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Quando arriviamo al momento in cui prepariamo i nostri cuori per la Tavola del Signore, ci viene sempre ricordato il fatto che la Scrittura dice di esaminarci. E tale esame deve cominciare da un punto veramente fondamentale, ovvero, dalla questione stessa se conosciamo o no il Signore Gesù Cristo. Alla fine della lettera di Paolo ai Corinzi chiamata "2 Corinzi", egli dice: “Esaminatevi per vedere se siete nella fede"—mettetevi alla prova—"O non riconoscete voi stessi che Gesù Cristo è in voi? A meno che, appunto, non siate riprovati”.

Certamente, l’autoesame quando ci accostiamo alla Tavola del Signore comincia con un esame della nostra condizione spirituale davanti a Dio, "Conosci veramente Gesù Cristo? Hai veramente riposto la tua fede in Lui?" Quello è il punto di partenza.

E non possiamo farci alcuna illusione sul fatto che, visto che qualcuno si trova in una chiesa, o che la frequenti spesso, o persino regolarmente, allora per quella ragione sia cristiano. Piuttosto, dobbiamo presumere che in una congregazione come questa vi siano, forse, molti che non hanno ancora riposto la loro fiducia in Gesù Cristo. Per loro—questa Tavola—se vi partecipassero, significherebbe una partecipazione al giudizio. Paolo dice che, se non vi esaminate, potreste attirare giudizio su voi stessi partecipandovi.

Per celebrare la morte di Cristo prendendo il pane e il calice, occorre conoscere Cristo, venire a Lui per la salvezza, e poi confessare ogni peccato noto, e chiedere purificazione e purezza di cuore, affinché non vi sia nulla tra voi e Cristo. Ma tutto questo comincia dal punto della salvezza. E continuo a rendermi conto, nel corso degli anni, man mano che il ministero va avanti, di quante persone vengono in chiesa—persino in questa chiesa—e non vengono a Cristo... per settimane, mesi, e a volte perfino per anni.

Così ho pensato che questa mattina avrei fatto ciò che, ne sono certo, lo Spirito di Dio mi ha spinto a fare questa settimana mentre studiavo il vangelo di Giovanni con grande attenzione. E cioè affrontare la questione del credere realmente nel Signore Gesù Cristo per la salvezza.

Voglio che apriate le vostre Bibbie all’ottavo capitolo di Giovanni, l’ottavo capitolo di Giovanni. Abbiamo tutti sentito l’espressione: “Non ha nessuno da incolpare se non se stesso”. Questa è un’espressione biblica. È un’espressione che lo Spirito di Dio usa più volte nella Scrittura riguardo al peccatore. Se perite nel vostro peccato, non avete nessuno da incolpare se non voi stessi. E nessun passo rende questo più incisivo o chiaro dell’ottavo capitolo di Giovanni. Giovanni capitolo 8, voglio cominciare a leggere dal versetto 21.

“Egli dunque disse loro di nuovo: ‘Io me ne vado, e voi mi cercherete, e morirete nel vostro peccato; dove io vado, voi non potete venire’. Perciò i Giudei dicevano: ‘Forse si ucciderà, visto che dice: “Dove io vado, voi non potete venire”?’ Ed Egli diceva loro: ‘Voi siete di quaggiù, Io sono di lassù; voi siete di questo mondo, Io non sono di questo mondo. Perciò vi ho detto che morirete nei vostri peccati; perché se non credete che Io sono, morirete nei vostri peccati’.

“Allora gli dicevano: ‘Tu chi sei?’ Gesù disse loro: ‘Proprio quello che vi dico fin dal principio. Ho molte cose da dire e da giudicare riguardo a voi, ma Colui che mi ha mandato è veritiero; e le cose che ho udito da Lui, queste le dico al mondo’, “Essi non compresero che Egli parlava loro del Padre. Perciò Gesù disse: ‘Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io sono, e che non faccio nulla di mia propria iniziativa, ma dico queste cose come il Padre mi ha insegnato. E Colui che mi ha mandato è con me; Egli non mi ha lasciato solo, perché Io faccio sempre le cose che Gli sono gradite’. Mentre Egli diceva queste cose, molti vennero a credere in Lui”.

Negli otto capitoli fino a questo punto del vangelo di Giovanni, Giovanni ha trattato delle autorivelazioni di Gesù, le quali diedero a Israele evidenza sufficiente per provare che Egli era il Messia ed il Figlio di Dio. In effetti, evidenza sufficiente perché credessero in Lui per la salvezza. E dovunque vi fosse una disponibilità a credere, vi erano prove in abbondanza. Nella mente di Gesù, chiunque vedesse ciò che Egli faceva, ascoltasse ciò che Egli diceva, facesse esperienza di Lui e di tutto ciò che accadeva intorno a Lui e non credesse, portava la colpa di quella incredulità, perché la rivelazione era sufficiente a rendere l’incredulità inescusabile.

In Galilea, per esempio, dove il ministero di Gesù ebbe inizio, la Galilea nella parte settentrionale del paese d’Israele, Gesù andava attorno facendo miracoli, miracoli di guarigione, mediante i quali dimostrava di essere Dio perché aveva controllo totale sul mondo naturale. E soltanto Dio poteva esercitare un tale controllo. Andava anche attorno scacciando demoni, dimostrando di avere controllo totale sul mondo soprannaturale, indicando di nuovo che Egli era Dio, perché soltanto Dio aveva un tale controllo.

Il Suo insegnamento era così sorprendente, stupefacente, e profondo e così autorevole, che non avevano mai udito nessuno che parlasse come Egli parlava, e nessun uomo aveva mai reso le verità di Dio così chiare come le rendeva Lui. Era davvero evidente che Egli aveva potenza soprannaturale, capacità soprannaturale, e che diceva cose profonde, cose come non ne avevano mai udite. E, infatti, essi vennero attratti a Lui a motivo delle Sue guarigioni. Volevano una vita senza malattia. Non la vogliono tutti? A quello erano ben disposti. Ed Egli aveva i segni particolari di un re. Poteva sembrare adatto a fare il re, se poteva provvedere un’esistenza libera dalla malattia, libera dal dolore. Tutti volevano quello.

E poi era evidente anche dalle diverse occasioni in cui sfamò moltissime persone, letteralmente creando cibo per loro, che Egli poteva anche provvedere cibo per tutti; e procurarsi il pane era un problema importante nella vita prima dell’era del fast-food nella quale ora viviamo. Ecco qui un guaritore, ecco qui uno che poteva neutralizzare le potenze delle tenebre, ecco qui uno che poteva creare cibo semplicemente con una parola. Fin lì sembrava adatto a fare il re. Poteva provvedere uno stato assistenziale simile a qualcosa che non avevano mai concepito, libero dalla malattia, e libero da qualsiasi necessità di lavorare per provvedere al proprio sostentamento e per comprare il proprio pane. Egli era uno che poteva proprio essere il re. Finché operava nell’area sociale, nel regno fisico, finché sopraffaceva Satana che debilitava le persone, erano interessati a Lui.

Ma Egli non si fermò lì. Loro avevano davvero un altro obiettivo. Avevano sperato che Egli si sarebbe mosso in un’altra grande area, e quella era l’area politica o militare, e che avrebbe rovesciato Roma, e strappato a Roma il controllo su Israele, liberato la terra di Palestina e reso Israele uno Stato sovrano. E speravano che Egli avrebbe messo in atto una tale impresa militare contro Roma, guidando qualche insurrezione o addirittura cacciandoli via miracolosamente. Ma Egli non fece questo.

La sola cosa che Egli aggiunse alle Sue guarigioni, al Suo scacciare demoni, e alla natura profonda del Suo insegnamento—la sola cosa che Egli aggiunse, e la richiesta più grande di tutte, fu che Egli richiese purificazione spirituale, e parlò di ravvedimento, e parlò del riconoscimento del peccato, e dell’abbandonare il peccato, e di benedizioni spirituali. E con quello persero interesse. Non appena Egli affrontò il loro peccato, se ne andarono. Non appena Egli cercò di trattare la questione del ravvedimento, si voltarono e se ne andarono. A quel punto smise di sembrare adatto a fare il re.

Lasciando la Galilea, Egli venne nella parte meridionale del paese d’Israele conosciuta come Giudea, nella quale la città di Gerusalemme è il centro dell’attenzione, e lì di nuovo Egli iniziò il Suo ministero. E la risposta fu simile a quella in Galilea. L’opinione seguì uno schema molto simile. Mentre Egli dimostrava la Sua potenza sul mondo naturale e la Sua potenza sul mondo soprannaturale, le persone erano incantate da Lui. Lo seguivano in grandi folle mentre Egli le guariva e le nutriva. E alcuni volevano farlo re.

Ma di nuovo, Egli doveva vagliare la folla. Doveva arrivare a coloro che avevano davvero la prospettiva giusta, e che erano interessati a venire a Dio per salvezza e benedizione spirituale, e che quindi per necessità erano disposti a ravvedersi del loro peccato. Così cominciò a vagliare la folla presentando verità spirituale, richiedendo un riconoscimento del peccato, condannando l’ipocrisia, e condannando la falsa religione, e i falsi capi religiosi. E le folle cominciarono a diradarsi. Il loro interesse si trasformò in indifferenza, e la loro indifferenza si trasformò in ira, e alla fine la loro ira si trasformò in ostilità al punto che, infine, Lo crocifissero. E ciò che Giovanni disse si compì: “Egli venne in casa propria e i Suoi non Lo ricevettero”.

Ma una cosa è chiara ancora e ancora nel vangelo di Giovanni, ed è questa. Essi erano responsabili per ciò che fecero perché videro abbastanza, e udirono abbastanza da credere alla verità. E alcuni credettero. In 7:40, “Alcuni della folla dunque, udite queste parole, dicevano: ‘Questi è certamente il Profeta’”, intendendo il profeta predetto da Mosè che sarebbe stato il Messia. Versetto 41, “Altri dicevano: ‘Questo è il Cristo’—” ovvero il Messia, “Altri ancora dicevano: ‘Ma il Cristo non verrà mica dalla Galilea, vero?’”

Così la folla era certamente divisa, ma alcuni riconobbero che Egli era il profeta promesso ed il Messia promesso. La maggior parte del popolo, tuttavia, rigettò. Infatti, è degno di nota ricordare che quando Gesù infine andò in Galilea dopo la Sua risurrezione e apparve ai discepoli in Galilea, ve ne furono 500 che si radunarono, un gruppo molto piccolo se misurato rispetto alla grande popolazione nell’area della Galilea.

E quando i discepoli di Gesù erano radunati nella stanza di sopra a Gerusalemme, rappresentando coloro che credevano nella parte meridionale del paese, vi erano soltanto 120 radunati là quando lo Spirito venne nel Giorno di Pentecoste. Sette-ottocento persone che si presentarono a quei grandi eventi e furono contate tra coloro che credevano in Gesù Cristo, un numero piuttosto piccolo se confrontato con l’intera nazione d’Israele.

Ma tutti erano stati esposti al Suo insegnamento. Tutti erano stati esposti ai Suoi miracoli. Egli aveva bandito la malattia da tutta la Palestina. E la notizia dei Suoi miracoli era andata in lungo e in largo in quel paese, comprese le risurrezioni dai morti, soprattutto la risurrezione di Lazzaro dai morti, che fu la più notevole di tutte le Sue risurrezioni perché in quel caso, Lazzaro non era appena morto, ma era stato nella tomba per giorni.

Nonostante tutto questo, la massa delle persone nel paese di Palestina rigettò Cristo. E il messaggio di Giovanni lungo tutto il suo vangelo è che essi non hanno nessuno da incolpare se non se stessi. Se avete udito la verità, se siete stati esposti alla realtà di Gesù Cristo e non credete, portate tutto il peso di quella incredulità.

Nel versetto 21 del nostro passo Gesù fa un’affermazione sconvolgente. Egli disse loro: “Io me ne vado—” parlando della Sua morte ormai vicina e della Sua ascensione, alla fine, al Padre “—Io me ne vado, e voi mi cercherete, e morirete nel vostro peccato; dove io vado, voi non potete venire”. E qui Gesù cristallizza una delle questioni principali nel vangelo di Giovanni, ed è questa questione. Le persone che rigettano Gesù Cristo muoiono nei loro peccati. Vale a dire, muoiono con il peccato non perdonato. Muoiono con una vita intera di peccato non espiato, non pagato, una vita intera di colpevolezza accumulata. E di conseguenza, li attende un’eternità di punizione incessante. Gesù sta dicendo a questi Giudei che non potranno seguirLo dove Egli va. E dove sta andando? Sta andando in cielo per essere con Suo Padre, e loro non vi andranno.

Tornando per un momento al capitolo 7, guardate il versetto 33 e troverete una conversazione simile tra Gesù e i farisei e i capi sacerdoti. Gesù dice nel versetto 33: “Egli disse loro: ‘Ancora per poco sono con voi, poi me ne vado da Colui che mi ha mandato’”. Parlando della Sua morte, risurrezione e ascensione, del ritornare in cielo, “‘Voi mi cercherete e non mi troverete; e dove io sono, voi non potete venire’”. Annunciò loro che stava andando in un luogo che essi non avrebbero mai visto.

I Giudei dunque si dissero l’un l’altro—e questa è una risposta beffarda, una specie di risposta comica. Stanno scherzando: “Dove intende andare quest’uomo, che noi non lo troveremo? Non intende forse andare alla dispersione fra i Greci e insegnare ai Greci, vero?” O ai Gentili? Essi odiavano i Gentili e stanno dicendo con scherno: “Dove pensa di andare? Lascerà il paese per andare fuori a ministrare ai Gentili disprezzati? È questo che farà? E cercherà di raggiungere i Giudei nella dispersione, che sono stati sparsi all’estero fra i Gentili?” “Che cos’è questa dichiarazione che ha detto: ‘Voi mi cercherete e non mi troverete; e dove io sono, voi non potete venire?’”

Dunque Egli aveva già detto loro questo, e loro semplicemente ci risero sopra, lo schernirono. Lo dice di nuovo—ora torniamo a Giovanni 8—quasi in modo identico: “Io me ne vado, voi mi cercherete, voi morirete nei vostri peccati; dove io vado, voi non potete venire”. Ecco il disastro supremo, amati, morire nel proprio peccato, morire senza che il proprio peccato sia perdonato, morire senza che il proprio peccato sia espiato, senza che la pena per esso sia pagata. E quando morite nel vostro peccato, non andrete mai nel luogo dove Gesù dimora.

Succede ancora oggi. Le ultime statistiche che ho letto dicono che circa 100 persone al minuto muoiono, e questo significa che circa 100 persone al minuto vanno all’inferno. Muoiono nel loro peccato. Muoiono senza perdono. Muoiono con piena colpevolezza e piena responsabilità per la loro propria iniquità. Muoiono per sperimentare eterni pianti, lamenti, stridor di denti, fuoco, sete, separazione da Dio, rimorso incessante, e le fitte di una coscienza pienamente informata. E qui Gesù sta mettendo in guardia proprio da questo.

Giovanni scrisse questo vangelo, dice in 20:31, “affinché crediate; e affinché credendo abbiate vita nel nome di Gesù Cristo”. Lo scrisse affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Messia, il Figlio di Dio, il Salvatore. E affinché, credendo, possiate avere vita eterna. Ma per coloro che non credono, Giovanni rende chiaro ancora e ancora che moriranno nei loro peccati e non andranno mai dove si trova Gesù. Le conseguenze inevitabili dell’incredulità e del rigetto, in qualunque epoca, consistono nell’essere esclusi dalla presenza di Dio per sempre. E non è annientamento, e non è sonno dell’anima, e non è il nulla, è entrare in un tormento eterno. Gesù dice: rigettatemi e morirete colpevoli, e l’ira di Dio sarà soddisfatta soltanto da un’eternità di tormento.

Poiché molte persone scelgono questo rigetto, è importante per noi guardare questo testo e comprendere ciò che Giovanni sta dicendo qui. E mentre oggi esaminiamo noi stessi, cominciamo dalla questione fondamentale e assicuriamoci di essere nella fede e di non essere diretti verso una morte con piena colpevolezza di peccato e un’eternità di punizione.

“Morirete nel vostro peccato”, versetto 21. Come accade questo? Lasciatemi darvi quattro modi per garantire che morirete nel vostro peccato, e li prenderò in prestito dalle parole di Gesù qui. Quattro modi per garantire che morirete nel vostro peccato, quattro modi per garantire che la morte di Gesù Cristo sulla croce non significhi nulla per voi.

Numero uno, siate giusti ai vostri stessi occhi. Siate giusti ai vostri stessi occhi. Questo basterà. Il primo modo garantito per morire nei vostri peccati è essere completamente soddisfatti della vostra capacità di piacere a Dio. Credete di poter essere abbastanza buoni, o abbastanza religiosi, o pregare abbastanza, o andare in chiesa abbastanza, o essere abbastanza morali, o avere buone opere che superino su qualche bilancia immaginaria il peso delle vostre cattive opere; siate semplicemente giusti ai vostri stessi occhi.

Guardate il versetto 22: “Perciò i Giudei dicevano: ‘Forse si ucciderà, visto che dice: “Dove io vado, voi non potete venire”?’” Che cosa intendevano dire con questo? Che tipo di risposta era questa? Beh, distorsero le parole di Gesù per farle significare che Egli doveva andare all’inferno. Noi andremo certamente in cielo. E Lui deve andare in una parte dell’inferno riservata a quelli che commettono suicidio.

Perché dissero questo? Beh, un Giudeo ortodosso disprezza il suicidio, lo ha sempre fatto. Secondo Giuseppe Flavio, lo storico ebreo, la persona che commetteva suicidio andava nella fossa più oscura dell’Ades, che il crimine più atroce che uno potesse commettere era il suicidio. E la parte più oscura, più nera dell’Ades era riservata a qualcuno che si toglieva la vita. Così, beffardamente, stanno dicendo: “Beh, forse si ucciderà e scenderà in quel buco nero nell’Ades riservato a coloro che commettono suicidio, un luogo dove noi certamente non andremo mai”.

Così Lo ridicolizzano. Stanno lì, sordi all’avvertimento che moriranno nel loro peccato, con tutto l’orrore che questo comporta, e lo trasformano in una battuta beffarda su Gesù che commette suicidio e va Lui stesso in qualche buco nero di punizione eterna, credendo di non essere diretti da nessun’altra parte se non in cielo. Quanto erano ingannati.

Ancora una volta, come tante volte durante il Suo tempo sulla terra, i capi Giudei rivolsero il loro veleno contro il Figlio di Dio. Sì, Egli stava per morire. Ma la Sua morte non fu suicidio. Volontaria, sì. Consapevole, sì. Di auto-sacrificio, sì. Ma non per mano Sua; per mano degli uomini, per mano di quegli stessi detrattori che Gli parlavano in questo modo.

Il loro scherno ignorante nasceva dal sentirsi giusti davanti a Dio. Lo capite questo? Lo schernivano perché non pensavano di avere bisogno di un Salvatore. L’intera idea che potessero morire nei loro peccati era ridicola per loro. Dopotutto, erano loro quelli spirituali. Erano loro quelli religiosi. Erano gli ortodossi. Osservavano tutte le leggi, e tutti i rituali, e tutte le routine, e tutte le cerimonie, e tutte le tradizioni nei minimi dettagli.

Non avevano assolutamente alcuna idea che sarebbero mai andati in un luogo diverso dal cielo. Erano così giusti ai loro stessi occhi che l’avvertimento di Gesù era una barzelletta, e risero finché morirono, e poi piansero e piangono ancora. Così sicuri della propria giustizia da poter schernire un Salvatore. Così sicuri della propria giustizia da poter schernire l’idea che potessero morire nei loro peccati.

Vi avverto, ritenersi giusti da sé è mortale. È una garanzia di morire nel vostro peccato. Se non ammettete la vostra incapacità di salvare voi stessi, se non ammettete che le vostre buone opere non ottengono nulla in termini di salvezza eterna, se non ammettete che le vostre attività religiose, le vostre cerimonie, e rituali, e la frequenza alla chiesa, e preghiere, e qualunque altra cosa non producono nulla per voi in termini di salvezza eterna, morirete nei vostri peccati. Ma quando ammettete che tutta la vostra moralità, e tutta la vostra attività religiosa, e tutto il rituale della religione che potreste mai compiere non dà alcun contributo alla vostra salvezza, perché il vostro peccato è così profondo e così radicale che nessuno sforzo vostro può toccarlo, allora vi getterete ai piedi di un Salvatore che ha provveduto il sacrificio per il vostro peccato.

Ma al di fuori di questo, morirete nel vostro peccato. Sarete come il fariseo in Luca 18 che diceva: “Sono contento di non essere come gli altri uomini, certamente non come quel sudicio peccatore laggiù. Io do la decima, e digiuno, e faccio tutto questo”. E Gesù disse che quell’uomo non tornò a casa giustificato.

Questo ci ricorda Proverbi 12:15 che dice: “La via dello stolto è diritta ai suoi occhi”. E non c’è stolto più grande di uno stolto giusto ai propri occhi che si esclude dalla salvezza per grazia perché pensa di poter dare qualche contributo ad essa, “Ciò che è grandemente stimato agli occhi degli uomini è abominazione davanti a Dio”, dice Luca 16:15.

Questi Giudei stavano cercando di guadagnarsi la salvezza, come tanta altra gente. In tutto il mondo delle religioni del risultato umano, tutte le religioni del mondo che tentano di guadagnare la salvezza mediante lo sforzo umano cadono nella stessa categoria. Credevano di aver soddisfatto, mediante la loro propria giustizia per opere, la richiesta di Dio, e quindi di aver ottenuto la salvezza, di essere diretti verso il cielo. E l’unico luogo dove Gesù sarebbe andato e loro non sarebbero stati, sarebbe stato l’Ades, in qualche fossa oscura dell’inferno appartenente a coloro che si uccidono.

Dunque, potreste garantire che morirete nel vostro peccato semplicemente essendo giusti ai vostri stessi occhi. Siate semplicemente certi di non essere peccatori. Siate semplicemente certi di non aver bisogno di essere salvati. Inventate semplicemente uno stile di vita religioso che vi si addica. Non ammettete di aver bisogno di un Salvatore. Non battetevi il petto dicendo: “Dio, abbi pietà di me peccatore”. Confidate nelle vostre opere, confidate nella vostra religione, confidate nei vostri rituali, e vi garantisco che morirete nel vostro peccato.

C’è un secondo modo, garantito in modo assoluto, per morire nei vostri peccati, nel versetto 23, “Egli diceva loro: ‘Voi siete di quaggiù, Io sono di lassù’”. Non avevano colto il punto. Questo, in realtà, si collega al primo punto. Avevano capito tutto al contrario. Pensavano di essere loro di lassù e che Lui fosse di quaggiù. Avevano invertito le cose. Lassù è il cielo, quaggiù è l’inferno, “Voi siete di quaggiù, Io sono di lassù”. Avete le cose al contrario.

Poi Egli dice questo: “Voi siete di questo mondo, Io non sono di questo mondo”. Ed ecco il secondo modo per garantire che morirete nei vostri peccati, ed è essere mondani, essere legati alla terra; un’altra garanzia; essere assorbiti dal mondo, vivere per il mondo, vivere per il sistema passeggero di questo mondo, vivere per le ideologie di questo sistema del mondo.

Che cosa intende quando dice: “Voi siete di questo mondo”? “Mondo” è una parola molto importante nel vangelo di Giovanni, usata ripetutamente. Ed è usata con diversi significati. A volte si riferisce alle persone, a volte si riferisce alle ideologie. Qui ha a che fare con quelle ideologie che, naturalmente, avvolgono le menti delle persone. Ma quando Egli parla di “questo mondo”, sta parlando del sistema spirituale invisibile che domina il mondo. È un sistema malvagio.

Satana è il dio di questa epoca, il principe di questo mondo. È colui che ha orchestrato un sistema di credenze, un sistema di moralità, un sistema di religione, un sistema di ideologie, un sistema di comportamento, un sistema di materialismo, e tutto ciò che è opposto a Dio. È come in 2 Corinzi 10, è ogni altezza che si eleva contro la conoscenza di Dio. È l’intero cosmo, l’intero sistema spirituale invisibile del male.

Noi usiamo la parola “mondo” in quel modo. Parliamo del mondo della politica, del mondo degli affari, del mondo della medicina, del mondo dello sport. Ciò che intendiamo con questo è l’ambiente o la sfera in cui quelle cose dominano. E c’è un mondo nel quale viviamo come esseri umani. È il sistema organizzato di menzogne e inganno satanico innalzato contro la conoscenza di Dio, il sistema di Satana opposto a quello di Cristo.

E in Luca 16:8 Gesù chiama gli increduli “figli del sistema”. In un modo o nell’altro, aderiscono a quell’ideologia. Il sistema è ostile a Dio. È ostile a Cristo. È dominato dal materialismo, vale a dire da una preoccupazione per ciò che passa via. È dominato dall’umanesimo, dall’adorazione dell’uomo e dall’elevazione della mente dell’uomo, persino fino al punto in cui egli può redimere se stesso. È dominato dal sesso, dall’appagamento fisico nel piacere, dall’ambizione carnale, dall’orgoglio, dall’avidità, dal piacere di sé, dal desiderio di sé.

Le sue opinioni sono sbagliate. I suoi scopi sono egoistici. I suoi piaceri sono peccaminosi. La sua influenza è demoralizzante. La sua politica è corrotta. I suoi onori sono vuoti. I suoi sorrisi sono falsi. Il suo amore è volubile, eccetera, eccetera. Questo è il sistema del mondo. È un insieme di filosofie, e psicologie, e religioni, e ideologie che compongono un modo di pensare non rigenerato, empio, non biblico.

Ed è un mondo che sarà distrutto. Il mondo e tutto ciò che è in esso passerà, disse Giovanni. Ed è per questo che egli disse in 1 Giovanni 2:15: “Non amate il mondo né le cose che sono nel mondo. Perché chiunque ama il mondo non può amare il Padre”. Dove c’è l’amore del mondo, l’amore del Padre non esiste.

Gesù fa notare qui questo grande contrasto. Egli dice loro nel versetto 23: “Voi siete di questo mondo, Io non sono di questo mondo”. Abbiamo due ideologie in competizione, due sistemi di pensiero in competizione, “Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui”. E l’amicizia con il mondo, dice Giacomo 4:4, è inimicizia contro Dio. Questi capi Giudei, sebbene dicessero di essere religiosi e di essere spirituali, erano realmente presi e intrappolati nel sistema satanico del male mediante il quale egli governa il mondo: anime peccaminose, egoiste, legate alla terra, che vivevano dentro un sistema controllato dal principe di questo mondoed erano separate da Dio e da Cristo da un abisso infinito.

Perché un uomo muoia nel suo peccato, tutto ciò che deve fare è semplicemente essere legato alla terra, semplicemente credere alle menzogne di Satana che sono nel sistema. Basta amare il sistema e tutto ciò che è in esso, e questo garantirà che morirete nei vostri peccati.

A volte il vangelo penetra per un poco quel tipo di mente e di cuore, come nella parabola di Matteo 13, ma a motivo dell’amore di questo mondo e dell’inganno delle ricchezze, muore. Deve esserci una rottura e un distacco. Gesù non è di questo mondo. Egli disse a Pilato: “Il Mio regno non è di questo mondo”. 1 Giovanni dice: “Tutto il mondo giace sotto il potere del maligno”. Noi credenti no. Abbiamo fatto quella distinzione. Giacomo dice che dobbiamo persino conservarci puri dal mondo, non influenzati dalle sue ideologie sataniche.

C’è un terzo modo, e questo è il punto cruciale del passo, in cui potete garantirvi di morire nei vostri peccati. Prima di tutto, essere giusti ai vostri stessi occhi e pensare di non avere bisogno di un Salvatore, che potete salvare voi stessi, o dare qualche contributo alla vostra salvezza, qualunque contributo. In secondo luogo, essendo legati alla terra, e cioè essendo incantati dal sistema del mondo e non disposti a lasciarlo andare. E in terzo luogo, versetto 24: “Perciò vi ho detto che morirete nei vostri peccati; perché se non credete che Io sono, morirete nei vostri peccati”. Ecco il terzo modo garantito per essere certi che morirete nel vostro peccato. Siate increduli; siate giusti ai vostri stessi occhi, siate legati alla terra e siate increduli. È davvero tutto ciò che serve. Siate increduli.

L’unico modo per sfuggire all’inferno è credere nel Signore Gesù Cristo. E Giovanni di nuovo, citando la sua tesi in 20:31: “Queste cose sono state scritte affinché crediate che Gesù è il Cristo; e credendo abbiate vita mediante il Suo nome”. Nessuno deve morire nei suoi peccati. Ma colui che persiste nel rigetto morirà nel peccato attraverso l’incredulità.

Ora, che cosa dobbiamo credere? Beh, Egli lo dice proprio qui, “Se non credete che Io sono”. Ciò che Egli sta dicendo qui è il nome di Dio. Se non credete che Io sono Dio, che Io sono Colui che è stato mandato da Dio, il grande Io Sono stesso. Egli usa davvero ciò che è il tetragramma ebraico, il nome di Dio, l’Io Sono Colui che Sono. Se non credete che Io sono.

Ebbene, che cosa significa “Io sono”? Significa tutto ciò che Egli è. Se non credete pienamente alla verità riguardo a Me—questo è ciò che sta dicendo. Com’è che si diventa cristiani? Credendo alla verità riguardo a Gesù Cristo. Questa è la questione del Figlio e questa è la grande questione. Eccoci qui, ancora a dibattere questa questione. Ne sono sbalordito.

Di recente ero giù a Scottsdale, Arizona, nella chiesa di Darrel DelHousaye, e ho fatto una serie sulla teologia della fede, ho dato sei messaggi sulla teologia della fede. E nel parlare di tutto questo, continuo ad essere sbalordito nel rendermi conto che persone dentro la grande, ampia categoria dell’evangelicalismo stanno ancora cercando di capire che cosa ci voglia per essere cristiani. Mi lascia stupefatto. La domanda è: che cosa deve credere qualcuno per essere genuinamente salvato? Non c’è davvero nessun bisogno di intorbidire le acque a riguardo. È chiarissimo nella Scrittura.

Posso riassumerlo molto semplicemente con ciò che Gesù disse qui, “Dovete credere che Io sono”. Che cosa significa? Dovete credere che Cristo è chi Egli è.

Ebbene, che cosa comprende questo? Vi darò ciò che io chiamo la “catena di trasmissione della verità del vangelo”, gli elementi assolutamente necessari della verità del vangelo. Ecco da dove si parte. Se volete credere la verità riguardo a Cristo, ecco che cosa include. Prima di tutto, dovete credere in una trinità eterna, perché Cristo disse di essere uno con il Padre e di essere eterno, e che prima che Abramo fosse mai creato Egli esisteva. Dunque dovete credere che Egli è parte di una trinità eterna. Qualsiasi concezione al di sotto della Trinità rende Cristo qualcosa di diverso da ciò che Egli è.

Dunque il cuore della fede evangelica, il cuore della verità del vangelo è trinitario, che Dio è tre persone, e tuttavia uno. Dire qualunque altra cosa oltre a questo significa fraintendere chi Egli è, ed Egli dice che dovete credere che Io sono chi Io sono. Dunque cominciate credendo nella trinità. Coloro che negano la trinità non comprendono chi è Gesù Cristo. Non credono che Egli è chi Egli è.

In secondo luogo, dovete allora credere che Egli è incarnato in forma umana, che questo membro della trinità è entrato nella storia umana nel tempo e nello spazio in un corpo umano. Dovete credere, dunque, nell’incarnazione di Dio in Gesù Cristo, e questo comprende la nascita verginale, che è la definizione di Dio di come questa incarnazione ebbe luogo, affinché il Cristo potesse nascere in questo mondo senza peccato. E così, dovete credere che Egli è Dio, che Egli è eterno, che Egli è un membro della trinità eterna, che fu incarnato nel mondo per mezzo della vergine Maria.

Poi, dovete credere in una vita senza peccato, perché anche questo è vero di Lui. Egli visse una vita senza peccato. Non poteva nascere come nascono le persone normali, altrimenti non sarebbe il Dio-Uomo. E non poteva avere un peccato nella Sua vita, o una debolezza nella Sua vita, o un fallimento nella Sua vita, altrimenti non avrebbe adempiuto ogni giustizia, quella giustizia che viene imputata a coloro che credono in Lui.

Dunque dovete credere in una trinità. Dovete credere nella trinità eterna, che Gesù Cristo, un membro della trinità, fu incarnato, nato dalla vergine Maria, venne nel mondo e visse una vita senza peccato, la quale, adempiendo la perfetta giustizia, divenne la giustizia che può essere imputata a coloro che credono.

E poi dovete credere che Egli morì sulla croce come sacrificio sostitutivo sufficiente, un’espiazione per il peccato, e che Egli morì là e pagò la pena per i peccati di tutti coloro che un giorno avrebbero creduto, perché questo è davvero chi Egli è, l’Agnello di Dio. Dovete credere che la Sua morte soddisfece Dio completamente, e che fu compiuta piena espiazione, e che per questo Dio Lo risuscitò dai morti il terzo giorno, e poi Lo prese e Lo fece sedere alla Sua destra, dove Egli siede come Signore. Gli diede un nome al di sopra di ogni nome, che è il nome “Signore”. Egli siede alla destra del Padre, intercedendo per i Suoi, e governando, e un giorno verrà di nuovo e stabilirà il Suo regno sulla terra, e porterà gloria eterna al Suo amato, redento popolo.

Questo è il cuore della fede cristiana. Togliete via qualunque cosa da questo e avete un altro Gesù. E Paolo disse che se qualcuno predica un Gesù diverso, sia anatema; un vangelo diverso, un messaggio diverso. Paolo disse ai Corinzi in 2 Corinzi: “Non voglio che siate allontanati dalla semplicità e dalla devozione che avete verso Cristo”. Se qualcuno predica un altro Cristo, non predica la verità.

Come possiamo avere qualche difficoltà a comprendere che questo è il Cristo in cui dobbiamo credere? Questa è la verità e questo è ciò in cui i cristiani credono. Se non credete questo, non siete cristiani. Voi dite: “Beh, che dire delle persone che credono in Dio?” Non sono cristiani. Moriranno nei loro peccati, “Beh, che dire delle persone che credono tutto questo riguardo a Gesù, ma credono anche di dover fare alcune opere: farsi battezzare, o compiere alcune cerimonie, o osservare alcune leggi per aggiungere qualcosa alla loro salvezza?” Neppure loro arriveranno in cielo, moriranno nei loro peccati e andranno eternamente all’inferno. Perché? Perché non riconosceranno che Cristo solo e Cristo completamente è il sacrificio per il peccato al quale nulla può essere aggiunto.

È per grazia mediante la sola fede. E qualunque tentativo di aggiungervi qualcosa la annulla; la grazia non è più grazia. Qualunque cosa cerchiate di fare per guadagnare qualunque parte della vostra salvezza rivela un fraintendimento del sacrificio di Cr. E qualunque fraintendimento del significato di Cristo nel Suo sacrificio è qualcosa di meno del vangelo. Credetelo, il cristianesimo o la cristianità, in quanto tale, è piena di persone che hanno molte informazioni su ciò che ho appena detto riguardo al vangelo, ma che non hanno quella totale fiducia in Gesù Cristo soltanto, nel fatto che Egli è chi Egli è, e che è l’unico, e il completo sacrificio per il peccato, e quindi non confidano in nulla dei loro propri sforzi o opere.

Triste a dirsi, molti, moltissimi che confessano il nome di Cristo e dicono: “Signore, Signore, abbiamo fatto questo, abbiamo fatto quello”, non sono conosciuti da Lui, e moriranno nei loro peccati, e non arriveranno mai là dove Egli è andato. Dunque, Gesù dice loro: “Se non credete—” nel versetto 24 “—se non credete che Io sono chi Io sono, morirete senza che i vostri peccati siano perdonati—” e quindi pagherete eternamente la pena.

C’è un ultimo modo garantito in cui potete morire nei vostri peccati, e loro lo manifestano, ovviamente. Siate giusti ai vostri stessi occhi, siate legati alla terra, oppure siate increduli; in quarto luogo, rimanete ignoranti per scelta, ostinatamente. Versetto 25, questo è davvero sorprendente, “Allora Gli dicevano: ‘Tu chi sei?’” Questo è assolutamente incredibile che dicessero una cosa del genere, dopo tutto quello che avevano visto, dopo tutto ciò che Egli aveva fatto, dopo tutto quello che avevano udito, “Gesù disse loro: ‘Che cosa vi sto dicendo fin dal principio?’” Parliamo di ottusità, “Ho molte cose da dire e da giudicare riguardo a voi, ma Colui che Mi ha mandato è veritiero; e le cose che ho udito da Lui, queste le dico al mondo”. Egli dice: “Ho parlato e parlato, e ciò che ho detto è la Parola stessa di Dio”.

E per mostrarvi quanto fossero ottusi, versetto 27: “Essi non compresero che Egli stava parlando loro del Padre”. Anche se Egli lo aveva detto più e più volte, “Io e il Padre siamo uno—Io non parlo da Me stesso, ciò che il Padre Mi mostra, quello dico”. Tutto questo Egli lo aveva detto; tutto, fino al capitolo 8, loro lo avevano udito tutto.

Che cos’è questo? È, prima di tutto, scherno sprezzante, “Tu? Tu chi sei? Chi pensi di essere per fare dichiarazioni come quelle che fai? Che cosa Ti dà il diritto di assumere un tale ruolo di profeta e di portatore della verità? E chi pensi di essere per parlare nel modo in cui parli?” Avrebbero dovuto sapere chi Egli era, Egli lo aveva reso chiaro ripetutamente, più e più e più volte.

Ricordate il capitolo successivo, il capitolo 9, il cieco fu guarito da Gesù, e i capi vennero da lui e dissero: “Chi è costui e da dove viene?” E il cieco disse: “Non posso crederci—” nel versetto 30 “—che voi non sappiate da dove venga, eppure mi ha aperto gli occhi”. Voglio dire, era ignoranza volontaria.

Perché sono volontariamente ignoranti? Giovanni 3 lo rende chiaro: “Gli uomini hanno amato le tenebre piuttosto che—” che cosa? La luce. Erano nelle tenebre perché volevano restarci. Si resta sempre nelle tenebre quando si ama il proprio peccato. Era una tenebra volontaria. Tornando a 8:19 Egli dice: “Voi non conoscete Me e non conoscete il Padre Mio. Se conosceste Me, conoscereste anche il Padre Mio”.

Non conoscete nessuno dei due. Siete nelle tenebre, ed è così che lo volete, perché amate il vostro peccato. In 7:17, Gesù disse: “Se qualcuno è disposto a fare la Sua volontà”. Quando arrivate al punto in cui siete disposti a fare la volontà di Dio invece del vostro peccato, allora conoscerete il Mio insegnamento. La verità si rivela a chi la desidera.

È come dice l’Antico Testamento: “Se Mi cercate con tutto il vostro cuore, Mi troverete”. Quando siete disposti a fare la volontà di Dio, conoscerete il Mio insegnamento. Allora saprete che Io parlo da Dio. Ma finché amate ostinatamente il vostro peccato e vi aggrappate al vostro peccato, persino il peccato dell’orgoglio e dell’auto-giustizia, morirete nel vostro peccato.

La loro era un’ignoranza compiaciuta e beffarda, nata dall’amore per il proprio orgoglio. Avevano udito chi Egli era molte, molte volte. Ne avevano visto ampia evidenza, ma il peccato produce incredulità, e l’incredulità produce ignoranza ostinata. Così si rifiutarono di capire perché amavano il loro peccato.

Volete morire nel vostro peccato? Siate giusti ai vostri stessi occhi, siate legati alla terra, siate increduli, siate ostinatamente e volontariamente ignoranti, e morirete nel vostro peccato. Gesù dice nel versetto 29, avrebbero dovuto saperlo: “Colui che Mi ha mandato è con Me; non Mi ha lasciato solo, Io faccio sempre le cose che Gli sono gradite”. Avreste dovuto vedere Dio in Me. Avreste dovuto sapere, avreste dovuto udire, ma non lo avete fatto.

Si conclude con una nota positiva. Versetto 30: “Mentre Egli diceva queste cose, molti vennero a credere in Lui”. Questa sarebbe la mia preghiera questa mattina, che mentre vi ho detto queste cose, mentre ho ribadito queste parole di Gesù, molti vengano a credere in Lui.

Volete morire nei vostri peccati? continuate semplicemente sulla vostra strada. Credete semplicemente di essere abbastanza buoni così come siete. Continuate pure nel vostro attaccamento alle ideologie umane. Rifiutate semplicemente di credere le grandi verità riguardanti Cristo. Amate il vostro peccato così tanto da scegliere le tenebre ed essere volontariamente ignoranti. Ma per fare questo, dovrete inciampare sulla croce. Proprio così. Dovrete calpestare senza cuore e con irriverenza il sangue di Cristo, perché conoscete il vangelo. Dunque dovrete inciampare di nuovo nella croce.

Persino questa mattina, mentre veniamo alla Tavola del Signore, la croce sarà di nuovo rappresentata e dovrete rigettarla di nuovo per continuare sulla strada che avete preso. Inconcepibile, davvero. Perché volete morire, quando potete vivere? Perché non volete essere come quei molti che credettero e non volevano morire nel loro peccato? Perché non volete accettare l’espiazione per il vostro peccato? Questa è la domanda che racchiude tutto. E la risposta è che siete giusti ai vostri stessi occhi, siete abbastanza buoni così come siete, amate troppo il mondo, rifiutate di credere, oppure amate il vostro peccato e custodite le tenebre e l’ignoranza che viene con esse. In ogni caso, il prezzo è eterno. Chiniamo il capo in preghiera.

Padre, mentre pensiamo alla potenza delle parole di Gesù e alla follia di coloro che rifiutano di credere, ci viene ricordato che una cosa simile accade ancora oggi, ogni giorno, e forse persino le battaglie che Gesù affrontò in Giovanni 8 stanno avvenendo nei cuori di alcuni qui questa mattina. Prego che la potenza del Tuo Spirito spezzi la presa dell’auto-giustizia, del mondo, dell’incredulità, e dell’amore per il peccato; e che il cuore desideri fare la Tua volontà, così che colui che è disposto a fare la Tua volontà conoscerà la verità.

Padre, mentre veniamo a questa Tavola, ci viene ricordato di nuovo il sacrificio che Gesù Cristo offrì per i nostri peccati sulla croce, che Egli portò i nostri peccati, come leggiamo dal profeta Isaia, che Egli portò i nostri dolori, che fu schiacciato per le nostre iniquità, trafitto per le nostre trasgressioni, che il castigo per cui abbiamo pace cadde su di Lui. Per le Sue piaghe noi siamo guariti. Ti ringraziamo, Padre, per la promessa che a tutti coloro che credono in Gesù come Messia e Figlio di Dio, vi è salvezza completa e piena. A questo fine, preghiamo per ogni persona qui.

E, Signore, per quelli di noi che sono cristiani, chiediamo che ciascuno di noi possa esaminare anche il proprio cuore, mentre veniamo a questa Tavola, affermando che siamo salvati, che apparteniamo a Te. Che possiamo ricordare di nuovo la tragedia del peccato che interrompe la dolcezza della nostra relazione con Te, e possiamo confessare tutto ciò che è noto, e chiederti di purificare anche tutto ciò che è ignoto, e accostarci a questa Tavola con cuori puri.

FINE

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