Siamo in una sorta di breve studio sulla dottrina della perseveranza dei santi. Abbiamo iniziato a trattare questa dottrina grazie lo studio nella meravigliosa epistola di Giuda, e quell’epistola, come ricorderete, che abbiamo studiato nelle serate di domenica, termina con questa grande benedizione: “Ora a colui che è in grado di preservarvi dalla caduta e di farvi stare alla presenza della sua gloria, irreprensibili con grande gioia”, e quella è un’affermazione della sicurezza della nostra salvezza. Il nostro Signore è in grado di custodirci e di presentarci. Questo è diventato così importante per noi nel mentre l’affrontavamo che ho voluto arricchire il nostro studio di quel passo. E così la scorsa settimana, e di nuovo questa settimana, e forse in un’altra sessione la prossima settimana, guarderemo a questa dottrina molto, molto importante.
Ora, se siete stati con noi nelle ultime settimane, abbiamo in qualche modo gettato molte basi per questo, e non tornerò su tutto quello. Vi raccomanderei la serie intera come una delle verità che è tra le più incoraggianti, le più rassicuranti, le più confortanti, e le più piene di speranza di tutte le verità bibliche. La garanzia della Scrittura, e quindi la promessa di Dio, è che la salvezza è per sempre. E questa non è una dottrina indipendente. Non è una di quelle che si può credere o non credere senza alcun effetto su altre dottrine. In effetti, è proprio l’esatto contrario.
Capire male questa dottrina della perseveranza dei santi o dell’eternità della salvezza significa portare caos sulla dottrina della predestinazione, alla dottrina dell’elezione, alla dottrina della giustificazione, alla dottrina della santificazione e alla dottrina della glorificazione. È come disfare tutti i fili della corda della salvezza. Ecco perché, come ho detto all’inizio, l’elemento più importante in tutta la gamma delle dottrine della salvezza è proprio questa questione della perseveranza dei santi. È alla fine, ciò che rende la salvezza salvezza, perché è per sempre.
E so, come sapete anche voi, che è stata oggetto di dibattito, come se fosse una dottrina difficile sulla quale trarre conclusioni, come se la Scrittura fosse ambigua e presentasse entrambe le posizioni, o fosse solamente una questione di preferenza personale. La verità dei fatti è che è un componente assolutamente cruciale nell’intera comprensione della salvezza. E ci sono così tanti passaggi delle Scritture che si riferiscono a questo fatto qui che potremmo prolungare questo studio forse più del necessario, ma credo che basti dire che in poche settimane sarò in grado di ancorarvi sulla Bibbia così fortemente che quando studierete la Bibbia in futuro, sarete in grado di vedere quei passaggi che si riferiscono a questo, e sarete in grado di rispondere a quei passaggi che forse una volta vi avevano turbato riguardo a questo problema.
Pensavo, mentre iniziavo a prepararmi per stasera, al capitolo 18 di Matteo, solo uno dei tanti testi che pesano su questa questione. In Matteo 18:12, Gesù dice: “Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e una di queste si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti per andare in cerca di quella smarrita? E se gli riesce di ritrovarla, in verità vi dico che egli si rallegra piú per questa che per le novantanove che non si erano smarrite. Cosí il Padre vostro che è nei cieli vuole che neppure uno di questi piccoli perisca”, e con “piccoli”, in questo capitolo si riferisce ai credenti. Tornando al versetto 6, questi piccoli “sono coloro che credono in me”. “Cosí il Padre vostro che è nei cieli vuole che neppure uno di questi piccoli”, che neppure uno di questi credenti, “perisca”.
Ora, il nostro Signore ha confermato quella promessa in un altro testo importante, il capitolo 10 di Giovanni. E vi mostrerò solamente due testi nel Vangelo di Giovanni, come base. In Giovanni capitolo 10 al versetto 27, Gesù dice: “Le mie pecore ascoltano la mia voce, e io le conosco”, e la parola “conosco”, deve significare di più del saper chi sono, perchè quello è vero per chiunque e per tutti. “Conoscerle” significa aver una relazione intima e personale con loro, “io le conosco ed esse mi seguono; e io do loro la vita eterna e non periranno mai”, Gesù disse, “non è la volontà del Padre mio che uno solo di questi piccoli perisca” e qui dice “ non periranno mai... e non periranno mai e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è piú grande di tutti; e nessuno può rapirle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo uno»“, siamo trattenuti nelle mani sicure del Padre e del Figlio.
Nel diciassettesimo capitolo di Giovanni, in quella meravigliosa preghiera sacerdotale alla quale abbiamo fatto riferimento negli studi precedenti, nel versetto 11 Gesù dice: “Io non sono più nel mondo”, sapeva che stava per andare alla croce e che il Suo ministero qui era finito, “ma essi sono nel mondo”, in riferimento a coloro che gli appartengono, “Ed io vengo a te Padre Santo, custodiscili nel tuo nome, il nome che tu mi hai dato, affinché siano uno così come noi siamo uno”.
Padre, sto per andare alla croce. Sto per portare il peccato su di me. Custodiscili e portali in quella unità eterna che hai preparato per loro. Versetto 12. “Mentre io ero con loro, io li conservavo nel tuo nome; quelli che tu mi hai dati, li ho anche custoditi, e nessuno di loro è perito, tranne il figlio di perdizione – Giuda – affinché la Scrittura fosse adempiuta”, ed ovviamente, era un diavolo fin dall’inizio e mai un vero credente.
Non è volontà del Padre che essi periscano. Gesù continua la cosa dicendo: “E nessuno di loro perirà mai”, e poi dice: “Li ho custoditi per assicurarmi che non periscano ed ora, Padre, li affido a te, e tu custodiscili affinché nessuno di loro perisca”. Nel versetto 15 dice: “ Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno”, colui che ruberebbe le loro anime, ruberebbe la loro fede, ruberebbe la loro salvezza, se fosse possibile.
Attraverso tali affermazioni e molte, molte altre, dobbiamo essere certi che coloro che sono genuinamente figli di Dio mediante la fede in Cristo sono sicuri in quella relazione per sempre e non periranno mai. Se credete nel Signore Gesù Cristo, non perirete mai. La salvezza è il dono della vita eterna e coloro che la ricevono non la perderanno mai, né la abbandoneranno. E questo è così essenziale per comprendere la salvezza che è davvero sorprendente che sia mai messo in discussione. Eppure ci sono molti, molti cristiani, molti di voi, che sono stati privati della dolcezza di tale fiducia, che sono stati privati della gioia di tale fiducia, che sono stati privati della pace di tale fiducia, della speranza di tale fiducia, della certezza di tale fiducia, del riposo, della tranquillità che tale fiducia porta.
Così tanti sono stati avvertiti che saranno persi a meno che non si aggrappino alla loro confessione, a meno che non si aggrappino alla loro fede, a meno che non continuino a credere. E vi ho detto nel primo messaggio due settimane fa che se potessi perdere la mia salvezza, la perderei. Se fossi io a gestirla ed io dovessi trattenerla, non ci riuscirei, perché non potrei. Non potrei produrre la mia salvezza con un atto della mia fede, e non potrei nemmeno sostenerla in quel modo. È terribile quando diciamo alle persone: “Devi tenerti stretto”. Ma quanto strettamente? Beh, devi vivere rettamente. E quanto rettamente devi vivere? E così, le persone rimangono intrappolate in quest’idea dubbiosa, di paura e di ansia inutile, chiedendosi fino a che punto possono spingersi nel peccato senza perdere la salvezza, o quanto possono dubitare senza avere una fede non salvifica.
Questo è un rifiuto della natura chiara della salvezza, e della chiara promessa di Dio. Quindi, è un peccato nel senso che sottovaluta ciò che Dio ha fatto. Diminuisce la gratitudine perché riduce la comprensione, e diminuendo la gratitudine, diminuisce l’adorazione. E mi sembra interessante che nelle chiese pentecostali e carismatiche ci sia una negazione dell’eternità della salvezza. C’è una negazione della perseveranza dei santi, c’è una negazione della dottrina della sicurezza, il che ridurre la loro comprensione della salvezza, il che poi riduce la loro comprensione della giustificazione, della santificazione, dell’elezione e quindi diminuisce Dio. Diminuisce la loro gratitudine verso di Dio, la gioia che dovrebbero avere, eppure, mi pare così interessante che il loro livello emotivo, supera il livello emotivo delle persone che invece comprendono questa dottrina, il che quasi ti fa pensare che è come se si stessero cercando di convincere sul fatto che tutto va bene contro il loro istinto più sincero.
Perché dobbiamo ricevere con piena gioia e piena gratitudine tutto ciò che Dio ci ha dato. E visto che dobbiamo rispondere con piena lode e piena adorazione a tutte le promesse di Dio, e dobbiamo dargli gloria per tutte, dobbiamo essere chiari su questo punto, la promessa più graziosa nella dottrina della salvezza.
Ora, io capisco che la dottrina della giustificazione sia in un certo senso il grande capo di nobiltà della dottrina della salvezza, e capisco la meraviglia della dottrina della riconciliazione, della redenzione, del riscatto, dell’adozione, della conversione e della rigenerazione, comprendo tutti questi termini e tutto ciò che implicano, ma alla fine dei conti ciò che dà a tutte queste un valore così infinito e produce una gioia duratura è che sono tutte eterni; non appena si toglie quell’elemento, tutto sminuisce. E come ho detto la scorsa settimana, qualsiasi idea di salvezza che omette la sicurezza è una distorsione della verità. E qualsiasi idea di sicurezza che omette la perseveranza è una distorsione della verità.
Quindi, se siete mai stati salvati, non potrete mai essere perduti. Ma se siete stati salvati, non vivrete mai una vita che presume sulla cosa - come spesso si pensa, e quindi si può andare in giro a peccare quanto e come si vuole perchè tanto non si può perdere la salvezza, perché se siete stati veramente convertiti, amate la legge di Dio, desiderate obbedire a Cristo, e quindi vivete di conseguenza. E di conseguenza, la vostra fede è una fede perseverante.
Siamo sicuri nella nostra salvezza grazie al dono di Dio di una fede che persevera. Non ci dà semplicemente la fede per salvarci come dono soprannaturale, per poi rimuoverla. Così da esser bloccati a cercar di generare la nostra fede per mantenere la salvezza da soli. Ci dà una fede, come dono permanente, che persevera, ed ecco perché, invece di parlare di sicurezza eterna, cosa che afferma una verità senza però dirci il come. Preferiamo parlare della dottrina della perseveranza dei santi, il che implica il fatto che abbiamo una fede che non si trasforma mai in un dubbio così grave da diventare incredulità.
Abbiamo i nostri momenti di dubbio. Abbiamo le nostre lotte. Ma la nostra fede mai si trasforma in un dubbio definitivo, un dubbio completo e negazione. Siamo sicuri grazie alla stessa fede soprannaturale che ci è stata data per farci credere in modo salvifico, e siamo sostenuti dal dono di quella stessa fede soprannaturale. La salvezza non può fallire perché la fede non può fallire, la fede che ci è stata data da Dio.
Ora, stasera, per vedere questo, voglio che apriate la vostra Bibbia a 1 Pietro, capitolo 1. L’abbiamo introdotto brevemente l’ultima volta e vorrei lavorarci sopra stasera. 1 Pietro 1:3-9. Ed il mio obiettivo è che possiamo esaminare tutti questi versetti. Ora, questa meravigliosa epistola inizia con la dottrina dell’elezione. Al versetto 1, “siamo eletti”, poi passa all’opera santificante dello Spirito, all’ubbidienza a Cristo, all’essere aspersi con il suo sangue.
Quindi, è chiaramente un’epistola rivolta agli eletti, a coloro che sono stati santificati dallo Spirito, attraverso la giustificazione, per la glorificazione. Ed arriva al versetto 3 e comincia a rivelare la benedizione di questa salvezza, che è iniziata nell’eternità passata con l’elezione, ed è stata realizzata nel tempo attraverso l’opera santificante dello Spirito nelle nostre vite, che ha prodotto e produce sottomissione alla signoria di Cristo. E voglio che notiate dove inizia. È come se Pietro stesse dicendo: “Riconosco che siete gli eletti. Riconosco che siete coloro i quali Dio ha scelto e che lo Spirito ha separato dal peccato a Dio. Riconosco che siete quelli che obbediscono a Gesù Cristo. Riconosco che avete ricevuto grazia e pace nella misura più piena”.
Ed immediatamente dice: “Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo”, ed avrebbe potuto dire: “Per la dottrina dell’elezione”, per “la verità della giustificazione”, “per la verità della santificazione”, “per la verità della glorificazione, per la nostra redenzione, per la nostra rigenerazione”, uno qualsiasi di questi termini gloriosi. Ma notate cosa dice, “Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo” - Questa è una dossologia, è una benedizione in risposta alla nostra salvezza; “che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesú Cristo dai morti, 4 per una eredità incorruttibile, senza macchia e inalterabile. Essa è conservata in cielo per voi” - e qui arriva l’affermazione chiave – “cche dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, per una salvezza pronta a essere rivelata nell’ultimo tempo. Perciò voi esultate!” In cosa esultate? Vi rallegrate del fatto che avete una speranza viva, che avete un’eredità che non può perire, che non può essere contaminata, che non può sbiadire, che è ora riservata nei cieli per voi, e che siete custoditi dalla potenza di Dio mediante la fede.
“È in questo che esultate, ed “anche se ora, per breve tempo, è necessario che siate afflitti da svariate prove, 7 affinché la vostra fede, che viene messa alla prova, che è ben piú preziosa dell’oro che perisce, e tuttavia è provato con il fuoco, sia motivo di lode, di gloria e di onore al momento della manifestazione di Gesú Cristo. Benché non l’abbiate visto, voi lo amate; credendo in lui, benché ora non lo vediate, voi esultate di gioia ineffabile e gloriosa, ottenendo il fine della fede: la salvezza delle anime”.
Pietro sta dicendo: “Guardate, quello che produce la gioia, ciò in cui vi rallegrate grandemente, ciò che vi spinge a lodare, glorificare ed onorare Dio, ciò che vi riempie di gioia ineffabile e piena di gloria è quello! Il risultato finale della vostra fede, la salvezza piena e definitiva riservata per voi alla venuta di Gesù Cristo, alla rivelazione di Gesù Cristo”. Questo è il punto centrale, questo è il passo, tanto quanto qualsiasi altro nelle Scritture, è il passo che mi dice che al cuore di tutte le questioni relative alla salvezza c’è questa questione della perseveranza. La frase chiave da sottolineare sarebbe quella del versetto 5: “che dalla potenza di Dio siete custoditi”.
Ora, il versetto 1 ci dice che Pietro stava scrivendo a dei forestieri, ovvero, cristiani nel mondo che erano dei forestieri, così come lo siamo anche noi, in questo mondo. Cristiani, credenti che sono gli eletti, che sono stati santificati dallo Spirito, il che include la loro salvezza e la loro santificazione continua, coloro che stanno obbedendo a Cristo, essendo stati aspersi con il suo sangue, cioè coloro che avevano fatto in un certo senso un patto d’obbedienza con lui.
E scrive a quei credenti sparsi, in Ponto, Galazia, Cappadocia, l’Asia e la Bitinia, che erano tutte regioni del mondo gentile. E sta scrivendo a credenti che non erano solamente dispersi, ma credenti che stavano anche subendo una serie di persecuzioni; nel capitolo 2, nel capitolo 3, nel capitolo 4, e persino in parte nel capitolo 5, vengono offerti riferimenti alle loro sofferenze. Quindi, Pietro sta scrivendo a credenti dispersi nell’Asia Minore, che è la Turchia moderna. Che stanno affrontando persecuzioni severe, ed in alcuni casi, anche la morte, il martirio. E ovviamente, quei credenti avevano un timore naturale per la loor vita, un timore per la loro fedeltà.
Ora ricordate che non avevano una Bibbia. Non avevano la Scrittura. Non conoscevano necessariamente la dottrina della perseveranza dei santi, quindi dovevano essere istruiti. Mettetevi nei loro panni, siete venuti a Cristo. Vivete in un mondo gentile. Conoscete solo il Vangelo che avete sentito e qualunque altra cosa vi sia stata insegnata, e siete al meglio dei neofiti, nuovi, e sentite il calore del mondo che vi circonda e la pressione che ne deriva ed anche l’ostilità crescente verso la vostra fede, e nel mentre vedete anche altri sotto persecuzione e forse anche subire il martirio. E vi chiedete se la vostra fede resisterebbe tale prova.
Non è proprio così folle come idea, non è vero? Suppongo che vi siate fatti quella domanda, anch’io me la son posta, nel corso della mia vita. Cosa farei se fossi lì davanti al rogo o se fossi davanti alla ghigliottina pronto a posare il mio capo prima d’esser tagliato via, cosa farei? Cosa farei se dovessi essere torturato in qualche modo orribile? Con tutto ciò che so, credo a questo punto, che lo Spirito di Dio compirebbe la sua opera e supererei la prova; ma se non avessi ciò che la Parola di Dio ha da dire al riguardo, e fossi semplicemente l’ aggrappato alla mia capacità di affrontare tale prova severa, potrei cominciare a dubitare se sarei mai in grado di superarlo.
E quindi, qui c’erano questi nuovi credenti, ed è del tutto normale che non si fidino della propria fede, della propria forza. Ed eramp stranieri nel mondo, cittadini del cielo. Pietro li chiama “un sacerdozio reale”, “pietre viventi nel tempio di Dio”, un popolo che appartiene a Dio”, gli appartengono, ed una cosa è certa: non devono temere. Non devono lasciarsi intimidire. Non devono essere turbati dalla persecuzione. Non devono mai temere che la loro fede fallisca quando verranno messi alla prova.
Infatti, nel versetto 7 dice: “Quando vi troverete in svariate prove” – versetto 6 – “esse diventano la prova della vostra fede, che è più preziosa dell’oro che perisce, anche se provato col fuoco, affinché la vostra fede risulti in lode, gloria e onore alla rivelazione di Gesù Cristo”. In altre parole, quello che gli sta dicendo è che quando arriverete alla prova e vi troverete nel fuoco, la vostra vera fede si dimostrerà. È proprio l’esatto opposto di ciò che pensate. Vi è stata data una fede che brilla nel fuoco. Nel versetto 5, dice, “siete custoditi dalla potenza di Dio mediante la fede”. Nel versetto 8, non importa cosa stia succedendo, “voi credete in lui”. Nel versetto 9, “ottenendo il fine della vostra fede, la salvezza delle vostre anime”.
Questo è l’argomento, stiamo parlando della dottrina della perseveranza dei santi. O, in altre parole, stiamo parlando di una “fede perseverante, una fede che persevera”. Erano custoditi dalla potenza di Dio tramite la fede che egli aveva dato. Non c’è bisogno di dire: “Beh, se continuate a credere, continuerete ad essere salvati”. Non potrei essere salvato dalla mia fede e di conseguenza non potrei esserne mantenuto, ecco perchè ho detto che se potessi cadere, cadrei. Ma non posso cadere perché ho una fede che è un dono di Dio.
Il tema è molto simile in Giuda, e sono certo che l’insegnamento tratto da Giuda sia vivido nella vostra mente. “Giuda, servo di Gesú Cristo e fratello di Giacomo, ai chiamati che sono amati in Dio Padre e custoditi” “e custoditi da Gesù Cristo”. Ora, queste persone alle quali Giuda scrisse avevano molto da temere, perché vivevano in un mondo di false dottrine, e gli fu detto sempre di andare a raggiungere coloro che erano immersi in falsi sistemi religiosi. Ed era un lavoro pericoloso, come dice nel versetto 23, stavano “strappando le persone dal fuoco” e che dovevano farlo “odiando perfino la veste contaminata dalla carne”, avvicinarsi alla falsa dottrina significava rischiare d’essere contaminati. Forse persino loro si stavano chiedendo: “Possiamo entrare in quel mondo? Della falsa dottrina per poi uscirne puri?” Ed è per questo che dice alla fine di Giuda: “Ora a colui che può preservarvi da ogni caduta”, voi siete gli eletti, e voi siete i custoditi e voi non cadrete.
Se Pietro avesse creduto – e se fosse stato vero – che i credenti potessero perdere la loro salvezza, avrebbe dovuto dire qualcosa di molto diverso da questo. Se i credenti fossero stati preoccupati di sopravvivere alla persecuzione, preoccupati di sopravvivere al martirio, preoccupati che la loro fede potesse fallire, e fosse davvero tutto dipeso da loro, Pietro avrebbe scritto questa lettera molto diversamente. “Resistete, gente. Non abbandonate la fede. Siate fedeli. Siate veri”, invece, dice: “Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo”. È tutto nelle sue mani, colui che vi ha scelti, che vi ha preconosciuti, che vi ha santificati, che vi ha dato grazia e pace nella misura più piena, è tutto nelle sue mani, e secondo la sua grande misericordia vi ha rigenerato ad una speranza viva, ad un’eredità che non può svanire. Siete custoditi dalla potenza di Dio mediante la fede”, e così via.
Se fosse dipeso da loro, non avrebbe potuto dire tutto quello, però Pietro non offre mica una certa dose di empatia, non dice: “Oh, capisco. Tenete duro. Tenete duro”. N on indica che le loro paure siano legittime, ma piuttosto sottolinea la loro assoluta sicurezza. Avrebbero potuto perdere tutti i loro beni terreni e le loro vite, ma mai la loro salvezza. La loro eredità celeste è fissa e garantita da Dio stesso, e la loro fede resisterà a qualsiasi cosa perché quella fede non è una fede naturale, è un dono di Dio, è soprannaturale. Ed il loro amore per Cristo avrebbe restito a tutti gli assalti e non avrebbe mai fallito.
Guardate alla parola “custoditi” per un momento nel versetto 5. È una parola forte, phrouroumenous, phrouroumenous. Un termine militare. Indica essere sorvegliati da soldati, al tempo presente, costantemente sotto la guardia di una forza protettiva imponente. Coloro che appartengono a Dio sono perpetuamente custoditi da tutti i nemici fino a quando la guerra sarà finita e la vittoria completa. “Custoditi” tornando al versetto 5 “dalla potenza di Dio siete mediante la fede, per la salvezza che sta per essere rivelata”.
Spesso diciamo: “Beh, sono stato salvato 20 anni fa. Sono stato salvato 2 anni fa. Sono stato salvato 3 mesi fa”, questo è vero! Sarebbe altrettanto vero però dire: “Sono più vicino alla mia salvezza di quanto non lo sia mai stato!” È vero. Sono stato salvato dalla pena del peccato nel passato, quando ho creduto e la giustizia di Cristo mi è stata imputata ed il mio peccato imputato a lui. Sono stato salvato. È anche vero dire: “Sono attualmente salvato”. Sono stato salvato dalla pena del peccato. Sto attualmente essendo salvato dal potere del peccato, che non ha più dominio su di me, però, c’è un elemento della mia salvezza che non è ancora avvenuto, e quindi sono più vicino alla mia salvezza di quanto non lo sia mai stato e sarò salvato dalla presenza stessa del peccato.
La salvezza che il Signore ha determinato di darmi prima della fondazione del mondo non è completa fino a quando non si realizzerà in quell’ultimo elemento. Egli non inizia a salvare le persone e poi si ferma. Paolo dice: “Sono fiducioso proprio di questo, che colui che ha iniziato in voi un’opera buona, la”, cosa? “porterà a compimento”. Siamo stati e siamo attualmente custoditi per una salvezza che deve ancora essere rivelata in completo. Non so come si possa dirlo più fortemente di così. Custoditi da cosa? Dalla potenza di Dio. In che modo? Mediante la fede, per quella salvezza che è la nostra gloria finale.
Permettetemi di smontare questo passo per voi, e non entrerò troppo nei dettagli, ma voglio che lo capiate perché è così meraviglioso. Vi mostrerò sei modi in cui siamo custoditi. Sei modi. E li ho già essenzialmente riassunti per voi, ma li analizzerò un po’ nello specifico. Sei modi in cui siamo custoditi. Numero uno. Siamo custoditi attraverso una speranza vivente. Sei modi in cui sappiamo che siamo custoditi, la prima è una speranza viva. Versetto 3: “Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesú Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesú Cristo dai morti”.
Ora, siamo nati di nuovo, siamo stati rigenerati, ci è stata data una nuova vita, è la vita di Dio, è vita eterna, che non è semplicemente un riferimento alla durata della vita ma al tipo di vita, è la vita di Dio in noi. Siamo stati rigenerati in questa nuova vita. Ed in questa nuova vita, sperimentiamo, come parte di essa, una “speranza viva”. Tutto nella nostra nuova vita è soprannaturalmente e spiritualmente viva. La nostra gioia è una gioia vivente, la nostra pace è una pace vivente, e la nostra speranza è una speranza vivente, ma che cosa significa? È l’opposto di una che muore, non può morire. Non abbiamo una speranza che muore, ma una speranza che vive.
Nel versetto 13 dello stesso capitolo: “Perciò, dopo aver predisposto la vostra mente all’azione, state sobri, e abbiate piena speranza nella grazia che vi sarà recata al momento della rivelazione di Gesú Cristo”, smettete di preoccuparvi se sopravviverete o no alle sofferenze. Smettetela di preoccuparvi se sarete in grado di resistere davanti al tribunale degli uomini e mantenere la vostra fede e la vostra testimonianza per Gesù Cristo in quel momento. Smettete di temere a quelle cose, e cominciate a fissare la vostra speranza sulla grazia che vi sarà recata alla rivelazione di Gesù Cristo. Vivete nella speranza. Questa è una speranza che non può morire perché è una vita che non può morire.
In 2 Tessalonicesi 2:16, 2 versetto 16, “Ora lo stesso Signore nostro Gesú Cristo e Dio nostro Padre che ci ha amati e ci ha dato per la sua grazia una consolazione eterna e una buona speranza, consoli i vostri cuori”, e quando vivete in questo mondo, non vivete con paura, con ansia, panico, preoccupazioni che forse il diavolo vi potrebbe rubare la vostra salvezza, o che in qualche modo possiate perderla. Dio non vuole che viviate in quel modo. Vi ama, e vi ha dato una consolazione eterna ed una buona speranza, per grazia. Quindi, consolate e fortificate i vostri cuori con quella realtà.
Nel capitolo 5 di Romani, nei primi versetti del capitolo si celebra questa speranza, “Giustificati dunque per fede, abbiamo pace[a] con Dio per mezzo di Gesú Cristo, nostro Signore, mediante il quale abbiamo anche avuto, per la fede, l’accesso a questa grazia nella quale stiamo fermi” ora siamo stabili nella grazia e la grazia copre tutti i nostri peccati. “E – dice - “ci gloriamo nella speranza”. Nel versetto 5, dice: “La speranza non delude”. Il Signore non vi ha dato una speranza che può morire. Vi ha dato una speranza viva.
In Colossesi 1:3, Paolo dice: “Ringraziamo Dio, Padre del nostro Signore Gesú Cristo, pregando sempre per voi, perché abbiamo sentito parlare della vostra fede in Cristo Gesú e dell’amore che avete per tutti i santi, a causa della speranza che vi è riservata nei cieli”. “Ringraziamo Dio per voi perché avete una speranza eterna, una speranza che vive sempre e non muore mai”.
Tito capitolo 1, così meraviglioso, versetto 1, “Paolo, servo di Dio e apostolo di Gesú Cristo per promuovere la fede degli eletti di Dio e la conoscenza della verità che è conforme alla pietà, - ascoltate qui - nella speranza della vita eterna promessa da Dio, che non può mentire – e la frase successiva? - prima di tutti i secoli”, che voi viveste, prima che ci fosse alcuna creazione, Dio ha promesso la vita eterna, ed Egli non può mentire. In Tito capitolo 2 al verso 13, “Aspettiamo la beata speranza e l’apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù”.
Amici, siamo protetti da quella speranza viva. In contrasto con le speranze umane che svaniscono e muoiono, questa speranza non può svanire, non può morire, non può deludere. Ebrei 6:19 dice: “Abbiamo questa speranza come un’ancora dell’anima, una speranza sicura e ferma”, la nostra speranza non può morire perché la nostra fede non può fallire.
Ora notate di nuovo quello che dice Pietro, nel versetto 3, abbiamo una “speranza viva mediante la risurrezione di Gesú Cristo dai morti”, tutta la nostra vita eterna è garantita dalla sua vittoria sulla morte, però notate il versetto 4: “Per ottenere - e questa è la nostra speranza, - una eredità incorruttibile, senza macchia e inalterabile. Essa è conservata in cielo per voi”, amo il fatto che lo scrittore non si limiti ad affermare una sola dichiarazione ma ne presenta quattro per coloro che son proni a dubitare. Sarebbe stato abbastanza dire: “Avete una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti per ottenere un’eredità”, va bene? Se riceverò un’eredità, quello sembra già abbastanza, però aggiunge, “Che è incorruttibile”, nel caso avete qualche dubbio. E se state ancora dubitando della cosa, è anche “incontaminata”. E se ancora avete dubbi, “non svanirà mai”, e se ancora avete dubbi, “è riservata nei cieli per voi”.
Voglio dire, sta esaurendo tutti i “ma, ma, ma, ma...” Ci è garantita un’eredità, “incorruttibile”, aphthartos, non soggetta alla corruzione, non soggetta allo svanire. E la parola può significare “non può essere saccheggiata da alcun nemico”. “Nessuno potrà mai rapirli dalla mia mano”, è quel passo di Giovanni 10. Oppure è quel passo di Romani 8, “Chi può muovere un’accusa contro gli eletti di Dio che possa reggere?” Dio li ha già giustificati.
La nostra eredità non può essere saccheggiata, non può essere rubata da alcun nemico, da Satana, dai demoni, è eterna, è indistruttibile, ed è protetta da Dio. E poi aggiunge la parola “immacolata”, amiantos, non macchiata, non soggetta a difetti, non è in grado di fallire. E poi aggiunge amarantos, che non appassisce, non può diminuire.
Lo sta dicendo in ogni modo possibile. Di recente, siamo stati tutti esposti alla Grecia con i Giochi Olimpici, ed è stato affascinante osservare la vita umana, senz’altro, e su una delle isole della Grecia, alcuni anni fa, degli operai stavano facendo degli scavi in un’antica area di tombe sotterranea e nel lavoro Trovarono un sarcofago di marmo magnifico, che era dove mettevano i corpi dei morti nell’aantichità e c’era un’iscrizione in greco, secondo uno storico che informava i lavoratori che lì era sepolto il corpo di Chrysohoe, la figlia dai capelli dorati di Sopyrus, re di Milo.
Quando il coperchio fu rimosso ed un raggio di luce penetrò all’interno, si rivelò uno spettacolo, che meravigliò ed impressionò i presenti, lì giaceva nella tomba – ora aperta – la principessa imbalsamata, vestita con abiti sontuosi ed adornata con gioielli antichi. E fu riportato che che avesse capelli lunghi e lussuosi, raccolti in un cerchio d’oro che incorniciava il suo volto ed i suoi lati. Dopo un sonno di quasi 3000 anni, sembrava tanto fresca e bella come se fosse stata sepolta solamente per pochi giorni.
Però lo scrittore dice: “Seppur i presenti, erano incantati, e rimasero a guardare con il respiro sospeso quello spettacolo squisito, l’aria fresca entrò nel sarcofago. E tutto d’un tratto, quella splendida visione crollò e si ridusse in cenere. Nulla rimase in quella fredda tomba di marmo se non una manciata di cenere mescolata con alcuni gioielli”.
Così è con la bellezza terrena e la gioia terrena. Tutto si dissolve infine, però non è così per la nostra eredità celeste. Tutto in questa vita è soggetto alla corruzione. Tutto in questa vita è soggetto aò decadimento, allo sbiadimento. Ma la nostra salvezza è incorruttibile, immacolata, imperitura, perché? Perché non fa parte di questo mondo. Non è umana. E lo dice! tornate indietro: “è conservata in cielo per voi”, e visto che è lì, non è corruttibile, si trova al di fuori della corruzione, è “conservata” in cielo per voi, e nei cieli non c’è alcuna corruzione, giusto?
E quel verbo, “è conservata”, participio perfetto passivo da tēreō, che significa “conservare o custodire”. Il perfetto passivo significa che è stata e continua ad essere protetta, nel luogo più sicuro dell’universo, il Cielo. E ricordate le parole di Gesù che abbiamo citato stamattina? “Non accumulatevi tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine consumano, e dove i ladri saccheggiano e rubano. Ma accumulatevi tesori nei cieli, dove né la tignola né la ruggine consumano, e dove i ladri non saccheggiano né rubano”, il luogo più sicuro dell’universo è il cielo, giusto? Ed è lì che la vostra eredità eterna è custodita.
Ed è protetta lì per esser rivelata alla fine. Guardate il versetto 5, “per la salvezza che sta per essere rivelata negli ultimi tempi”, una salvezza “pronta”, hetoimos, significa “a portata di mano, presente, preparata, sta per esser...” In 2 Corinzi 10:16, viene tradotto come “ciò che è stato realizzato”. È già fatto, quando Gesù disse in Giovanni 14, “Io vado a prepararvi un posto”, cosa stava dicendo? “Spero che veniate o dovrò affittarlo a qualcun altro?” Se sta preparando un posto per noi, disse: “verrò di nuovo e vi verrò a prendere, e non ci sarà nessun altro al vostro posto se non voi, perché io lo sto preparando per voi”.
Siamo protetti e lo saremo fino alla salvezza che deve ancora essere rivelata e lo sarà alla fine, quando ci troveremo faccia a faccia con il Signore, che sia tramite la morte o la sua venuta, per ricevere l’eredità che già in questo momento è pronta proprio lì, già preparata in attesa del nostro arrivo. E non ci saranno stanze vuote nella casa del Padre, perché le persone per cui son state preparate non si son fatti vivi...
“custoditi” è un termine militare ed il tempo verbale indica un’azione continua, sempre custoditi, sempre protetti. E custoditi tramite la fede, sottolineate la cosa perchè quella è la chiave, è per questo che parliamo della perseveranza dei santi, perché se siete stati veramente salvati, avete una fede duratura, il che ci riporta a 1 Giovanni 2:19, “Sono usciti da noi perché non erano dei nostri. Se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi. Ma sono usciti affinché fosse manifestato che non tutti sono dei nostri”.
Il punto è questo, voi potreste dire: “Ma che dire della persona che crede per un po’ di tempo, poi si allontana”, quella era semplicemente una fede umana, non era il dono della fede di Dio, non erano stati veramente salvati, perchè se lo fossero veramente stati, se fossero veramente venuti a Cristo, se si fossero veramente ravveduti ed avessero creduto, se fossero veramente stati destinatari di quel dono, della fede salvifica, se avessero davvero e sinceramente aperto il loro cuore a quel dono del Signore, quel dono sarebbe rimasto lì fino alla fine. La nostra fede continua in Gesù Cristo è lo strumento con il quale Dio ci protegge.
Quindi, guardando e considerando a quest’idea della custodia, siamo protetti per mezzo di una speranza viva, o sperimentiamo quella protezione, la realtà di quella protezione tramite la nostra speranza viva, ed in secondo luogo, come abbiamo sottolineato nel versetto 5, siamo custoditi dalla potenza stessa di Dio. Siamo custoditi da una speranza che non può morire, e siamo protetti da una potenza che non può fallire. Una potenza che non può fallire.
La potenza di Dio è illimitata. La potenza di Dio è sovrana. La potenza di Dio è suprema. La potenza di Dio non può mai. mai fallire. Potremmo passare da un versetto all’altro nelle Scritture – ma non mi prenderò il tempo di farlo. Siete sempre così pazienti nei miei confronti, e domenica scorsa son andato per le lunghe, quindi stasera sarò più breve per cercare di compensare, occasionalmente... Ma la Bibbia è piuttosto chiara a riguardo della potenza di Dio, però se avete dubbi sulla questione, potete semplicemente ricordare che ha creato l’universo e credo che quello dovrebbe essere sufficiente a coprire la questione. E se avete ancora dubbi, ha creato l’universo dal nulla. E se avete ancora dubbi sulla sua potenza ha, ha creato l’universo parlandolo all’esistenza. E se avete ancora dubbi, ha creato l’universo parlandolo all’esistenza in piena maturità. E se avete ancora dubbi, l’ha fatto in sei giorni, ed avrebbe potuto farlo in sei millisecondi, ma ci ha stabilito un modello di vita con l’idea della settimana.
Questo è il nostro Dio, grande e potente. Non solo ha creato l’universo, ma lo sostiene, lo mantiene insieme. Quando Einstein arrivò alla fine della sua vita disse: “Dopo tutti i miei studi e tutte le mie scoperte”, disse, in effetti – non esattamente con queste parole, ma disse: “Muoio deluso ed incompleto perché non sono mai riuscito a scoprire quale sia la forza che tiene tutto insieme”, ed è bello comprendere l’atomo. È bello comprendere cosa fanno i componenti dell’atomo. È bello arrivare agli elementi più minuti dell’esistenza della materia e dell’energia, ma alla fine dei conti non riuscì a scoprire cosa fosse ed a causa di quello ci fu una grande delusione nella sua vita.
E quello che è, è semplicemente la potenza di Dio. La potenza di Dio. Ed è quella stessa potenza che ci custodisce. Ed il mezzo che usa per custodirci è dandoci una fede che non muore. E se c’è stato un tempo in cui avete creduto ed ora non è più così, se mai c’è stato un periodo in cui eri interessato a Cristo ed ora non lo sei più, se sei indifferente al Signore, se non hai fame e sete di lui, se non hai desiderio verso la sua Parola, se non lo ami e non desideri servirlo, se non vuoi conoscerlo, se non hai alcuna fiducia duratura ed una speranza ferma, se non stai vivendo la tua vita nella speranza della gloria eterna, allora qualsiasi cosa tu possa aver fatto o non fatto in passato, non sei un cristiano, non sei un cristiano.
Perché i cristiani vivono di fede, una fede duratura e costante, non è al di fuori della nostra volontà, è in perfetta armonia con la nostra volontà. Rimaniamo saldi, ma non passivi. Siamo attivi nel perseverare, stiamo perseguendo Cristo con tutte le nostre forze, stiamo cercando l’obbedienza. La desideriamo, la bramiamo, odiamo il peccato. Amiamo la rettitudine. Siamo attivi in questo processo di perseveranza. Ecco perché la possiamo chiamare perseveranza.
È un tipo di fede che cattura le nostre menti, cattura le nostre anime, e ci rende affascinati da Cristo, innamorati della sua Parola, innamorati della sua legge, desiderosi di servirlo. Tutto il nostro essere, tutto ciò che è in noi, cerca di onorare Cristo, e viviamo in una sorta di stato di dolore perché facciamo ciò che non vogliamo fare e non facciamo ciò che dovremmo fare, e ci troviamo lì in Romani 7 – disgustati dal nostro peccato residuo.
Così, Pietro dice: “Siete preoccupati se la vostra fede resisterà a queste prove terribili e severe? Non preoccupatevi. Non preoccupatevi”. Come disse Gesù – ed abbiamo studiato questo proprio la scorsa settimana – “Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe e davanti alle autorità ed ai re, non siate ansiosi, lo Spirito Santo vi mostrerà cosa dovete dire”. E direte ciò che dovrete dire, e starete fermi a dare la vostra testimonianza di Gesù Cristo nella peggiore delle situazioni perché questo è il dono della fede che vi è stato dato da Dio, sostenuto dallo Spirito Santo.
Siamo custoditi, protetti da una speranza viva, protetti dalla potenza divina, una fede che è un dono da parte di Dio. Ma è una fede attiva, non passiva. È una fede aggressiva, non un fede debole. È una fede che persegue, non che fugge. E non vediamo l’ora di vedere la salvezza che è pronta per essere rivelata alla fine. Ci sono altri quattro mezzi o esperienze attraverso le quali possiamo conoscere la protezione divina e li vedremo insieme la prossima domenica, preghiamo.
Signore, c’è così tanto qui presente ed il tutto è così incredibilmente ricco, così incoraggiante che ci sentiamo come se volessimo rallentare ed assaporarne ogni pensiero. Non siamo degni d’essere salvati. Non siamo degni di essere custoditi. Non siamo degni di nulla. E ti chiediamo, o Dio, che tu ci renda riconoscenti, perdonaci per aver mai dubitato del tuo dono eterno. Perdonaci per qualsiasi tipo d’adorazione ridotta che sia emersa da una mancanza di comprensione. Perdonaci per non averti onorato come dovresti essere onorato, per un dono di misericordia e grazia così immenso e duraturo nei nostri confronti.
E ti adoriamo, ti amiamo, ti onoriamo e ti veneriamo per la nostra salvezza. E sappiamo che mentre viviamo le nostre vite in questo mondo, desideriamo costantemente onorarti, eppure siamo costantemente consapevoli che è la grazia che ci mantiene, perché siamo così indegni. Ti ringraziamo per questa grande grazia. Attendiamo con ansia la salvezza che sarà rivelata nell’ultimo tempo. Ti ringraziamo per la fede duratura, e che possiamo perseverare con tutta la nostra forza, devozione e impegno. Come disse Paolo, premendo verso il traguardo della somiglianza a Cristo, poiché questo dimostra il nostro amore per colui che ha dato la sua vita per noi, e preghiamo nel suo nome. Amen.
FINE
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