Apprezzo molto la scelta della canzone fatta dalle sorelle Nichol, perché l’idea di amare il Signore Gesù Cristo è davvero nel mio cuore oggi. Questa settimana stavo pensato, meditando, guardando a lungo nella Parola di Dio in momenti di quiete personale, scrutinando il mio cuore, cercando al Signore con l’obbiettivo di vedere che cos’è che vi avrei detto in preparazione alla Sua cena questa mattina. E nel mentre ho ceduto alla guida dello Spirito di Dio, la mia mente è stata inondata dalla necessità di sottolineare la questione dell’amare il Signore Gesù Cristo.
La Chiesa è una cosa complessa, e la vita per noi diventa infinitamente complessa. E alle volte diventa così complessa che perdiamo di vista l’essenziale, la base. E penso davvero che l’ingrediente, o l’elemento di base della vita cristiana sia l’amore verso il Signore Gesù Cristo, e prima o poi dobbiamo fare i conti con questa realtà, dobbiamo ritornarci, e non è semplice. Non so se ci avete mai pensato, ma ultimamente mi è venuto in mente con una certa imponenza il fatto che viviamo in un mondo che ha così tante opzioni da essere quasi sconcertante.
Infatti, la settimana scorsa stavo leggendo un libro la cui tesi dell’autore era che abbiamo così tante alternative, così tante opzioni e così tante scelte che la gente ha semplicemente rinunciato a tutto. Ed uno dei fattori principali che contribuiscono al fatto che le persone non hanno più convinzioni personali su nulla, e che non sanno quali siano le loro priorità è perchè sono letteralmente devastate dalla miriade di scelte a disposizione. Cioè può essere una cosa così semplice come il rimanere fermi a discutere per 15 minuti perché non si arriva ad una conclusione sul quale Fast Food portare i bambini. Ed abbiamo un numero infinito di scelte.
E quello è un approccio semplicistico, ma viviamo in una società incredibilmente pluralista, ed abbiamo scelte e scelte e scelte; scelte su ciò che mangiamo, scelte su ciò che indossiamo, scelte sul come intrattenerci, scelte in termini d’istruzione, scelte in termini di svago, scelte, scelte, scelte...
In una vita in cui viviamo letteralmente di scelte - che tipo d’auto, che tipo di casa, che tipo di vestiti, che tipo di quello che sia... in qualche modo il nostro approccio al Cristianesimo ed il nostro approccio alla chiesa si è intrecciato con quelle scelte. Così che le cose che facciamo a riguardo al regno, e le cose che facciamo nei confronti del Signore e le cose che facciamo in relazione alla chiesa ci sembrano solo una fazione situata da qualche parte nel mezzo di quell’elenco esteso di scelte. Sono opzionali, così come ogni altra cosa. Cioè è un po’ come dire, andiamo in chiesa, oppure andiamo a giocare a golf, o andiamo a farci un giro in macchina, o andiamo a fare colazione o quello che sia; oppure potremmo avere una riunione di preghiera con la nostra famiglia, o guardare la televisione, o andare a una partita di calcio, o andare fuori a fare un picnic.
In altre parole, sembra che in questa miriade di scelte che abbiamo a disposizione, si sia persa la categoria distintiva del non-opzionale, ovvero la dimensione spirituale, il tutto è ormai mischiato. E con un numero infinito di scelte, in qualche maniera, da qualche parte lì, c’infiliamo anche le cose del Signore. Solo se di fatto, sono le cose che vogliamo fare. E quindi, per quanto riguarda il tema dell’amore verso il Signore Gesù Cristo, possiamo dire che abbiamo imparato ad amarlo in maniera piuttosto selettiva. Vogliamo amare il Signore Gesù Cristo e quindi cantiamo a quel riguardo. Cantiamo di quanto lo amiamo.
L’abbiamo detto molte volte e se qualcuno ci chiedesse: «Ami il Signore Gesù Cristo?», risponderemmo: «Certo che sì». Se ci dovessero chiedere: «Lo ami con tutto il cuore?», diremmo: «Certo che sì». «E tutta la tua anima, tutta la tua mente e tutta la tua forza?», diremmo: «Beh, certamente lo desidero», e verblizziamo il nostro amore verso il Signore Gesù Cristo, ma la questione è se questo si concretizza o meno nel modo in cui viviamo; o se, in effetti, da un lato diciamo di amare il Signore Gesù Cristo, e dall’altro lato, quelle cose che lo dimostrerebbero sono solo una serie di opzioni e di alternative insieme a tutto il resto del mondo, e ci ritroviamo ad amare un sacco di altre cose proprio come amiamo il Signore Gesù Cristo.
Cioè voglio dire, amiamo il Signore Gesù Cristo se il prezzo non è troppo alto. Amiamo il Signore Gesù Cristo se ci fa sentire a nostro agio. Amiamo il Signore Gesù Cristo se è la scelta migliore. E sono preoccupato perché penso che in molti luoghi della nostra nazione, in molte chiese e potenzialmente, anche nei nostri cuori abbiamo creato un problema reale, in cui abbiamo perso il senso completo della santità e del santo e dell’obbligo verso ciò che è divino. Dovrei dire, la santità del sacro, e l’obbligo verso ciò che è divino. È solamente una parte della vita che è piena d’opzioni di ogni tipo. E questo mi preoccupa, e questa mattina vorrei vedere se riesco ad aiutarvi a mettere a fuoco, a rimettere a fuoco la vostra attenzione sul tema dell’amare il nostro Signore Gesù Cristo. E credetemi, sto parlando direttamente anche al mio cuore.
Qual era il segno principale di un santo dell’Antico Testamento? Se voleste identificare la caratteristica più santa di un santo dell’Antico Testamento, quale sarebbe? Tornate per un momento nella vostra Bibbia al libro di Deuteronomio. Ed in Deuteronomio capitolo 6, versetto 5 credo che abbiamo la linea di fondo del comportamento spirituale dell’Antico Testamento, la base dell’impegno dei santi dell’Antico Testamento, abbiamo l’elemento fondamentale della virtù spirituale, dice: “amerai dunque il Signore, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze”, Si trattava di una devozione a Dio con tutto il cuore e con tutte le forze. Si trattava di una priorità unica e consumante, che non poteva essere mai paragonata a nient’altro. Non c’era alcun senso in cui amare Dio fosse un’opzione. Non c’era alcun senso in cui obbedire a Dio fosse un’opzione. Non c’era alcun senso in cui adorare Dio, servire Dio fosse un’opzione. Era una priorità di vita dominante e consumante.
Nel capitolo 10 di Deuteronomio, al versetto 12, dice: “E ora, Israele, che cosa chiede da te il Signore, il tuo Dio?” E questa è un’affermazione molto importante, che cos’è che vuole Dio? Qual è la richiesta fondamentale di Dio? In definitiva, che cos’è che Dio richiede da te? Dice: “se non che tu tema il Signore, il tuo Dio, che tu cammini in tutte le sue vie, che tu lo ami e serva il Signore, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua, che tu osservi per il tuo bene i comandamenti del Signore e le sue leggi che oggi ti do”. Qual è il punto fondamentale? È quello di amare il Signore tuo Dio nella misura in cui ti porti a camminare nelle sue vie, ti porti a servirlo con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua, che osservi i suoi comandamenti e gli statuti che ti ha comandato.
In altre parole, per ridurre tutto a una parola, amare il Signore Dio tuo è una questione d’obbedienza. Si tratta di fare ciò che Egli ha ordinato di fare, di servirlo con tutto il cuore e con tutta l’anima. Non c’è spazio per nient’altro, ed è per questo che nel libro di Giacomo ci viene detto che ogni cosa che sia meno di un completo abbandono a Dio è prostituzione. Dice che se si cerca di amare Dio e di amare il mondo, si diventa adulteri o adultere. Ti prostituisci a un’invasione nel rapporto unico, intimo e completo che dovresti avere con il Signore Gesù Cristo. Questo è il nocciolo della questione. Dobbiamo amare Dio.
Nel capitolo 11, versetto 1, vediamo che al santo dell’Antico Testamento viene detto di nuovo: “Ama dunque il Signore, il tuo Dio, e osserva sempre quello che ti dice di osservare: le sue leggi, le sue prescrizioni e i suoi comandamenti”, voglio dire non ci sono scappatoie. Non ci sono scorciatoie, questa è una priorità singola e consumante. C’è forse da stupirsi dunque che quando l’avvocato venne da Gesù e gli chiese: «Qual’è la somma di tutti i comandamenti?», Egli disse: «Ama il Signore tuo Dio con tutto il cuore, l’anima, la mente e la forza?» il nocciolo della questione si riduce a quello, e lo stesso vale ancora oggi per le nostre vite. Dobbiamo concentrarci sulla stessa necessità di avere un amore consumante per il Signore Gesù Cristo, che è parallelo al comandamento pronunciato ai santi dell’Antico Testamento, di amare il Signore Dio loro.
Noterete anche che in Deuteronomio 10:12, dice... 10:13, dice che è per il loro bene. Non è un amore non ricambiato. È un amore che riversa una benedizione abbondante e profusa su colui che lo offre a Dio. Vi ricordate la preghiera di Daniele nel capitolo 9, quando iniziò a riversare il suo cuore a favore del suo popolo? Disse: “Feci la mia preghiera e la mia confessione al Signore, al mio Dio, e dissi: ‘O Signore, Dio grande e tremendo - ascoltate – che mantieni il patto e serbi la misericordia verso quelli che ti amano e osservano i tuoi comandamenti!” Dio mantiene e compie le sue promesse e Dio riversa la sua misericordia sulle persone che lo amano. Quindi, amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente e la forza vi mette nella condizione di beneficiare di quel patto e di sperimentare la misericordia di Dio.
Tra l’altro, la preghiera offerta da Daniele fu anche offerta da Neemia, quasi parola per parola. Neemia 1:5 prega: “O Signore, Dio del cielo, Dio grande e tremendo, che mantieni il patto e fai misericordia a quelli che ti amano e osservano i tuoi comandamenti”, ed il fatto che quei due individui, Neemia e Daniele, completamente estranei tra loro, abbiano pregato la stessa preghiera, mi porta a credere che quella era probabilmente una preghiera comune tra il popolo ebraico. Ed è il riconoscimento del fatto che il popolo che conosce la misericordia di Dio ed il popolo che è stato benedetto dalle promesse del suo patto è lo stesso popolo che manifesta un amore totale, di tutto cuore, verso di Lui, ed è un popolo che si abbandona ad una devozione amorevole. Questo era il cuore del Salmista, non è vero, nel Salmo 18:1: “Io ti amo, o Signore, mia forza!”, Io ti amo, o Signore, mia forza! È un atto volitivo. Quella di amare il Signore è una decisione, al contrario di distrarre quell’amore verso altre cose.
In Proverbi 8:17, Dio dice: “Io amo quelli che mi amano”. Ora, è vero anche nel Nuovo Testamento? È lo stesso? È questa la nostra vocazione nel Nuovo Testamento? Io credo di sì. Pietro riassume il tutto per noi in 1 Pietro 1:8. Parlando di Cristo, dice: “Benchè non l’abbiate visto, voi lo amate”; “benchè non l’abbiate visto, lo amate”. Quello è il segno di un vero credente. Efesini 6:24: “La grazia sia con tutti quelli che amano il nostro Signore Gesú Cristo con amore sincero”, con integrità, onestamente, con una devozione unica, priva d’ipocrisia. Infatti, in Matteo 10, in Matteo 16 Gesù dice: “Se uno non mi ama più di quanto ama suo padre, sua madre, sua sorella, suo fratello o più di chiunque altro, non è degno di essere mio discepolo”. In 1 Corinzi 16:22 si legge: “Se qualcuno non ama il Signore, sia anatema.”
Quindi, credo proprio, che siamo chiamati ad amare il Signore Gesù Cristo, ad amarlo con un tipo d’amore caratterizzato da tutta la nostra anima, tutto il nostro cuore, tutta la nostra mente e tutta la nostra forza. E noi diremmo che lo facciamo, ma poi do un’occhiata alla nostra società, alla Chiesa, e non vedo quello stesso tipo di devozione, quel tipo d’impegno, quello stesso tipo d’abbandono alle priorità divine. Io ci vedo sparpagliati in una miriade d’opzioni, attribuendo lo stesso peso o persino maggior peso alle cose passeggere a favore delle cose eterne. E dunque dobbiamo chiederci, nel mentre ci avviciniamo alla tavola del Signore: «amiamo il Signore Gesù Cristo?» Diremmo: “Lo amiamo perché Egli ci ha amati per primo,” 1 Giovanni 4:19, e riconosceremmo che questa tavola è un’espressione del Suo amore, non è vero? Perché ci ricorda della croce e la croce è il simbolo più grande dell’amore di Dio.
E quindi, quando vi ci avviciniamo, riflettiamo sul suo amore, e pensiamo a quanto di ha amato e quanto ha offerto per noi. E non so che effetto abbia su di voi, ma a me fa fermare e pensare: «Sono così desideroso di ricevere tutto l’amore che Dio può darmi, e sono certamente meno desideroso di restituirgli tutto quello che potrei dargli», cioè voglio dire non è uno scambio equo. E di fatto, tendo a barattare con la Sua grazia. Tendo a voler tutto l’amore che può riversare su di me con poco in cambio. Ed anche questo è lo spirito della nostra era, ed è persino lo spirito della Chiesa.
Il mio cuore è continuamente disgustato dalla teologia auto-indulgente che si sta sviluppando nelle chiese, dalla prospettiva del “dillo e pretendilo”, dall’approccio del “Gesù deve fare questo per te”; dove il Cristianesimo ha talmente invertito la sua mentalità dove, invece di vedere la mia vita come un atto di devozione amorevole nei confronti di Gesù Cristo costi quel che costi, la mia vita diventa un’obbligazione sul Suo amore affinchè Egli faccia tutto quello che gli richiedo. È uno stravolgimento totale dell’intenzione di base.
Ieri ho letto l’autobiografia spirituale di John Bunyan, in cui ripercorre il suo pellegrinaggio spirituale fino all’abbraccio con il Salvatore. E leggerla è una cosa incredibile, perché sembra quasi d’esser trasportati da una macchina del tempo in un’altra epoca di pensiero. Qui vediamo un peccatore che si batte il petto, che si rende conto d’esser un peccatore, che si rende conto d’esser destinato ad esser dannato all’inferno, che si trova letteralmente spaventato a morte dall’idea di non esser stato eletto alla salvezza, che teme il fatto che non ci sia modo che la grazia della salvezza arrivi fino a lui dal Dio sovrano, perchè ne è completamente indegno; e che dunque si ritrova a gridare che se fosse possibile potrebbe esser scelto per la redenzione. E che quando infine giunge alla piena fede in Gesù Cristo, non può far altro che recitare più e più e più volte la lista infinita dei suoi mali, e che desidera solo una cosa in tutto il mondo, ovvero abbandonarsi totalmente in ogni senso della vita al servizio di Gesù Cristo, costi quel che costi, e già sapete cosa gli costò, gli costò la prigione, non è così?
E quando leggi una cosa del genere ti viene in mente: «ah, un tizio del genere verrebbe cacciato dalla maggior parte delle chiese». Voglio dire va contro le dottrine sull’autostima, contro le dottrine della prosperità, della salute, della ricchezza, contro le dottrine della grazia a buon mercato. Vedete, abbiamo creato un Cristianesimo in grado di accogliere una miriade d’alternative ed opzioni, affinchè chiunque è in grado di scivolare in qualsiasi livello voglia. E l’abbiamo fatto inconsapevolmente, cioè non è che ci siamo fermati ed abbiamo detto: «No, io ho scelto di non amare il Signore Gesù Cristo», ma è solo che ci siamo lasciati sviare con gentilezza, e questo è un po’ il piano del nemico, molto efficace. Satana ha compiuto la sua opera molto bene.
All’ultima riunione ho detto agli anziani: «Penso che sarebbe bene spogliare Grace Church di tutto, meno che il culto del Signore della Domenica mattina e della Domenica sera, i corsi di formazione sul come evangelizzare i perduti e la preghiera. Questo è tutto ciò che avremo. Tutto il resto è finito e li scopriremo dov’è che si trovano le persone. Sapremo immediatamente a che punto è il livello d’impegno». Vedete, dobbiamo solo tornare alle priorità, e una di quelle cose fondamentali è la comprensione del fatto che dobbiamo amare il Signore Gesù Cristo.
E come dico spesso, dico «Sì, ti amo, Signore. Ti amo», non ho alcun problema a dire una cosa tale, il problema è l’esserne all’altezza, e questo lo riconosciamo tutti. E quindi voglio che vi mettiate alla prova confrontandovi con un’altra vita. Guardate a Giovanni 21, brevemente, nel mentre ci prepariamo per la tavola del Signore... vorrei che vi concentriate per un momento su Giovanni 21. Ricordate quando l’apostolo Giovanni scrisse in 1 Giovanni 3:18? “Figlioli, non amiamo a parole, ma con – cosa? – con i fatti e in verità?” Sì, quello è il problema. Non si tratta di quello che dici, ma di quello che fai. Quello è il problema.
Ora, in Giovanni 21, abbiamo un incontro tra Gesù e Pietro. Permettetemi di darvi un piccolo sfondo di comprensione. Se leggeste il 28° capitolo di Matteo, scoprireste che Gesù, dopo la sua risurrezione - apparse ai discepoli un paio di volte – e gli disse: «Andate sul monte», Matteo 28:16 - «Andate sul monte e restateci. Aspettatemi e io ritornerò», gli disse quello. E così fecero, ed il versetto 2 ci dice che c’erano Simon Pietro, Tommaso, Nataniele, i figli di Zebedeo, che sarebbero Giacomo e Giovanni, e altri due, probabilmente, Filippo e Andrea... e dunque si recarono al monte, ed erano li con il loro leader, Simon Pietro. E questo ci offre una scena molto istruttiva per quanto riguarda l’amore verso il Signore Gesù Cristo.
La prima cosa che voglio farvi notare è il fallimento dell’amore. Voglio che vediate il fallimento dell’amore. Ora, ricordate, in Matteo era stato detto loro di andare sul monte ad aspettare. Ora, Pietro aveva già affermato il suo amore. Oh, se l’aveva affermato, nel ventiseiesimo capitolo di Matteo, nei versetti 33 e 34, disse: “Quand’anche tu fossi per tutti un’occasione di caduta, non lo sarai mai per me” Disse: “Quand’anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò”, e dice anche che tutti i discepoli affermarono lo stesso. Pietro disse: «Ti amo, e ti amerò a costo della mia vita. Ti amerò a qualunque prezzo. Ti amo e non ti abbandonerò mai», aveva proprio il giusto impegno verbale, tutte le parole erano giuste. E dunque il Signore gli diede una piccola prova, a lui ed al resto dei discepoli che affermarono il loro amore.
Gli disse: «Andate sul monte ed aspettatemi», non era così difficile non è vero? Cioè non è che era una delle sfide più difficili di tutti i tempi, «andate a sedervi fino al mio ritorno». Ed in un certo senso, la verbalizzazione dell’amore lo predispose al fallimento. E quindi al versetto 3 vediamo il fallimento del loro amore: “Simon Pietro disse loro – e lo disse con decisione – disse: “vado a pescare”, credo proprio che quello che stava dicendo è: «Io ritorno alla mia vecchia professione», gli era stato dato un comando semplice, «Aspetta sul monte fino al mio ritorno» e lui disobbedì. Non so quali fossero tutti i fattori spirituali o psicologici della sua mente, ma il fatto è che disobbedì. Ed il resto, visto che lui era il leader, risposero “veniamo anche noi con te”, e lasciarono la montagna. Cioè, istantaneamente disattesero il comando semplice e diretto del Gesù Cristo risorto, che avevano già visto in due occasioni, sapevano che era vivo.
“Uscirono e salirono sulla barca”, dice il testo Greco, che potrebbe benissimo esser indicazione di quella barca che Pietro aveva usato un tempo per pescare. Ora stava tornando alla sua vecchia professione. E qui vediamo il fallimento dell’amore. Tutta la verbalizzazione del mondo era priva di significato. Quando gli fu dato un comando così semplice, una priorità così semplice: «Fai questo perché ti ho chiesto di farlo», ma non poteva farlo, l’abbandonò ed il suo amore andò a rotoli. Disobbedienza ad un commando semplice.
Ora, vorrei suggerirvi un punto molto ovvio: l’amore fallisce quando disobbedisce, e non m’interessa quanto sentimento si prova. Non m’interessa quanta emozione proviate verso Gesù. Non mi interessa quante lacrime abbiate versato o quanto certe canzoni vi facciano sentire annebbiati e piangenti. Non m’interessano i sentimenti, quello non è il problema. Il vostro amore fallisce quando disobbedite, chiaro e semplice, perché quella è sempre la prova.
Gesù la mise giù così in Giovanni 14:21, “Se mi amate, osserverete - cosa? - osserverete i miei comandamenti”, e quindi qui l’amore è venuto meno. E naturalmente, pescarono tutta la notte e cosa presero? Niente, niente. Il Signore aveva il controllo della situazione. Non presero nulla e potete solo immaginarvi Pietro, che diceva: «Beh, non so nulla di evangelizzazione e non so nulla di tutta questa predicazione del regno, ma so che c’è una cosa che posso fare, che so come fare, e mi sa che fado proprio a farla». E tutto d’un tratto, quella era l’unica cosa che non sapeva fare, pescare. Aveva pescato per tutta la vita. Probabilmente sapeva persino dove si trovavano nel mar di Galilea. Probabilmente prima era anche in grado di seguire per bene il movimento dei pesci in ogni stagione e ad ogni ora della giornata, ma adesso non riusciva più a prenderli.
Vedete, l’unica cosa che pensava di poter fare, non poteva più farla perché Dio aveva posto la sua mano sulla sua vita e ne aveva il controllo, e questo era l’inizio della lezione. E dunque vediamo il fallimento dell’amore, ma felicemente vediamo anche la restaurazione dell’amore. E questo è bello saperlo, perchè abbiamo fallito tutti, abbiamo tutti detto: «Oh, amiamo il Signore con tutto il nostro cuore, l’anima, e la mente, oh, amiamo davvero il Signore Gesù Cristo», e possiamo anche cantare quei canti, e le cantiamo con emozione, ma abbiamo fallito perchè abbiamo sbagliato l’ordine delle nostre priorità.
Voglio dire se prendi in mano la biografia spirituale di John Bunyan, ti senti un po’ come, ti senti un po come il peso leggero dei pesi leggeri... Il cristiano più striminzito di tutto, non più profondo di un centimetro. Oppure sentiamo parlare della dedizione e dell’impegno di qualche missionario la cui vita fu letteralmente sprecata, e non intendo dire sprecata in termini di scopo, ma sprecata in termini di capacità fisica, consumata, potremmo dire, fino alla morte, oppure si sente del martirio di migliaia di persone nella rivoluzione Cinese, che solo Dio sa quante, e ci si chiede che tipo d’impegno si ha quando non si riesce nemmeno a mettersi d’accordo per fare alcune cose molto, molto semplici.
Suppongo che sia un po’ come se il Signore avesse dato loro una prova di base, cosìchè sarebbero stati in grado d’affrontare le più difficili a venire. Tutto quello che gli sta chiedendo di fare qui è di andare e di rimanere su quel monte per un po’ di tempo, però più avanti gli chiederà persino d’esser crocifissi per Lui. Ma fallito tutti, ed è bello sapere che c’è anche una restaurazione dell’amore. Notate per favore al versetto 5, “Venne il mattino - dice il versetto 4 - e Gesù era sulla riva, ma i discepoli non sapevano che fosse Lui”, e tra l’altro, non sapevano mai che fosse Lui dopo la sua risurrezione, a meno che non ci si rivelava. C’era una sorta di trasformazione nella sua persona, c’era una certa gloria dopo la risurrezione che fece si che la sua identità era velata fino a quando non veniva rivelata, e dunque, guardandolo, non lo potevano riconoscere anche se si trovavano solamente ad un centinaio di metri dalla riva, e quello poteva certamente esser parte della ragione per la quale non riuscirono a riconoscerlo.
E quindi Gesù li chiamò: «Figlioli, avete da mangiare?», avete pescato qualcosa? E sapeva benissimo quale fosse la risposta, e loro risposero: «No!»; e credo che fosse una sorta di... una sorta di risposta a denti stretti. Ed Egli disse loro: “Gettate la rete dalla parte destra della barca e ne troverete, Essi dunque la gettarono, e non potevano piú tirarla su per il gran numero di pesci. Allora il discepolo che Gesú amava” e chi era quello? È Giovanni, perchè mai chiamarti Giovanni quando ti puoi chiamare ‘il discepolo che Gesù amava’? Lo capisco.
E quindi dice: “il discepolo che Gesú amava disse a Pietro: ‘È il Signore!’” Come faceva a saperlo? Bè, chi altro c’è che controlla i pesci? Chi altro mai avrebbe potuto dire: «Gettate la rete sul lato destro della barca, perchè sono tutti lì?»
“e Simon Pietro, udito che era il Signore, si cinse la veste, perché era letteralmente nudo, e si gettò in mare”, cioè non aveva neanche considerato quello che sarebbe successo, sapeva solamente che doveva tornare al Signore. Andava di fretta perchè voleva ristorare l’amore, non è vero? E gli altri discepoli rimasero nella barca con l’intento di portare a riva tutto il disastro che c’era. Pietro se n’era già andato, e loro trascinarono la barca con la rete ed i pesci ed “appena scesero a terra, videro là, della brace e del pesce messovi su, e del pane. Gesú disse loro: ‘Portate qua dei pesci che avete preso ora’. Simon Pietro allora salí sulla barca e tirò a terra la rete piena di pesci”, non lo so, sicuramente era forte, prese da solo l’intera rete che conteneva “centocinquantatré grossi pesci;
e benché ce ne fossero tanti, la rete non si strappò. E Gesú disse loro: ‘Venite a far colazione’. E nessuno dei discepoli osava chiedergli: «Chi sei?» Sapendo che era il Signore.” Ecco qui, questa è la restaurazione dell’amore, e gente questo è un pensiero felice, gente ascoltate, per quanto il mio amore sia venuto meno, per quanto il vostro amore sia venuto meno, c’è sempre restaurazione. E vorrei che notiate una cosa di questo testo. Ci sono molte cose che potremmo dire, ma voglio che notiate questa cosa qui. La restaurazione è stata avviata dal Salvatore che era stato offeso. Lo capite? È stato il Salvatore offeso a dare inizio alla restaurazione e sarà sempre così.
A volte temo che i Cristiani, consapevoli d’aver fallito d’amare come dovrebbero, si allontanino dal Signore e provino un certo senso d’ansia o di vergogna nel ritornare. E quello che devono comprendere è che Lui non vede l’ora che ritornino. E quando arriveranno alla riva, non avrà una frusta con cui picchiarli, avrà una colazione pronta per loro. Lo capite? Questo è il cuore dell’amore ristoratore del Salvatore.
E così abbiamo visto il fallimento dell’amore, ed abbiamo visto anche la restaurazione dell’amore, e questo mi rende felice perchè spesso mi sono trovato in mare quando avrei dovuto essere sul monte e quando ritorno alla riva son sempre contento del fatto che non è lì con la frusta, ma con la colazione, e che si trova lì per mangiare insieme a me. Ed è così funziona con colui che ristora. È esattamente quello che dice in Geremia 31. Credo sia il versetto 3: “Sí, io ti amo di un amore eterno”, nulla ci separerà dall’amore di Cristo, nemmeno la nostra disobbedienza. Neanche la nostra mancanza d’amore di tanto in tanto potrà mai violare il suo amore inesauribile che si protende verso di noi per riportarci, riportarci e riportarci di nuovo.
Ed io sono contento della foga di Pietro, cioè voglio dire si è tuffato ed ha iniziato a nuotare. Voleva sistemare la situazione, sapeva, la sua coscienza era compunta, il momento che aveva capito che era Gesù Cristo sapeva che non aveva il diritto di trovarsi in acqua che avrebbe dovuto essere su quel monte, e sapeva d’essere fuori luogo. Ma la ragione per la quale divenne un uomo così utile, era perchè seppur falliva così velocemente, veniva ristabilito doppiamente velocemente. E miei cari, quando guardate alla vostra vita, non siete utili a Dio eprchè non avete mai fallito, ma perchè quando fallite, non vedete l’ora d’esser ristabiliti, giusto?
È quando fallite, continuate a fallire e vi accontentate nel fallimento smettendo di desiderare la restaurazione che Dio offre e vi trovate a vostro agio con un tipo di Cristianesimo superficiale che evita le vere priorità del regno di Dio: è a quel punto che dovete preoccuparvi, perchè è a quel punto che perdete utilità. Non è che non fallite. È che fallite e ritornate velocemente alla benedizione.
E quindi vediamo il fallimento dell’amore, la restaurazione dell’amore, e poi vediamo l’esigenze dell’amore. Erano li a fare la colazione, Gesù arrivò al versetto 13, prese il pane e gli diede il pesce. Non ha solo preparato il pasto, ma gliel’ha pure servito, non è interessante? Li ha serviti! Sapete, non si è mica seduto ed ha detto: «Ora, io sono il Re e voi mi avete disobbedito. Inchinatevi!». Voglio dire c’è una tale bellezza in tutto questo. Non solo gli ha preparato la colazione – e sapete com’è che il nostro Signore prepara la colazione vero? «colazione!», quindi il Signore prepara la colazione, loro vengono ed invece di esigere che lo servano, serve quei discepoli disobbedienti privi d’amore. E questo mi rallegra il cuore, perché tutte le volte che ho fallito d’amarlo, al mio ritorno, m’ha sempre servito di nuovo.
“Questa era già la terza volta che Gesú si manifestava ai suoi discepoli,” dice il versetto 14. Ed ora, veniamo al requisito che si sviluppa in questo passaggio molto, molto familiare, nel versetto 15. “quand’ebbero finito di fare la colazione,” la parola “desinato” nella Diodati significa ‘fare colazione’. “Quand’ebbero fatto colazione, Gesú disse a Simon Pietro: ‘Simone di Giovanni – e lo chiama con il suo vecchio nome perché si stava comportando come ai vecchi tempi, “Simone di Giovanni, mi ami sommamente più di questi?” Usa la parola agapaō, quel tipo d’amore più alto, l’amore più grande di tutti, la devozione più alta di tutte: “mi ami sommamente più di questi?”
Vedete, Pietro aveva detto: “Anche se tutti ti abbandonassero, io non ti abbandonerò mai”, e forse il Signore gli sta dicendo: “Oh, mi ami davvero più di quanto mi amino loto?”, oppure, “questi” potrebbe riferirsi alla barca, alle reti, al mare, ai pesci, e a tutte quelle cose che Pietro amava e con cui era cresciuto, tutti gli orpelli della sua vita. Non cose malvagie, non cose malvagie, ma non erano le cose che Dio l’aveva chiamato a fare. “Mi ami davvero più di quanto ami la tua strada personale? E la tua vita personale? E la tua soddisfazione? Ed i tuoi desideri? Ed i tuoi piaceri?”
Voglio dire è facile tornare indietro e andare a pescare, è difficile predicare il Regno. Ti costerà la vita, è facile pescare, “Mi ami davvero più di queste cose?” E Pietro gli risponde al versetto 15: “Sí, Signore, tu sai che ti voglio bene”, il Signore ha detto agapaō, Pietro però ha detto phileō. Di nessuna maniera Pietro avrebbe mia potuto dire: “Sì, Signore, ti amo sommamente”, perchè il Signore gli avrebbe detto: “Ipocrita. Come puoi dire questo quando mi hai appena disobbedito?” e quindi Pietro sa di non poterlo affermare, né davanti al Signore né davanti agli altri. Quindi dice: “Beh, ti voglio bene”, il Signore allora disse: “bè, se è così, allora, pasci i miei agnelli”, non pescare pesci, pasci i miei agnelli. Non sei un pescatore, sei un pastore. Non dovresti pescare pesci, dovresti pascere agnelli spirituali.
In altre parole, se dici di amarmi, dimostrami le priorità della tua vita. Che cosa fai nel tuo tempo libero? Come spendi i tuoi soldi? Come usi l’energia del tuo corpo? Come investi l’energia della tua mente? Quali sono le tue priorità? Se mi vuoi veramente bene, pasci i miei agnelli. “Gli disse di nuovo, una seconda volta: ‘Simone di Giovanni, mi ami davvero? Mi ami sommamente? Potremmo dire, ‘mi ami superamente – agapao?’ Egli rispose: ‘Sí, Signore; tu sai che ti voglio bene’ – stessa cosa, e Gesú gli disse: ‘Pastura le mie pecore,’ prenditi cura delle mie pecore... Il primo ed il terzo hanno a che fare principalmente con il nutrire. Quello centrale ha a che fare con il pastorare. Prenditi cura del mio gregge! Non preoccuparti dei pesci. Prenditi cura delle mie pecore. Rimani nel regno. Mantieni le priorità. E quello che sta dicendo qui, è che se mi ami davvero, allora dimostralo amandomi con tutto il tuo cuore, la tua anima, la tua mente e la tua forza e investi le tue energie in ciò che serve i miei scopi centrali.
Poi glielo disse una terza volta e credo che l’abbia ripetuto tre volte perché quante volte l’aveva rinnegato? Tre volte. Quindi gli diede una possibilità per ciascuna di esse. “Simone di Giovanni - e guardate cosa dice qui – mi vuoi bene?” scese giù al suo livello, phileō, quello che sta dicendo è: io dubito persino il fatto che tu mi voglia bene o meno. Vedete, Pietro sapeva che non poteva dire: “Ti amo sommamente,” ma pensava di potersela cavare con un: “Ti voglio bene”, ed il Signore dice: “io mi chiedo persino se mi vuoi bene”, e “Pietro fu rattristato che egli avesse detto la terza volta: ‘Mi vuoi bene?’” Non era rattristato perché gliel’aveva chiesto tre volte. Era rattristato perché la terza volta mise persino in dubbio l’amore di Pietro al livello in cui Pietro pensava di poterla fare franca.
“E gli rispose: ‘Signore, tu sai ogni cosa; tu conosci che ti voglio bene’. E Gesú gli disse: ‘allora fai almeno questo, ‘pasci le mie pecore’” La prova dell’amore non è l’emozione, non è il sentimentalismo. Non è la pelle d’oca quando si cantano certe canzoni. Non è l’avere caldi sentimenti nei confronti di Gesù. La prova del vostro amore per Cristo è se le priorità della vostra vita sono spirituali o fisiche, celesti o terrene; se siete più interessati a pescare perché vi piace, lo fate bene ed è un affare, oppure se siete più interessati a pascere le pecore, che è una cosa spirituale.
Il requisito dell’amore è l’obbedienza. Vorrei concludere il tutto con un approccio interessante, spero che vi aiuti così come mi ha aiutato nel mentre stavo crescendo nel mio cammino spirituale. Ero solito pensare che ci fossero persone che amavano Dio e amavano Cristo con un certo tipo d’amore mistico e un tipo d’amore trascendentale. Vi è mai capitato? In effetti, alcuni di voi potrebbero anche pensare questo sul mio conto, o sul conto d’altri pastori o leader spirituali, missionari, come se fossimo o fossero ad un altro livello spirituale. In una sorta di dimensione spirituale che si trova al di là di voi stessi, un qualcosa d’incomprensibile.
Mi ricordo che quando ero bambino leggevo questi mistici che amavano Dio in modo così strano e così mistico e spirituale. E pensavo che gli fosse successo qualcosa che li avrebbe fatti saltare a quel livello. Una solta di salto sacro, qualcosa che li ha catapultati a quello stato! Che furono catapultati a quel livello. E quindi andavo ai culti in chiesa o alle riunioni, ai campeggi, o robe del genere, e c’era sempre quel tizio che si esprimeva con passione a riguardo della consacrazione o di devozione. Faceva appello a quello che i teologi chiamano “trionfalismo” o come lo chiamo io, “il salto santo.” Una sorta di balzo in alto che ti porta a quel prossimo livello. E ti dicono: «o non preoccuparti, questo succede, può succedere, quando comprendi la vita più profonda, o quando comprendi la seconda benedizione, o quando comprendi il battesimo dello Spirito, o quando parli in lingue, o quando tutto è finalmente deposto sull’altare», ed è li che finalmente compi quel salto finale.
Gente, voglio che sappiate, che quello mi ha frustrato così tanto perchè, perchè non cel’ho mai fatta. Non riuscivo a saltellare. E vedevo, sapete, vedevo quelle persone che cercavano di saltellare, e poi però li rivedevo di nuovo allo stesso posto, e mi chiedevo sempre: «che cosa fosse successo?» e mi chiedevo se potevi anche saltellare indietro. Ma questa è l’idea che ci sia una sorta di zona eterèa, mistica, dove vivono super cristiani che hanno capacità ultraterrene di amare. Sapete una cosa? Quelle son solamente un sacco di sciocchezze. Sono un sacco di stupidate. Si tratta solo di una crescita graduale nell’esser sempre più simili a Cristo che avviene tramite l’obbedienza quotidiana. Non ci sono salti mortali santi.
Ci possono essere momenti di crisi nella vostra vita. Ci possono essere momenti nella vostra vita nei quali si arriva alla comprensione di una verità biblica, o nei quali si rinuncia ad un peccato al quale vi siete aggrappati per molto tempo, momenti quando decidete di esser fedeli e fate una scelta volontaria. Ma quello non vi catapulta mica in una nuova dimensione. È solo un passo nel processo, forse un passo più grande di altri, ma è un processo di crescita. Non me ne sono reso conto finché non ho compreso che stavo crescendo sempre di più e di più e di più nel mio amore verso il Signore Ges, quello è il punto. Questa è la chiave, e deriva dall’obbedienza. Quello è il requisito dell’amore, non è una cosa mistica.
Il costo dell’amore, allora, dice nei versetti 18 e 19: “Morirai”, potrebbe persino costarti la vita. Il costo dell’amore è tutto. Quindi abbiamo il fallimento dell’amore, la restaurazione dell’amore, l’esigenza dell’amore, il costo dell’amore, e dopo aver dato tutto questo alla fine del versetto 19, dice a Pietro: “Seguimi”, ed alla fine del versetto 22, dice: “Seguimi”.
Vedete, alla fine dei conti, come ho già detto, c’è l’obbedienza, c’è l’obbedienza. È quel tipo d’obbedienza che compiace al Signore, Egli vuole che i suoi lo amino, un po’ come quella bambina che era da tempo che amava la sua bambola e quando la madre entrò nella stanza, lei la mise da parte e le diede un abbraccio forte, e la madre le chiese: «che è successo?» e lei le disse: «no, niente è solo che è da tempo che amo questa bambola senza ricevere alcun espressione d’amore da parte sua, così ho deciso di abbracciarti perchè tu mi ami in cambio».
Credo che in un certo senso dobbiamo capire che il Dio che ci riversa un amore così infinito si aspetta che lo amiamo anche noi a nostra volta. In un certo senso, tristemente, nella vita della chiesa, abbiamo perso un po’ quell’amore, quell’amore devoto con tutto il cuore e devoto con tutta la mente, ed abbiamo un po’ confuso le nostre priorità e mentre veniamo alla tavola questa mattina, confessiamo il nostro fallimento, cerchiamo il ristoro ed impegniamoci ad obbediro, costi quel che costi.
FINE
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