Questa sera, continuiamo ad affrontare il tema che abbiamo iniziato la scorsa domenica del Signore sulla signoria di Cristo, e voglio che abbiate la vostra Bibbia pronta perché nel mentre, discuteremo l’argomento considereremo alcuni testi selezionati in questa serie sulla signoria di Cristo, la questione della natura della fede salvifica – la natura della fede salvifica. E devo confessare che ho molto di più da dire di quanto io possa umanamente dire in una sola sera; e se fosse per me, rimarrei qui ad esporre e riversare la mia anima su quest’argomento fino a domani mattina, ma so bene che tra alcuni mesi avrete tra le mani il libro “Il Vangelo secondo Gesù”, nel quale questo materiale sarà incluso e quindi vi rimando a quello per un trattamento più completo e mi limiterò a trattare quello che il tempo ci permette di affrontare insieme questa sera.
Sono sicuro che la maggior parte di noi conosce bene il vecchio inno di Charlotte Eliot intitolato “Così come sono” (“Just As I Am”). Quell’inno, più di ogni altro inno nel mondo cristiano, è stato un inno d’invito al pulpito negli incontri evangelistici per anni e anni, e fu scritto nel 1836, quindi è in circolazione da parecchio tempo. È stato cantato e ricantato. Infatti, probabilmente viene cantato quasi ogni ora di ogni giorno da qualche parte nel mondo, tra gli anglofoni. Billy Graham, ad esempio, ha usato quell’inno nelle sue crociate per oltre 40 anni, con l’intento di muovere le persone a rispondere all’invito dopo la sua predicazione. Il versetto più familiare di quell’inno familiare, Così come sono (“Just As I Am”), è il primo versetto, e dice questo: “Così qual sono, senza un perché, se non che il sangue Tuo versasti per me; e Tu mi chiami a venir da Te, Agnello di Dio, io vengo a Te” (Just as I am without one plea, but that Thy blood was shed for me; and that Thou bidst me come to Thee, O Lamb of God I come, I come). I pensieri che queste parole intendono esprimere sono realtà bibliche, e sono semplicemente un invito rivolto ai peccatori a venire, a venire a Cristo, che ha versato il Suo sangue per loro. Devono venire così come sono, ed è per questo che si chiama “Così come sono”, son chiamati a venire solamente sulla base della loro fede, ed Egli li salverà, “Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca ma abbia vita eterna”, e Gesù disse: “Colui che viene a Me, non lo caccerò fuori”, Giovanni 6:37. E l’inno quindi vuole affermare che il peccatore che vuole venire può venire così com’è, per fede, per accogliere Cristo.
È interessante notare, tuttavia, che l’erosione del vangelo ai nostri giorni ha dato a quel particolare versetto e inno una svolta piuttosto insidiosa. Il linguaggio del messaggio moderno suona vagamente simile a “Così come sono” (“Just As I Am”), ma la differenza nel significato è piuttosto profonda. Vedete, i peccatori oggi, non sentono solamente dire che Cristo li riceverà così come sono, ma anche che li lascerà rimanere in quello stato. Molti credono erroneamente di poter venire a Cristo, ricevere l’assoluzione dai loro peccati, o il perdono, ricevere il dono dell’immortalità, o del cielo, e poi possono andarsene per continuare a vivere la loro vita come preferiscono, persino scegliendo, come disse un noto insegnante della Bibbia, autore e teologo, e cito... possono scegliere “di lasciare Dio fuori e di vivere secondo la loro vecchia natura”. Miei cari, questo è il vangelo che sentiamo al giorno d’oggi, “Venite così come siete, ed andatevene così come siete. Gesù vi prenderà così come siete, anzi, vi lascerà così come siete”.
Ad una conferenza biblica diversi anni fa, un noto oratore tenne un messaggio sulla salvezza e sostenne che dire ai non convertiti che devono “arrendersi a Cristo” equivale a predicare la salvezza per opere. Definì la salvezza come “il dono incondizionato della vita eterna dato a coloro che credono nei fatti riguardanti Cristo, indipendentemente dal fatto che scelgano o meno di obbedirGli”. Ed uno dei suoi punti principali era che la salvezza può, ma non deve necessariamente cambiare il comportamento della persona. “Il carattere trasformato”, disse, “è desiderabile, ma anche se non avviene alcun cambiamento nello stile di vita, colui che ha creduto nei fatti del vangelo ed ha ricevuto Cristo può riposare nella certezza del perdono e del cielo”, e questo è ovunque nella predicazione odierna; moltitudini si avvicinano a Cristo seguendo queste condizioni precise. Pensano che non ci sia alcun vero prezzo da pagare. Rispondono con entusiasmo quando gli viene offerto il perdono. Rispondono con entusiasmo quando gli viene offerta la prospettiva del cielo, della vittoria sulla morte. Non hanno alcun senso della gravità della loro colpa davanti a Dio. Non hanno alcun desiderio di essere liberati, in particolare dalla schiavitù del peccato, e certamente non hanno alcun desiderio di obbedire a Cristo. E sono convinto che tali persone siano ingannate da un vangelo corrotto e che la fede che stanno ricevendo e su cui stanno facendo affidamento è solo un’assenso intellettuale, o forse un’afferrazione emotiva di qualcosa o qualcuno per risolvere i loro problemi, e non salverà. Eppure questa è la forma più comune d’evangelizzazione. E molti stanno predicando questo tipo di messaggio debole ed ingannevole.
Suppongo che dovremmo porci la domanda: tutto questo, è forse qualcosa di nuovo? E la risposta, francamente, è che non è nuovo affatto. Uno dei capitoli che sarà incluso nel libro è un capitolo sul vangelo secondo la storia della Chiesa. E se seguite la storia della Chiesa dai padri, che vissero subito dopo la Chiesa primitiva, fino ad oggi, troverete che questo tipo di vangelo del “credere facile” è sempre stato sostenuto. E le persone vi hanno reagito durante tutta la storia della Chiesa, postulando ed affermando la differenza tra quel vangelo e il vero vangelo. Per esempio, prendiamo una delle luci splendenti nella storia della Chiesa cristiana, Martin Lutero. Ora Martin Lutero, uscendo dal Cattolicesimo romano, lottò più di chiunque altro per la verità che l’uomo è salvato mediante che cosa? Mediante la fede, e non mediante le opere. Non vacillò mai nella sua insistenza che le opere, tuttavia, sono necessarie per convalidare la fede.
Nella prefazione, per esempio, al Commentario di Romani, Lutero scrisse questo: “La fede non è qualcosa di sognato, un’illusione umana, sebbene questo sia ciò che molte persone intendono con quel termine. Ogni volta che vedono che non è seguita né da un miglioramento della morale né da buone opere, mentre si parla molto di fede, cadono nell’errore di dichiarare che la fede non è sufficiente, che dobbiamo compiere opere se vogliamo diventare giusti ed ottenere la salvezza. Il motivo è che, quando sentono il vangelo, ne fraintendono il senso. Nei loro cuori e dalle loro proprie risorse, evocano un’idea che chiamano fede, che trattano come fede genuina. Tuttavia, è solo una fabbricazione umana, un’idea senza un’esperienza corrispondente nelle profondità del cuore. È quindi inefficace e non seguita da una vita migliore”, fine citazione.
Non è fede per niente. La chiamano semplicemente fede. Lutero continua a scrivere nel commentario ai Romani: “La fede, invece, è qualcosa che Dio opera in noi. Ci cambia, e siamo rigenerati da Dio. La fede mette a morte il vecchio Adamo e ci rende uomini completamente diversi nel cuore, nella mente e in tutte le nostre facoltà. Ed è accompagnata dallo Spirito Santo. Oh, quando si parla di fede, che cosa viva, creativa, attiva e potente essa è. Non può far altro che il bene in ogni momento. Non si aspetta mai di chiedere se c’è qualche buona opera da fare; anzi, prima ancora che la domanda sia posta, ha già compiuto l’azione e continua a compierla. Un uomo che non è attivo in questo è un uomo senza fede. Sta brancolando alla ricerca della fede e cercando buone opere, ma non sa né che cosa sia la fede né che cosa siano le buone opere. Tuttavia, continua a dire sciocchezze sulla fede e sulle buone opere, ed è infatti impossibile separare le opere dalla fede, così com’è impossibile separare il calore e la luce dal fuoco”, fine citazione. Così disse Martin Lutero.
C’è una falsa fede, una fede sognante, un’illusione che non cambia nulla, che non è fede salvifica. Si arriva fino ai tempi moderni, e si leggono autori dopo autori dopo autori che affermano la necessità di avere una vera fede, che porta ad una vita assolutamente e totalmente trasformata. Ci sono una miriade di citazioni che si potrebbero fornire per dimostrare che questo è stato il carattere della dottrina della chiesa durante tutti gli anni sin dal Nuovo Testamento. Ma portando il discorso proprio ai tempi moderni, una citazione da A.W. Pink – che ha detto molto su questo argomento, tra l’altro – ma sentite cosa scrisse nel 1937, “I termini della salvezza di Cristo sono erroneamente espressi dall’evangelista dei nostri giorni – questo fu scritto 50 anni fa, ma stesso problema – con rarissime eccezioni, l’evangelista dei nostri giorni dice ai suoi uditori che la salvezza è per grazia e si riceve come dono gratuito, che Cristo ha fatto tutto per il peccatore e non resta altro che credere, confidare nei meriti infiniti del Suo sangue. E questa concezione è ormai così diffusa nei circoli ortodossi, è stata così spesso ripetuta nei loro orecchi, ha messo radici così profonde nelle loro menti, che chi oggi osa metterla in discussione e denunciarla come così inadeguata e unilaterale da essere ingannevole ed erronea, è immediatamente marchiato come eretico e accusato di disonorare l’opera compiuta di Cristo inculcando una salvezza per opere”, fine citazione – esattamente lo stesso problema.
C’era in quei giorni un messaggio degli evangelisti che richiedeva una fede che non portava alcun cambiamento, e chiunque parlasse contro di esso veniva accusato di predicare la salvezza per opere. Pink disse: “La salvezza è per grazia, per sola grazia. Tuttavia, la grazia divina non si esercita a scapito della santità, poiché non scende mai a compromessi con il peccato. È anche vero che la salvezza è un dono gratuito. Ma deve essere ricevuta con una mano vuota, non con una mano che stringe ancora fortemente il mondo. Qualcosa di più del semplice credere è necessario per la salvezza. Un cuore indurito nella ribellione contro Dio non può credere in modo salvifico. Deve prima essere spezzato. E solo coloro che sono spiritualmente ciechi possono dichiarare che Cristo salverà chiunque disprezzi la Sua autorità e rifiuti il Suo giogo. Quei predicatori che dicono ai peccatori che possono essere salvati senza abbandonare i loro idoli, senza pentirsi, senza arrendersi alla signoria di Cristo, sono tanto erronei e pericolosi quanto quelli che insistono che la salvezza è per opere, e che il cielo deve essere guadagnato con i propri sforzi”, fine citazione, stesso problema – stesso problema. Lo si vede nei primi credo della chiesa, lo si vede articolato fino a qualcuno come W. Griffith Thomas, che fu uno dei fondatori del Seminario di Dallas, gridando a favore di una fede nella signoria, ed è sempre stato questo il cuore del messaggio della chiesa.
Perché la gente non ha ascoltato? Perché non hanno ascoltato i padri antichi che sostenevano una fede che produceva una vita trasformata? Perché non hanno ascoltato un Martin Lutero? Perché non hanno ascoltato un A.W. Pink, o W.H. Griffith Thomas? Perché non ascoltano oggi? Perché le persone non sentono quando diciamo che un vangelo che non afferma il ravvedimento, la confessione e la sottomissione a Cristo come Signore non è completo? Ebbene, penso che la risposta sia che gli appelli del “credere facile” ottengono risultati... mi avete capito? Penso che ottengano risultati esteriori. Le persone rispondono. Se rendi il vangelo facile, le persone rispondono, si presentano, scendono la navata della chiesa, ci sono numeri più alti... e così facendo tanti vengono “salvati”, e quindi ciò che abbiamo oggi è una forma d’evangelizzazione che fu realmente stilizzata e popolarizzata da Charles G. Finney, che sviluppò il sistema dell’invito così come lo conosciamo oggi, proprio attorno allo stesso periodo in cui Elliott scrisse “Così come sono” (“Just As I Am”), a metà del 1830.
Charles G. Finney era un avvocato dello Stato di New York, senza alcuna formazione teologica formale. Aveva una mente logica e abile. Fu convertito nel 1821. Divenne un evangelista e revivalista popolare. Credeva fermamente che la salvezza fosse il risultato di una scelta umana. Credeva che l’uomo potesse fare quella scelta perché non era depravato per natura. Aveva una certa inclinazione verso il peccato, ma non era la sua costituzione, e quindi aveva la capacità dentro di sé di scegliere ciò che è giusto. E così Finney determinò che, visto che l’uomo poteva fare ciò che è giusto, poiché non era intrinsecamente depravato, ciò che bisognava fare era lavorare sulla volontà dell’uomo. E se si poteva attivare la volontà dell’uomo, o motivarla, egli avrebbe fatto la scelta giusta. E si potevano usare quasi tutti i mezzi legittimi o anche illegittimi, inclusa la manipolazione e l’emozione. E quindi sviluppò quello che poi venne conosciuto come la “panca degli ansiosi” e cominciò a chiedere alle persone di presentarsi — e questo era tutto completamente nuovo — perché prima d’allora, negli anni dei grandi risvegli di George Whitfield e Jonathan Edwards, nulla di simile era mai avvenuto, però Finney cominciò a chiamare le persone verso quella che chiamava la “panca degli ansiosi”, che poi in seguito divenne conosciuta, nel metodismo, come l’“altare”, e le persone divennero l’obiettivo. E quando il predicatore giungeva alla conclusione, cominciava a chiamare le persone, perché il pubblico voleva vedere qualcosa di tangibile, e visto che l’opera invisibile della rigenerazione non poteva essere vista. La risposta al suo ministero, ed ai suoi poteri persuasivi e logici, fu grande. Le persone venivano alla panca degli ansiosi. Era esternamente riuscito a portarli lì. Infatti, ebbe così tanto successo che le persone esitavano a dire qualcosa contro di lui, temendo di dire qualcosa contro lo Spirito Santo di Dio. Ma andando dietro le quinte per controllare cosa rimaneva dopo che Finney aveva svolto la sua opera, i suoi collaboratori non poterono fare a meno di notare il piccolo numero di convertiti che rimasero fedeli. In una lettera a Finney datata 25 dicembre 1834, James Boyle pose queste domande: “Diamo un’occhiata ai campi dove tu, altri ed io stesso abbiamo operato come ministri del risveglio, e qual è ora il loro stato morale? Qual era il loro stato entro tre mesi dopo che li avevamo lasciati? Ho visitato e rivisitato molti di questi campi, e ho gemuto nello spirito nel vedere lo stato triste, freddo, carnale, litigioso in cui le chiese erano cadute, e cadute molto presto dopo che ce ne eravamo andati”. Infatti, molti che hanno valutato il ministero di Finney erano convinti che peccatori risvegliati emotivamente ma non spiritualmente erano diventati induriti e scettici. Qualsiasi appello del vangelo che chiede alle persone in un momento di decisione, chiede loro solamente di credere ai fatti del vangelo e ricevere Gesù come Salvatore è troppo superficiale. Ora, lasciate che vi dica questo, voglio che mi sentiate bene: Qualcuno potrebbe essere salvato senza comprendere tutta la verità sul ravvedimento. Qualcuno potrebbe essere salvato senza afferrare pienamente la realtà della signoria di Cristo. Qualcuno potrebbe essere salvato senza comprendere pienamente la chiamata all’obbedienza, perché nessuno gliene ha parlato. Ma ascoltatemi: nessuno che è salvato mancherà di ravvedersi, mancherà di sottomettersi o mancherà di obbedire, questo è il punto.
Qualcuno mi si è presentato domenica scorsa e mi disse: “Sai, quando mi è stato presentato il vangelo, nessuno mi ha parlato della signoria di Cristo, nessuno mi ha parlato del ravvedimento, nessuno mi ha detto che la mia vita doveva essere in sottomissione a Lui nell’ubbidienza”. Ebbene, l’unica domanda è: ti sei ravveduto? Desideri sottometterti a Cristo? Il grido del tuo cuore è quello di ubbidirGli? Se la risposta è sì, allora ringrazia Dio che la salvezza è stata reale, anche se il messaggio era incompleto. Nell’introduzione del libro, faccio un’affermazione che credo sia importante. Alcuni potrebbero pensare che io metta in dubbio l’autenticità di chiunque si converta a Cristo senza una piena comprensione della Sua signoria; non è così. Infatti, sono certo che, mentre alcuni comprendono più di altri, nessuno che è salvato comprende pienamente tutte le implicazioni della signoria di Gesù al momento della conversione. Ma sono altrettanto certo che nessuno può essere salvato se è riluttante a ubbidire o coscientemente ribelle alla signoria di Cristo. E il segno della vera salvezza è che essa produce sempre un cuore che conosce e sente la propria responsabilità di rispondere alla realtà sempre più chiara della signoria di Cristo.
Non c’è di fatto alcuna ragione di proclamare un vangelo superficiale. Non c’è motivo di non dire alle persone della signoria di Cristo. Non c’è motivo di non dire loro di abbandonare il loro peccato e di ravvedersi. Non c’è motivo di non dire loro di sottomettere le loro vita a Cristo. Non c’è motivo di non dire loro di rinunciare a tutto ciò che hanno per tutto ciò che Lui è. E voi potreste chiedere: “Ebbene, se dici tutto questo però, forse porterebbe a non accettarlo”, ebbene, se è così, allora sappiamo che lo Spirito di Dio non sta operando nei loro cuori... Che cos’è che abbiamo se offriamo un messaggio incompleto e da quello otteniamo una risposta? Potremmo non aver una vera conversione. Se la verità allontana le persone, allora dì loro la verità e lasciale andare, affinché sia loro che voi siate pienamente persuasi che stanno rifiutando, non accettando una falsa fede, e che poi stanno vivendo nell’illusione d’essere salvati anche quando non lo sono veramente. Andate a Luca capitolo 14 per un momento, versetto 25: “Or molte folle andavano con lui; ed egli, voltatosi, disse loro” – ora, questo è Gesù che sta per dare un invito evangelico – “Se uno viene a me e non odia suo padre, e la madre, e la moglie, e i figli, e i fratelli, e le sorelle, e anche la sua propria vita, non può essere mio discepolo”, ecco l’invito, come vi sembra? Voglio dire, se qualcuno dovesse dirti: “Ora, voglio che questo pomeriggio tu vada al parco e vada a dire questo alle persone lì presenti: “se qualcuno di voi vuole venire a Cristo deve odiare suo padre, sua madre, sua moglie, i suoi figli, i suoi fratelli, le sue sorelle e persino se stesso, altrimenti non può essere Suo discepolo’”, cosa penseresti? Che è andato fuori di senno. Diresti: “Non si convincerà mai nessuno così!”.
Poi disse al versetto 27: “Chiunque non porta la sua croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo” – in altre parole, saresti disposto a morire? “Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolare la spesa, per vedere se ha abbastanza per terminarla? Altrimenti, se ha posto le fondamenta e non può finirla, tutti quelli che lo vedono cominciano a deriderlo, dicendo: ‘Quest’uomo ha cominciato a costruire e non ha potuto terminare’. O qual re, andando a combattere un altro re, non si siede prima a consigliarsi se può affrontarlo con diecimila uomini, mentre l’altro viene contro di lui con ventimila? Altrimenti, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda un’ambasciata per chiedere condizioni di pace. Così, dunque, chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi beni, non può essere mio discepolo”, mamma mia, che invito esigente! Odiate la vostra famiglia, siate disposti a dare la vostra stessa vita, siate disposti a rinunciare a tutti i vostri beni e calcolare il costo. Io credo nella salvezza per fede, puramente per grazia, però quando Dio, nella Sua grazia, opera la vera salvezza, essa ha questi ingredienti.
Vedete, la salvezza genuina richiede una vera fede. Non basta avere una fede fantasiosa, una fede sognante, una fede che è un’illusione. Deve essere una fede del giusto tipo, questa è la questione. “Sì”, Paolo disse al carceriere di Filippi, “se vuoi essere salvato, credi nel Signore Gesù Cristo e sarai salvato”, e “chiunque crede sarà salvato”, ma la domanda è: di che tipo di fede – di che tipo di fede stiamo parlando? Ora, prima di tutto, per rispondere a questa domanda, dobbiamo dire che esiste un tipo di fede che non salva. Andiamo al vangelo di Giovanni, capitolo 2. Potremmo usare molte illustrazioni, ma voglio che mi seguiate molto da vicino. In Giovanni 2:23: “Mentre egli era in Gerusalemme, durante la festa di Pasqua, molti credettero nel suo nome”, prendete nota, va bene? Molti credettero nel suo nome; cioè, in chi era. Senza dubbio credevano che era il grande profeta, probabilmente molti di loro credevano che fosse il Messia. Credettero nel suo nome, “vedendo i segni che egli stava facendo. Ma Gesù, da parte sua, non si fidava di loro, perché conosceva tutti, e perché non aveva bisogno che alcuno testimoniasse dell’uomo, poiché egli stesso sapeva ciò che è nell’uomo”, e sapeva che la loro fede non era vera. Credevano, ma il loro credere non era adeguato – non era genuino. Non era fede salvifica.
Per farla semplice, non aveva fede nella loro fede. Non credeva nel loro credere. Credevano che fosse il Messia; ciò però non significa che avessero sottomesso le loro anime alla Sua signoria. Ciò non significa che fossero disposti ad abbandonare il loro peccato. Sapeva che la loro fede era superficiale. Sapeva che non era l’opera genuina dello Spirito di Dio. E se avesse iniziato a parlare di sacrificio, e se avesse iniziato a parlare di ravvedimento, e della croce, se ne sarebbero andati. E quindi Gesù non accettava la decisione emotiva del momento. Non accettava la fede nata dall’egoismo. Andate al capitolo 6 di Giovanni. Tutti vorrebbero ricevere l’assoluzione dal peccato e la promessa dell’immortalità celeste, ma ciò potrebbe nascere anche da un puro egoismo. In Giovanni 6:14: “Allora la gente, vedendo il miracolo che Gesù aveva fatto, disse: ‘Questi è veramente il profeta’” – e quello, naturalmente, era il miracolo dei pani e dei pesci – “‘Questi è veramente il profeta, IL profeta, colui che era stato promesso nell’Antico Testamento, il Messia, che deve venire nel mondo’, e Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo con la forza per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, da solo”, non voleva avere nulla a che fare con quel tipo di fede. Credevano che fosse il Messia. Volevano forzarlo nei loro piani. Egli però non voleva aver nulla a che fare con loro.
Nel versetto 66 dello stesso capitolo, notereste, dopo il Suo insegnamento forte, sul fatto che “dovete mangiare la Mia carne e bere il Mio sangue”, dovete essere disposti ad accettare la Mia morte, il Mio sacrificio e le cose che Egli richiedeva in termini di dedizione, dice che: “molti dei Suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con Lui”, e lì, li separò da quelli veri quando “disse ai Dodici: ‘Non volete andarvene anche voi, vero?’ E Simon Pietro Gli rispose” – rappresentando i veri credenti – “‘Signore, da chi andremo noi? Tu hai parole di vita eterna, e noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che Tu sei il Santo di Dio’”. E Gesù disse: “Sì, ad eccezione di uno di voi, che è un diavolo”. Quindi anche in mezzo a coloro che seguivano Gesù, ce n’erano alcuni che credettero momentaneamente e volevano farLo re, ce n’erano altri che credettero per un po’, ma quando il discorso si fece difficile, se ne andarono. E c’era Giuda che non credette mai veramente per salvezza, ma rimase fino alla fine per ottenere ciò che ne poteva ottenere.
Guardate Giovanni 8 versetto 30; e di nuovo Gesù dialoga con i capi giudei. Il versetto 30 dice: “Mentre diceva queste cose, molti credettero in Lui”, suona bene, potrebbe sembrare salvezza per alcuni, tranne che “Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in Lui: ‘Se dimorate nella Mia parola, siete veramente Miei discepoli’”, abbastanza chiara come cosa no? Quella piccola sezione della Scrittura fu la prima grande introduzione che io ebbi a questo argomento, “sei un vero discepolo quando dimori nella Sua parola”. Guardate al capitolo 12 versetto 42: “Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in Lui” – di nuovo, credettero, “però, a causa dei Farisei non lo confessarono” – non Lo riconoscevano pubblicamente – “per non essere espulsi dalla sinagoga, perché amavano la gloria degli uomini più della gloria di Dio”, volevano l’approvazione degli uomini. Erano disposti a credere fino a un certo punto.
Il versetto 26, tornando indietro, spiega un po’ dove si trovavano: “Se uno Mi serve, che Mi segua”, che mi segua. “Se uno Mi serve, Mi segua”. In Giovanni 15, di nuovo, Gesù indica il ramo di Giuda, il credente temporaneo, il discepolo momentaneo, “Dimorate in Me ed Io in voi. Così come il tralcio non può da sé portar frutto se non rimane nella vite, così neppure voi se non dimorate in Me. Io sono la vite, voi i tralci; chi dimora in Me e Io in lui porta molto frutto, perché senza di Me non potete far nulla. Se uno non dimora in Me, è gettato via come il tralcio e si secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano”, ci sono alcuni che restano per un po’ e poi spariscono.
E poi, forse, il passo più illuminante di tutti sulla questione della fede, Giacomo 2; guardiamolo brevemente. Giacomo 2 versetto 14: “A che serve, fratelli miei” – che dichiarazione... molto importante – “A che serve se uno dice di avere fede, ma non ha opere?” – a che serve? “Può forse quella fede” – cosa? – “salvarlo?” Qual è la risposta? No. No, non può salvarlo. Può una fede così salvare? Che utilità ha quindi? Può una fede che non è accompagnata da carattere morale salvare? Può una fede che non è accompagnata da una retta condotta, salvare? Certo che no. Il versetto 19 lo individua con precisione, “Tu credi che c’è un solo Dio. Fai bene; anche i demoni credono, e tremano”, è una dichiarazione incredibile! “Credi che c’è un solo Dio? Fai bene; anche i demoni lo credono, e tremano”, sono un passo avanti a te, credono, e tremano. Tu credi, e pensi d’essere salvato, loro sono davanti a te. I demoni hanno tutta la giusta teologia, ma non si piegano alla signoria di Cristo. Non si piegano alla sovranità di Dio. Hanno scelto la ribellione. Odiano il bene ed amano il male. In un certo senso, la fede morta è inferiore a quella dei demoni, perché per lo meno, loro tremano.
Quindi, come si può vedere da questi versetti, c’è una fede che non salva; e c’è una fede che è temporanea, parziale, ed inadeguata che è diversa dalla fede che salva. In Giovanni 3:16, la parola lì “credere”, “chiunque crede in Lui non perirà”, la parola “credere” è la stessa parola che in Giovanni 2:24 è tradotta “affidarsi – affidarsi”, è qualcosa di più profondo del semplice credere nei fatti; è affidare la propria vita, voltarsi dal peccato, sottomettersi a Cristo, e lo Spirito di Dio opera tutto ciò e produce una vita trasformata. Vedete, la salvezza e la fede salvifica sono più che desiderare il perdono, più che desiderare il cielo; è essere disposti a voltarsi dal peccato e sottomettersi a Cristo. Eppure, miei cari, sorprendentemente – e lo dico con consapevolezza – sorprendentemente! Ci sono insegnanti della Bibbia e predicatori nel fondamentalismo evangelico che non ammettono alcun legame necessario tra la fede e le opere. E quindi sono costretti ad accettare come genuina praticamente ogni professione di fede, perché se non c’è necessariamente alcuna correlazione tra fede e opere, allora qualsiasi professione è valida. Un autore, Ray Sanford, nel Manuale di evangelizzazione personale, dice: “La fede morta può salvare”, la fede morta può salvare? I demoni sono salvati? La loro è una fede migliore di quella morta. Zane Hodges, scrivendo nel suo libro Il Vangelo sotto assedio, dichiara che “qualunque cosa significhi Giacomo 2:14-26, non può dire che le buone opere siano prova essenziale della vera fede”, misericordia! Come si può dire una cosa del genere? E cerca di farci credere che quella fede morta una volta era viva, ma ora morta, e dice che era viva quando hanno preso la decisione iniziale, ma è decaduta nella morte; tuttavia, la loro salvezza eterna è sicura. In altre parole? Dice che non esiste “la perseveranza dei santi”. Si può credere in un momento, e non credere mai più.
Ora, ci sono altri scrittori che direbbero che esiste un tipo di fede sterile, inutile, una sorta di riconoscimento accademico della verità, ma esitano a definire la fede in termini che implicano sottomissione o un impegno della propria vita. Così dicono che esiste una fede che non salva, ma dicono che non è necessario avere una fede che si penta o si dedichi. Quindi, da qualche parte tra una fede senza impegno e una fede inadeguata, c’è una fessura in cui puoi infilarti e essere salvato, suppongo. Niente meno che Charles Ryrie disse: “Il messaggio di fede più impegno di vita non può essere il vangelo”, e Hodges, di nuovo, dice: “La fede salvifica non è altro che una risposta a un invito divino”, e dice inoltre: “È ampiamente sostenuto nella cristianità moderna che la fede di un vero cristiano non può fallire. Ma questa non è un’affermazione che può essere verificata dal Nuovo Testamento, non c’è nulla”, dice, “che sostenga l’idea che la perseveranza nella fede sia un risultato inevitabile della vera salvezza”, affermazione assolutamente incredibile! Sorprendente – “non c’è nulla che sostenga l’idea che la perseveranza nella fede o che la fede continua sia il risultato inevitabile della vera salvezza?” Io è tutta la vita che credo in questo. Creo che se hai una fede che salva, tale fede persevera.
Voi potreste chiedere: “Ebbene ma, la Bibbia lo insegna?” Certamente! Certo che si. Com’è che può dire che non c’è nulla nella Scrittura che lo sostenga va oltre la mia comprensione. Ascoltate, per esempio – oh, non so nemmeno da dove cominciare, ci sono così tanti punti – “Ora vi ricordo, fratelli”, 1 Corinzi 15:1, “il vangelo che vi ho annunciato, che anche avete ricevuto, nel quale anche state saldi” – ascoltate questo – “mediante il quale anche siete salvati, se ritenete la parola che vi ho annunciato, a meno che non abbiate creduto invano”.
Quanto è chiaro? Siete salvati se ritenete saldamente. Che dire di Colossesi 1:21: “E anche voi, che un tempo eravate estranei e nemici nella vostra mente, a causa delle vostre opere malvagie, ora Egli vi ha riconciliati nel corpo della Sua carne, per mezzo della morte, per presentarvi santi, senza difetto e irreprensibili davanti a Lui”, in altre parole, siete stati salvati, versetto 23, “se di fatto perseverate nella fede, fondati e saldi, senza allontanarvi dalla speranza del vangelo”. E se non avete perseverato saldamente, al contrario, e se non siete rimasti nella fede, e se vi siete allontanati dalla speranza del vangelo, non siete mai stati salvati. La perseveranza fa parte dell’opera salvifica di Dio. Egli non ci assicura solamente mediante il Suo decreto divino; Egli persevera in noi con il Suo Spirito nella fede.
Guardate ad Ebrei, diamo un’occhiata ad alcuni versetti lì. Aprite le vostre Bibbie a Ebrei capitolo 2, faremo solamente un salto veloce tra i versetti e guarderemo forse una mezza dozzina di Scritture velocemente per affermare tutto questo nella vostra mente; ma Ebrei capitolo 2 versetto 1, “Per questo bisogna che ci atteniamo ancora di più alle cose udite, perché non veniamo trascinati lontano. Infatti, se la parola pronunciata per mezzo degli angeli si dimostrò ferma, e ogni trasgressione e disubbidienza ricevette una giusta retribuzione, come scamperemo noi se trascuriamo una così grande salvezza?” In altre parole, il messaggio qui è: “Ascoltate, è meglio che abbiamo una salvezza dalla quale non ci allontaniamo, altrimenti non scamperemo al giudizio di Dio”, perché? Perché se ci allontaniamo da ciò in cui abbiamo creduto, saremo diretti verso il giudizio, ed è evidenza che non siamo mai stati salvati fin dall’inizio. Capitolo 3, versetto 14, questo è così chiaro: “Infatti” – ed amo questo, versetto 14 – “siamo diventati partecipi di Cristo, se riteniamo ferma sino a – quando? – sino alla fine la fiducia che avevamo da principio”, 4:14: “Poiché abbiamo un grande sommo sacerdote, che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, manteniamo ferma la nostra professione di fede”, capitolo 6 versetto 11, “Desideriamo che ciascuno di voi dimostri lo stesso zelo sino alla fine, per giungere alla piena certezza della speranza, affinché non diventiate pigri, ma siate imitatori di coloro che mediante fede e pazienza ereditano le promesse”.
Capitolo 10 versetto 34, di nuovo stesso concetto: “Infatti avete avuto compassione dei carcerati e avete accettato con gioia la confisca dei vostri beni, sapendo di avere per voi stessi un possesso migliore e duraturo. Non abbandonate dunque la vostra franchezza, alla quale è riservata una grande ricompensa”, versetto 36. Nel frattempo, “Ancora un brevissimo tempo” – versetto 37 – “e colui che deve venire verrà e non tarderà. Ma il mio giusto vivrà per” – cosa? – “fede. E se si tira indietro, l’anima mia non lo gradisce. Ma noi non siamo di quelli che si tirano indietro a loro perdizione” – ecco qui – “ma di quelli che hanno fede per ottenere la salvezza dell’anima” – Ebrei 10:39. Ebrei 12:14, è così semplice: “Procacciate la pace con tutti e la santificazione” – cioè la separazione, la pietà, la virtù – “senza la quale nessuno vedrà il Signore”. Tutti coloro che vedranno il Signore saranno santificati.
E poi Giacomo 1:2 e seguenti: “Considerate una grande gioia, fratelli miei, quando venite a trovarvi in prove svariate, sapendo che la prova della vostra fede produce costanza. E la costanza compia pienamente l’opera sua in voi, perché siate perfetti e completi, di nulla mancanti”, in altre parole, quando vengono le prove, dimostrano il vostro valore, dimostrano il vostro carattere, ed il versetto 12, “Beato l’uomo che sopporta la prova; perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita” – cioè la vita eterna – “che il Signore ha promesso a coloro che” – una volta nel passato hanno creduto in Lui... dice questo? No: “a coloro che” – cosa? – “che Lo amano”, “che Lo amano”. A coloro che Lo amano. Coloro che Lo amano, coloro che Gli ubbidiscono, coloro che perseverano nella fede, essi sono i veri credenti, 2 Timoteo 2:12 dice: “Se perseveriamo, con Lui anche regneremo”. Regneremo con Lui se perseveriamo fino alla fine. La fedeltà di Dio è una benedizione per i credenti leali e perseveranti. Ma guardate alla seconda metà del versetto 12, “Se Lo rinneghiamo, anch’Egli ci rinnegherà”. Vedete, se perseveriamo, regneremo. Se Lo rinneghiamo in qualsiasi momento, la nostra fede muore, non è mai stata vera fin dall’inizio. Era una fede finta, una fede sognante, una fede falsa, ed Egli ci rinnegherà.
“Se siamo infedeli, Egli rimarrà fedele”, e cosa significa? Beh, l’idea della Sua fedeltà lì ha a che fare con il giudizio – ha a che fare con il giudizio. Possiamo anche essere infedeli, ma Egli sarà fedele alla Sua promessa di giudicare gli infedeli, questo è quello che significa. Se persevereremo, regneremo. Se Lo rinnegheremo, Egli ci rinnegherà, Possiamo essere infedeli, cioè possiamo non mantenere la nostra promessa, ma Egli manterrà la Sua. E possiamo fare una promessa a Cristo in un certo momento e non mantenerla, ma quando Dio fa una promessa di punire il peccato, Egli la manterrà – la manterrà. E così, quello che questi versetti fanno è dare una benedizione al vero credente, al credente perseverante, e pronunciano una maledizione sull’anima disleale ed incredula. Giovanni 3 è di fatto forse la fonte di questo stesso pensiero, “Colui che non crede è già condannato perché non ha creduto”, miei cari è nella natura della fede salvifica che quando Dio dona quella fede, Egli la sostiene. E se arriva il momento in cui la persona cessa di credere, quella fede dimostra non esser mai stata la fede donata da Dio.
Ora, diamo uno sguardo un po’ più attento a questa fede salvifica nel mentre concludiamo: Che cos’è? Che cos’è la fede salvifica? Ora, lasciate che vi dica qualcosa, un altro pensiero generale, cercate di capirmi, va bene? Perché quando dite: “La fede salvifica implica ravvedimento e impegno a Cristo”, vi rispondono dicendo: “Beh, stai aggiungendo opere, si tratta solo di credere. “Credi soltanto” (‘Only Believe’), diceva il canto... Ricordate quel canto? “Credi soltanto, credi soltanto”. (“Only believe, only believe?”) – “è tutto qui! E se aggiungi qualcosa, stai aggiungendo opere”. Ma il fatto è che, ben lontano dal difendere la verità che le opere umane non hanno posto nella salvezza, questo moderno “credere facile” ha reso la fede stessa un’opera completamente umana. Perché lo dico? Perché è fragile e temporanea; può durare o meno, e questo non è vero per ciò che Dio dona, capite? Quindi quella è una salvezza per opere, che un uomo può fare e poi disfare a suo piacimento. Ma se credete che la salvezza è per la grazia di Dio, e che Dio concede quella fede, allora la fede che Dio concede non è temporanea, è duratura, e non è soggetta ai capricci dell’uomo. Non c’è più ragione di credere che un uomo che vive la vita cristiana possa annullare la sua fede donata da Dio, di quanta ce ne sia per credere che un uomo possa averla generata da sé all’inizio per essere salvato. Se è da Dio, è divina. Se viene da Dio, è duratura. E il “creder facile” non salva il vangelo dalle opere, diventa una salvezza per opere, in cui un uomo dà e prende la propria fede a suo piacere. Questa non è fede biblica. Dire che si può riceverla al momento della salvezza come dono di Dio, ma poi buttarla via quando vogliono, non ha senso. Questo nega l’opera di Dio. Nega che Dio sia Colui che dona e sostiene la grazia che fa durare la fede.
Ora, lasciate che vi dia solamente un paio di cose da ricordare. Una definizione di fede salvifica, molto semplice; primo: è un dono di Dio – è un dono di Dio. In Efesini 2, lo conoscete, versetti 8 e 9, “Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi, è il dono di Dio; non per opere, affinché nessuno si vanti”. La fede è un dono di Dio. Ora, qual è il dono di Dio qui? Alcuni dicono che è la fede, altri dicono che non è la fede. Lo studioso di greco B.F. Wescott dice che il dono di Dio è “l’energia salvifica della fede”. Altri ritengono che non si può prendere così nel greco, perché quello che abbiamo qui è neutro ed un femminile, per esempio: “Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede” – “fede” è femminile nel genere. “E ciò” è neutro, quindi non si può usare un pronome neutro per definire un sostantivo femminile, e quindi alcuni si sentono più a loro agio dicendo che “ciò” deve includere tutto l’atto della salvezza. Va bene – meraviglioso! E sapete cosa fa parte dell’intero atto della salvezza? “Siete stati salvati per grazia mediante la fede, e ciò non viene da voi” – quindi, se volete considerarlo onnicomprensivo, la grazia, la fede, la salvezza, tutto il pacchetto è un dono da parte di chi? Da Dio. Mi sento a mio agio con questa posizione che include tutto. In ogni caso, la fede è inclusa.
Gesù disse a Pietro, versetto 17 di Matteo 16: “Beato te, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli”, cos’è che sta dicendo? Pietro aveva appena detto: “Tu sei il” – chi? – “il Cristo” – “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Questa è una confessione. Questa è una confessione salvifica. E Gesù gli dice: “Non l’hai ricevuta da carne e sangue, Mio Padre ti ha dato quella fede, Mio Padre ti ha dato quella rivelazione”, è Dio Padre che rende possibile il credere. L’uomo, profondamente prigioniero della morte del suo stesso peccato, non potrebbe generare da sé la propria fede. Giovanni 6:44, “Nessuno può venire a Me” – implicando “in fede” – “se il Padre che mi ha mandato non lo attira”, versetto 47: “In verità, in verità vi dico: chi crede ha vita eterna”, e questi due versetti insieme dicono che è il Padre che ti dà la fede. Il Padre ti attira suscitando la tua fede. È un dono di Dio. È un dono di Dio, non può essere altro, perché la natura decaduta non può generare fede in Dio. A volte si sente dire che la fede è una cosa naturale. Non lo è. La fede naturale non può salvare, la fede soprannaturale sì, e viene da Dio.
Ascoltate al versetto 16 di Atti 3, Pietro sta predicando: “E per la fede nel suo nome, il suo nome ha rafforzato quest’uomo che vedete e conoscete” – ascoltate qui – “e la fede che viene da Lui” – cioè Gesù Cristo – “gli ha dato questa perfetta guarigione”, sapete perché quell’uomo fu guarito? Perché crebbe. Sapete da dove veniva quella fede? Da chi? Da Cristo. “Questa fede che viene da Lui” – Lui, con la maiuscola, il Signore Gesù Cristo. Filippesi 1:29 – “Poiché vi è stato concesso, per amore di Cristo, non solo di credere in Lui, ma anche di soffrire per Lui”, riascoltatelo, “vi è stato concesso di credere” – non è meraviglioso? È un dono di Dio. Non potete farlo da soli. È donato sovranamente. 1 Pietro – scusate, 2 Pietro 1:1: “Simon Pietro, servo e apostolo di Gesù Cristo, a coloro che hanno ricevuto una fede preziosa quanto la nostra”. Pietro sapeva che la fede era un dono, “A coloro che hanno ricevuto una fede preziosa quanto la nostra” – a loro sta scrivendo, la fede è un dono da parte di Dio.
Secondo, è permanente – è permanente. Come dono divino non è né transitorio né impotente, è permanente – è permanente. Non è qualcosa che Dio dà e poi toglie. Non è qualcosa che l’uomo può evocare e poi perdere, perché? Romani 1:17: “Il giusto vivrà per” – cosa? – “per fede”, continua a vivere per fede. Dio continua a concedere quella fede perseverante. La vera fede non può morire. È un dono di Dio, è permanente. Galati 3:11 dice la stessa cosa: “Il giusto vivrà per fede”. Ebrei, credo sia il capitolo 10, non è vero? Versetto 38 – l’abbiamo menzionato poco fa – sì – “Ma il mio giusto vivrà per fede; e se si tira indietro, l’anima mia non lo gradisce”, non è uno dei Miei. Ricordate Filippesi 1:6? “Essendo convinto di questo: che Colui che ha cominciato in voi un’opera buona la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù”.
In terzo luogo, la fede salvifica è ubbidiente, è ubbidiente. La fede che Dio offre genera ubbidienza. Vedete, la fede che Dio dà include sia la volontà che la capacità di conformarsi alla Sua Parola, è proprio così, “Infatti è Dio” – Filippesi 2:13 – “che produce in voi il volere e l’agire secondo il suo beneplacito”, non è meraviglioso? Quando Dio ti salva, ti dà una fede che Egli stesso energizza e che ha la volontà e la capacità di ubbidire, meraviglioso! W.E. Vine disse, a proposito della fede: “È una convinzione ferma; è una resa personale, e una condotta ispirata da tale resa”. E stava commentando il termine pisteuō, credere. Infatti, egli confronta peithō e pisteuō, strettamente correlate etimologicamente. La differenza di significato è che la prima implica ciò che la seconda produce, cioè ubbidienza e fede. E dice: “Quando un uomo ubbidisce a Dio, dà l’unica possibile prova che nel suo cuore crede in Dio”, avete afferrato il concetto? “Quando un uomo ubbidisce a Dio, dà l’unica possibile prova che nel suo cuore crede in Dio”, voglio dire, che senso ha stare lì a dire, “Credo in Dio, credo in Dio, credo in Dio; ma non mi importa cosa dice”? Ah, sì? E dice: “Peithō nel Nuovo Testamento suggerisce un risultato esteriore reale della persuasione interiore e conseguenza della fede”.
La fede ubbidisce. Oh, non ubbidisce perfettamente, vero? La vostra fede non ubbidisce perfettamente. Desidera ubbidire, e ubbidisce, ma non ubbidisce perfettamente. Romani 7, Paolo dice: “Non faccio ciò che voglio fare, e faccio ciò che non voglio fare, e combatto la battaglia della mia carne, ma il desiderio” – amo questo, al versetto 18, Romani 7 – “il desiderio è presente in me; vuole ubbidire, desidera ubbidire, ha fame di ubbidienza”, credere è ubbidire. Infatti, proprio nei termini, potete andare alla grande opera di Kittel, ed il termine pisteuō è trattato da Rudolf Bultmann, che è uno studioso liberale tedesco, ma egli sottolinea in tutto il suo studio su quel termine che credere significa ubbidire. Dire di credere e non ubbidire è dire che non si crede, perché se tu credessi, faresti ciò in cui credi. Agisci secondo ciò che credi, non è vero? Ciò che credi essere vero è ciò che determina ciò che fai. Dire di credere senza agire è totalmente contraddittorio. Paolo dice in Romani 6, “È meraviglioso che quando siete stati salvati, vi siete staccati dall’essere servi del peccato e per la grazia di Dio siete diventati servi della giustizia” – ubbidienza. Infatti, in Giovanni 3, credo proprio alla fine del capitolo, versetto 36: “Chi crede nel Figlio ha vita eterna; ma chi non ubbidisce al Figlio non vedrà la vita”, credere ed ubbidire sono usati in modo intercambiabile, credi ed ubbidisci; non credi, non ubbidisci.
Guardate Tito – devo solo mostrarvi Tito 1:15 e 16, perché è così importante – e poi concluderemo. Tito 1:15: “Per i puri tutte le cose sono pure; ma per i contaminati e gli increduli nulla è puro; anzi, la loro mente e la loro coscienza sono contaminate. Essi professano di conoscere Dio, ma lo rinnegano con le opere, essendo abominevoli, disubbidienti e incapaci di qualsiasi opera buona”. Volete sentire qualcosa di incredibile? Hodges, nel suo libro, dice: “Queste persone sono veri credenti che sono spiritualmente malati”. Veri credenti che sono spiritualmente malati; “contaminati, increduli, impuri, abominevoli, disubbidienti e incapaci di qualsiasi opera buona”. No. Paolo sta dicendo: “Guardate, le persone che professano di conoscere Dio e lo affermano, ma lo rinnegano con ciò che fanno, sono abominevoli, disubbidienti e inutili perché sono perduti”. Sono increduli. La loro mente, la loro coscienza è contaminata. La disubbidienza dimostra l’incredulità. L’ubbidienza dimostra la fede.
Vedete, la fede e fedeltà non sono concetti sostanzialmente diversi per il cristiano del primo secolo, perché la parola era usata in modo intercambiabile, guardate nelle vostre concordanze, cercate “fedeltà” e “fede”, e mentre li guarderete, noterete, se avete una fonte greca qualsiasi, noterete che viene usata la stessa parola, “fede” e “fedeltà” vanno insieme perché quello in cui che credi determina il modo in cui ubbidisci. Se hai fede, sei fedele alla fede che hai. Lightfoot, il grande studioso, lega insieme i due concetti quando dice: “Coloro che hanno fede in Dio sono saldi e incrollabili nel cammino del dovere. I fedeli o credenti sono i fedeli ubbidienti”, quindi è un dono, è permanente, ed è ubbidiente.
Ed infine, un altro elemento della fede salvifica, e con questo concluderò, è umile – è umile! Per questo basta guardare le Beatitudini: “Beati i poveri in spirito”, e poi continua parlando della povertà di spirito, del cuore spezzato, del ravvedimento, del dolore, della mitezza, della fame, della sete di giustizia, “beati i misericordiosi, beati i puri di cuore, beati coloro che si adoperano per la pace, beati i perseguitati per causa della giustizia”, vedete – ora fate attenzione – la vera fede inizia con umiltà, e con cuore spezzato, e con dolore, e con ravvedimento, e con povertà di spirito, e termina con ubbidienza e perseveranza. È umile – è umile. La fede salvifica è come quella del piccolo fanciullo, “Se non venite a Me”, disse Gesù in Matteo 18:4, “come un piccolo fanciullo, non entrerete nel Mio regno”, è umile, ubbidiente, permanente, ed è un dono di Dio. Non l’hai generata tu, Dio te l’ha data, ed Egli la sostiene. E le persone che si aggrappano ad un ricordo, a una salvezza basata su un’emozione passata, ma che mancano di amore per Cristo, e mancano di un profondo desiderio di ubbidirGli, non Gli appartengono affatto.
E di nuovo vi ricordo quel versetto tremendamente inquietante, 1 Pietro 2:7: “Per voi dunque che credete, Egli è prezioso”. Vi dirò come riconoscere un cristiano; per quella persona Cristo è – cosa – prezioso – prezioso. Non dovete discutere se debba sottomettersi a Cristo, Egli è prezioso per lui. Desidera sottomettersi. E le persone che non credono, non importa cosa sia stato il passato, non sono salvate. Ecco perché Paolo dice in 2 Corinzi 13:5: “Esaminatevi per vedere se siete nella fede”. Ascoltate questa affermazione. Zane Hodges dice nel suo libro: “Paolo non era mai preoccupato della salvezza delle sue congregazioni”, citazione: “Non c’è nemmeno un singolo punto nelle lettere paoline dove egli esprima dubbio che il suo uditorio sia composto da veri cristiani. Che essi possano essere non rigenerati è l’idea più lontana dalla mente dell’apostolo”, fine citazione. Ebbene, allora perché ha detto loro in 2 Corinzi 13:5: “Esaminatevi per vedere se siete nella fede?” Un versetto che, tra l’altro, egli nemmeno discute; certo che era preoccupato che fossero genuini, che non avessero una fede finta. E come pastore sono preoccupato per la congregazione che Dio mi ha dato. Non sto predicando questo messaggio e questa serie di messaggi per raggiungere un pubblico al di fuori di questa chiesa, ma per farvi comprendere la serietà con cui dovete discernere la vostra condizione spirituale. Possa Dio concedervi una vera fede salvifica, un dono permanente che inizia con umiltà e dolore per il peccato, e termina nell’ubbidienza verso la giustizia; questa è la vera fede, ed è un dono che solo Dio può dare. E se la desiderate, pregate e chiedete che Egli ve la conceda. Inchiniamo il capo insieme.
Padre, Ti ringraziamo per il tempo che abbiamo avuto questa sera. Ti ringraziamo per la Tua Parola per noi. Ti ringraziamo per tutto ciò che la Scrittura dice così chiaramente riguardo a queste questioni, e noi abbiamo appena scalfito la superficie. Rendici fedeli, o Signore, a difendere quella vera fede, ad articolare il vangelo salvifico di Cristo in un modo che Ti sia gradito, affinché uomini e donne non siano ingannati, ma affinché siano salvati. Preghiamo nella Tua grazia che Tu voglia salvare peccatori anche questa sera, nel nome di Cristo. Amen.
FINE
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