedremo. Usa l’espressione al versetto 18, proprio alla fine, “il giorno dell’eternità”, quindi, sia “il giorno di Dio” al versetto 12 sia “il giorno dell’eternità” al versetto 18 si riferiscono allo stato eterno. Dice che, se desiderate ardentemente quello stato eterno, quel nuovo cielo e quella nuova terra, quella gloriosa eternità; se la desiderate, questo dovrebbe avere un effetto sulla vostra vita.

Noi non desideriamo ardentemente il giorno del Signore. Questa espressione è usata al versetto 10. È un’espressione di giudizio, distruzione e dannazione. Non desideriamo ardentemente il giorno del Signore. Non aspettiamo con impazienza che Dio venga nel furioso giudizio finale di condanna. Sappiamo che è inevitabile. Ed è una cosa dolorosa a cui pensare. Ma desideriamo ciò che viene dopo il giorno del Signore, cioè quell’eterno giorno di Dio, lo stato eterno di gloria nella giustizia quando, come dice Paolo in 1 Corinzi, ogni cosa trova il suo compimento in Dio, nella Sua gloria suprema.

Così Pietro dice: “Guardate, se state aspettando la venuta del grande giorno di Dio, lo stato eterno, la gloria che sarà vostra alla presenza di Gesù Cristo quando Egli verrà e stabilirà la Sua gloria eterna, se state aspettando questo —” versetto 11 “— e state guardando oltre la distruzione del giorno del Signore, che sorta di persone dovreste essere. Che sorta di persone dovreste essere”.

Quell’espressione, “poiché tutte queste cose devono essere distrutte”, vi riporta al versetto 10, che dice: “I cieli passeranno con fragore e gli elementi saranno distrutti da un calore intenso, e la terra e le opere che sono in essa saranno arse”. Vi riporta al versetto 7: “I cieli e la terra attuali, per la Sua parola, sono riservati al fuoco, custoditi per il giorno del giudizio e della distruzione degli uomini empi”.

Ora, poiché sappiamo che questo accadrà, poiché tutte queste cose devono essere distrutte in questo modo, il che introdurrà il giorno di Dio, lo stato eterno, la gloria eterna, che sorta di persone dovreste essere? Ora noterete che al versetto 11 non c’è un punto interrogativo. Anche se a prima vista appare come una domanda, non è una domanda. È un’esclamazione. In realtà, quella piccola espressione “che sorta di persone” viene da un termine greco davvero unico, potapos. In realtà non pone affatto una domanda. Segna un’esclamazione di stupore. Non si aspetta una risposta.

Si potrebbe tradurre così: “Che straordinario livello di eccellenza dovrebbe caratterizzare la vostra vita!”. Quando dice “che sorta di persone dovreste essere”, il senso è: a quale livello di eccellenza dovreste vivere — ed è un’esclamazione, quando sapete che, oltre il giorno del Signore, vedrete il giorno di Dio e la gloria eterna. Questa è una sfida diretta ai cristiani a conformare la propria vita alla realtà dell’eternità.

Se Gesù viene per ricompensarvi, se Gesù viene per prendervi con Sé; se Gesù viene per costruire per voi un nuovo cielo e una nuova terra; se Gesù viene per liberarvi dal giudizio e introdurvi nel grande giorno eterno di Dio; se Gesù viene per portarvi nel regno della giustizia eterna, questo dovrebbe avere un effetto sulla vostra vita. In altre parole, se siete stati fatti per questo, creati per questo, redenti per questo, santificati per questo, allora dovreste cominciare a vivere alla luce di tutto questo. È questo che Pietro sta dicendo.

Carissimi, se questo è ciò per cui siamo stati salvati, quanto dovremmo vivere già adesso in modo coerente con il nostro destino. In effetti, in 2 Corinzi 5:9, Paolo si unisce a Pietro su questo punto. Dice: “Abbiamo come nostra ambizione, sia che siamo a casa sia che siamo lontani, di esserGli graditi, perché tutti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la ricompensa per le cose fatte nel corpo, secondo ciò che ha fatto, sia bene sia male”. Verrà un tempo in cui riceveremo una ricompensa eterna. Staremo tutti davanti a quel giudizio. Come dice Paolo in 1 Corinzi, in quel momento, quando il Signore giudicherà i segreti dei nostri cuori, ciascuno di noi riceverà lode da Dio ed entreremo nella nostra ricompensa eterna.

Che tipo di persone dovremmo essere, dunque? Non viviamo per questo mondo. Siamo forestieri, estranei, stranieri. Noi cristiani non facciamo parte di questo sistema mondano. Non amiamo il mondo, né le cose che sono nel mondo. Non è il nostro posto. Siamo pellegrini. Apparteniamo al cielo. Aspettiamo una città il cui architetto e costruttore è Dio, una città non fatta da mano d’uomo, eterna nei cieli. Che tipo di persone dovremmo essere, a quale livello di eccellenza dovremmo vivere, dice. E così, la fede e la fiducia nella gloria del futuro giorno di Dio, nel quale dimoreremo per sempre nella giustizia con Lui, comportano per noi alcune precise conseguenze.

Pietro ne elenca diverse, delle quali parleremo questa sera e domenica sera prossima. Prima di tutto, al versetto 11 c’è un’affermazione generale. “Che sorta di persone dovreste essere in santa condotta e pietà?”. Ed è questo l’ambito di cui sta parlando. Qualunque sia il tipo di persone che dovete essere, egli parla nell’ambito della pietà e nell’ambito della santità. La santa condotta si riferisce all’azione; la pietà si riferisce all’atteggiamento. La santa condotta si riferisce al modo in cui vivo la mia vita; la pietà si riferisce allo spirito di riverenza dentro di me con cui vivo la mia vita. La santa condotta si riferisce a ciò che governa il mio comportamento, e la pietà si riferisce a ciò che governa il mio cuore. E così sta dicendo: che tipo di persona dovreste essere nel cuore e nel comportamento, nelle motivazioni e nelle azioni, nell’atteggiamento e nel dovere.

Entrambi i termini, tra l’altro, sono al plurale, cosa difficile da rendere in italiano. Ma in greco prendono semplicemente il concetto di santità e di pietà e lo estendono a tutta la vita. È come se dicesse: che tipo di persona dovreste essere nelle santità e nelle pietà, così che santità e pietà permeino ogni cosa, ogni ambito della nostra vita. Questo è il messaggio finale di Pietro. Questa è la sua ultima parola. E, come sapete, la tradizione ci dice che fu crocifisso e si sentiva indegno di essere crocifisso come il Suo Signore, così implorò di essere crocifisso a testa in giù, e così avvenne. Ma la sua ultima parola è questa: “Siamo diretti verso la gloria; che tipo di persone dovremmo essere nell’ambito della condotta e del cuore, della santità, della pietà, in vista di questo futuro glorioso?”. Questa è davvero la questione.

Qual è la risposta? Qual è la risposta? La risposta si sviluppa dal versetto 12 fino al versetto 18. Che cosa dovrebbe caratterizzarci? Lasciate che vi dia un piccolo elenco, poi lo esamineremo. Attesa, pacificazione, purificazione, evangelizzazione, discernimento, maturazione e adorazione. Ora, non avete bisogno di annotarvele; voglio solo darvi un’idea del filo del discorso. Queste sono le cose che dovrebbero distinguerci nella santa condotta e nella pietà.

Francamente, questa implicazione della seconda venuta ci riporta a 1 Pietro capitolo 1. Devo riportarvi lì, 1 Pietro capitolo 1, al versetto 13, Pietro dice: “Perciò preparate la vostra mente all’azione”, ecco di nuovo l’esterno, “siate sobri”, ecco l’interno. Quindi mettete a posto la vostra condotta e mettete a posto il vostro atteggiamento, ed eccoci di nuovo con quella santa condotta e quella pietà interiore. E dice: “Riponete pienamente la vostra speranza nella grazia che vi sarà recata alla rivelazione di Gesù Cristo”. Ecco lo stesso concetto.

Vivete alla luce di quella incredibile grazia che vi sarà concessa quando Gesù sarà pienamente rivelato in tutta la Sua gloria e stabilirà il Suo regno eterno. Vivete alla luce di questo, e avrà un effetto sulle vostre azioni e avrà un effetto sulla vostra mente, o sul vostro cuore, sul vostro essere interiore. E poi dice: “Come figli ubbidienti — 1 Pietro 1:14 “— non conformatevi alle concupiscenze di un tempo, che erano vostre nella vostra ignoranza, ma, come il Santo che vi ha chiamati, siate santi anche voi in tutta la vostra condotta”. Sta chiamando di nuovo alla santità in vista dell’eternità.

La santità, dunque, deve estendersi a tutti gli ambiti della vita, a tutte le questioni della vita. Questo è coerente con la meta verso cui siamo diretti. Questa è la direzione che dovremmo prendere. Il versetto 15 sottolinea questo punto molto importante. “Ma, come il Santo che vi ha chiamati, siate santi anche voi”. Se siamo figli di Dio, se siamo diretti verso il Suo regno, dovremmo comportarci in modo coerente con questa identità. Ricorderete Matteo 5:48, proprio all’inizio del Nuovo Testamento, quando viene riportato il primo sermone di Gesù. Dice: “Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste”.

L’apostolo Paolo disse in Colossesi: “Rivolgete il vostro affetto alle cose di lassù e non alle cose della terra”. Paolo disse che la nostra cittadinanza non è sulla terra, ma in cielo. In altre parole, dobbiamo vivere alla luce della gloria, e questo ci spinge a un livello di santità e di pietà che permea assolutamente tutta la vita. La speranza ci rende santi. La speranza ci rende santi. Ora, poiché un giorno saremo con Lui, come cominciamo questo processo di santità? Quali sono le parti che contribuiscono a renderci il tipo di persone che dovremmo essere?

Prima di tutto, chiamiamola attesa. Primo punto: attesa. Notate il versetto 12. “Aspettando e affrettando la venuta del giorno di Dio, a motivo del quale i cieli saranno distrutti dal fuoco e gli elementi si dissolveranno per il calore intenso; ma, secondo la Sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una nuova terra nei quali dimora la giustizia”. Ecco il concetto dell’attesa. Poiché sono diretto verso la gloria eterna, poiché sarò cittadino del regno eterno di Dio, poiché sarò liberato dal giorno del Signore per entrare nell’eterno giorno di Dio, dovrei vivere nell’attesa di questo. È piuttosto evidente.

Guardiamo il versetto 12 e vediamo semplicemente le diverse parti di questa straordinaria verità. Aspettando e affrettando la venuta del giorno di Dio: è come se Pietro dicesse che certamente non dovreste averne paura, certamente non dovreste preoccuparvene. Dovreste essere come coloro di cui Paolo parla e con i quali si identifica in 2 Timoteo 4:8, quando parla di quelli che amano l’apparizione di Cristo. Dovreste essere come Giovanni, che disse: “Sì, vieni, Signore Gesù”. Come Paolo, che disse: “È bello essere qui; partire ed essere là è di gran lunga meglio”. Dovreste avere nel cuore un ardente desiderio per la venuta del giorno di Dio.

Quel verbo “aspettando” contiene l’idea dell’attesa, l’idea di aspettare con vigilanza, pronti per l’arrivo del Signore. Quella parola “affrettando” aggiunge l’idea di un desiderio ardente. Non solo state osservando e aspettando, ma desiderate ardentemente che accada. Non vi limitate ad aspettarlo; lo aspettate e lo volete intensamente, e lo volete presto. Questa è l’idea. Invece di vivere nella paura del futuro, nella paura del giudizio e nella paura del giorno del Signore, vivete con santo ardore. Vivete con quella parola di 1 Corinzi 16:22, Maranatha sulle labbra: Signore, vieni; vivendo costantemente in un’attesa ardente.

Che cosa significa? Significa che dovrò affrontare alcune questioni nella mia vita. Significa che dovrò affrontare alcune cose nella mia vita, così da poter dire: voglio che Egli venga, perché so che, quando verrà, non dovrò vergognarmi alla Sua venuta. 1 Giovanni 2 parla del non vergognarsi quando Gesù viene. Capitolo 2, versetto 28: “Quando Egli apparirà, possiamo avere fiducia e non ritirarci da Lui, pieni di vergogna, alla Sua venuta”. Se la mia vita è a posto, allora non mi vergognerò. Sarò impaziente e desidererò ardentemente che Gesù venga.

Quella piccola espressione “la venuta”, ancora quella meravigliosa parola parousia. Letteralmente significa la presenza. Potrebbe leggersi: aspettando e affrettando la presenza del giorno di Dio. E se prendete quella parola parousia e la seguite lungo il Nuovo Testamento, ovunque la troviate sottolinea una presenza personale e corporea di Gesù Cristo. Non è la presenza di un evento. Non è la presenza di un luogo. È la presenza di una persona.

E così stiamo aspettando la presenza di Gesù Cristo, che sarà la gloria dell’eterno giorno di Dio, che sarà il gioiello dei nuovi cieli e della nuova terra. E se la nostra vita è a posto, non abbiamo motivo di vergognarci, perché non abbiamo peccati ricorrenti lasciati senza confessione; allora possiamo attendere con impazienza la venuta di Gesù Cristo. Desideriamo ardentemente il Suo ritorno.

Come ho detto prima, quella piccola espressione “giorno di Dio” non si riferisce, credo, al giorno del Signore. Alcuni li considerano la stessa cosa. Ma io credo che si riferisca a quel giorno eterno che è menzionato anche, come ho detto, al versetto 18: lo stato eterno quando Dio sarà tutto in tutti. Noi non attendiamo con impazienza il giorno del Signore; attendiamo il giorno di Dio. Così, dice, se lo state aspettando, cioè vigilando, e se state affrettando la presenza di quel giorno, cioè lo state attendendo con ardore, desiderando che venga, allora dice: “A motivo del quale i cieli saranno distrutti”, e così via.

Sta facendo un’osservazione molto interessante. Seguitela. Se state aspettando e affrettando il giorno di Dio, perché esso venga deve accadere qualcos’altro. A motivo del giorno di Dio, Dio deve distruggere l’universo presente. Possiamo dunque dire che ciò che intende è che, per fare posto al giorno di Dio, deve esserci il giorno del Signore. Se deve esserci un nuovo giorno e un nuovo regno e un nuovo cielo e una nuova terra; se deve esserci un nuovo universo nel quale dimora la giustizia, allora il Signore dovrà distruggere quello vecchio. La distruzione dell’intero universo maledetto dal peccato.

Proprio come abbiamo imparato ai versetti 5 e 6, che il Signore distrusse una volta questo universo mediante l’acqua, per quanto riguarda la terra, facendo perire annegati tutti gli uomini che vi si trovavano mediante le acque sotto e sopra la terra, così in futuro lo distruggerà mediante il fuoco. E così Pietro sta dicendo che, quando arriverà il tempo del giorno di Dio, prima deve venire il giorno del Signore. Notate bene questo: il giorno del Signore non è il risultato di alcun processo naturale. Non è il risultato di alcuna calamità naturale. Non è il risultato di alcune nazioni che usano armi nucleari. Non è il risultato di alcun uomo, né di alcun evento naturale o cataclisma naturale. È un giudizio inflitto da Dio onnipotente mediante la potenza di Cristo, al quale Egli ha affidato il giudizio. È l’opera di Dio.

Sento persone che cercano di spiegarlo come una guerra nucleare o come l’effetto di uno scienziato che preme il pulsante sbagliato e innesca una reazione a catena che distrugge tutti gli atomi. Non è opera dell’uomo. È opera di Dio. E poi, proprio per sottolinearne l’orrore, Pietro ripete ciò che ha detto al versetto 10. Guardate dunque ancora il versetto 12. “A motivo del quale i cieli saranno distrutti dal fuoco e gli elementi si dissolveranno per il calore intenso”. È quasi identico al versetto 10 e molto vicino al versetto 7, come ho letto poco fa.

Ora ci sono alcune anticipazioni di tutto questo. Tenete presente, adesso, che il giorno del Signore viene in due fasi. La prima fase ha inizio quando Gesù ritorna, alla seconda venuta, alla fine del periodo della Tribolazione. Poi Egli stabilisce il Suo regno millenario. Alla fine di quei mille anni viene la seconda fase del giorno del Signore. Dio lo vede come un unico giorno, perché per Lui mille anni sono come un giorno, come dice il versetto 8.

Ma nella prima di queste due fasi, quando Gesù viene all’inizio dei mille anni, ci sono alcune anticipazioni di ciò che accadrà alla fine dei mille anni, quando avrà luogo l’incendio totale dell’universo. Lasciate che vi mostri le anticipazioni che avvengono mille anni prima. Guardate Apocalisse. Questo sarà un piccolo… un piccolo assaggio di come sarà.

In Apocalisse capitolo 8, versetto 7, vengono suonate le trombe per annunciare il giudizio alla fine del periodo della Tribolazione. E quando suona la prima tromba, “vennero grandine e fuoco, mescolati con sangue, e furono scagliati sulla terra; un terzo della terra fu arso, un terzo degli alberi fu arso e tutta l’erba verde fu arsa. E il secondo angelo suonò, e qualcosa di simile a una grande montagna ardente di fuoco fu scagliato nel mare; e un terzo del mare divenne sangue, e un terzo delle creature che erano nel mare e avevano vita morì; e un terzo delle navi fu distrutto”.

È inimmaginabile pensare che un’enorme, enorme palla di fuoco proveniente dal cielo possa colpire i mari, distruggere un terzo dei mari senza creare un maremoto che sarebbe assolutamente al di là di ogni immaginazione; una palla di fuoco fiammeggiante che precipita nel mare, da aggiungersi agli altri fuochi che scendono sulla terra e bruciano un terzo di tutto ciò che c’è sul globo. Questa è soltanto un’anticipazione del fuoco devastante dell’universo che consumerà ogni cosa alla fine dei mille anni, quando il Signore stabilirà il nuovo cielo e la nuova terra.

Capitolo 9 di Apocalisse, arriva un’altra anticipazione. Capitolo 9, versetto 17: compare un grande esercito, al suono della tromba del sesto angelo, e compare questo esercito: i cavalli e i loro cavalieri. Dice: “I cavalieri avevano corazze color fuoco, giacinto e zolfo; e le teste dei cavalli sono come teste di leoni; e dalle loro bocche escono fuoco, fumo e zolfo. E un terzo dell’umanità fu ucciso da queste tre piaghe, dal fuoco, dal fumo e dallo zolfo”, che è come lava, “che uscivano dalle loro bocche”.

Questa è una sorta di descrizione figurata e molto vivida di una grande forza infuocata. Forse Dio semplicemente apre la terra e sprigiona tutta la potenza vulcanica racchiusa nelle viscere della terra, che, come sapete, arriva a circa 5.500 gradi Celsius, e consuma un terzo del mondo. Questa è soltanto un’anticipazione, è soltanto un piccolo assaggio di ciò che verrà alla fine del regno millenario.

Apocalisse capitolo 16 e versetto 8, e qui avete i giudizi finali. Prima leggete dei giudizi dei sigilli, poi leggete dei giudizi delle trombe, che arrivano in successione più rapida, e poi leggete dei giudizi delle coppe, che sono i più rapidi di tutti, avvenendo molto, molto rapidamente alla fine della Tribolazione, appena prima che venga il Signore Gesù. E al versetto 8 del capitolo 16 dice: “Il quarto angelo versò la sua coppa sul sole, e gli fu dato di bruciare gli uomini con il fuoco. E gli uomini furono arsi da un calore feroce; e bestemmiarono il nome di Dio, che ha potere su queste piaghe, e non si ravvidero per darGli gloria”.

Non so che cosa faccia il Signore; è quasi come se Egli facesse versare all’angelo della benzina sul sole, e questo diventasse più caldo di quanto sia mai stato, e cominciasse letteralmente a incenerire le persone nel mondo.

Capitolo 18, un’altra anticipazione di ciò che deve venire. Qui abbiamo la descrizione della dissoluzione del mondo dell’uomo, della sua attività, della sua economia: Babilonia la grande. Versetto 8: “In un solo giorno verranno le sue piaghe, pestilenza, lutto e carestia, e sarà consumata dal fuoco; perché il Signore Dio che la giudica è potente”.

Poi, infine, capitolo 20, versetto 9. Qui troviamo, alla fine dei mille anni, Satana liberato dalla prigione. Esce per ingannare persone che hanno vissuto durante quei mille anni e hanno rifiutato Cristo. “E salirono sulla distesa della terra e circondarono l’accampamento dei santi”, e tutti i ribelli provenienti dal regno cercheranno di attaccare “la città diletta; e dal cielo scese fuoco e li divorò. E il diavolo che li aveva sedotti fu gettato nello stagno di fuoco e di zolfo, dove sono la bestia e il falso profeta; e saranno tormentati giorno e notte nei secoli dei secoli”.

E quello è il punto di partenza della devastazione finale del fuoco che consuma l’intero universo. È così che finirà. E il Signore ci ha dato ampi avvertimenti: Antico Testamento, Nuovo Testamento, anticipazioni molto descrittive di ciò che avverrà alla fine del periodo di sette anni della Tribolazione, appena prima del ritorno di Gesù per stabilire il Suo regno millenario. E poi un assaggio di quel fuoco furioso cadrà su quel grande esercito ribelle che combatterà contro Gesù Cristo alla fine del Suo regno terreno.

E poi viene la conflagrazione finale, quando tutto l’universo viene consumato e gli elementi si dissolvono per il calore intenso. Fino agli elementi stessi. Che cosa significa qui “gli elementi”? È di nuovo quella parola stoicheia. Significa i componenti microscopici che costituiscono i mattoni fondamentali della materia. Fino all’essenza stessa della materia, tutto sarà consumato. 1 Giovanni 2:17: “E il mondo passa”. L’universo, la terra, e il mondo significa il sistema — sociale, economico, culturale, religioso, qualunque esso sia — tutto viene consumato.

Quando arriva il giorno di Dio, la distruzione finale ha avuto luogo. Il giorno dell’uomo è finito. Ecco perché è il giorno di Dio. Non è più il giorno dell’uomo. La corruzione dell’universo da parte dell’uomo e quella degli angeli caduti vengono finalmente giudicate. E così, al versetto 13, Pietro dice: “Ma, secondo la Sua promessa, noi aspettiamo”, non il giorno del Signore. Aspettiamo il giorno di Dio, il giorno dell’eternità, “nuovi cieli e una nuova terra, nei quali dimora la giustizia”.

Secondo la Sua promessa, al singolare: la promessa è stata affermata più e più volte, che il Signore porterà un nuovo cielo e una nuova terra, il paradiso riconquistato dopo la conflagrazione di fuoco. E noi lo aspettiamo, un nuovo cielo e una nuova terra. Questa, in realtà, è un’unica idea. Lì non ci sono due articoli determinativi; non ci sono articoli. Aspettiamo un unico insieme: un nuovo cielo e una nuova terra. Questa è la promessa di Dio. Ma secondo la Sua promessa, Lui che non può mentire, che dice sempre la verità, aspettiamo un nuovo mondo, un nuovo universo.

Quella promessa risale a molto tempo fa. Quella promessa risale a molto tempo fa, fino ai Salmi. Nel Salmo 102, per esempio, al versetto 25: “In antico Tu fondasti la terra, e i cieli sono opera delle Tue mani; essi periranno, ma Tu rimani; tutti si consumeranno come un vestito; come un abito Tu li cambierai, e saranno cambiati”. I nuovi cieli e la nuova terra. Il profeta Isaia lo vide. Ancora, Isaia 65:17: “Poiché ecco, dice il Signore, Io creo nuovi cieli e una nuova terra”, e ascoltate questo, “e le cose di prima non saranno ricordate né verranno in mente”.

Ascoltate, una delle grandi realtà dell’eternità è che non avrete alcun ricordo del tempo. Sarete completamente assorbiti nel nuovo cielo e nella nuova terra, e le cose di prima non saranno ricordate né verranno in mente. “Siate lieti e gioite per sempre”, dice, “di ciò che Io creo”. E poi, in Isaia 66, al versetto 22, lo dice di nuovo: “Come i nuovi cieli e la nuova terra che Io faccio dureranno davanti a Me”, dichiara il Signore, “così dureranno la vostra discendenza e il vostro nome”.

Sì, dice Pietro, secondo la Sua promessa, c’è un nuovo cielo e una nuova terra. Il termine greco tradotto “nuovo” è kainos. Indica qualcosa di nuovo per qualità, non semplicemente nuovo in senso cronologico: non solo successivo nel tempo, ma qualitativamente nuovo. È diverso, non somiglia a nulla che abbiamo mai conosciuto. E come riassume il carattere della sua novità? Magnificamente, versetto 13: “Nel quale dimora la giustizia”. La parola “dimora” proprio non rende l’idea, amici, proprio non la rende. C’è una parola greca, oikeō, che significa essere a casa, essere a casa. Questa parola è katoikeō.

Ogni volta che, come vi ho detto, aggiungete una preposizione a un verbo nella lingua greca, ne intensificate il significato. Katoikeō significa stabilirsi e sentirsi a casa, stabilirsi e sentirsi a casa; stabilirsi in modo permanente, come a casa propria. E così sta dicendo che quel nuovo mondo è un mondo nel quale la giustizia non è più un’estranea, un mondo nel quale la giustizia non è più una vagabonda, un mondo nel quale la giustizia non è più una forestiera, un mondo che è la casa della giustizia, un’esistenza permanente, perfetta. Questo è il mondo che aspettiamo. Questo è il mondo che ci è stato promesso in Gesù Cristo. È quella la meta della nostra storia. È ciò che è preparato per coloro che Lo amano.

In Isaia capitolo 60, versetto 19, Isaia scrive di quel mondo. Ascoltate ciò che dice. “Non avrai più il sole come luce di giorno, né la luna ti darà luce con il suo splendore”. Non è straordinario? Non avremo il sole come luce e non avremo la luna come luce. “Avrai il Signore come luce eterna”, che dichiarazione, “e il tuo Dio sarà la tua gloria. Il tuo sole non tramonterà più, né la tua luna calerà; perché avrai il Signore come luce eterna, e i giorni del tuo lutto saranno finiti. Allora tutto il tuo popolo sarà giusto”. Che grande dichiarazione. Tutto il tuo popolo sarà giusto.

Guardate Apocalisse capitolo 21. Ecco una descrizione del Nuovo Testamento. Apocalisse 21:1: “E vidi un nuovo cielo e una nuova terra; perché il primo cielo e la prima terra erano passati, e il mare non c’era più”, nessuna separazione. “Vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo da presso Dio, preparata come una sposa adorna per il Suo sposo. E udii una gran voce dal trono, che diceva: Ecco, il tabernacolo di Dio è fra gli uomini, ed Egli si stabilirà e sarà a casa in mezzo a loro, ed essi saranno il Suo popolo, e Dio stesso sarà in mezzo a loro”. È qui che la giustizia è a casa, perché è qui che Dio è a casa. Poiché Dio è la luce, la luce eterna.

Il versetto 4 dice: “Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte; non ci sarà più né lutto né grido né dolore; le cose di prima sono passate”. E “Colui che siede sul trono”, il Signore, “dice: Ecco, Io faccio nuove tutte le cose”. Tutte le cose nuove. “E disse: Scrivi, perché queste parole sono fedeli e veraci. E mi disse: È compiuto. Io sono l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine. A chi ha sete darò gratuitamente della fonte dell’acqua della vita. Chi vince erediterà queste cose, e Io sarò il suo Dio ed egli sarà Mio figlio”.

Se volete avere parte a questo regno, dovete vincere. Voi dite: “Come faccio a vincere?”. Giovanni lo ha detto. Che cos’è che vince? “Proprio la nostra fede”. Fede in chi? “Fede in Gesù Cristo”. Versetto 8: “Ma quanto ai codardi, agli increduli, agli abominevoli, agli omicidi, agli immorali, agli stregoni, agli idolatri e a tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno che arde di fuoco e di zolfo, che è la seconda morte”.

Andate al versetto 23, e qui di nuovo troviamo ciò che abbiamo letto in Isaia. “E la città non ha bisogno del sole né della luna che risplendano su di essa, perché la gloria di Dio l’ha illuminata, e la sua lampada è l’Agnello. E le nazioni cammineranno alla sua luce, e i re della terra”, cioè quelli che sono stati redenti, “porteranno in essa la loro gloria. E di giorno, perché là non ci sarà notte, le sue porte non saranno mai chiuse; e vi porteranno la gloria e l’onore delle nazioni”. Tutte le nazioni saranno là, godendo di questa gloria. Ma il versetto 27: “Nulla d’impuro, e nessuno che commetta abominazioni e menzogne, entrerà mai in essa, ma soltanto quelli i cui nomi sono scritti nel Libro della vita dell’Agnello”.

È il luogo nel quale la giustizia si stabilisce e finalmente è a casa. È il luogo dove la giustizia non è un’estranea. È il luogo dove Dio dimora. Che mondo. Che mondo. La nostra risposta dovrebbe essere quella di Giovanni. Andate al capitolo 22, Apocalisse, versetto 8: “E io, Giovanni, sono colui che udì e vide queste cose, e quando udii e vidi caddi a terra per adorare”. Il suo cuore era a posto. È solo caduto nel posto sbagliato. Cadde ai piedi di un angelo che disse: “Alzati, adora Dio; è Lui che ha fatto tutto questo”. Giù al versetto 20: “Colui che testimonia queste cose dice: Sì, vengo presto”. E qual è la risposta di Giovanni? “Amen”, che cosa? “Vieni, Signore Gesù. Vieni, Signore Gesù”.

E vedete, se sappiamo che siamo diretti verso il nuovo cielo e la nuova terra; se sappiamo che saremo liberati dal giorno del Signore, fase uno e fase due; se sappiamo che sfuggiremo al giudizio perché siamo stati destinati alla vita eterna, alla gloria eterna e alla giustizia eterna, e che la nostra dimora per sempre sarà nell’eterno giorno di Dio, dove non c’è altro che giustizia; se questo è il piano di Dio per noi e questa è la ragione per cui Egli ci ha redenti, che tipo di persone dovremmo essere. Certamente non come persone che passeranno l’eternità nella fossa ardente.

Prima di tutto, dovremmo essere persone caratterizzate dall’attesa. Dovremmo vivere nell’attesa. La sequenza degli eventi: il Signore Gesù viene per rapire la Sua chiesa, poi viene la prima fase del giorno del Signore, la devastazione del giudizio. E poi ritorniamo con Lui per regnare con Lui in quei mille anni nei nostri corpi glorificati.

Alla fine di quel periodo Egli distrugge l’universo, preservando attraverso quella distruzione coloro che sono già stati resi giusti e redenti, e infine, alla fine dei mille anni, ci introduce nel giorno di Dio. È per questo che siamo stati fatti ed è questo che dovremmo attendere. Dovremmo vivere nell’attesa. Il meglio deve ancora venire. Ci sono tante ricchezze in questo passo. Preghiamo.

Grazie, Padre, ancora una volta, per questo meraviglioso richiamo a ciò che ci attende. Grazie perché hai scritto i nostri nomi nel Libro della vita dell’Agnello. Grazie perché hai fatto volgere i nostri cuori con fede a Gesù Cristo e ci hai salvati. Grazie perché siamo diretti verso il cielo. Grazie perché non saremo mai condannati, ma conosceremo soltanto la gloria eterna. Non perché ne siamo degni, non perché abbiamo fatto qualcosa per meritarlo, ma perché Tu ci hai amati e hai dato il Tuo Figlio per noi, perché noi abbiamo semplicemente ricevuto l’offerta della salvezza data gratuitamente.

Padre, prego per chiunque sia qui e sia avviato verso gli orrori del giudizio, affinché questa sera Tu volga il suo cuore e quella persona venga a Gesù Cristo, non soltanto per ricevere benedizione, gioia e pace in questa vita, ma la gloria eterna. Dio, Ti preghiamo di salvare molti questa sera e di volgerli verso di Te, perché diventino figli di Dio che erediteranno il nuovo cielo e la nuova terra. E per coloro che sono cristiani, Signore, fa’ che viviamo nell’attesa e fa’ che viviamo con ardore, vegliando nell’attesa della venuta del Salvatore, impazienti e desiderosi che Egli venga, affinché possiamo entrare in ciò a cui siamo stati destinati, cioè essere resi simili a Gesù Cristo, dimorare nella Sua giustizia eterna alla Tua presenza, per amore di Cristo. Amen.

FINE

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