Mentre questa mattina affrontiamo il tema dell’aborto, prima di condurvi nelle Scritture e di esaminare più da vicino quello che la Bibbia ha da dire al riguardo, è probabilmente opportuno cercare di farci un’idea della questione in sé. E così vorrei soffermarmi su questo, se posso, per un momento; e ciò che sto per dirvi potrebbe sembrare un articolo di giornale, perché è pieno di statistiche, citazioni e cose del genere, ma serve a delineare il quadro necessario per comprendere la questione che abbiamo davanti a noi.
Per riassumere ciò che stiamo vivendo in America riguardo all’aborto, potremmo semplicemente dire che l’America, come nazione, è profondamente dedicata, per legge e pratica, in una forma di omicidio di massa. E questo è davvero il punto di fondo. Questa nazione, che certamente si vanta del proprio umanitarismo, è immersa in un ciclo omicida di violenza che, al confronto, fa apparire lieve l’Olocausto nazista. In America vengono abortiti quasi 2 milioni di bambini all’anno. Oggi viene assassinato un bambino concepito su tre. Tra le donne sposate, ormai gli aborti superano le nascite. Vengono uccisi più bambini di quanti ne nascano. Alcuni ci dicono che in America avviene un aborto circa ogni 15 secondi.
In alcuni ospedali metropolitani delle grandi città della nostra nazione, gli aborti superano di gran lunga le nascite vive. Planned Parenthood è arrivata al punto di dire che non si tratta d’altro che di un mezzo per prevenire una malattia, indicando la gravidanza come una malattia. Se vi sembra inverosimile, vi ricorderò un articolo del dottor Willard Cates della Planned Parenthood Physicians Association. Il titolo dell’articolo è: “L’aborto come trattamento della gravidanza indesiderata, la seconda malattia sessualmente trasmissibile”.
La gravidanza, dunque, è considerata da Planned Parenthood una malattia sessualmente trasmissibile che deve essere curata mediante l’aborto. Planned Parenthood dispone di quasi 1.000 cliniche abortive che compiono quasi 75.000 omicidi all’anno e riceve milioni di dollari di sostegno dal governo degli Stati Uniti, da United Way e da altre organizzazioni del genere.
Francamente, la nostra nazione e altre nazioni del mondo stanno cancellando un’intera generazione di esseri umani mediante un infanticidio di massa. Si stima che quest’anno, nel mondo, possano essere assassinati fino a 75 milioni di bambini: 75 milioni; e probabilmente è una stima prudente, più di tutti i morti di tutte le guerre di tutta la storia del mondo.
Questo genere di omicidio è sconvolgente, e non voglio urtarvi più del necessario, ma voglio dirvi come viene compiuto, e spero di non offendere nessuno. Le procedure dell’aborto sono alquanto spaventose e bizzarre. Durante il primo trimestre i metodi sono la dilatazione e aspirazione, chiamata DNS, oppure la dilatazione e raschiamento, chiamata D&C. In sostanza, un aspiratore lacera il bambino in pezzi e li risucchia attraverso un tubo, oppure uno strumento affilato smembra il feto in varie parti; poi spesso si usano delle pinze per schiacciare la testa e ridurne le dimensioni. E questo, naturalmente, può provocare lacerazioni dell’utero, perforazione dell’utero, sterilità e cose simili.
Durante il secondo trimestre, la dimora sicura e confortevole del bambino, nota come sacco amniotico, viene perforata con un ago, che estrae il liquido amniotico e lo sostituisce con una soluzione salina molto concentrata che, in sostanza, brucia vivo il bambino. E nell’arco di 24-72 ore il corpo espellerà il feto morto.
Durante il terzo trimestre si ricorre all’isterotomia. Talvolta si usano le prostaglandine, un farmaco che provoca il parto stimolando artificialmente l’utero a entrare in travaglio. Queste procedure talvolta fanno nascere vivi dei bambini e vengono poi lasciati morire o addirittura uccisi.
Un nuovo metodo, sostenuto dalla National Abortion Federation nei suoi recenti incontri, è stato proposto durante un seminario: perforare la fontanella sulla testa del bambino e poi aspirare ciò che si trova all’interno del cranio. Un altro abortista, durante quell’incontro, suggerì che si potesse misurare la lunghezza del piede del bambino e usarla per stabilire il prezzo dell’aborto.
Sembra quasi una pratica primitiva, certamente non qualcosa di caratteristico di una cultura sofisticata come la nostra. Perfino i tagli cesarei vengono eseguiti come aborti nel terzo trimestre. Ricordo di aver letto di un caso a New York in cui due gemelli erano stati concepiti e crescevano nel grembo materno. Entrambi avevano la sindrome di Down e furono uccisi perforando direttamente i loro cuori. Centinaia di bambini sottoposti a questi tentativi di aborto nel terzo trimestre nascono vivi e vengono poi usati in qualche genere di sperimentazione.
L’IRS, gettandosi nella mischia, come vuole sempre fare per stabilire in qualche modo come tutto ciò incida sulle nostre tasse, ha stabilito, nella Regola riveduta 73-trattino-qualcosa, che i genitori hanno diritto a un’esenzione fiscale se, dopo un tentativo di aborto, il loro bambino vive per un qualsiasi periodo di tempo. Ora ditemi voi come un bambino che si è tentato di abortire possa essere considerato un figlio a carico se vive, ma non un bambino se muore. Che razza di dilemma è questo?
Suppongo che sia lo stesso dilemma che la polizia di Van Nuys dovette affrontare non molto tempo fa, quando una donna di Van Nuys partorì un bambino in un bagno e lo uccise con una lametta. Se avesse ucciso il bambino prima che nascesse, non avrebbe avuto alcun problema. Poiché lo uccise con una lametta dopo la nascita, sta scontando una condanna a 11 anni di carcere.
Questa è la stupidità dell’umanesimo. Ragazze di quindici anni possono abortire senza che i genitori lo sappiano o acconsentano. In effetti, in generale, la legge vuole sostenere che i genitori siano nemici della libertà del figlio. Anzi, perfino il consenso del coniuge è incostituzionale.
I feti morti vengono utilizzati in un’attività commerciale legata alla sperimentazione. Il Journal of Clinical Pathology riferisce che organi fetali sono stati innestati in topi e ratti per vedere quanto a lungo sopravvivessero, e parla di esperimenti spaventosi dei quali non voglio nemmeno parlare in una riunione pubblica. La Squibb Company paga decine di migliaia di dollari a medici perché sperimentino sui feti, ai fini della ricerca su farmaci contro l’ipertensione; e tutto questo si sta sviluppando piuttosto rapidamente.
L’altra sera ho visto qualcosa al riguardo in televisione. Il governo degli Stati Uniti ha finanziato esperimenti su bambini abortiti ancora vivi. Alcuni vengono gettati via. Il dottor J. Dominguez di New York ha scritto: “In un qualsiasi lunedì si possono vedere 70 sacchi della spazzatura contenenti materiale fetale lungo i marciapiedi delle cliniche abortive di New York”.
Dunque, avete a che fare con un problema estremamente, estremamente diffuso. Oggi è possibile fare a un neonato con disabilità intellettiva ciò che sarebbe impossibile fare a un cane o a un gatto. In effetti, una recente causa in California, Curlander contro Bio Science Labs, rende possibile ai figli citare in giudizio i propri genitori per “vita ingiusta”, per averli lasciati vivere e aver rifiutato l’aborto. Questo è stato riferito nella Newsletter dell’American College of OBGYN.
In altre parole, se i vostri genitori non vi hanno abortiti, voi siete vissuti e avete gravi problemi, potete citarli in giudizio per avervi lasciati vivere. Come tutti sappiamo, sacchi contenenti bambini vengono ritrovati dagli addetti ai compattatori dei rifiuti. Eppure, dall’altro lato, recentemente nel Maryland è stata trovata un’aquila americana ferita ed è stata trasportata d’urgenza per ricevere cure d’emergenza. Tuttavia è morta, ed è stata offerta una ricompensa di 5.000 dollari per l’arresto di chiunque l’avesse ferita.
È illegale spedire un’aragosta gravida. La multa è di 1.000 dollari. Nello Stato del Massachusetts esiste una legge contro la crudeltà che rende illegale assegnare un pesce rosso come premio. Perché? Ecco ciò che dice: “Per impedire la tendenza a ottundere i sentimenti umanitari e a corrompere la moralità di coloro che li maltrattano”.
Le stesse persone che vogliono salvare il pesce rosso, di solito, sono in prima fila nella marcia per uccidere i bambini. Tutto questo, naturalmente, si è trasformato in un’industria da svariati miliardi di dollari e, dal punto di vista commerciale, molte persone ci guadagnano. Alcuni anni fa parlai con un abortista che frequentava la nostra chiesa, gli presentai il vangelo e ci incontrammo diverse volte. Comprendeva pienamente il vangelo. Non conosco la sua condizione spirituale attuale, ma ricordo che, nei giorni in cui parlavo con lui, mi disse che, da solo, nella sua clinica, praticava aborti per un valore di 9 milioni di dollari all’anno. Un solo medico. L’industria va oltre l’aborto in sé e comprende i prodotti dell’aborto, il materiale, il materiale fetale, che viene usato per ogni genere di cosa e venduto. È un’industria enorme.
La cosa diventa ancora più bizzarra, e non è necessario addentrarci oltre. L’intera industria dell’aborto è spaventosa, sconvolgente; e come una nazione di persone civili — ammesso che siamo civili: tecnologicamente avanzati, sì; civili, no — possa tollerare tutto questo è inconcepibile, se non si tiene conto della condizione decaduta e della miserabile peccaminosità del cuore umano.
In altri Paesi del mondo, le persone risentono ancora delle conseguenze di tutto questo. Vi farò un esempio. Da molti anni il Giappone è molto aggressivo nel campo dell’aborto. E in Giappone le donne giapponesi subiscono un trauma profondo, perché lì si sono verificati milioni e milioni di aborti. Negli ultimi, diciamo, 40 anni, in Giappone si contano oltre 50 milioni di aborti documentati. Queste donne sono state traumatizzate dagli aborti nella loro vita emotiva, e così i buddhisti hanno eretto templi con lo scopo esplicito di affrontare la questione dell’aborto.
Sono templi che commemorano quelli che vengono chiamati “bambini d’acqua”. È un’espressione usata per un bambino abortito, un bambino d’acqua, uno di quelli che periscono a causa dell’aborto. Per procurare pace alle loro anime dipartite, queste donne si recano in quei luoghi e, nella propria coscienza, si rendono ormai conto del fatto — almeno presumono che sia vero, pur senza rivelazione biblica — che questi piccoli bambini abortiti, chiamati «bambini d’acqua» hanno un’anima; e quindi devono fare qualcosa per l’anima dipartita. Perciò i buddhisti, nell’ambito della loro religione, hanno eretto templi nei quali le anime dipartite dei bambini d’acqua possono ricevere le attenzioni di madri penitenti.
Per una somma compresa tra 340 e 640 dollari, una madre in lutto può acquistare una piccola statua di Buddha in pietra; e, in qualche modo, l’acquisto di questa piccola statua non soltanto alimenta l’impresa commerciale, ma allevia anche parte dell’angoscia e, a quanto pare, fa qualcosa per l’anima dipartita del bambino. In un solo tempio ne sono state vendute decine di migliaia. L’area è diventata un’attrazione commerciale, dove i visitatori pagano per entrare e fotografare le donne che vi si trovano, tormentate per i loro bambini d’acqua dipartiti. I sacerdoti offrono preghiere in quel luogo per i bambini d’acqua al prezzo di 120 dollari per bambino e 40 dollari per ogni ulteriore bambino che la donna abbia abortito.
Questo è soltanto un esempio, tratto da un solo Paese, del trauma che si è prodotto nella vita di queste donne. Le statistiche relative al suicidio indicano un aumento compreso fra il 400 e l’800 per cento dei tassi di suicidio tra le donne che hanno abortito. Ipocondria, depressione, isolamento, senso di colpa, vergogna, dipendenza da droghe e alcol, gravi traumi emotivi: tutto questo deriva dagli aborti. Inoltre, ogni anno muoiono da sei a sette volte più donne a causa di aborti legali che di aborti illegali.
Dunque l’intero quadro è davvero, davvero spaventoso, spaventoso. Ancora poche cose, e non vi darò tutta la documentazione, anche se ce l’ho qui con me; ma lasciate che vi legga alcune delle conseguenze che emergono dalla questione dell’aborto riguardo al suo impatto sulle donne.
Il rischio di una gravidanza extrauterina, che mette in pericolo la vita della madre, raddoppia per le donne che hanno avuto un aborto e quadruplica quando gli aborti sono stati due o più. Gli aborti spontanei sono quasi due volte più frequenti nelle donne che hanno abortito. Uno studio su 26.000 nascite ha indicato un aumento di oltre tre volte del numero di bambini nati morti e di decessi neonatali tra le madri che avevano avuto un aborto.
Poiché circa due o tre donne su cento hanno bisogno di una trasfusione di sangue, aumenta il rischio di esposizione all’epatite e all’AIDS. Le emorragie sono più frequenti nelle successive gravidanze desiderate. Molti ricercatori hanno osservato, in seguito, parti prematuri e basso peso alla nascita. Tra le donne che hanno avuto aborti vi è un rischio maggiore di lesioni alla cervice. Un aumento di sette volte della placenta previa. È la condizione in cui la placenta copre il canale del parto e spesso richiede un taglio cesareo.
Il rischio di cancro al seno è circa doppio quando gli aborti vengono praticati nel primo trimestre prima di aver portato a termine una gravidanza. Questo perché Dio ha progettato il corpo, almeno in parte, affinché cominci a prepararsi alla nascita di quel bambino. Quando la gravidanza viene interrotta, si creano determinati fattori di rischio nel corpo, mentre l’organismo cerca di riadattarsi per compensare. Il rischio di infezione pelvica aumenta fino al 30 per cento.
Le statistiche, tuttavia, sono probabilmente ancora più fosche, poiché una donna che subisce una lesione raramente torna dal medico o nella struttura in cui essa si è verificata. Inoltre, le complicazioni spesso si sviluppano più tardi e non vengono segnalate in relazione all’aborto che le ha causate; e neppure la morte viene sempre collegata all’aborto nei rapporti e nei certificati di morte.
E poi, quando si considera l’effetto emotivo, come ho osservato a proposito delle donne in Giappone, si scoprono ogni genere di cose interessanti. Le donne che hanno già problemi emotivi o mentali spesso peggiorano. E l’aborto ha prodotto problemi del genere in donne che prima non ne avevano. Le donne che hanno abortito hanno maggiori probabilità di provare senso di colpa e depressione e di avere tendenze suicide. Tuttavia, l’affermazione secondo cui una donna si suiciderà se le viene negato un aborto — ed è ciò che ci dicono i sostenitori della liberazione — è altamente improbabile, perché il suicidio è quasi inesistente tra le donne incinte.
Nell’arco di vent’anni, a 13.500 donne svedesi fu negato l’aborto. Soltanto tre si suicidarono. Molto, molto raro. Inoltre, dopo un aborto, una donna ha molte più probabilità di rompere con il proprio partner, che sia sposata oppure no. Nel processo, l’aborto distrugge semplicemente tutti.
A questo punto sorge la domanda: come è mai cominciato tutto questo? Chi ha dato inizio a tutto questo? Ebbene, è triste dirlo, ma bisogna risalire molto indietro. Voglio dire, se vogliamo sapere dove tutto è cominciato, dobbiamo riconoscere che certamente è cominciato nella mente di Satana: secondo Giovanni 8:44, egli è un omicida.
Certamente è cominciato dallo stesso tipo di atteggiamento decaduto che spinse Caino a uccidere Abele. Caino era un omicida. Questa è l’espressione della condizione decaduta. Potete risalire molto indietro e scoprirete che Satana ha tentato di assassinare bambini al tempo di Mosè e al tempo di Gesù; e, come sapete, al tempo di Gesù riuscì a massacrare i bambini al di sotto dei due anni nel tentativo di eliminare il Messia.
Se guardiamo, per esempio, all’epoca antica del giudaismo, troviamo che l’aborto veniva praticato tra i pagani, ma mai tra gli Ebrei, per ragioni evidenti. Essi sapevano che la vita era sacra, che la vita era concessa da Dio. E facevano leva sul secondo grande comandamento: “Ama il tuo prossimo come te stesso”; e poiché un bambino concepito era una persona, diventava il loro prossimo, e quindi fare del male al proprio prossimo significava violare il secondo comandamento.
Giungendo all’epoca del Nuovo Testamento, vi erano ancora pagani che ricorrevano all’aborto; ma, ancora una volta, gli Ebrei non lo praticavano al tempo del Nuovo Testamento, né lo praticava la chiesa. Platone e Aristotele raccomandavano entrambi di limitare la crescita della famiglia mediante l’aborto. Perfino al tempo del Nuovo Testamento, tra i pagani, l’aborto veniva usato per nascondere rapporti sessuali illeciti. Se si poteva eliminare la prova, si poteva eliminare lo stigma del rapporto illecito.
Le donne ricche, inoltre, non volevano lasciare le loro ricchezze a figli di bassa condizione sociale generati illegittimamente; così, pur potendo desiderare una relazione con un uomo di classe inferiore, non volevano mantenere suo figlio, e l’aborto offriva un modo per risolvere il problema. E poi l’aborto serviva, dicevano, a preservare il loro fascino sessuale, evitando di “affliggere il grembo con bambini che scalpitano”.
L’aborto era anche una forma di contraccezione. Nelle culture antiche, perfino intorno all’epoca del Nuovo Testamento, i metodi variavano: sostanze introdotte nel grembo attraverso il canale del parto; talvolta farmaci da assumere per bocca o veleni, come venivano chiamati; talvolta miscele preparate allo scopo di risultare letali per il bambino non ancora nato. A volte stringevano il corpo con corde o fasce strettissime, strettissime, per comprimere letteralmente il grembo e schiacciare la vita del bambino.
Talvolta individuavano il bambino nel grembo, prendevano un oggetto duro e colpivano il bambino nel grembo con quell’oggetto, uccidendolo in quel modo; altre volte usavano lame o uncini introdotti attraverso il canale del parto. I pagani facevano queste cose. Gli Ebrei le respingevano sempre, perché la vita era creata da Dio e chiunque fosse creato da Dio diventava il tuo prossimo; togliere una vita significava dunque violare il secondo comandamento.
La chiesa primitiva, dunque, prese una posizione ferma contro l’aborto. Nella Didachè, che è una codificazione dell’insegnamento della chiesa primitiva, si legge: “Non ucciderai un bambino mediante l’aborto”. L’aborto fu respinto anche in un altro antico documento chiamato “Epistola di Barnaba”, perché contrario all’amore rivolto al prossimo. Vedete quindi che la chiesa primitiva riprese alcune delle idee ebraiche.
La Didachè, ancora una volta quella stessa codificazione dell’insegnamento, descriveva la via della morte come piena di maledizioni, omicidi, adulteri e uccisioni di bambini. Considerava la via della morte come propria di coloro che uccidevano i bambini. Li chiamava corruttori delle creature di Dio. E nel terzo secolo emerse perfino un termine latino, abortuantes, abortisti. L’aborto, dicevano, attirava il giudizio di Dio.
La Riforma non cambiò questa posizione. La chiesa ha sempre considerato l’aborto un omicidio, un atto di violenza e una mancanza d’amore verso una persona creata da Dio.
Dunque non è una cosa nuova. Il popolo di Dio, Israele, vi si oppose. Le chiese vi si opposero. E anche noi dobbiamo opporci. Eccoci a vivere in un’epoca in cui questo movimento abortista è diventato un’industria enorme, è diventato un riflesso della nostra cultura; e, se guardate un po’ indietro, potete vedere quali furono i vari elementi che, per così dire, si unirono per costruire la piattaforma sulla quale poggia tutto questo. Lasciate che provi a condividerne alcuni con voi.
Questo intero impegno a favore dell’aborto ebbe un inizio. Il primo passo fu la rivoluzione sessuale, la rivoluzione sessuale, che in sostanza diceva: “Vogliamo essere liberi di esprimerci sessualmente”. Tornate ai primi anni Sessanta: tutti dovevano partecipare al cosiddetto amore libero. Ricordate l’espressione “amore libero”? Ricordate tutti gli hippy e tutto quel fenomeno? La rivoluzione sessuale generò l’aborto come industria, perché in sostanza affermava che dobbiamo essere liberi di esprimerci sessualmente e che non dobbiamo davvero preoccuparci delle conseguenze.
Anzi, arrivavano persino a dire che: “Se vogliamo essere libere, noi donne non possiamo certo essere vittime degli uomini. Gli uomini possono saltare dentro e fuori dal letto con chiunque vogliano per tutto il giorno, andarsene e non subirne alcuna conseguenza. Ma ciò che accade a noi è che rimaniamo incinte. Perciò la loro libertà non incontra alcun impedimento. La loro libertà non comporta conseguenze. La loro libertà non produce risultati dannosi. La nostra, invece, sì. Quindi, perché noi possiamo essere davvero libere, bisogna eliminare la conseguenza, la conseguenza principale del sesso libero, dell’amore libero; vale a dire, bisogna poter eliminare la gravidanza. Altrimenti diventiamo vittime degli uomini, e non vogliamo essere vittime degli uomini”.
Così la rivoluzione sessuale, con il suo amore libero, preparò veramente il terreno per il massacro di milioni di bambini, che non erano altro che un’intrusione nelle fornicazioni e negli adulteri di una società miserabile e degenerata.
Poi vi fu un secondo elemento che salì sul carrozzone, oltre a tutto questo discorso sull’amore libero: la questione delle malformazioni. E tutti voi ricordate che negli anni Sessanta la talidomide fu un tema enorme. Molte donne assunsero talidomide, e ricordate anche che la talidomide ebbe alcuni gravi effetti collaterali, in particolare la nascita di bambini privi di arti. Vi furono medici in Inghilterra che ritenevano queste e altre malformazioni abbastanza gravi da indurli a sostenere gli aborti eugenetici.
E questo, naturalmente, venne dall’Inghilterra, come ho detto: eliminare i bambini con difetti congeniti a causa del costo per la società e dei problemi che arrecano ai genitori. Sono difficili da gestire. Con questi bambini sorgono problemi di ogni genere. Perciò, dovremmo farci avanti e dire: “Guardate, non ha senso mettere al mondo bambini malformati. Il mondo è già un luogo abbastanza duro così com’è”. Così anche loro salirono sul carrozzone per promuovere la propria agenda e aggiunsero, per così dire, altri argomenti a favore dell’aborto.
Poi arrivò l’intero movimento femminista. Il movimento femminista portò l’espressione della libertà sessuale un passo più avanti e, in sostanza, disse: “Non vogliamo soltanto essere sessualmente libere senza conseguenze, ma vogliamo anche poter indossare il nostro completo blu, prendere la nostra valigetta e andare al lavoro ogni giorno. Vogliamo competere da pari a pari in un mondo di uomini, e se dobbiamo avere figli non possiamo farlo”.
“Le donne non sono uguali”, dissero, e sto citando, “agli uomini, a meno che non siano liberate dalle responsabilità della maternità”. Betty Friedan, una leader del movimento femminista, disse: “Le donne devono poter ricorrere all’aborto come soluzione di riserva quando la contraccezione fallisce. Prima la contraccezione e, se non funziona, allora l’aborto, perché non possiamo stare a occuparci dei bambini. Dobbiamo andare a lavorare e farci strada in un mondo di uomini”.
Dunque avevate la rivoluzione sessuale, aggravata da questa sorta di manipolazione genetica da parte di coloro che volevano eliminare dalla società le persone malformate; e a questo problema già complesso si aggiungeva il terzo elemento, cioè l’argomento femminista secondo cui, se dobbiamo lavorare in un mondo di uomini ed essere uguali agli uomini sotto ogni aspetto, non possiamo restare a casa a occuparci dei figli. Quindi dobbiamo eliminarli dalla nostra vita.
Poi vi fu un altro elemento, un altro pezzo che si aggiunse alla piattaforma: i sostenitori del controllo demografico, i quali ci dicevano che, se avessimo continuato ad avere figli, saremmo finiti tutti ammassati gli uni sugli altri. Ci saremmo schiacciati a vicenda fino a scomparire, perché il mondo sarebbe diventato sovrappopolato. E io lessi tutte quelle cose. Non ricordate di averle lette negli anni Sessanta? Tutti gridavano all’esplosione demografica.
Ricordo di aver trovato un vecchio libro scritto nel 1918, nel quale un uomo diceva: “Se qualcosa non cambia, ci sono troppi cavalli nelle strade di Chicago e, al ritmo previsto in questo momento, fra altri 25 anni la città di Chicago sarà sepolta sotto circa 5 metri e mezzo di letame”. È lo stesso genere di ragionamento. Affogheremo tutti in un mare di bambini.
E tutto questo contribuì alla costruzione di quella piattaforma. Tutto quel materiale fu immesso, per così dire, in questo progetto edilizio per costruire la piattaforma sulla quale, nel gennaio del 1973, fu emessa la sentenza Roe contro Wade che legalizzò l’aborto. A quel punto la Corte Suprema degli Stati Uniti escluse i bambini non ancora nati dalla protezione del Quattordicesimo Emendamento, il quale afferma: “Nessuna persona sarà privata della vita senza un regolare procedimento legale”. E dissero: “I bambini non ancora nati non sono persone”.
Sì che lo sono. Sì che lo sono. E lo vedremo fra un momento. Uno dei professori del The Master’s College, il dottor John Pilke, un uomo molto acuto che insegna nel nostro dipartimento di letteratura inglese, mi scrisse un breve promemoria. Ascoltate ciò che dice. “L’espressione ‘pro-choice’” — è quella che usano i sostenitori dell’aborto — “l’espressione ‘pro-choice’ mi colpisce come una delle formulazioni retoriche più depravate e apocalitticamente empie nella storia della civiltà occidentale dell’era cristiana. L’espressione significa ‘a favore del peccato’ oppure ‘liberi di scegliere il peccato’. Sarebbe in realtà meno terribile se fosse ‘a favore dell’aborto’, perché questo la limiterebbe alla sfera di uno specifico problema morale. Ma, trasformandola in ciò che sembra un eufemismo, i sostenitori del ‘pro-choice’ hanno decretato, sul piano retorico, la fine definitiva dell’intero esperimento democratico.
“L’espressione ‘pro-choice’ significa ‘senza coscienza’, oppure ‘senza inibizioni’, oppure ‘senza freni’. E si presenta sotto la bandiera jeffersoniana della libertà di coscienza e della separazione fra Chiesa e Stato. Come gesto retorico perfettamente concepito per funzionare da vessillo politico, questa espressione costituisce l’ultima parola, la formulazione ufficiale della sfida apostata ufficiale contro il Dio del cristianesimo”. Poi disse: “Sono certo che Dio le risponderà in modo apocalittico”.
Sì, credo che abbia ragione. Credo che l’aborto sia l’ultima presa di posizione ufficiale dell’apostata ribelle contro Dio. Dice: “Dio, non sarai Tu a stabilire chi vive e chi muore. Lo stabilirò io”. L’apostasia suprema.
Ecco dove ci troviamo nella nostra cultura, e ci troviamo lì per legge, per la legge del nostro stesso governo. La Corte ignorò la questione di quando cominci la vita, che è una questione medico-scientifica. Sebbene dei criminali siano stati condannati con successo per aver ucciso bambini non ancora nati durante un’aggressione a una donna incinta, quel bambino viene considerato una non-persona se è la propria madre a decidere di ucciderlo. Se lo uccide un criminale, viene perseguito. Se lo uccide la madre, il bambino è una non-persona.
Per quanto riesco a stabilire — e la mia ricerca può non essere esaustiva — ma, per quanto riesco a stabilire, non esiste sulla faccia della terra una nazione con una politica sull’aborto più permissiva di quella degli Stati Uniti, con la sola eccezione della Cina. Questo riflette la nostra rivoluzione sessuale lasciva, impudica, immorale e perversa, e il nostro allontanamento dal ruolo stabilito da Dio per gli uomini e per le donne. Riflette il nostro sistema di valori egoistico e materialistico. Riflette soprattutto la nostra etica atea e ostile a Dio. E ora abbiamo un olocausto. E abbiamo un olocausto che Dio giudicherà; ne parlerò questa sera e parlerò di ciò che significa che il sangue della vittima assassinata grida dal suolo contro colui che ha commesso l’omicidio.
La scienza medica ha stabilito chiaramente che il concepimento dà origine a una vita individuale unica. La vita comincia al concepimento. Questo è un fatto medico assoluto. Permettetemi di citarvi un esempio da una fonte laica. Il dottor Jérôme Lejeune, professore di genetica fondamentale presso l’Université René Descartes di Parigi; questa è una citazione.
“La vita ha una storia lunghissima, ma ogni individuo ha un inizio ben preciso: il momento del suo concepimento. Il legame materiale è il filamento molecolare del DNA. In ogni cellula riproduttiva, questo nastro lungo approssimativamente un metro viene suddiviso in 23 parti, ossia cromosomi. Non appena i 23 cromosomi di origine paterna si uniscono, mediante la fecondazione, ai 23 di origine materna, si trova riunito l’intero corredo genetico necessario a esprimere tutte le qualità innate del nuovo individuo, vale a dire la sua costituzione personale”.
E, se posso allontanarmi un momento dalla citazione per dirlo, tutto ciò che si manifesterà nella piena età adulta è già presente, tutto il materiale costitutivo è già lì. Lejeune prosegue scrivendo: “A due mesi di età, l’essere umano misura dalla testa al coccige meno della lunghezza di un pollice. Potrebbe stare comodamente dentro un guscio di noce, eppure c’è tutto: mani, piedi, testa, organi, cervello. Nella quarta settimana vi è coscienza. Tutto è al proprio posto. Il suo cuore batte già da un mese e si possono rilevare le impronte digitali. A due mesi il suo cuore batte da 150 a 170 volte al minuto. Accettare il fatto che, una volta avvenuta la fecondazione, è venuto all’esistenza un nuovo essere umano non è più una questione di gusto o di opinione”.
Ebbene, questa è almeno un’introduzione alla questione. La Corte Suprema degli Stati Uniti d’America ha votato sotto pressione, sotto la pressione e l’influenza di coloro che partecipano a una rivoluzione sessuale, di coloro che vogliono controllare eugeneticamente chi debba nascere e chi debba morire, di quelle femministe che vogliono assicurarsi che le donne non abbiano responsabilità che gli uomini non hanno, e di coloro che vorrebbero agitare davanti a noi, per così dire, lo spettro della sovrappopolazione.
Tutte queste persone, credo, sotto il controllo di Satana, hanno manovrato la Corte Suprema perché facesse ciò che fece nel 1973; e di conseguenza ci troviamo in un olocausto di uccisioni per convenienza, affinché le persone possano essere sessualmente libere, affinché non debbano occuparsi di chi ha una disabilità, affinché le donne possano fare tutto ciò che ritengono di voler fare per sentirsi realizzate e affinché possiamo vivere quel genere di vita materialistica e senza complicazioni che tante persone vogliono vivere. Il risultato netto è che diventiamo assassini di massa.
E ora, con tutto questo come sfondo, poniamo la domanda più importante, quella che orienterà il resto della nostra discussione questa mattina e questa sera; ed ecco la domanda: che cosa dice la Bibbia su tutto questo? Che cosa dice la Bibbia su tutto questo? Ho circa cinque punti. Ve ne darò uno questa mattina e gli altri questa sera.
Primo punto: il concepimento è un atto di Dio. Vi abbiamo già fatto notare che, dal punto di vista medico-scientifico, il concepimento produce una nuova persona. Dunque la vita comincia al concepimento. Si diventa persone fin dal concepimento E ora, guardando alla Bibbia, diciamo che il concepimento è un atto di Dio. Salmo 127:3 dice: “Ecco, i figli sono un dono del Signore”. Dio crea personalmente ogni vita. La Scrittura rende chiaro questo fatto.
Permettetemi di considerarlo da un punto di vista negativo, tornando, diciamo, fino alla Genesi. Considerandolo negativamente, Genesi 20 dice: “Poiché il Signore aveva completamente chiuso ogni grembo della casa di Abimelec”. Non potevano avere figli perché Dio non lo permetteva. Dio aveva chiuso il grembo. Genesi 16:2: “E Sara disse ad Abraamo: Il Signore mi ha impedito di partorire”. 1 Samuele 1:5-6, a proposito di Anna: “Il Signore aveva chiuso il suo grembo”. Lo dice due volte. Dunque, qui, da una prospettiva negativa, vedete che Dio chiude il grembo. Dio dice: “Nessun figlio nascerà in quel grembo”. Egli ne ha il controllo.
Dal lato positivo, in Genesi 17:16 Dio disse ad Abraamo: “Io la benedirò e ti darò da lei un figlio; ella diventerà madre di nazioni”. Aprirò il suo grembo. In Genesi 21:2 si legge: “Sara concepì e partorì un figlio ad Abraamo nella sua vecchiaia, al tempo stabilito di cui il Signore aveva parlato”. Dio disse: “L’ho chiuso. Lo aprirò”. In Genesi 25:21: “Isacco supplicò il Signore per sua moglie, perché era sterile; e il Signore fu supplicato da lui, e Rebecca, sua moglie, concepì”. Dio le permise di avere un figlio.
1 Samuele 1:19-20 continua parlando di Anna e dice: “Il Signore si ricordò di lei”. Sebbene avesse chiuso il suo grembo, Egli si ricordò di lei. “E dopo aver concepito, partorì un figlio e gli pose nome Samuele, dicendo: Perché l’ho chiesto al Signore”. Il Signore aprì il suo grembo e le diede un figlio.
“Boaz” — in Rut 4:13 — “prese Rut. Ella divenne sua moglie; ed egli entrò da lei, e il Signore le concesse di concepire”. Che grande affermazione. “Il Signore le concesse di concepire”. In nessun luogo sulla faccia della terra, in tutta la storia umana, avviene mai un concepimento che non sia il risultato del proposito creativo di Dio stesso.
In Giudici 13:3 si parla della moglie di Manoà; ella ha chiesto e il Signore risponde. Dice: “L’angelo del Signore apparve alla donna e le disse: Ecco, tu sei sterile e non hai figli, ma concepirai e partorirai un figlio”. Quel figlio era Sansone, tra parentesi. In altre parole, Dio non ti ha permesso di avere un figlio, ma te lo permetterà.
Ora, questi brani ci mostrano semplicemente che Dio è la potenza che sta dietro la sterilità e Dio è la potenza che sta dietro il concepimento. Ovunque vi sia concepimento, è Dio che lo ha fatto avvenire. Dunque, state mettendo mano a ciò che Dio ha compiuto. Questo è il punto.
Ora guardiamo la questione forse da un altro punto di vista, non tanto attraverso il racconto della Genesi e di altri brani, quanto attraverso la teologia che vi è espressa. Andate a Giobbe capitolo 10. Qui troviamo alcune affermazioni riguardanti la comprensione che Giobbe aveva di Dio, qualcosa della sua teologia e del modo in cui essa si applica proprio a questa questione. In Giobbe capitolo 10, Giobbe riflette sul fatto che tutto è andato storto nella sua vita e, come fa spesso, interroga Dio sul perché.
E in Giobbe 10:8 dice: “Le Tue mani mi hanno formato e plasmato tutto intero”. Riconosco che Tu mi hai fatto; e poi domanda: “Allora perché mi distruggeresti?”. Non comprende ciò che sta accadendo nella sua vita. Dice: “Questo lo so: Tu mi hai formato, Tu mi hai fatto completamente”. L’espressione “tutto intero”, letteralmente, in ebraico significa “insieme tutt’intorno”: in modo completo, sotto ogni aspetto, Tu mi hai fatto.
Versetto 9: “Ricordati, Ti prego, che mi hai fatto come argilla”. In altre parole, come quando si prende dell’argilla, Tu mi hai plasmato. Al versetto 10 usa un’altra immagine: “Non mi hai forse versato come latte e fatto rapprendere come formaggio?”. Voglio dire, Tu semplicemente... Tu mi hai tratto fuori, mi hai modellato e mi hai formato. “Tu” — versetto 11 — “mi hai rivestito di pelle e di carne e mi hai intessuto di ossa e di tendini”. Mi hai concesso la vita. Tu mi hai fatto: è ciò che dice, in ogni modo in cui si potrebbe pensare di dirlo.
Guardate Giobbe 12:9: “Chi fra tutti questi non sa che la mano del Signore ha fatto questo? Nella Sua mano è la vita di ogni essere vivente e il respiro di tutta l’umanità”. In altre parole, Dio è la fonte di ogni vita. Guardate Giobbe 31. E vi mostrerò soltanto altri due brani. Sono molto utili. Giobbe 31:15: “Colui che ha fatto me nel grembo non ha fatto anche lui? E non è stato lo stesso a formarci nel grembo?”. Sta parlando di una persona, riferendosi a se stesso e a qualcun altro. Non è forse Dio che ci ha fatti tutti? Non ci ha forse formati nel grembo? Quel processo creativo ebbe inizio nel grembo, al concepimento.
Giobbe 33:4: “Lo Spirito di Dio mi ha fatto e il soffio dell’Onnipotente mi dà la vita”. Qui, ovviamente, è molto evidente, in quello che probabilmente è il libro più antico della Bibbia, Giobbe — un libro che probabilmente ci riporta fino all’epoca patriarcale e che fu probabilmente scritto perfino prima del Pentateuco — che essi comprendevano di essere stati fatti da Dio.
Il salmista ha lo stesso concetto. Guardate il Salmo 22, il Salmo 22. Davide, in una situazione simile a quella di Giobbe, mentre cerca di capire i propri problemi, torna al fatto di sapere che Dio lo ha fatto. Salmo 22:9: “Eppure Tu sei Colui che mi ha tratto dal grembo; Tu mi hai fatto confidare mentre ero al seno di mia madre. Su di Te fui gettato fin dalla nascita; Tu sei stato il mio Dio fin dal grembo di mia madre”. Da quando ero nel grembo Tu mi hai fatto, e Tu eri il mio Dio.
Salmo 100; e non possiamo leggere tutte le Scritture attinenti, ma Salmo 100:3 dice: “Riconoscete che il Signore stesso è Dio; è Lui che ci ha fatti, e non noi stessi”. Voi dite: “Ebbene, abbiamo fatto un bambino”. No, in realtà non avete fatto un bambino. Siete stati lo strumento umano mediante il quale Dio ha fatto un bambino.
Lasciate che vi dica una cosa. Potete trasmettere i tratti fisici, ma non potete creare un’anima. Lo comprendete? Non potete, attraverso i rapporti sessuali, creare un’anima immortale ed eterna. Al momento del concepimento, quando i fattori fisici si uniscono, Dio deve impartire un’anima. In Salmo 104:30: “Tu mandi il Tuo Spirito, ed essi sono creati”, ricordandoci che lo Spirito di Dio è la forza creatrice.
In Geremia 1:5 Dio disse a Geremia: “Prima che Io ti formassi nel grembo, ti conoscevo; prima che tu nascessi, ti avevo consacrato”. Ti conoscevo — yada, in ebraico — come creatura razionale. Galati 1:15, Paolo dice: “Ma quando Colui che mi aveva appartato fin dal grembo di mia madre e mi aveva chiamato mediante la Sua grazia”, e così via. Paolo lo sapeva, Geremia lo sapeva, ogni cristiano sa che Dio aveva la Sua mano su di noi fin dal momento del concepimento, e che il nostro destino eterno era stabilito, come pure erano stabiliti il proposito e il piano del nostro servizio a Dio.
Il Nuovo Testamento sottolinea tutto questo in modo maestoso. Guardate Matteo capitolo 1, la nascita di Cristo. Questa è un’illustrazione molto importante che spesso non viene presa in considerazione. Matteo 1:18: “Ora la nascita di Gesù Cristo avvenne in questo modo: quando Maria, Sua madre, era stata promessa sposa a Giuseppe” — erano fidanzati, non ancora sposati. Non si erano uniti in un rapporto sessuale. “Ella si trovò incinta per opera dello Spirito Santo”. Ora, per Giuseppe questo è profondamente imbarazzante, perché egli credeva in cuor suo che questa giovane fosse una ragazza spiritualmente consacrata, una ragazza giusta e santa, vergine e pura.
E ora, all’improvviso, ella è incinta; e lui era un uomo buono e giusto e non voleva esporla al disonore e alla vergogna pubblica. Avrebbe potuto farla lapidare pubblicamente. Perciò desiderava semplicemente ripudiarla in segreto. Era turbato e non riusciva a capire come fosse potuto accadere. “Ma mentre rifletteva su queste cose, un angelo del Signore gli apparve in sogno, dicendo: Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere Maria come tua moglie, perché ciò che è stato concepito in lei è dallo Spirito Santo”.
Il punto che voglio farvi notare è questo: Dio è coinvolto nell’atto stesso del concepimento. Non soltanto nel caso di Gesù Cristo, ma in ogni vita concepita nel grembo. Per me, per voi o per chiunque altro sia nato in questo mondo, è altrettanto vero che Dio fu coinvolto nel nostro concepimento. La differenza è che noi non siamo nati da una vergine. Gesù non ebbe un padre terreno. Ma noi siamo nondimeno il prodotto della mano creatrice di Dio mediante lo Spirito Santo, Colui che infonde la vita in ogni cosa.
Inoltre, la vita nel grembo di Maria non era una massa impersonale. Non era materiale fetale. Era il Figlio di Dio. Quella vita ebbe inizio al concepimento. Cristo venne nel mondo al concepimento. Guardate Luca 1, e vedrò di darvi un’altra illustrazione tratta dal Nuovo Testamento. Luca 1:41 dice: “Avvenne che, quando Elisabetta udì il saluto di Maria” — Elisabetta, ricordate, era incinta di Giovanni Battista — “quando Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino le balzò nel grembo, ed Elisabetta fu ripiena di Spirito Santo”. Naturalmente, anche Giovanni Battista fu ripieno di Spirito Santo fin dal grembo di sua madre, come ci viene detto in Luca 1:15.
Dunque lo Spirito Santo era già coinvolto nella vita di Giovanni Battista, così come lo Spirito Santo è coinvolto in ogni vita, perché Egli è Colui che infonde la vita. Ma, in un modo unico, lo Spirito Santo era in qualche maniera coinvolto nella vita di Giovanni Battista, perfino nel grembo, così come nella vita di Gesù Cristo nel grembo. E qualunque cosa questo significhi, il testo dice: “Il bambino le balzò nel grembo”. Deve significare che, in qualche modo, quel bambino reagì a ciò che stava accadendo all’esterno. Lo Spirito Santo mosse quella piccola vita facendola sussultare. È una cosa meravigliosa da contemplare, benché misteriosa da comprendere.
Notate la parola “bambino”. E questo è il punto decisivo qui. La parola “bambino” è brephos: “Il bambino balzò”. Vi prego di notare che questa parola viene usata in 2:12, 2:16, 18:15, 1 Pietro 2:2 e in altri passi per un bambino vivo che è già nato. Qui viene usata per un bambino che non è ancora nato. Ascoltate attentamente ciò che dico. È la parola usata per i bambini non ancora nati e per quelli già nati. Non avevano una parola diversa. Non lo chiamavano feto. Era un bambino non ancora nato. Era un bambino già nato. Non occorreva un termine distinto.
Una volta che il bambino è concepito, è un bambino, che sia ancora nel grembo oppure sia già nato. Il momento effettivo della nascita non determina la vitalità o la vita. La vita è presente al concepimento, e dunque il bambino è bambino nel grembo e bambino fuori dal grembo: non vi è una terminologia diversa. Non si tratta di un semplice ammasso di cellule; questo è un bambino. Questo è un bambino.
Il concepimento, dunque, è l’atto di Dio mediante il quale, per la volontà sovrana di Dio, viene creata una persona; lo Spirito Santo infonde un’anima nel tessuto vivente. Il destino di quell’anima è già noto a Dio e determinato da Lui prima della fondazione del mondo. L’aborto diventa quindi un violento atto contro Dio. Non è soltanto l’omicidio dell’individuo; è un affronto al Creatore.
Ora qualcuno dice: “Ebbene, aspettate un momento. Che dire delle persone che nascono con malformazioni? Dio è il Creatore anche di loro?”. Esodo 4:11, Dio dice: “Chi ha fatto la bocca dell’uomo? O chi lo rende muto o sordo, vedente o cieco? Non sono forse Io, il Signore?”. Io li faccio così. Talvolta rientra nei Suoi propositi rendere gli uomini muti, sordi, vedenti o ciechi. Ricordate, in Giovanni capitolo 9, l’uomo nato cieco, e i discepoli dissero: “Chi ha peccato, quest’uomo o i suoi genitori?”. E Gesù disse: “Nessuno. Quest’uomo è nato cieco per la gloria di Dio”. Dio lo fece così.
E dunque, il primo punto, il punto dal quale dovete cominciare ogni discussione biblica, è che il concepimento è un atto di Dio: un atto nel quale 23 cromosomi provenienti dal padre e 23 provenienti dalla madre si uniscono in un filamento di DNA che costituisce una vita. E nel momento in cui avviene quell’unione fisica, Dio, mediante l’azione del Suo Spirito Santo, infonde un’anima, un’anima immortale ed eterna che trascende il corpo, perché vivrà per sempre, anche se il corpo morirà. E dunque, al concepimento, avete la vita.
Uccidere quella vita significa mettersi al posto di Dio. E, per quanto grave sia l’affronto contro la vita stessa, è ancora più grave l’affronto contro il Dio che ne è il Creatore. Ed è per questo che costituisce il declino supremo — il declino supremo — della nostra cultura. È la prova suprema della miseria della nostra cultura. È la dimostrazione suprema di quanto profondo sia il nostro ateismo: uccidiamo la vita che Dio crea.
Abbiamo usurpato il trono sovrano e ora siamo noi Dio. E stabiliremo noi chi vive e chi muore. E questo si sta riversando, amici miei, nell’eutanasia, che sta arrivando — sappiatelo bene — come un uragano per spazzare via tutta la nostra popolazione anziana, perché ora siamo noi Dio e decideremo noi. Questo genere di ateismo attirerà l’ira di Dio, e lo vedremo questa sera.
Ebbene, Padre, Ti ringraziamo questa mattina perché ci hai chiamati a comprendere chiaramente queste cose nella Tua Parola. Siamo inorriditi, per dirla in modo mite, siamo rattristati e siamo costernati per l’orrore che si compie nella nostra stessa terra. Ti ringraziamo perché, nella Tua grazia, crediamo che Tu raccolga questi piccoli presso di Te, che Tu li accolga nel Tuo regno.
Ti ringraziamo anche perché Tu sai fin dal principio che essi non nasceranno mai, perché saranno uccisi; e questo non scagiona l’assassino. Tu hai stabilito che il loro futuro sia per il bene e non per il male. Ti ringraziamo perché Tu puoi dominare sovranamente su tutte queste cose; eppure, Signore, questo non espia il peccato per il quale le persone saranno giudicate: coloro che fanno queste cose, coloro che vi si sottopongono, coloro che le tollerano.
Ti ringraziamo anche, Signore, perché Tu perdoni. Tu perdoni la donna che ha abortito; Tu perdoni l’uomo che ha compiuto l’aborto. Tu perdoni il marito che lo ha permesso, l’amante che lo ha voluto. Tu perdoni tutti i nostri peccati, se veniamo nel nome di Cristo e chiediamo perdono. Ti ringraziamo perché Tu puoi lavare e rendere candida come la neve la persona macchiata da un peccato come questo, e puoi restituire pace al posto dell’angoscia e gioia al posto del dolore, grazie al Tuo perdono.
Ti preghiamo oggi, Signore, di darci convinzioni chiare su questa questione. Aiutaci a comprendere che, come chiesa, come cristiani, non possiamo tollerare alcun genere di aborto, alcun genere di usurpazione del trono divino sul quale Tu siedi, alcun genere di violenza, di omicidio di massa, senza che la terra gridi contro di noi. Aiutaci a parlare con chiarezza su questa questione e a prendere posizione là dove dobbiamo prenderla.
Ma, Signore, vogliamo anche che Tu ci dia compassione e bontà verso coloro che sono caduti in questo peccato, e fa’ che portiamo loro il vangelo salvifico di Cristo e la Sua misericordia che perdona. Preghiamo a questo fine; e anche affinché, Signore, in qualche modo Tu ponga fine a tutto questo nella nostra terra e ci richiami a una norma di giustizia.
Sii con i nostri governanti; dacci governanti che ci conducano in una direzione che Ti compiaccia, non in una direzione che Ti provochi all’ira. Chiediamo la Tua guida nel nome di Cristo. Amen.
FINE
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