Durante l’ultimo mese, in questo viaggio particolare, mi è capitato di trascorrere più tempo del solito con non credenti, di trovarmi in loro presenza e di essere in qualche modo disconnesso dal normale circolo di amici cristiani nel quale vivo, mi muovo ed ho il mio essere. E questo ha continuato a farmi sentire grato per la salvezza che Dio mi ha donato, vedendo com’è che le persone senza Cristo lottano per dare un senso alla vita cercando di darle un qualche significato. Realizzare allo stesso tempo che ero così privilegiato, indegno di quel privilegio ovviamente, e che Dio, nella sua grazia infinita, aveva scelto di salvarmi, e quello era motivo di grande gioia.
E così, ho riflettuto molto sulla semplicità ed il fulcro centrale del cristianesimo, che è la morte di Gesù Cristo sulla croce e ciò che essa significa nella mia vita, come qualcuno che insegna la Bibbia, la studia, che scrive libri e si addentra nella teologia e nei commentari, mi è facile lasciarmi travolgere dalle minuzie con cui mi confronto, e per questo è stato molto utile esser in qualche modo isolato, molto spesso in un contesto di non credenti, e tornare alla semplicità del mio rapporto con Gesù Cristo, reso possibile attraverso la sua morte sulla croce e risurrezione.
Allo stesso tempo, sono molto consapevole del fatto che le chiese sono piene di persone che non comprendono veramente quel messaggio di salvezza che per me è continuamente riaffermato. Ho avuto un’occasione, mentre mi trovavo in Maryland per una conferenza biblica sulla Baia di Chesapeake, di essere quotidianamente ricordato da persone che erano lì che avevano frequentato chiese per anni, senza mai giungere a una relazione personale con Gesù Cristo, fino a quando non hanno ascoltato Grace to You e sentito un chiaro messaggio sul Vangelo. Continuo ad essere sorpreso, suppongo, che persone possano esistere nelle chiese per lunghi periodi di tempo senza conoscere la verità salvifica.
Vi ho raccontato che in una delle mie vacanze passate, ho avuto l’occasione di leggere il libro di Ian Murray su Jonathan Edwards, e l’ho letto con grande interesse perché alla fine del libro, sebbene fosse forse il più grande teologo che questa nazione abbia mai prodotto, certamente uno dei più profondi, e sebbene per 22 anni abbia predicato nella chiesa di Northampton le ricchezze insondabili di Cristo ed ha esposto le Scritture, ed è stato lo strumento principale di Dio nel Grande Risveglio, e sebbene fosse stato fedele nel predicare tutto il consiglio di Dio, dopo 22 anni come pastore la sua chiesa ha votato per cacciarlo.
Ed il motivo per cui l’hanno cacciato è stato perché voleva esigere che nessuno partecipasse alla comunione a meno che non avesse confessato Gesù come Signore e Salvatore. Loro pensavano fosse una cosa eccessiva. E quindi votarono per mandarlo via. E quindi era lì, dopo 22 anni d’insegnamento della teologia e della dottrina con grande profondità a quel gruppo di persone, si rese conto che c’erano persone non convertite quando arrivò e che ce n’erano ancora dopo 22 anni che decisero di votare per mandarlo via dalla chiesa. Forse, se avesse potuto tornare indietro, avrebbe predicato più messaggi sul semplice Vangelo, affinché qualcuno in qualche modo non perdesse il messaggio che si trova al cuore della nostra fede, ed è alla luce di questo che vi chiedo di aprire le vostre Bibbie al capitolo tre della Lettera ai Romani questa mattina. E vorrei riportarci all’inizio, se posso.
È passato molto tempo da quando abbiamo dedicato una mattina di domenica all’opera di Gesù Cristo sulla Croce. È giunto quindi il momento di rivederla. Ora, la morte del Signore Gesù Cristo può essere vista in modi diversi e da prospettive diverse, come ben sapete. Molto frequentemente, quando esaminiamo la morte di Gesù Cristo, lo facciamo dal nostro punto di vista. Ci avviciniamo alla croce e la vediamo attraverso gli occhi degli uomini. Vediamo la croce di Gesù Cristo come quell’atto attraverso il quale Cristo ci ha provveduto la salvezza. Attraverso il quale ci ha salvati dal peccato, dalla morte, dall’inferno e dal potere della carne; attraverso il quale ci ha liberati dal regno delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo amato Figlio; attraverso il quale ci ha introdotti in quel luogo dove siamo stati benedetti con ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti; attraverso il quale ci ha anche liberati dall’ira a venire, attraverso il quale ha preso noi, che eravamo nemici, e ci ha resi amici di Dio; attraverso il quale ci ha concesso la vita eterna e tutto ciò che essa comporta. Lo vediamo dal nostro punto di vista. Potremmo guardarlo in questo modo, e sarebbe del tutto legittimo.
Potremmo anche avvicinarci alla croce e guardarla dal punto di vista degli angeli santi. Gli angeli, infatti, guardano alla croce e la esaminano e cercano di comprenderla, cercando di penetrare le grandi e profonde verità dell’opera espiatrice di Cristo, misteri che non possono comprendere pienamente perché non li sperimenteranno pienamente, poiché gli angeli santi non hanno bisogno di redenzione. Vedono in essa la meraviglia e la maestà e la gloria della mente di Dio, della bontà di Dio e dell’amore di Dio, che provvede per peccatori indegni. La loro è una prospettiva affascinante.
Potremmo guardare alla croce dal punto di vista di Satana e dei suoi demoni. Loro vedono la croce come quel momento in cui il Figlio ha schiacciato il capo del serpente. Quel momento in cui colui che aveva il potere della morte, Satana, è stato distrutto da colui che ora porta il potere della morte, il Signore Gesù Cristo, che è l’alfa e l’omega, il principio e la fine. I demoni vedono la croce con i loro occhi. Pensavano che fosse il loro momento di vittoria, e in un attimo Gesù è apparso nell’abisso per annunciare il suo trionfo su di loro ed ha esposto pubblicamente la sua vittoria su principati, potenze e dominatori e così via...
Potremmo guardare alla croce dal punto di vista dei demoni. Potremmo persino guardare alla croce attraverso gli occhi di Gesù Cristo. Potremmo persino vederla come lui deve averla vista. Potremmo percorrere l’agonia escruciante di quel tipo di carico del peccato e di quel rifiuto, e sentirlo dire: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Potremmo anche vedere la croce come il momento della sua gloria, perché egli disse: “Quando sarò innalzato, attirerò tutti a me”.
Potremmo anche vederla come la verifica della sua parola, perché aveva promesso che sarebbe morto, e lì la sua promessa si è compiuta. Potremmo anche vederla come il momento del suo più grande trionfo, quando infatti ha schiacciato il capo del serpente. Potremmo vederla come la grande dimostrazione del suo amore, poiché disse: “Nessuno ha amore più grande di questo: dare la sua vita per i suoi amici”. Potete guardare alla croce, per così dire, attraverso i vostri occhi, potete guardarla attraverso gli occhi degli angeli santi, degli angeli caduti, attraverso gli occhi di Cristo stesso per vederne la sua gloria, ma stamattina vorrei che la guardassimo in relazione a Dio, a Dio stesso, a Dio il Padre. Cosa significò per Dio? Sappiamo cosa significò la morte di Gesù per noi. Sappiamo cosa significò per gli angeli santi, aggiunse un nuovo verso ai grandi inni di lode, sappiamo cosa significò per i demoni: fu la fine del controllo del loro destino. Sappiamo cosa significò per Cristo, ma cosa significò per Dio? Cosa significò la morte di Cristo per Dio? Come rappresentò Dio? Come lo glorificò? Quale fu la sua prospettiva al riguardo?
E per comprendere questo, guardate al capitolo 3 di Romani e seguitemi nel mentre leggo dal versetto 24: “ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesú. Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, avendo usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, al tempo della sua divina pazienza; e per dimostrare la sua giustizia nel tempo presente affinché egli sia giusto e giustifichi colui che ha fede in Gesú. Dov’è dunque il vanto? Esso è escluso. Per quale legge? Delle opere? No, ma per la legge della fede; poiché riteniamo che l’uomo è giustificato mediante la fede senza le opere della legge. Dio è forse soltanto il Dio dei Giudei? Non è egli anche il Dio degli altri popoli? Certo, è anche il Dio degli altri popoli, poiché c’è un solo Dio, il quale giustificherà il circonciso per fede, e l’incirconciso ugualmente per mezzo della fede. Annulliamo dunque la legge mediante la fede? No di certo! Anzi, confermiamo la legge”.
Ora, questo grande testo ci dice cos’è che la croce significò per Dio. Cosa significò la morte di Cristo, l’opera espiatoria di Cristo, cos’è che il sacrificio di sangue di Cristo per Dio, quattro cose emergono: Dichiarò la giustizia di Dio; Esaltò la grazia di Dio; Rivelò la coerenza di Dio e confermò la Parola di Dio. Siamo in un servizio di culto questa mattina. Il nostro intento è adorare Dio e quindi è appropriato che, adorandolo, guardiamo alla croce, per così dire, nella sua relazione con lui stesso affinché possiamo adorarlo per la sua giustizia, la sua grazia, la sua coerenza e la sua legge o la sua Parola.
Consideriamo quindi il primo aspetto: la croce rivelò la giustizia di Dio. Versetto 24: “Essendo giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù, che Dio ha prestabilito come sacrificio propiziatorio, nel suo sangue mediante la fede, per dimostrare la sua giustizia”, e ci fermeremo qui per un momento. Cristo è morto sulal croce, per dimostrare, o per rivelare, o per dichiarare la giustizia di Dio. Questa è una questione molto, molto essenziale e molto, molto importante. Gli uomini hanno sempre lottato con questa questione, perché?
Perché, quando comprendete Dio come un Dio giusto e comprendete voi stessi come peccatori, vi trovate in una posizione molto difficile. Come può un uomo peccatore essere giusto davanti a Dio? Questa è la brama antica dell’umanità: come posso conoscere Dio? Come posso essere perdonato da Dio? Come posso essere giusto davanti a Dio? È questa stessa domanda che ha generato la religione. La religione è, in ogni senso, il tentativo di rispondere a questa domanda. Di risolvere il grido del cuore dell’uomo per placare qualunque divinità in cui creda, sotto la cui autorità si sente e del cui giudizio ha timore. Come posso essere giusto davanti a Dio? È Dio un Dio giusto, santo e retto, e se davvero lo è, allora come posso placarlo? Come posso soddisfare la sua esigenza di santità, perfezione, giustizia e rettitudine ed esser giusto davanti a lui?
Un peccatore, in modo piuttosto prosaico, espresse i suoi pensieri in questo modo: “Se volesse disputare con lui, non potrebbe rispondere una volta su mille. La sua saggezza è profonda, il suo potere è immenso; chi gli ha resistito e ne è uscito indenne? Egli sposta le montagne, senza che esse lo sappiano, e le rovescia nella sua ira. Fa tremare la terra dal suo posto e ne scuote le colonne. Comanda al sole, ed esso non sorge; e pone il sigillo sulle stelle. Lui solo distende i cieli e cammina sulle onde del mare. Egli è il creatore dell’Orsa, di Orione, delle Pleiadi e delle costellazioni del sud. Fa meraviglie che non si possono comprendere, miracoli che non si possono contare. Quando mi passa accanto, non lo vedo; quando passa oltre, non me ne accorgo. Se afferra qualcosa, chi può fermarlo? Chi può dirgli: ‘Che cosa fai?’ Dio non trattiene la sua ira; anche le schiere di Raab si prostrano ai suoi piedi. Come potrei dunque discutere con lui? Come potrei trovare parole per rispondere a lui? Anche se fossi giusto, non potrei rispondergli; dovrei chiedere pietà al mio giudice. Anche se lo invocassi e mi rispondesse, non crederei che voglia ascoltare la mia voce. Egli mi schiaccerebbe con una tempesta e moltiplicherebbe le mie ferite senza motivo. Non mi lascerebbe riprendere fiato, ma mi riempirebbe di amarezze. Se si tratta di forza, Egli è più forte.
Se si tratta di giustizia, chi lo chiamerà in giudizio? Anche se fossi innocente, la mia bocca mi condannerebbe. Se fossi senza colpa, mi dichiarerebbe colpevole”. I pensieri dell’uomo che teme di non poter mai essere giusto davanti a Dio. Molte sono le proposte su come l’uomo possa essere giusto davanti a Dio; noi le chiamiamo religioni, però, a parte il Cristianesimo, tutte implicano il raggiungimento umano e le opere. Ed esse non soddisfano Dio. Non provvedono nulla per noi e non ci rendono giusti davanti a Lui. Vi ricordate Bildad, l’amico di Giobbe? Fece eco al grido di Giobbe: “come può un uomo essere giusto davanti a Dio? Come può essere puro?” E vi ricorderete Paolo sulla strada di Damasco: “Che vuoi che io faccia?” E vi ricorderete di coloro che ascoltarono il grido di Pietro: “Che cosa dovremmo fare?” E vi ricordate quelli che ascoltarono Gesù e dissero: “Che cosa potremmo mai fare per compiere le opere di Dio?” E vi ricordate della guardia di Filippi che disse: “Che cosa devo fare per essere salvato?” Come posso riconciliarmi con un Dio giusto, santo e retto? Quello è sempre stato il grido del cuore dell’uomo.
Ora, se Dio si limitasse semplicemente a perdonare l’uomo, ciò colpirebbe la sua giustizia ed alcuni potrebbero dire che la giustizia di Dio è volubile e la sua rettitudine è capricciosa; è incoerente perché alcuni peccatori li giudica e li condanna ed altri li perdona, e non si può fare affidamento sulla sua rettitudine, sulla sua santità e sulla sua giustizia come assolute. Tuttavia, Dio vuole che voi sappiate che la sua natura è immutabile in ogni attributo e che la sua giustizia, la sua santità e rettitudine sono immutabili, costanti ed assolutamente coerenti. E così Dio ha escogitato un piano che avrebbe dimostrato e rivelato la sua giustizia. Il versetto 24 dice: “siamo giustificati, resi giusti davanti a Dio, come dono della sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù”.
Ora ascoltatemi, non c’è nulla che una persona possa fare per essere resa giusta davanti a Dio. Non c’è nulla che qualcuno possa fare per soddisfare il requisito di Dio per la santità e la giustizia. Non c’è nulla che un essere umano possa fare per soddisfare la giustizia di Dio. E quindi, se noi non possiamo far nulla, l’iniziativa deve partire da chi? Da Lui? E così dice Paolo, siamo giustificati come dono della sua grazia. Dio ci dona una giustificazione, una rettitudine. Dio ci dona un rapporto giusto con lui. Non potevamo ottenerlo. Non avremmo mai potuto soddisfare le sue giuste esigenze. Dopo tutto, se Gesù ha detto: “Siate perfetti, come è perfetto il vostro Padre celeste”. E ricordiamo le parole di Isaia: “Tutta la vostra giustizia è come un panno sporco”. Al nostro meglio, potremmo solo essere come panni sporchi, non potremmo mai essere perfetti, e quindi non potremmo mai raggiungere un rapporto con Dio che lo soddisfacesse.
Quindi Dio ha dovuto darci un dono. Ci ha dovuto dare, in altre parole, ciò che non potevamo guadagnarci, quello è un dono vero? Non si può mica guadagnare un dono. Se lo si guadagna, non è un dono, è un pagamento. Così, ci ha dato un dono, ma donandoci questo dono, qualcuno potrebbe dire che Dio non è quindi un Dio giusto perché non è giusto che ti dia un dono immeritato, che Dio non è santo perché sorvola i tuoi peccati e Dio non è un Dio retto, perchè tollera la nostra iniquità. Dio ci sta accettando così come siamo, il che significa che ha abbassato il suo standard. Quella sarebbe l’accusa, e sarebbe prontamente sulle labbra del fariseo, credetemi; così dice Paolo, però Dio ci ha dato un dono, e questo scaturì dalla sua grazia, il che significa che era immeritato, non guadagnato e non meritato. E cel’ha dato, mediante la redenzione che si trova in Cristo Gesù. La parola “redenzione” significa riscatto; sapete cos’è un riscatto no? Qualcuno rapisce un bambino e lo porta via dicendo, il riscatto è di $200.000, se volete riavere il bambino, questo è il prezzo. Riscatto significa pagare un prezzo per riavere qualcuno. Veniva usato nei tempi antichi per riscattare gli schiavi e per portarli dalla schiavitù alla libertà, e così Dio dice: “Guardate, io vi darò il dono di un rapporto giusto con me, il dono del perdono dei peccati, il dono della vita eterna, ma il prezzo deve esser pagato, e quel prezzo è stato pagato, dice, da Cristo Gesù.
Non è che Dio capricciosamente o in modo volubile accantoni la sua giustizia, accantoni la sua rettitudine, la sua santità e dica, “amerò per un po’ di tempo. Sarò misericordioso per un po’ e ignorerò il resto”; no. La santità di Dio e la giustizia di Dio e la rettitudine di Dio non possono mai essere messe da parte. Dio agirà sempre in modo coerente con la sua natura. E quindi tutto ciò che fa, che è buono, grazioso e misericordioso, sarà anche santo, giusto e retto. Com’è che l’ha fatto? L’ha fatto attraverso il prezzo pagato da Cristo Gesù. In altre parole, era così santo, giusto e retto che qualche prezzo doveva essere pagato per il peccato; il prezzo era fissato, la morte, ma era così amorevole, grazioso e misericordioso che diede il suo stesso Figlio per pagare quel prezzo.
La giustizia è stata soddisfatta e così anche la grazia. La santità è stata soddisfatta e anche la misericordia. La rettitudine è stata soddisfatta e anche l’amore. E così dice, quindi, il versetto 25, che Dio “ha esposto pubblicamente Cristo come sacrificio propiziatorio nel suo sangue”, fermatevi lì. Dio ha esposto pubblicamente Cristo, cosa significa? Proprio quello che dice: “lo ha innalzato. Dove tutti potevano vederlo e lo ha fatto diventare propiziazione”. Quella parola, hilastērion in greco, significa “soddisfazione”, “soddisfazione”. La critica, vedete, era che Dio non sarebbe stato giusto, retto e santo se semplicemente avesse ignorato il peccato, perché vedete, alla fine del versetto 25 ci viene detto che in passato, Dio aveva tollerato ed aveva lasciato da parte i peccati commessi precedentemente. Come avrebbe potuto fare una cosa del genere ed allo stesso tempo essere giusto? Come poteva, come dice negli Atti, chiudere un occhio sui peccati di tutte quelle generazioni? Come poteva tollerare tutto questo? Perché qualcuno avrebbe pagato il prezzo. Come poteva perdonare i peccatori? Come poteva perdonarli e rimanere giusto? Perché il prezzo sarebbe stato pagato. La sua giustizia, santità e rettitudine sarebbero state soddisfatte. Immagino che per alcune persone era come se la giustizia divina stesse dormendo, come se la rettitudine fosse andata in vacanza, come se la santità divina fosse caduta in un coma. Gli uomini peccavano e la facevano franca. Vivevano, prosperavano; dov’era il salario del peccato? E che dire del principio del “l’anima che pecca morirà”? E poi tutto d’un tratto arrivano questi predicatori e dicono: “Perdonerà, perdonerà. È misericordioso, amorevole, pieno di grazia, perdonerà!” Ed immediatamente sorge la domanda: “un momento, un momento, Dio è santo e giusto e non può semplicemente sorvolare il peccato, dev’essere punito. Non può semplicemente essere scusato, non può semplicemente svanire, non può essere ignorato”. Nessuna quantità d’ottimismo, d’amore, di grazia o misericordia può mettere da parte il peccato e smettere di richiedere la sua pena. Un Dio santo non potrebbe mai trascurare il peccato ed essere compiacente sul male, ed anche se ama profondamente il peccatore, non può perdonarlo a meno che la sua giustizia sia soddisfatta. E quindi la domanda è: come può un uomo peccatore diventare accettabile di fronte ad un Dio giusto? Qualcuno deve pagare il prezzo. E Dio, per amore, sceglie di non punire il peccatore, ma di punire il proprio Figlio. Così facendo, preserva l’integrità della sua natura e della sua reputazione e lascia spazio alla sua grazia.
Se il peccatore dovesse soffrire per il proprio peccato, soffrirebbe eternamente, e nemmeno l’eternità potrebbe pagare il prezzo o altrimenti l’eternità stessa finirebbe. Però Dio è pieno di grazia e provvede un sacrificio. Gesù Cristo è morto la morte che voi meritavate. Lui, che non conosceva peccato, si è fatto peccato. È morto al nostro posto. È il nostro sostituto. Doveva esser uomo per morire come uomo. Doveva essere Dio per vincere la morte e il peccato e quindi il Dio-uomo doveva soffrire. Gesù disse: “il Figlio dell’uomo deve soffrire e essere ucciso”, lo sapeva. E la chiesa primitiva predicava perché Cristo deve soffrire. I sacrifici di tutti i tori e le capre non potevano farlo, dice Ebrei 10 che con il sangue dei tori e delle capre nessuna carne è santificata. Era un sacrificio animale, solo un’immagine del sacrificio futuro. Non è realizzazione umana. Nulla di ciò che potete fare soddisferà mai Dio. Un prezzo deve essere pagato, ed è il prezzo dello spargimento di sangue e della morte, e Cristo l’ha pagato.
Il Salmo 49:7-8 dice: “Nessuno può riscattare suo fratello né pagare a Dio il prezzo del suo riscatto; il riscatto dell’anima è troppo caro, il prezzo è troppo alto per ogni essere umano”, però, fu pagato da Cristo. Nessun peccatore poteva espiare i peccati altrui, e quindi Cristo, il perfetto, pagò il prezzo della giustizia divina e portò su di sè i peccati di tutto il mondo. La morte di Cristo, quindi, non fu solo un atto di grazia, ma un atto di giustizia.
Notereste per favore che al versetto 25, dice che egli è la propiziazione mediante il suo sangue, “tramite la fede”. Ed alla fine del versetto 26, è il giustificatore di colui che “ha fede in Gesù”, questa provvidenza, questo sacrificio di Cristo, è appropriato tramite la fede, tramite la fede, credendo, il che è molto essenziale. Molto fondamentale per la nostra fede. Si appropria l’opera di Cristo credendo, la vera fede. Dunque, Dio, nella croce, mette in mostra la Sua giustizia, la Sua rettitudine e la Sua santità... Egli è tanto giusto, retto e santo che, anche se desidera perdonare il peccatore, non può farlo a meno che il prezzo non sia pagato, anche se quel prezzo dev’essere pagato dal proprio Figlio, ecco quant’è giusto il nostro Dio. Non potrà mai essere accusato d’essere ingiusto o iniquo. La sua giustizia è stata soddisfatta dall’Agnello perfetto e senza macchia che ha pagato il prezzo perfetto. Noi, dunque, non siamo stati riscattati con cose corruttibili, ma con il sangue prezioso di Cristo. Vediamo quindi nella croce la giustizia e la rettitudine di Dio.
In secondo luogo, la croce esalta la grazia di Dio. La croce esalta la grazia di Dio. Versetto 27, di nuovo, qualcuno potrebbe porre un’altra domanda: se tutto questo è opera di Dio, quale parte ne abbiamo noi? E la risposta è: nessuna, fondamentalmente. Non c’è spazio per vantarsi, “Dov’è dunque il vanto?” È escluso, è escluso, la salvezza è totalmente opera sua. La Scrittura lo rende abbondantemente e profondamente chiaro: “Per grazia siete stati salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno si vanti”, ogni elemento della salvezza è opera di Dio. Egli stesso attiva, risveglia e vivifica la nostra fede, affinché possiamo credere, e quindi, dice Paolo, dov’è dunque il vanto? È escluso, non c’è posto per il vanto! È completamente escluso. Per quale tipo di legge, dice il versetto 27? La legge “delle opere”? No, ma per la legge della fede. In altre parole, se non ho nulla a che fare con questo, se non è per opere, come funziona quindi?
Quando dice, “per quale legge”, lasciate che vi aiuti a capire, la parola “legge” qui significa principio, non tanto un comando come potremmo considerare la legge, come i dieci comandamenti o un’altra legge stabilita da Dio, ma un principio, un principio operativo, usato allo stesso modo in Romani 7 ed altrove, ma dice, va bene allora, se questa salvezza non è qualcosa che ottengo con le mie opere e non posso vantarmene, allora secondo quale principio opera? Quello delle opere? No, ma secondo il principio della fede. Solamente il principio della fede esalta Dio, glorifica Dio perché toglie tutto dalle mani dell’uomo. La legge qui o il principio o il metodo con cui funziona la salvezza è il metodo, il principio, la legge della fede. E quindi, quando non possiamo fare altro che ricevere il dono mediante la fede, sappiamo che è un dono di grazia. E quindi la grazia di Dio è esaltata qui. L’unico che può vantarsi della cosa è Dio, poiché è Lui, tramite la grazia, tornando al versetto 24, che ci ha dato un dono, che possiamo solamente ricevere o rifiutare. Non ne abbiamo alcuna parte se non quella d’accettarlo. Ed Egli toglie ogni base a coloro che dicono: “Ah faccio sempre del mio meglio. Vivo sempre una vita decente. Sono una brava persona, sicuramente Dio non mi trascurerà...”
E dice semplicemente che è tutta opera di Dio, poi, al versetto 28: “Poiché riteniamo che l’uomo è giustificato mediante la fede senza le opere della legge”, l’unico contributo che diamo è quello di credere, ed anche il credere è l’opera di Dio in noi, vi ricordate cosa disse Paolo in 1 Corinzi 15:10? “Sono colui che sono, per – cosa? – per la grazia di Dio”, l’autore dell’inno disse: “La mia speranza è fondata su nient’altro che sul sangue e sulla giustizia di Gesù. Non oso fidarmi della più dolce idea”, ovvero, qualsiasi cosa che l’uomo potrebbe mai ideare, “ma m’appoggio interamente sul nome di Gesù”, e così, il principio, dice Paolo, secondo il quale operiamo in termini di salvezza è il principio della fede in risposta alla grazia. Guardiamo alla croce, e cosa vediamo? La giustizia di Dio in mostra nel mentre la pena è pagata, il prezzo del riscatto; Guardiamo alla croce, vediamo una dimostrazione della grazia di Dio, del fatto che Egli fa tutto, che Cristo paga il prezzo e Dio si muove verso di noi nella grazia, dandoci il dono, e tutto ciò che possiamo fare è rifiutarlo o riceverlo.
Ora, questo è il cuore stesso della salvezza, la fede salvifica. E visto che insiste così tanto su questo punto, al versetto 24 dice “giustificati per la sua grazia”, al versetto 25, dice che la “riceviamo per fede”. Al versetto 26, “la riceviamo per fede”. Al versetto 27, non è “per legge, è per fede”; al versetto 28, “è per fede, non per la legge”, c’è molta enfasi sulla fede. E per questo motivo, ho bisogno di dirvi che la fede è al cuore del nostro cristianesimo... Ora voglio darvi una piccola prova per aiutarvi ad esaminare la vostra fede. Sono convinto che le chiese siano piene di persone che hanno una sorta di fede che non le salva. Giacomo la chiama “una fede morta”.
2 Corinzi 13:5 dice: “Esaminatevi per vedere se siete nella fede”, è meglio che ci accertiamo di sapere che la nostra fede è reale. Ora, mentre vi guardate dentro e vi chiedete: sono veramente cristiano? Ho davvero ricevuto questo dono che Dio ha offerto? Ho creduto veramente? Cos’è che bisogna osservare nella propria vita per discernere se la fede che abbiamo è reale? Quali sono i segni? Prima di tutto, lasciate che vi mostri alcune cose che nè provano né smentiscono la fede salvifica, va bene? Vi darò una breve lista di cose che non provano nulla. Potreste essere cristiani, potreste non esserlo ed avere comunque queste cose. Non provano né smentiscono la fede salvifica, ma dovete sapere quali sono, così da non esserne ingannati. Numero uno: moralità visibile, moralità visibile. Cosa intendo dire con questo? Beh, alcune persone sono semplicemente delle brave persone. Alcuni sono molto religiosi, come i mormoni, che esteriormente appaiono molto morali, o i cattolici romani o qualsiasi altro tipo di culto o religione; alcune persone sono semplicemente delle brave persone. Sono oneste, sono rette nei loro affari, sono persone grate. Sono persone gentili e possiedono una sorta di moralità esteriore e visibile. E, a proposito, i farisei certamente si appoggiavano a questo per la loro speranza. Sono persone amorevoli, alcune sono di cuore tenero, ma dell’amare e servire Dio non ne sanno nulla nè provano nulla. Qualunque cosa faccia o non faccia una persona non coinvolge Dio. Questa persona è onesta nei suoi rapporti con tutti tranne che con Dio. Non ruberebbe mai nessuno tranne che Dio. È grato e leale con tutti tranne che con Dio. Non parla con disprezzo o rimprovero di nessuno, tranne che di Dio. Ha buone relazioni con tutti, tranne che con Dio, ed è molto simile al giovane ricco che dice: “Tutte queste cose le ho osservate, cosa mi manca?” Questa è una moralità visibile, ma non significa necessariamente salvezza. Le persone possono migliorare la loro vita tramite la riforma piuttosto che la rigenerazione.
In secondo luogo, un’altra cosa che non conferma né smentisce la fede salvifica è la conoscenza intellettuale, la conoscenza intellettuale. Questa non prova la vera fede. La conoscenza della verità è necessaria per la salvezza, e la moralità visibile è il frutto della salvezza, ma nessuna delle due equivale alla salvezza; vedete, potete sapere tutto su Dio e potete sapere tutto sul conto di Gesù e su come è venuto nel mondo, è morto sulla croce, è risorto ed è in procinto di tornare, e potete persino conoscere tutti i dettagli della sua vita, e potete capire tutto quello e comunque voltargli le spalle. L’autore agli Ebrei scrive al capitolo 6 di coloro che, pur conoscendo tutto ciò, hanno rifiutato Cristo. Nel capitolo 10 dice: “State calpestando il sangue di Cristo non credendo a ciò che sapete essere vero”, ci sono molte persone che conoscono le Scritture ed hanno una certa conoscenza, ma sono destinate all’inferno.
Non sarete mai salvati senza quella conoscenza, ma averla non vi salva necessariamente. In terzo luogo, il coinvolgimento religioso, il coinvolgimento religioso non è necessariamente prova di una vera fede. Ci sono persone che, secondo Paolo, scrivendo a Timoteo, 2 Timoteo 3:5, persone che “hanno l’apparenza della pietà, ma ne rinnegano la potenza”, un tipo di religione vuota, ricordate le vergini di Matteo 25 che aspettavano ed aspettavano ed attendevano l’arrivo dello sposo che era Cristo, ed erano lì che aspettavano ed aspettavano, però quando arrivò non entrarono, perchè avevano tutto pronto tranne che per l’olio nelle lampade, che era la cosa più necessaria. L’olio, probabilmente era simbolo della nuova vita, della dimora dello Spirito Santo, non erano rigenerate, erano religiose, ma non rigenerate. Potete avere una moralità visibile esteriore, una certa conoscenza intellettuale e pure un certo coinvolgimento religioso, ma il tutto potrebbe non esser indicazione di una fede genuina.
Quarto punto, ministero attivo. Balaam era un profeta. Saulo di Tarso pensava di servire Dio uccidendo i cristiani. Giuda era un predicatore pubblico, Giuda era un apostolo. Vi ricordate Matteo 7, quando molti diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetizzato nel tuo nome e fatto molte opere meravigliose? Non abbiamo cacciato demoni nel tuo nome?” E lui risponderà loro: “Allontanatevi da me, voi operatori d’iniquità, non vi ho mai conosciuti”, l’attività ministeriale non è necessariamente prova di una fede salvifica.
Quinto, la convinzione del peccato, la convinzione del peccato. Ci son molte persone che provano un certo rimorso per il peccato. Il mondo è pieno di persone che son tormentate dal senso di colpa. Sapete, una quindicina d’anni fa, parlavamo di persone che andavano dagli psicologi e dai terapeuti, e si diceva, con una buona dose di verità, che molte di quelle persone soffrivano di sensi di colpa. C’era persino gente che scriveva libri al riguardo, mi ricordo che la clinica Menninger pubblicò un sacco di materiale sul fatto che c’erano un sacco di persone che stavano soffrendo di sensi di colpa. Ebbene, gli psicologi di questo mondo non hanno alcuna risposta al senso di colpa, perché l’unica risposta è il vangelo. E quindi, negli ultimi quindici anni, si è sviluppata una nuova psicologia che elimina il senso di colpa, perché ci siamo ideati una nuova psicologia che si sbarazza della colpa. Ora tutto quello che facciamo è semplice: spostiamo il senso di colpa su qualcun altro, e la nuova terapia, rende la persona completamente irresponsabile verso qualsiasi colpa che possa mai sentire interiormente, liberandola da quel senso di colpa, rendendo la virtù suprema l’orgoglio, l’auto-realizzazione, l’auto-esaltazione, la vanagloria, l’autostima, eliminando così il bisogno di sentirsi in colpa. Abbiamo dunque creato una psicologia completamente empia, non cristiana e anti biblica, che ha eliminato il problema del senso di colpa.
Ora, ciò che succede nella chiesa è che, invece di aver il predicatore che predica la liberazione dal senso di colpa per i peccatori colpevoli, gli si chiede di predicare autostima a persone egocentriche. Il clima è cambiato completamente. Ed il nostro messaggio è stato deviato perché abbiamo permesso alla filosofia dei nostri giorni di creare un nuovo tipo di peccatore, che pensa di non provare alcun senso di colpa. E la cosa più importante che si possa predicare ad un gruppo di peccatori è il peccato delle loro vite, della legge di Dio che stanno infrangendo e che c’è un giudizio imminente che li attende, ma quel messaggio non è popolare, perché la nuova filosofia e la nuova psicologia hanno eliminato il senso di colpa. Non abbiamo più persone che si sentono in colpa, perché hanno imparato che la terapia può far loro attribuire quella colpa a qualcun altro che ha fatto loro del male, e ora, indipendentemente dalla persona a cui si parla, quando vanno in quel tipo di contesto di consulenza, inevitabilmente diranno: “Sono stato abusato. Sono una vittima, non sono responsabile per ciò che sono”, e così, il peccatore è privo del senso di colpa e non è direttamente accessibile al vangelo. Preferivo i peccatori meglio quando si sentivano in colpa; erano molto più facili da aiutare, però ci sono ancora persone che si sentono in colpa per il peccato. Felice tremava sotto la predicazione di Paolo, ma non abbandonò mai i suoi idoli. Lo Spirito Santo convince molti di peccato, giustizia e giudizio, ma molti di quelli che Egli convince non rispondono con un vero ravvedimento, ed alcuni potrebbero persino arrivare a confessare i propri peccati, ed altri potrebbero persino arrivare ad abbandonare i loro peccati e dire: “Non mi piace vivere così, voglio migliorare la mia vita, cambiare rotta...”, ma non giungono necessariamente alla fede salvifica, quella è riforma, non è rigenerazione, e nessun grado di convinzione del peccato è prova conclusiva della fede salvifica, credetemi, persino i demoni sono convinti dei loro peccati, ed è per questo tremano, ma non sono salvati.
Numero sei, la sicurezza, alcuni dicono: “Beh, devo essere cristiano, mi sento tale, penso d’esserlo”, ascoltatemi, rifletteteci su, se bastasse pensare di essere cristiano per esserlo, allora nessuno potrebbe esserne ingannato, giusto? Perchè non appena si pensa di esserlo, lo si sarebbe davvero. Quindi non ci sarebbe mai l’opportunità d’esserne ingannati. Lo scopo intero dell’inganno di Satana è quello di far credere alle persone d’esser cristiane, anche se non lo sono. Quello è lo scopo principale, no? Molte persone sono certe di essere salvate, ma non lo sono. Ve lo dico, ci sono milioni di mormoni, Testimoni di Geova e membri della Scienza-Cristiana, che credono di esser in direzione verso il Cielo, però non son diretti lì. Le persone dicono: “Dio non mi condannerà mai, mi sento bene con me stesso. Ho certezza, sto bene così”, però quello non significa necessariamente qualcosa.
Numero sette, ed ultimo, il momento della decisione, sento spesso persone dire: “Beh, io so di essere cristiano, perchè mi ricordo quando ho firmato la cartolina; oppure, mi ricordo quando ho pregato la preghiera; quando mi son presentato avanti nel servizio di culto. Mi ricordo esattamente dove mi trovassi”, ho persino sentito persone dire: “mi ricordo esattamente dov’ero quando l’ho fatto”, oh, veramente? Ascoltate, il solo fatto che vi ricordiate un momento non significa che quel momento significasse qualcosa, non significa che quella decisione fosse valida. La salvezza di nessuno è verificata da un momento passato. Le persone hanno pregato, si son presentate ai servizi di culto, hanno firmato cartoline, sono andate in stanze di preghiera, sono state battezzate e si sono unite alle chiese, ma non hanno mai avuto la fede salvifica. Quindi queste sono alcune delle non-prove, non provano veramente nulla. Allora, potremmo dire: “Bene, quindi, cos’è che prova la fede salvifica?”
Bene, lasciate che vi dia una lista veloce, va bene? Numero uno: l’amore per Dio. Ora stiamo parlando... ora si sta parlando del cuore, perché Romani 8:7 dice che la mente carnale è inimicizia contro Dio, il non cristiano risente Dio, si ribella a Dio nel profondo, ma la mente rigenerata è detta di amare il Signore con tutto il cuore, l’anima, la mente e la forza. La sua gioia è nell’eccellenza di Dio, che è il primo e più alto affetto della sua anima rinnovata; Dio diventa la sua felicità principale.
A proposito, c’è una grande differenza tra tale amore per Dio e l’atteggiamento egoistico che si concentra solo sulla propria felicità, vedendo Dio come un mezzo per i propri fini, piuttosto che come mezzo per glorificarlo. In effetti, Gesù disse: “Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me” (Matteo 10:37), ami Dio? Ami la sua natura? Ami la sua gloria? Ami il suo nome? Ami il suo regno? Ami la sua santità? Ami la sua volontà? Un amore supremo per Dio è prova decisiva di una vera fede. Il tuo cuore si eleva quando canti le sue lodi? Perché lo ami?
Secondo, il ravvedimento dal peccato. Il vero amore per Dio deve necessariamente includere un odio per il peccato, e questo è ovvio, chi non lo capirebbe? Se amo qualcuno, si presume che il mio amore implichi il desiderio del loro bene, giusto? Se vi dicessi che amo mia moglie, ma non m’importa nulla di cosa le accade, mettereste in dubbio il mio amore, perché il vero amore cerca il massimo bene del suo oggetto. Quindi, se dico di amare Dio, devo odiare il peccato, perché il peccato offende Dio. Il peccato bestemmia Dio. Il peccato maledice Dio. Il peccato cerca di distruggere Dio, la sua opera ed il suo regno. Il peccato ha ucciso suo Figlio e se dicessi di amare Dio ma tollererei il peccato, avreste ogni ragione per mettere in dubbio il mio amore. Non posso amare Dio senza odiare ciò che è destinato a distruggerlo.
Il vero ravvedimento quindi comporta la confessione, il voltarsi dal peccato, dovrei esser addolorato sul mio peccato; dovrei chiedermi: “ho una convinzione stabile del male del peccato?” “Il peccato mi sembra esser l’atrocità amara e malvagia che è realmente?” La convinzione del peccato in me sta crescendo man mano che cammino con Cristo? Lo odio non solo perché rovina la mia anima, ma perché è offensivo per il mio Dio, che amo? Sono più addolorato per il mio peccato che per i miei problemi? In altre parole, cos’è che mi affligge di più, la mia sfortuna o il mio peccato? I miei peccati mi appaiono numerosi, frequenti ed aggravati? Mi trovo più addolorato per il mio peccato che per quello degli altri? Questo è il segno della salvezza, di vera fede salvifica, ama Dio ed odia ciò che Dio odia, cioè il peccato.
Terzo, manifesta una vera umiltà. Questo emerge chiaramente nelle beatitudini, “con i poveri in spirito”, coloro che hanno fame e sete di giustizia, coloro che, in Matteo 18, sono come “bambini, umili e dipendenti”, quelli che rinunciano a sè, che sono disposti a prendere la propria croce e seguirlo. Il Signore accoglie coloro che vengono a Lui con uno spirito contrito ed umile. Giacomo dice che egli dà grazia agli umili. Dobbiamo venire come il figliol prodigo, vi ricordate cosa disse in Luca 15, credo attorno al versetto 21: “Padre, non sono degno di essere chiamato figlio tuo”, non c’è alcun orgoglio, non c’è alcun ego in prodezze religiose o realizzazioni spirituali, ma un’umiltà autentica.
Quarto, vi è una devozione alla gloria di Dio. La vera fede salvifica che manifesta una salvezza genuina mostra devozione alla gloria di Dio. Qualunque cosa facciamo, sia che mangiamo o beviamo, siamo letteralmente consumati dalla gloria di Dio. Facciamo ciò che facciamo perché vogliamo glorificarlo. Certo, falliamo in tutte queste cose, ma la direzione della nostra vita è quella d’amare Dio, odiare il peccato, esser veramente umili, rinnegare noi stessi, riconoscere la nostra indegnità ed essere totalmente devoti alla gloria di Dio.
Quinto, la preghiera continua, la preghiera umile, sottomessa, fiduciosa è un segno di una vera fede. Gridiamo, “Abba, Padre” perché lo Spirito in noi suscita tale grido. Jonathan Edwards una volta predicò un sermone intitolato “Gli ipocriti mancano nel dovere della preghiera segreta”, ed è vero; gli ipocriti pregano pubblicamente, perché è ciò che vogliono fare, vogliono impressionare le persone, ma mancano nel dovere della preghiera segreta. Un vero credente con una vera fede salvifica ha una vita di preghiera personale, una vita di preghiera privata, cerca la comunione con Dio.
Sesto, un altro segno di fede salvifica è l’amore altruista. Giovanni disse: “Se non ami il tuo prossimo, tuo fratello, o uno nel bisogno, come possiamo credere che l’amore di Dio dimori in te?” Inoltre, in 1 Giovanni 3, dice che se ami Dio, “amerai coloro che Dio ama”. E noi lo amiamo ed amiamo anche il prossimo, perché quella è la risposta al Suo amore verso di noi. Giovanni 13 dice che “da questo gli uomini sapranno che siete veri discepoli, dal vostro amore l’uno per l’altro”.
Settimo, la separazione dal mondo. Paolo disse ai Corinzi che non “abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio”, e Giovanni lo disse così: “Non amate il mondo né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui”. Un vero credente è separato dal mondo; di nuovo, ripeto, falliamo in tutte queste aree, ma questa è la direzione della nostra vita. Non siamo perfetti, non siamo arrivati, ma amiamo Dio e desideriamo amarlo di più. Odiamo il peccato e desideriamo odiarlo di più. Abbiamo una vera umiltà e vogliamo averne di più. Siamo devoti alla gloria di Dio. Abbiamo una vita di preghiera che è privata e personale. Abbiamo un amore verso il prossimo che proviene da Dio e ci troviamo disconnessi dal mondo come regola generale.
E poi, due altri segni: la crescita spirituale è un altro segno. Se siete veri cristiani, crescerete e questo significa che diventerete sempre più simili a Cristo, la vita produce sé stessa. Se siete vivi, crescerete, non c’è altro modo di vederla. Migliorereste, aumentereste, crescereste, perché colui che ha iniziato un’opera nuova in voi, Filippesi 1:6, la porterà a compimento; continuerà, si svilupperà, lo Spirito vi muoverà da un livello di gloria al successivo, quindi guardate alla vostra vita, vedete una crescita spirituale? Vedete una diminuzione della frequenza del peccato, un modello crescente di giustizia e devozione a Dio?
Ed infine, l’obbedienza, una vita obbediente. Ogni tralcio in me porta frutto, porta frutto, dice Giovanni 15, ed in Efesini 2:10, Paolo dice: “Ascoltate... Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le buone opere, che Dio ha precedentemente preparato affinché camminassimo in esse”, e quella è l’obbedienza. Siamo stati salvati per l’obbedienza della fede. Guardate alla vostra vita, vedete tutti questi segni, incluso l’amore altruista, la separazione dal mondo, la crescita spirituale e l’obbedienza? Se è così, quella è l’evidenza di una fede salvifica.
Ora torniamo ora al nostro testo. La croce dichiara la giustizia e la rettitudine di Dio. La croce esalta la grazia di Dio, che si appropria mediante la fede; terzo, e solo brevemente, la croce rivela la coerenza di Dio, la croce rivela la coerenza di Dio, guardate al versetto 29, qual è il punto qui? Beh, gli ebrei saranno pronti a dire: “ascoltate, noi siamo giustificati dalle opere della legge. Ed ora, voi vi presentate e predicate a tutti quei gentili affinché loro siano giustificati mediante la fede.
Ha Dio forse due vie? Richiede opere da noi, e grazia e fede da loro? È Dio un-Dio misericordioso e salvifico verso i gentili, ma un Dio legale e condannante verso gli ebrei? Abbiamo forse due vie diverse di salvezza? E naturalmente vi rendete conto, non è vero? Che gli ebrei credevano di essere salvati dalle loro opere; quindi, concludevano che Paolo stesse predicando una nuova via di salvezza, che non era coerente con la via di Dio. Paolo dice: Dio è il Dio solamente degli ebrei? No. Non è forse anche il Dio dei gentili? Sì, e dovevano esserne d’accordo, sì, Dio è il Dio di tutti. Isaia 54 dice “sarà chiamato il Dio di tutta la terra”. Geremia 16:19 dice: “le nazioni verranno a te dai confini della terra”. Lo sapevano, Zaccaria 2:11 dice: “molte nazioni si uniranno al Signore e saranno il mio popolo”, sapevano che era il Dio degli ebrei e dei gentili.
Dunque, visto che Dio è uno, come dice il testo greco nel versetto 30, lo si può vedere alla fine del versetto nella Nuova Riveduta che però in realtà dovrebbe andare con la parola Dio: “Ma visto che Dio è uno, giustificherà i circoncisi, cioè gli ebrei, mediante la fede, ed anche gli incirconcisi, cioè i gentili, attraverso la fede”, ora qui si vede la coerenza di Dio. Guardate alla croce. E lì vedete che visto che Dio è uno, se Dio è un solo Dio ed è il Dio di tutti gli uomini, ed è il Dio degli ebrei e dei gentili, allora è un solo Dio su tutti gli uomini che avrà una sola via di salvezza. Giustificherà tutti mediante la fede. Dio salva tutti nello stesso modo, e l’ha sempre fatto. Sempre mediante la fede, sempre a parte dalle opere, è un solo Dio con una sola via per tutti gli uomini.
Dio non cambia mai, è assolutamente coerente. La croce non ha introdotto una nuova via di salvezza, ha semplicemente coperto i peccati di tutti i credenti passati e di tutti i futuri che sarebbero venuti per fede. Come fu salvato Noè? Andate indietro, indietrissimo fino a Noè; Genesi ci dice che “Noè trovò grazia agli occhi del Signore”; come fu salvato Mosè? Tornate indietro all’Esodo, “Mosè trovò grazia agli occhi del Signore”. Come fu salvato Abraamo? Romani 4 parla praticamente solo di quello, il versetto 3 dice: “Abraamo credette a Dio e gli fu messo in conto come giustizia”, questo risale già fino a Genesi 15. Sempre allo stesso modo: “per grazia mediante la fede. Per grazia mediante la fede”. Nell’Antico Testamento credevano in tutto ciò che Dio aveva rivelato; non avevano ancora Cristo, e quindi credevano in tutto ciò che Dio aveva rivelato e lo stesso vale per il Nuovo, dopo di Cristo. Nessuno è, nessuno è stato, nessuno sarà mai salvato in altro modo se non per fede, nel mentre Dio offre con grazia il perdono attraverso il sacrificio del Figlio Suo, ricopre i peccati dei peccatori che gli stanno dinnanzi e che sarebbero venuti dopo di Lui.
Quindi, la croce dal punto di vista di Dio dichiara la sua giustizia, esalta la sua grazia e rivela la sua coerenza; ed infine, e questo è profondo, “conferma la legge di Dio”, conferma la legge di Dio, versetto 31. Alcuni ebrei potrebbero dire: bene, la salvezza è per grazia mediante la fede, dimentichiamoci quindi della legge. La legge è inutile. Se non ci sono opere, allora la legge è inutile, perché mai quindi Dio avrebbe fatto tutto quello, perchè mai ha dato tutta la legge, se infine non siamo salvati obbedendo alla legge? Annulliamo dunque la legge? E Paolo risponde con “me genoito” in greco: “no, no, no, no, mai sia”, al contrario, “confermiamo la legge”. Cosa significa? Metter Gesù Cristo sulla croce per pagare la pena del peccato dovrebbe mostrarci quanto Dio prenda sul serio la sua legge, anche se ciò ha richiesto la vita del suo stesso Figlio per soddisfare le richieste di quella legge per la morte a causa del peccato, Egli l’ha pagata. La sua legge è santa, la sua legge è giusta, la sua legge è retta e la morte di Cristo l’ha dimostrato, nulla riflette di più la santità della legge di Dio della morte di Cristo.
Fu la legge di Dio a portarlo lì, perché tutte le violazioni di quella legge dovevano esser soddisfatte con una pena. E Dio non poteva violare la sua legge o la pena, e così ha messo Cristo sulla croce. E quindi la legge di Dio è stabilita come santa, giusta e buona. È confermata come lo standard secondo cui dobbiamo vivere. Il suo scopo era quello di mostrarci il peccato, e così fu. Il suo scopo era quello di mostrarci il modello di Dio per una vita santa, e così fu, il suo compimento? In termini della richiesta di morte, è stato pagato da Cristo. Il suo compimento? In termini della richiesta di vita, è reso possibile attraverso la salvezza. Che grande affermazione della legge, guardate alla croce. In essa vedete la giustizia di Dio, la grazia di Dio, la coerenza di Dio, la legge di Dio ed è tutto per la sua gloria.
Non è un caso che i riformatori dissero: sola gratia, sola fide, soli Deo gloria – solo per grazia, mediante la sola fede, e solo per la gloria di Dio. E l’autore del canto disse: “Oh, che Salvatore è mio, in lui le misericordie di Dio si uniscono. Il suo amore non verrà mai meno ed Egli mi ama”, questo, miei cari, è un tesoro prezioso. La salvezza non come la vediamo noi, o come la vedono gli angeli, i demoni o persino Cristo, ma come la vede Dio, ci apre la via dell’adorazione nella quale possiamo apprezzare, adorare ed esprimere il nostro amore ed affetto per il nostro grande Dio per ciò che ha fatto per noi. Inchiniamoci in preghiera.
Padre nostro, un uomo ha scritto queste parole: “Quando starò davanti al tuo trono, vestito di una bellezza non mia, quando ti vedrò lì così come sei, e ti amerò con un cuore senza peccato, allora, Signore, saprò pienamente, e solo allora, riconoscerò quanto ti devo”. Ti lodiamo, ti adoriamo, esprimiamo a te il nostro amore ed affetto. Ti esaltiamo per questa grande salvezza che hai provveduto per noi.
E con il capo chino per un momento. Se non conosci Cristo, ma desideri ricevere la salvezza che solo Egli può offrire: il perdono dei peccati e la vita eterna; nel silenzio del tuo cuore diresti: “Signore, Dio, credo in Gesù Cristo. Credo che Lui, Dio incarnato, è morto sulla croce per pagare la pena del mio peccato, è risorto, ha provveduto la perfetta soddisfazione, e quindi ricevo il dono della salvezza nel suo nome. Abbandonando il mio peccato, mi impegno a seguirlo”. Prega questa preghiera e che la vera salvezza possa essere tua in questo giorno. Amen.
FINE
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