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Stiamo facendo uno studio sulla chiesa che abbiamo intitolato “L’anatomia della chiesa”, ed abbiamo parlato degli atteggiamenti spirituali che—proprio per rientrare nell’analogia dell’anatomia del corpo—potremmo identificare come i sistemi interiori. Abbiamo preso la metafora del corpo di Cristo, l’abbiamo estesa un pochino e siamo entrati più profondamente nelle immagini che essa ci propone. Abbiamo parlato dello scheletro: che ci sono cose nella chiesa che costituiscono la struttura portante, quelle realtà—per così dire—che non sono negoziabili, le fondamenta, le cose basilari che danno forma e consistenza alla chiesa stessa, cose che—senza le quali—la chiesa non potrebbe stare in piedi né muoversi, sono gli elementi scheletrici, ed abbiamo parlato di quelle.

Poi abbiamo detto che, proprio come in un corpo umano bisogna appendere gli organi allo scheletro affinché la vita possa scorrere, così ci sono nella chiesa dei sistemi interiori che sono costituiti da atteggiamenti spirituali che scorrono e trasmettono la vita alla chiesa, ed abbiamo parlato dei vari atteggiamenti; e ce ne sono molti nelle Scritture, e li stiamo prendendo un po' uno alla volta, considerando gli atteggiamenti spirituali come la fede, che naturalmente è il punto di partenza; cose come l’ubbidienza, o l’umiltà, l’amore, l’unità ed il perdono. E la settimana scorsa abbiamo parlato di due atteggiamenti spirituali molto importanti: la gioia e la gratitudine, cose che sono assolutamente essenziali nella vita della chiesa, per far si che il popolo di Dio sia pieno di gioia e di riconoscenza.

E questa mattina… e abbiamo un tempo abbreviato questa mattina, quindi non avrò tutto il tempo che forse mi piacerebbe avere per parlare di questo argomento. Ma va bene così; lo affronteremo di nuovo da altre angolazioni nei giorni a venire. Però voglio parlare di un altro componente assolutamente essenziale che deve far parte della chiesa affinché la sua vita possa scorrere e affinché essa sia ciò che Dio vuole che sia. Ed è l’atteggiamento spirituale della compassione, la compassione.

E quando una chiesa è impegnata nella sana dottrina quanto lo siamo noi, impegnata in un cristianesimo biblico quanto lo siamo noi, quando è preoccupata della precisione non solo nella sua dottrina, ma della precisione nel suo insegnamento e della precisione nel suo modo di vivere, quando una chiesa si preoccupa di tenere alto il più alto standard possibile di virtù e di santità, quando siamo sensibili al peccato quanto lo siamo noi come chiesa matura, è facile per noi sbagliare dalla parte dell’essere giudicanti e del sederci in una posizione di condanna verso persone che stanno lottando. E quindi è importante per noi comprendere il meraviglioso equilibrio della compassione nella vita della chiesa, e quanto essa sia assolutamente cruciale.

La chiesa, tra l’altro, non è una galleria per l’esposizione di cristiani eminenti. È piuttosto un ospedale per la guarigione di coloro che sono imperfetti. Questo lo capiamo. La chiesa è piena di persone che falliscono. È piena di peccatori. Come scrisse una volta Charles Morrison: “La chiesa cristiana è una società di peccatori. È l’unica società al mondo nella quale l’iscrizione è disponibile solo per coloro che non sono qualificati”. Noi non siamo qualificati per nominare il nome di Gesù Cristo. Non siamo qualificati per far parte della Sua chiesa, ed è proprio questo che ci qualifica a farne parte: il riconoscimento di questo e la dipendenza da Lui perché faccia per noi ciò che noi siamo incapaci di fare per noi stessi.

Ma la chiesa ha problemi. Come era solito dire uno dei miei amici: “La luce attira gli insetti”. E penso che ci sia un po’ di verità in questo, credo. Gli insetti sono i peccatori e la luce è la Parola, e la Parola attira i peccatori, e noi siamo una società di quei peccatori, ed abbiamo i nostri problemi. Ricordo un giovane uomo che un giorno mi stava parlando. Era pronto a partire da qui e disse: “Io andrò a fare il pastore di una chiesa, voglio entrare nel ministero della chiesa locale. Voglio essere pastore di una chiesa, ma non ho fretta perché voglio trovare una chiesa che non abbia problemi”. Oh, mamma. Gli dissi: “Senti, se ne trovi una, non andarci, altrimenti li avranno”.

Non esiste una chiesa senza problemi, a meno che non sia una chiesa senza persone. Le persone hanno problemi e la chiesa ha problemi. Qui lottiamo continuamente con varie questioni. Certamente non pretendiamo in alcun modo di essere perfetti, a nessun livello. È la direzione della nostra vita ciò di cui il Signore si preoccupa, ovviamente, non la perfezione. Quella dobbiamo attenderla alla nostra risurrezione, quando andremo a casa per essere con il Signore. Fino ad allora, abbiamo problemi. E la chiesa ha persone problematiche. E, in tutta onestà, passiamo molto tempo a trattare con persone problematiche.

Possono prosciugare le energie di un pastore; possono prosciugare le energie di uno staff, nel continuo tentativo di aiutare queste persone problematiche. È molto simile alle famiglie, penso, dove si possono avere diversi figli, uno o due dei quali si distinguono perché sono più esigenti degli altri. Sapete, si dice che ci siano quelle personalità di Tipo A che sono già programmate geneticamente quando arrivano, e fin dall’inizio pongono grandi richieste al processo genitoriale. Ci sono altri figli più docili che non richiedono così tanto tempo ed energia. Questo è vero in qualunque serie di relazioni, è così che va la vita. Ci saranno sempre quelle persone che pongono enormi richieste sulla leadership, enormi richieste sul popolo di Dio perché si lavori con loro, poiché lottano così tanto.

Ora, se dovessi dividere queste persone in cinque categorie, sarebbero queste categorie. La prima sono i ribelli, i ribelli. Sono le persone che cerchi sempre di tirare via dai bordi. Spingono tutto fino al limite. Vogliono arrampicarsi sul recinto; vogliono andare fuori dai confini. Vogliono scavalcare la linea, violare la legge.

Non sono mai veramente in sintonia con la direzione in cui state andando. Sono sempre ai margini, mai dentro il programma, mai veramente coinvolti nel compiere con continuità il loro dovere, mai fedeli nel servizio o nel dare. A volte tendono a essere inattivi, pigri, fannulloni, d’intralcio al progresso, disordinati.

Possono essere assenti senza permesso, possono essere apatici o indifferenti, e a volte possono perfino essere litigiosi, passando dal non essere coinvolti fino all’essere ribelli. Spingono continuamente sui bordi. Forse non arrivano al punto in cui vorreste disciplinarli; sono semplicemente sempre sulla linea di confine. Sulla linea di confine dell’impegno, sulla linea di confine della fedeltà, sulla linea di confine del servizio usando il loro dono, sulla linea di confine del contribuire positivamente allo sviluppo della chiesa. Sono quelle persone di margine là fuori, proprio sul bordo di ogni cosa, mai veramente interessate e impegnate nel cuore e nel flusso della vita della chiesa.

La seconda categoria di persone la chiamerei i preoccupati. Queste sono le persone che non corrono rischi, che fondamentalmente funzionano a partire dalla paura. Paura che qualcuno non le ami, paura di fallire, paura che possano sorgere problemi tali da travolgerle. Se il primo gruppo mette alla prova i bordi di ogni cosa, questo gruppo si stringe al centro. Non si avvicinano mai al bordo.

Sono motivati dalla paura. Sono spinti da una mancanza di coraggio. Riescono a pensare a dieci ragioni per cui qualcosa non potrebbe mai riuscire. Non hanno alcun senso dell’avventura. Odiano il cambiamento. Temono l’ignoto. Si preoccupano delle conseguenze di ogni cosa. Tutte le questioni della vita sono… sono davvero più di quanto possano sopportare, e così se ne vanno in giro generalmente sgomenti e occasionalmente depressi.

Poi, in terzo luogo, ci sono i deboli. Non solo gli affaticati… o i preoccupati, dovrei dire, ma i deboli. Queste sono persone che spiritualmente sono semplicemente deboli. Sono cadute nella tentazione. Sono cadute nel peccato. Continuano a cercare di arrampicarsi di nuovo su, di togliersi la polvere di dosso, di rientrare nel flusso. Ma sembrano essere altamente vulnerabili a causa di vecchie abitudini, a causa di cattive influenze, a causa della loro stessa debolezza spirituale.

Vogliono fare ciò che è giusto, hanno il desiderio di fare ciò che è giusto, ma in un certo senso arrancano nella vita cristiana inciampando, rialzandosi, come se facessero tre passi avanti e due passi indietro, e magari a volte due passi avanti e tre passi indietro. Mettono in imbarazzo se stessi. Mettono in imbarazzo la chiesa. Rovinano la loro testimonianza e occasionalmente sono un vero disonore per il Signore. Sono semplicemente fragili e suscettibili alla tentazione e agli schemi peccaminosi.

E poi, in quarto luogo, ci sono quelli che chiamerei gli estenuanti. Semplicemente vi frustrano. Sono le… sono le persone che non ci arrivano mai. Non riescono mai proprio a mettersi al passo. Loro… non riescono a concentrarsi; non riescono a focalizzarsi. Trascinano i piedi, non colgono il punto o dimenticano il punto, oppure ignorano il punto. Non sembrano mai accelerare, mettersi con il gruppo e muoversi al ritmo a cui tutti gli altri si stanno muovendo. Vi esasperano perché sembra che non cambino mai. E provate questo e provate quello e provate quest’altro, e sembra che non cambino mai.

Sono il tipo di persone alle quali ho spesso parlato dicendo: “Beh, perché non fai quello?” “L’ho fatto. Non ha funzionato.” “Oh, beh, perché non provi a fare quest’altro? Prenditi un po’ di tempo e leggi cinque Salmi ogni—” “L’ho provato. Non funziona.” “E, beh, ecco una serie di registrazioni. Magari potresti ascoltarle.” Tornano e dicono: “Le ho ascoltate, non mi hanno aiutato.” Oh, semplicemente… semplicemente vi esasperano. Esauriscono le vostre opzioni, e voi continuate a provare e provare e provare, e sembra che non riusciate mai a portarli dove hanno bisogno di essere. Quelli sono gli estenuanti.

E poi, infine, ci sono i francamente malvagi. Sono quelle persone che semplicemente fanno il male nella chiesa. Fanno del male ad altri cristiani attraverso il pettegolezzo o la calunnia. Spezzano le relazioni. Fratturano l’unità dello Spirito. Violano il vincolo della pace. Sono privi d’amore. Distruggono matrimoni. Divorziano dai loro coniugi. Sono scortesi con i loro figli, oppure ci sono figli che sono disubbidienti ai loro genitori. Contaminano figlie e figli. Semplicemente peccano.

E come chiesa trattiamo con tutte queste persone. Voglio dire, lo standard per entrare è che devi essere un peccatore per entrare, e devi essere un peccatore indegno per entrare. Quindi diamo per scontato di avere questo problema. I ribelli, i preoccupati, i deboli, gli estenuanti e i malvagi. E non c’è da stupirsi che far crescere un gregge sano sia un’impresa impegnativa, non è vero? Tutte queste persone hanno bisogno di aiuto.

E con tutto quello che oggi viene scritto sulla chiesa e sulla crescita della chiesa, tutte le cose sofisticate, tutti i principi di omogeneità, le demografie culturali, tutte le strategie sottili, tutti i metodi di intrattenimento e tutte le tecniche pubblicitarie e di marketing per costruire la chiesa, si dice poco o nulla della salute spirituale del gregge, di come far crescere le persone nella somiglianza a Cristo. Questa è la grande sfida.

Mettere insieme una folla non è neanche lontanamente difficile quanto costruire un discepolo simile a Cristo; questa è una situazione davvero impegnativa, perché avete persone in tutte queste categorie e in tutti i possibili punti differenti della loro vita personale, e state cercando di muoverle tutte verso un unico obiettivo: la somiglianza a Gesù Cristo. Le chiese stanno spendendo ogni sorta di denaro in cose che sono puramente esteriori, superficiali, cose che non cambieranno l’interiorità. E quando la chiesa viene trasformata interiormente, allora diventa davvero una forza per l’evangelizzazione e per la giustizia nel mondo.

L’apostolo Paolo—ve ne renderete conto leggendo il Nuovo Testamento—metteva tutta la sua energia e tutte le sue preghiere nel far crescere un gregge spiritualmente sano. Ed è questo… questo il vero lavoro della chiesa. Non è solo il mio lavoro; è anche il vostro. Infatti, guardate per un momento ai Colossesi, se volete. E c’è un atteggiamento pervasivo che oggi vogliamo affrontare, che è essenziale per quest’opera, e lo troviamo in Colossesi capitolo 3, versetto 12.

E vedrete qui che Paolo si riferisce a tutti noi, perché dice al versetto 12: “Vestitevi dunque, come eletti di Dio, santi e amati…” E questi sono tutti i cristiani. Tutti noi siamo eletti. Siamo stati resi santi dalla giustizia di Cristo, e siamo gli amati di Dio. Tutti noi, tutti noi nella chiesa, “dobbiamo rivestirci di un cuore di compassione”. Dobbiamo trattarci gli uni gli altri con compassione, con benignità, dice lui. Più avanti nello stesso versetto: “con umiltà, mansuetudine, pazienza”—e il versetto 13—“sopportandovi gli uni gli altri”.

In altre parole, ci deve essere una compassione paziente, mansueta, umile e piena di bontà verso le persone mentre lottano attraverso tutte quelle questioni che le debilitano, che si tratti di ribellione, di preoccupazione, di debolezza, dell’essere estenuanti o semplicemente malvagie. Tutti noi che apparteniamo al Signore, tutti noi che siamo gli eletti, i santi in Cristo, gli amati di Dio, siamo chiamati alla compassione; non soltanto alla compassione verso le persone perdute. E a volte le chiese hanno più compassione verso i non rigenerati di quanta ne abbiano verso i propri membri. Ma noi dobbiamo mostrare amore verso tutti gli uomini, specialmente verso quelli della famiglia della fede. Quindi dobbiamo essere compassionevoli.

Guardiamo a questa questione attraverso la penna dell’apostolo Paolo in 1 Tessalonicesi capitolo 5. Prima Tessalonicesi 5, come avrete notato nelle ultime settimane, è un passo molto importante perché dà istruzioni per la vita nella chiesa. È un capitolo davvero molto importante. Parla di come i pastori devono comportarsi verso il gregge nei versetti 12 e 13 di 1 Tessalonicesi, di come i pastori devono agire verso le pecore. E parla anche di come le pecore devono comportarsi verso i loro pastori. Quindi nei versetti 12 e 13 avete il rapporto pecore-pastori e pastori-pecore.

Ma quando arrivate al versetto 14, ora avete il rapporto pecora-pecora. Come dobbiamo comportarci tra di noi. Al versetto 14 dice: “Vi esortiamo, fratelli…” Ora siamo da pecora a pecora, ora stiamo parlando di come vivere nella chiesa. “Vi esortiamo, fratelli, ammonite gli indisciplinati, confortate gli scoraggiati, sostenete i deboli, siate pazienti con tutti. Guardate che nessuno renda ad alcuno male per male, ma cercate sempre il bene gli uni degli altri e quello di tutti”.

Ora, nei versetti 14 e 15, Paolo dà istruzioni riguardo a queste cinque categorie di persone di cui vi ho parlato. Tutte e cinque le categorie sono introdotte qui. Notate come inizia il versetto 14: “Vi esortiamo”. Questo è il tono di tutta la sezione. C’è un’urgenza qui, c’è un comando qui, c’è un forte richiamo rivolto alle pecore affinché si comportino in un certo modo tra di loro. E quel modo indica compassione.

Dobbiamo trattarci gli uni gli altri con bontà, compassione e pazienza, sopportandoci a vicenda mentre lottiamo attraverso le nostre debolezze e le nostre preoccupazioni e paure, mentre combattiamo con la nostra ribellione e la nostra malvagità, e tutte queste cose devono essere affrontate con amore e compassione. Mentre studiavo l’Antico Testamento, mi ha colpito in modo straordinario vedere quanto Dio sia costantemente giusto e retto, e allo stesso tempo quanto sia costantemente misericordioso e pieno di grazia verso coloro che peccano.

Da una parte, c’è sempre uno standard perfetto e santo. Dall’altra, Dio è così paziente, così tenero di cuore e così misericordioso nel trattare con il Suo popolo peccatore, e non lo consuma finché non ha esaurito la Sua compassione nel supplicarlo di ritornare dalle sue iniquità. Per quanto Egli sia santo, giusto e retto, è altrettanto compassionevole. Ed è così che dobbiamo essere noi. Possiamo tenere alto lo standard, e lo faremo. Possiamo chiamare le persone a una vita santa e giusta, e lo faremo. Ma questo deve essere bilanciato in egual misura con un cuore pieno di compassione, comprendendo la lotta nella quale tutti noi siamo impegnati a causa della nostra carne.

Prima di tutto, parliamo dei ribelli, delle persone che stanno sempre sul bordo e mettono continuamente alla prova i limiti di ogni cosa. Vivono proprio sul margine. Paolo si rivolge a loro nel versetto 14. Dice così: “Vi esortiamo, fratelli, ammonite gli indisciplinati”. La parola “indisciplinati”, ataktos, è usata solo qui, anche se forme affini vengono usate altrove in 2 Tessalonicesi. La parola, fondamentalmente, aveva l’idea di qualcuno fuori posto in una colonna militare.

Quando le truppe si allineano, come sono solite fare in ogni esercito, quando arriva il momento di marciare si dispongono in ranghi e file e stanno correttamente in perfetto ordine, perché questo è il disegno previsto; ma c’era il soldato fuori rango, fuori linea, e quella sarebbe stata la parola usata per descriverlo. Qualcuno che è indisciplinato, qualcuno che ha una condotta disordinata. Qualcuno che non si mette in riga, che non trova correttamente il suo posto nel rango e nella fila. Potrebbe essere qualcuno semplicemente troppo pigro per farlo, qualcuno inattivo, oppure qualcuno che nel suo cuore è un po’ ribelle. Non vuole conformarsi. Semplicemente non vuole essere coinvolto.

Tra l’altro, in 2 Tessalonicesi, dove avete altre forme della stessa radice, questa parola viene usata per descrivere qualcuno che è un fannullone impiccione. La pigrizia può impedire a qualcuno di stare lì in fila conformandosi al gruppo mentre esso avanza. Può riferirsi alla pigrizia, all’indifferenza, a un atteggiamento da perditempo. Uno che se ne sta un po’ ai margini perché non ha interesse a coinvolgersi, una certa forma di apatia. Ma può anche riferirsi a una generale insubordinazione verso un leader, una generale insubordinazione verso qualcuno che è incaricato della guida, un essere fuori passo.

E certamente questo è vero nella chiesa. Ci sono quelle persone che se ne stanno sempre ai margini. Sono semplicemente ribelli; sono indisciplinate. Non riuscite a metterle in riga; non riuscite a portarle al punto in cui facciano ciò che dev’essere fatto. Vanno e vengono nei culti della domenica mattina. Vanno e vengono la domenica sera. Non si coinvolgono mai in un gruppo di comunione fraterna. Non entrano mai in un ministero.

Non si impegnano mai veramente in una vita santa e pia. Se ne stanno un po’ ai margini con una certa dose di apatia o con una certa dose di ribellione nel cuore. Possono essere litigiosi. Generalmente non sono di sostegno né nelle loro attività né nel loro dare. Questo è… questo è semplicemente l’atteggiamento che portano con sé. Sono semplicemente ribelli. Non hanno davvero un impegno verso il cuore di ciò che sta accadendo.

Mi piace pensare a loro come a quelli che scaldano la panchina, sapete; non entrano mai in partita. Semplicemente… non riescono a entrare in partita perché non hanno l’impegno necessario per giocare; non hanno affinato le loro capacità per giocare. Non sono così devoti a questo. Non si preoccupano della causa. A mio giudizio, quelli che scaldano la panchina finiscono di solito per diventare critici, negativi. Di solito diventano critici verso ciò che state facendo.

Nel migliore dei casi hanno una mentalità da spettatori e semplicemente non entrano nel flusso. Spesso queste persone siedono in fondo, a meno che il posto non sia pieno e non ci siano altri posti. Vedete? Vi ho tolto dall’imbarazzo. Di certo non siedono davanti, perché non vogliono che qualcuno pensi che potrebbero essere responsabili di ciò che hanno ascoltato. Di solito si mettono il più vicino possibile alla porta, così nessuno saprà se sono responsabili di qualcosa che potrebbero aver sentito. Vogliono osservare e di solito vogliono criticare.

Come si trattano queste persone? Ve lo dice proprio lì, al versetto 14: “Ammonitele”. Che cosa significa ammonire? È la parola noutheteō. È stata quasi traslitterata in inglese con il termine “noutetico”, quando si parla di consulenza noutetica. Ed è una parola meravigliosa. Significa consigliare alla luce delle conseguenze future. Significa avvertire alla luce di ciò che sta per venire. In questo senso, è un’istruzione. A.T. Robertson ha un modo meraviglioso di esprimerlo. Dice che significa mettere senno in qualcuno, dare a qualcuno un senso di ciò che sta facendo e di dove questo lo sta conducendo.

Richiede una certa vicinanza e una certa intimità, l’avvicinarsi abbastanza a qualcuno da cominciare a mettere un po’ di buon senso nella sua testa riguardo al suo comportamento. È il riconoscimento che il comportamento di qualcuno deve essere cambiato, non mediante una punizione ma influenzandolo. È una parola positiva. E ciò che volete fare, secondo la definizione di Kramer, è influenzare la sua mente.

Volete insegnargli che il sentiero sul quale si trova è un sentiero che conduce alla disciplina o alla punizione, e certamente è un sentiero lontano dalla benedizione. Non contiene alcun elemento di giudizio; non contiene alcun elemento di fariseismo; non contiene alcun senso di superiorità o di condanna. Ma contiene l’idea di venire accanto a qualcuno per avvertirlo, per avvertirlo.

Per mettere questo in una sorta di schema che possiate comprendere, Paolo usa l’immagine del genitore in 1 Corinzi 4, dove usa la stessa parola. E dice ai Corinzi nel versetto 14: “Non vi scrivo queste cose per farvi vergognare”. In altre parole, il mio obiettivo non è semplicemente… semplicemente annientarvi, semplicemente coprirvi di vergogna, ma ammonirvi, noutheteō voi, come miei figli amati. Quindi il modello è quello di un genitore.

È il tipo di avvertimento; è il tipo di istruzione che si dà a un figlio che si ama profondamente. A volte il figlio non comprende quando gli dite: “Non ti permetterò di fare questo. Non ti permetterò di rimanere su quella strada. Non ti permetterò di continuare a mantenere quel tipo di atteggiamento, o quel tipo di comportamento, o quel tipo di relazione, perché ti amo troppo per lasciarti esporre alle conseguenze di questo”. Ed è ciò che fa un genitore. Lo facciamo continuamente.

Ci sono… ci sono conseguenze per certi percorsi. E quando lo sapete, allora avvertite, ed avvertite per amore. E a volte la persona che state avvertendo non lo apprezza. A volte i figli non lo apprezzano. A volte i cristiani che sono ribelli, che giocano continuamente sul bordo delle cose, non comprendono le implicazioni di quel tipo di vita. E voi potete avvertirli per amore, e loro possono… possono vederlo come giudizio e cercare di definirlo così, ma in realtà non è questo.

L’atteggiamento con cui lo fate è molto importante. L’atteggiamento con cui lo fate è essenziale. E per avere un quadro di quell’atteggiamento, guardate Atti 20:31, dove viene usata la stessa parola, un passo molto importante. Atti 20:31, Paolo usa questa parola, ed ecco cosa dice: “Per tre anni, notte e giorno, non ho cessato di ammonire”—la stessa parola—“ciascuno con lacrime”. Questo non è un atteggiamento giudicante. Questo è un atteggiamento di compassione, è tenerezza di cuore, è bontà. È un cuore spezzato che dice: “Io soffro nel vedere dove tutto questo ti sta portando”.

È così che si tratta con i ribelli. Non vi gettate su di loro con atteggiamento giudicante; non li condannate; non devastate la loro vita abusando di loro, alienandoli e tagliandoli fuori. Vi mettete accanto a loro come un genitore che ama suo figlio e comprende dove il figlio sta andando, richiamandolo indietro, e lo fate con lacrime di compassione, compassione; un atteggiamento meraviglioso, meraviglioso, che Dio dimostra verso i peccatori e che Cristo dimostra verso di noi.

In secondo luogo, parliamo dei preoccupati. Questi non sono quelli che mettono alla prova i limiti; questi sono quelli che si stringono nel mezzo, il gruppo—per così dire—senza fede. Dice: “Confortate gli scoraggiati”. Gli scoraggiati descrivono i preoccupati. “Scoraggiati”, letteralmente nel greco… non so, è una traduzione interessante perché… suppongo colga il senso, ma la parola greca significa “anima piccola”. Anima, psuchos, da cui derivano parole come psiche, psicologia, psichiatria. Questa è la parola greca per anima. E questa parola, oligopsuchos, significa “persona dall’anima piccola”, “anima piccola”. È l’opposto di megalopsuchos, persona dall’anima grande. Aristotele definiva l’uomo ideale come una persona dall’anima grande.

In altre parole, era uno che poteva abbracciare molte cose. Era avventuroso, coraggioso, audace. Aveva spazio nel suo cuore per molte cose. Poteva spingersi oltre. Il sanscrito… interessante, l’equivalente sanscrito di quella parola è “mahatma”, questa è l’antica parola sanscrita. E Gandhi, il leader indiano, prese quella parola “mahatma” e la usò quasi come se fosse il suo nome, perché voleva identificarsi come un uomo dall’anima grande, con una grande causa e una grande capacità di abbracciare una grande nazione con tutti i suoi bisogni.

Questa è la persona di grande coraggio, audacia, disposta a rischiare per una causa nobile, che ha spirito di avventura, che è pronta a mettere in gioco la propria vita e desiderosa di affrontare le sfide, che non teme le difficoltà, che non ha paura della persecuzione, che possiede una grande visione, che può mobilitare le persone verso una grande causa e nobilitare i loro cuori per quella causa. Questa è la persona dall’anima grande.

Ma nella chiesa ci sono le anime piccole, quelle che odiano il cambiamento, temono l’ignoto, si preoccupano di tutto. Sono le persone negative. Vedono il lato negativo di ogni cosa. “Povero me”. Mancano di coraggio; non vogliono tentare nulla. E se cambiate la loro routine, vanno nel panico. Sono i tradizionalisti.

Vogliono ciò che è sicuro. Vogliono ciò che è privo di rischi. Non sono sicuri di voler associarsi con i non credenti perché in qualche modo potrebbero essere corrotti, e quindi la loro evangelizzazione è minima, se non inesistente. Si stringono nel mezzo e in qualche modo contemplano insieme i loro santificati ombelichi, sentendosi al sicuro e protetti nel loro piccolo gruppo.

Si scoraggiano facilmente, si sentono facilmente sconfitti; manca loro la forza di uscire allo scoperto, manca loro la forza di guidare, manca loro perfino la forza di seguire i leader, perché hanno paura che… in un certo senso vivono secondo la legge di Murphy: tutto ciò che può andare storto andrà storto. Tutte le crisi della vita sono più di quanto possano sopportare. E riescono a trovare una ragione per cui nulla dovrebbe mai cambiare.

Queste sono persone difficili da trattare. Sono le persone che marciano nella parata della chiesa portando le bandiere rosse. E quando tutti sono pronti a muoversi, loro sono pronti a fermarli. Manca loro la visione. Temono il fallimento. Manca loro l’audacia di testimoniare. E segretamente, il loro eroe è probabilmente Indiana Jones o Rambo, ma loro stessi non riescono mai ad entrare in quella modalità, sapete.

Ora, che cosa fate con queste persone? Che cosa fate con queste persone? Dice nel versetto 14: “Confortatele, confortatele”. Che approccio positivo! Il significato fondamentale del verbo è parlare a qualcuno stando vicino al suo fianco. Vi mettete accanto a queste persone e parlate loro. Ancora una volta, avete una responsabilità di insegnamento fondata su un’amicizia. Costruite con loro una relazione, un’amicizia. Vi mettete… vi portate accanto a loro per confortare, consolare, rafforzare, rassicurare, incoraggiare, ristorare, rinnovare, ravvivare. Siete lì semplicemente per sostenerli, per incoraggiarli, per edificarli.

Che ministero straordinario e meraviglioso è questo dell’incoraggiamento. E la chiesa deve essere continuamente impegnata in questo. Non guardate dall’alto in basso persone così. Probabilmente ci sono delle ragioni per cui sono così. Potrebbero esserci state cose nel loro passato, dei fallimenti, delle insicurezze che si portano dentro, delle difficoltà nella loro infanzia, e soprattutto una comprensione immatura della bontà e della grandezza del nostro Dio. Tutte queste cose possono combinarsi e renderli così deboli.

Hanno bisogno di essere incoraggiati con tenerezza. Hanno bisogno che qualcuno si metta accanto a loro e li conduca a un luogo di forza. Dovete dare loro il conforto della vostra comunione fraterna, l’incoraggiamento della preghiera. Dite loro che state pregando per la loro forza e perché diventino coraggiosi e facciano un passo avanti. Date loro il conforto della speranza e di ciò che Dio ha preparato per loro nel futuro, e del fatto che il Signore sta edificando la Sua chiesa e loro ne fanno parte. Date loro l’incoraggiamento di una salvezza sicura che non potrà mai cambiare.

Date loro l’incoraggiamento del proposito sovrano e della provvidenza di Dio, che opera ogni cosa secondo la Sua buona volontà e per il loro bene. Date loro l’incoraggiamento dell’amore di Cristo che non muore e non diminuisce mai. Date loro l’incoraggiamento della gloriosa risurrezione finale, l’incoraggiamento del privilegio di partecipare alle sofferenze di Cristo e l’incoraggiamento di vivere per fede e vedere Dio manifestare la Sua potenza quando rischiate tutto per fare ciò che sapete che la Sua Parola vi ha comandato di fare. Vi mettete accanto a loro e, con compassione, bontà e tenerezza di cuore, accompagnate queste persone verso la forza.

In terzo luogo ci sono i deboli, i deboli. E suppongo che, in un certo senso, tutte queste siano forme di debolezza, ma qui vengono menzionati specificamente “i deboli”. Egli dice nel mezzo del versetto: “Sostenete i deboli”. Queste sono persone che mancano di forza morale e, di conseguenza, mancano di forza spirituale. Non sono esattamente il tipo timoroso e preoccupato. Questi sono quelli che vengono continuamente abbattuti dalla tentazione. Sono il tipo di persone che molto spesso vengono da me, ripetutamente, nel corso degli anni, e mi dicono: “Io… io non so se sono davvero un cristiano, continuo a chiedermi se sono davvero un cristiano”.

Con alcune persone della nostra chiesa sto avendo questa conversazione—ci credereste?—da sette, otto anni. Perché? Perché vanno avanti per un po’, poi ricadono in schemi di peccato e tentazione, e la spirale va verso il basso. E quando… quando iniziate a vivere nella carne, e avete… avete perso la vittoria e ricadete nel modello del peccato, una delle cose che perdete è la fiducia e la certezza.

E allora comincia quella lotta. Persone che spiritualmente… abbiamo molte ragioni per questo. La tentazione, naturalmente, è una ragione molto evidente. Sono letteralmente cadute in modelli di ingiustizia e, di conseguenza, come dice Pietro, “hanno dimenticato che i loro peccati sono stati perdonati”. Non riescono ad aggrapparsi a nulla perché hanno perduto, attraverso la loro disubbidienza, la… la fiducia e la certezza che lo Spirito di Dio dona a un credente ubbidiente.

Alcuni di loro possono essere deboli perché continuano semplicemente a soccombere alla stessa tentazione. Essa ritorna e loro cadono. Ritorna e loro cadono. Ritorna e loro cadono di nuovo. E sono continuamente in guerra e colpiti da quell’assalto incessante. Non riescono mai a prevalere veramente su quella cosa. Forse sono spiritualmente immaturi, forse hanno schemi radicati da lungo tempo che sono difficili da spezzare, qualunque cosa sia, oppure vivono in situazioni in cui sono influenzati da cose malvagie e non riescono a resistervi molto bene.

Ce ne sono altri che sono semplicemente nuovi credenti e magari sono come quei fratelli deboli di 1 Corinzi 8 e 9, e di Romani 14; provengono da un contesto che è… che è così carico di iniquità o così segnato da certi comportamenti. Nel caso di un gentile, per esempio, in Rom… in 1 Corinzi 8, Paolo dice che ci sono alcuni gentili che sono usciti dall’idolatria e che vi erano coinvolti con tutta la sua immoralità, la sua grossolana malvagità, il peccato, la prostituzione e tutta la sporcizia dei sistemi pagani.

E ora sono venuti a Cristo, e bisogna fare molta attenzione a non dar loro carne venduta nel mercato delle carni dedicate agli idoli, perché non possono mangiarla, poiché questo fa riaffiorare tutta la sporcizia del passato dalla quale sono stati salvati, e ferisce la loro coscienza che reagisce a quelle cose. E sono ancora deboli nella fede. Non comprendono che un idolo non è nulla. Non comprendono che possono mangiare quella carne, che non importa. Ma la loro coscienza non glielo permette a causa di ciò che erano un tempo.

Ricordo una conversazione con un… con un giovane uomo che disse che non avrebbe mai potuto ascoltare musica rock perché era stato coinvolto nella droga e nel sesso ed era immerso nella… nella cultura di quelle cose. E quella musica rappresentava tutto ciò che era sporco, malvagio e impuro. E quando venne a Cristo e fu completamente lavato, purificato e trasformato, ogni volta che la sentiva reintroduceva nella sua mente tutta la spazzatura che il Signore aveva lavato via. Quella cosa era troppo vicina al suo passato. E ci sarebbe voluto del tempo prima che potesse trattarla con quel livello di indifferenza con cui molti di noi riescono a trattarla.

C’è la classica storia del giudeo che viene a Cristo e non riesce a mangiare l’arrosto di maiale. Anche se non esiste più una legge cerimoniale, la sua coscienza avrà bisogno di tempo per accettare quella libertà, perché ha vissuto sotto le restrizioni mosaiche per così tanto tempo. Quindi, ci sono quelli che sono deboli perché sono nuovi nella fede e non comprendono le loro libertà. Ci sono quelli che sono deboli perché semplicemente non riescono a ottenere la vittoria sulla tentazione. Non sono fedeli nelle discipline… nelle discipline spirituali della Parola e della preghiera, del discepolato, dell’adorazione e di tutte queste cose, e quindi lottano.

Che cosa facciamo con queste persone? Il versetto 14 dice semplicemente: aiutate i deboli. Aiutateli. Letteralmente, il verbo qui significa tenere saldamente, stringere le braccia intorno a loro e sorreggerli. Sono troppo deboli. Dovete abbracciarli, ed hanno bisogno della vostra forza. È qui che parliamo di relazioni intime. La compassione si trasmette da persona a persona. Si trasmette da persona a persona.

C’è un’illustrazione di questo che credo sia utile in Giacomo 5. Non voglio insistere troppo su questo punto, perché il nostro tempo è finito, ma voglio comunque prendermi qualche minuto per indicarvelo. In Giacomo 5 c’è una porzione della Scrittura molto interessante. E se volete tutto il quadro, naturalmente, ci ho predicato sopra in passato. I credenti ai quali Giacomo scrive erano perseguitati, seriamente perseguitati dai ricchi. I ricchi vengono condannati a partire dal capitolo 5: “A voi ora, o ricchi, piangete e urlate per le sciagure che stanno per venirvi addosso”.

E dice che le vostre ricchezze sono marcite, le vostre vesti sono state rose dalle tarme; il vostro oro e il vostro argento sono arrugginiti. E la ragione di questo era il modo in cui trattavano i giusti. Versetto 6: “Avete condannato e ucciso il giusto; egli non vi resiste”. Quello che facevano era perseguitare i credenti fino al punto della morte. E così Giacomo sta scrivendo a questi credenti che si trovano sotto questa terribile persecuzione.

Ora, al versetto 7 dice loro: “Siate pazienti, siate semplicemente pazienti, tenete duro, accettate questa persecuzione”. Versetto 8: “Siate pazienti, fortificate i vostri cuori”. Non è facile. È facile diventare deboli sotto la terribile pressione della persecuzione. Diventa una tentazione diffidare di Dio, arrivare persino ad arrabbiarsi con Dio, perdere la fiducia, perdere la fede e perdere la gioia.

E al versetto 10 ricorda loro di prendere come esempio di sofferenza e di pazienza i profeti. E poi, al versetto 11, di guardare alla perseveranza di Giobbe e all’esito delle vie del Signore con lui, e a come il Signore sia pieno di compassione e misericordioso. Dio comprende che soffrite. Egli comprese la sofferenza di Giobbe e di tutti i profeti, di Isaia che fu segato in due e di Geremia che fu gettato in una cisterna. Dovete essere pazienti. Non arrabbiatevi.

Al versetto 13 dice: “C’è qualcuno tra voi che soffre? Preghi. C’è qualcuno che è allegro, che non soffre? Canti lodi”. E poi il versetto 14: “C’è qualcuno tra voi malato?” Una traduzione migliore, credo, sarebbe “debole”. Questa è la traduzione primaria che trovo in molti lessici.

Sta parlando di qualcuno che è letteralmente crollato sotto questo assalto, sotto la difficoltà, la tentazione, la sofferenza, la persecuzione, qualunque cosa sia. E se siete voi, allora ecco cosa dovete fare: “Chiami gli anziani della chiesa”. Ecco una persona che è debole, una persona che ha commesso peccato nella debolezza. Che vada dagli anziani e che essi preghino su di lui, ungendolo d’olio nel nome del Signore.

Ora, che cosa significa questo? Beh, ci sono due parole per “ungere” in greco. Questa ha a che fare con il fare a qualcuno una frizione con l’olio, non con una qualche unzione cerimoniale. Non sta parlando qui di una cerimonia. Sta dicendo: andate dagli anziani e lasciate che gli anziani lo massaggino. Potrebbe essere metaforico, nel senso che andrete semplicemente a massaggiare le sue ferite e i suoi lividi prodotti dalla debolezza. Potrebbe perfino essere che fosse stato frustato, percosso e maltrattato dai ricchi, e forse aveva davvero bisogno di un’unzione fisica concreta per guarire alcune delle sue ferite.

Ma l’idea è che gli anziani diventino per lui una fonte di forza e di incoraggiamento. E la preghiera, versetto 15, offerta con fede da coloro che sono spiritualmente forti ristabilirà, ravviverà colui che è debole, e il Signore lo rialzerà, e se ha commesso peccati gli saranno perdonati. Penso che qui non si stia parlando di una guarigione, ma di una persona spiritualmente debole che va da coloro che sono spiritualmente forti affinché possano sostenerla, affinché possano frizionarla, massaggiarla e aiutarla con le sue ferite, ed incoraggiarla, confortarla e pregare per lei. Si appoggia alla loro forza spirituale.

Ho spesso detto agli studenti del college che, se la mia porta è aperta, potete entrare e pregare con me, se… quando sono lì. E un giorno ero nel mio ufficio ed entrò un giovane uomo che era all’ultimo anno, un giovane eccezionale, proveniente da una meravigliosa famiglia cristiana, consacrato a servire il Signore nel suo futuro.

Entrò e disse: “Ho semplicemente bisogno di pregare con te”. E io dissi: “Beh, perché, Steve?” E lui disse: “Beh”—disse—“sono semplicemente debole, sono davvero debole. Ho perso il mio interesse per la preghiera e sembra che non riesca più a studiare la Parola, e vengo martellato dalla tentazione, ed è sempre la stessa cosa, e continuo a cadere, e io… io semplicemente… ho semplicemente bisogno di qualcuno a cui potermi appoggiare. E pregheresti con me?” E io dissi: “Certo”.

Non lo dimenticherò mai, avvicinai due sedie e dissi: “Inginocchiamoci”. E lui voleva appoggiarsi a qualcuno che percepiva come spiritualmente forte nel tempo della sua debolezza, e io mi inginocchiai… mi inginocchiai e misi le mani e la testa sulla sedia, e misi la sedia accanto a me per lui. Solo che lui non la usò. Si inginocchiò e appoggiò tutto il suo corpo sulla mia schiena. E il linguaggio del suo corpo stava dicendo ciò che il suo cuore stava dicendo: “Sono debole e ho bisogno di appoggiarmi a qualcuno che è forte”.

E con le lacrime agli occhi rimase così mentre io pregavo che Dio perdonasse qualunque peccato avesse commesso in questo processo e che Dio riversasse la Sua forza a suo favore, e lo rinnovasse, lo ravvivasse e lo ristabilisse. E pregammo piuttosto a lungo, entrambi.

E quando finimmo, ricordo di essermi alzato e lui mi abbracciò… sto pensando proprio a quel verbo qui, tenere saldamente… e rimase aggrappato a me per molto tempo. E alla fine lasciò la presa, ci separammo e nel giro di un paio di giorni tornò per dirmi che il suo cuore era stato così incoraggiato e rinnovato, e che Dio aveva risposto alle nostre preghiere, ed era ormai sulla buona strada; terminò il suo anno e poi andò a servire il Signore.

Penso che questo sia lo spirito di questo passo. E quando trovate qualcuno che è stato preso in un momento di debolezza nella sua vita, questo è assolutamente cruciale: che ci sia un ministero personale disponibile da parte di coloro che sono spiritualmente forti per rialzarlo. Galati 6 dice la stessa cosa. Voi che siete spirituali, rialzate uno così con amore. Quando qualcuno è caduto, è inciampato in qualche peccato, gli spiritualmente forti gli mettono le braccia intorno e lo rialzano.

E poi, in quarto luogo, ci sono gli estenuanti, gli estenuanti. E li menzioneremo soltanto brevemente. Gli estenuanti sono descritti alla fine del versetto 14, dove dice: “Siate pazienti con tutti”. Ci saranno ogni sorta di persone che metteranno alla prova la vostra pazienza. È questo che sta dicendo. Gli estenuanti, semplicemente vi fanno impazzire. Semplicemente vi esasperano. Trattate con loro e trattate con loro e trattate con loro e trattate con loro, ancora e ancora e ancora e ancora. E si conformano appena un po’, oppure non si conformano, oppure sì.

E poi ricadono indietro e continuano semplicemente ad esasperarvi, a frustrarvi, a deludervi, a scoraggiarvi, e perfino a farvi arrabbiare, perché sembra che non riescano mai a mettersi al passo. Sembra che non afferrino mai. Resistono a tutti gli sforzi per insegnare loro, formarli, disciplinarli, esortarli, rafforzarli, ispirarli, motivarli, incoraggiarli. Semplicemente vi esasperano. Sembra che non ci arrivino mai. Sembra che non riescano mai a prendere il ritmo, corrono sempre la gara con i pesi addosso, portano sempre tutti gli impedimenti, mancano della capacità di concentrarsi, sono indisciplinati nelle questioni, nelle questioni spirituali. E questi… questi cari fratelli mettono alla prova la pazienza di tutti.

Come trattiamo con loro? Dice: siate pazienti. La parola è longanimità. Preparatevi a una cosa a lungo termine. Non potete sistemarli in fretta. Richiedono molto lavoro. E Dio è paziente, non è vero? Questa è una qualità simile a Dio, la pazienza con le persone, e ci mette alla prova. Penso che a volte siano lì… penso che a volte il Signore stia dicendo: “Quest’uomo è la tua prova, per vedere se hai una pazienza simile a quella di Cristo”.

Ci penso a volte quando tendo a esasperarmi e a dire: “Oh mamma, non di nuovo lui. Non di nuovo lei, ti prego. Che altro posso dire? Che altro posso fare?” E ricordate a voi stessi: questa è una prova della vostra pazienza simile a quella di Cristo. Ricordate la Sua pazienza manifestata con i Suoi discepoli, che sembravano non capire mai, neppure alla fine. Che cosa facciamo con loro? Semplicemente siate pazienti, soffrite a lungo, proprio come il Signore soffre a lungo con voi.

E infine i malvagi. Sono l’argomento del versetto 15. “Guardate che nessuno renda ad alcuno male per male, ma cercate sempre ciò che è buono gli uni per gli altri e per tutti”. Qui avete il male, kakōs, le persone che semplicemente fanno cose malvagie. E questo è il problema più difficile, il più grave di tutti, perché queste persone fanno il male.

Fanno del male direttamente con parole malvagie che attaccano la chiesa e attaccano le persone. Fanno del male indirettamente con pettegolezzi, calunnie e maldicenze. Fanno del male escludendo qualcuno dalla comunione, essendo gelosi, pieni d’odio, amareggiati, invidiosi, arrabbiati. Dicono cose che non sono vere. Seminano discordia. Rubano la virtù. Conducono le persone nel peccato.

Commettono iniquità che contaminano la chiesa. Producono danno con malizia. Che cosa fate con loro? Dice: “Non rendete male per male, ma cercate sempre ciò che è”—cosa?—“buono”. Cercate ciò che è buono per loro. Non rivolgetevi alla vendetta, alla vendetta personale, alla ritorsione; non è richiesta, non è permessa. Che cosa fate? Cercate ciò che è buono.

Che cos’è buono? “Portarli al”—cosa?—“ravvedimento”. Quindi li inseguite per portarli al ravvedimento. L’unico che ha il diritto di vendicarsi è Dio. Voi cercate soltanto il loro ristabilimento. Cercate sempre la loro purezza. Guardate: “Cercate sempre ciò che è buono”. È il verbo “perseguire”. Perseguite sempre ciò che è buono, nobile, bello. Date loro atti d’amore di fronte alla loro ostilità.

Trovate il sentiero della bontà, non il sentiero della ritorsione. Imparare a fare questo è una cosa molto, molto importante. Ogni volta che c’è qualcuno che vi maltratta e qualcuno che causa problemi, qualcuno che è iniquo, cercate di trovare il sentiero della bontà. Ora, se continuano in quel peccato, c’è un… c’è un modello di disciplina neotestamentaria che viene tracciato. Ma nel vostro approccio fate tutto ciò che potete per portarli al luogo del ravvedimento, affinché possano godere della bontà di Dio nella loro ubbidienza.

Ebbene, è così. Un gregge che cresce ha bisogno di grande cura perché la chiesa è piena di persone problematiche. E l’atteggiamento pervasivo che dobbiamo avere verso di loro è un atteggiamento di compassione, di tenerezza di cuore, di bontà. Che Dio ci conceda questo, affinché possiamo godere della Sua benedizione come congregazione. Preghiamo.

Padre, abbiamo coperto così tanto così in fretta, eppure in realtà una sola grande verità. Ed è questa: che dobbiamo trattare le persone con compassione, nello stesso modo in cui Tu tratti noi, che Ti deludiamo così costantemente, che violiamo così regolarmente il Tuo standard perfetto. E Tu sei così compassionevole. La Tua compassione è incommensurabile, infinita, incessante e grande. Ti ringraziamo per essa, e fa’ che possiamo essere altrettanto compassionevoli con quelli intorno a noi che sono ribelli, preoccupati, deboli, estenuanti e malvagi. E possa la nostra chiesa essere conosciuta non solo come una chiesa di sana dottrina, ma come una chiesa di grande compassione, mentre insieme lottiamo con la carne per ottenere la vittoria che ci conformerà sempre di più alla somiglianza di Cristo, nel cui nome preghiamo. Amen.

FINE

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