Questa mattina mi è stato chiesto di condividere con voi, mentre passiamo in rassegna alcune delle caratteristiche distintive che stanno a cuore al Master’s College, qualcosa sul tema della chiesa locale. La maggior parte di voi sa, naturalmente, che la mia passione è la chiesa locale. Amo la chiesa locale. Molti di voi erano con noi ieri. Abbiamo trascorso una giornata assolutamente incredibile e indimenticabile, ringraziando il Signore per 35 anni di ministero alla Grace Church. Mi chiedono spesso perché io sia un pastore. Qualcuno di voi ha visto ieri quell’articolo su The Signal? Come avreste potuto non vederlo?
Quando mi intervistava l’autore di quell’articolo, e quando un paio di settimane fa mi intervistava l’autore che ha scritto l’articolo sul Times, tutti volevano sapere perché sono nel ministero. Alcuni mi hanno chiesto perché non faccio l’avvocato, visto che sembra che mi piaccia discutere sulle cose. Alcuni dicono: “Pensavo che all’università ti occupassi di sport, che giocassi a football e tutto il resto; perché non hai intrapreso una carriera sportiva?”
E mi è stato perfino chiesto, dopo tanti anni da pastore: “Perché sei ancora un pastore? Non ti stanchi? Potresti essere il presidente di una scuola; non sarebbe già un lavoro sufficiente a tenere occupata una persona normale? Oppure potresti essere un predicatore e insegnante alla radio, e magari scrivere qualche libro. Perché continui a fare il pastore di una chiesa? Le chiese non sono luoghi pieni di problemi? Non è difficile avere a che fare con dei volontari?
“Devi lavorare con le persone che Dio ti dà. Non è difficile preparare due sermoni ogni settimana della tua vita e poi predicarli? Non è difficile vivere sotto gli occhi di tutti, portare tutta quella responsabilità e cercare di affrontare i peccati delle persone, i matrimoni a pezzi, le famiglie disastrate, i figli ribelli e tutti gli altri problemi? Perché lo fai? Perché la chiesa è così preziosa per te da indurti, fra tutte le cose che potresti fare della tua vita, a fare proprio questo?”
E così, nell’affrontare questa mattina il tema della chiesa e nel parlarvene, mi sono reso conto che ci sarebbe tantissimo da dire. Ho scritto numerosi libri sull’argomento. E ieri sera ero seduto sulla mia poltroncina blu e sfogliavo alcuni dei miei vecchi libri, appunti e altre cose, dicendomi: “Che cosa dirò questa mattina a questi giovani, in mezz’ora, sulla chiesa, che lasci in loro un’impressione indelebile?”
Potrei passare in rassegna tutto il libro degli Atti, tutto il libro degli Efesini, o qualunque altro testo, e cercare di svilupparne alcuni princìpi. Potremmo parlare di questioni riguardanti la guida della chiesa, il governo della chiesa, la sua struttura, il ministero o qualunque altra cosa. E ieri sera sono davvero andato a letto senza avere assolutamente nulla in mente, perché non riuscivo a capire che cosa avrei dovuto condividere.
Questa mattina sono entrato in ufficio, mi sono seduto e ho pensato fra me: “Perché sono nella chiesa?” È una domanda legittima. Ed ecco la risposta che ho scritto su questo foglio.
Ci sono diverse ragioni per cui amo la chiesa, non soltanto come pastore, ma anche come cristiano. Quando non sono alla Grace Church, se mi trovo da qualche altra parte in America, nel Giorno del Signore cerco una chiesa. E quando non predico, cosa piuttosto rara, cerco una chiesa in cui possa semplicemente andare e stare. Voglio essere in una chiesa. Amo la chiesa. E vi darò alcune ragioni.
Il primo motivo per cui amo la chiesa è che essa è l’unica istituzione che Gesù abbia mai edificato e promesso di benedire. Fra tutte le cose che Gesù avrebbe potuto scegliere di fare nel mondo, Egli ha edificato una sola istituzione: la chiesa. In Matteo capitolo 16 Gesù disse: “Io edificherò la Mia chiesa, Io edificherò la Mia chiesa”. Sapete, è un’affermazione meravigliosa. Non disse mai che avrebbe edificato qualcos’altro. Tutto ciò che disse di voler edificare fu una chiesa, non un college, non un ministero radiofonico; avrebbe edificato soltanto una chiesa. Una volta un giornalista mi disse: “Hai il desiderio di edificare la chiesa? Hai una chiesa che cresce rapidamente, hai una... sei spinto da questo? Hai un grande desiderio di edificare la chiesa?”
E io dissi: “Non ho alcun desiderio di edificare la chiesa”. Lui disse: “Perché?” Io dissi: “Perché Gesù ha detto che avrebbe edificato la chiesa e io non voglio mettermi in competizione con Lui”. In realtà non ho alcun desiderio di edificare la chiesa. Non ho mai chiesto al Signore di mandare alla Grace Church più persone di quelle che già abbiamo. È già una responsabilità sufficiente occuparci di ciò che abbiamo, senza aggiungerne altra. Dopo tutto, Ebrei 13 dice che dovrò rendere conto a Dio di quello che faccio.
Devo semplicemente lasciare che il Signore edifichi la chiesa, e per me questa è una gioia immensa. Non sto portando avanti un progetto puramente umano. Non ho mai voluto arrivare alla fine della mia vita, guardarmi indietro e dire: “Mi domando se questo l’ho fatto io o l’ha fatto Dio”. Credo di aver sempre avuto questo timore, ed è per questo che resisto davvero agli espedienti, alle pressioni, alle formule, alle strategie di marketing e a qualunque altra trovata venga fuori.
Tutto ciò che so della chiesa è che Gesù disse che avrebbe edificato la Sua chiesa, e la Bibbia dice che edificherà la Sua chiesa mediante la potenza della Parola e la potenza dello Spirito. Qualunque altra cosa potrebbe finire per produrre un’istituzione costruita dall’uomo. Non voglio arrivare alla fine del mio ministero, guardarmi indietro e dire: “È stato Dio o sono stato io? In parte Lui e in parte io?” Voglio poter guardare indietro e dire: “Ebbene, ho predicato soltanto la Parola. È tutto ciò che ho sempre predicato. E ho confidato nella potenza dello Spirito Santo, quindi è la Sua chiesa”. Non voglio davvero far parte di nulla che Dio non stia edificando.
Una volta mi fu chiesto di diventare presidente di un’altra istituzione e io dissi: “Non posso farlo, perché devo pascere una chiesa. Devo essere in una chiesa. Devo far parte di ciò che Gesù sta edificando”. Posso collaborare con altre realtà che aiutano e rafforzano la chiesa, come il college o qualunque altra cosa possa essere, ma devo riversare la mia vita nella chiesa.
Sapete, giovani, che la maggior parte di coloro che si diplomano in seminario non entra nel ministero di una chiesa? È sorprendente. Per questo al The Master’s Seminary siamo impegnati a formare pastori-insegnanti capaci di esporre la Parola di Dio come impegno di vita nella chiesa. È l’avventura più emozionante, creativa ed entusiasmante che chiunque possa mai vivere: partecipare all’opera di Cristo mentre Egli edifica la Sua chiesa o, come ha cantato Denise, “Egli edifica il Suo regno”.
In secondo luogo, amo la chiesa perché alla fine la chiesa vincerà. Faccio parte di una realtà vincente. Molte persone avviano imprese che falliscono, lo sapete? Molte persone riversano la loro vita in una carriera e finiscono con poco o nulla. Alcuni decidono di entrare nel mondo della finanza e degli investimenti e perdono tutto. Altri decidono di avviare un’attività e questa finisce a gambe all’aria. Altri ancora intraprendono una carriera e, dopo qualche anno, la trovano noiosa, insipida; non è un’avventura, non conta davvero, e a chi importa? Non ha alcun valore duraturo e non c’è nessuna garanzia che eserciterà un’influenza significativa nel cambiare la società.
Ma vi dirò questo. Riversate la vostra vita nella chiesa e farete parte di ciò che vince. Perché Gesù disse anche: “Io edificherò la Mia chiesa e le porte dell’Ades non prevarranno contro di essa”. “Le porte dell’Ades” è un’espressione ebraica che si riferisce alla morte. Per gli Ebrei, le porte dell’Ades erano semplicemente un simbolo della morte. E Gesù sta dicendo questo: “Io edificherò la Mia chiesa e la morte non Mi fermerà”.
Vedete, la morte è l’arma più potente di Satana. La usò per la prima volta contro Cristo. Pensava che, se fosse riuscito a uccidere il costruttore della chiesa, avrebbe potuto uccidere la chiesa. Ma il costruttore uscì dalla tomba. E non soltanto questo: lungo tutta la storia della chiesa, egli ha cercato di cancellare la chiesa. Ha perseguitato e massacrato i credenti. Persone sono morte come martiri e ancora oggi continuano a morire come martiri per la causa di Gesù Cristo. Tuttavia, l’arma più potente di Satana non può estinguere la chiesa, e qualunque studente di storia della chiesa vi dirà che il sangue dei martiri diventa il seme da cui la chiesa fiorisce.
Gesù disse: “Tutto ciò che il Padre Mi dà verrà a Me e Io non ne perderò nessuno. Satana non strapperà nessuno dalla Mia mano. Tutti coloro che il Padre ha stabilito di redimere saranno redenti e nessuno andrà perduto lungo il cammino”. E poi Gesù disse in Giovanni 6: “Io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. Chiunque il Padre attira verrà a Me. Chiunque viene a Me, Io lo custodirò, e chiunque custodisco sarà risuscitato nell’ultimo giorno.
La chiesa sarà vittoriosa. Ecco perché, se leggete Ebrei capitolo 12, vedete la chiesa dei primogeniti trionfante in cielo, e saranno tutti là, al completo, trionfanti nella gloria. Poi arrivate ad Apocalisse capitolo 4 e vedete la chiesa rappresentata dai 24 anziani, che cantano: “Lode all’Agnello. Degno è l’Agnello che è stato immolato”. Ed eccoli là, nella loro gloria.
Faccio parte di qualcosa di eterno. Faccio parte di qualcosa che vince, nel senso che è eterno. Sto riversando la mia vita nella chiesa che Gesù sta edificando e perfino la morte, l’arma più potente di Satana, non può fermarla. E un giorno la chiesa sarà là, totalmente intatta, senza che nessuno sia andato perduto: tutti quelli che il Padre attira e che vengono sono custoditi da Cristo, nulla li separerà dal Suo amore, ma dimoreranno con Lui per sempre nell’eternità, come chiesa glorificata e trionfante. E io sarò là, e voi che amate Cristo sarete là, e saremo i vincitori, ed erediteremo la gloria nei secoli dei secoli. Ho sempre voluto stare dalla parte vincente. Non ci sono sempre riuscito, ma questa volta sì.
Il terzo motivo per cui amo la chiesa è che essa è il bene più prezioso, il bene più prezioso, che Dio possiede sulla terra. Voi dite: “Come fai a saperlo?” Perché in Atti 20:28 leggiamo questo: “Badate a voi stessi...”; sta parlando agli anziani della chiesa di Efeso. “Badate a voi stessi e a tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti sorveglianti...”; ascoltate: “...per pascere la chiesa di Dio”. E poi questo: “Che Egli ha acquistato con...”; che cosa? “...il Proprio sangue”.
Quanto è preziosa la chiesa? Quanto è preziosa la chiesa? Pietro dice: “Non siete stati redenti da cose corruttibili, come argento e oro, dal vostro vano modo di vivere di un tempo, ma con il sangue prezioso dell’Agnello, senza difetto e senza macchia”. Dio ha pagato il prezzo infinito.
“Che cosa?” dice Paolo ai Corinzi carnali. “Che cosa? Non sapete che il vostro corpo è il tempio di Dio, il tempio dello Spirito Santo, che avete ricevuto da Dio, e che non appartenete a voi stessi, perché siete stati...”; che cosa? “...comprati a caro prezzo”. Gesù Cristo stesso conosceva quel prezzo e lo sentì mentre, quella notte, era in ginocchio nel giardino e i discepoli si addormentavano. E disse: “Padre, Ti prego, fa’ che questo calice passi da Me. È più di quanto Io possa sopportare: versare il Mio sangue mentre la Mia vita viene schiacciata dal puro peso dei peccati del mondo”.
Amo la chiesa. Amo la chiesa perché Cristo ha amato la chiesa, e l’ha amata tanto da dare il Suo sangue per lei. E non mi piace quando le persone parlano contro la chiesa o la sminuiscono. È l’unica istituzione che Gesù abbia mai edificato e l’unica che abbia mai promesso di benedire, ed è quella che vince. È quella che vince. Tutte le altre istituzioni e associazioni finiranno, mentre la chiesa trionfante dimorerà per sempre nella gloria del cielo. E il prezzo è inestimabile, al di là di ogni immaginazione. Ecco quanto è preziosa la chiesa.
C’è un quarto motivo per cui amo la chiesa. Amo la chiesa perché è l’espressione terrena del regno celeste. È la cosa più vicina — siete pronti? — al cielo sulla terra. Lo è. Ricordate quando, in Matteo, Gesù pronunciava il Sermone sul monte e disse: “Ecco come dovete pregare”? Ve lo ricordate? Come dovete pregare?
“Padre nostro che sei nei cieli...”; ditelo con me: “...sia santificato il Tuo nome, venga il Tuo...”; fermiamoci qui. “Venga il Tuo regno”. Ora la riga successiva: “Sia fatta la Tua volontà”. Come continua? “In terra come in cielo”. Mm. Ora, dove pensate che la volontà di Dio sarà fatta sulla terra come è fatta in cielo? Dove? Nel governo? Nel sistema educativo? Nel nostro sistema di valori morali? No. C’è un solo luogo sulla terra in cui si compie la volontà di Dio come in cielo. Qual è? La chiesa.
In Matteo capitolo 18 c’è un brano molto, molto importante sulla chiesa, e voglio soltanto menzionarlo. Non voglio soffermarmi a esaminarlo per intero. Matteo 18:15 dice questo: “Se tuo fratello pecca, va’ e riprendilo in privato”. È piuttosto semplice, non è vero? A volte le persone dicono: “Che cosa devo fare se vedo un cristiano che pecca?” Andate da lui e ditegli che sta peccando. È abbastanza chiaro. Andate semplicemente da lui in privato e ditegli: “Stai peccando”. Voi dite: “Davvero?” Sì, proprio così. “E se ti ascolta, hai guadagnato tuo fratello”. Lo dico sul serio. Guadagnerete davvero vostro fratello se andrete da lui in privato e affronterete il suo peccato. Guadagnerete vostro fratello.
Recentemente ho ricevuto una telefonata da un caro amico, che mi ha detto: “Ho un amico. Tu l’hai battezzato. Ha lasciato sua moglie e vive con un’altra donna. Che cosa dobbiamo fare?” Io dissi: “Bene, domani mattina, sabato, ci incontriamo in chiesa alle nove e andremo da lui, e lo affronteremo, perché devi andare dal tuo...” Questo è ciò che dice il testo. Non è poi così difficile da interpretare, vero?
Così andammo a casa. Lui stava tornando a casa di sua moglie, che aveva lasciato per stare con un’altra persona. E noi eravamo semplicemente in soggiorno. Avevamo parcheggiato dietro l’angolo perché pensavamo che sarebbe potuto scappare vedendo un’auto conosciuta. Così eravamo seduti in soggiorno quando entrò per prendere alcune delle sue cose. È uno shock trovare John MacArthur seduto nel proprio soggiorno mentre si vive nell’immoralità.
E lui entra e fa: “Baa... baa”. Non riusciva a parlare. Disse: “Che cosa ci fate qui?” E noi semplicemente lo affrontammo. Lui pianse e disse: “Voglio ravvedermi. Voglio fare ciò che è giusto”. E così... non avevo mai avuto con lui un rapporto molto stretto, ma ora mi chiama tre volte alla settimana, perché gli ho detto: “Devi chiamarmi tre volte alla settimana e dirmi che stai vivendo una vita pura”.
Sua moglie non era credente e non volle riprenderlo con sé. Lui aveva trascorso un anno cercando di vivere una vita cristiana, e poi aveva semplicemente distrutto la propria testimonianza. Ma ora, in un certo senso, fra noi due è nato un legame che prima non esisteva.
Ora, che cosa accade se vostro fratello non ascolta? Se dice: “Sapete, non m’interessa. Sparite dalla mia vista”. Allora prendete due o tre testimoni e vi coalizzate contro di lui. Se ancora non ascolta, il versetto 17 dice: “Dillo a tutta la chiesa. Dillo a tutta la chiesa”. Voi dite: “Perché lo si dice a tutta la chiesa?” Così tutti possono coalizzarsi contro di lui. E se ancora non ascolta, lo mettete fuori come se fosse un non credente.
Voi potreste dire: “Accidenti, è dura. Voglio dire, non puoi andare in giro per la chiesa guardando le persone e dicendo: ‘Stai peccando, faresti meglio a ravvederti. Lo dirò a tutta la chiesa’”. Ricordo che, quando cominciammo a seguire Matteo 18, una ventina d’anni fa, un pastore mi disse: “Svuoterai il posto. Svuoterai completamente la chiesa. La gente non lo accetterà”.
Ebbene, allora avevamo 500 persone. Non la svuotammo. Seguimmo semplicemente le istruzioni e Dio benedisse, Dio benedisse. Perché io credo che i veri cristiani odino il proprio peccato, e la responsabilità prodotta da quel genere di confronto vi mantiene puri. Voi dite: “Beh, è difficile farlo. Voglio dire, chi sono io per farlo? Ho il mio problema”. Allora risolvete il vostro problema, d’accordo? Voi dite: “Non posso andare da lui. Ho una trave nel mio occhio”. Giusto, toglietelo, e poi potrete andare a occuparvi di vostro fratello. In un certo senso, quindi, è un processo che purifica anzitutto noi stessi.
Voi dite: “Dobbiamo davvero farlo?” Sì. “Perché?” Versetto 18, ecco perché: “In verità vi dico che tutto ciò che legherete sulla terra sarà già stato legato in cielo; e tutto ciò che scioglierete sulla terra sarà già stato sciolto in cielo”. In altre parole, se andate... Ora, che cosa significano legare e sciogliere? Ebbene, è un’antica espressione rabbinica. Dire che qualcuno era “legato” significava che era ancora legato dal suo peccato. Non si era ravveduto. Non se n’era liberato. Dire che qualcuno era “sciolto” significava che si era ravveduto e aveva abbandonato quel peccato.
Così Egli disse: “Guardate, se andate da quella persona, la affrontate e quella dice: ‘Continuerò nel mio peccato. Non m’importa ciò che dite’, e voi dite: ‘Allora sei ancora legato nel peccato’, questo è già stato detto in cielo”. Il cielo ha già pronunciato quel giudizio. Lo capite? Tutto ciò che legate e di cui dite: “Sei ancora legato a questo”, sarà già stato legato in cielo. Quindi sulla terra state semplicemente facendo ciò che il cielo ha... che cosa? Già fatto.
Se andate da quella persona e lei si ravvede, lo confessa e lascia andare quel peccato, e voi dite: “Sei sciolto dal tuo peccato perché ti sei ravveduto e lo hai confessato”, allora ciò che dite riguardo al fatto che sia sciolta è già stato detto in cielo. E sapete che cosa state facendo? State facendo sulla terra ciò che è stato fatto dove? In cielo. È così che il regno opera sulla terra. È così che il regno agisce quaggiù. Stiamo cercando di riprodurre il regno nella vita della chiesa.
Egli prosegue nel versetto 19 e dice: “Guardate, se due o tre di voi sono testimoni di questa situazione e intervengono portando la cosa fino in fondo...”; ascoltate questo: “...sarà fatto per loro dal Padre Mio che è nei cieli”. Dio sarà con voi. Dio... perché Dio vuole che questo sia fatto sulla terra come è fatto in cielo. Pensate che in cielo tollerino il peccato nella chiesa? Lo farebbero? No. Pensate che Dio possa tollerare il peccato nella chiesa sulla terra? No, non Gli piace nemmeno qui. E così Egli dice: “Se andrete semplicemente ad affrontarlo, Io verrò con voi”.
Egli fa un passo ulteriore nel versetto 20. Dice: “Dove due o tre di voi fanno questo nel Mio nome...”; Gesù dice: “...Io sarò là con voi”. Avete l’approvazione di Dio, la presenza di Cristo, e quando affrontate il peccato nella chiesa sulla terra, state facendo sulla terra ciò che il cielo ha già fatto. State rendendo la chiesa simile al cielo. State purificando la chiesa come il cielo è puro.
Vedete, la chiesa è l’espressione terrena del regno celeste. Voglio vivere nella chiesa. Voglio far parte della chiesa. Voglio esserci ogni volta che le porte si aprono, perché questo è il mio posto. Non voglio essere un frequentatore occasionale del cielo, e voi? Non voglio visitare il cielo. Voglio andarci e restarci. Voglio vivere nel regno. Ecco perché amo la chiesa.
Voi dite: “Beh, la chiesa non è poi così grandiosa”. È vero, non è ancora il cielo, ma è molto migliore di qualunque altra istituzione umana, e voglio dare la mia vita per renderla quanto più vicina al cielo mi è possibile.
C’è un’altra ragione per cui amo la chiesa: non soltanto perché è l’unica istituzione che Gesù abbia mai edificato e promesso di benedire, perché alla fine vince, perché è la cosa più preziosa sulla terra e perché è l’espressione terrena del regno celeste, ma perché è il luogo dell’adorazione, è il luogo dell’adorazione. Oh, lo so che posso adorare Dio nel mio spirito. Filippesi 3:3 dice che adoriamo Dio nello Spirito. Lo so.
Posso adorare Dio nel mio cuore, completamente solo, ma nell’adorazione comunitaria c’è qualcosa che mi solleva completamente al di sopra di me stesso, non è vero? Quando Denise cantava questa mattina: “Desidero con tutta l’anima essere usata da Te”, voglio dire, ho sentito le lacrime riempirmi gli occhi; anche voi? Perché insieme a tutti voi sentivo il senso di responsabilità che tutti abbiamo di dare le nostre vite in totale devozione a Cristo e di servirLo.
Quello che accade quando ci riuniamo qui non lo sperimenterete seduti da soli nella vostra camera. C’è una forza particolare. Per questo Ebrei 10 dice: “Non abbandonate la vostra comune adunanza”. Perché? Perché, nella dinamica dell’adorazione comunitaria, vi stimolate a vicenda all’amore e alle opere buone. Io ne ho bisogno. Ho bisogno di sedermi su una panca e di ascoltare la Parola di Dio che mi viene predicata, con accanto qualcuno che mi conosce molto, molto bene, così che quella persona sappia che conosco quelle verità e possa chiedermi conto di come le metto in pratica, giusto?
Voi dite: “Io non vado in chiesa. Compro le registrazioni di John MacArthur e Chuck Swindoll”. Ma fatemi il piacere. Potete ascoltare una registrazione di John MacArthur o Chuck Swindoll e nessuno al mondo può chiedervi conto di ciò che avete ascoltato, perché nessuno sa che lo avete ascoltato, giusto? La vostra responsabilità nasce dalle relazioni. Ecco che cosa c’è di tanto negativo, come disse Martin Marty, nel signor e nella signora Religione Invisibile, che siedono a casa, guardano la televisione e quella è la loro chiesa. Avete bisogno della responsabilità reciproca che deriva dall’essere stati seduti proprio lì, con persone che vi conoscono e che ora sanno che voi sapete ciò che avete appena udito; e siete responsabili di viverlo.
Non c’è alcun sostituto della chiesa. Questa è una delle ragioni per cui abbiamo la cappella, perché ciascuno sa che tutti gli altri hanno udito le stesse cose. E così è un luogo di adorazione. È un luogo di edificazione. È un luogo in cui essere istruiti. Ci veniamo per l’adorazione e l’edificazione.
Oggi alcune persone pensano che la chiesa sia un luogo in cui debbano venire i non credenti. Io non lo credo. Nel Nuovo Testamento non c’è una sola parola che dica che un culto della chiesa debba essere progettato per un non credente, non una sola parola. Proprio così. Non progettiamo i culti della chiesa per i non credenti. Non ci raduniamo per evangelizzare. Ci raduniamo per l’edificazione e l’adorazione, e poi usciamo per evangelizzare.
Non ci raduniamo per predicare ancora e ancora e ancora e ancora il semplice vangelo, cercando di capire come intrattenere i non credenti. Non è questo lo scopo della riunione della chiesa. La chiesa si raduna per adorare Dio comunitariamente e per stimolarsi a vicenda all’amore e alle opere buone. E per essere edificata e resa responsabile della verità che sta ascoltando; poi esce per raggiungere il mondo.
In 1 Corinzi c’è un commento molto interessante dell’apostolo Paolo. E credo che la maggior parte delle persone non sappia nemmeno che si trovi lì. Lo si oltrepassa quasi senza notarlo. Egli guarda la chiesa di Corinto, che è nel caos totale. Dice: “Guardate...”; versetto 23: “...se tutta la vostra chiesa si riunisce e tutti parlano in lingue, che cosa accadrà se entra un non credente?” Ora, non è un’affermazione interessante?
Egli dice: “Guardate, se state tenendo il culto e tutti parlano in lingue, che cosa accadrà se entra un non credente?” Sapete che cosa mi colpisce per prima cosa? La riunione della chiesa non è pensata anzitutto per i non credenti. Ma immaginate: uno di loro potrebbe perfino entrare, potrebbe entrare un non credente. È possibile. Voglio dire, non è come se fosse quello il programma, giusto? Voi dite: “Che cosa farete se si presenta un non credente?” Sembra quasi una cosa strana, ma potrebbe accadere.
Non ci riuniamo per i non credenti. Se un non credente entra e voi fate tutti questo, dirà: “Queste persone sono fuori di sé: parlano tutti in lingue”. “Ma se tutti profetizzano...”; che cosa significa? Non significa qualche esperienza estatica ed esoterica; significa che, se state proclamando la verità di Dio, se loro entrano e qualcuno insegna la Parola e proclama la Parola, allora un non credente entrerà e sarà convinto dalla devozione di tutti alla Parola di Dio, e sarà richiamato alle proprie responsabilità da tutti. I segreti del suo cuore vengono messi a nudo, ed egli cade con la faccia a terra, adora Dio e dice: “Wow, Dio è qui”.
Non dovete creare una sorta di zona confortevole per i non credenti e cercare di attirarli in chiesa. Ma se entrano e assistono alla vostra adorazione, ascoltano la Parola insegnata con potenza — una Parola più tagliente di qualunque spada a doppio taglio — e vedono che tutti voi vi sottomettete a essa e adorate Dio, si prostreranno e diranno: “Dio è qui. È incredibile”.
Qualche domenica fa, alcuni di voi erano presenti la domenica sera. Credo fosse prima dell’inizio delle lezioni: un giovane entrò nel battistero — era omosessuale e stava morendo di AIDS — e disse: “Sono entrato tutto solo in fondo a questa chiesa”. E disse: “John, la prima cosa che hai fatto è stata alzarti e leggere il Salmo, un Salmo che non avevo mai udito in vita mia”. Poi recitò di seguito dieci versetti parola per parola, che aveva memorizzato da quel Salmo.
E parlava delle catene spezzate, dei prigionieri liberati e di coloro che sono sull’orlo della morte ai quali viene data una nuova vita. E disse: “Le lacrime cominciarono a scorrermi sul viso; rimasi per tutto quel culto, guardai un popolo che adorava Dio e udii che Dio è un Dio che libera, guarisce, ristabilisce e rende liberi. E alla fine di quel culto diedi la mia vita a Gesù Cristo. Tre settimane fa”.
Disse: “Non soltanto non ho avuto rapporti omosessuali”, e a volte ne hanno anche cinque al giorno, “ma non ne ho alcun desiderio e non l’ho più avuto dal momento in cui ho dato la mia vita a Cristo”. Non avevamo creato un culto per omosessuali, allo scopo di farli sentire amati e a proprio agio. Un omosessuale capitò lì, ascoltò la Parola di Dio proclamata con potenza, vide l’adorazione comunitaria del popolo di Dio e si prostrò davanti a Dio.
Ecco perché amo la chiesa. È un luogo di adorazione ed è un luogo di edificazione. E poi un ultimo punto: è il punto di partenza dell’evangelizzazione mondiale. È il luogo d’inizio dell’evangelizzazione mondiale. Andate nel libro degli Atti del Nuovo Testamento — e non prenderò neppure il tempo di esaminarlo — e scoprirete che fu la chiesa a mandare tutti i missionari. C’era sempre quel genere di responsabilità. C’era sempre quel genere di legame con la chiesa locale.
Eccoli là; leggete Atti capitolo 13. Eccoli là, Paolo e Barnaba, con altri tre pastori della chiesa di Antiochia. Erano cinque uomini. Stavano semplicemente pascendo la chiesa di Antiochia e, all’improvviso, mentre si riunivano e condividevano, lo Spirito di Dio cominciò a parlare ai loro cuori, e il messaggio proveniente dallo Spirito fu: “Mettete da parte due dei vostri, Paolo e Barnaba, e mandateli nel mondo”. Ed essi partirono proprio da quella chiesa locale, e da lì prese avvio l’evangelizzazione del mondo.
Ma non riguardava soltanto quel genere di persone straordinarie; riguardava tutti coloro nei quali dimorava lo Spirito di Dio, perché Gesù disse in Atti 1:8: “Dopo che avrete ricevuto lo Spirito Santo, sarete Miei testimoni...”; dove? Nella chiesa, nell’atrio, nell’ingresso? No. “A Gerusalemme, in Giudea, in Samaria e...”; che cosa? “...fino all’estremità della terra”. La chiesa è il punto di partenza dell’evangelizzazione mondiale.
Amo essere il presidente di un college. Lo amo perché amo voi. Amo semplicemente vedere Dio cambiare le vostre vite. È una gioia senza fine. E amo l’emozione, l’entusiasmo e l’avventura di vedere Dio edificare questo college. Amo anche svolgere il ministero radiofonico, perché amo insegnare, e amo scrivere libri perché amo mettere per iscritto la verità e diffonderla. Ma se perdessi tutto questo, mi sentirei pienamente appagato nell’amare la chiesa e nel riversare la mia vita in quella gloriosa istituzione.
Giovani, spero che cogliate la mia passione per la chiesa e spero che amiate la chiesa. Gesù l’ha amata tanto da dare il Suo sangue per lei. Chiniamo il capo in preghiera.
Padre, grazie per la chiesa. Grazie per averci resi parte di essa. Non esiste un cristiano che non sia nella chiesa. Ci sono soltanto alcuni cristiani che non sembrano capire quanto essa sia preziosa per Te. Rendici uomini e donne della chiesa, che la amino con tutte le sue imperfezioni, con tutte le sue debolezze. La chiesa non è un luogo perfetto, lo sappiamo. Ma è davvero un ospedale per persone che sanno di essere malate e sanno Chi è il Guaritore. Grazie per averci resi parte di essa. Nel nome di Gesù, amen.
FINE
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