Apriamo di nuovo la Parola di Dio al settimo capitolo di Matteo e alle parole finali di Gesù nel grande sermone sul monte. Il sermone sul monte era un sermone evangelistico volto a distruggere la fiducia dei Giudei nella loro falsa forma di religione e a condurli alla verità in Cristo. Ed alla fine del sermone, il Signore rivolge un invito che inizia proprio nel versetto 13. Ed esamineremo a quella sezione, volgendo la nostra attenzione ai versetti 21 al 23. Lasciate che ve li legga:
“Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: ‘Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti?’ Allora dichiarerò loro: “Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!’”
Non ci potrebbe essere una conferenza sul tema del movimento carismatico senza interpellare questo passo. Leggendo questo testo, è ovvio che le pretese di profetizzare, scacciare demoni, o di operare miracoli di questi falsi credenti sono un esatto parallelo a quello che vediamo nel movimento carismatico. Quindi qui Gesù ci dà un’ultima parola, così come dovrebbe essere.
C’è un vecchio detto che fa così: «Quelli che parlano tanto del Paradiso non ci vanno», e questo è vero già dai tempi del Nuovo Testamento. In Proverbi capitolo 30 versetto 12 si legge: “C’è una razza di gente – o una generazione – che si crede pura, e non è lavata della sua sozzura”. Romani 10:2 dice d’Israele: “Hanno zelo per Dio, ma zelo senza conoscenza”.
Il Cristianesimo esteriore, il cristianesimo professante possiede milioni di persone che si sentono cristiane, che sono state indotte a pensare di essere cristiane, che vivono con la speranza di entrare in Paradiso e di sfuggire all’inferno, ma che alla fine scopriranno di essersi sbagliate. Ci sono milioni di persone che affermano di credere in Gesù, che usano il suo nome, che lo chiamano ‘Signore’, che dicono di credere in Lui, che si aspettano il Paradiso, che però poi riceveranno l’inferno.
Il nostro Signore testimoniò di questo già dall’inizio del suo ministero. In Giovanni 2:23, “Mentre egli era in Gerusalemme, alla festa di Pasqua, molti credettero nel suo nome, vedendo i segni miracolosi che egli faceva” erano attratti dai suoi miracoli credettero nel suo nome. “Ma Gesú non si fidava di loro, perché conosceva tutti e perché non aveva bisogno della testimonianza di nessuno sull’uomo, poiché egli stesso conosceva quello che era nell’uomo”, egli sapeva che si trattava di una fede superficiale. Era una fede legata all’esperienza, legata ai miracoli, era esteriore. Qui il Signore afferma chiaramente che molti diranno: ‘Signore, Signore’, seppur non entreranno nel regno.
Ora voglio essere chiaro su questo punto. Nessuno entrerà nel regno se non confesserà Gesù come Signore. Romani 10:9-10 dice: ‘se con la bocca avrai confessato Gesú come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato,’ confessare Gesù come Signore è essenziale per la salvezza, è un’opera dello Spirito Santo. Paolo dice in 1 Corinzi 12:3: “Nessuno può confessare: ‘Gesù è il Signore’, se non per mezzo dello Spirito Santo”. Chi non confessa Gesù come Signore non può essere salvato. Ma la cosa sconvolgente è che ci sono persone che confesseranno Gesù come Signore anche se non sono salvate. Professeranno Gesù come Signore a voce alta e ripetutamente sul cammino verso l’inferno.
Questo invito alla fine del sermone sul monte costringe chiunque lo legga a scegliere, è un contrasto netto tra la falsa fede e la vera fede; la fede che non salva e la fede che salva. Due strade, due vie e la scelta è sempre quella.
E voi direste: «Beh, in un mondo di così tante religioni, come possono esserci solamente due scelte?» e la risposta è che o si sceglie la via che porta al Paradiso oppure no. E anche se ci possono essere varietà, è la stessa cosa. Finisce sempre nello stesso posto.
Ci sono solamente due religioni al mondo. C’è la religione della realizzazione, o degli sforzi, umani, ovvero, tutte le religioni del mondo che offrono il Paradiso sulla base di buone opere, moralità, cerimonie religiose, rituali... Dall’altra parte, c’è la religione della realizzazione divina, che offre il Paradiso a coloro che ammettono di non poter fare nulla per guadagnarselo. Una proviene tramite le opere, la carne, merito persone, cerimonie, riti e porta all’inferno, qualunque sia la sua etichetta. Mentre la vera via è quella della fede, della grazia e dello Spirito Santo.
La prima via prevede quello che facciamo, mentre quella vera prevede quello che Dio ha fatto. Se stai cercando di guadagnati il Paradiso, lo stai facendo tramite la Legge. E secondo Romani 3:20, “mediante le opere della legge, nessuno sarà giustificato”, non hai speranza e sei maledetti.
Se stai cercando il Paradiso nel modo di Dio, lo stai facendo per grazia. E sotto la grazia non c’è legge. Non c’è modo di guadagnarsi l’ingresso, hai speranza e la maledizione è stata rimossa.
Naturalmente, gli Ebrei al tempo di Gesù facevano parte della religione degli sforzi umani. Si stavano cercando di guadagnare Dio con i propri meriti, con la propria giustizia personale, e le loro attività religiose. Ma, in realtà, Paolo in Romani 11:28 li chiama ‘nemici del Vangelo,’ erano nemici di Dio: “Non conoscendo la giustizia di Dio - dice Romani 10 – stavano cercando di stabilire la propria”.
C’è quindi quella religione che cerca di arrivare a Dio e al Cielo per merito personale, per coinvolgimento personale, per moralità personale, per cerimonie personali, per sentimenti, atteggiamenti personali, per esperienze personali, religiose e morali.
Ma dall’altra parte c’è la vera via di salvezza in cui il peccatore non fornisce nulla. Questa è la distinzione che il nostro Signore sta proponendo qui. E si tratta proprio di una serie di forti contrasti, ovvero, quello che vi ho letto pocanzi nel culto, ma lasciate che vi aiuti a ricordare un attimino. C’erano due porte: quella larga e quella stretta. C’erano due vie: quella larga e quella stretta. C’erano due destini: quello della distruzione e quello della vita. C’erano due folle: i molti ed i pochi. C’erano anche due alberi: quello buono e quello corrotto; due frutti: quello buono e quello andato a male; due comportamenti: il dire ed il fare; due costruttori: quello saggio e quello stolto; due fondamenta: la roccia e sabbia; due case: Una rimase e l’altra cadde. Un contrasto molto semplice.
Sarebbe difficile immaginare un modo più chiaro di rappresentare la scelta che ogni persona deve fare tra queste due. Tra l’altro, entrambi promettono il Paradiso. Nessuno sta vendendo l’inferno. Nessuno sta dicendo: «Vieni all’inferno con noi», e tra l’altro, la strada larga è etichettata con ‘paradiso’ finisce all’inferno, però le persone che la percorrono non lo sanno. Per di più, c’è gente molto impegnata che spinge le persone sulla strada larga. Sono identificati dal versetto 15 al 20, sono i falsi profeti, vestiti da pecore, lupi famelici interiormente che, se osservate più attentamente le loro vite, le loro vite stesse dimostreranno la corruzione con i loro frutti corrotti.
Quindi, abbiamo due offerte semplici, due strade per il Paradiso, una mente ed è diretta all’inferno, mentre l’altra è la verità ed è diretta al Paradiso, fai la tua scelta.
Esaminiamo quindi questo contrasto e cominciamo con le due porte, versetto 13: “Entrate per la porta stretta”, Entrate per la porta stretta; poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano”.
Entrambe le strade sono religiose. Non stiamo parlando di religione in contrapposizione all’ateismo, o di religione in contrapposizione all’agnosticismo, o di una religione che crede in un unico Dio in contrapposizione al Paganesimo, Panteismo, o all’animismo. No, stiamo semplicemente parlando di due strade religiose che promettono il fatto che questa è la via che Dio vuole che tu percorra per andare in Paradiso. Entrambe le strade promettono il Paradiso, ma solamente una ci arriva.
Al versetto 13 c’è un comando, dice: “Entrate per la porta stretta”, quello è un comando, un mandato. Una chiamata ad una risposta immediata, in realtà è una chiamata senza alcuna alternativa ragionevole. E con quella chiamata, iniziamo a comprendere quello che il Signore sta comunicando. Ora vi fornirò alcuni punti per suddividere quest’invito così importante.
Numero uno: dovete entrare. Dovete entrarci. La vera via del cielo è indicata chiaramente, è la via stretta, è la via angusta. E voi dovete entrarci. Non basta guardare. Non basta ammirare. Studiare non è abbastanza, analizzare, criticare, esser impressionati non è abbastanza... ascoltate, l’Inferno è pieno di persone che ammirano Gesù. L’inferno è pieno di persone che ammirano persino il sermone sul monte. L’inferno è ricolmo di persone che appartengono a chiese e organizzazioni cristiane. Ma non ci sono mai entrati, hanno ammirato. Hanno guardato, hanno analizzato. Ma dovete entrarci. Dovete entrarci. Devi entrare completamente.
In secondo luogo, dovete entrare questa porta, questa porta, questa porta stretta. «Perché è stretta?» Perché c’è solo una via d’accesso. È una porta stretta perché è solamente tramite Cristo, solamente tramite Cristo. Gesù ha detto: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. Giovanni 10: “Io sono la porta”, non c’è altra via. Non c’è salvezza in nessun altro, solo nel Signore Gesù Cristo. Bisogna entrare tramite di Lui, credendo in Lui. Chiunque lo rifiuti è maledetto, “Se non amate il Signore Gesù Cristo, siete anatema”, dice la Scrittura.
È strano il fatto che dobbiamo enfatizzare questa così, però dobbiamo... oggi ci sono persone nel mondo evangelico che dicono che gli Ebrei non devono venire tramite Cristo. Possono venire senza Cristo. Ci sono altri che dicono: “I gentili possono venire senza Cristo. Possono essere transdisciplinati e Dio li tratterà come se fossero vissuti prima che Cristo arrivasse nel mondo. Ma la Bibbia è molto chiara. Dovete entrare, dovete entrare in questa porta, e questa porta è Cristo e solamente Cristo. “A quanti l’hanno ricevuto – Giovanni 1:12 – Egli ha dato il diritto di esser chiamati Figli di Dio”. Chi non lo riceve - Giovanni 3 - perisce. Quindi dovete entrare. Dovete entrare in questa porta, la porta è Cristo. Dovete venire a Cristo, al vero Cristo e al vero Vangelo.
In terzo luogo, dovete entrare in questa porta da soli. È una porta stretta. Non è un evento di gruppo Dovete lasciare la folla alle spalle, questo è uno degli aspetti più inquietanti dell’isteria di massa che si verifica nel movimento Carismatico. È lo stesso tipo d’isteria di massa che si verifica ai concerti rock, l’unica differenza sono le parole. Le parole di Gesù, ma in molti casi si tratta dello stesso tipo d’isteria emotiva, elevata, fuori dal controllo.
Quando si entra in questa porta, si tratta di una porta angusta, pensatela come se fosse un tornello, ci si entra uno alla volta, è esclusivo, è intensamente personale. E di fatto, è così personale che potreste esser chiamati a rompere il rapporto che avete con vostro padre, vostra madre, vostra sorella, vostro fratello, e magari con tutti gli amici che avete e che conoscete... non è un evento di gruppo. Si ammette una persona alla volta. Ed è già da anni che lo diciamo, il regno di Dio avanza una persona alla volta! Un’anima alla volta. Ci si entra da soli.
Passiamo tutta la nostra vita correndo tra la folla, tutta la nostra vita cercando di appartenere ad un gruppo. E c’è una forma di Cristianesimo che dice: «Benissimo, porta il gruppo intero». E in un’ondata emotiva, si viene travolti dall’isteria di massa. Ma non è questo il caso, dovete rinnegare voi stessi, la vostra famiglia, i vostri amici, la vostra stessa vita, dovete rifiutare tutto quello che avete mai conosciuto, e forse persino rigettare tutti quelli che avete conosciuto, e dovete venire da soli. Per la prima volta nella tua vita, smetti di correre con la folla. Smetti di galleggiare con la massa e vieni da solo.
Non sento mai questo messaggio da quelle persone, non credo neanche che lo capiscano, si tratta solo di manipolazione di massa, ma dovete venire da soli.
Numero 4: Dovete entrare, dovete entrare per questa porta, e dovete entrarci da soli, e dovete entrarci con difficoltà, con difficoltà. Voi potreste dire: «Perché è difficile?», beh, a quanto pare lo è perché alla fine del versetto 14 dice: “Pochi sono quelli che la trovano”... Pochi sono quelli che la trovano, perchè è difficile da trovare? Perchè è difficile trovare la porta?
Ve lo dico io il perchè è difficile trovarla: guardate al versetto successivo, “Guardatevi dai - cosa? - dai falsi profeti”, sono ovunque, sono ovunque. E cosa fanno? Chiamano le persone all’altra porta, pochi la trovano.
O e tra l’altro, una volta che la trovi, vi ci entri con grande difficoltà! In Luca 13:24 Gesù ha detto: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta”, wow! Sforzatevi di entrare per la porta stretta?” Mi stai dicendo che è un’esperienza angosciante? Non mi sembra facile da vendere! “perché io vi dico che molti cercheranno di entrare e non potranno”, l’agōnizomai si riferisce ad una lotta intensa, di dolore. Infatti, in Matteo 11:12 Gesù dice: “il regno dei cieli è preso a forza e i violenti se ne impadroniscono”, diventare un credente è una cosa violenta. Attraversare questa porta da soli è una cosa violenta. Luca 16:16, Gesù ha detto che ogni persona vi entra “a forza”.
Perché è così difficile? Perché è così complicato? Prima di tutto, è difficile trovarla. Qualcuno a Los Angeles dice: «Voglio trovare la porta stretta», in quanti posti dovrebbe andare prima ancora di trovarla? Quanti posti dovrebbe visitare prima ancora di trovarla? Ed una volta trovata, l’entrarci, sarà anch’essa un’esperienza agonizzante, perchè? Perché richiede un ravvedimento ed un’abnegazione totale.
Isaia 55, 6 e 7: “Lasci l’empio la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri”, vuoi venire? Ravvediti, abbandona la vostra via empia. Abbandona la tua vita d’ingiustizia... e quello è difficile, è difficile perchè è tutto ciò che conosci.
Geremia lo dice così, un po’ più positivamente, Geremia 29:13, “Voi mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore”, quello che significa è che è un qualcosa che prende il sopravvento su tutto. Non volete altro, non rimane nient’altro, che questo, è strettissima! È una sfida trovarla ed, una volta trovata, entrarvici è un’esperienza angosciante perché dovete lasciare fuori tutto ciò che avete mai conosciuto. Solamente i seri ci entrano, solamente gli zelanti, gli integerrimi, gli infranti... questa non è una festa!
Guardate al movimento Carismatico nella sua stupidità, idiozia, follia e frivolezza. Ed a volte ci si chiede se c’è molta differenza tra un predicatore, tra virgolette, ed un comico. Questa è la cosa più seria che un’anima possa mai fare, è devastante! È assolutamente devastante. Perché è così difficile? Perché i peccatori amano il loro peccato. Ma è così che ci si arriva.
Numero 5: Entrate, dovete entrare; dovete entrare per questa porta, ovvero Cristo; dovete entrare da soli, non è un evento di gruppo, è una cosa personale; dovete entrarci con difficoltà, perché significa che vi state ravvedendo e che state abbandonando tutto ciò che avete amato, e dovete entrarci nudi. Non potete passare per il tornello con i bagagli. È una porta adatta a coloro che hanno abbandonato tutto. E questo si trova in Luca 9:23, “Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a sé stesso...” Quanto è estremo questo rinnegamento? Giovanni 12:25, dovete odiare la vostra stessa vita, dovete odiare la vostra stessa vita, dovete rinnegare voi stessi.
Nelle due piccole parabole di Matteo 13 dal 44 al 46, Gesù dice che c’era un uomo che cercava un tesoro e, trovatolo nel campo, vendette tutto per comprarlo. C’era un uomo che trovò una perla di gran valore e vendette tutto per comprarla. E sono delle storie semplici per dirvi che quando trovate Cristo, rinunciate a tutto. La frase principale che si ripete in quelle parabolette è: “Vendette tutto, vendette tutto, vendette tutto...” Quello è Luca 9, o Matteo 10, rinnegare se stessi.
Cosa intendo dire con “nudi”? Che dobbiamo entrare nudi. Che non portiamo la nostra presunzione. Non portiamo i nostri successi, non portiamo le nostre soddisfazioni. Veniamo con l’atteggiamento delle beatitudini. A che cosa si riferisce? Lo introdusse all’inizio del Sermone, non è vero? Nel capitolo 5, quando ha detto che colui che entra nel regno è colui che è “povero in spirito”, che cosa significa? In bancarotta personale. Quando comprendete la vostra bancarotta morale e spirituale, non portate i vostri successi, le vostre conquiste, le vostre prestazioni religiose, siete ridotti al nulla, vendete tutto.
Siete come quel pubblicano di Luca 18, che si trova nel tempio e si batte il petto dicendo: «Dio, sii misericordioso con me, peccatore», non offre niente. E accanto a lui c’è il fariseo che dice: «Ti ringrazio che non sono come questo povero pubblicano, io do la decima, faccio questo e faccio quest’altro...», e Gesù disse che era l’uomo che si stava colpendo il petto ad esser giustificato è quello che si batteva il petto e che aveva abbandonato tutto, non l’altro.
Poi c’è il giovane ricco di Matteo 19, Gesù voleva verificare se era disposto a metter tutto da parte, gli disse di vendere tutto quello che aveva e di darlo ai poveri, e lui se ne andò, voltò le spalle a Gesù perchè era troppo.
Fin dall’inizio, Giovanni Battista e Gesù predicarono il ravvedimento. Gesù ha sempre predicato il riconoscimento della propria bancarotta spirituale, del proprio vuoto spirituale, ha invitato al concepimento del dolore nei confronti del peccato, alla rottura spirituale, al desiderio di allontanarsi dal peccato, al desiderio di essere salvati dal suo giudizio e alla comprensione di non avere nulla da offrire. E quindi, le beatitudini dicono: che coloro che entrano nel Regno sono consapevoli di esser in bancarotta spirituale e quindi sono afflitti e piangono per la loro condizione e per questo sono mansueti ed afflitti; e per questo sono affamati ed assetati di quella giustizia che sono al corrente di non possedere.
Non vedo questo tipo di predicazione. Non vedo questo tipo d’invito nel movimento Carismatico. Si tratta sempre di unirsi alla festa, di salire sulla carrozza. D’esser guariti, di diventare ricchi, di ricevere profezie, di lasciare che Gesù ti parli, di esser felice. Ma tutto questo è molto lontano da quello che dice il nostro Signore.
Dovete entrare. Dovete entrare per questa porta. Dovete entrarci da soli, dovete entrarci con difficoltà. Dovete entrare nudi. E dovete entrare sottomessi al Signore. Qualche anno fa ho scritto un libro intitolato “Schiavo”, ed è proprio questo che si diventa. Ai tempi della chiesa primitiva era difficile da vendere come idea, in un mondo in cui la schiavitù esisteva ed era una cosa odiata perchè tutti volevano esser liberi, era difficile dire alle persone: «Ecco il Vangelo. Devi diventare uno schiavo, devi rinunciare alla tua famiglia, odiare la tua famiglia, tuo padre, tua madre, tua sorella, tuo fratello. Devi odiare la tua stessa vita. Devi abbandonare tutti i tuoi beni. Devi abbandonare tutto e devi sottometterti completamente al Signore».
Rinnega te stesso, prendi la tua croce... e cosa significa “prendere la propria croce?” È forse una sorta d’esperienza mistica? No. Significa che dobbiamo esser disposti a morire. È così importante per te? È così importante da esser disposto a morire? Se qualcuno dovesse dirti: «Se vieni a Gesù Cristo e lo confessi come Signore, t’impicco», verresti? È quello che Gesù sta dicendo. Saresti disposto a morire per questo? E i veri credenti direbbero: “Certo! Certamente! Perché morirò, e morirò nelle condizioni in cui mi trovo, e finirò per sempre all’inferno”, il riconoscimento del proprio vuoto, del proprio dolore per il peccato, con un desiderio di allontanarsi dal peccato, ed un desiderio d’essere salvati dal giudizio ad ogni costo.
Questo è ben diverso dal cercare di vendere Gesù come colui che vi darà ciò che volete. Potete letteralmente creare il vostro mondo personale con la vostra sessa parola. Gesù realizzerà tutti i vostri sogni, è meglio che ci ripensiate. Infatti, Gesù ha raccontato un paio di storie in Luca 14, dicendo: «sai, è meglio che riconsideriate, perchè non volete esser come quell’uomo che ha iniziato a costruire la torre e poi si è reso conto di non avere abbastanza per finirla e ha fatto la figura dello stolto... Non volete essere come un re che andò in guerra con 10.000 uomini e non riuscì a resistere contro l’opposizione che era molto più vasta della sua».
Considera il costo. E qual è il costo? Tutto. Sei uno schiavo di Gesù Cristo. V’immaginare un po’ nella chiesa primitiva? Quei primi credenti, che si spostavano da un posto all’altro nel mondo Gentile con l’intento di chiamare le persone a diventare schiavi di un Ebreo crocifisso? Difficile da vendere...
In effetti, era molto più difficile ai tempi di quanto lo sia oggi, perché non abbiamo quel tipo di schiavitù, ma il messaggio è lo stesso. Stiamo chiamando le persone a diventare schiavi di Gesù Cristo, schiavi a vita. Se passate per quella porta, avete lasciato fuori tutto il resto. Tutte le necessità spirituali si trovano alle sue mani e dovete confidare in Lui per le vostre provviste, per la vostra protezione, e per l’adempimento delle promesse che vi ha posto. È un atto di fede tale, che nessun uomo avrebbe mai potuto compiere fino a quel momento. Ecco cosa significa rinnegare se stessi, prendere la propria croce e seguirLo.
In contrasto con questa prima, c’è la porta larga, c’è la porta larga. La porta è ampia, è larga. E che cosa significa? Ah, non c’è nessuna costrizione. «Vieni! Puoi venire con il gruppo, puoi venire con la crew! Vieni, lasciati andare! Lascia che la musica ti attiri. Lascia che il divertimento, o che l’esperienza ti attiri. Tutta la folla - nessuna difficoltà, nessuna abnegazione, portate tutto il vostro orgoglio, portate tutto il vostro peccato. Non preoccupatevi del ravvedimento!»
Una folla enorme di persone religiose che passa per la via larga con tutti i bagagli, tutte le loro cose, tutti i loro desideri. «Vengo da Gesù perché Gesù mi renderà ricco. Vengo da Gesù perché Gesù mi guarirà. Vengo a Gesù perché Gesù sistemerà il mio matrimonio. Gesù mi renderà influente. Gesù mi soddisferà!», Gesù è colui che soddisferà i desideri carnali delle persone non rigenerate. Una folla enorme passa per quella porta.
E quelle sono le due porte, ora vediamo le due vie, due cose diverse. Ci sono due vie, molto diverse tra loro, due vie. C’è quella larga, nel versetto 13, e quell’angusta, nel versetto 14. La via larga è quella che lascia spazio a diversità dottrinali, puoi credere un po’ in quello che vuoi. Non discutiamo su quello, giusto? Spesso sentiamo parlare sul nostro conto i Carismatici, e dicono che siamo divisivi, intolleranti, non amorevoli. Dobbiamo sbarazzarci della dottrina. No, quella è la via larga, certamente, venite pure, potete credere quello che volete!
Ecco perché 120 milioni di Carismatici su 500 milioni sono Cattolici Romani con una dottrina apostata, eretica e corrotta. Venticinque milioni di loro sono Pentecostali che negano la Trinità. Il 90% di loro crede al vangelo della prosperità, secondo il quale Gesù vuole renderti ricco e sano. La stragrande maggioranza di queste persone non sono credenti. Ma è così che funziona la via larga, è così che funziona, è così che la si vende. Ecco perché... stamattina stavo parlando con un pastore Nigeriano che mi ha detto: «Guarda, ero in una chiesa Carismatica, ed avevamo mille membri. Poi ho visto la verità, ho lasciato la chiesa Carismatica, ho iniziato ad insegnare la verità ed ho solamente un centinaio di persone». Quella è la via larga, e di nuovo, dal versetto 15 al 20 vengono presentati i venditori dei biglietti, i falsi profeti. E sono bravissimi a quello che fanno, hanno il regno delle tenebre dalla loro parte.
Dall’altro lato però, la via è angusta. Una volta entratici anche la via è stretta. In che senso stretta? Cos’è che la restringe? La Parola di Dio, giusto? Qual è il grande mandato? “Andate a fare discepoli e insegnate loro a osservare tutte le cose che vi ho... comandato”, viviamo così.
E so che oggi c’è una sorta di nuovo approccio che sta diventando sempre più popolare nel mondo evangelico che dice: «si, beh, siamo santificati guardando alla croce, guardando alla croce, emozionandoci a riguardo della croce, essendo grati per la croce», la chiamano santificazione croce-centrica. E dicono tra l’altro, che se obbediamo per dovere, stiamo peccando! Questa è brutta teologia. A volte obbedisco per amore. Altre volte invece obbedisco per gratitudine. E, francamente, a volte obbedisco per timore, ma voglio sempre obbedire. E temere Dio non significa che non lo amo, è solo una parte del modo in cui lo amo è per la realtà di chi è.
È una via angusta, non possiamo avere la teologia che vogliamo così come non possiamo vivere nel modo in cui vogliamo... Non affermiamo l’immoralità. Non affermiamo l’omosessualità. Non affermiamo il materialismo. Sulla via angusta non affermiamo la mondanità.
Quindi è meglio contare il costo. Il vero Vangelo non vi promette la guarigione. Non vi promette il benessere. Non vi promette un matrimonio perfetto. Non vi promette denaro. Non vi promette altro che il perdono, e la benedizione ed il potere divino. Vi promette cose celesti, non terrene.
E ci sono due destinazioni, due mete: “La via spaziosa - versetto 13 - porta alla perdizione”, all’inferno. Vi ricordate che all’entrata promette il ‘Paradiso’, ma non ci va. Finisce all’inferno: punizione eterna, pianti, lamenti, e l’eterno stridore di denti. Mentre la “via angusta – versetto 14 –conduce alla vita”, alla vita, alla vita eterna, alla gloriosa beatitudine del cielo.
E poi, in quarto luogo, veniamo alle due folle. Sulla strada larga ‘ci sono molti’, così come finisce il versetto 13 “molti entrano per essa”, molti. Sulla via stretta invece ce ne sono pochi, pochi. Ho sentito questo, ed anche in questi ultimi mesi abbiamo sentito questo tipo di discussione: «Come fai a dire: ‘Questa non è un’opera di Dio’, quando così tanti ne sono coinvolti?» Davvero? Tenderei a pensare che sia davvero un’opera di Dio se solo pochi ne facevano parte. Non voglio limitare Dio, ma queste sono le parole di Gesù. Ci saranno molti sulla strada larga che non vogliono fare distinzioni dottrinali, che vogliono offrire alle persone ciò che la loro carne non curante e non redenta già vuole. Ma l’altra via è quella angusta, e pochi la trovano.
E, sapete, in Luca 13, credo sia il versetto 23, i suoi discepoli stavano cercando di capire un po’ quello che stava succedendo, il Messia era arrivato, avevano grandi aspettative. Il Messia compieva miracoli, insegnava, e loro avevano imparato ad amarlo, a credere in Lui. Ma nessun altro sembrava unirsi a loro. E quindi, in Luca 13:23, gli chiedono: “Sono pochi i salvati?” Sono pochi i salvati? Ed è li che Gesù gli rispose: «Molti si stanno sforzando d’entrare, ma non possono, perchè non vogliono lasciare andare le cose che amano».
In una parabola in Matteo 22, Gesù dice: “Molti sono i chiamati, ma pochi sono... scelti”. Quando Isaia ricevette la grande visione di Dio nel sesto capitolo, alla fine, Dio gli disse: «C’è un resto, c’è un decimo, c’è un ceppo, c’è un seme santo», sulla strada larga? Molti, molti! E, a proposito, sono i molti che si presentano al versetto 22. Sono molti sulla strada larga, alla fine del versetto 13; e poi nel versetto 22 vediamo che i molti dicono: “Signore, Signore, siamo qui! Siamo qui!”.
E qui vediamo i due comportamenti, i due comportamenti. Ci sono quelli che dicono e quelli che fanno. A proposito, la falsa professione è una sorta di bestemmia, è un nominare il nome del Signore invano. È una violazione del comandamento citato in Esodo 20. I condannati pronunciano parole vuote provenienti da cuori vuoti. Nessun ravvedimento reale. Nessuna fede reale. Nessun amore vero. Nessuna obbedienza reale: “Signore, Signore”, c’è dello zelo, vero? C’è passione, c’è del rispetto, è ortodosso, in un certo senso. “Signore, Signore, - dicono – Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti?” Parlano di prodigi. Non dicono: “Signore, non ci siamo forse ravveduti nel Tuo nome? Non abbiamo obbedito nel Tuo nome?”
Tre volte nel versetto 22: “Nel Tuo nome, nel Tuo nome, nel Tuo nome”, potete usare il nome di Gesù quanto volete. Potete cantarlo 50 volte in una sola canzone, è una cosa comune. È comune, e come i Carismatici, che Gesù sicuramente aveva in mente, pensano che la prova di esser suoi, si trova nelle loro profezie, nei loro esorcismi, nei loro miracoli.
Li hanno fatti per davvero? Certo che no. Certo che no. C’è bisogno di discutere questa cosa qui? Il Signore dice: “Non vi ho mai conosciuti”. Non da mica potere di fare miracoli, di scacciare Satana o di rivelare le Sue verità tramite profezie a persone che non fanno nemmeno parte del Suo regno. Queste sono delle affermazioni fasulle, false. Sembrano un po’ i Carismatici dei giorni nostri, «Profetizziamo! Scacciamo i demoni! Facciamo miracoli», ma non hanno alcun rapporto con Dio. Pensano che il loro destino eterno, sia fondamentalmente affermato da questi segni fraudolenti.
L’inferno sarà purtroppo ricolmo di persone che erano coinvolte in queste profezie, in questi esorcismi e che facevano miracoli. Affermano d’essere adoratori: “Signore, Signore”, e poi lo dicono di nuovo, “Signore, Signore”, una volta nel versetto 21 e un’altra volta nel versetto 22. Cantano le canzoni. Percepiscono l’energia. Sono nel bel mezzo dell’esperienza.
Ma quando in quel giorno si presenteranno, dice il versetto 22, quando quel giorno si presenteranno, il giorno del giudizio finale, “dichiarerò loro: ‘Non vi ho mai conosciuti’”, non è che una volta vi conoscevo e poi siete scivolati via, non vi ho mai conosciuto! “Allontanatevi da me – all’inferno – malfattori!” è quello che fate che conta, non si tratta mica di questo tipo d’esperienze che possono esser indotte falsamente. Letteralmente in Greco, dice: “Non vi ho mai conosciuti”, mai e poi mai.
La realtà della nostra condizione spirituale si manifesta nel nostro comportamento in relazione alla legge di Dio. La falsa professione non ha valore, è una sorta di bestemmia, è il nominare il nome del Signore invano. G. Campbell Morgan, commentatore Inglese di molti anni fa, disse: “La bestemmia del santuario è più terribile della bestemmia dei bassifondi, il bacio di Giuda dice: ‘Signore, Signore’ e poi disobbedisce”.
Il punto fondamentale è “non vi ho mai conosciuti”, è una cosa triste su cui riflettere, però credo che la maggior parte delle persone coinvolte in questo movimento sentirà proprio quelle parole. Jeff O’Hara alcuni anni fa scrisse: “Perché mi chiamate ‘Signore, Signore’ e non fate le cose che dico? Mi chiamate ‘via’ e non camminate in me. Mi chiamate ‘vita’ e non vivete in me. Mi chiamate ‘maestro’ e non mi obbedite. Se vi condanno, non datemi la colpa. Mi chiamate ‘pane’ e non mangiate. Mi chiamate ‘verità’ e non mi credete. Mi chiamate ‘Signore’ e non mi servite. Se vi condanno, non biasimatemi”.
Due porte, due vie, due destinazioni, due folle, due professioni e infine, due fondamenta. Due fondamenta e questo ci porta giù dal versetto 24 al 27. Questa è un’illustrazione, un’illustrazione potentissima, dice: “Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica,” in altre parole, obbedisce, si comporta di conseguenza. In altre parole: chiunque viene nel modo prestabilito, tramite la porta stretta, giù per la via stretta – “sarà paragonato a un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno investito quella casa; ma essa non è caduta, perché era fondata sulla roccia. E chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica sarà paragonato a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno fatto impeto contro quella casa, ed essa è caduta e la sua rovina è stata grande”.
Qui sta parlando del giudizio finale, ed è il giudizio finale di entrambi. La stessa tempesta colpisce entrambe le case. Entrambe erano costruite nello stesso luogo, nello stesso posto ed esternamente sembravano uguali. Si può guardare ad una casa senza riconoscere il fatto che non abbia le fondamenta. Uno dei motivi per cui il Signore ci avverte, è che non possiamo strappare la zizzania perché potremmo non sapere chi è vero e chi no.
Ma sta per arrivare un giudizio. Entrambe le persone – entrambi i gruppi hanno costruito una casa, un edificio religioso, e sono indistinguibili, fondamentalmente. Forse vanno in chiesa, sono impegnati in varie attività, usano il nome di Gesù, e son sempre all’opera nell’edificazione dei loro muri, delle loro finestre, delle loro porte, del tetto e della struttura generale delle loro attività religiose. Entrambi, a quanto pare, hanno costruito la loro casa nello stesso luogo, perché sono stati colpiti dalla stessa tempesta, è difficile vedere la differenza. Però c’era una differenza enorme! Una era sulla roccia e l’altra sulla sabbia.
La roccia - che cos’è la roccia? L’obbedienza, l’obbedienza al “mettere in pratica le mie parole”. “Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica”. Obbedienza alla via che Gesù ha detto di seguire. Obbedienza alla chiamata alla porta stretta, tramite di Cristo e solo Cristo, con un atteggiamento di penitenza e abnegazione. Hanno costruito sulla roccia. Infatti, in Luca 6:47-48, Gesù dice che quest’uomo ha scavato e scavato profondamente”, ha persino posto i pilastri per ancorare le fondamenta per bene.
D’altra parte, le persone che hanno costruito appropriandosi della via facile, dov’è tutta emozione, son travolti dalla folla, hanno preso scorciatoie, ricercando la soluzione rapida, nessun tempo per la convinzione dell’anima, nessun tempo per la rottura di spirito, per le agonie dolorose del ravvedimento, per il sacrificio, nessun tempo per abbandonare tutto. Nessun tempo per costruire una vera colpevolezza del peccato, di una comprensione di santità, nessuno sforzo di seguire Cristo. E quando la tempesta del giudizio arriva, la tempesta del giudizio finale - la casa sulla sabbia cadde, cadde. E il giudizio rivelò la vera condizione.
Amo quell’inno: “La mia speranza è stabilita su niente di meno che il sangue e la giustizia di Gesù. Non oso confidar in nulla più, mi affido sol al nome di Gesù. Su Cristo, la rocca solida, mi appoggio; ogni altro terreno è - cosa? - sabbia che affonda”.
Come si fa a capire quando qualcuno è ingannato in questo modo? Beh, ci sono solo alcune cose che potrei menzionare. Hanno un falso senso di appartenenza perché sono rafforzati dal gruppo. Non hanno interesse nell’autoesaminazione. 2 Corinzi 13:5, “Esaminatevi per vedere se siete nella fede”, non sento mai i predicatori di questi movimenti chiedere alle persone di farsi un esame di coscienza, un esame del cuore. Son sommersi dalle attività esteriori. Ricercano sensazioni, benedizioni, esperienze, guarigioni, angeli, ma non ricercano mai Cristo. Hanno un’indifferenza verso la sana dottrina e sono indulgenti nel nome della grazia.
E quale sarebbe, quale dovrebbe esser il nostro messaggio nei loro confronti? Esaminatevi per vedere se siete nella fede. Che cosa fai? Che cosa dovresti fare oggi se ti stessi chiedendo: «Guarda, non lo so, non so nemmeno se sono un vero cristiano, che cosa dovrei fare? Che cosa dovrei fare per incamminarmi su quella strada angusta? Per uscire dalla strada larga, che cosa dovrei fare per entrare nella via stretta tramite la porta stretta?».
Tornate al versetto 7 di questo capitolo. Qual è la prima parola? Qual è? “Chiedete”... “Chiedete e vi sarà dato”, che cosa devi fare? Chiedi: “O Dio, o Dio, mostrami la porta stretta. Fammici entrare”, e poi dice: “Cercate e troverete! Bussate e vi sarà aperto; chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto, perché chiunque chiede riceve; chi cerca trova, e sarà aperto a chi bussa”, è sufficiente? Non è abbastanza?
Gesù ha detto: “Colui che viene a me, non lo caccerò fuori”, oppure, “Qual è l’uomo tra di voi, il quale, se il figlio gli chiede un pane, gli dia una pietra? Oppure se gli chiede un pesce, gli dia un serpente? Se dunque voi – esseri umani - che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto piú il Padre vostro, che è nei cieli, darà cose buone a quelli che gliele – cosa? - domandano!” domandano, domandano, domandano, domandano...
Padre, anche questa mattina siamo stati arricchiti e benedetti in modo meraviglioso nel nostro culto. E, come sempre, la pietra angolare di questa meravigliosa adorazione è la Tua verità, verità che informa il nostro culto. Ti chiediamo, Signore, di far arrivare questo messaggio ai cuori delle persone, che tu le spinga a chiedere, a cercare, a bussare, sapendo che Tu risponderai.
Preghiamo, Signore, che tu possa strappare alcuni ramoscelli da questo fuoco estraneo che sta bruciando e che tu possa salvare molti da questo movimento. Persone ingannate, persone che vivono nell’illusione, riconoscendo che sono anime eterne. E forse puoi anche usarci come strumenti in modi che ancora non comprendiamo, perché hai scelto di compiere la tua opera di chiamata tramite di noi.
Usa ciò che è stato fatto questa settimana, affinchè vada attorno al mondo e riscatti le persone da questo fuoco. E di nuovo, finiamo n po’ da dove abbiamo iniziato, dandoti gloria del fatto che abbiamo avuto un interesse nel sangue del Salvatore: “Amor incredibile, amor surreal, com’è possible che Tu nostro Dio, moriresti mai per noi?”
Benediciamo e lodiamo il tuo nome. Ti chiediamo che tu possa compiere la tua opera nei nostri cuori. Che lo Spirito Santo possa spingerci a chiedere, a cercare e a bussare.
Padre, Ti ringraziamo che la Tua Parola non ritorna mai in vano quando viene proclamata. Non è vuota, è potente e più affilata di ogni altra cosa, realizza sempre l’obbiettivo per la quale tu l’hai mandata. È in quella confidenza ed in luce a quella promessa che la continuiamo a proclamare. Sii glorificato, sii onorato e porta molti alla porta stretta, e tramite di essa sul cammino stretto, quello che infine conduce alla vita così che loderemo solo te. Amen.
FINE
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