Il Signore ha lasciato alla chiesa soltanto due ordinanze: la Cena del Signore e il battesimo. Insegniamo molto sulla Cena del Signore, perché ci accostiamo molto spesso alla Cena del Signore e parliamo molto spesso del suo significato. Ma, in gran parte, il tema del battesimo rimane trascurato e forse, perfino nel mio caso, non sono stato fedele nel mantenere un giusto equilibrio, così che voi poteste comprendere l’importanza del battesimo e il suo significato. Francamente, oggi nella chiesa è diventato quasi una questione irrilevante. Non se ne sente parlare molto.
Sono anni che nessuno scrive un libro che metta in risalto il battesimo. Sono anni che non sento un predicatore o un insegnante porre l’accento sul battesimo. I programmi religiosi alla radio e alla televisione non dedicano alcuna attenzione al battesimo. Grace to You, il nostro programma radiofonico quotidiano, è l’unico programma radiofonico in America che trasmette dei culti battesimali, e periodicamente mandiamo in onda in tutta la nazione i culti battesimali celebrati qui. Ma non sembra esserci molta attenzione per il battesimo. In gran parte, ciò deriva dal fatto che esiste una tale varietà di opinioni su ciò che significa e su quanto sia importante, che tutti, per così dire, lo hanno relegato al livello di una discussione ecclesiastica arcaica e antiquata, e c’è ben poca attenzione per la sua importanza spirituale.
Vorrei fare un passo ulteriore, non soltanto considerando l’atteggiamento piuttosto indifferente nei confronti del battesimo, ma dicendo anche che probabilmente è vero che il maggior numero — la maggioranza delle persone che si definiscono cristiane — non è mai stato battezzato secondo il battesimo del Nuovo Testamento. Probabilmente la maggioranza di coloro che affermano di essere cristiani non è stata battezzata secondo il battesimo del Nuovo Testamento. Non posso necessariamente dimostrarlo, ma è una percezione che, credo, potrebbe benissimo essere corretta. Francamente, esiste una chiesa non battezzata, e alcuni di voi ne fanno parte. Alcuni di voi forse non hanno mai neppure assistito a un culto battesimale, perché non vengono la domenica sera, quando questa piattaforma viene trasformata in modo spettacolare e le parti che si trovano sotto di me si sollevano mediante un sistema idraulico, rivelando qui un battistero, come faremo questa sera e come facciamo ormai ogni domenica sera. Alcuni di voi non soltanto non sono stati battezzati, ma non hanno neppure mai assistito a una cerimonia battesimale.
Vorrei spingere questo pensiero ancora un po’ più avanti e dire anche che credo che il fatto che la chiesa non prenda sul serio il battesimo e non lo pratichi in modo biblico, sia molto probabilmente alla radice di alcuni degli enormi problemi della chiesa, perché rivela l’infedeltà delle persone ai comandamenti semplici e diretti del Signore. E la domanda fondamentale è questa: se non riuscite a ubbidire nella semplice questione del battesimo, che il Signore ha espressamente comandato a ogni credente, non è forse questo l’indizio di una vita poco ubbidiente? E ciò spiega molte cose riguardo alla debolezza della chiesa ai nostri giorni.
Quando Gesù disse: “Andate in tutto il mondo e fate discepoli, battezzandoli”, con quelle parole diede alla chiesa il comando di battezzare. Chiaramente, questo è il grande mandato. Quando lo Spirito Santo disse: “Ravvedetevi e siate battezzati”, in Atti 2:38, diede al singolo credente il comando di essere battezzato. Cristo comanda alla chiesa di battezzare, lo Spirito Santo comanda al singolo credente di essere battezzato e, quando tutti i tremila che credettero il giorno di Pentecoste furono immediatamente battezzati, stabilirono l’esempio per la chiesa. Come chiesa, dunque, siamo vincolati al comando esplicito di Cristo di battezzare. Come individui, siamo vincolati al comando esplicito dello Spirito Santo di farci battezzare, e seguiamo il modello e l’esempio stabiliti nel giorno in cui nacque la chiesa, quando ogni credente fu immediatamente battezzato.
Ora, per quanto queste Scritture siano chiare e inequivocabili, vi è ancora una diffusa inosservanza di questo semplice comando. Ora, portiamo la questione esattamente là dove ci riguarda. Esistono soltanto cinque ragioni generali per cui una persona che professa Cristo non viene battezzata. D’accordo? Prima ragione: la persona è ignorante, non ha avuto il beneficio di un insegnamento corretto, è stata istruita male riguardo al battesimo oppure non è stata istruita affatto. È possibile che la ragione sia l’ignoranza. Semplicemente, non vi è stato dato un insegnamento corretto. Una seconda ragione è che alcune persone sono orgogliose. Non essere battezzati diventa una questione di orgoglio spirituale. Voi potreste dire: “In che senso?”. Perché siete andati avanti così a lungo senza un battesimo appropriato secondo il Nuovo Testamento, e farvi battezzare equivarrebbe a confessare pubblicamente un lungo periodo di disubbidienza o un lungo periodo di ignoranza; e questo, naturalmente, sarebbe un’esperienza umiliante.
Una persona sarebbe profondamente umiliata entrando nelle acque battesimali e dicendo: “So che avrei dovuto essere battezzato, ma sono stato disubbidiente per anni”. Alcuni non sono disposti a umiliarsi, non sono disposti ad ammettere la propria disubbidienza e si vergognano di riconoscere il proprio fallimento in quest’ambito. In realtà, è una forma di orgoglio spirituale e, come ho osservato qualche settimana fa, preferirebbero vergognarsi davanti al tribunale di Cristo piuttosto che davanti alla chiesa.
Una terza ragione per cui alcuni non vengono battezzati è l’indifferenza. Sono indifferenti. In altre parole, non vogliono prendersi il disturbo. Capiscono. Non sono contrari. Forse ci credono. Semplicemente, non è importante, non è una priorità. Non arrivano mai a farlo. È che... non riescono a venire quando si celebra. Devono andare da qualche parte quando si svolge la preparazione. Il sabato si fanno sempre i capelli, e chi vuole rovinarseli la domenica sera? Semplicemente, non è una questione di grande importanza. È indifferenza.
Ignoranti, orgogliosi, indifferenti. C’è una quarta ragione per cui alcuni non vogliono essere battezzati. Diciamo semplicemente che sono ribelli. Si rifiutano categoricamente. Si ribellano. Di solito ciò è legato al fatto che, se lo facessero, sarebbe ipocrisia, e loro lo sanno. Si ribellano al battesimo perché coltivano il peccato nella propria vita e non hanno alcuna intenzione di alzarsi davanti a una congregazione e riconoscere pubblicamente la propria sottomissione alla signoria di Gesù Cristo e la gioia di conoscerLo, mentre custodiscono il peccato nella loro vita. È la loro ipocrisia che li induce a sfidare il comando di essere battezzati. E quando vedete una persona che rifiuta di essere battezzata, si tratta o di ignoranza, o di orgoglio, o di indifferenza, oppure di ribellione.
Oppure c’è un’altra possibilità: non sono rigenerati. In realtà, non sono affatto cristiani e, perciò, non vi è alcuna opera dello Spirito di Dio che li spinga all’ubbidienza. Non desiderano fare una confessione pubblica; vogliono soltanto frequentare l’ambiente della chiesa ed essere considerati cristiani, ma non è una cosa genuina, e non hanno alcuna intenzione di alzarsi in un luogo pubblico e affermare la realtà della loro fede in Cristo, una realtà che in effetti non esiste affatto.
Quindi, se non siete stati battezzati, rientrate in una di queste categorie o in un’altra, e dovete porvi questa domanda: se non sono stato battezzato, è perché non ne comprendo l’importanza? Se è così, al termine di questa mattina questa possibilità sarà esclusa e vi resteranno soltanto le altre. Sono indifferente alla sua importanza? Sono orgoglioso? Mi sto ribellando a causa del peccato nella mia vita? Sono ostinato verso Dio, non disposto a ubbidire? Oppure la verità è che non sono affatto un cristiano e non ho alcun particolare desiderio di essere battezzato, perché non sento alcuna particolare spinta a confessare pubblicamente Gesù?
Ora, per aiutarci a comprendere ciò che dobbiamo comprendere riguardo al battesimo, voglio porre diverse domande e poi cercare di rispondere ad esse sulla base della Parola di Dio, d’accordo? Prima domanda: che cos’è il battesimo? Quando parliamo del battesimo, di che cosa stiamo parlando? Supponiamo di non sapere neppure di che cosa stiamo parlando. Cominciamo dal principio: che cos’è il battesimo? Semplicemente questo, dal punto di vista fisico: è una cerimonia mediante la quale una persona viene immersa, tuffata o sommersa nell’acqua. Questo è ciò che è. È una cerimonia mediante la quale una persona viene immersa, tuffata o sommersa nell’acqua. Questo è il battesimo. Questo è l’atto fisico del battesimo.
Ora, nel Nuovo Testamento vi sono due verbi che confermano questa semplice definizione del battesimo, e stiamo parlando soltanto dell’atto o della cerimonia in sé, non del suo significato — a quello arriveremo tra un momento. I due verbi usati nel Nuovo Testamento sono baptō e baptizō. Baptō viene usato soltanto quattro volte. Significa sempre intingere, immergere, immergere per tingere e quindi, in tutti quei casi, significa sommergere o immergere: intingere dentro. Una parola più forte di baptō, una forma intensiva di baptō, è baptizō, da cui deriva “battezzare”. Baptizō viene usato moltissime volte, in contrasto con le sole quattro occorrenze di baptō. La parola più intensiva viene usata moltissime, moltissime volte. Significa sempre immergere completamente ed è il verbo usato per “annegare”: sommergere totalmente, immergere, tuffare nell’acqua.
Il sostantivo usato è baptismos, e baptismos, sempre, nel libro degli Atti, si riferisce a un cristiano immerso nell’acqua. Linguisticamente, dunque, la terminologia si riferisce sempre all’immersione o all’essere sommersi nell’acqua. Infatti, “battesimo” divenne un termine tecnico per l’immersione, tanto che fu traslitterato anziché tradotto: tradurre significa rendere il significato; traslitterare significa trasferire la pronuncia di una parola da una lingua a un’altra senza renderne il significato. In altre parole, baptizō divenne baptize. Questo non ne comunica il significato; il significato è “immergere”, e si potrebbe prendere ogni occorrenza di baptō, baptizō e baptismos e tradurla “immergere” o “immersione”, perché questo è il suo significato. Ma poiché era diventato un termine tecnico per la cerimonia dell’immersione, lo traslitterarono dall’originale e lasciarono baptize. Perfino in inglese, quella parola è giunta a significare immergere o tuffare nell’acqua.
Potreste percorrere tutto il Nuovo Testamento e, ovunque trovaste la parola “battezzare”, tradurla “immergere”, e ne comprendereste correttamente il significato. Quindi, ogni uso neotestamentario di questi termini — baptō, baptizō, baptismos — richiede, esige o consente una traduzione come “immergere” o “immersione”. Infatti, la cosa è talmente evidente e inattaccabile che perfino Giovanni Calvino, che si trova realmente al cuore della chiesa presbiteriana, la quale asperge anziché immergere, perfino Giovanni Calvino disse — e cito —: “La parola battezzare significa immergere. È certo che l’immersione era la pratica della chiesa primitiva”. Questo è ciò che significa la parola; questo è ciò che facevano.
Inoltre, è interessante comprendere che i verbi baptō e baptizō non vengono mai usati in senso passivo — mai usati in senso passivo. In altre parole, non si dice mai che l’acqua venga “battezzata” su qualcuno. Avete capito? È sempre una persona a essere battezzata nell’acqua. Non è mai l’acqua a essere battezzata su una persona, come quando si asperge, si versa oppure si mette dell’acqua su un dito e la si tocca sulla testa di qualcuno. L’acqua non viene mai battezzata su qualcuno; è sempre qualcuno a essere battezzato nell’acqua. Battesimo significa sempre immersione, sommersione, tuffo nell’acqua.
Ora, gli episodi del Nuovo Testamento nei quali avviene un battesimo confermano questo significato così evidente. Lasciate che vi dia qualche esempio. In Matteo capitolo 3, versetto 6, vediamo il ministero di Giovanni Battista, e ne parleremo ancora un po’ più avanti. Ma, parlando di Giovanni Battista, il testo dice che le persone uscivano per andare da lui — versetto 6 — e venivano battezzate da lui nel fiume Giordano. Venivano battezzate nel fiume. Infatti, egli si trovava molto lontano, nel deserto, presso il fiume, perché quello era il luogo necessario per il battesimo. Ovviamente, se venivano battezzate nel fiume, dovevano essere immerse. Non avete bisogno di un fiume se intendete soltanto mettere una goccia d’acqua sulla fronte di qualcuno o versargliene un po’ addosso in qualche modo.
Al versetto 16, dopo il battesimo di Gesù, si dice che, dopo essere stato battezzato — versetto 16 — Gesù uscì immediatamente dall’acqua. Gesù era sceso dentro e poi ne uscì; così, ancora una volta, osserviamo che Giovanni battezzava in un fiume. Gesù era dentro quel fiume e uscì da quel fiume.
Ora, il Vangelo di Marco, capitolo 1, parla ancora del ministero di Giovanni e dice la stessa cosa. “Tutto il paese della Giudea” — Marco 1:5 — “e tutti gli abitanti di Gerusalemme accorrevano a lui ed erano battezzati da lui nel fiume Giordano”. Non avete bisogno di stare nel fiume se tutto ciò che fate è aspergere. Il Vangelo di Giovanni, capitolo 3, versetto 23, riferendosi ancora una volta al ministero di Giovanni Battista, contiene un’affermazione molto importante, Giovanni 3:23. Dice: “Anche Giovanni stava battezzando a Enon, vicino a Salim” — che si trova lungo il fiume Giordano — “perché là c’era molta acqua”. Perché aveva bisogno di molta acqua? Perché aveva moltitudini di persone che dovevano essere immerse nell’acqua. Per il battesimo era indispensabile molta acqua.
Poi andiamo al libro degli Atti, capitolo 8, alla ben nota storia di Filippo e dell’eunuco. Filippo predicò Cristo, l’eunuco credette e, come risultato della sua fede, disse: “Che cosa impedisce che io sia battezzato?”. Arrivando al versetto 38, dopo la sua confessione di fede, Filippo ordinò di fermare il carro; scesero entrambi nell’acqua, Filippo e l’eunuco, ed egli lo battezzò. Lo immerse, lo sommerse. Lo tuffò nell’acqua. “E quando furono usciti dall’acqua”, ancora una volta l’implicazione è assolutamente cristallina: si tratta di una cerimonia di immersione nella quale una persona scende nell’acqua, viene poi tuffata nell’acqua, sommersa nell’acqua, immersa nell’acqua e quindi sollevata fuori.
Ora, un’altra osservazione su questa questione tecnica di che cosa sia il battesimo è la seguente: soltanto l’immersione si adatta alla realtà di cui il battesimo è l’immagine — soltanto l’immersione si adatta alla realtà di cui il battesimo è l’immagine. La realtà è che il credente, al momento della salvezza, viene unito a Cristo nella Sua morte e risurrezione. Soltanto l’immersione simboleggia la morte, la sepoltura nell’acqua e la risurrezione a una vita nuova quando si esce. Soltanto l’immersione conserva la figura, l’immagine della realtà che il battesimo rappresenta.
Ora, soltanto come nota a margine, nelle Scritture vi sono alcuni battesimi dei quali non parleremo questa mattina. Uno è il battesimo mediante lo Spirito Santo nel corpo di Cristo. Ne parla 1 Corinzi 12. Un altro è il battesimo di fuoco, il giudizio ardente di Dio sugli increduli. Ne parla Apocalisse 20:15 e, a proposito, Giovanni Battista profetizzò entrambi in Matteo 3:11-12, quando disse che sarebbe venuto Uno più grande di lui, il quale avrebbe battezzato con lo Spirito Santo e con il fuoco. Non parleremo del battesimo dello Spirito, non parleremo del battesimo di fuoco nel giudizio; vogliamo concentrarci soltanto sul battesimo in acqua — questa meravigliosa ordinanza.
Ora, l’immersione in acqua è comandata a ogni credente, ed è molto importante non soltanto per ciò che è in se stessa — perché dimostra un cuore ubbidiente — ma anche per l’immagine che presenta. Vedete, il battesimo è uno strumento didattico. Il battesimo è una illustrazione concreta. Il battesimo è un’analogia fisica di una profonda realtà spirituale, e ogni studioso della Scrittura sa che Dio ama insegnare mediante simboli, immagini, illustrazioni, parabole e analogie. Infatti, tornate all’Antico Testamento — seguite il mio pensiero, perché è molto importante. Tornate all’Antico Testamento e noterete che Dio diede loro molte immagini, molte cerimonie, molte lezioni concrete. Tutti i grandi avvenimenti, per esempio, della storia d’Israele venivano commemorati mediante qualche illustrazione concreta, qualche memoriale; e tutte le grandi verità spirituali venivano fondamentalmente illustrate mediante qualche simbolo, qualche analogia, qualche immagine. E tutte queste cose erano, in sostanza, strumenti didattici.
Per esempio, supponiamo che in famiglia abbiate un paio di bambini piccoli, di cinque, sei anni o giù di lì, e che abbiano un fratellino. L’ottavo giorno dopo la nascita di quel fratellino, giunge per la famiglia il momento di circonciderlo; così il fratellino viene circonciso, e il fratello e la sorella maggiori domandano: “Papà, perché fai questo?”. È proprio questo lo scopo di quella cerimonia: trasmettere la verità spirituale alla generazione successiva. E la verità spirituale è questa: il peccato è innato in noi. È nella nostra natura, e tutto ciò che possiamo generare sono peccatori. Perciò l’uomo, proprio nel punto del suo organo procreativo, deve riconoscere che genera malvagità e ha un disperato bisogno di un taglio spirituale, di una purificazione. E così, dite ai vostri figli, ciò che avete davanti è una dimostrazione di quanto il cuore e l’anima dell’uomo abbiano disperatamente bisogno di essere purificati dal peccato.
Quando un bambino andava al tempio con la madre e il padre e vedeva gli animali insanguinati che venivano sacrificati, poteva domandare: “Mamma, perché fanno questo?”. E la madre rispondeva: “Ebbene, vedi, i nostri peccati esigono la morte; quindi qualcuno, qualcosa, deve morire per il peccato. E Dio, nella Sua grazia, ci ha permesso di offrire un animale che muoia al nostro posto; perciò questa è l’immagine del sostituto”. Poi quel genitore poteva dire: “E un giorno Dio manderà il vero Agnello, il Sostituto definitivo, e tutti questi altri sacrifici finiranno. Ma il peccato è così grave da portare la morte, una morte cruenta”. Un bambino che stava nel tempio rimaneva letteralmente sconvolto vedendo centinaia e migliaia di animali uccisi, e riceveva un’immagine vivida della peccaminosità del peccato nella propria vita e delle conseguenze di quel peccato. E quando Dio istituì la Pasqua, un bambino poteva domandare: “Perché facciamo questo?”. Il padre rispondeva: “Per ricordare che Dio è il nostro grande Liberatore e che ci ha liberati dall’Egitto”.
Ogni cosa che facevano era uno strumento didattico volto a produrre una generazione santa. Era così che la verità spirituale veniva trasmessa, in termini vividi. Cari, tutte quelle cerimonie sono scomparse. Con la fine dell’antico patto, tutte quelle immagini sono scomparse, e il Signore ce ne ha lasciate soltanto due: la Cena del Signore e il battesimo. Devono essere le Sue due immagini più importanti. La Cena del Signore è un’immagine fisica della morte e del sacrificio di Cristo; il battesimo è un’immagine fisica della morte, della sepoltura e della nuova nascita che avviene quando una persona ripone la propria fede nel Salvatore. È una illustrazione concreta. È una rappresentazione visibile di una realtà spirituale. Questo è il significato del battesimo.
Ora, permettetemi di parlare un po’ della storia del battesimo. Questa è la seconda domanda. Da dove viene? Come ci è giunto? Dove ha avuto inizio? Ebbene, torniamo a prima del Nuovo Testamento. Dio aveva il Suo popolo, Israele, ed essi erano il popolo che aveva ricevuto la legge, le promesse, i profeti, i patti. Erano il popolo di Dio. Adoravano il vero Dio, possedevano la vera rivelazione del vero Dio. Ma intorno a loro vi erano molte altre nazioni, chiamate nazioni gentili, e spesso i Gentili desideravano identificarsi con Israele. Desideravano adorare il vero Dio nel modo vero. Desideravano diventare Giudei, per così dire, non dal punto di vista razziale — questo è impossibile — ma religiosamente, spiritualmente. Desideravano dunque entrare nel giudaismo.
Affinché un Gentile potesse farlo, veniva chiamato proselito, e così svilupparono un sistema per introdurre i proseliti nel giudaismo. Aveva tre parti, d’accordo? È qui che il battesimo compare per la prima volta nelle tradizioni del giudaismo in relazione ai proseliti gentili. È qui che il battesimo comincia realmente ad apparire, in questa pratica del battesimo dei proseliti, dei Gentili che entravano nel giudaismo.
Ora, la cerimonia del proselito aveva tre fasi, e credo che siano affascinanti; ascoltatele. Vi erano milah, tebula e corbin — milah, tebula e corbin — e ogni proselito gentile che entrava nel giudaismo con il desiderio di adorare il vero Dio passava attraverso queste fasi.
Primo, milah: era la circoncisione — la circoncisione. Indipendentemente dall’età degli uomini, venivano circoncisi. Perché? Questo segno unico del popolo di Dio doveva dimostrare che erano peccatori al livello più profondo della loro natura, che erano peccatori proprio al livello dell’organo mediante il quale trasmettevano la vita. In altre parole, il peccato genera peccato; in Adamo tutti morirono e l’intera razza fu contaminata. Perciò venivano circoncisi come confessione del fatto che possedevano una depravazione innata che aveva bisogno di essere recisa e purificata, e questo veniva simboleggiato da quell’atto di recisione e purificazione che era la circoncisione. Un Gentile, dunque, affermava la propria peccaminosità alla radice: non soltanto atti superficiali di peccato, ma una natura stessa contaminata, capace di produrre soltanto esseri contaminati. Una grande ammissione per un Gentile: questa era milah.
La seconda fase era tebula. Tebula era l’immersione nell’acqua. Dopo essere stato circonciso, il proselito gentile veniva immerso nell’acqua. Perché? Perché, dicevano, questo identificava il Gentile come uno che moriva al mondo dei Gentili. La vecchia vita è morta: la vecchia vita lontano da Dio, lontano dalle promesse di Dio, lontano dalla conoscenza di Dio, lontano dalla verità di Dio; tutto questo è morto, ed egli emerge come una persona nuova, con una vita nuova, una famiglia nuova e una nuova relazione con il vero Dio. E così dicevano che nulla poteva illustrare questo meglio dell’immersione. Fu dunque nell’immersione dei proseliti gentili che il battesimo comparve per la prima volta nella storia della redenzione.
La terza fase era corbin, e consisteva in un sacrificio animale. Vi erano circoncisione, immersione e sacrificio; e quando l’animale veniva sacrificato sull’altare, il sangue veniva asperso sul Gentile, sul proselito, a simboleggiare — seguite questo pensiero — che aveva bisogno di purificazione per i suoi peccati quotidiani. Aveva bisogno di purificazione non soltanto per la sua natura malvagia, ma anche per i suoi peccati quotidiani; non soltanto per il peccato inteso come depravazione, ma anche per i peccati della sua condotta. La nota dominante di questa cerimonia del proselito era dunque l’ammissione della propria peccaminosità al livello della natura, nel profondo, e al livello del comportamento, in tutte le azioni della vita, insieme al disperato bisogno di morire a tutto questo e risorgere in una nuova famiglia, con una nuova relazione con il vero Dio. Ecco dunque dove ebbe inizio l’immersione, ed essa simboleggia la morte di ciò che è vecchio e una vita nuova.
Ora, seguiamone un po’ la storia. Per me è affascinante. L’ultimo profeta dell’Antico Testamento a venire nel mondo è Giovanni Battista, e il suo compito, come precursore di Cristo, è venire e preparare il popolo alla venuta di Cristo. Come farà? Ebbene, sa che il Cristo che viene sarà santo. Sa che il Cristo che viene esigerà giustizia. Così predica il ravvedimento, la santità e la giustizia, e chiama tutti a ravvedersi, perché il regno è vicino; a ravvedersi, perché il Re sta venendo; ad abbandonare il peccato. Poi li battezza come illustrazione, come simbolo visibile di quel cambiamento interiore.
Ora, seguite bene, perché è sorprendente. Ecco dunque Giovanni Battista che chiede ai Giudei di essere immersi nell’acqua. È una cosa umiliante perché, nella mente di un Giudeo, egli è un figlio del patto. Nella mente del Giudeo, non ha bisogno di essere sottoposto a qualche cerimonia di proselitismo per essere introdotto nel popolo di Dio. Ma il fatto è che, secondo Matteo 3, le persone accorrevano in massa da Giovanni e si facevano battezzare volontariamente in gran numero. Perché? Perché ammettevano che, pur essendo Giudei per razza, erano stati disubbidienti, empi, peccatori e apostati nella loro relazione con Dio; e che anch’essi avevano bisogno di essere lavati, avevano bisogno che qualcosa morisse e avevano bisogno di essere introdotti in una nuova relazione con Dio.
Giovanni, dunque, predicava il ravvedimento, predicava la giustizia, predicava la santità; chiamava le persone ad abbandonare l’iniquità per volgersi alla santità e le immergeva nel fiume Giordano come simbolo visibile di ciò che stava avvenendo nei loro cuori ravveduti. Non si poteva trovare simbolo esteriore migliore dell’immersione per testimoniare di un cuore trasformato interiormente. È un’illustrazione perfetta. Viene simboleggiata anche una purificazione, un lavaggio; e così Giovanni venne con quel meraviglioso battesimo, quella meravigliosa immagine di un popolo ravveduto. Per questo — Atti 19:4 — Paolo dice: “Giovanni battezzò con il battesimo di ravvedimento, dicendo al popolo di credere in Colui che sarebbe venuto dopo di lui”, cioè in Gesù. Egli chiamava dunque il popolo a credere in Gesù, ad abbandonare il peccato e a volgersi con fede a Cristo, e a simboleggiare tutto ciò mediante la disponibilità ad affermare pubblicamente che aveva bisogno di essere lavato, aveva bisogno di essere trasformato, aveva bisogno di morire a ciò che era vecchio e risorgere per vivere una vita nuova, pur essendo composto di Giudei. E quando lo facevano, era qualcosa di straordinario. Non è particolarmente straordinario che lo faccia un Gentile; è sorprendente che lo faccia un Giudeo, e dimostra il vero ravvedimento del suo cuore.
Tutti coloro, dunque, che si sottoponevano al battesimo di Giovanni nel fiume Giordano confessavano la propria peccaminosità, confessavano di essere degni di morte e degni di sepoltura, e imploravano di poter camminare in una vita nuova; e quella morte, sepoltura e risurrezione venivano simboleggiate in quel battesimo. Esso segnava il punto di svolta di un Giudeo peccatore che voleva essere pronto a incontrare il proprio Messia e voleva essere associato agli altri che venivano battezzati come un popolo penitente, perdonato e pronto a ricevere il Salvatore.
E così Giovanni stava facendo questo quando, in un giorno molto speciale, nel mezzo del suo meraviglioso ministero, accadde una cosa straordinaria. Lo dice il versetto 13 di Matteo 3: “Allora Gesù dalla Galilea si recò al Giordano da Giovanni per essere battezzato da lui”. Sorprendente. Giovanni sta battezzando tutte queste moltitudini di persone ravvedute, le quali riconoscono: “Dovremmo morire e abbiamo bisogno di una vita nuova”; sta accadendo tutto questo e, all’improvviso, arriva Gesù. Giovanni sapeva chi Egli fosse, perché in un’occasione precedente aveva detto di Lui: “Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo”. Sapeva che era il Messia, sapeva che era l’Agnello di Dio, il Salvatore, Colui che doveva venire, anche se più avanti nel suo ministero fu assalito dai dubbi. A questo punto aveva già dichiarato che Cristo era l’Agnello di Dio. Sapeva che non era un peccatore. Sapeva che non aveva bisogno di ravvedersi. Per quale ragione, dunque, voleva essere battezzato?
Così, quando Gesù viene e vuole essere battezzato, il versetto 14 dice che Giovanni cercò di impedirGlielo e Gli disse: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da Te, e Tu vieni da me?”. “Come posso io, peccatore, battezzare Colui che è senza peccato? Dovresti Tu battezzare me”. Per Giovanni Battista era assolutamente inconcepibile. Conosceva Gesù. Conosceva la Sua identità divina. Sapeva che era l’Unto del Signore. Sapeva che era l’Agnello immacolato, senza peccato, e non riusciva a comprendere come Cristo potesse mai confessare il peccato, quando era già il perfetto Figlio di Dio, senza peccato. Perciò cercò di fermarLo.
Ma Gesù — al versetto 15 — gli rispose e disse: “Lascia fare per ora, poiché conviene che noi adempiamo in questo modo ogni giustizia”. Allora Giovanni Lo lasciò fare. Che cosa voleva dire? Che affermazione! Adempiere ogni giustizia. Egli dice: “È necessario, Giovanni, ed è necessario per adempiere ogni giustizia”.
Lasciate che vi faccia una domanda. In che modo Gesù adempì la giustizia di Dio? Ebbene, potreste dire che visse una vita perfetta. Ma non fu così che la adempì. In che modo adempì ciò che la giustizia di Dio esigeva? Come? Morendo su una croce. Qualunque sia dunque il significato del battesimo di Gesù, esso è in qualche modo collegato al fatto che Egli adempì ogni giustizia; e perciò è in qualche modo collegato all’atto mediante il quale lo fece, quando Dio, nella Sua giusta ira, riversò il giudizio sul Signore Gesù Cristo. Nel Suo sacrificio perfetto e nella Sua morte come Portatore del peccato, ogni giustizia fu allora adempiuta; e il Dio giusto fu soddisfatto e poté imputare la giustizia a coloro che credono. Ogni giustizia deve essere adempiuta alla croce; pertanto, il battesimo di Gesù Cristo è in qualche modo collegato alla croce. Io credo che sia così. Credo che sia corretto. E credo che quel battesimo fosse un simbolo della Sua morte e risurrezione.
Nel battesimo del proselito, il proselito diceva: “Merito la morte per il mio peccato. Voglio una vita nuova sotto il vero Dio”. Nel battesimo di Giovanni Battista, un Giudeo diceva: “Per il mio peccato, per la mia apostasia e per il mio fallimento, merito soltanto la morte; merito di morire. Voglio risorgere a una vita nuova ed essere pronto per il Messia”. Il simbolo della morte e della risurrezione si adatta perfettamente all’adempimento di ogni giustizia che Gesù desidera compiere; perciò credo che il Suo battesimo prefiguri la Sua stessa morte e risurrezione. Di conseguenza, possiede lo stesso significato simbolico del nostro battesimo dopo la croce: esso raffigura la Sua morte e risurrezione ancora future, così come il nostro battesimo raffigura la Sua morte e risurrezione ormai avvenute.
Questo si può verificare piuttosto facilmente mediante due versetti dei Vangeli. In Luca capitolo 12, versetto 50, ascoltate ciò che disse Gesù. A proposito, mancava poco al Suo ultimo viaggio a Gerusalemme. Stava parlando di alcune cose con i discepoli e, in Luca 12:50, dice questo — ve lo citerò. Dice: “Ho un battesimo da affrontare”. Non è una scelta di parole interessante? Perché non disse: “Ho una morte da affrontare”? Perché non disse: “Ho un sacrificio da affrontare”? Perché non disse: “Ho un dono di Me stesso da affrontare”? Perché non disse: “Ho una crocifissione da affrontare”? Disse: “Ho un battesimo da affrontare, e come sono angosciato finché non sia compiuto!”. No, Egli vedeva la Sua morte come un’immersione, come un morire e un risorgere, meravigliosamente prefigurati nel Suo stesso battesimo.
In Marco capitolo 10, versetto 38, Gesù disse a Giacomo e Giovanni, che volevano sedere alla destra e alla sinistra nel regno: “Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che Io bevo?”. Ascoltate: “O essere battezzati del battesimo del quale Io sono battezzato?”. Perché non disse: “O essere uccisi della morte che Io devo morire?”. Parlò mediante il linguaggio delle immagini. Vedeva la Sua morte come un battesimo perché era analoga all’essere immersi. Fu immerso nella morte e nella sepoltura, e ne uscì nella risurrezione. Credo dunque che, quando Gesù guardò al Suo battesimo e disse che serviva ad adempiere ogni giustizia, stesse dicendo: “La Mia morte e risurrezione adempiranno ogni giustizia, e Io darò una dimostrazione simbolica di quel grande battesimo che deve ancora venire”.
SottomettendoSi al battesimo, dunque, Gesù prefigurò lo scopo per cui era venuto: morire per il peccato, portando i peccati del mondo. Morì davvero portando il peccato, per poi essere sepolto sotto le onde del giudizio divino e quindi risorgere a una vita nuova. E il Suo battesimo in Giudea, cari, non era che l’ombra di un battesimo assai più solenne che presto sarebbe avvenuto a Gerusalemme. Era necessario — era necessario.
Perfino il battesimo di Cristo, dunque, era un’immagine della morte, della sepoltura e della risurrezione: della Sua stessa morte, sepoltura e risurrezione. In questo senso è uguale al nostro battesimo, il quale raffigura anch’esso simbolicamente la Sua morte, sepoltura e risurrezione, e la nostra unione con Lui in tutto questo. E a proposito, cari, vi prego: questa è un’altra ragione irresistibile per cui non potete intendere il battesimo cristiano in nessun altro modo se non come immersione. Nient’altro si adatta all’immagine. Aspergere, versare o mettere una goccia d’acqua sulla testa di qualcuno non rappresenta la morte, la sepoltura e la risurrezione; non rappresenta una purificazione e un lavaggio totali, e non è umiliante. Il battesimo in acqua, invece, è molto umiliante, e così deve essere.
Dunque, prima il battesimo dei proseliti, poi il battesimo di Giovanni, quindi il battesimo di Gesù — e che cosa venne dopo? Gesù cominciò a battezzare. Dopo essere stato battezzato, secondo Giovanni capitolo 4, versetto 1, il Signore faceva più discepoli di Giovanni e li battezzava. Gesù iniziò un ministero di battesimo. Voi potreste dire: “Ebbene, che cosa significava il Suo ministero di battesimo?”. Significava anch’esso che i peccatori che credevano in Lui affermavano di aver bisogno di morire e di essere sepolti rispetto alla vecchia vita, e di risorgere per camminare in novità di vita. E naturalmente, nella mente di Cristo, Egli vedeva in tutto questo la Sua stessa morte, la Sua stessa sepoltura e la Sua stessa risurrezione. Dopo essere morto, dopo essere risorto, diede poi il comando: “Andate in tutto il mondo e fate discepoli, battezzandoli”. Il battesimo dei proseliti, il battesimo di Giovanni Battista, il battesimo di Gesù, il battesimo amministrato da Gesù, e poi Gesù comanda: “Andate voi e battezzate”. Questo è il primo passo nel fare discepoli.
Poi viene la chiesa primitiva: tremila credettero, tremila furono battezzati. Continuità assoluta; e sempre il battesimo, la meravigliosa immagine della morte della vecchia vita e della risurrezione a vita nuova. Esso trova il suo compimento supremo nella morte, sepoltura e risurrezione di Gesù Cristo.
Terza domanda: qual è il significato teologico del battesimo cristiano? Ho già accennato a questo; dovevo farlo nei punti precedenti, ma permettetemi di definirlo con precisione. Qual è il significato teologico del battesimo cristiano? Qual è il significato spirituale del battesimo cristiano? Che cosa raffigura realmente? Soltanto la morte, la sepoltura e la risurrezione di Cristo? No. Ascoltate attentamente ciò che dico. Quando voi, come credenti, siete battezzati mediante immersione nell’acqua, non state rappresentando soltanto la morte, la sepoltura e la risurrezione di Cristo; state rappresentando la vostra unione con Cristo in quella morte, sepoltura e risurrezione. Lo vedete?
Per chi morì Cristo? Per voi. Di chi portò i peccati? I vostri. Per chi risuscitò? Per voi. Per voi. Paolo dice: “Sono stato crocifisso con Cristo” — giusto? Galati 2:20. “Sono morto in Lui, sono stato sepolto in Lui, sono risorto in Lui per camminare in novità di vita”. Questo è il significato spirituale. Una persona che viene battezzata dà forma fisica a una verità spirituale, oppure ne fa una illustrazione concreta. Nel momento in cui riponete la vostra fede in Cristo, diventate cristiani. Mediante un miracolo soprannaturale, sovrano, divino e spirituale, Dio vi pone in Cristo: voi morite con Cristo sulla croce e risorgete per camminare in novità di vita.
Siete istantaneamente in Cristo nella Sua morte e risurrezione, e diventate nuovi in Lui. Questo è il messaggio. Questo è il punto. Perfino in 1 Corinzi 10:2, dove dice: “Tutto Israele fu battezzato in Mosè”, significa semplicemente che furono resi solidali con Mosè. Egli era il loro conduttore e, sotto la sua guida, essi partecipavano alla benedizione e all’opera che Dio compiva attraverso di lui. Il senso è quello di essere uniti e identificati con qualcuno. Voi siete stati immersi in Cristo. È un tema davvero meraviglioso nel Nuovo Testamento, nelle epistole. Galati 3:27: “Quanti siete stati battezzati” — lì non si parla dell’acqua — ma quanti siete stati immersi in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo; e questo viene simboleggiato nell’acqua.
In Colossesi capitolo 2, versetto 12: “Essendo stati con Lui sepolti nel battesimo”, lì non si parla dell’acqua; significa che siete stati letteralmente immersi nella Sua morte e, dice il testo, siete stati risuscitati. “Dio vi ha vivificati con Lui, perdonandoci tutte le nostre colpe”. È l’immersione nella morte di Cristo, l’immersione spirituale nella Sua sepoltura, l’immersione nella Sua risurrezione, così che noi moriamo ed Egli vive in noi. E Paolo dice: “Sono stato crocifisso con Cristo; e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Muoio in Lui, risorgo in Lui”.
E forse il brano più esplicito di tutti, Romani 6: “Ignorate forse che tutti noi, che siamo stati battezzati in Cristo” — lì non si parla del battesimo in acqua, ma dell’essere immersi in Cristo — “siamo stati immersi nella Sua morte? Siamo dunque stati sepolti con Lui mediante il battesimo nella morte, affinché, come Cristo è stato risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita”. Moriamo con Lui. Siamo sepolti con Lui e risorgiamo con Lui, immersi in Lui. E benché quei brani non si riferiscano all’acqua, è il battesimo in acqua a simboleggiare quella realtà spirituale. Quando Pietro pronuncia queste parole in 1 Pietro 3:21, fa proprio questa distinzione. Dice: “Il battesimo ora salva anche voi”. Quale battesimo? “Non la rimozione della sporcizia dalla carne” — non il battesimo in acqua — è l’unione spirituale che vi salva. “Questo è il lavacro della rigenerazione”, Tito 3:5. “Questo è il lavaggio dei vostri peccati”, Atti 22:16. Ma il battesimo in acqua ne è il simbolo.
Ora, questo ci conduce alla quarta domanda, e poi ne rimane un’altra. La quarta domanda è questa: qual è il rapporto tra l’immersione e la salvezza? Alcuni dicono che bisogna essere battezzati per essere cristiani. Se non siete battezzati, non siete salvati. Qual è il rapporto? Permettetemi di esprimerlo nel modo più semplice possibile. Il rapporto tra il battesimo in acqua e la salvezza è il rapporto tra l’ubbidienza e la salvezza. Dopo essere stati salvati, entriamo nell’ubbidienza. Il battesimo era l’indicatore immediato e inseparabile della salvezza. Perché? Perché la salvezza produce fondamentalmente ubbidienza, e così i credenti ubbidivano facendosi battezzare. Giorno di Pentecoste: tremila credettero, tremila furono battezzati, tremila perseverarono nell’insegnamento degli apostoli, nella preghiera, nella comunione fraterna e nel rompere il pane. Nessuna perdita: tremila credettero, tremila furono battezzati, tremila perseverarono. Tutti furono battezzati, tutti furono battezzati immediatamente. Questo è il modello di Dio. Questo è il comando di Dio. Gli apostoli insistevano su di esso.
Ora, ascoltate attentamente. Non era facile. Stiamo parlando del giorno di Pentecoste, di circa tremila persone nella città di Gerusalemme, dove poche settimane prima Gesù Cristo era stato crocifisso come un ciarlatano, un impostore e uno che costituiva una minaccia sia per la religione giudaica sia per l’autorità romana. Era stato deriso, Gli avevano sputato addosso ed era stato crocifisso come falso capo religioso; e, in sostanza, identificarsi con Cristo significava mettere a rischio la propria vita. Qualunque Giudeo si facesse battezzare nel nome di Gesù Cristo il giorno di Pentecoste compiva dunque un passo coraggioso: si esponeva all’esclusione dalla società, dalla sinagoga, dalla famiglia, da tutto.
Il prezzo era alto, e la cosa era molto semplice. Nessun convertito tiepido si sarebbe fatto battezzare. Perciò, coloro che venivano battezzati erano i veri cristiani, perché erano disposti a pagarne il prezzo. Ecco perché avete tremila credenti, tremila battezzati, tremila che perseverarono. Oggi, tipicamente, sentite qualcuno dire: “Abbiamo tenuto una grande riunione evangelistica: tremila sono stati salvati, quarantadue sono stati battezzati e dieci hanno perseverato”. È diverso. Allora il costo del battesimo era molto alto, e coloro che non prendevano sul serio il proprio impegno verso Cristo non erano disposti a pagarlo. Non avrebbero mai accettato di essere estraniati dall’intera loro cultura e forse di perdere la vita. Il battesimo era dunque il segno inseparabile della salvezza.
Molto spesso, dunque, leggendo il Nuovo Testamento, trovate la parola “battesimo” usata al posto di “salvato”, perché come facevate a sapere che qualcuno era salvato? Perché era che cosa? Battezzato. Se un convertito non era disposto a essere battezzato, vi era ben poca fiducia nel suo ravvedimento. Se era disposto a essere battezzato, pagava un prezzo elevato e rivelava il vero ravvedimento del suo cuore.
Quando Gesù dice: “Andate in tutto il mondo, fate discepoli, battezzando”, dunque, che cosa intende? Intende condurli alla salvezza, la quale si dimostra nella disponibilità a essere battezzati e a pagare il prezzo di identificarsi pubblicamente con Gesù Cristo. È esattamente ciò che significa Romani 10 quando dice: “Se con la bocca confessi Gesù come Signore e credi nel tuo cuore che Dio Lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato”. È il credere che salva; è il confessare che afferma la realtà di quel credere. E così, quando parliamo, per esempio, di Atti 2:38, che dice: “Ravvedetevi e siate battezzati per il perdono dei peccati”, Voi potreste dire: “Ebbene, significa forse che il battesimo, l’acqua, lava il vostro peccato?”. No. Quando dice di ravvedersi ed essere battezzati per la remissione dei peccati, intende dire che il battesimo è inseparabile dalla salvezza, ed è lì che viene dimostrato che i vostri peccati sono stati rimessi, cioè perdonati.
Le persone domandano: “Bisogna essere battezzati per entrare in cielo?”. Bisogna essere battezzati per entrare in cielo? Il ladrone sulla croce non lo fu. Possono presentarsi circostanze eccezionali che impediscono il battesimo, ma vi dirò questo: se siete riluttanti a essere battezzati, vi è motivo di dubitare della vostra disponibilità a ubbidire; e un cuore indisposto all’ubbidienza può benissimo rivelare una persona non rigenerata, perché Gesù disse: “Se Mi amate” — che cosa? — “osserverete i Miei comandamenti”. E disse: “Come potete dirMi: ‘Signore, Signore’, e non fare le cose che dico?”. E tutto comincia da questo semplice comando — semplice comando. Chi rifiutasse il battesimo sarebbe uno che non vuole confessare pubblicamente Gesù, e quindi uno che Gesù non confesserebbe. Ogni esposizione della salvezza nella Bibbia rende chiaro che essa è per grazia mediante la fede, senza aggiungere o togliere nulla — nessuna opera; per grazia mediante la fede. Il battesimo è semplicemente la dimostrazione della vera fede e della vera trasformazione, che sfociano nell’ubbidienza; e il primo atto di ubbidienza era il battesimo.
Il battesimo non vi rende santi. Il battesimo non vi salva. Il battesimo non vi garantisce la salvezza. Il battesimo non vi conferisce una qualche potenza permanente. Tutto ciò che il battesimo fa è dimostrare la vostra ubbidienza e darvi la gioia dell’ubbidienza e la benedizione dell’ubbidienza.
Potrebbe essere espresso così — ecco un possibile modo di vederlo. Una persona entra nell’acqua e dice: “Con la mia volontaria sottomissione a questa ordinanza divinamente stabilita, confesso qui la mia gioiosa ubbidienza al comando del mio Signore e Salvatore. In questo modo simbolico, mostro la mia identificazione con Colui che ha portato i miei peccati, ha preso il mio posto, è morto al posto mio, è stato sepolto ed è risorto per la mia giustificazione. Come Cristo ha realmente sofferto ed è morto per procurarmi la salvezza, così io, mediante la mia immersione nell’acqua e la mia uscita da essa, dichiaro pubblicamente la mia identificazione con il mio Signore nella Sua morte, sepoltura e risurrezione in mio favore, con l’intenzione di camminare con Lui in novità di vita”. Ecco un esempio di confessione battesimale. Non si potrebbe offrire un’immagine più bella e più semplice di questa.
Ultima domanda: dal momento che il battesimo è così significativo, dal momento che dimostra in modo così evidente l’ubbidienza, dal momento che è un’immagine tanto meravigliosa, dal momento che è fonte di tanta gioia e benedizione, perché vi è tanta confusione riguardo al battesimo? La Bibbia è forse confusa al riguardo? Questa mattina, ciò che la Bibbia ha detto vi ha forse confusi? La Bibbia è chiara. Ma ci sono tantissime persone confuse — davvero tantissime. Voi potreste dire: “Perché?”. Perché, se c’è una cosa che Satana vuole fare nella vita di un credente, è spezzare il modello dell’ubbidienza, e vuole spezzarlo fin dall’inizio. E se riesce a rendere il battesimo così confuso da indurvi a ignorarlo, allora vi ha avviati sul sentiero dell’indifferenza e della disubbidienza.
A volte questa confusione assume forme dottrinali ben precise. I quaccheri, la Friends Church, l’Esercito della Salvezza e gli iperdispensazionalisti negano tutti che il battesimo abbia un posto nella vita del credente. Lo rifiutano completamente. Dall’altra parte, le Chiese di Cristo affermano che esso salva. Non potete essere salvati senza l’acqua e, se vi limitate a credere senza farvi battezzare, andrete all’inferno. Gli uni sbagliano enfatizzando la grazia, gli altri enfatizzando la legge. Gli uni ignorano il comando all’ubbidienza; gli altri ignorano la salvezza mediante la fede.
Poi vi sono i Mormoni, che si fanno battezzare per conto dei morti — il battesimo per procura. Non è raro che, in un solo anno, celebrino tre milioni di battesimi per procura per tre milioni di persone morte. E poi la Chiesa Cattolica Romana introdusse qualcosa che ha generato un’enorme confusione nella chiesa riguardo a questa ordinanza. Si chiama “battesimo dei bambini”. La Chiesa Cattolica Romana iniziò a praticare il battesimo dei bambini come rituale di rigenerazione. Dovete comprendere che la teologia cattolica romana insegna che l’acqua purifica un bambino dal peccato originale e produce la rigenerazione. Lo credono. A proposito, fino al Medioevo immergevano tutti i bambini; in seguito cominciarono ad aspergerli.
E la teologia cattolica romana insegna che, quando muore un bambino — un bambino che muore senza essere stato battezzato, senza aver ricevuto l’aspersione — ascoltate bene: qualunque bambino muoia senza questo va nel Limbo degli Innocenti — con le iniziali maiuscole, è un luogo — il Limbo degli Innocenti, dove vivrà per sempre godendo di una felicità naturale, ma senza alcuna visione di Dio. Perciò vogliono battezzare ogni bambino cattolico, affinché, se muore, possa entrare in una beatitudine che comprende la visione di Dio e non rimanga bloccato nella categoria di seconda classe nota come Limbo degli Innocenti. Credono letteralmente che quel battesimo possieda la capacità rigeneratrice di introdurre il bambino alla presenza di Dio.
Martin Lutero, va detto a suo merito, fu fermo sulla giustificazione per fede, ma non riuscì mai a liberarsi dal battesimo romano dei neonati e dal sacramentalismo. Infatti, scrisse un libro intitolato The Small Baptismal Book. Lo scrisse nel 1526. Non si liberò mai dalle bende funebri del battesimo dei bambini, e scrisse il libro che costituisce il manuale dei luterani sul battesimo dei bambini. Credeva che battezzare un bambino gli recasse la rigenerazione e lo purificasse dal peccato. E quando gli domandarono: “Come puoi affermare questo, se credi nella giustificazione per fede?”, rispose: “Ebbene, in qualche modo un bambino deve essere capace di credere”. Era un’affermazione alquanto bizzarra, che mostrava la difficoltà che egli incontrava nel districarsi da tutto questo.
Ecco la preghiera che il sacerdote e il ministro luterano pronunciano al battesimo di un bambino: “O Onnipotente, Ti invoco riguardo a questo bambino, Tuo servo, che chiede il dono del Tuo battesimo e desidera la Tua grazia mediante la nuova nascita spirituale. Ricevilo, o Signore, e concedi ora il bene a colui che bussa, affinché ottenga la benedizione eterna di questo lavacro celeste e riceva il regno promesso del Tuo dono, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. Amen”. State pregando che il lavacro salvi il bambino.
Poi i genitori vengono fatti avvicinare; le domande vengono rivolte al bambino e i genitori devono rispondere. “Rinunzi tu al diavolo, a tutte le sue opere e alla sua natura?”. I genitori rispondono: “Sì”, a nome del bambino. “Credi tu in Dio Padre, in Gesù Cristo Suo Figlio, nello Spirito Santo e nell’unica chiesa cristiana?”. I genitori dicono: “Sì”, e quindi il bambino viene battezzato. Poi viene la preghiera conclusiva: “Dio Onnipotente ti ha generato di nuovo mediante l’acqua e lo Spirito Santo e ti ha perdonato tutti i tuoi peccati. Amen”.
Questa è una travisazione dell’insegnamento del Nuovo Testamento. Nel Nuovo Testamento non vi è nulla riguardo al battesimo dei bambini. Nel Nuovo Testamento non vi è nulla riguardo a una salvezza separata dalla fede personale nel Signore Gesù Cristo, fede che nasce in chi comprende il significato del vangelo. Nella Bibbia non esiste alcun battesimo dei bambini. Non è comandato, non è illustrato, non viene praticato, non c’è.
Voi potreste dire: “Perché lo fecero?”. Nei primi tempi, la Chiesa Cattolica Romana lo fece per vincolare tutti al sistema. Voleva includere tutti nel sistema; così battezzava tutti i bambini, li rendeva, tra virgolette, “cristiani”, e allora essi appartenevano alla chiesa, si trovavano sotto il controllo della chiesa, sotto il dominio della chiesa. Perfino la concezione riformata del battesimo dei bambini, che è leggermente diversa da questa — l’idea che i genitori cristiani possano battezzare i propri bambini, i quali diventano piccoli membri del patto, poi confermati quando raggiungono l’età in cui sanno recitare correttamente il catechismo — perfino questa è radicata nel sistema cattolico romano. L’idea era di porre l’intera popolazione sotto il potere e il controllo della chiesa.
Ora, questo mi conduce a un altro punto molto interessante. Ciò che evidentemente minacciò la chiesa romana fu un gruppo di persone che sorse, un gruppo di persone che sorse e disse: “Questo è sbagliato; il battesimo dei bambini è sbagliato. Il battesimo è soltanto per i cristiani, soltanto per i credenti. È soltanto per persone che ripongono consapevolmente la propria fede in Gesù Cristo, e quel battesimo dei bambini non vale nulla — è privo di scopo, inutile, non significa niente”. E così, durante il Medioevo, andavano predicando il vangelo, vedevano persone convertirsi a Cristo, e coloro che si convertivano venivano poi battezzati; per questo furono chiamati i “ribattezzatori”. Storicamente sono noti come “anabattisti”, poiché ana è la parola greca che significa “di nuovo”. Erano i ribattezzatori.
La questione era tanto seria che non soltanto furono oggetto dell’odio della Chiesa Cattolica, ma anche dell’odio dei protestanti, i quali continuavano a battezzare secondo il modello cattolico. Continuavano a farlo nel vecchio modo sacramentale, con i bambini, ed erano così ostili — ascoltate bene — che alcuni protestanti uccisero perfino alcuni anabattisti. Mantenevano il controllo sul proprio popolo battezzando i bambini. Anche gli anabattisti rappresentavano una minaccia al loro potere.
Durante il Medioevo, dunque, era la chiesa romana a battezzare i neonati. In seguito, perfino dopo la Riforma, erano ancora i protestanti a battezzare i bambini, minacciati dagli anabattisti, i quali credevano soltanto nel battesimo dei credenti. Le persone mi domandano continuamente: “Devo essere ribattezzato?”. Se non siete stati battezzati secondo il Nuovo Testamento, se non siete stati immersi nell’acqua dopo aver affidato consapevolmente la vostra vita a Gesù Cristo, dopo essere stati salvati, allora dovete essere battezzati, punto e basta, perché qualunque cosa abbiate fatto prima non era nulla. Non era nulla. Il battesimo è soltanto per i credenti; dovrebbe essere celebrato immediatamente.
Devo riassumere? Il nostro Signore riconobbe che il battesimo aveva uno scopo celeste. Comprendeva che era una cosa stabilita da Dio. Infatti, è Matteo 21:25? Sì. Gesù dice: “Il battesimo di Giovanni, da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?”. E Gesù sta affermando: “Ehi, il battesimo di Giovanni veniva dal cielo”. Sta perfino affermando l’origine celeste del battesimo per immersione praticato da Giovanni. In Luca 7 — soltanto un altro breve brano — Luca 7:29 dice: “Tutto il popolo e i pubblicani, udite queste cose, riconobbero la giustizia di Dio, essendo stati battezzati del battesimo di Giovanni; ma i farisei e i dottori della legge respinsero il disegno di Dio per loro, non facendosi battezzare da Giovanni”. I farisei rifiutarono il battesimo di Giovanni, che era il disegno di Dio. Il battesimo è ancora il disegno di Dio. Rifiutarlo significa rifiutare il disegno di Dio.
Quindi, se non siete stati battezzati, non potete invocare l’ignoranza. Non più. Vi rimane l’orgoglio: semplicemente, non volete umiliarvi, non volete che le persone pensino che siete stati disubbidienti. L’indifferenza: per voi non è così importante. Oppure la ribellione: state coltivando il peccato nella vostra vita e non intendete certo apparire ancora più ipocriti. Oppure non siete affatto cristiani.
Volete esaminare il vostro cuore? Cari, sono convinto che gran parte dei problemi della chiesa di oggi scaturisca proprio da questa radice di disubbidienza, che si manifesta nella semplice questione del battesimo. E sono convinto che Satana abbia cercato per secoli di confondere questa questione, per distogliere i credenti dai modelli semplici e lineari di ubbidienza che Dio ha stabilito. Dobbiamo ubbidire e così essere benedetti.
FINE
This article is also available and sold as a booklet.
